martedì 5 maggio 2026

alle grida di allora

 

una sera sbattendo la porta
ero vento in furia
polvere dietro
 
e l’eco di tutti questi anni
un secolo davvero
rimugina la tromba di scala
in silenzio
 
come le stanze in abbandono
vuote fanno gran cassa
alle grida di allora
 
sono vecchio in affanno
per quante stagioni
buttate dalla finestra
e non torna dall’orto
altro che un lamento
di gatti in amore
 
ma la mia dove sarà
quando veniva sul muretto
e tu vecchio stupido
non te la filavi
persa così l’unica
che ci credeva
 
maledizione
me ne sono andato
stanotte
partendo
la macchina da sola
tanto il vuoto dentro
 
poi sulla curva del cimitero
vigliacco a pregare
motore accesso
sotto le stelle
 
se una poesia
non rende
giustizia
adesso urla
imbecille



lunedì 4 maggio 2026

la tromba di scala

 

la tromba di scala
in bocca a mio padre
quante note
d’ira stonate
giù le braghe
avrà suonato
 
e mamma che piangeva
ma cavolo avrò fatto tardi
oddio la cinta no
 
la sento così precisa
ancora dal portone
su per le scale
a far male sulle gambe
 
però il tempo stanotte
fa eco d’un pianto
che ha dolore dentro
 
da solo al corrimano
senza ragione
mi perdo le parole
tanto sono scuse
come alle ombre intorno
ripeto piano
 
perdono



pagina di stagione

 

un riflesso tra i gerani in veranda
come sorriso che curi sulle labbra
 
e nel giardino di stagione novella
coltivi pure il desiderio di farti bella
 
tagli via certi silenzi
sforbici la siepe folta d'attese
e un’aiuola beata innaffi di freschezza
 
torna sui rami il profumo di gemme nuove
scivolando per sentieri di primavera
un sussurro come lumaca gravida d’umori
 
mentre leggi una pagina di stagione 
alla meridiana puntato l’indice
a schiera formiche scalando edera
 
temerarie e corsare nubi lassù
miro al passaggio d’un inverno
oramai trascorso e  d’avanzo al vento
che macina distanze orme date
poi decide alle cime la direzione
ma quale
 
se pur m’inchino al suo afflato
quando volge  gobba sul tetto
una girandola di pensieri
e di seguito scappa
una voglia di volare
 

domenica 3 maggio 2026

ti prego

 

è sul marciapiede
che si consuma la vita
in attesa d'un giorno diverso
o un sogno in ritardo
 
lì finisci d'imparare
l'arte da circensi
al tendone di maschere
ciascuno la parte
che sia professionista
o dilettante
 
tutti hanno un ruolo preciso
nel canovaccio
tenendo banco
trapezisti arrivisti contorsionisti
allo spettacolo
 
alle luci il macchinista
sulla scena il regista
che forse troppo si nasconde
dietro il sipario
con quell'aria di mistero
 
lasciando però
ovunque il suo promemoria
 
seguaci lo leggono
fedeli tutti al segno
ripetendo
ti prego



sabato 2 maggio 2026

in fuga

 

miro alle vetrine
specchiarsi
i migliori anni della vita
nelle giovani donne
vestite a colori
 
poi dal barbiere
fissando allo specchio
queste rughe
 
sono in fuga
da me stesso
 
esco sul marciapiede
con la faccia
d'un grigio stanca
 
e passando dal caffè
all'angolo
cerco la musica
un sorriso
che rinfranca
 
lascio al traffico i rumori
se a volte mi giro sorpreso
dalla tua voce
 
nel tempo a sorpassare
così veloce
 
 

venerdì 1 maggio 2026

è giornale

 

finita la riunione
esco di notte
con l'ultima ombra
sui tavoli rimasta
 
curva tra le carte
addosso
articoli mai letti
di fondo
o cronaca nera
 
a quell'ora
vanno in rotativa
sporchi di piombo
e inchiostro
titoli di sciopero
 
all'alba
sbadiglia l'eco
di prima notizia
in edicola
 
è giornale
 
sui cancelli il grido
d'operai in lotta per il lavoro
 
è carta dei diritti
al macero
 
 
 

nuova manodopera

 






e una sera

lui venne in fabbrica

a parlare


attraversando un cancello di ruggine

sospeso tra mura in cinta d’abbandono

silenzio d’ordinanza

sul piazzale

con una pallida luna

assente lassù


come le officine vuote

d’operai ancora curvi al tornio

montando ombre

di seguito alla catena


sei morto invano

disse il capofficina

ma a predicare

tutta la notte

ci voleva poco

d’amore e rivoluzione

ancor meno


all’alba

non riportavano

i turni

quando arrivò dall’est

il padrone


braccia fresche in borsa

costava di meno

quella manodopera d’angeli

al signore






giovedì 30 aprile 2026

una cotta

 

non sai
quanto mi costa
fare l’artista da marciapiede
per cercarti
ad ogni fermata
o
clown di strada
per la tua curiosità
 
ed invento
le scuse più strane
prestigiatore d’attese
sottocasa
per te
 
ecco
rimane da scrivere
poesie
giocoliere di parole
 sulle righe magari
 a compiere esercizi
acrobata di rime
contorsionista
di metrica
 
e tu
strana musa
alla fine m’avrai cotto
con foglie d’alloro
 
 

mercoledì 29 aprile 2026

è già notte

 

ritrovo in osteria
la sera ai tavoli
una confraternita
di poveri diavoli
 
carte e giù sacramenti
arriviamo a cena
che è già notte nei vicoli di nebbia
senza luna
 
solita minzione giù per le scalette
silenzio al portone
se dietro t'aspetta
nessuno 

ci saranno ombre a tavola
e tu a spezzare il pane
madre
già acceso il camino
come sulla stufa
a scaldare la minestra 

niente telegiornale
a rompere i marroni
magari una frittata
d’asparagi
due noci
e andavi a letto
senza termosifoni
 
se per caso alzavi la testa
c’era il crocifisso
e la preghiera mi dicevi
raccomandati a cristo
 
ma prendevo un’altra strada
allora inutile ripassare
il ferro da stiro sulla piega
 
questa vita andava storta
e tu in faccia stampata
portavi una brutta cera



martedì 28 aprile 2026

poesia da marciapiede

 

un soldo
chiede sul marciapiede
per una poesia
ed il vecchio scrive curvo
in terra
accanto ai cartoni
seduto da una vita
mentre la gente tira dritto
remando di fretta
nella corrente di punta
 
so già che a sera
li spenderà tutti
in osteria
e d’un bicchiere
farà altri versi
di carte al gioco
senza parlare
perché ha perso
 tutto
 
alla fine
era accanto alle vetrine
a discutere bottiglia in mano
 con due manichini
 per sempre
 
 quella notte
volevo scrivere la sua storia
ma in testa nulla
 
come nessuno c’era poi in chiesa
per l’ultimo saluto
 solo una mano sconosciuta
aveva lasciato un ramoscello d’alloro
con un biglietto
 
 sei riuscito a comporre
 i nostri poveri giorni
quaggiù
in rima con il cielo
grazie



alle grida di allora

  una sera sbattendo la porta ero vento in furia polvere dietro   e l’eco di tutti questi anni un secolo davvero rimugina la tromba di scala...