giovedì 5 marzo 2026

il silenzio dei vecchi

 

sorprende
la sera
alle faccende
sul vicolo
 
dai panni sull'orto
alle ultime chiacchiere
davanti l’uscio
mentre scappa la lucertola
e i gatti tornano sul muretto
 
quel riflesso balena
per i tetti
dove odo il rintocco
del vespro
una voce inseguendo
fino a notte
 
solito giro
in piazzetta
poi sulle scalette
verso l'osteria
uscendo al piazzale
da bora
 
risalgo il tornello
delle mura
già ho perso l'eco
e siedo stanco ai fanali
 
il silenzio dei vecchi
possiede tutte le corde in gola
 
tanto rimane fisso negli occhi
il racconto
 
così accostando il portone
lascio fuori inutili parole
 
al buio ora ci vuole
solo un corrimano
di ragione
 
 
 

mercoledì 4 marzo 2026

lo specchio degli amanti

 

le notti da piedi all’attesa
per una luna che trasuda alle canne
con la brezza di mare
 
resto sul molo
lo scafo a mollo
tra onde sospeso
e le ombre decise
sui muri
nei vicoli a sognare
 
sono le nostre parole sussurrate
ai lampioni di un paese remoto
alte sulle carraie
perdute nelle grida
 
come un sospiro di vento
mira alle tue labbra
e alle vele d’oceano
ormai prossima l'alba
 
così la tua voce
tra i forri tesa
e al vento diritta
alle cime assale
poi sulla distesa
silenzio compone
 
un pensiero al davanzale
verso le stelle d'un soffitto chiaro
 
due passi al limite del nulla
invisibile il confine
d'esistere
 
ora mi prendi per mano
dove nuda abita l’assenza
e non hai indosso
che un sogno leggero
 
possiede tutte le mie notti
lo specchio degli amanti


martedì 3 marzo 2026

nulla più

  

qui
nel silenzio
d'un mondo strano
 
rivoltando le tasche
a questa vita nuda
nella stanza
 
anche
un solo momento
con te mi basta
 
cadendo quel bacio
dal tempo che avanza
 
come un battito d'onda
alle tue labbra
da sfiorare
e
cosa sarà mai
prima del mare
 
eppure di notte
la scintilla
più piccola
è tutto
per un cieco
 
senza fede
che vive
di tenebre
e muto
nulla più
chiede
  
  

lunedì 2 marzo 2026

il dettato

 

oggi non fa testo
il sole
se d'uno sguardo
metti nuvole
al balcone
 
è d'un tempo strano
quello che marzo ci racconta
a potare d'ulivo
nuovi versi
o sulla vigna curvo all'arte
di metafore e innesti
 
come virgole d'umore
accarezzando le prataiole
o nel giardino di musa
coltivando rima d'aiole
 
ecco sui campi in riga di metrica
spuntare al canto d'allodola
l'alba di semina
 
sedendo il vecchio
a confine dello steccato
 
fisso alla pipa
sul dettato
 
 


 

domenica 1 marzo 2026

un poco di sole

 

esce stamani
un poco di sole
breve il conforto
in silenzio
al balcone
 
se non ascolto più
le tue parole
 
e sulla strada
seguito a mirare
quante attese in fila
 
poi attraverso i campi
scappa un desiderio
fino alla curva in fondo
dove i cipressi fanno l’inchino
a te che riposi
nel piccolo cimitero
 
ci vedo poco
e non credo
ma ti penso
a quella foto
d'un sorriso ancora
 
adesso raggiungo
quelle nuvole
che il vento di marzo
spinge oltre confine
 
se volevo
sull’ultima riga

per tutto il nostro racconto
mai detto
una sola volta

scrivere
ti voglio bene


 

vento di periferia

 

matto alle persiane
gonfia le sottane
con quelle arie che ti dai
stupida creatura della notte
a battere i marciapiedi
vendendo sogni a poco
 
e incipri le gote
già le labbra gonfie di rossetto
ti guardi alle vetrine
scodinzoli alle macchine in fila

ora scappi nelle folate
in coda alle carte che mulina
senza scampo
questo vento di periferia
 
dove poi bruciano falò d’attesa
come fuochi d’avvicinamento
segnali nella notte
per un amore a pagamento
 
ma che devo dire
io che ho speso una vita
in attesa di quello vero



sabato 28 febbraio 2026

quanto fa male


al bivio la strada bianca
davanti più stretta
portava solo polvere 
e rovi sull’argine
che scendevano
graffiando 

ci siamo lasciati muti
perché il silenzio faceva meno male
di tante discussioni

ma stasera che mi volto indietro
sull’asfalto duro d’interessi e nero  
dove corrono tutti
scappando via
sento dentro il dolore
d’averti lasciato solo

d’uno scatto
il cavallo più giovane
al bastone s’era ribellato

il tuo ormai vecchio e stanco
portava il peso di questa solitudine
che adesso curva la mia schiena

e quanto fa male



*

(a mio padre oggi , dopo 38 a. dalla sua scomparsa, posso ancora in silenzio dimostrare rispetto inchinandomi consapevole della mia insufficiente presenza , del mio voler bene senza dirlo, restando muto e inerme...non sono stato capace di farmi sentire figlio , e lui capo chino sguardo triste ma pulito sempre come la sua fronte alta, se n'è andato senza mai dire la maledetta storia di sua mamma e di mia nonna mai conosciuta, non me l'ha mai raccontata conoscendo le mie reazioni...non ha mai reagito perchè altrimenti avrebbe distrutto la nostra famiglia una seconda volta, dato che la prima ci ha pensato un barbaro criminale destino a colpi di mitra scagliati da una belva assetata di sangue davanti casa, quando nel '44 c'era un paese intero allo sbando in mano a bande di assassini che si coprivano di colori, ma l'unico colore era di sangue...caro padre oggi è inutile chiederti perdono se sono scappato via davanti alla tua faccia scura, sempre triste e cupa, ma cosa potevi mettere su se non altro dolore altra tristezza, sei stato come mio nonno condannato da una saetta, e sono cresciuto dentro una famiglia che ha dato il sangue, e quanto lavoro e quanti sacrifici senza la donna che dirigeva tutto, Emma, donna eroica e immolata , e così finirò i miei giorni ricordando la tua resistenza e l'alto e nobile esempio, quando colpito d'un male hai fino alla fine dimostrato dignità e fiera ostinazione sulla strada del bene, dove non ci si arricchisce se non di fede ideali puri e nobiltà d'animo, spero solo d'incontrarci , dico solo questo, io che non credo, ma al tuo esempio io credo, l'ho vissuto e troppo tardi l'ho capito...in silenzio qui piango, padre, ancora una volta sulle tue spalle che hanno portato tanti e tanti pesi e pene dure, non ho mai saputo dire ti voglio bene, ecco tutto il mio più profondo dolore, finendo di scrivere e vivere .
 

sulle pagine amare per me di annunci di tipo mercantile e consumistico, parlo di questo internet pieno zeppo di miserie e scarichi fecali immondi, posto la mia lettera a mio padre che è stato e rimane un monumento d'eroismo assieme a sua madre e mia nonna, che posso fare, sento di lanciare il mio messaggio per sempre, e quanto vorrei urlare e scriverlo a pieno titolo ovunque, perchè anche l'eco insegna e la storia è ormai quell'eco remota della mia famiglia, ora basta, solo silenzio, ossequio inchino rispetto, non le solite parole, ma il dolore elevato a laica preghiera e all'ennesima potenza dentro, perchè lui possa raggiungere quel cielo dove si era rivolto per raggiungere la santa e eroica madre, la mia cara nonna che mai ho conosciuto, a queste due anime grandi e straziate che possa concedere pace qualcuno che si chiami o no dio...

venerdì 27 febbraio 2026

il pupazzo

 

sul filo di notizie
stese lungo vicoli in cronaca
arrivano lingue di vento
e fiocchi a salutare
 
un vecchio che torna
dall’arco di bora
con le fascine sulla gobba
bastone di freddo in mano
 
è inverno
a far gelo di piazza
in giostra sulla via
con i baffi dalle cole
il tuo disegno sull’orto
 
il pupazzo di via leopardi
era il più bello
 
larghe falde
il cappello
naso carota
occhi mandarino
 
stringeva manico di scopa
la pipa tra i denti
con la sciarpa di neve
in fondo alla cartolina
 
timbro d’un bacio
saluti lontani
allora in collegio
bastavano
 
 

il buio della notte dietro

 

le prime luci della sera
riflesse ai fanali
quasi un tremito addosso
a te che parti
 
sull’asfalto nero
luccicano umori
come nei tuoi occhi
ai saluti
 
mi dai la mano
stringendo il patto
che in corsia
ci rivedremo
 
ecco il dubbio
ma scappo di sotto
 
ho paura adesso
che torno in macchina
 
mirando allo specchietto
il buio della notte
dietro



giovedì 26 febbraio 2026

le mani d'una donna

 

 solo
nello spazio
della stanza
ritrovo me stesso
 
qui ai confini
del mio piccolo universo
scrivo
e del tempo
che rimane
sopravvivo
 
due legna al camino
il tepore dei ricordi
un poco di vino
cotto
la vita ormai
alla fine
e verso i monti
un rimbrotto di lacrime
 
giusto all’altro lato mare
certe sere m’affaccio
dal terrazzo
perché voglio sognare
una sola stagione
con te
d’estate
 
al pendolo
s’è fatto tardi
ricordatemi
non per le voglie
o la ricerca d’una compagna
ricordatemi
e basta
se tra queste pagine
ho versato inchiostro e sangue
in abbondanza
 
pace cerco pace
e nelle polveri
voglio pietose le mani
solo d’una donna
premurosa ancella
 
“”Se del tramonto
è il canto
è il canto
ancor tratteggerai
fondali colorati,
ad ingoiare il mare
con l’indomita ferocia
degli anni evaporati.
Tremerai
per insegnar le vibrazioni,
sussurrerai
le nostre grezze identità
lasciando schegge
tra le case in pietra.
Che irrefrenabile
della vita è il flusso
da cui ognun zampilla.
E questo è il verso tuo,
in anfora raccolto
da premurosa ancella.””
 
 ( Sandi )
 
 
 
 
 

il silenzio dei vecchi

  sorprende la sera alle faccende sul vicolo   dai panni sull'orto alle ultime chiacchiere davanti l’uscio mentre scappa la lucertola ...