mercoledì 10 giugno 2026

noi amanti a Roma

 

ogni notte
la città
indossa collane
di luci
e in fila
tanti sogni
ammiccano
sulla tangenziale
 
vivrò per sempre
le attese d’un ritorno
a scoprire con te
sulle piazze
tante rincorse
 
e tra i baci
quanti silenzi
sottobraccio
sui ponti
a mirare monumenti
ancora in cima quella luna
d’innamorati
 
quando all’isola
sul Tevere
come salendo all’Aventino
noi amanti
del ponentino alle ali
scappava il tempo migliore
nei battiti del cuore
 
tra flutti
onde e gorghi
complici gabbiani
a far nido sulle sponde
 
e se chiudi gli occhi
stanotte amore
c’incontreremo ancora
mano nella mano
a cercare un lucchetto
con i nostri nomi
sul ponte a mollo
di labbra
e d’una vita
il sigillo
 
 

martedì 9 giugno 2026

miraggio

 

questa notte
non so quanti apparecchi
di carta postando alla finestra 
per raggiungerti

non ho più inchiostro
sgualcita in foto una lacrima  

inutile corrispondenza
trascorsa con le ombre
di guardia
inutili rincorse
giù per strada
 
mi sento
perduto all’alba
in assenza di colori
nel gioco in scena
delle parti
con il cuore che batte
e un vecchio
in disparte
 
così l’orizzonte
nella risacca di nuvole
diventa linea piatta
 
oggi sul mare
raccontano i gabbiani
nel verso d’amore
al richiamo
d’un solo desiderio
e volteggiano
in spirali
anche i sensi
dentro a far male
 
ti amo oltre il tempo
sulla distesa
dove ho perduto
tue notizie in viaggio
 
come a volte miro
le nostre ali
riprendere vita
al semplice battito
tra le ciglia
d’un miraggio



lunedì 8 giugno 2026

lungotevere insieme

 

ripeto a mente
le tue parole
sulle note
della nostra canzone
scivolando nei gorghi
il fiume

e come stavamo bene insieme

abbracciati sul lungotevere
perduti nei vortici di passione

era il tempo
maestro di baci

ora l'eco insegna
scalando argini
fin sotto i platani

lo stesso anelito disegna
un volo di gabbiani




domenica 7 giugno 2026

il mare via

 

il mare
via
in fondo alla valigia
ripartendo
 
se l’amico ormai
non parla
troppo stanco
di ripetere
le solite lingue
poi di gabbiani
non ti dico
 
e lasciamo
chiacchiere
d’ombrelloni
per silenzi
condominiali
artefatti
 
lascio pure il vecchio pescatore
sul molo alle sue reti
ne avrò per molto
in ufficio
d’affari in rete
 
sul sedile a fianco
un tempo il fiato
e gli odori di pesca
ora a finestrini sigillati
di rientrare c’è solo fretta
 
osservo l’ultimo lembo
d’azzurro prima del tunnel
e passando il controllore
al buio
tiro su dalla tasca
un amo arrugginito
 
al biglietto
più caro
sorrido
 


sabato 6 giugno 2026

il rampicante

 

aiutami 
grida quel rampicante affacciato
dall’ultimo piano

mentre qui ho tanti giorni
d’ammazzare in ufficio

alle 17 si scatena un temporale
e come funghi nel bosco
sgusciano mille tute blu
larve d’uomini pronte
sui cancelli a volar via

ma dove
se la città ruba le nostre ali

aiutami
a riprendere quei voli

eri la mia farfalla
di colori delicata
un profumo la tua pelle

con te posso allungare
le gambe
d’un vaso
fino al cielo



venerdì 5 giugno 2026

non sai quanto

 

a ricordare
tutto ciò
che è stato
 
esco la sera
a respirare
sui giardini di maggio
al ripasso di storia
come in osteria dopo
annego memoria
 
poi mi perdo
di più
al giro delle mura
barcollando
 
se la luna ai monti
in penombra
ammicca
e
la voglia
mi scappa
di poggiare
la testa
sulle tue spalle
 
per trovare un poco di pace
quando la notte intorno
è nero asfalto
 
ad invecchiare
è dura
non sai quanto



giovedì 4 giugno 2026

rimani

 

ostinate malinconie
stasera che al balcone
s’affaccia estate
e manca in fondo
il mare
 
riprova
canta l’artista
e nei vicoli
è concerto
da zero
 
ma questa volta
dovrò riuscirci
non negarmi due ali
e sui muri scrostati
chiamo le ombre
che prego una ad una
rimani
 
solo non ci sto
e con te
mia bella
canterò
sui terrazzi
bruciati dal sole

tra parabole
e antenne
dove batte
dietro lenzuola
tovaglie
il nostro amore
 
già ascolto le donne
al tramonto
ripetere voci
canti dalle stanze
a metri quadri
ascolto pure i silenzi
dei vecchi in cortile
quando sulle panchine
hanno fatto tardi
già passato il domani
 
ma prima o poi salta fuori
il mare nei cassetti dimenticato
ecco le lucciole o lampare in lontananza
tanto basta a remare tra le coltri
 
e adesso prendimi
sussurravi l’ultima volta
che al soffitto toccavo
le stelle naufragando
 
al concerto di onde spasimi
tremiti nell’universo di stanza
folli noi acrobati
lanciati nel firmamento



mercoledì 3 giugno 2026

lancette

 

saltano al quarzo
di notte sul comodino
 
ma quanto amo
rimettere il tempo
a corda
 
anche se poi mi scappa
il gioco alla clessidra
 
capovolgendo il senso
di noi vecchi a tornare bambini
 
e il pendolo in cucina
al suono del cuculo
pure sulla torre campanaria
il colpo a martello
hanno voce in capitolo
se al polso pesa l’oro di papà
 
come l’orologio del defunto
è fermo a quell’ora
 
intanto devi ubbidire
al bastone preciso
che mena silenzioso
alla meridiana
 
adesso m’addormento
fissando le lancette



martedì 2 giugno 2026

festa della patria

 

in quel lungo treno diretto al confine
avevi lasciato il tuo amor per reticolati bombe e mine
mio vecchio artigliere ora seduto
a fumar  ricordi d’un compagno perduto
 
sei lontano in divisa a quella stazione
dove scaricarono fucili e una illusione
di tornare come una volta finita la guerra
dalla tua bella a casa e nella tua terra
 
ma la patria ci ha chiamato alla difesa
di monti lontani dove la neve è scesa
assieme all’odio e allo straniero
e devi combatterlo mio vecchio fiero
 
mi racconti di assalti e baionette
scoppi morti disperazione
la fame e il gelo dentro le gavette
notti intere in trincea o in azione
 
sempre nella mira d’un ritorno
ancora pregando nel petto
come fai ora d’una medaglia adorno
di stender le membra su quel diretto
 
che porti via anche il tuo ricordo amaro
in un giorno di festa per la gente
non per te  che nel silenzio pagato caro
spari più profondi hai nella mente
 
solchi di solitudine abbandono pensione
per un obolo soltanto da compassione
 
 

stella di sangue

 

la mente vacilla
a picco sulle rocce
dove odio allo zenit
hanno sputato
le nostre canne
ed imbracciavi pure tu
la rabbia
la paura
la morte
 
sui reticolati
abbiamo lasciato questa vita
gli stenti  la fame
scarponi di fango
e l’anima in fuga
 
sui monti di confine
la patria ha chiamato
greggi a macello
ora restano i segni
di trincea
di assalto
di cannone
 
quella notte lassù
verso la vetta
una croce
 in attesa della sorte
 
tra una sigaretta
e una lacrima
abbiamo fatto l’alba
per l’ultima rincorsa
 
 una pallottola
 
sulla tua fronte ho visto
una stella di sangue
gli occhi fermi
le mani sul petto
poi il buio
 
ora la pace per altre generazioni
ora un grido è sceso di silenzio
per i caduti al fronte invano
 
perché oggi abbiamo eretto
altro odio
altre divisioni
altri steccati
e gli stessi interessi di sempre
 
 voglio credere
che quei morti riposino
laggiù in pace sotto le croci
 
ma io che vivo
con questa croce addosso
sono di loro più morto





noi amanti a Roma

  ogni notte la città indossa collane di luci e in fila tanti sogni ammiccano sulla tangenziale   vivrò per sempre le attese d’un ritorno a ...