giovedì 26 febbraio 2026

le mani d'una donna

 

 solo
nello spazio
della stanza
ritrovo me stesso
 
qui ai confini
del mio piccolo universo
scrivo
e del tempo
che rimane
sopravvivo
 
due legna al camino
il tepore dei ricordi
un poco di vino
cotto
la vita ormai
alla fine
e verso i monti
un rimbrotto di lacrime
 
giusto all’altro lato mare
certe sere m’affaccio
dal terrazzo
perché voglio sognare
una sola stagione
con te
d’estate
 
al pendolo
s’è fatto tardi
ricordatemi
non per le voglie
o la ricerca d’una compagna
ricordatemi
e basta
se tra queste pagine
ho versato inchiostro e sangue
in abbondanza
 
pace cerco pace
e nelle polveri
voglio pietose le mani
solo d’una donna
premurosa ancella
 
“”Se del tramonto
è il canto
è il canto
ancor tratteggerai
fondali colorati,
ad ingoiare il mare
con l’indomita ferocia
degli anni evaporati.
Tremerai
per insegnar le vibrazioni,
sussurrerai
le nostre grezze identità
lasciando schegge
tra le case in pietra.
Che irrefrenabile
della vita è il flusso
da cui ognun zampilla.
E questo è il verso tuo,
in anfora raccolto
da premurosa ancella.””
 
 ( Sandi )
 
 
 
 
 

mercoledì 25 febbraio 2026

per sempre

 

ma fatemi il piacere
basta con le parole
ho vissuto abbastanza
 
stasera un poco di genziana
mi stringo nel piccolo
universo della stanza
 
scrivo sopravvivo
penso alla mia donnaluna
tanto che la notte ci sorpassa
 
mi ritrovo all’alba
nel fumo di tabacco
per inciso il tuo bel sorriso
e stremato di navigare
lenzuola disfatte
tra chiarori e un desiderio
 
di tenere stretta la tua mano
sulla soglia
poi l’oceano ad ingoiare
le ceneri
sarà un sol volume di storia
 
come quello a far polvere
in alto
sullo scaffale
figlia mia
che un tempo non arrivavi
di notte con la sete
a chiamarmi
 
adesso dormo per sempre
la piccola mano
sulla fronte



porta da bora

 

sulla nord
code a tratti
di nebbia
 
arrivano
dalla porta da bora
venti freddi
 
dal paese
nessuno
in uscita
 
m’affaccio  giù nell’orto
d’inverno
e quei rami scheletriti
tronchi sull’attenti
di rigore
mettono certi brividi
addosso
 
mi capisce la gatta
alla stufa
ed insieme aspettiamo la sera
 
a salire le scale faccio fatica
ma ci vuole legna
per scaldare un’altra stagione
 
se nel cuore
d’ardere
la tua
è finita


  

martedì 24 febbraio 2026

al cancello

 

d’eremo viandante
alla fonte del cimitero
lavo certe pene dentro
avvicinandomi al cancello
 
di ruggine profano
stride cigolio
e mi fermo
devoto al silenzio
 
mirando nei passi
di ciottoli bianchi
lapidi e steli
lungo siepi di bosso
 
come quell’angelo d’ala offesa
a custodire date e foto
che più non conosco
 
c’è una madre
sempre a sorriderti
nel marmo
 
braccia stanche le mie
a rimettere fiori
tanto domani già curvano
 
sono queste preghiere
in bocca ormai
che appassiscono



lunedì 23 febbraio 2026

maschere e larve

 

fanno il giro di notte
mirando lucciole
sulla tangenziale
 
prima con la vespa
ora con la bianchina
sempre senza benzina
 
maschere a frotte
zompano di bar
in osteria
giocando a carte
bevendo
e mai una lira
 
finite le sigarette
rimangono sogni da fumare
in cartine messi alle strette
 
verso l'alba
quando comincia
la fila ai cancelli
 
e in tuta
pedalano
sull'argine
ondeggiando
i fanali
 
non sai mai
chi è più stanco
l'ubriaco d'una vita
o l'operaio di fatica



 

domenica 22 febbraio 2026

invece no

 

egoista e prepotente
ripete la canzone
che preferivi tu
 
maledetto quel tempo
che fu
perché ti sento ancora viva
 
mentre ascolto
quelle parole a far male
dentro
se son rimasto
un perfetto stronzo
 
e invece no
invece no
tutti i giorni
siamo in guerra
vecchio ormai
ma tu più bella
che mai
 

mi sa parlare il vento

 

ho bisogno d’ascoltare
e non rientro
stasera che mi sa parlare
il vento
 
sul palco
dal racconto libero
in scena
l’autunno
 
nei canti di vendemmia
come nei solchi
di semina
lo spartito
 
battendo folate
in metrica
i tuoi baci
all’infinito
 
lassù una luna calante
scappavi sul viale
tra mucchi di foglie
 
l’ultimo salto alle ali
prima della notte
al fermo immagine
 
 

sabato 21 febbraio 2026

su un altro golgota

 

tolte le macerie adesso
non c'è deserto
più vuoto intorno
 
e mirare questo paese
sulla spianata bianca
è come spogliare
un povero cristo in croce
 
lancia nel costato
oggi la solitudine
su un altro golgota
di povera gente
s'è consumata
 
nei volti senza pace
nelle mani che non scavano più
nel silenzio della rovina
quando dalle urla
strozzate alle parole
inutili
puoi solo nascondere ancora lacrime
 
e stasera quel cane al fontanile
era uno di noi
anche se perduto
 
prima di bere
chiedeva una carezza
 
del nostro dolore
muto
 
 

della classe '51

 

alla finestra
d’una sera grigia
per strada sonnolenta
quel lampo che tocca le cime
è brivido a scuotere
in fondo alla cornice
 
ingrana il pendolo
un rosario a ore
tra le fusa del gatto
in poltrona
i tarli da concerto sul corridoio
e la notte a presto
 
intanto
fuori piove
eco
dal tetto
sulle scale
 
naviga brume
questa nave
affonda alle ombre
adesso getto una scialuppa
 
me ne vado in osteria
con la truppa
e l’ombrello rotto
naufrago tra le fila
 
siamo della classe ‘51
vecchi tromboni della rivoluzione
ancora in fiato 
 
mai una volta a tempo
 
 

venerdì 20 febbraio 2026

altro che pozzanghere

 

la notte di marciapiedi allagati
all’eco dei nostri baci
 
abbracciati sotto l’ombrello
da innamorati
 
poi all’angolo di viaggi rimandati
nemmeno un sogno
sui binari
 
non passa più niente
sulle mie gambe
 
come sul selciato
d’una vita dura 

altro che pozzanghere
da saltare


le mani d'una donna

    solo nello spazio della stanza ritrovo me stesso   qui ai confini del mio piccolo universo scrivo e del tempo che rimane sopravvivo   du...