Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 16 febbraio 2026
sul mare del tempo
poi la sera torna dai campi
su per le scalette
d’un vicolo oscuro
scivolando in silenzio
con quella sciarpa di nebbia
addosso
pastrano grigio
faccia triste
e mi sussurra
lingua di freddo
alla porta
come al rintocco di vespro
pecore sparse
sulla piazza
il pastore chiama
allora zinale in
cucina
mettevi le pentole
a borbottare
la stufa e la gatta
abbracciate
nonno alla pipa
c’era nel silenzio
un paese intero
alla deriva
sul mare del tempo
oggi
d’ignoranza ai moli
ancora fermo
domenica 15 febbraio 2026
c'incontreremo ancora
c’incontreremo ancora
assale il dubbio però
e non so pregare
tornando le tue ceneri
un giorno cupo sul grigio
mette gocce di lacrime
per un cielo avaro
che dentro non lava
sento addosso rimorsi
un peso
perché ti ho lasciato solo
e non posso più chiederti perdono
c’incontreremo ancora
è la domanda nella nebbia
dei ricordi
quando scivola nei vicoli
e tira tra i baveri un’aria fredda
quando la sera d’una vita
mi stringo a tavola
lasciando posto alle ombre
e quando urla muto
un dolore nei visceri
è voglia di compagnia
che non merito
e scodinzolo ai portoni chiusi
abbaiando sul vespro ai padroni
che alle campane chiamano
altri cani di rimando alla catena
ho pena in coda
Paolo
vieni con me adesso
a fare due passi insieme
le chiacchiere stanno a zero
il silenzio ci accompagna
e sulla piazza del paese
dove ti cercavo
rimane un monumento
di solitudine
quando un paese dorme
quando un paese dorme
sulla collina
coricato nel gelo
rivedo allo schermo
di campi bianchi sotto la luna
bambini giocare
di neve
e crescere pupazzi
in mano al destino
quando un paese dorme
sotto coltri d’oblio
ho perduto le tue preghiere
e non ricordo più
una nenia di natale
quella che mettevi sulle labbra
sommessa a filare dai vetri
una bianca matassa
rimboccando alle sponde di notte
favole antiche
le più belle
e quando un paese dorme
restano alzate
certe ombre
tanti ricordi alle pareti
sai
ti vedo
ancora ai fornelli
fino a tardi sbuffando
più della cuccuma
a preparare
dolci di festa
quante volte
mi sono addormentato
a lume di candela
adesso guardo laggiù
nelle sue collane di luci
questa città distesa
che non dorme
e mai trova pace
sabato 14 febbraio 2026
macchie d'inchiostro
ho fatto il mio tempo
vissute tante stagioni
che l'ultima sa parlare
solo di viaggi
stanotte
e di mare sul cuscino
allora ascolto
nei bronchi
il fischio del treno
più sibili e rantoli
di tradotta in gola
asma che sale in affanno
alle sponde
cercando spiaggia
tra le tue braccia
dove cullare
voglie d'onda
facili illusioni
a muover tenda
sul corridoio
come una carezza
a margine del foglio
ripassando al buio
macchie d'inchiostro
invenzione precisa
però il tempo
a stringere lo stoppino
tra le dita
rimane quell'acre odore
di fumo sul comodino
venerdì 13 febbraio 2026
all'alba vincerò
un inverno strano
stamane in cartolina
con la nebbia
a banchi
e la strada
d’una vita
lungo fiume
maestra
un freddo tra le coltri
se dai campi
non c’è vento
fisso il gallo sul tetto
invece una trottola di pensieri
sottocoperta
quando ascolto la prima campanella
e tra lenzuola disfatte
rimette il vecchio
di traverso le ciabatte
inciampa alle orazioni
di monache benedettine
esemplare un moccolo
che parte
cadendo pillole sparse
dal comodino
raccolgo sul pavimento
il primo riflesso dai vetri
saltando una lama
strana di pulviscolo
faccio un caffè
e rigiro in tazza
il primo perché
un poco di musica
metto sul piatto
del grammofono
ma classica
così all’alba vincerò
magari con l’aiuto
di quelle teste fasciate
al prossimo squillo
giovedì 12 febbraio 2026
ciao Paolo
oggi te ne vai
dal commiato di lacrime
al forno tra le fiamme
tornando polvere
ma quella volta che ho stretto
un pugno di terra
lasciandola cadere sopra la cassa
calavo anch’io con te
a nascondere favole
balocchi nella fossa
prigionieri del tempo
ci liberiamo delle catene
e voliamo via
ma non chiamateci
anime
così date
confini
divisioni
saremo
atomi
che sia paradiso
o firmamento
quello che vuoi tu
forse all’inferno
leggo intanto
la tua poesia
“Signore
grida la tua presenza
sulla morte di ogni giorno
nella vita che mi attira
nella gente che ti compra
nella chiesa che ti rende
nelle fabbriche d’automi
nel silenzio in riva al mare
nelle ville per signori
nel pan duro della fame
nella corsa di ogni giorno
nelle lotte di operai
nella sete di un sorriso
nel volto strano d’un amico
nel fucile d’un caduto
nella patria che mi dai
Signore
grida che ci sei”
e piango
ciao Paolo
ovunque tu sia
( ma ti raggiungo )
mercoledì 11 febbraio 2026
capisco il vento
capisco il vento
tutta la notte
a non darmi pace
portandosi via
ai primi chiarori
una sposa incerta
con veli di nebbia
allo strascico
non si decideva l’alba
a salire sull’altare
dei monti scuri
e c’è voluto il riso
d’un bambino
alla finestra
puntando nuvole
a menadito
oggi non fa testo
un pallido sole
a salutare sposi bagnati
auguri e figli maschi
mentre conto
i vasi rimasti
martedì 10 febbraio 2026
a piè di pagina
una poesia
d'amore
volevo dedicarti
curvo tutta la notte
a scrivere
eppure vuote
le carte
finito di versare
dalle vene inchiostro
e la mano da posare
a piè di pagina
nello spazio vuoto
oltre il margine
così il pensiero
possa volare
di parole
libero
a te incontro
come un sospiro
che non trattengo
lunedì 9 febbraio 2026
viaggi rimandati
voglio andare al mare
togliere
le scarpe
e sentire
la sabbia
sotto i piedi
non pensare
alle orme
indietro
e guardare il cielo
a riempire gli occhi
di quello che mi è mancato
senza te
in tutti questi anni
che ero cieco
poi la sera in compagnia
di gabbiani ai versi sul molo
raggiungere le barche d’una vita
con i viaggi rimandati
ricordi nella stiva
adesso che è finita
magari una donna
sulle spiagge nude
incontrare
come una volta
che t’ho conosciuta
ma la notte in agguato
al finestrino
dà solo cinema
tornando in treno
e
sull’ultima fila
dormendo un vecchio
con quattro fiocchi di mais
addosso
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non ho mai donato un fiore come una sola volta provato amore per nessuna è per te che stanotte vola un pensiero al viso nascosto della ...