Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 3 luglio 2026
giovedì 2 luglio 2026
soffio di conchiglia
se mi ripete il vento
un’altra estate
al verso di mare
poi a lingue di spiaggia
con tante avventure da raccontare
cerco curvo nei cassetti
l’eco d’una storia
quel sussurro a sciogliere le vele
come i tuoi capelli
nelle carezze d’aria
a prua
segnato solo un nome
tra i cordami
tirati di voglia i nostri affanni
sempre all’albero
un desiderio battente e teso
per solcare senza sapere
pagine azzurre
d’amore con te
scrivendo le più belle
e se oggi t’amo ancora
sono qui
con la tua conchiglia stretta
il soffio sospeso
in gola
mercoledì 1 luglio 2026
biglietto da visita
all’alba
sono sveglio
m’affaccio
e di fronte
non puoi farmi questo
dal balcone
un pitale d’ottimo fertilizzante
giù nell’orto
è tradizione
salutare il giorno
manifesta l’intenzione
di coltivare
però mai accettare
dalla vecchia
un solo prodotto
respingo pure
dietro gli scuri
un rosa di chiarori
sull’ultima riga
biglietto da visita
nel momento che avverti
l'anticipo nelle ossa
di buonuscita
basta con torte
e candeline
già fatto ieri
un altro compleanno
vaffa anche all’insalata
martedì 30 giugno 2026
stagione di mare
profumi di giardino
alla brezza che sale
mentre sul muretto
di confine guizza
l'amica lucertola
e di lontano
tra l'edera
mi sta a guardare
fissa
adesso a finestre aperte
comincia la stagione di mare
così prendo la vecchia bici
e rumore di catena
pedalo a fatica
arrivando in spiaggia
dopo l'inverno
regge lo stabilimento
ancora una mano di vernice
più il sorriso della barista
e d'altro non ti dico
se a tutti piace
siedo interi pomeriggi
a contare barche
chiacchiere
e le solite carte
mai un asso
però un bicchiere
anche mezzo toscano
me li faccio lo stesso
tornando la sera
sulle scale ascolto ad ogni piano
voci di partenze
come si sprecano viaggi crociere
invece mi chiudo dentro
e qui sul divano in silenzio
preferisco quei discorsi
che si faceva un tempo
noi due muti
ad amare stretti
stretti
lunedì 29 giugno 2026
l'orchestra
quando finirà la musica
sul palco degli anni
e tanti
rimarrà l'eco
a dirigere l'orchestra
ai fiati
sussurri d'un tempo
agli archi
teso il nostro amore
da vecchio imparando ancora
accordi nella combinazione
di due cuori
a volte sul leggio
la partitura
lasciando muta
se non bastavan le note
ad amare
m'inchino alla fine
del concerto
per chi è andato
avanti
in una sinfonia
d'intenti
addosso pure
non pochi stenti
a mia madre
che dirigeva
maestra
una vecchia orchestra
di piatti mestoli ottoni
d'altra epoca strumenti
e lamenti
ad un padre
la bacchetta
precisa
sullo spartito
al fratello
di gran cassa
l'effetto straordinario
a vibrare sul finale ardito
o scherzo musicale
ed è venuto giù
il sipario
le scarpe del contadino
in fondo ai calzoni
prima di partire
non
volevi scarpe
ma
solo piedi nudi
da
contadino
così
di pelle dura
si
va scalzi a zappar
campi
di luna
a piccole dosi il compleanno
alla mia età
va preso
a piccole dosi
il compleanno
un giorno diverso
ti volti
e una lacrima nascondi
al fornice
al bivio invece
vorresti tornare indietro
ma il programma va avanti
mattina al cimitero
con la visita ai cari
non reggo allo sguardo
mi fissano
e scappo malfermo
salto pranzo
e tutto il pomeriggio
recito con la lucertola
sotto il pergolato
noi fissi agli anni
che pendono secchi
dai tralci
quel disegno o giro di vite
è il mio abbozzo
ovvio che come l’amica non chiudo occhio
la sera infine mi invitano a tavola
ci sta il brindisi e il discorso
amici parenti qualcuno di lontano
allo schermo
agita la mano e un bacio
di rimando uso il fazzoletto
butto via il bastone
ma sono diversamente giovane
per bacco
così riempio il bicchiere
se a fianco anche il cane
dimena la coda
un accenno ma lasciamo perdere
d’affanno in gola
domenica 28 giugno 2026
la partita
consumando ruggine
i cardini al cancello
sento cigolare nelle vertebre
il tempo
adesso che le stagioni
e tante sono trascorse
alla schiena
d'un lampo
scatta il brivido
stasera al parco
quando tra mucchi di ricordi
ad ingiallire
giocando un tempo i figli
oggi scappano nipoti
rincorrendo il futuro
che non vedrò
più arrivare
e qui da solo in panchina
ormeggio stanco
lo scafo rotto alle bufere
albero spezzato
come strappate le vele
indomita però la voglia
di scendere in campo
anche con l'affanno
così stacco le catene dal molo
questa vecchiaia opprime
e magari affondando a largo
mi metto ancora sulla
distesa
controllando il timone
ad indicare la rete
se un bambino ride
quando cado
non sa che la vita
ci ha già fregato
la partita
sabato 27 giugno 2026
alla posteritade
questa casa antica
sul lato dove prende
più il vento
possiede carezze
che non dico
geloso di stranezze
brividi alla schiena
voglia di respiro
sono tornato d’un secolo
sbagliando le chiavi
come tante domande
girando a vuoto sul portone
così ad attraversare le stanze
finisco sul divano a molle
nella nuvola di polvere
cerco il cognac
alla vetrinetta
d’epoca sul salone
ma non entro in cucina
intanto salta
lungo il corridoio
dietro le tende ancora
un’ombra piccina
curva sul triciclo
pedalo sulle scale a fatica
salendo allo scrittoio
dove lascio alla posteritade
un messaggio
se non viene più nessuno
dall’altra estate
zoppica il tavolo
guardo le foto
dietro un velo
cataratta o lacrime
e poi al cancello
andando via
m’aspetta la luna
se non fosse spento
lo specchio
al fontanile secco
allora tanti saluti
dal vecchio in fuga
venerdì 26 giugno 2026
non posso staccarti gli occhi di dosso
a volte mi ritrovo
qui
sulla tua pagina
pensandoti
affacciata tra le righe
mi volevi così bene
che non ci siamo mai incontrati
ed ora non posso staccarti gli occhi di dosso
quando nei sogni
occupi la scena
e tutte le notti
ascolto la tua voce
d’un sussurro al buio
senza riconoscere il volto
solo che
rileggendo le tue parole
adesso ho capito
ma è tardi
hai fatto di tutto
adoperandoti in pieno
e ci sei riuscita
nel toccarmi dentro
questa volta
sbattendo la porta
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