Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 14 marzo 2026
venerdì 13 marzo 2026
ci siamo
sinceramente devoto
al tuo sacro ricordo
sono sull’uscio dei giorni
mirando pagine nuove
come sfogliando le tue parole
in attesa che ritorni
ti sto leggendo
sui rami che gemmano
emozioni
nei passi e sui sentieri
di rinascita
“Com'è sola la
chiesetta lassù,
è vicina ad alberi
scarni
e non ha amici. “
sui verdi prati di
giovinezza
oggi non c’è sole
ma che tristezza
eppure al fontanile
dietro piccole case
in quel cortile
dove rincorrevo
la vita
ci siamo
sai
noi due sui banchi
di storia
la nostra già finita
ma che importa
saremo oltre
il tempo e confini
di spine
che in fronte battevano forte
eppure vissuti
nonostante tutto
e se ricordi vengono stasera
Renato e Virgilio
come stanno bene insieme
sedendo però io
a capotavola
se m’hai lasciato
da solo
pomeriggi d'inverno
la distesa davanti
in burrasca
stavo le ore
a fissare dal caffè
tisana calda
spiccioli di compagnia
in tasca
così ho trascorso
pomeriggi d'inverno
da solo al tavolino
altri vecchi a carte
i saluti di qualcuno
e basta
di ritorno la sera
posato il pastrano
ancora un freddo addosso
ascoltavo soltanto mare
a letto
se lontano
sbattendo alla scogliera
ripeteva il tuo gemito
sul cuscino stretto
giovedì 12 marzo 2026
liberando il pensiero (a Renato Fedi poeta)
ha battuto sui pali di staccionata
quel passatore stanco
dentro la rete infilando le ali
come il vento gonfia lo scialle
alle querce giù in fondo
la campagna si lava di nebbie sui filari
depone foglie per un tappeto
che la stagione concede ai nostri passi
perduti sul confine del tempo
alla stufa di terracotta
lasci le tue spoglie
madre antica curva alla minestra
stasera sul tavolo voglio dividere
companatico silenzio
ma prima torno in giardino
a far volare quel pensiero libero
mercoledì 11 marzo 2026
camicia a fiori
raccoglie stracci di
nebbia
quel vento di marzo
che scappa sui campi
alle prime labbra fiorite
e le tue
sono già gonfie d’amore
quando hai la corolla
aperta al sole
con le gemme da frutto
a primavera
e il tuo verrà
allora cerco nell’armadio
quella vecchia camicia a
fiori
con la voglia di cambiar
pelle
e vestire a colori
come dopo la pioggia
nuove pratoline
vanno sull’argine
virgole d’umori
a metter accento di
passione
martedì 10 marzo 2026
questa pena di vivere
il tempo scorre via
senza contare per noi
più nulla
adesso che ai vetri
graffi le nuvole
interi pomeriggi
a scansare lacrime
e ti senti inutilepoi quando la notte dalle sponde
assaltano rimorsi
a crescere tormento
in piena solitudine
senti un mare
freddo addosso
con affanno
e paura di non farcela
allora muta la preghiera
va dei naviganti sull’oceano
prima un adagio tra le onde
che diventa al buio rabbia
d’un battito di remi
come pugni in tempesta
tra le coltri
scafi pelle ossa
sbattuti e abbandonati
alla fonda
lungo l’argine ad evadere scalzi
i nostri sogni di cartelle e numeri
solo corsie di rimpianti inutili
e di commiato
tanto il prete in latino
al viatico
è morto un altro
oggi
che hanno tirato le tendine
per nascondere
questa pena di vivere
lunedì 9 marzo 2026
dove va l'accento
ai monti scuri
senza luna
manca l'accento
questa sera
curvo qui sul banco
un bambino alla tua scuola
mentre di campi e pagine
si compongono
solchi e righe
al racconto della nostra terra
finendo di scavare
profonde rughe
il vomere di stagione
ogni cosa al suo posto
era il tuo dettato
e
dove va l'accento
ho imparato
solo adesso
che sull'ultima parola
cade preciso il silenzio
domenica 8 marzo 2026
la pianta di mimosa
raccontano
gli occhi tuoi
che stai sfogliando
petali nuovi
di stagione
oggi
con la voglia di mettere
una camicia a fiori
sei così bella
che dal balcone
arrivano uomini
in volo
per quanto profuma
la tua corolla
aperta al seme
sei la pianta di mimosa
che coltivo beata
d’un giallo da far innamorare
e rimango di pomeriggio
a fissare la bellezza
curando certi ricordi
da far male
ma d’inverno
porterò dentro
la mia amata
riparandola
dal gelo
tra i quadri
lontana dal camino
a brillare in quella stanza
dove la muffa
ha preso il posto
della fantasia
ogni giorno
allora che sia
otto di marzo
a festeggiare
la donna mia
sabato 7 marzo 2026
ritornerai
ritornerai
con le gemme che spuntano
sulle braccia a primavera
nei colori accesi
e nuovi disegni
per campi in fiore
e voli di rondine
ritornerai
in quel petalo di rosa
che già profuma in giardino
a raccontare storie
di generazioni per la vita
nonostante tutto
e allora t’aspetto sull’uscio
in silenzio o alla lingua
del vento
quando rapiva la notte
i sogni a lume di candela
sfogliando quel piccolo diario
macchiato di cera
e d’una infanzia povera
ritornerai
con il sorriso delle donne
in abito da sposa
come sul mandorlo
l’alba in rosa
e strascico di nuvole
a mantello
venerdì 6 marzo 2026
neon
la piccola edera
che hai cresciuto da sempre
continua sul balcone
ad avvitarsi inutilmente
come questo tempo
così lungo alla schiena
affacciati tra le sbarre
curvano due fiori
dai vasi in secco
e si lasciano dal vento libero
accarezzare nel vuoto
l’analisi dei sogni
svolge una guardia in strada
per un giro di controllo
quando lasci i piatti
e al video raccogli illusioni
continua a pedalare dormendo
e sull’asfalto vibra un faro di mezzo
la noia in canna
d’una vita intera
a caccia di niente
lungo una periferia di nebbia
assorta e umida
in alto quella luna
che a poco riesce dalle coltri
e nelle folate di sotto
fa da neon all’assenza
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