Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 6 agosto 2026
mercoledì 5 agosto 2026
la vecchia stampa
la vecchia stampa
in cronaca
leggo impressa nelle rughe
di salsedine
alle reti curvo
il pescatore
se un tremito scuote il fuso
tra le mani
mentre fischia in fondo
un vento di vagoni
luce rossa in coda
come batte sui ferri
la tradotta
di noi viaggiatori
oltre la sera
rossa pure all’occaso
donnaluna
tirando ultimo lembo
di mare sul confine
se un tremito scuote
a penetrar l’imene
martedì 4 agosto 2026
sai una cosa
sognando ad occhi aperti
ti voglio ancora
ma sono un vecchio
che ha perso il bastone
trema senza guida
s'appoggia al muro
bestemmia
sbattendo i pugni
urlando muto
ma tanto sono fatto così
dopo la tempesta
gatto sul divano a far le fusa
e stasera
davvero mi manchi
a rotolare lenzuola
tormenti pedalando
fino all'alba
con quella luna
che mi fissa dalla finestra
precisa la faccia tua
quando tornavo scuro
senza parlare
sai una cosa
il silenzio mi appartiene
adesso
e appieno
ma eri così bella
quando saltando sopra
criniera al vento
superba amavi
e mi possedevi
lunedì 3 agosto 2026
ILVA
solo fumi e bagliori
sulla piana
dove s’accodano
alberi secchi
sotto un cielo grigio
alle tute gialle
senza lavoro
continua
la tratta del sud
a portare sulle spalle
curve
un destino duro
prima a dorso di mulo
d’acciaio laminato oggi
mentre cerchi
d’arrivare a fine mese
magari con insalata nera
tanto per dare al
meridione
quattro camini accesi
a tutta caldara
busta paga non pervenuta
ma capitali scudati al
sicuro
domenica 2 agosto 2026
2 Agosto 1980
ma chi c’era ai funerali
di questo paese
quando sono morti in tanti
ad aspettare sul piazzale della stazione
saltata per aria
a volare senza meta
sull’aereo in fondo al mare
a cantare sul treno
che d’un botto ha
saltato i binari
ma forse c’era la gente comune
con bandiere e
lacrime
di sicuro c’eri tu
vestita di nero
silenzio stretto in mano
curva all’ultima fila
dietro le autorità
in fondo alla nostra assenza
e poi c’era il vecchio partigiano
un prete piccolo in testa
ed ai gonfaloni delle città
sindaci in fasce
ricordo musica sacra
la chiesa che non conoscevo
ora di tutti
perché pregavano sottovoce
e le urla stavano in bocca mute
a chi aveva perso
tutto
un figlio
un marito
io
una patria
la gitana
l'alba ai passi di danza
come infiamma
nei riflessi
abbaglianti sul mare
ancora nei tremiti
sussulti di fuoco
a specchiare
con i cerchi di luce
a pendere
dalla chioma d'oro fluente
sottana di colori
zingara
a rapire l'anima
accostando d'un gabbiano
lo spasimo
oltre di volare
libera come balla
in fuga la gitana
sabato 1 agosto 2026
la terrazza
dava noia
quella terrazza a fianco
un pezzo di mare
toglieva dalla vista
fin quando t’ho trovata
una sera
lì a contar stelle
sarà diversa
adesso nel tempo
a chiudere quelle persiane
che spiavo
con l’edera
che saliva di stagione
assieme agli odori di porto
ed il tuo sorriso
che aspettavo sul muro
della passeggiata
era un dono d’amore
la bici che lasciavo al portone
e sei andata a pedalare
in cima ai sogni
che disegnavo
col tuo nome
sottocasa
messaggi d’un matto
dicevano i vecchi
senza capire
quanto ero innamorato
a cercare su quella terrazza
l’altra metà di vita
che mancava
venerdì 31 luglio 2026
a pelle
e così va il mare
dopo la tempesta
ad imbandire tavola piatta
mentre continuo a tirar lenza
servendo di pastura
già tante storie come avventure
allora siedo sul tramonto
mirando altre vele
mai una volta le tue
che tornano
così vanno stasera
spiagge bruciate
come questa vita
per chiacchiere e ombrelloni
arida
solo orme indietro
nostalgia infinita
quando sul molo arrivo
in fondo al faro
e saremo noi soli
la voglia
addosso cucita
stanotte vestirò
un trapunto di stelle
per posare la luna
a pelle
giovedì 30 luglio 2026
stammi vicina
stammi vicina
chè adesso c’è luna
e mi sorridi ancora
specchiando il fiume
le nostre ombre
evase a piedi scalzi
sull’argine
quando la notte profuma
eterea l’essenza
d’amanti
che non possiedono
ragione alcuna
eppure serve un’anima
eccome
quando incede per strada
tutta questa solitudine
anche una luce in fondo
alle case serve ad aspettare
nessuno
ma basterà
davanti a quella porta chiusa
ascoltare la notte
a raccontarci
quante fantasie favole
e cosa importa
tanto s’è fatto insieme
un altro pezzo di strada
popolando il buio
un fiume d’anime
all’insegna di quell’astro
lassù
lapide
a futura memoria
per un mondo di finti
quaggiù
ridotti come sono
o morti forse più
mercoledì 29 luglio 2026
il fiume morto
m'affaccio al ponte
nel fastidio d'afa
che opprime
cercando respiro alle calure
lungo sponde d'attese e miraggi
come navigando lenta la sera in risacca
di zanzare appannaggio
posa il gabbiano
alle ali senza corrente
nemmeno un battito
dai canneti dove annida
ozio e consumo
di tempo alla deriva
buttati via nelle spire
ancora annaspano
i migliori anni
cosa importa
se il fiume è morto
c'è solo il pescatore
che lancia allo zenit
i cerchi a ripetere l'eco
ombra stecchita
dietro
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obiettivo sera
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