Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 9 marzo 2026
domenica 8 marzo 2026
la pianta di mimosa
raccontano
gli occhi tuoi
che stai sfogliando
petali nuovi
di stagione
oggi
con la voglia di mettere
una camicia a fiori
sei così bella
che dal balcone
arrivano uomini
in volo
per quanto profuma
la tua corolla
aperta al seme
sei la pianta di mimosa
che coltivo beata
d’un giallo da far innamorare
e rimango di pomeriggio
a fissare la bellezza
curando certi ricordi
da far male
ma d’inverno
porterò dentro
la mia amata
riparandola
dal gelo
tra i quadri
lontana dal camino
a brillare in quella stanza
dove la muffa
ha preso il posto
della fantasia
ogni giorno
allora che sia
otto di marzo
a festeggiare
la donna mia
sabato 7 marzo 2026
ritornerai
ritornerai
con le gemme che spuntano
sulle braccia a primavera
nei colori accesi
e nuovi disegni
per campi in fiore
e voli di rondine
ritornerai
in quel petalo di rosa
che già profuma in giardino
a raccontare storie
di generazioni per la vita
nonostante tutto
e allora t’aspetto sull’uscio
in silenzio o alla lingua
del vento
quando rapiva la notte
i sogni a lume di candela
sfogliando quel piccolo diario
macchiato di cera
e d’una infanzia povera
ritornerai
con il sorriso delle donne
in abito da sposa
come sul mandorlo
l’alba in rosa
e strascico di nuvole
a mantello
venerdì 6 marzo 2026
neon
la piccola edera
che hai cresciuto da sempre
continua sul balcone
ad avvitarsi inutilmente
come questo tempo
così lungo alla schiena
affacciati tra le sbarre
curvano due fiori
dai vasi in secco
e si lasciano dal vento libero
accarezzare nel vuoto
l’analisi dei sogni
svolge una guardia in strada
per un giro di controllo
quando lasci i piatti
e al video raccogli illusioni
continua a pedalare dormendo
e sull’asfalto vibra un faro di mezzo
la noia in canna
d’una vita intera
a caccia di niente
lungo una periferia di nebbia
assorta e umida
in alto quella luna
che a poco riesce dalle coltri
e nelle folate di sotto
fa da neon all’assenza
giovedì 5 marzo 2026
il silenzio dei vecchi
sorprende
la sera
alle faccende
sul vicolo
dai panni sull'orto
alle ultime chiacchiere
davanti l’uscio
mentre scappa la lucertola
e i gatti tornano sul muretto
quel riflesso balena
per i tetti
dove odo il rintocco
del vespro
una voce inseguendo
fino a notte
solito giro
in piazzetta
poi sulle scalette
verso l'osteria
uscendo al piazzale
da bora
risalgo il tornello
delle mura
già ho perso l'eco
e siedo stanco ai fanali
il silenzio dei vecchi
possiede tutte le corde in gola
tanto rimane fisso negli occhi
il racconto
così accostando il portone
lascio fuori inutili parole
al buio ora ci vuole
solo un corrimano
di ragione
mercoledì 4 marzo 2026
lo specchio degli amanti
le notti da piedi
all’attesa
per una luna che trasuda
alle canne
con la brezza di mare
resto sul molo
lo scafo a mollo
tra onde sospeso
e le ombre decise
sui muri
nei vicoli a sognare
sono le nostre parole sussurrate
ai lampioni di un paese
remoto
alte sulle carraie
perdute nelle grida
come un sospiro di vento
mira alle tue labbra
e alle vele d’oceano
ormai prossima l'alba
così la tua voce
tra i forri tesa
e al vento diritta
alle cime assale
poi sulla distesa
silenzio compone
un pensiero al davanzale
verso le stelle d'un
soffitto chiaro
due passi al limite del
nulla
invisibile il confine
d'esistere
ora mi prendi per mano
dove nuda abita l’assenza
e non hai indosso
che un sogno leggero
possiede tutte le mie
notti
lo specchio degli amanti
martedì 3 marzo 2026
nulla più
qui
nel silenzio
d'un mondo strano
rivoltando le tasche
a questa vita nuda
nella stanza
anche
un solo momento
con te mi basta
cadendo quel bacio
dal tempo che avanza
come un battito d'onda
alle tue labbra
da sfiorare
e
cosa sarà mai
prima del mare
eppure di notte
la scintilla
più piccola
è tutto
per un cieco
senza fede
che vive
di tenebre
e muto
nulla più
chiede
lunedì 2 marzo 2026
il dettato
oggi non fa testo
il sole
se d'uno sguardo
metti nuvole
al balcone
è d'un tempo strano
quello che marzo ci racconta
a potare d'ulivo
nuovi versi
o sulla vigna curvo all'arte
di metafore e innesti
come virgole d'umore
accarezzando le prataiole
o nel giardino di musa
coltivando rima d'aiole
ecco sui campi in riga di metrica
spuntare al canto d'allodola
l'alba di semina
sedendo il vecchio
a confine dello steccato
fisso alla pipa
sul dettato
domenica 1 marzo 2026
un poco di sole
esce stamani
un poco di sole
breve il conforto
in silenzio
al balcone
se non ascolto più
le tue parole
e sulla strada
seguito a mirare
quante attese in fila
poi attraverso i campi
scappa un desiderio
fino alla curva in fondo
dove i cipressi fanno l’inchino
a te che riposi
nel piccolo cimitero
ci vedo poco
e non credo
ma ti penso
a quella foto
d'un sorriso ancora
adesso raggiungo
quelle nuvole
che il vento di marzo
spinge oltre confine
se volevo
sull’ultima riga
per tutto il nostro racconto
una sola volta almeno
scrivere
ti voglio bene
vento di periferia
matto alle
persiane
gonfia le
sottane
con quelle
arie che ti dai
stupida
creatura della notte
a battere i
marciapiedi
vendendo
sogni a poco
e incipri le gote
già le labbra gonfie di
rossetto
ti guardi
alle vetrine
scodinzoli
alle macchine in fila
ora scappi
nelle folate
in coda alle
carte che mulina
senza scampo
questo vento
di periferia
dove poi
bruciano falò d’attesa
come fuochi
d’avvicinamento
segnali nella
notte
per un amore
a pagamento
ma che devo
dire
io che ho
speso una vita
in attesa di
quello vero
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
dove va l'accento
ai monti scuri senza luna manca l'accento questa sera curvo qui sul banco un bambino alla tua scuola mentre di campi e pagine si ...
-
vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
-
magari una passeggiata sul lungotevere tu elegante io vestito come sempre e dall’isola controcorrente sotto i ponti fino a castel sant...
-
e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...