lunedì 22 giugno 2026

giorni di ricerca

 
la diagnosi
già in testa
non stavo ad ascoltare
il camice bianco
 
oltre i vetri
lo sguardo fisso
a lunghe fila
di stormi
come al soffitto
quanti pensieri
le ali dimenando
 
una sera
che mi ha sorpreso
dopo inutili giorni
di ricerca
nascondendo la pietà
per non dire il vero
 
sono uscito
firmando
la condanna
libero
di crepare
ma dove
 
nelle stanze
d'una casa
ad ogni passo
che pesava
oppure
in un'altra
dove anche l'ultima
stilla di sangue
ti fanno pagare
 
questo è il calcio
e lo spettacolo
va avanti
nei cristalli liquidi
a colori
sul marciapiede
 
mentre mi trascinavo
fuori dalla metro
appoggiato a te
vecchio compagno
 
sono arrivato
a sversare
liquami
per strada
se ho perso
la sacca
d'urine
con la gente
che premeva
con la stessa voglia
d'uscire
dai sotterranei
 
remavo
a fatica
sulla tua spalla
mentre asciugavi
lacrime
e bagnato
chiedevo
scusa
 
volevo solo
tornare
un momento
vivo
nei rumori
dopo tanto
silenzio
 
sulla tradotta
dove agli scambi
sbatte il ferro
 
figurati il tempo
carico di vagoni
uscendo allo scoperto
l'antico caronte
 
quando salta il fiume
e tra voli di gabbiani
ci vuole poco
a planare sulle onde
del biondo tevere
 
adesso la prima notte di quiete
non dipenderà dai sogni o dalla luna
ma da morfina
  
 

grattachecca

 

bolla d’afa
nella città deserta
 
cerco di traverse
sul crocevia almeno
un poco d’aria
 
ecco il miraggio
d’un grattachecca
sotto il palazzo
ombra alle spalle
 
resiste all’angolo
controcorrente
mentre si tuffa
nella barcaccia
la solita gente
 
spuria indifferente
come truppe coloniali
da sbarco
e di sudori unte
a sbavare incontinenti
 
non guardo
tiro dritto
all’androne
dove nel fresco
riparo dall’assalto
 
lucertola all’atrio
schizza madonne in coda
il portinaio
 
 

domenica 21 giugno 2026

canicola

 

scappando dal meriggio assolato
per un'ombra di conforto
siedo al fresco del pergolato
giù nell'orto
 
dove tralci di vite
resistono alla canicola
mentre stendono la pelle
sul muretto lucertole
in graticola
 
i pomodori ormai rosseggiano
son fatte pure le zucchine
l'estate gonfia i muscoli
ma il vecchio batte la fiacca
 
come rompono queste cicale
già in concerto le rane
dal fosso 

a chiamare
manchi solo tu
fiato addosso
 

 

sabato 20 giugno 2026

dove inizia il viaggio

 

di sera
alle nuvole nere
che avanzano
 
rimango tra le barche
a mirare gabbiani
far nido alle scogliere
 
con il vento che sale
gonfiando vele
sempre in fuga sulle onde
schiumando rabbia
di marosi contro il molo
 
una sera a camminare
sulla spiaggia
senza ombrelloni intorno
lontano dai rumori
in fuga dalla gente
 
con questa voglia
d’ascoltare il mare in tempesta
 
e sciogliendo i canapi
d’un viver che mi resta
forse troverò prima o poi
il coraggio
a conquistar la soglia
dove inizia il viaggio


venerdì 19 giugno 2026

se perdo te

 

ascolto al vecchio grammofono
una canzone fuori dal tempo
se perdo te
 
ricordo
del nostro primo incontro
e non posso amarti più
su di un mare di nebbia
che sale
 
in poltrona
faccia ai vetri
la sera fuori
di voci lontananti
ma è qui
nei silenzi a far male
 
fisso la foto alle spalle
e disperato come sono
esco sul viale
 
giro per locali
caffè e marciapiedi
chiodo fisso
cosa farò domani
 
se ho perso te
eppure l’immagine
salta lo stesso
dietro la porta
 
solo un’ombra
o riflesso
che sorride
nell’impronta
d’un bacio
 
insegnami a lasciarti
a non amarti più
ripete il motivo
 
sai le domande in sospeso
come una lacrima che non va giù



giovedì 18 giugno 2026

gazzosa

 

riparte l’onda stasera
e non c’è verso di gabbiani
che tenga
 
invento un mare
sulle onde di fieno
salendo a cavalcare
l’estasi del tramonto
 
come un vetraio
impazzito
curvo sul pezzo
sparando a menadito
ogni riflesso
 
certo che riconosco
lo sguardo delle donne
in amore
peccato sia indirizzato
altrove
 
invento pure l’oste
sulla porta da bora
sempre ai fiaschi
angolo delle monache
e vai con la gazzosa
 
ma eri più spumeggiante
tra i banchi del mercato
noi ai tavoli
con le bestemmie a carte
le urla d’un’epoca
finita dietro quattro case
remota di schegge
e pietre
 
cadute d’una bestia
nel ventre della montagna
a urlare più forte


 

mercoledì 17 giugno 2026

nelle stanze del tempo

 

d'una casa vecchia
a spalancare
porte e finestre

ascolto
nelle stanze del tempo
il fiato e l'abbraccio

sfogliando ricordi
al sole
che penetra
il mio cuore

dai quadri intorno
le donne
che ho amato
fanno coronarie

come splende ancora
negli occhi tuoi
fulgida la devozione
e non c'è polvere in cornice
che tenga

sorreggono mura antiche
la mia stessa spina dorsale
e la nostra storia
colonne portanti

uscendo in giardino
miro alle piante
che hai lasciato in riga
se possiedo le radici
dentro

mentre siepi fedeli
custodiscono sacro
il silenzio

discorre solo il vento
scappando al cancello
pure un lamento

ma tutto si compone
alla targa con il tuo nome




martedì 16 giugno 2026

spiccioli di cronaca

 

non compro più il giornale
tanto sul marciapiede
saltano spiccioli di cronaca
 
alla rassegna politica
il macellaio d'angolo
a viva voce professa
un taglio di teste eccezionale
 
mi rifugio dal barbiere
dove la terza pagina
offre commenti 
in poltrona
per sorriderci infine
eccoti servito
 
al caffè ripasso lo sport
e alla radio condominiale
notizie fresche di giornata
 
ultima pagina rimane
la tua faccia stampata
ai fornelli 



lunedì 15 giugno 2026

graffiando le nuvole

 

 penso
che una sera qualsiasi
mi porterà via
su quel treno di vapori
ai vetri
lungo un’illusione svanita
 
certo
questi corridoi ti prendono addosso
la voglia di scappare di corsia
ed i letti non bastano mai
alle pene
 
poi numeri
cartelle
siamo agli esami
in divisa
e l’ultima parola
spetta ad un camice
che nemmeno ti vede
 
rimango sempre
a fissare da quella finestra
dove i rami salgono
quasi a portarti via
 
e tu rubi un pezzo di cielo
graffiando le nuvole
sulla ringhiera



domenica 14 giugno 2026

e così sia

 

giungono
a riva rotolando
silenzi
 
queste lingue di mare
somiglianti a carezze
la sera sull’uscio
 
lasciando l’acqua
lavare quanta pena
 
proverò il brivido
d’un viaggio per abissi
catturato dall’inganno
 
poi nel vaso raccoglierai
muti versi di cenere
lasciando schegge
tra le case in pietra
devota ancella
 
che irrefrenabile della vita
è il flusso
da cui ognun zampilla
 
interroga stanotte
lassù una stella
come sul crocevia
un semaforo in giallo
a ripetere che tutto passa
 
e così sia



giorni di ricerca

  la diagnosi già in testa non stavo ad ascoltare il camice bianco   oltre i vetri lo sguardo fisso a lunghe fila di stormi come al soffitt...