Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 5 marzo 2026
mercoledì 4 marzo 2026
lo specchio degli amanti
le notti da piedi
all’attesa
per una luna che trasuda
alle canne
con la brezza di mare
resto sul molo
lo scafo a mollo
tra onde sospeso
e le ombre decise
sui muri
nei vicoli a sognare
sono le nostre parole sussurrate
ai lampioni di un paese
remoto
alte sulle carraie
perdute nelle grida
come un sospiro di vento
mira alle tue labbra
e alle vele d’oceano
ormai prossima l'alba
così la tua voce
tra i forri tesa
e al vento diritta
alle cime assale
poi sulla distesa
silenzio compone
un pensiero al davanzale
verso le stelle d'un
soffitto chiaro
due passi al limite del
nulla
invisibile il confine
d'esistere
ora mi prendi per mano
dove nuda abita l’assenza
e non hai indosso
che un sogno leggero
possiede tutte le mie
notti
lo specchio degli amanti
martedì 3 marzo 2026
nulla più
qui
nel silenzio
d'un mondo strano
rivoltando le tasche
a questa vita nuda
nella stanza
anche
un solo momento
con te mi basta
cadendo quel bacio
dal tempo che avanza
come un battito d'onda
alle tue labbra
da sfiorare
e
cosa sarà mai
prima del mare
eppure di notte
la scintilla
più piccola
è tutto
per un cieco
senza fede
che vive
di tenebre
e muto
nulla più
chiede
lunedì 2 marzo 2026
il dettato
oggi non fa testo
il sole
se d'uno sguardo
metti nuvole
al balcone
è d'un tempo strano
quello che marzo ci racconta
a potare d'ulivo
nuovi versi
o sulla vigna curvo all'arte
di metafore e innesti
come virgole d'umore
accarezzando le prataiole
o nel giardino di musa
coltivando rima d'aiole
ecco sui campi in riga di metrica
spuntare al canto d'allodola
l'alba di semina
sedendo il vecchio
a confine dello steccato
fisso alla pipa
sul dettato
domenica 1 marzo 2026
un poco di sole
esce stamani
un poco di sole
breve il conforto
in silenzio
al balcone
se non ascolto più
le tue parole
e sulla strada
seguito a mirare
quante attese in fila
poi attraverso i campi
scappa un desiderio
fino alla curva in fondo
dove i cipressi fanno l’inchino
a te che riposi
nel piccolo cimitero
ci vedo poco
e non credo
ma ti penso
a quella foto
d'un sorriso ancora
adesso raggiungo
quelle nuvole
che il vento di marzo
spinge oltre confine
se volevo
sull’ultima riga
per tutto il nostro racconto
mai detto
una sola volta
scrivere
ti voglio bene
vento di periferia
matto alle
persiane
gonfia le
sottane
con quelle
arie che ti dai
stupida
creatura della notte
a battere i
marciapiedi
vendendo
sogni a poco
e incipri le gote
già le labbra gonfie di
rossetto
ti guardi
alle vetrine
scodinzoli
alle macchine in fila
ora scappi
nelle folate
in coda alle
carte che mulina
senza scampo
questo vento
di periferia
dove poi
bruciano falò d’attesa
come fuochi
d’avvicinamento
segnali nella
notte
per un amore
a pagamento
ma che devo
dire
io che ho
speso una vita
in attesa di
quello vero
sabato 28 febbraio 2026
quanto fa male
al bivio la strada bianca
davanti più stretta
portava solo polvere
e rovi sull’argine
che scendevano
graffiando
ci siamo lasciati muti
perché il silenzio faceva meno male
di tante discussioni
ma stasera che mi volto indietro
sull’asfalto duro d’interessi e nero
dove corrono tutti
scappando via
sento dentro il dolore
d’averti lasciato solo
d’uno scatto
il cavallo più giovane
al bastone s’era ribellato
il tuo ormai vecchio e stanco
portava il peso di questa solitudine
che adesso curva la mia schiena
e quanto fa male
*
(a mio padre oggi , dopo 38 a. dalla sua scomparsa, posso ancora in silenzio dimostrare rispetto inchinandomi consapevole della mia insufficiente presenza , del mio voler bene senza dirlo, restando muto e inerme...non sono stato capace di farmi sentire figlio , e lui capo chino sguardo triste ma pulito sempre come la sua fronte alta, se n'è andato senza mai dire la maledetta storia di sua mamma e di mia nonna mai conosciuta, non me l'ha mai raccontata conoscendo le mie reazioni...non ha mai reagito perchè altrimenti avrebbe distrutto la nostra famiglia una seconda volta, dato che la prima ci ha pensato un barbaro criminale destino a colpi di mitra scagliati da una belva assetata di sangue davanti casa, quando nel '44 c'era un paese intero allo sbando in mano a bande di assassini che si coprivano di colori, ma l'unico colore era di sangue...caro padre oggi è inutile chiederti perdono se sono scappato via davanti alla tua faccia scura, sempre triste e cupa, ma cosa potevi mettere su se non altro dolore altra tristezza, sei stato come mio nonno condannato da una saetta, e sono cresciuto dentro una famiglia che ha dato il sangue, e quanto lavoro e quanti sacrifici senza la donna che dirigeva tutto, Emma, donna eroica e immolata , e così finirò i miei giorni ricordando la tua resistenza e l'alto e nobile esempio, quando colpito d'un male hai fino alla fine dimostrato dignità e fiera ostinazione sulla strada del bene, dove non ci si arricchisce se non di fede ideali puri e nobiltà d'animo, spero solo d'incontrarci , dico solo questo, io che non credo, ma al tuo esempio io credo, l'ho vissuto e troppo tardi l'ho capito...in silenzio qui piango, padre, ancora una volta sulle tue spalle che hanno portato tanti e tanti pesi e pene dure, non ho mai saputo dire ti voglio bene, ecco tutto il mio più profondo dolore, finendo di scrivere e vivere .
sulle pagine amare per me di annunci di tipo mercantile e consumistico, parlo di questo internet pieno zeppo di miserie e scarichi fecali immondi, posto la mia lettera a mio padre che è stato e rimane un monumento d'eroismo assieme a sua madre e mia nonna, che posso fare, sento di lanciare il mio messaggio per sempre, e quanto vorrei urlare e scriverlo a pieno titolo ovunque, perchè anche l'eco insegna e la storia è ormai quell'eco remota della mia famiglia, ora basta, solo silenzio, ossequio inchino rispetto, non le solite parole, ma il dolore elevato a laica preghiera e all'ennesima potenza dentro, perchè lui possa raggiungere quel cielo dove si era rivolto per raggiungere la santa e eroica madre, la mia cara nonna che mai ho conosciuto, a queste due anime grandi e straziate che possa concedere pace qualcuno che si chiami o no dio...
venerdì 27 febbraio 2026
il pupazzo
sul filo di
notizie
stese lungo
vicoli in cronaca
arrivano
lingue di vento
e fiocchi a
salutare
un vecchio
che torna
dall’arco di
bora
con le
fascine sulla gobba
bastone di freddo in mano
è inverno
a far gelo di
piazza
in
giostra sulla via
con i baffi
dalle cole
il tuo
disegno sull’orto
il pupazzo di via leopardi
era il più bello
larghe falde
il cappello
naso carota
occhi
mandarino
stringeva
manico di scopa
la pipa tra i
denti
con
la sciarpa di neve
in fondo alla cartolina
timbro d’un bacio
saluti lontani
allora in collegio
bastavano
il buio della notte dietro
le prime luci della sera
riflesse ai fanali
quasi un tremito addosso
a te che parti
sull’asfalto nero
luccicano umori
come nei tuoi occhi
ai saluti
mi dai la mano
stringendo il patto
che in corsia
ci rivedremo
ecco il dubbio
ma scappo di sotto
ho paura adesso
che torno in macchina
mirando allo specchietto
il buio della notte
dietro
giovedì 26 febbraio 2026
le mani d'una donna
solo
nello spazio
della stanza
ritrovo me stesso
qui ai confini
del mio piccolo universo
scrivo
e del tempo
che rimane
sopravvivo
due legna al camino
il tepore dei ricordi
un poco di vino
cotto
la vita ormai
alla fine
e verso i monti
un rimbrotto di lacrime
giusto all’altro lato mare
certe sere m’affaccio
dal terrazzo
perché voglio sognare
una sola stagione
con te
d’estate
al pendolo
s’è fatto tardi
ricordatemi
non per le voglie
o la ricerca d’una compagna
ricordatemi
e basta
se tra queste pagine
ho versato inchiostro e sangue
in abbondanza
pace cerco pace
e nelle polveri
voglio pietose le mani
solo d’una donna
premurosa ancella
“”Se del tramonto
è il canto
è il canto
ancor tratteggerai
fondali colorati,
ad ingoiare il mare
con l’indomita ferocia
degli anni evaporati.
Tremerai
per insegnar le vibrazioni,
sussurrerai
le nostre grezze identità
lasciando schegge
tra le case in pietra.
Che irrefrenabile
della vita è il flusso
da cui ognun zampilla.
E questo è il verso tuo,
in anfora raccolto
da premurosa ancella.””
( Sandi )
il silenzio dei vecchi
sorprende la sera alle faccende sul vicolo dai panni sull'orto alle ultime chiacchiere davanti l’uscio mentre scappa la lucertola ...
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vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
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magari una passeggiata sul lungotevere tu elegante io vestito come sempre e dall’isola controcorrente sotto i ponti fino a castel sant...
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e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...