Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 3 ottobre 2026
non dimenticatemi
allora
(a tutti i compagni andati avanti, alle pochissime per quanto rare donne che mi hanno voluto un poco di bene, dico solo grazie...per aspettarmi, e ...intanto non vi dimentico...mai ! )
venerdì 2 ottobre 2026
la stagione del valzer viennese
un vizio
ha il vento
di ficcare il naso
ovunque
e giocando a carte
sulla piazza
ha fretta di scappare nei vicoli
dove alle rincorse
convince tegole e vasi
sparsi
aria fredda
che alle spire
avvolge
spinge per strada
e cappelli
ombrelli
pezzi di storia
coinvolge
nel racconto
la balera a chiudere
con il valzer viennese
e allora vestita elegante
con i colori d’autunno
la mia regina
al centro della pista
scialle da baciamano più inchino
gentiluomo il vento
al tuo respiro
palpitando sulla spalla
dell’unica donna
a farmi sentire vivo
giovedì 1 ottobre 2026
tempo di nostalgia
piano scendo sull’antica pietraia
fuori paese
incontro al mio amore
questa campagna ai fianchi
così bella
quando si spoglia d'autunno
ed è tutta mia
solo cinta di scialle
ti viene incontro
ai filari nuda
ed è tempo di nostalgia
sui primi passi di nebbia
alle fratte di migranti
perduti
poi sull’arco della porta
al ritorno
improvviso quel rintocco
che è già sera
in fila a quelle donne
c’eri anche tu
in preghiera
e la tua ombra
ora fa compagnia
sottobraccio fino all’angolo
dove il buio aspetta
la mia
mercoledì 30 settembre 2026
al ritmo dei grilli
la lunga notte
che ai battenti sottocasa
sfodera i treni
ma no
interminabili convogli
senza capo né coda
sui binari
anzi
vecchie corriere
tutte quelle d’una vita
per tornare a casa
invento sulla strada
vuota
i rumori che confondono
nei silenzi che ubriacano
non resisto
e vado appresso alle ombre
in fila indiana
piedi neri
i tormenti
non la smettono
da buoni crumiri
e nel cielo senza luna
basta una lampada
spenta a far rima
e questi appunti
di viaggio
fino alla stazione
in fondo
reggono le attese
poi la riunione
in panchina
a fumare
io e te
mentre mi spieghi
cosa c’è
da fare domani
e dormo
all’elenco
delle spese
dammi un bacio
almeno di consolazione
la carezza
del condannato
alla solitudine
quando appoggio la testa
sul legno
e grilli in concerto
tengono il ritmo
la luna notte
passerà
sfregando le zampe
noi le ali
se non sanno più
volare
martedì 29 settembre 2026
finire a settembre
ora che nei grappoli
sarà maturo il nettare
e gli acini dei versi
puoi snocciolare attento
separando la polpa dai raspi
come nei tini al fermento
già la musa borbotta
finire a settembre è così bello
per essere seminati nei solchi
e quanti filari laggiù spogliano
l’impressione anche noi
d'essere colti
sotto a chi tocca d’autunno migrare
e sul davanzale d'una lenta
sera
all'ultimo volo siamo sospesi
finire a settembre
quando nelle vigne del signore
staccano anime
accompagnando il vento
uno scialle di nebbia
e tu baveri alzati
un brivido a nascondere
allora vieni qui
accendiamo il fuoco
castagne e un buon bicchiere
al camino mirando
quanto tempo in fumo
ricordi in cenere
lunedì 28 settembre 2026
sulfamidici e baci
tutti i giorni
e le notti
che non ti dico
quante volte
ho urlato muto
aspettando sottocasa
e la vita va avanti
mi manchi
così tra bottiglie rotte
chimere in frantumi
di chiacchiere inutili
ho fatto tardi in osteria
rimangono sul marciapiede
a pezzi le ombre
d’un passato
ma è il domani che ti fotte
appena girato l’angolo
tele di muffa
giochi di salnitro
alle mura un fritto misto
dai ponti mirando una città vuota
a quest’ora anche il cane
finito di pisciare
mi guarda fisso
come a dire
ho fame
ci rimane sotto le stelle
l’attesa fino all’osso
ancora sigarette
pure tosse
un peso in gola
lo so
cambia il tempo
fa freddo
quando volevo
per la febbre
sulfamidici e baci
tira il guinzaglio
adesso una bestia
di solitudine
no
non li sentiamo
i rimorsi
pronte le valigie
riverso tra i cartoni
il vecchio poeta
s’è bagnato
i pantaloni
dai con la rima
anche rotti
i coioni
domenica 27 settembre 2026
una sola stagione
nudo
sulla piazza vuota
il nostro sogno d'estate
e dalla torre
il colpo di grazia
a rubare l'istante
preciso il brivido
alla schiena
riaccompagnando
l'ombra tua a casa
una sola stagione
amanti
e sul viale
dove sono ingiallite
tante ragioni
ho paura a calpestare
l'unica
di vivere insieme
sabato 26 settembre 2026
le poste di settembre
andrà via l’estate
sopra carrozze d’afa
già comincia di foglie
ad intercalare il poeta
rime con scialli
e così rimangono vuote
le poste di settembre
andiamo allora sottobraccio
a mirare quante illusioni
ingiallite di ragione
oltre il fumo
di roventi passioni
ecco l’autunno
con il suo inceder lento alle chiome
come sui monti canute le cime
appoggiati al mio affanno
resisti ancora un poco
non voglio rimaner da solo
alle porte d’inverno
quando sul piazzale fuori le mura
scendendo all’antico lavatoio
come impressiona dal convento
quel suono del vespro
a cadere l’ultimo bagliore
ora
lungo la pietraia farà presto
il buio a tirar su la coperta
in sordina
lascio un saluto da Armindo
alla pompa di benzina
dopo la strada è incerta
se alla prossima curva
trovo il cancello
d’ultima dimora
venerdì 25 settembre 2026
se chiudi gli occhi
se chiudi gli occhi
puoi ascoltarla ancora
in fondo a lezioni di storia
sui banchi in cortile
reggendo mani perdute
pagine bianche di memoria
noi iscritti alle lettere
che cadono ingiallite
fuori corso anche quell’amore
e sciamando dalla scuola
troverai un vecchio barbone
eschimo e manifesto
che t'aspetta da ieri in panchina
intanto che nebbia sale
come null’altro da raccontare
solo baci senza rumore
giovedì 24 settembre 2026
immagine di donna
un sogno
sui tetti
arrivando l’alba
al colmo dei coppi
come in cattedra
i tuoi riflessi
sciogliendo
quei riccioli d’oro
allo specchio
immagine di donna
ai capricci
che non conosco
ma fanno male
oggi di solitudine
a letto
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non dimenticatemi
allora stanotte ci saranno tutti quanti gli amici d’un tempo che m’aspettano all’osteria e a loro dedico una poesia dal calamaio colmo di ...
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ora porgo la mano stringendo un vecchio compagno rimasto indietro sulle passeggiate d'un paese di mare a me tanto caro dove ho cura...
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vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
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e una sera lui venne in fabbrica a parlare attraversando un cancello di ruggine sospeso tra mura in cinta d’abbandono silenz...