giovedì 2 aprile 2026

il nulla

 

in ogni stanza
ascolto la tua voce
ancora
e sulle scale
il brivido
al corrimano
senza più ragione
 
e solo rimango
in silenzio
compagno di momenti
più belli
quando la fiamma
al camino
eri tu così bella
a cantare
tra i fumi
a vapore
scoppiettando
in gola
 
quando giovane
il legno
faceva fragore
tra gli alari sacri
della casa antica
 
adesso se accendo
non mi dà più
quel calore
mentre siedo
stanco della vita
 
ascolto fuori
il vento ai saluti
e su per la cappa
come chiama
 
dai nostri tempi
è muto il pendolo
solo un battito dal giardino
dove ora naviga
il tormento
nelle folate di neve
a coprire le tue orme
 
dopo sulla coperta
il nulla
 


mercoledì 1 aprile 2026

chi sei

 

scrivo per te
senza nemmeno sapere
chi sei
 
eppure sulla pagina
sento il tuo respiro
e
vado per i cieli dell’anima
a sfogliare
nuvole
così
senza ragione
solo a cercarti
 
no
ti troverò mai
ma disegno una donna
anche se non ci credo
le do voce
e mani
per raggiungermi
quando non ce la farò
più a scrivere
 
sta arrivando il buio
e sul tavolo
fanno compagnia
le carte
i lontananti sogni
e i volti di allora
i nomi perduti
le promesse
mai mantenute

sono zingaro
di steppe magiare
dune del deserto
a sferzare il ghibli
e mari
che mai navigammo
come quell’isola
mai trovata
sulla mappa d’amore

io e te
pirati all’assalto
se insieme
stiamo volando
così bene
oltre il margine


 

martedì 31 marzo 2026

giallo galante

 

a fumare insonne
anche stanotte sul viale
 
miro un'ombra
che uscendo dal muro
avanza
 
è diversa
non sta in fila
e mica risponde alla luna
come fanno ordinate
le altre
 
tutte apparecchiando disegni
di muffa a custodire messaggi
 
lei invece posa nuda
a un fanale giallo galante
 
peccato quel cane a farla
addosso agli amanti
 
 

lunedì 30 marzo 2026

dominus

 

timida la sera
e schiva al tramonto
tinge rossore
in viso
 
così quella donna
risale al vespro
verso il cielo
che in terra
ha condiviso
 
la madonna
delle grazie
dai riflessi d'oro
in cornice
 
sul rintocco
per sentieri
di campagna
chiama alla fede
nel grembo
concepito
 
il vangelo
è spartito
con i salmi
d'un cantico
all'organo
antico
e fumo d'incenso
dal turibolo
 
dominus
tra le colonne
ripete l'eco
 
vulnus
di mistero
se non credo
 
 

senza svegliarti

 

all’ultima curva
s'apre il paese 
nel nulla
 
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
 
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
 
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
 
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
 
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
 
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa 
già chiamando le voci
da Lido in osteria
 
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
 
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
 
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
 
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi


domenica 29 marzo 2026

Futura

 

bastava
un sottotetto
il guscio
di soffitta
 
così folle
l’universo
per l’artista
 
donna più in alto
di bambole
e pillole
 
scalando il cielo
volevi crescere
sopra le nuvole
 
alla chitarra
le più belle canzoni
e di note e rime
a comporre insieme
l’amore
 
ecco il futuro
in piccionaia
gridavi soddisfatta
allargando le braccia
pure le gambe
se arrivata poi una figlia
 
la chiameremo Futura
 
 

sabato 28 marzo 2026

sublime

 

la carovana avanza
nel deserto
 
così lunga
di ricordi impossibili
 
mirando solo dune
spettinate dal ghibli
 
a coprire
quanta gente
mai passata
nella cruna
 
oasi e cammelli
lontananti sogni
alle spalle
oggi
guardo avanti
solo a questo mare
di Casablanca
 
e la donna
che cerco in spiaggia
ha nome
Jasmine
 
pelle scura
occhi profondi
profuma d’incanto
e magia di terra
sull’oceano
a confine
 
se ho lasciato
tra le sue gambe
una voglia
d’uomo in volo
sublime


venerdì 27 marzo 2026

in tempesta

 

stasera vado solo
in avanscoperta
impavido alla tormenta
 
di fronte un mare 
in tempesta
 
tra i baveri
vento gelido
a raffica
quando marosi
a schiumare in risalita
mettono addosso
la stessa rabbia
che sbattono sul molo
 
sono stanco
così mi fermo
al piccolo caffè del porto
rifugio
per vecchi lupi
 
un bicchiere
fa bene
giocando a carte
in compagnia
 
uscendo
è notte nera
se ho perso con te
la vera partita
 
eppure di baci
mi accennavi
tutt'altra vita
 
 

giovedì 26 marzo 2026

non ci parlo

 

signore 
ho perso il tuo nome
se alle labbra  
non restano preghiere                                                                                                     
un continuo massacro
così l’uomo
ultima bestia
del creato
 
m’inginocchio
sull’ultima fila
d’una chiesa di periferia
 
ascoltando
una voce
nel fumo
di cera
 
qui venivo un tempo
a cercare pace
dal passato
 
adesso un prete
invoca lo stesso
e nulla è cambiato
 
poca gente
che di fretta uscendo
fa il tuo segno appena
e già sale in macchina
 
dietro il pulpito in penombra
raccolgo quella figura
braccia spezzate
corona di spine
e la lancia fresca di giornata
 
noi ci parliamo
cristo
 
ma con la tua gente
finta che giudica
e templi moderni
riempie di mercanti
 
non ci parlo
 
 

il confine

 

una voglia di stare
da solo in spiaggia
a guardare lontano
 
magari due passi
se ce la faccio
sul molo
poi seduto un poco
giù al faro
 
quando sul tramonto
questo mare d'inverno
fa compagnia in fondo
 
con il suo fiato a salire
onde più alte
a coprire
avvolgere
dentro
 
e le ferite nascondo
baveri alzati
d'un brivido
a provare il confine
 
volando via
gabbiano
controvento




 

C’è un diario di bordo che ci accompagna talvolta dall’età della ragione o forse, come amo pensare, della “passione”. Qualcosa condividiamo, qualcosa teniamo in serbo perché sia solo nostra e ci faccia compagnia sino alla fine della traversata, sai, oltre i siti e i commenti che arrivano e passano, resta il mare delle emozioni personali. Siamo un po’ tutti gabbiani controvento Puerlongaevus, ed è quel vento comune che ci tiene in quota. Un saluto e una stretta di mano. ( Arlette )




il nulla

  in ogni stanza ascolto la tua voce ancora e sulle scale il brivido al corrimano senza più ragione   e solo rimango in silenzio compagno di...