Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
domenica 4 ottobre 2026
non mi parlare d'autunno
d’autunno
che già porto sulla gobba
e trascino al bastone
non mi parlare
navigante d’inchiostro
a ripetere il viaggio
sul mare di foglie
con la facile rima
in cadenza
di metrica
che ci coglie
al timone
cercando
la rotta
sulle pagine
gialle
allora donna mia
metti il rossetto
in tinta di stagione
quando cadono
tante voglie
per un senso di migrare
dalle braccia spoglie
o per un salto alle siepi
che il vento raccoglie
forse per un brivido
noi insieme al volo
di stormi
quando stringono
a confine
poi rabbia
fiondano
in gregge
a bucare
il cielo
sono fremiti
alle ali pronti
che voglio liberare
dal recinto
che più non regge
sabato 3 ottobre 2026
non dimenticatemi
allora
stanotte ci saranno
tutti quanti gli amici d’un tempo
che m’aspettano all’osteria
e a loro dedico una poesia
dal calamaio colmo di nostalgia
eccomi sulla via con un sorriso
si farà tardi
un bicchiere di
ricordi
tu alzi il gomito
ma è un inno alla nostra giovinezza antica
cantiamo
e in bocca tornano le sue parole
non dimenticatemi
come posso cancellare quello sguardo
sull’argine della vita
mi tendeva una mano
io l’ho raccolta
stretta qui
e adesso elevo un calice
alla vita che ci hanno rubato
che doveva venire
la senti
è l’ultima corriera sul piazzale
ti trascini allo sportello
ma non volevi salire
c’era un viaggio da fare
e seduto in fondo
hai scorso ai vetri
tanti anni perduti
ma sì beviamo adesso
lui è partito
ecco ci sorride
lo sento
tornerà stanotte con noi
quando all’angolo
ci conteremo uno ad uno
come una volta
in un appello d’ubriachi sogni
e chi manca
pagherà un altro giro
*
(a tutti i compagni andati avanti, alle pochissime per quanto rare donne che mi hanno voluto un poco di bene, dico solo grazie...per aspettarmi, e ...intanto non vi dimentico...mai ! )
venerdì 2 ottobre 2026
la stagione del valzer viennese
un vizio
ha il vento
di ficcare il naso
ovunque
e giocando a carte
sulla piazza
ha fretta di scappare nei vicoli
dove alle rincorse
convince tegole e vasi
sparsi
aria fredda
che alle spire
avvolge
spinge per strada
e cappelli
ombrelli
pezzi di storia
coinvolge
nel racconto
la balera a chiudere
con il valzer viennese
e allora vestita elegante
con i colori d’autunno
la mia regina
al centro della pista
scialle da baciamano più inchino
gentiluomo il vento
al tuo respiro
palpitando sulla spalla
dell’unica donna
a farmi sentire vivo
giovedì 1 ottobre 2026
tempo di nostalgia
piano scendo sull’antica pietraia
fuori paese
incontro al mio amore
questa campagna ai fianchi
così bella
quando si spoglia d'autunno
ed è tutta mia
solo cinta di scialle
ti viene incontro
ai filari nuda
ed è tempo di nostalgia
sui primi passi di nebbia
alle fratte di migranti
perduti
poi sull’arco della porta
al ritorno
improvviso quel rintocco
che è già sera
in fila a quelle donne
c’eri anche tu
in preghiera
e la tua ombra
ora fa compagnia
sottobraccio fino all’angolo
dove il buio aspetta
la mia
mercoledì 30 settembre 2026
al ritmo dei grilli
la lunga notte
che ai battenti sottocasa
sfodera i treni
ma no
interminabili convogli
senza capo né coda
sui binari
anzi
vecchie corriere
tutte quelle d’una vita
per tornare a casa
invento sulla strada
vuota
i rumori che confondono
nei silenzi che ubriacano
non resisto
e vado appresso alle ombre
in fila indiana
piedi neri
i tormenti
non la smettono
da buoni crumiri
e nel cielo senza luna
basta una lampada
spenta a far rima
e questi appunti
di viaggio
fino alla stazione
in fondo
reggono le attese
poi la riunione
in panchina
a fumare
io e te
mentre mi spieghi
cosa c’è
da fare domani
e dormo
all’elenco
delle spese
dammi un bacio
almeno di consolazione
la carezza
del condannato
alla solitudine
quando appoggio la testa
sul legno
e grilli in concerto
tengono il ritmo
la luna notte
passerà
sfregando le zampe
noi le ali
se non sanno più
volare
martedì 29 settembre 2026
finire a settembre
ora che nei grappoli
sarà maturo il nettare
e gli acini dei versi
puoi snocciolare attento
separando la polpa dai raspi
come nei tini al fermento
già la musa borbotta
finire a settembre è così bello
per essere seminati nei solchi
e quanti filari laggiù spogliano
l’impressione anche noi
d'essere colti
sotto a chi tocca d’autunno migrare
e sul davanzale d'una lenta
sera
all'ultimo volo siamo sospesi
finire a settembre
quando nelle vigne del signore
staccano anime
accompagnando il vento
uno scialle di nebbia
e tu baveri alzati
un brivido a nascondere
allora vieni qui
accendiamo il fuoco
castagne e un buon bicchiere
al camino mirando
quanto tempo in fumo
ricordi in cenere
lunedì 28 settembre 2026
sulfamidici e baci
tutti i giorni
e le notti
che non ti dico
quante volte
ho urlato muto
aspettando sottocasa
e la vita va avanti
mi manchi
così tra bottiglie rotte
chimere in frantumi
di chiacchiere inutili
ho fatto tardi in osteria
rimangono sul marciapiede
a pezzi le ombre
d’un passato
ma è il domani che ti fotte
appena girato l’angolo
tele di muffa
giochi di salnitro
alle mura un fritto misto
dai ponti mirando una città vuota
a quest’ora anche il cane
finito di pisciare
mi guarda fisso
come a dire
ho fame
ci rimane sotto le stelle
l’attesa fino all’osso
ancora sigarette
pure tosse
un peso in gola
lo so
cambia il tempo
fa freddo
quando volevo
per la febbre
sulfamidici e baci
tira il guinzaglio
adesso una bestia
di solitudine
no
non li sentiamo
i rimorsi
pronte le valigie
riverso tra i cartoni
il vecchio poeta
s’è bagnato
i pantaloni
dai con la rima
anche rotti
i coioni
domenica 27 settembre 2026
una sola stagione
nudo
sulla piazza vuota
il nostro sogno d'estate
e dalla torre
il colpo di grazia
a rubare l'istante
preciso il brivido
alla schiena
riaccompagnando
l'ombra tua a casa
una sola stagione
amanti
e sul viale
dove sono ingiallite
tante ragioni
ho paura a calpestare
l'unica
di vivere insieme
sabato 26 settembre 2026
le poste di settembre
andrà via l’estate
sopra carrozze d’afa
già comincia di foglie
ad intercalare il poeta
rime con scialli
e così rimangono vuote
le poste di settembre
andiamo allora sottobraccio
a mirare quante illusioni
ingiallite di ragione
oltre il fumo
di roventi passioni
ecco l’autunno
con il suo inceder lento alle chiome
come sui monti canute le cime
appoggiati al mio affanno
resisti ancora un poco
non voglio rimaner da solo
alle porte d’inverno
quando sul piazzale fuori le mura
scendendo all’antico lavatoio
come impressiona dal convento
quel suono del vespro
a cadere l’ultimo bagliore
ora
lungo la pietraia farà presto
il buio a tirar su la coperta
in sordina
lascio un saluto da Armindo
alla pompa di benzina
dopo la strada è incerta
se alla prossima curva
trovo il cancello
d’ultima dimora
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