mercoledì 26 agosto 2026

un poco d'aria

 

lungo meriggio d'estate
soffocato nella stanza
chiodo fisso la tua lontananza
salgo in terrazzo
a prendere un poco d'aria
 
rimango oltre panni stesi
a fissare lontano
tra parabole e antenne
tanti perchè
senza un messaggio
notizie di te
 
quando torna verso sera
un gabbiano a risalire il fiume
sento d'aprire le braccia
saltando d'una vita
a metri quadri il confine
 
così finalmente libero nell'azzurro
sorpassare quella ferrovia di giorni
le code al mare
troppi ricordi a suonare
 
un tuffo sulla marrana
vento in canna
mirando alle baracche
dove formicolano larve
che mai diventeranno farfalle
 
finisce il volo
quando fari di notte
sul nastro d'asfalto
indicano d'atterrare
 
da solo
qui al buio
allora spengo le ali
 
 

martedì 25 agosto 2026

da cima alle nuvole

 

madonna
stanotte non passa
un treno
 
qui a letto
sulle gambe
malfermo
nemmeno un convoglio
che mi trastulli
 
se non dormo
e fino all’alba
mastico
di memoria
i rimasugli
 
conto le ore
che batte la campanella
delle monache
dalla compieta
alla stella matutina
sarà forse l'anima salva
 
l’aurora coglie
chiarori da dormiveglia
e contemplazione
 
fulgido un riflesso
alla specchiera
mi sento carcerato
in attesa d’infermiera
 
dalle sbarre noto
che il tempo
scappa a gambe levate
ladro patentato
era
solo ieri
che mi guardavi
passando al caffè
poi a letto
saltando il matrimonio
pausa un figlio
 
adesso che è grande
mi guarda dalla foto
e vola sopra città
proprio come sua madre
che un vecchio illude
da cima alle nuvole



lunedì 24 agosto 2026

pelle di creta

 

la strada bianca ormai
di vacche e carri
muli e somari
anche cavalli
che costavano però cari
 
solo di polvere
carreggia i ricordi
per un paese
in fondo alla storia
 
quando sono partiti
uomini
pescatori o braccianti per fame
pure briganti alla macchia
 
lassù
o dove la riga congiunge
la distesa
avevan tutti la stessa
pelle di creta
 
ora che sull'asfalto
sto ripartendo
sento solo il colpo addosso
di sportello
 
quando ho visto una faccia nera
che sorrideva
forse a chiedere scusa
per il rumore
 
ma no
è stato il silenzio
fisso al finestrino
attraversando la mia terra
di monti e mare
 
nelle immagini
di solitudine
a far più male



domenica 23 agosto 2026

23 agosto 1927

 

 


a Nicola Sacco e a Bartolomeo Vanzetti ,

 

innocenti eppure uccisi il 23 Agosto 1927 , nel grande paese della statua della libertà.

dedico il mio ricordo imperituro perché l’utopia dell’anarchia non è qualcosa d’irraggiungibile, ma è solo quello che non ci vogliono far raggiungere…

e lo si raggiunge non con la violenza , ma con la giustizia e la libertà onesta e chiara, e con la pace tra i popoli ,

pure distruggendo le armi , rimuovendo i muri e i reticolati come i confini dell’odio,

soltanto allora si capirà che la fratellanza e l’uguaglianza sociale sono una sola cosa nel rispetto dei diritti della persona più sacri,

il lavoro che sia come la salute e la dignità e la sicurezza

non comprate e non vendute

il futuro dei nostri figli che sia tutelato e difeso contro ogni guerra

e infine il mondo intero che sia libero da dittature ingiustizie sfruttamento

e che abbia l’insegnamento di Ghandi e Martin Luther King Jr.

come di questi veri martiri contro ogni oppressione



 "" sono passati 99 anni, sarebbe ora che l'America texana trumpiana chieda scusa per una ingiustizia spaventosamente cruenta, NO, i veri anarchici non sono bombaroli o dinamitardi, magari al regicidio di Bresci inneggiano, SI' , è vero, ma le caste reali hanno determinato milioni di morti con le loro guerre di corte, basta con i sopprusi dei monarchici e dei giudici sceriffi che hanno messo sulla sedia elettrica due poveri onesti lavoratori emigranti, basta ! ""


per altre vie

c’incontriamo
al caffè lo stesso
 
notte scura
sui tavoli
con la rabbia
di non trovarti
 
discorsi di fabbrica
che mai dimentico come il fumo in tasca
 
noi d’un tempo
e del pensiero libero
ultimi compagni rimasti
 
quando due bicchieri
un solo canto
fisso vuoto
il posto a fianco
 
sciogliendo il pianto
 
 

niente da fare

 

niente da fare
con il vento
 
nelle stanze fischiando
dopo la notte insonne
 
e spifferando altre storie
naufrago a letto
 
mi parlavi d’una giusta distanza
a far data una lunga assenza
ora basta
 
se ti tengo stretta
e già sogno all’alba
di calarmi tra le folate per strada
 
hai sfondato
imposte e scuri
e sulle scale
possiedono brividi
tutte le correnti alle ali
per una sola direzione
la tua
 
m’arrendo
se il tuo vento
lingua lunga bussa al portone
discorre di sotto in cortile
gioca a carte
e i mulinelli sono storie
un tempo di mira
 
oggi questa donna
lascia i pensieri in tempesta
e nel vortice come tira



sabato 22 agosto 2026

titoli di coda

 

strade vuote
d’una notte insonne
 
il nostro amore
lungo marciapiedi
 
così breve ai fanali
come farfalle da bruciare
 
una luna bugiarda
invita sui tetti a volare
 
tra parabole e antenne
il tempo in fuga
 
il ricordo adesso fa male
e ubriaca al ponte laggiù
quell’immagine
d’un tuffo non aspetta più
 
troppi rimpianti
sul lungotevere
portano viali
sotto i platani
per quante ombre
ai baci
 

noi due evasi
a piedi nudi
dal racconto
sull’argine
d’un sogno
 
per sempre
questa città
di monumenti
storia
fissa
la nostra
a memoria
 
eri mia
in cima al mondo
pur vana gloria
 
di templi colonne
a schiera
statue
insegne in rovina
i nostri nomi
perduti
 
adesso ascolto
di popoli e genti
l’eco in silenzio
 
solo gatti al verso
sui titoli di coda
 
 

venerdì 21 agosto 2026

che pena

 

torna l'estate
a profumare dagli orti
e curando insalata
pomodori un poco
cerco scampo all'afa
 
poi va meglio
se arriva un temporale
così non ti sento
dalla finestra
che ripeti d'innaffiare
 
questi lunghi meriggi
che perdo in ozio
sei peggio
delle zanzare
ronzando dal balcone
fin sul vicolo
con il rimbombo
nel timpano
a ripassare un nome
 
il mio è sulla bocca di tutti
e dalle stanze sale l'eco
 
tormentone o ritornello
a volte resisto
poi all'ennesimo mio caro
ti sparo ai vetri
un pomodoro
 
quando ci sorprende
la sera
come due innamorati
in scena
tu
a condire insalata
io
a pulire finestre
 
che pena
 
 

giovedì 20 agosto 2026

estasi


è già notte
nei vicoli scuri
dove si stringono le case
all'eco di tanti ricordi
 
zingaro
il più bello
dallo sguardo fiero
con i tuoi ricci ribelli
e quegli orecchini a cerchi
che muovevi ai baci
 
e la nostalgia
salta all'angolo
se al tempo
non resisto
scappando
una voglia
di possederti
contro il muro
di muffa
e rimpianto
 
così della mia luna
gitana all'inseguimento
acrobata di sogni
come di fumo saltimbanco
 
non posso raccontare oltre
se a forza d'intingere
i sensi
ho finito l'inchiostro
 
rimane il silenzio
lingua lunga
d'estasi
 
e tu sola
mi capisci



mercoledì 19 agosto 2026

non solo angeli

 

questo pomeriggio d’estate
accompagno fuori
i nostri ricordi
 
allora ti mettevi un vecchio scialle
e non parlavi sulla passeggiata
davanti ai monti
 
solo quel sorriso stanco
 nei tuoi  passi
uno dietro l’altro
pomeriggi  d’avanzo
che a sera non bastava più il tempo
 
e quando ti sei fermata alla chiesa
con la gente che salutava
mi sono perso dietro un funerale
vuoto a rimettere l’anima
 
se alla tua foto
sorridendo così lontana
 
non solo angeli
piegano le ali
 


martedì 18 agosto 2026

odio l'estate

 

dei baci che ho perduto
tengo a malapena quel sospiro
dopo che avrò questa lettera
finito
 
odio l’estate
di certo
chè mi ha tolto
inchiostro
e voglia di scrivere
 
mentre pedalo alla tastiera
chissà quante nostalgie
per ricordare un amore
 
ah le poesie
d’un giovane innamorato
ora gobbo allo schermo
sui ricordi inciampa
malfermo
 
e ancora dai siti
non si toglie di torno
dando soliti addii
come i tratti d’un moribondo
 
mio caro profe
al palazzo delle Lettere
come menavi sulla schiena
e alla nuca i ceffoni
volavano
 
erano tempi migliori
da vivere fuori
dentro i peggiori
 
oggi mi sveglio
a dir poco dal coma
amo una donna
virtuale
ma non di gomma
certo non ha valvole
ma spara cuoricini
leccornie su ogni pagina
 
è un mondo che va così
certe volte m’alzo
a stento come confuso
misuro la pressione
intanto suonano
campanelle di messaggi
avvisi di posta
 
dio mio
che importa
io l’amo
e poi ci scriviamo
di soppiatto
preciso il profe
che ci beccava



un poco d'aria

  lungo meriggio d'estate soffocato nella stanza chiodo fisso la tua lontananza salgo in terrazzo a prendere un poco d'aria   rimang...