martedì 7 aprile 2026

focaraccio

 

alla malora
il rimpianto
stagione nuova
sta per tornare
 
e non farti trovare
con quel grembiule
a sforbiciare insalata
o sempre in cucina
dietro le pentole
a sbuffare
 
metti una camicia
a fiori
rossetto sulle labbra
e tira su la gonna
fuori le gambe
 
apri gli armadi
rivolta l’anima
e i materassi
basta con le poesie
inutili sul tavolo
 
fai un bel focaraccio
bruciando i rimorsi
e non tagliare mai
la lunga fila di formiche
 
salgono sul ballatoio
a portare estate
e che sia allora il tempo
d’amarci
noi due premendo
contro i seni
non sui tasti



il vecchio lampione

 

quando al tramonto
certi riflessi
saltavano in cucina
 
m'alzavo bambino
ad inseguirli
dal seggiolone
dito puntato
ai cristalli
 
adesso vorrei
comodo dal divano
sulla sera che arriva
godermi
quel bagliore
allo specchio
della credenza
antica
dove un cuore
hai posato
che ancora brilla
 
dura poco
perchè già cade
nell'orto
dove miro
all'insalata novella
più due giri di lumaca
e lassù la prima stella
 
se non arrivo al muretto
e confondo le siepi
con i monti dietro
sullo sfondo
 
ma il vecchio lampione d'angolo
si distingue sempre
da gran signore
a rimanere acceso
col suo portamento
chino alle preci
sul vespro
 
solo di notte fa tardi
ma ha tante dame
alate da soddisfare
e poi è un gran cuoco
di sogni a tegame
 
che vuoi di più
se ondeggia alle folate
indicando un inverno
alle porte
 
e quante volte
ai primi fiocchi
mi sono affacciato
la notte dai vetri
a quell'amico
nel gelo impalato



lunedì 6 aprile 2026

pelle nuova

 

canto alla vita che torna
al trionfo di colori così vividi
al trambusto di pollini in volo
vera catarsi di braccia in alto
i rami dall’orto che risorgono
 
e mi sento oggi
una lucertola stesa
al sole lungo il muretto
sfogliando pelle nuova 

come vorrei sul mare
d'un campagna in fiore
tra le onde di fieno
innalzare le mie vele

almeno potessi rincorrere
a perdifiato
l’inverno che va via
per abbracciare
la stagione novella
che si fa bella di poesia
e
poi la notte
in cerca della stella
buttare via
pillole dal comodino
 
ma quanto sei bella
nella volta incinta
e accesa d’astri e comete
 
torno a vivere
così per un attimo
non fa male
il buio dentro



domenica 5 aprile 2026

nel guscio

  

sono qui stamani
camminando in riva
al tempo
 
tanta la voglia di cavalcare
marosi
impeto e schiuma
dentro
 
come rabbia di stagioni
buttate via
ed erano le migliori
 
con i silenzi stretti in pugno
stampo orme
curvo in battigia
 
segni a pasqua d’un passaggio
forse l’ultimo
 
mirando a tratti
oltre la scogliera
la fine del mare
 
su quella riga in fondo
dove nemmeno una vela
ormai torna indietro
 
solo
ai confini del nostro piccolo mondo
mi ritraggo nella gobba
davanti all’universo
 
mollusco nel guscio
 
 


sabato 4 aprile 2026

la preghiera del mare

 

la sera attracca ai pontili
con il suo scafo antico di notizie
e tu sei la vela che ripiegano
 
poi la notte ormeggia pensieri
a un molo di vecchiaia
 
mentre alla macchina stai cucendo l’attesa
per un uomo che non tornerà
ma guardi sempre oltre i vetri
altri sospiri tesi
specchiando sulle onde tremulo oblio
 
e tu
padrone di barche e della rotta
sugli alberi elevato
ai cordami e al timone deciso
 
ascolta la preghiera del mare
che i flutti della vita sospingono
nembi di tempesta sottendono
 
e la voce dei perduti echeggia
come il ricordo di chi ha lasciato
curva ai remi per sempre la schiena
 
ascolta dio delle acque
dal profondo un lamento
perchè  alta sulle cime di tanta solitudine
ti chiama  una donna
implora in silenzio
e grida muto sgomento
quando pure una luna in capo a quelle stelle
fa delle sue spine corona
 
è la preghiera di chi al davanzale d’una vita
ha coltivato poveri sogni
e noi portiamo ora
dove terra non c’è mai abbastanza
a coprire le sue braccia tese



 

venerdì 3 aprile 2026

incanto

 

febbre in risalita
a letto con te
 
sogno d'amore
il contagio
 
nei brividi di voglia
sulla pelle
 
portando i segni
di passione
in viso
 
e toccando al buio
d'un soffitto le stelle
sei incanto
 
quando splendi luna
alla marea di sensi
salendo orgasmo
 
 

giovedì 2 aprile 2026

tutti eroi

 

quante sere d'estate
siamo usciti
a prendere il fresco dopo cena
 
e seduti sul muro di piazzetta
abbiamo atteso le stelle
come la luna
accendersi allo schermo
 
se le chiacchiere al buio
valevano un cinema
ed il fanale sulla via
faceva di farfalle
compagnia
 
stagioni lontane
ricordi in pellicola
con il prete alla manovella
e sul telo
un paese da raccontare
 
noi con le sedie
di corsa in spalla
alla prima fila
 
tutti eroi
la nostra generazione
alla lente del passato
 
quando tornavi di notte
abbracciato a mamma
dormendo dal secondo tempo
patatine in mano
 
sporco d’un sorriso
che non t’ho più visto
addosso



 

il nulla

 

in ogni stanza
ascolto la tua voce
ancora
e sulle scale
il brivido
al corrimano
senza più ragione
 
e solo rimango
in silenzio
compagno di momenti
più belli
quando la fiamma
al camino
eri tu così bella
a cantare
tra i fumi
a vapore
scoppiettando
in gola
 
quando giovane
il legno
faceva fragore
tra gli alari sacri
della casa antica
 
adesso se accendo
non mi dà più
quel calore
mentre siedo
stanco della vita
 
ascolto fuori
il vento ai saluti
e su per la cappa
come chiama
 
dai nostri tempi
è muto il pendolo
solo un battito dal giardino
dove ora naviga
il tormento
nelle folate di neve
a coprire le tue orme
 
dopo sulla coperta
il nulla
 


mercoledì 1 aprile 2026

chi sei

 

scrivo per te
senza nemmeno sapere
chi sei
 
eppure sulla pagina
sento il tuo respiro
e
vado per i cieli dell’anima
a sfogliare
nuvole
così
senza ragione
solo a cercarti
 
no
ti troverò mai
ma disegno una donna
anche se non ci credo
le do voce
e mani
per raggiungermi
quando non ce la farò
più a scrivere
 
sta arrivando il buio
e sul tavolo
fanno compagnia
le carte
i lontananti sogni
e i volti di allora
i nomi perduti
le promesse
mai mantenute

sono zingaro
di steppe magiare
dune del deserto
a sferzare il ghibli
e mari
che mai navigammo
come quell’isola
mai trovata
sulla mappa d’amore

io e te
pirati all’assalto
se insieme
stiamo volando
così bene
oltre il margine


 

martedì 31 marzo 2026

giallo galante

 

a fumare insonne
anche stanotte sul viale
 
miro un'ombra
che uscendo dal muro
avanza
 
è diversa
non sta in fila
e mica risponde alla luna
come fanno ordinate
le altre
 
tutte apparecchiando disegni
di muffa a custodire messaggi
 
lei invece posa nuda
a un fanale giallo galante
 
peccato quel cane a farla
addosso agli amanti
 
 

focaraccio

  alla malora il rimpianto stagione nuova sta per tornare   e non farti trovare con quel grembiule a sforbiciare insalata o sempre in cucina...