Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 2 aprile 2026
mercoledì 1 aprile 2026
chi sei
scrivo per te
senza nemmeno sapere
chi sei
eppure sulla pagina
sento il tuo respiro
e
vado per i cieli dell’anima
a sfogliare
nuvole
così
senza ragione
solo a cercarti
no
ti troverò mai
ma disegno una donna
anche se non ci credo
le do voce
e mani
per raggiungermi
quando non ce la farò
più a scrivere
sta arrivando il buio
e sul tavolo
fanno compagnia
le carte
i lontananti sogni
e i volti di allora
i nomi perduti
le promesse
mai mantenute
sono zingaro
di steppe magiare
dune del deserto
a sferzare il ghibli
e mari
che mai navigammo
come quell’isola
mai trovata
sulla mappa d’amore
io e te
pirati all’assalto
se insieme
stiamo volando
così bene
oltre il margine
martedì 31 marzo 2026
giallo galante
a fumare insonne
anche stanotte sul viale
miro un'ombra
che uscendo dal muro
avanza
è diversa
non sta in fila
e mica risponde alla luna
come fanno ordinate
le altre
tutte apparecchiando disegni
di muffa a custodire messaggi
lei invece posa nuda
a un fanale giallo galante
peccato quel cane a farla
addosso agli amanti
lunedì 30 marzo 2026
dominus
timida la sera
e schiva al tramonto
tinge rossore
in viso
così quella donna
risale al vespro
verso il cielo
che in terra
ha condiviso
la madonna
delle grazie
dai riflessi d'oro
in cornice
sul rintocco
per sentieri
di campagna
chiama alla fede
nel grembo
concepito
il vangelo
è spartito
con i salmi
d'un cantico
all'organo
antico
e fumo d'incenso
dal turibolo
dominus
tra le colonne
ripete l'eco
vulnus
di mistero
se non credo
senza svegliarti
all’ultima curva
s'apre il paese
nel nulla
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa
già chiamando le voci
da Lido in osteria
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi
domenica 29 marzo 2026
Futura
bastava
un sottotetto
il guscio
di soffitta
così folle
l’universo
per l’artista
donna più in alto
di bambole
e pillole
scalando il cielo
volevi crescere
sopra le nuvole
alla chitarra
le più belle canzoni
e di note e rime
a comporre insieme
l’amore
ecco il futuro
in piccionaia
gridavi soddisfatta
allargando le braccia
pure le gambe
se arrivata poi una figlia
la chiameremo Futura
sabato 28 marzo 2026
sublime
la carovana avanza
nel deserto
così lunga
di ricordi impossibili
mirando solo dune
spettinate dal ghibli
a coprire
quanta gente
mai passata
nella cruna
oasi e cammelli
lontananti sogni
alle spalle
oggi
guardo avanti
solo a questo mare
di Casablanca
e la donna
che cerco in spiaggia
ha nome
Jasmine
pelle scura
occhi profondi
profuma d’incanto
e magia di terra
sull’oceano
a confine
se ho lasciato
tra le sue gambe
una voglia
d’uomo in volo
sublime
venerdì 27 marzo 2026
in tempesta
stasera vado solo
in avanscoperta
impavido alla tormenta
di fronte un mare
in tempesta
tra i baveri
vento gelido
a raffica
quando marosi
a schiumare in risalita
mettono addosso
la stessa rabbia
che sbattono sul molo
sono stanco
così mi fermo
al piccolo caffè del porto
rifugio
per vecchi lupi
un bicchiere
fa bene
giocando a carte
in compagnia
uscendo
è notte nera
se ho perso con te
la vera partita
eppure di baci
mi accennavi
tutt'altra vita
giovedì 26 marzo 2026
non ci parlo
signore
ho perso il tuo nome
se alle labbra
non restano preghiere
un continuo massacro
così l’uomo
ultima bestia
del creato
m’inginocchio
sull’ultima fila
d’una chiesa di periferia
ascoltando
una voce
nel fumo
di cera
qui venivo un tempo
a cercare pace
dal passato
adesso un prete
invoca lo stesso
e nulla è cambiato
poca gente
che di fretta uscendo
fa il tuo segno appena
e già sale in macchina
dietro il pulpito in penombra
raccolgo quella figura
braccia spezzate
corona di spine
e la lancia fresca di giornata
noi ci parliamo
cristo
ma con la tua gente
finta che giudica
e templi moderni
riempie di mercanti
non ci parlo
il confine
una voglia di stare
da solo in spiaggia
a guardare lontano
magari due passi
se ce la faccio
sul molo
poi seduto un poco
giù al faro
quando sul tramonto
questo mare d'inverno
fa compagnia in fondo
con il suo fiato a salire
onde più alte
a coprire
avvolgere
dentro
e le ferite nascondo
baveri alzati
d'un brivido
a provare il confine
volando via
gabbiano
controvento
C’è un diario di bordo che ci accompagna
talvolta dall’età della ragione o forse, come amo pensare, della “passione”.
Qualcosa condividiamo, qualcosa teniamo in serbo perché sia solo nostra e ci
faccia compagnia sino alla fine della traversata, sai, oltre i siti e i
commenti che arrivano e passano, resta il mare delle emozioni personali. Siamo
un po’ tutti gabbiani controvento Puerlongaevus, ed è quel vento comune che ci
tiene in quota. Un saluto e una stretta di mano. ( Arlette )
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