Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
domenica 11 ottobre 2026
allo specchio di sera
il tuo vecchio abat jour sul comodino
miro allo specchio di sera
quando un’ombra al trucco
col fondotinta a coprire assenza
lo so
e poi amore
sabato 10 ottobre 2026
le ultime parole
adoro
la notte
ascoltare
note d’amore
che compongono
in concerto
le ombre
a filo di spartito
in riga di mura
sempre seguendo
le tue orme
la chiave della musica
è il silenzio
che dona impronta
ai nostri baci
e sinfonia
sale in orchestra
di fiati
percussioni
d’un cuore
che vibra
come all’ombra
più cara e mia
si lascia andare
in fuga all’alba
di seguito
al primo rumore
che confonde per strada
le ultime parole
un'altra stagione
occupa le stanze
quest’aria di mare
ancora di salsedine
cassetti e armadi
salta le scale
di corsa
arrivando da spiagge
libere
all’eco di corridoio
così vado incontro
alla sera
stanco
di non trovarti
aspetta in giardino
l’autunno
occhio alle palme
malate
ai vasi in secca
a questa dannata
tristezza
che si insinua
tra le crepe
e l’età mostra
certo la casa
di spifferi
maestra
ha lingue
ovunque
mormora
alla tua assenza
ripete
che l’estate
è un’altra stagione
per foto d’album
a far male
però accoglie
ancora le voci
i segreti
mille tormenti
dai fiati in gara
per uccidermi
lentamente
allora giorno
dopo giorno
in veranda
comincio
a migrare
come in fondo
rimane
quel mare
sulla soglia
d’attraversare
venerdì 9 ottobre 2026
nel deserto la luna
non ci sono gabbiani
e diversa appare
la luna
identiche però le palme
come di sabbia
tutte le onde
fino a conquistar la soglia
così per dare il segnale
s'alzano i cammelli
di corde e bagagli
gobbe spettinate dal ghibli
somigliano a marosi gialli
in risalita
a chiudere gli occhi
la carovana è partita
giovedì 8 ottobre 2026
come ti vorrei
non c’è tempo
il rumore addosso
di sportello
e le mani tremano
aspettando la tua
salire al finestrino
un saluto in aria
rimane al fischio
sospeso
scatta il semaforo
e muove il treno
queste lacrime
a scivolare piano
sui binari
solchi del viso
più duri
ma rimani per sempre
bella
come ti vorrei
con quel sorriso
legando i capelli
a sciogliere certi desideri
e così dai riflessi
specchiando
poso tanti pensieri
sull’ombra a fianco
mercoledì 7 ottobre 2026
letto d'hotel
quelli che di notte
incontri sotto la pioggia
a chiedere un passaggio
sono ricordi
che lasci indietro
continuando però a fissarli
dallo specchietto
tra le righe sull’asfalto
perduti in fondo
come nel buio vanno i fari
dentro a far male
meglio sulle curve bagnate
a letto d’hotel
scoprendo poi
un’alba da camionista
solo e stanco sul piazzale
a far salire in cabina
per compagnia
quelle immagini di ieri
martedì 6 ottobre 2026
non torno
mi
raggiunge il fiato del mare
arrancando nell’afa
attraverso canneti a
cercare
un poco di pace
intanto se ne va
nei passi di melma
un altro giorno
soffocato di noia
e zanzare
che pastrocchio
gracidano due rane
butto una lenza laggiù
sopra le case d’un meriggio avaro
a pesca di qualcuno che non verrà
perso il sentiero
pure l’eco indietro
un raggio tra il fogliame
a conficcarsi in mezzo ai pioppi
forse un messaggio
a perpendicolo della sera
che si fa bella al tramonto
sul declinare della vita
quando il verbo diventa credo
al rintocco lontano
non torno
sono fermo in mezzo alla notte
gambe aperte a sognare
la luna verrà con i tuoi capelli lunghi
alla chioma d’una quercia
dove in cerca di stelle
appendo stanco
le braccia
lunedì 5 ottobre 2026
noi del tempo
oggi un vento strano
stacca dalle braccia
ultime foglie
ricordi ingialliti
a volare lontano
poi prende il vicolo d’infilata
sbattendo persiane
dietro
cocci sparsi nell’orto
i nostri vasi
così ascolto d’ali in fuga
un fremito
come nelle lingue al portone
il gemito
di quest’anima sui cardini
pronta a migrare
lascio pagine vuote
sul tavolo
tele del racconto
al soffitto
tirando nel buco
quel ragno
facili prede
noi
del tempo
domenica 4 ottobre 2026
d'ottobre
indietro
ho perso tante battaglie
e davanti
a cadere
miro solo foglie
qui sul tappeto
d’ottobre
chino il capo
incurvo la mente
cercando
ma cosa
nella terra di nessuno
non c’è più niente
ha rubato
tutte le impressioni
questo tempo
ladro
scappa e nel sacco
nasconde
ghiande e crisantemi
qualche lacrima
sparsa
due orazioni
sento nell’eco
aprendo il cancello
che sono sopravvissuto
all’oceano di nomi
e volti
e sono fermo
al tuo
madre
che ripeto
in silenzio
guarda lassù
alle cime d’inverno
ma quante bufere
nascondi dietro il marmo
guarda
lassù
bucando nuvole nere
quel sorriso tuo
in eterno
se d’ottobre
non ho più
un posto
nel cuore
non mi parlare d'autunno
d’autunno
che già porto sulla gobba
e trascino al bastone
non mi parlare
navigante d’inchiostro
a ripetere il viaggio
sul mare di foglie
con la facile rima
in cadenza
di metrica
che ci coglie
al timone
cercando
la rotta
sulle pagine
gialle
allora donna mia
metti il rossetto
in tinta di stagione
quando cadono
tante voglie
per un senso di migrare
dalle braccia spoglie
o per un salto alle siepi
che il vento raccoglie
forse per un brivido
noi insieme al volo
di stormi
quando stringono
a confine
poi rabbia
fiondano
in gregge
a bucare
il cielo
sono fremiti
alle ali pronti
che voglio liberare
dal recinto
che più non regge
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allo specchio di sera
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vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
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e una sera lui venne in fabbrica a parlare attraversando un cancello di ruggine sospeso tra mura in cinta d’abbandono silenzio ...