Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 12 febbraio 2026
macchie d'inchiostro
ho fatto il mio tempo
vissute tante stagioni
che l'ultima sa parlare
solo di viaggi
stanotte
e di mare sul cuscino
allora ascolto
nei bronchi
il fischio del treno
più sibili e rantoli
di tradotta in gola
asma che sale in affanno
alle sponde
cercando spiaggia
tra le tue braccia
dove cullare
voglie d'onda
facili illusioni
a muover tenda
sul corridoio
come una carezza
a margine del foglio
ripassando al buio
macchie d'inchiostro
invenzione precisa
però il tempo
a stringere lo stoppino
tra le dita
rimane quell'acre odore
di fumo sul comodino
mercoledì 11 febbraio 2026
capisco il vento
capisco il vento
tutta la notte
a non darmi pace
portandosi via
ai primi chiarori
una sposa incerta
con veli di nebbia
allo strascico
non si decideva l’alba
a salire sull’altare
dei monti scuri
e c’è voluto il riso
d’un bambino
alla finestra
puntando nuvole
a menadito
oggi non fa testo
un pallido sole
a salutare sposi bagnati
auguri e figli maschi
mentre conto
i vasi rimasti
martedì 10 febbraio 2026
a piè di pagina
una poesia
d'amore
volevo dedicarti
curvo tutta la notte
a scrivere
eppure vuote
le carte
finito di versare
dalle vene inchiostro
e la mano da posare
a piè di pagina
nello spazio vuoto
oltre il margine
così il pensiero
possa volare
di parole
libero
a te incontro
come un sospiro
che non trattengo
lunedì 9 febbraio 2026
viaggi rimandati
voglio andare al mare
togliere
le scarpe
e sentire
la sabbia
sotto i piedi
non pensare
alle orme
indietro
e guardare il cielo
a riempire gli occhi
di quello che mi è mancato
senza te
in tutti questi anni
che ero cieco
poi la sera in compagnia
di gabbiani ai versi sul molo
raggiungere le barche d’una vita
con i viaggi rimandati
ricordi nella stiva
adesso che è finita
magari una donna
sulle spiagge nude
incontrare
come una volta
che t’ho conosciuta
ma la notte in agguato
al finestrino
dà solo cinema
tornando in treno
e
sull’ultima fila
dormendo un vecchio
con quattro fiocchi di mais
addosso
mezzaluna
un suono lontano
di fisarmoniche e violino
chiudo gli occhi
e riconosco il bambino
attorno ai falò
tra cavalli e danze gitane
ecco il circo in periferia
come scappando dietro i carri
a nasconderci eri mia
quando saliva il tendone
tiravan più corde in seno
che note di musica e allegria
mentre tutta la notte
vecchi gitani alla chitarra
suonavano malinconia
di mira le donne ai fuochi
cominciavi uomo
a sentire dentro
certe fiamme
così tizzoni infuocati
erano i tuoi occhi
alla brace
e mezzaluna sui campi
fissavo ardente in cima la falce
domenica 8 febbraio 2026
il sorpasso
di strade bianche
ho percorso
un tempo
monti e valli
vespa o lambretta
all’arrembaggio
anche senza miscela
di fianco appoggiata
ai paracarri
ma sempre
all’aria le tue gambe
amore
col foulard
mentre pilotavo
a tutto gas
quando mi stringevi
alle spalle
a salire marce
e voglie
finendo
a campi
ecco
la cosa
più importante
rossa in viso
una bella donna
per il mare
appunto
con la honda
pure un bel sorriso
e ormai di stagioni
all’acceleratore
meglio al retrovisore
il sorpasso
del tempo
cineasta
perfetto
alla pellicola
tagliando immagini
di pubblicità
salto al primo bacio
sul cavalletto
però le macchie d’olio
sul pavimento fanno
sudore dei vent’anni
adesso chiudo gli occhi
infilo i guanti
e sulla curva
piegato
sto volando
vorrei solo questa foto
alla sala di commiato
sabato 7 febbraio 2026
strana amica d'una sera
tanta voglia di lei
prende adesso
a guardare fuori
mentre ascolto la canzone
al buio sulle scale
fatica quell’ombra
per tornare
e nei solchi
struscia la puntina
se il disco è vecchio
il grammofono pure
lampi d’un temporale
in fondo alla città
lungo dormitori
sono segnali
di tanta fantasia
e già
invento
che tu sia
ancora mia
miro il vuoto
nella stanza
fa freddo alla pioggia
rigando i vetri
queste lacrime
strana amica
d’una sera
che sei venuta
a trovarmi
basta una lettera
che scrivi
e qui imbuchi
allo schermo
così ti vedo
mentre saluti
e curvo
alla tua mano
piego
girando
le stanze
in carrozzina
accelerando
lumaca di bava
e dolcemente
si fa per dire
rispondendo
ai tasti
dopo la musica finisce
e comincia
un’altra notte
che mi devi
lasciare
sei più piccola che mai
alla finestra
solo un’icona
ma tra quelle onde
sapessi
quanto mare
di lenzuola
camere con vista guardrail
sulle strade di notte
i fasci di luce
abbracciano in curva
un chiarore d’alba
che scappa tra le nuvole
e sorride ai vetri
come un lampo a galoppare
più di questo tormento
alla guida
inseguo all’orizzonte
sulla soglia del giorno
il tempo in fila
da superare
quanti
ricordi
s’allungano in corsia
segnali e semafori
che rughe proiettano
al retrovisore
affondo
stanchezza sul sedile
e sul nastro davanti
solo voglia d’arrivare
poi mi fermo ad un motel
ritrovando chiacchiere da bar
e una donna che ti spoglia
come ai falò della tangenziale
camere con vista guardrail
e mezzaluna in alto
sulle cinque stelle
dorme un camionista
con le tendine tirate
sul piazzale
venerdì 6 febbraio 2026
va bene
una sera di pioggia
che ti sto a fissare
con quel sorriso ancora
gonfio sulle labbra
di mare
sento magari stanco
lo scafo
ma una voglia addosso
di navigare
cerco allora in una foto
l'impressione
o quel profumo d'un tempo
nell'armadio
poi ritrovando le tue chiavi
sfioro quella rosa sempre più curva
all'ingresso
così
quando la nebbia
sale in giardino
m'arrendo sul divano
e circondato da rumori fuori
sussurri
come il battito ai vetri
vento o pioggia
inizia con te
allora il viaggio
sciolti i canapi
come i capelli
lasciando il porto
timone libero
non c'è rotta
basta arrivare
sulla distesa
in camera da letto
con le prime ombre
sottocoperta
una volta persa la direzione
del tempo che rimane
anche un cuscino da stringere
va bene
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