domenica 22 febbraio 2026

invece no

 

egoista e prepotente
ripete la canzone
che preferivi tu
 
maledetto quel tempo
che fu
perché ti sento ancora viva
 
mentre ascolto
quelle parole a far male
dentro
se son rimasto
un perfetto stronzo
 
e invece no
invece no
tutti i giorni
siamo in guerra
vecchio ormai
ma tu più bella
che mai
 

mi sa parlare il vento

 

ho bisogno d’ascoltare
e non rientro
stasera che mi sa parlare
il vento
 
sul palco
dal racconto libero
in scena
l’autunno
 
nei canti di vendemmia
come nei solchi
di semina
lo spartito
 
battendo folate
in metrica
i tuoi baci
all’infinito
 
lassù una luna calante
scappavi sul viale
tra mucchi di foglie
 
l’ultimo salto alle ali
prima della notte
al fermo immagine
 
 

sabato 21 febbraio 2026

su un altro golgota

 

tolte le macerie adesso
non c'è deserto
più vuoto intorno
 
e mirare questo paese
sulla spianata bianca
è come spogliare
un povero cristo in croce
 
lancia nel costato
oggi la solitudine
su un altro golgota
di povera gente
s'è consumata
 
nei volti senza pace
nelle mani che non scavano più
nel silenzio della rovina
quando dalle urla
strozzate alle parole
inutili
puoi solo nascondere ancora lacrime
 
e stasera quel cane al fontanile
era uno di noi
anche se perduto
 
prima di bere
chiedeva una carezza
 
del nostro dolore
muto
 
 

venerdì 20 febbraio 2026

altro che pozzanghere

 

la notte di marciapiedi allagati
all’eco dei nostri baci
 
abbracciati sotto l’ombrello
da innamorati
 
poi all’angolo di viaggi rimandati
nemmeno un sogno
sui binari
 
non passa più niente
sulle mie gambe
 
come sul selciato
d’una vita dura 

altro che pozzanghere
da saltare


giovedì 19 febbraio 2026

aria di neve

 

la sera chiudendo la finestra
accosti la sedia
al camino
vuoto il desco
manco un piatto caldo
di minestra
 
intanto allo schermo
rimandano notizie
non certo di festa
solito bollettino di guerra
 
e ravvivi la fiamma
allora per scaldarti
quando non verrà nessuno
e la gatta sta sul divano
a ronfare quatta quatta
 
fuori c'è aria di neve
tirando poco la cappa
a far fumo
anche in cucina
dove ripassi un'altra scatoletta
 
piatto freddo
una goccia di vino
altri verranno
di bicchieri la notte
che non c'è sonno
e il vento fa certi rumori
sotto la porta
 
aspetto naso in su
i primi fiocchi
ma gelo ai vetri
lascio sogni rappresi
il tuo ormai stecchito
 
come il vaso che ho ritirato
non sopravvivrà
all'inverno
curvando lo stelo
 
se anche il vecchio
pipa accesa
assume in controluce
la postura da virgola
 
mai un punto fermo
alle chiacchiere
di questa bassa gente
ancor più ridicola
 
che chiamava il grande
Giacomo
gobbo
ma oggi quanti marmi
targhe dediche
innalza
all'immenso Vate
l’antico borgo



amaro in bocca

 

luci in ogni stanza
d'un freddo inverno
 
la notte dei discorsi
poi muti verso l'alba
tutto spento
 
più nebbia
dentro
che in veranda
 
ci ha convinto
il silenzio
sul mattino d'amaro
in bocca
 
mai fatto bene
quel caffè
sempre di corsa
 
uscendo
in cronaca
già divisi
 
un'aria trasognata
io
alla fermata d'angolo
 
tu in mini
tacchi a spillo
sgommando

 
 

mercoledì 18 febbraio 2026

solo un gioco

 
tutto questo tempo
che non ho più niente
da fare
 
un altro giorno inutile
sulle panchine al parco
noia mortale
 
questa vita
da ammazzare
con ricordi
rimorsi
tormenti
 
rottami
sull’orlo fissi
senza parlare
noi vecchi
 
e poi cosa c’è sul dirupo
ancora da raccontare
 
nel silenzio al bastone
oggi l’inverno veste
un grigio pastrano
 
unico sussulto
un bimbo alla fontanella
con il sorriso
d’anni più belli
cosa vuoi
se scende una lacrima
 
se ho tanta sete
ma è diabete
mentre al cancello
affronto sul marciapiede
coriandoli e maschere
 
metti una sera
a carnevale
il costume sempre quello
della più bella principessa
del reame
dai
cercami
alla sfilata dei carri
sono già salito
 
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco



martedì 17 febbraio 2026

al passato remoto

 

quando vuoi
ripete l'ombra
al portone

ma polvere
calcinacci
e ragnatele
rimandano
l'occasione
come ruggine sui ferri
opaco al corrimano
l'ottone

d'un balzo all'atrio
solo un gatto

lo stesso tuffo
tornando così
al passato remoto

ma non entro
nella vecchia casa
aperta dal terremoto

solo piccioni
che vanno e vengono
dal tetto sfondato

come tanti ricordi
che libero adesso
d'un cuore malandato


lunedì 16 febbraio 2026

nella terra d'Abruzzo l'ultima mia lettera

 

vorrei
portarvi con me
indietro
nel tempo
in quel cortile
a giocare
stagioni
più belle
 
un invito
di brughiera
al mattino
o sulle spiagge
del mare d’inverno
 
adesso vorrei
solo con te
amore
nascondere il nostro segreto
nello scrigno di muschio
e di felci ornando
il tuo viso
 
come attraversando
quel bosco
alle pendici
del gran sasso
 
nella terra d’Abruzzo
piange
il mio cuore spaccato
dove riposa
zio Giggi
zì Vapore
Ughetto
e Mimmo Angela
la nonna
sor Checco
la mia gente
 
lì posare per sempre
dolore e affanno
quando anche tu Anna
nel mistero
sul mio libro aperto
sarai storia
 
e questo sacro racconto
affidare alle mani giuste
di chi ha patito
solitudine
miseria
fino a giacere
senza giustizia
al piccolo e sacro
cimitero
di Villa Romana
 

sul mare del tempo

 

poi la sera torna dai campi
su per le scalette
d’un vicolo oscuro
 
scivolando in silenzio
con quella sciarpa di nebbia
addosso
pastrano grigio
faccia triste
 
e mi sussurra
lingua di freddo
alla porta
come al rintocco di vespro
pecore sparse
sulla piazza
il pastore chiama
 
allora zinale in cucina
mettevi le pentole
a borbottare
la stufa e la gatta
abbracciate
nonno alla pipa
 
c’era nel silenzio
un paese intero
alla deriva
sul mare del tempo
 
oggi
d’ignoranza ai moli
ancora fermo



invece no

  egoista e prepotente ripete la canzone che preferivi tu   maledetto quel tempo che fu perché ti sento ancora viva   mentre ascolto quelle...