Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 6 febbraio 2026
giovedì 5 febbraio 2026
nebbia
dolente
per certi versi
era quel silenzio
sui tasti
componendo
giù di sotto
al vicolo
per le scalette
altri passi
che riconoscevo
ovattati
un ticchettio al vetro
del vento simulacro
il battito del pendolo
e benedette le sere
senza telefono
salendo allo studio
dopo le scale
con le prime lettere
e piccioni in remoto a tubare
mentre chiamava al balcone
quel mare bianco
un bambino sulla tolda
della nave
finiva l’inchiostro
poi chiudendo la lettera
sigillava un segreto
al timbro di ceralacca
anni dopo preferiva
il disegno cuore e freccia
su carta oleata
rovesciando vino e gazzosa
schiuma di birra
per mani unte di mortadella
oste Lido
ma delle monache
su tutto
la campanella
alla corte dei miracoli
siamo cresciuti
tra bestemmie
fumi di tabacco
nazionali e trinciato
cerco la sera senza fiato
che non partiva la corriera
d’epoca
il cane dietro
all’ultima rincorsa
in fondo
curva una povera vecchia
di lacrime
che non la smetteva
addosso alla valigia
quanto ho pianto
di rabbia
tanto copriva
nebbia
mercoledì 4 febbraio 2026
ti scrivo
ho sentito quella mano tua
salire dentro
quando ci siamo salutati
alla finestra
ma non piangere
sai
perché ho abbracciato
stretto una donna ormai grande
bella
lanciata verso la
vita
figlia mia
e per questo ti scrivo
con il sorriso
parole che non trovavo
ora vengono di notte
piano qui in camera
volevo dire
ti voglio bene
ma è rimasto dentro
non devi sentirti in colpa
sto bene qui
ho l’assistenza che mi serve
i figli il lavoro
pensa alla tua vita
non chiedo altro
voglio solo vederti felice
e d’una carezza sapere
che in fondo mi hai perdonato
ti aspetto sempre
ed in foto
sul comodino
miro quelle attese
di stupendi nipotini
che mi hai donato
e così
anche un vecchio
può volare in carrozzina
a quest’ora
da te
per un bacio sulla fronte
ciao
babbo
martedì 3 febbraio 2026
vecchi gitani
di viaggi
naufrago
e d’amori
vissuti senza porto
come di tante
onde stanco
per sempre
zingaro di mare
mi fermerò a
quei falò sotto la luna
per una carovana di vecchi gitani
che suonano e
danzano di malinconia
addio cielo
nero
un violino
mette le ali
alle nostre
voglie di partire
con la
fisarmonica
a comporre
storie di gente
nata libera
vissuta sulle
strade del mondo
e di colpo la
fiamma
illumina
lacrime
rughe strette
a un bicchiere
consuma
l’allegria
si ritrovano
cavalli
naviganti
uomini e donne
e si balla
intorno ai fuochi
anime e
fiamme libere
lunedì 2 febbraio 2026
candelora
mi piace
in silenzio
schivare
la gente che fa rumore
sul marciapiede
alzo baveri
alle vetrine
sono tanti
gli anni in tasca
pugni chiusi
di rabbia
se combatto ancora
sorrisi finti
mani facili
attraversando
di sera la via
alle ombre
che mi nascondono
di rito
verso calici in osteria
effetti personali
a menadito
e alla candelora
fedeli in fila
effetti indesiderati
il mondo in malora
lo spartito
provano
ancora
certi passi
di notte
quelle
ombre
sul ciglio di
strada
vanno in
metrica
cercando
insieme
battuta e
cadenza
fino a
seguire il ritmo
di danza
sullo
spartito di note
composte per
te
nel concerto
di silenzio
ai fiati di
corridoio
e labbra di
porte socchiuse
per musica e
orchestra
da camera
quando mi
amavi
e a dirigere
i sensi
ero il tuo
maestro
dalla
bacchetta magica
domenica 1 febbraio 2026
a confine del tempo
un battito
nell'aria gelida
quel migrante a confine
del tempo
volando via
libero lassù
come hai fatto
tu
d'una malattia
così rimane sul limite
d'esistere il dubbio
se lanciarmi
stasera divora fisso
le carni
sabato 31 gennaio 2026
per le rime
mi fermo sulla passeggiata
al mare d'inverno
lungo il meriggio
per un poco di sole
ad ascoltare le onde dentro
nella voglia di tornare
al grembo
dolcemente in silenzio
cullati dal movimento
e quando salgono le acque
gonfie di tempesta
sentire che è finito il tempo
sull'oceano allora uscendo
uomo a provare
il confine
voglio issar vela
anche se strappata
e
al vento impetuoso
rispondere per le rime
scendo a Portonaccio
il nostro quartiere
del tempo libero
allo spaccio
insieme
che sia lo
stesso caffè
o marciapiede
scendo a Portonaccio
con la circolare
sempre i ferri a
sbattere
fin dentro casa
dopo si divide
la rotaia
scoccando scintille
a porta maggiore
e scivola il
tram al deposito
oggi in pensione
scende il
macchinista
al prenestino
i panni sudati
al filo del
balcone
che da domani non
arriva
più alla
stazione
rimane in testa
quella corda
tesa
sulla strada
ferrata
che per tanti
anni
ha tradotto ogni
mattina
operai studenti impiegati
e sotto di
cemento
quante traverse
tra i binari
e braccia stese
per il tormento
o lavoro d’una
vita
lasci la divisa
con il pensiero
solo
de campà in pace
senza grandi
pretese
fino a quando noi
perduti
‘na lunga chiacchierata
se famo all’alberi
pizzuti
venerdì 30 gennaio 2026
carne senz'anima
una strada affollata di notte
lungo periferia scopata dal vento
ripassata da tutti quelli che vogliono
amore a pagamento
mette la città una collana
di fanali
ammicca al semaforo
con il battito delle ciglia finte
donna da marciapiedi
nei voli di carta
annoda la sciarpa
al freddo che hai dentro
uomo del sabato sera
in fila tante carrozze
per un viaggiatore
alla stazione del sesso
cercando un’altra vita
in mezzo a quelle cosce
solo con la voglia
di carne
senz’anima
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