mi ritrovo alle coste
un freddo mantello
aprendo le imposte
al vento di maggio
come scalando
un brivido
di quell’estate
sento che percuote alle pareti
ancora ai fianchi
senza muovermi
più dalla stanza
ai vetri ostaggio
caserma o condominio
dura naia
miro sul cortile
dove impazzano
foglie carte e lunghe marce
esercizi alle righe
comunque rughe
per atleti all'arte di vecchiaia
incerta memoria
ripasso un panno
al cannocchiale de nonno
attizzo miope
la voglia o la cornea
per salutarti
poi non reggo
alla solita lacrima
sulla porta carraia
finito il corteo
e calata la sbarra
di troppi addii
son vuoti calamai
piene le fosse
pure i cancelli
a lamentarsi
ma quale ruggine
solo ceppi ai piedi
d’operai senza lavoro
fuori dalle fabbriche
fischiando il vento ancora