Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
martedì 7 aprile 2026
il vecchio lampione
quando al tramonto
certi riflessi
saltavano in cucina
m'alzavo bambino
ad inseguirli
dal seggiolone
dito puntato
ai cristalli
adesso vorrei
comodo dal divano
sulla sera che arriva
godermi
quel bagliore
allo specchio
della credenza
antica
dove un cuore
hai posato
che ancora brilla
dura poco
perchè già cade
nell'orto
dove miro
all'insalata novella
più due giri di lumaca
e lassù la prima stella
se non arrivo al muretto
e confondo le siepi
con i monti dietro
sullo sfondo
ma il vecchio lampione d'angolo
si distingue sempre
da gran signore
a rimanere acceso
col suo portamento
chino alle preci
sul vespro
solo di notte fa tardi
ma ha tante dame
alate da soddisfare
e poi è un gran cuoco
di sogni a tegame
che vuoi di più
se ondeggia alle folate
indicando un inverno
alle porte
e quante volte
ai primi fiocchi
mi sono affacciato
la notte dai vetri
a quell'amico
nel gelo impalato
lunedì 6 aprile 2026
pelle nuova
canto alla vita che torna
al trionfo di colori così vividi
al trambusto di pollini in volo
vera catarsi di braccia in alto
i rami dall’orto che risorgono
e mi sento oggi
una lucertola stesa
al sole lungo il muretto
sfogliando pelle nuova
come vorrei sul mare
d'un campagna in fiore
tra le onde di fieno
innalzare le mie vele
almeno potessi rincorrere
a perdifiato
l’inverno che va via
per abbracciare
la stagione novella
che si fa bella di poesia
e
poi la notte
in cerca della stella
buttare via
pillole dal comodino
ma quanto sei bella
nella volta incinta
e accesa d’astri e comete
torno a vivere
così per un attimo
non fa male
il buio dentro
domenica 5 aprile 2026
nel guscio
sono qui stamani
camminando in riva
al tempo
tanta la voglia di
cavalcare
marosi
impeto e schiuma
dentro
come rabbia di stagioni
buttate via
ed erano le migliori
con i silenzi stretti in
pugno
stampo orme
curvo in battigia
segni a pasqua d’un passaggio
forse l’ultimo
mirando a tratti
oltre la scogliera
la fine del mare
su quella riga in fondo
dove nemmeno una vela
ormai torna indietro
solo
ai confini del nostro
piccolo mondo
mi ritraggo nella gobba
davanti all’universo
mollusco nel guscio
sabato 4 aprile 2026
la preghiera del mare
la sera
attracca ai pontili
con il suo
scafo antico di notizie
e tu sei la
vela che ripiegano
poi la notte
ormeggia pensieri
a un molo di
vecchiaia
mentre alla
macchina stai cucendo l’attesa
per un uomo
che non tornerà
ma guardi
sempre oltre i vetri
altri sospiri
tesi
specchiando
sulle onde tremulo oblio
e tu
padrone di
barche e della rotta
sugli alberi
elevato
ai cordami e
al timone deciso
ascolta la
preghiera del mare
che i flutti
della vita sospingono
nembi di
tempesta sottendono
e la voce dei
perduti echeggia
come il
ricordo di chi ha lasciato
curva ai remi
per sempre la schiena
ascolta dio
delle acque
dal profondo
un lamento
perchè alta sulle cime di tanta solitudine
ti
chiama una donna
implora in
silenzio
e grida muto
sgomento
quando pure
una luna in capo a quelle stelle
fa delle sue
spine corona
è la
preghiera di chi al davanzale d’una vita
ha coltivato
poveri sogni
e noi
portiamo ora
dove terra
non c’è mai abbastanza
a coprire le
sue braccia tese
venerdì 3 aprile 2026
incanto
febbre in risalita
a letto con te
sogno d'amore
il contagio
nei brividi di voglia
sulla pelle
portando i segni
di passione
in viso
e toccando al buio
d'un soffitto le stelle
sei incanto
quando splendi luna
alla marea di sensi
salendo orgasmo
giovedì 2 aprile 2026
tutti eroi
quante sere d'estate
siamo usciti
a prendere il fresco dopo cena
e seduti sul muro di piazzetta
abbiamo atteso le stelle
come la luna
accendersi allo schermo
se le chiacchiere al buio
valevano un cinema
ed il fanale sulla via
faceva di farfalle
compagnia
stagioni lontane
ricordi in pellicola
con il prete alla manovella
e sul telo
un paese da raccontare
noi con le sedie
di corsa in spalla
alla prima fila
tutti eroi
la nostra generazione
alla lente del passato
quando tornavi di notte
abbracciato a mamma
dormendo dal secondo tempo
patatine in mano
sporco d’un sorriso
che non t’ho più visto
addosso
il nulla
in ogni stanza
ascolto la tua voce
ancora
e sulle scale
il brivido
al corrimano
senza più ragione
e solo rimango
in silenzio
compagno di momenti
più belli
quando la fiamma
al camino
eri tu così bella
a cantare
tra i fumi
a vapore
scoppiettando
in gola
quando giovane
il legno
faceva fragore
tra gli alari sacri
della casa antica
adesso se accendo
non mi dà più
quel calore
mentre siedo
stanco della vita
ascolto fuori
il vento ai saluti
e su per la cappa
come chiama
dai nostri tempi
è muto il pendolo
solo un battito dal giardino
dove ora naviga
il tormento
nelle folate di neve
a coprire le tue orme
dopo sulla coperta
il nulla
mercoledì 1 aprile 2026
chi sei
scrivo per te
senza nemmeno sapere
chi sei
eppure sulla pagina
sento il tuo respiro
e
vado per i cieli dell’anima
a sfogliare
nuvole
così
senza ragione
solo a cercarti
no
ti troverò mai
ma disegno una donna
anche se non ci credo
le do voce
e mani
per raggiungermi
quando non ce la farò
più a scrivere
sta arrivando il buio
e sul tavolo
fanno compagnia
le carte
i lontananti sogni
e i volti di allora
i nomi perduti
le promesse
mai mantenute
sono zingaro
di steppe magiare
dune del deserto
a sferzare il ghibli
e mari
che mai navigammo
come quell’isola
mai trovata
sulla mappa d’amore
io e te
pirati all’assalto
se insieme
stiamo volando
così bene
oltre il margine
martedì 31 marzo 2026
giallo galante
a fumare insonne
anche stanotte sul viale
miro un'ombra
che uscendo dal muro
avanza
è diversa
non sta in fila
e mica risponde alla luna
come fanno ordinate
le altre
tutte apparecchiando disegni
di muffa a custodire messaggi
lei invece posa nuda
a un fanale giallo galante
peccato quel cane a farla
addosso agli amanti
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