domenica 11 ottobre 2026

allo specchio di sera

 

il tuo vecchio abat jour sul comodino
acceso per compagnia

miro allo specchio di sera
come sei bella

quando un’ombra al trucco
colora il buio nella stanza

col fondotinta a coprire assenza
e il rossetto sul sorriso
che manca

lo so
con i ritocchi alle rughe
non è preciso il ricordo
alla maschera del tempo

e poi amore
quello che ancora sei per me
non so spiegare

ma fa male




sabato 10 ottobre 2026

le ultime parole

 

adoro
la notte
ascoltare
note d’amore
che compongono
in concerto
le ombre
 
a filo di spartito
in riga di mura
sempre seguendo
le tue orme
 
la chiave della musica
è il silenzio
che dona impronta
ai nostri baci
 
e sinfonia
sale in orchestra
di fiati
 
percussioni
d’un cuore
che vibra
come all’ombra
più cara e mia
si lascia andare
 
in fuga all’alba
di seguito
al primo rumore
 
che confonde per strada
le ultime parole
 

un'altra stagione

 

occupa le stanze
quest’aria di mare
ancora di salsedine
cassetti e armadi
 
salta le scale
di corsa
arrivando da spiagge
libere
all’eco di corridoio
 
così vado incontro
alla sera
stanco
di non trovarti
 
aspetta in giardino
l’autunno
occhio alle palme
malate
ai vasi in secca
a questa dannata
tristezza
 
che si insinua
tra le crepe
e l’età mostra
 
certo la casa
di spifferi
maestra
ha lingue
ovunque
mormora
alla tua assenza
 
ripete
che l’estate
è un’altra stagione
per foto d’album
a far male
 
però accoglie
ancora le voci
i segreti
mille tormenti
dai fiati in gara
per uccidermi
lentamente
 
allora giorno
dopo giorno
in veranda
comincio
a migrare
 
come in fondo
rimane
quel mare
sulla soglia
d’attraversare
 


venerdì 9 ottobre 2026

nel deserto la luna

 

non ci sono gabbiani
e diversa appare
la luna
 
identiche però le palme
come di sabbia
tutte le onde
fino a conquistar la soglia
 
così per dare il segnale
s'alzano i cammelli
di corde e bagagli
 
gobbe spettinate dal ghibli
somigliano a marosi gialli
in risalita
 
a chiudere gli occhi
la carovana è partita
 
 
 

giovedì 8 ottobre 2026

come ti vorrei

 

non c’è tempo
 
il rumore addosso
di sportello
 
e le mani tremano
aspettando la tua
salire al finestrino
 
un saluto in aria
rimane al fischio
sospeso
scatta il semaforo
e muove il treno
queste lacrime
 
a scivolare piano
sui binari
solchi del viso
più duri
 
ma rimani per sempre
bella
come ti vorrei
con quel sorriso
legando i capelli
a sciogliere certi desideri
 
e così dai riflessi
specchiando
 
poso tanti pensieri
sull’ombra a fianco


 

mercoledì 7 ottobre 2026

letto d'hotel

 

quelli che di notte
incontri sotto la pioggia
a chiedere un passaggio
 
 sono ricordi
che lasci indietro
 
continuando però a fissarli
dallo specchietto
tra le righe sull’asfalto
perduti in fondo
 
come nel buio vanno i fari
dentro a far male
 
meglio sulle curve bagnate
a letto d’hotel
 
scoprendo poi 
un’alba da camionista
solo e stanco sul piazzale
 
a far salire in cabina
per compagnia
quelle immagini di ieri
 
 
 

martedì 6 ottobre 2026

non torno

 

mi raggiunge il fiato del mare
arrancando nell’afa
attraverso canneti  a cercare
un poco di pace
 
intanto se ne va
nei passi di melma
un altro giorno
soffocato di noia
e zanzare
 
che pastrocchio
gracidano due rane
 
butto una lenza laggiù
sopra le case d’un meriggio avaro
a pesca di qualcuno che non verrà
perso il sentiero
pure l’eco indietro
 
un raggio tra il fogliame
a conficcarsi in mezzo ai pioppi
forse un messaggio
a perpendicolo della sera
che si fa bella al tramonto
sul declinare della vita
quando il verbo diventa credo
al rintocco lontano
 
non torno
 
sono fermo in mezzo alla notte
gambe aperte a sognare
 
la luna verrà con i tuoi capelli lunghi
alla chioma d’una quercia
dove in cerca di stelle
appendo stanco
le braccia
 
 

lunedì 5 ottobre 2026

noi del tempo

 

oggi un vento strano
stacca dalle braccia
ultime foglie
ricordi ingialliti
a volare lontano
 
poi prende il vicolo d’infilata
sbattendo persiane
dietro
cocci sparsi nell’orto
i nostri vasi
 
così ascolto d’ali in fuga
un fremito
come nelle lingue al portone
il gemito
di quest’anima sui cardini
pronta a migrare
 
lascio pagine vuote
sul tavolo
tele del racconto
al soffitto
 
tirando nel buco
quel ragno
facili prede
noi
del tempo



domenica 4 ottobre 2026

d'ottobre

 

indietro
ho perso tante battaglie
e davanti
a cadere
miro solo foglie
 
qui sul tappeto
d’ottobre
chino il capo
incurvo la mente
cercando
ma cosa
 
nella terra di nessuno
non c’è più niente
ha rubato
tutte le impressioni
questo tempo
ladro
 
scappa e nel sacco
nasconde
ghiande e crisantemi
qualche lacrima
sparsa
due orazioni
 
sento nell’eco
aprendo il cancello
che sono sopravvissuto
all’oceano di nomi
e volti
e sono fermo
al tuo
madre
che ripeto
in silenzio
 
guarda lassù
alle cime d’inverno
ma quante bufere
nascondi dietro il marmo
guarda
lassù
bucando nuvole nere
quel sorriso tuo
in eterno
 
se d’ottobre
non ho più
un posto
nel cuore
 
 
 

non mi parlare d'autunno

 

d’autunno
che già porto sulla gobba
e trascino al bastone
non mi parlare
navigante d’inchiostro
 
a ripetere il viaggio
sul mare di foglie
 
con la facile rima
in cadenza
di metrica
che ci coglie
 
al timone
cercando
la rotta
sulle pagine
gialle
 
allora donna mia
metti il rossetto
in tinta di stagione
quando cadono
tante voglie
 
per un senso di migrare
dalle braccia spoglie
o per un salto alle siepi
che il vento raccoglie
 
forse per un brivido
noi insieme al volo
di stormi
 
quando stringono
a confine
poi rabbia
fiondano
in gregge
a bucare
il cielo
 
sono fremiti
alle ali pronti
che voglio liberare
dal recinto
che più non regge



allo specchio di sera

  il tuo vecchio abat jour sul comodino acceso per compagnia miro allo specchio di sera come sei bella quando un’ombra al trucco colora i...