venerdì 10 aprile 2026

tu che torni

 

l’alba tersa alle vele
chiama altre barche sul mare
al timone quest’attesa
e nello scafo
l’ansia di accostare
 
ricordi vivi
tirati nelle reti
naufraghi tormenti perduti lontano
voci del tempo dentro la stiva
onde nella memoria e alla deriva
che sulla spiaggia rivoltano sassi
conchiglie e pensieri strani
 
pagine libere
quei gabbiani aperti al sole
e all’argano tiri una mente in secco
 
sa di sale e amaro
il ricordo di chi non torna
mai davvero
quando a sera le nostre donne
stendono sul tavolo
tanta solitudine
e apparecchiano
la notte profonda nei vicoli
dove i vecchi all’ultima pesca
stanno fissi
 
tu che torni
dal tempo vinto
come un sogno perduto
al convento nostro beato
racconta la tua storia di tanto mare
ascolta la voce di chi è perduto
 
portami un gioco
che hai da tanto lasciato nel cassetto
un sorriso ultimo
in fondo alle rughe dure
prima di bucare
la fodera



*
( e adesso cominciano troppi a bucare la fodera...Umberto, mio compagno di banco.., Paolo e Angelo...presto toccherà a me, ma non ho paura, dietro il sipario del mistero la più grossa delle fiction o fregature mai realizzate, andiamo in scena sul palco del nulla )

in preghiera

 

quel fiore delicato
al davanzale di primavera
 
miravo nella sua bellezza
così profumato alla ringhiera
 
da richiamare uomini in volo
 
ma d'una carezza sembrava
al vento sfogliare per me solo
 
come nel bacio di pioggia
petali d'amore
 
poi in rima d'un tempo nero
curvò lo stelo
 
da richiamare un uomo in preghiera
 
 
 
 

giovedì 9 aprile 2026

anni luce

 

il mattino di seguito
in battigia
 
se scopri ogni volta
cercando le orme
solo avanzi di mareggiata
le tue vestigia
 
prendo
quel treno di riflessi
la sera
e come pesano
vagoni di ricordi
alla schiena
 
maglio sull’incudine
scaglia il poeta
metafore e rime
contro la luna
 
s’affaccia al balcone
un astro lontano
anni luce
 
ai fianchi d’orto
lungo muretti antichi
chiudo gli occhi
ai cani di rimando
voci di silenzio
a domineddio
 
quando partono
ultime lampare
e sulla tradotta
di luci sul mare
mi perdo anch’io



mercoledì 8 aprile 2026

senza svegliarti

 

all’ultima curva
s'apre il paese 
nel nulla
 
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
 
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
 
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
 
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
 
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
 
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa 
già chiamando le voci
da Lido in osteria
 
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
 
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
 
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
 
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi


martedì 7 aprile 2026

focaraccio

 

alla malora
il rimpianto
stagione nuova
sta per tornare
 
e non farti trovare
con quel grembiule
a sforbiciare insalata
o sempre in cucina
dietro le pentole
a sbuffare
 
metti una camicia
a fiori
rossetto sulle labbra
e tira su la gonna
fuori le gambe
 
apri gli armadi
rivolta l’anima
e i materassi
basta con le poesie
inutili sul tavolo
 
fai un bel focaraccio
bruciando i rimorsi
e non tagliare mai
la lunga fila di formiche
 
salgono sul ballatoio
a portare estate
e che sia allora il tempo
d’amarci
noi due premendo
contro i seni
non sui tasti



il vecchio lampione

 

quando al tramonto
certi riflessi
saltavano in cucina
 
m'alzavo bambino
ad inseguirli
dal seggiolone
dito puntato
ai cristalli
 
adesso vorrei
comodo dal divano
sulla sera che arriva
godermi
quel bagliore
allo specchio
della credenza
antica
dove un cuore
hai posato
che ancora brilla
 
dura poco
perchè già cade
nell'orto
dove miro
all'insalata novella
più due giri di lumaca
e lassù la prima stella
 
se non arrivo al muretto
e confondo le siepi
con i monti dietro
sullo sfondo
 
ma il vecchio lampione d'angolo
si distingue sempre
da gran signore
a rimanere acceso
col suo portamento
chino alle preci
sul vespro
 
solo di notte fa tardi
ma ha tante dame
alate da soddisfare
e poi è un gran cuoco
di sogni a tegame
 
che vuoi di più
se ondeggia alle folate
indicando un inverno
alle porte
 
e quante volte
ai primi fiocchi
mi sono affacciato
la notte dai vetri
a quell'amico
nel gelo impalato



lunedì 6 aprile 2026

pelle nuova

 

canto alla vita che torna
al trionfo di colori così vividi
al trambusto di pollini in volo
vera catarsi di braccia in alto
i rami dall’orto che risorgono
 
e mi sento oggi
una lucertola stesa
al sole lungo il muretto
sfogliando pelle nuova 

come vorrei sul mare
d'un campagna in fiore
tra le onde di fieno
innalzare le mie vele

almeno potessi rincorrere
a perdifiato
l’inverno che va via
per abbracciare
la stagione novella
che si fa bella di poesia
e
poi la notte
in cerca della stella
buttare via
pillole dal comodino
 
ma quanto sei bella
nella volta incinta
e accesa d’astri e comete
 
torno a vivere
così per un attimo
non fa male
il buio dentro



domenica 5 aprile 2026

nel guscio

  

sono qui stamani
camminando in riva
al tempo
 
tanta la voglia di cavalcare
marosi
impeto e schiuma
dentro
 
come rabbia di stagioni
buttate via
ed erano le migliori
 
con i silenzi stretti in pugno
stampo orme
curvo in battigia
 
segni a pasqua d’un passaggio
forse l’ultimo
 
mirando a tratti
oltre la scogliera
la fine del mare
 
su quella riga in fondo
dove nemmeno una vela
ormai torna indietro
 
solo
ai confini del nostro piccolo mondo
mi ritraggo nella gobba
davanti all’universo
 
mollusco nel guscio
 
 


sabato 4 aprile 2026

la preghiera del mare

 

la sera attracca ai pontili
con il suo scafo antico di notizie
e tu sei la vela che ripiegano
 
poi la notte ormeggia pensieri
a un molo di vecchiaia
 
mentre alla macchina stai cucendo l’attesa
per un uomo che non tornerà
ma guardi sempre oltre i vetri
altri sospiri tesi
specchiando sulle onde tremulo oblio
 
e tu
padrone di barche e della rotta
sugli alberi elevato
ai cordami e al timone deciso
 
ascolta la preghiera del mare
che i flutti della vita sospingono
nembi di tempesta sottendono
 
e la voce dei perduti echeggia
come il ricordo di chi ha lasciato
curva ai remi per sempre la schiena
 
ascolta dio delle acque
dal profondo un lamento
perchè  alta sulle cime di tanta solitudine
ti chiama  una donna
implora in silenzio
e grida muto sgomento
quando pure una luna in capo a quelle stelle
fa delle sue spine corona
 
è la preghiera di chi al davanzale d’una vita
ha coltivato poveri sogni
e noi portiamo ora
dove terra non c’è mai abbastanza
a coprire le sue braccia tese



 

venerdì 3 aprile 2026

incanto

 

febbre in risalita
a letto con te
 
sogno d'amore
il contagio
 
nei brividi di voglia
sulla pelle
 
portando i segni
di passione
in viso
 
e toccando al buio
d'un soffitto le stelle
sei incanto
 
quando splendi luna
alla marea di sensi
salendo orgasmo
 
 

tu che torni

  l’alba tersa alle vele chiama altre barche sul mare al timone quest’attesa e nello scafo l’ansia di accostare   ricordi vivi tirati nelle ...