giovedì 19 marzo 2026

bacio di perdono

 

al vecchio grammofono
parte il braccio
quando rimetto quel disco
sul piatto
 
con la puntina
tra le rughe
fissa
 
ma dove sei stata
mirando alla foto
tutta impolverata
 
già che rispondi
in soffitta
dove mi hai cacciata
 
lo so
ho perso il conto dei giorni
e mentre gracchia
quel citofono
che altro non è
mi tocca pure
ascoltare
una lagna
 
che notte si prepari
inquadro al balcone
quando tutta stellata
da luna piena
così rivedo
il tuo pancione
 
e com'eri bella
con la corolla gonfia
al mio seme
 
che tormento
girarsi a letto
verso l'alba
 
aspettando quel bacio
di perdono in rosa
dalle tue labbra
 
 

mercoledì 18 marzo 2026

maschere

 

sono già salito
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco
 
il tuo biglietto
ultimo a carnevale
alla sfilata dei carri
sulla via
 
e un poco
sai
mi manca
la poesia
 
ogni volta
che scrivevi
libero il pensiero
e stavo lì
a cercare
tra tante maschere
l’unico volto
vero



ritratto di donna

 

un'ultima sera
a luce fioca
 
ma come dona
luce propria 

quel ritratto di donna
in punta di matita

lasciato sul tavolo
con le prime ombre
 
sedute intorno
a leggere il biglietto
 
mi manca la vostra cornice
e d’un bene voglio a tutti
 

 

 

 

lunedì 16 marzo 2026

vespa o lambretta

 

la sera al dettato
per campi in riga a primavera
non passa più
sulla strada bianca
la vecchia corriera
 
mentre risalgo vicoli
della nostra storia
quasi d'album sfogliando
foto a memoria
 
come un bambino
puntando il dito
alle nuvole in fila
tra una lacrima
e in cortile
le grida
 
siamo cresciuti
in fretta
quando c’era voglia
di fumarci una sigaretta
 
con le fughe in vespa o lambretta
senza un soldo in tasca
ma dove finivano
se non alla vecchia osteria
da Lido
sulla porta da bora
e
quanto faceva freddo
calzoni corti
sciarpa e pastrano
a riscaldarci la cinghia di nostro padre
sulle gambe
 
e questa sera siamo vissuti
al bastone
tu allo spigolo del convento
per la solita minzione
mentre ti chiamo
risponde un’ombra
 
dove finiscono anni migliori
come una pisciata
controvento
sullo spiazzale delle monache
bagnato il tormento



tutto passa

 

lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare

un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale

brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo

finisco la tazza
esco sul marciapiede

coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza

all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza

giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa


domenica 15 marzo 2026

il mio inverno

 

guardo verso il mare
stamane che sento
al primo freddo di stagione
perduto il tempo migliore
 
d’estate con te sulla spiaggia
in cima ai desideri
lucertola calda
a sfogliare pelle d’oro
 
con i gabbiani festosi intorno
volavano i giorni
i baci ma quante emozioni
 
adesso a far rima
scendono lacrime
ai vetri
e di metafore
sono stanco
 
l’inverno della vita
è un brivido lungo
alla schiena
quando accosti
al camino
in silenzio la veglia
 
un ritmo
sonnolento
d’attese
e ricordi
interrotto
dal vento
che passa
a salutare
dall’orto
 
e quelle braccia
scarnite all’osso
mandano saluti
in fila
dalla terra secca
al gelo
sporgendo
sulla corteccia
nodi precisi
reumi di vecchiaia



sabato 14 marzo 2026

oltremare

 

ai sogni lontananti
oltremare
rimango affacciato
sull'ultima riga
senza inchiostro
 
sorprendono i giorni
al calendario
stringendo rughe
come un rosario
 
lascio alle correnti
uno strascico d'amori
in pastura
mai tirando su
una vera storia
 
scolpito
rimane
il vecchio
all'uscio
di sera
 
sull'orlo
d'una vita
precisa la piega
  
 
 

venerdì 13 marzo 2026

ci siamo

 

sinceramente devoto
al tuo sacro ricordo
sono sull’uscio dei giorni
 
mirando pagine nuove
come sfogliando le tue parole
in attesa che ritorni
 
ti sto leggendo
sui rami che gemmano
emozioni
nei passi e sui sentieri
di rinascita
 
“Com'è sola la chiesetta lassù,
è vicina ad alberi scarni
e non ha amici. “
 
sui verdi prati di giovinezza
oggi non c’è sole
ma che tristezza
eppure al fontanile
dietro piccole case
in quel cortile
dove rincorrevo
la vita
ci siamo
sai
noi due sui banchi
di storia
la nostra già finita
 
ma che importa
saremo oltre
il tempo e confini
di spine
che in fronte battevano forte
 
eppure vissuti
nonostante tutto 

e se ricordi vengono stasera
Renato e Virgilio
come stanno bene insieme

sedendo però io
a capotavola
se m’hai lasciato
da solo


pomeriggi d'inverno

 

la distesa davanti
in burrasca
stavo le ore
a fissare dal caffè
tisana calda
spiccioli di compagnia
in tasca
 
così ho trascorso
pomeriggi d'inverno
da solo al tavolino
altri vecchi a carte
i saluti di qualcuno
e basta
 
di ritorno la sera
posato il pastrano
ancora un freddo addosso
ascoltavo soltanto mare
a letto
 
se lontano
sbattendo alla scogliera
ripeteva il tuo gemito
sul cuscino stretto
 
 

 

giovedì 12 marzo 2026

liberando il pensiero (a Renato Fedi poeta)

 

ha battuto sui pali di staccionata
quel passatore stanco
dentro la rete infilando le ali
 
come il vento gonfia lo scialle
alle querce giù in fondo
la campagna si lava di nebbie sui filari
depone foglie per un tappeto
che la stagione concede ai nostri passi
perduti sul confine del tempo
 
alla stufa di terracotta
lasci le tue spoglie
madre antica curva alla minestra
 
stasera sul tavolo voglio dividere
companatico silenzio
ma prima torno in giardino
a far volare quel pensiero libero



bacio di perdono

  al vecchio grammofono parte il braccio quando rimetto quel disco sul piatto   con la puntina tra le rughe fissa   ma dove sei stata mirand...