mercoledì 25 marzo 2026

quando cambia il vento

 

nebbia avvolge
ricordi a matassa
in candide volute sui tetti
ma sono buffi da camino
saltimbanchi di fumo
 
devotamente tuo
questo tempo
di raccogliersi
al focolare
dal freddo per strada
e qui in pace rivedere
immagini di ieri
alla fiamma
 
mentre fuori danza neve
e cade malinconia
in fondo al cuore
 
ti sento nei passi
su per la cappa
quando cambia il vento
ed un odore di legna
possiede questa casa
attraversata dal tempo
 
nei segni alle pareti
crepe d'anima
e nei silenzi profondi
a parlare di te
 
amore mio
l'inverno d'una vita
è gelo
a segare le ossa
brividi
che scappano a letto
 
con tutta questa solitudine
che giorno dopo giorno
senza fretta
ammazza




ombre a tavola

 

ogni volta che siedo qui
ad ascoltare l’eco
del traffico lontano
rumori d’una vita
che più non mi appartiene

ho soltanto il silenzio
amico di stanza
a parlarmi di te
apparecchiando un’altra sera
ombre a tavola

serve il tempo
ricordi così cari
che il buio poi sale furtivo a rubare

scappando giù per le scale
complice la notte fuori
con quella luna a far da palo
 


martedì 24 marzo 2026

il vecchio e la fede

 

apro la porta
d’ultima dimora
un soffio
e lì
i capelli tuoi non si muovono
 
lingue del tempo
cadendo sul marmo
 
è questo inverno
che al freddo incede
tra orme di cera
luci spente
 
ho smarrito
la fede
 
quest’uomo chino
alle favole
più non crede
e al cancello
accosto piano
in silenzio
 
se ho paura
di far rumore
al sonno tuo
eterno
 
lo sguardo fisso
sorridendo
che m’hai lasciato
madre per sempre
 
togliendo prima la polvere
più le tele
ma il vecchio
e un ragno nel buco
come stanno bene



lunedì 23 marzo 2026

superando il margine


spezzato sui campi 
mentre scappa
dalla corteccia
l’ultimo anelito
verso il cielo
 
quell’albero
dalle radici in alto
tronco al gelo
 
senza linfa
sconto la notte
il biglietto
per l’inferno
 
gola profonda
il lupo s’ingozza
di neve
cercando carne
di lepre
 
come un tempo
sulla tua
affondavo
canini di sangue
 
e gemevi
imploravi
amore
fino alla fine
dei sogni
superando il margine
 
ora spiriti in fuga dalla materia
aperto il cancello
mentre voi pregate
chiamando una ad una
le anime
 
invece sono alberi
che hanno smarrito i voli
fiumi
che non trovano più mare
e la distesa
lì davanti
 
un gran deserto
esanime
 
 


*
(evidenti i riferimenti a "il lupo della steppa "  di Hermann Hesse)

domenica 22 marzo 2026

lo spazio d'universo

 

adesso mi calmo
quando il vento
posa le ali
e con te cominciano
a letto certi voli
 
il piacere d’ascoltare
sussurri
senza dire più niente
 
tanto le parole soffocate
di baci
meglio fremiti sussulti
persa la voce
 
e che dire
delle carezze
piano
ancora
nel silenzio
dell’estasi
 
lasciando i lamenti
giungere in fondo
allo spasimo
 
quando alle stesse urla
della notte sbattuta
dal mare
contro le scogliere
 
spalanchi le cosce
dei forri in tempesta
alla marea di sensi
schiumando brividi
a pelle
 
come non s’arresta
una voglia
d’attraversare
dal monte di venere
al tuo imene
lo spazio d’universo
 
se a varcar la soglia
più lune astri comete
solo il nostro amore
contiene
 


 

sabato 21 marzo 2026

la stella del mattino

 

colpi di tosse
giù nel vicolo
che aspira nebbia
 
o sciacquaio
che rigurgiti
vagheggia
 
al nido
provvede un passero
che salta le siepi
per il convegno
nell’orto
 
all’ultimo pezzo di strada
concede la sera
uno sprazzo
e luce infila i vetri opachi
della stanza
 
il vecchio alle carte
scrive di nulla
come sempre
sospira
e fumo di tabacco
aspira
e giù altro colpo di tosse
 
la notte scende tra case
senza più voci
solo gatti
alle faccende
d’amore
 
cominciavano la preghiera
al rintocco di compieta
e subito a dormire
i vecchi d'epoca
 
ma tu sempre in attesa
fino all’alba
quando ho perso
la stella del mattino
 
soltanto pillole
ora sul comodino



venerdì 20 marzo 2026

giù il sipario

 

destino sempre in agguato
t’ho raggiunto in corsia
e il mio cuore
altro che poesia
quell'attimo s’è fermato
 
un battito oltre confine
nel passaggio
dietro le tendine
al viatico
 
l’ultimo rito cristiano
voce rotta il prete 
al commiato
in lacrime noi sui banchi
 
aspettano le fosse fumanti
nella terra di nessuno
quanti sogni a far vermi
crolla il mondo
per chi non crede
 
miro alle maschere
che si segnano
e ci credono
sul confine partendo
 
rimangono orme di cera
due fiori per compassione
la vecchia tremante in silenzio
a masticare formule di latino
 
non ascolto altro
tirando il custode
giù il sipario
 
anche per morire
s'è fatto tardi



giovedì 19 marzo 2026

tutto passa

 

lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare

un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale

brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo

finisco la tazza
esco sul marciapiede

coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza

all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza

giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa


mercoledì 18 marzo 2026

maschere

 

sono già salito
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco
 
il tuo biglietto
ultimo a carnevale
alla sfilata dei carri
sulla via
 
e un poco
sai
mi manca
la poesia
 
ogni volta
che scrivevi
libero il pensiero
e stavo lì
a cercare
tra tante maschere
l’unico volto
vero



martedì 17 marzo 2026

ritratto di donna

 

un'ultima sera
a luce fioca
 
ma come dona
luce propria 

quel ritratto di donna
in punta di matita

lasciato sul tavolo
con le prime ombre
 
sedute intorno
a leggere il biglietto
 
mi manca la vostra cornice
e d’un bene voglio a tutti
 

 

 

 

quando cambia il vento

  nebbia avvolge ricordi a matassa in candide volute sui tetti ma sono buffi da camino saltimbanchi di fumo   devotamente tuo questo tempo d...