sabato 2 maggio 2026

in fuga

 

miro alle vetrine
specchiarsi
i migliori anni della vita
nelle giovani donne
vestite a colori
 
poi dal barbiere
fissando allo specchio
queste rughe
 
sono in fuga
da me stesso
 
esco sul marciapiede
con la faccia
d'un grigio stanca
 
e passando dal caffè
all'angolo
cerco la musica
un sorriso
che rinfranca
 
lascio al traffico i rumori
se a volte mi giro sorpreso
dalla tua voce
 
nel tempo a sorpassare
così veloce
 
 

venerdì 1 maggio 2026

è giornale

 

finita la riunione
esco di notte
con l'ultima ombra
sui tavoli rimasta
 
curva tra le carte
addosso
articoli mai letti
di fondo
o cronaca nera
 
a quell'ora
vanno in rotativa
sporchi di piombo
e inchiostro
titoli di sciopero
 
all'alba
sbadiglia l'eco
di prima notizia
in edicola
 
è giornale
 
sui cancelli il grido
d'operai in lotta per il lavoro
 
è carta dei diritti
al macero
 
 
 

nuova manodopera

 






e una sera

lui venne in fabbrica

a parlare


attraversando un cancello di ruggine

sospeso tra mura in cinta d’abbandono

silenzio d’ordinanza

sul piazzale

con una pallida luna

assente lassù


come le officine vuote

d’operai ancora curvi al tornio

montando ombre

di seguito alla catena


sei morto invano

disse il capofficina

ma a predicare

tutta la notte

ci voleva poco

d’amore e rivoluzione

ancor meno


all’alba

non riportavano

i turni

quando arrivò dall’est

il padrone


braccia fresche in borsa

costava di meno

quella manodopera d’angeli

al signore






giovedì 30 aprile 2026

una cotta

 

non sai
quanto mi costa
fare l’artista da marciapiede
per cercarti
ad ogni fermata
o
clown di strada
per la tua curiosità
 
ed invento
le scuse più strane
prestigiatore d’attese
sottocasa
per te
 
ecco
rimane da scrivere
poesie
giocoliere di parole
 sulle righe magari
 a compiere esercizi
acrobata di rime
contorsionista
di metrica
 
e tu
strana musa
alla fine m’avrai cotto
con foglie d’alloro
 
 

mercoledì 29 aprile 2026

è già notte

 

ritrovo in osteria
la sera ai tavoli
una confraternita
di poveri diavoli
 
carte e giù sacramenti
arriviamo a cena
che è già notte nei vicoli di nebbia
senza luna
 
solita minzione giù per le scalette
silenzio al portone
se dietro t'aspetta
nessuno 

ci saranno ombre a tavola
e tu a spezzare il pane
madre
già acceso il camino
come sulla stufa
a scaldare la minestra 

niente telegiornale
a rompere i marroni
magari una frittata
d’asparagi
due noci
e andavi a letto
senza termosifoni
 
se per caso alzavi la testa
c’era il crocifisso
e la preghiera mi dicevi
raccomandati a cristo
 
ma prendevo un’altra strada
allora inutile ripassare
il ferro da stiro sulla piega
 
questa vita andava storta
e tu in faccia stampata
portavi una brutta cera



martedì 28 aprile 2026

poesia da marciapiede

 

un soldo
chiede sul marciapiede
per una poesia
ed il vecchio scrive curvo
in terra
accanto ai cartoni
seduto da una vita
mentre la gente tira dritto
remando di fretta
nella corrente di punta
 
so già che a sera
li spenderà tutti
in osteria
e d’un bicchiere
farà altri versi
di carte al gioco
senza parlare
perché ha perso
 tutto
 
alla fine
era accanto alle vetrine
a discutere bottiglia in mano
 con due manichini
 per sempre
 
 quella notte
volevo scrivere la sua storia
ma in testa nulla
 
come nessuno c’era poi in chiesa
per l’ultimo saluto
 solo una mano sconosciuta
aveva lasciato un ramoscello d’alloro
con un biglietto
 
 sei riuscito a comporre
 i nostri poveri giorni
quaggiù
in rima con il cielo
grazie



lunedì 27 aprile 2026

la notte da solo

 

quando vado in giro
la notte da solo
 
è femmina
questa città
da marciapiede
 
ad indossare
collane accese
nei richiami
 
specchiando
asfalto lucido
riflessi di fanali
 
come sorprende
per vicoli nuda
dove i gatti
sentono la luna
 
è storia di palazzi illuminati
eppure cupi all’idea
 
cattedrali senza preghiera
se chiudono a quest’ora
 
grattacieli da scalare
mura per ferire in cima
 
poi esco da viali alberati
al ponte che racconta
d’innamorati
e sul fiume ti sento
mia
 
donna tra le onde
e da muraglioni
affacciata
in scia
 
sull’ultima curva
dove l’ombra affonda
nei gorghi
 
così naufrago
per strada
le ore piccole in tasca
 
già sento quest’uomo
perduto nel traffico
di gente che suona
ancora più morta
  


domenica 26 aprile 2026

Il vento e il nostro racconto



il vento cinge la valle
ai fianchi
scorre da vene di boschi
penetra seni di muschio
e possiede le tue gambe
quando ti scappano certe voglie

batte nude ali
sulle onde dei campi
attraversando il suo fremito
i nostri corpi distesi tra le coltri d’un risveglio

è giorno
d’un cielo che cambia
di stagione che muore
e dell'amore
a letto noi due
così bello

fuori
c’è quest’aria d’autunno
che sfoglia a memoria
pagine ingiallite
mentre tu dormi serena

e questo racconto batte alle persiane
poi vola di sotto
sulla via del tempo che fa

con i nostri nomi
il viso tuo
e un bacio di primo mattino
al caffè sulle labbra

buongiorno amore mio


sabato 25 aprile 2026

stella rossa


dalla campagna
quando attraversammo gli orti
avevi occhi solo alle siepi
ma poi sulla piazza
era tutta lì
quest’italia
piccola da liberare

e mentre fischiavi
bella ciao
all’angolo
partì la raffica

avevi vent’anni
e non li trovi più
quei ragazzi
sui monti e alla macchia
fucile in spalla
stella rossa
sul berretto

ora stanno al monumento
dimenticati
e quando prende la parola
il sindaco
mi rintano nell’orto

mirando
vecchio fisso
agli alberi in fondo
dove 
abbiamo nascosto
la giovinezza
a sparare

solo 
il vento può parlare
 



venerdì 24 aprile 2026

il rimorso

  

non posso più lasciare
la via di mezzo
per quanto amara
ora che son vecchio
e senza forze 
mi lascio andare
 
a misura di tabacco
aspiro illusioni
e sull’uscio rimango
alla piega dei giorni
 
ripassando l’orlo
alla fine dei pantaloni
la sarta ha il vestito
quasi pronto
 
con tanti spilli
e le tue parole addosso

pentiti
figlio
chiedi perdono

mi scappa un gran rimorso



in fuga

  miro alle vetrine specchiarsi i migliori anni della vita nelle giovani donne vestite a colori   poi dal barbiere fissando allo specchio qu...