giovedì 3 settembre 2026

il planetario

 

sul terrazzo
è acceso
il planetario
 
la notte che profuma
di terra
spogliando all’aria
essenze di campi
come vita
a primavera
tornando
 
verso pianeti
astri lucenti
l’anelito provo
di scoprire
nuovi mondi
in scia di comete
satelliti moderni
 
ma ad attraversare il buio
girato l’angolo
quante ombre antiche
addosso fantasmi
 
incubo universo
quando rientro
nel guscio
mirando al soffitto
e le stelle che invento
non reggono calce
addosso cadendo
 
cerco anche la luna
nei sogni di traverso
e finita la bottiglia
mi alzo a bere
 
allora basta una vecchia lampadina
nel sincizio di crepe
e a domani
il bonus del sisma
abbi fede
 
 

mercoledì 2 settembre 2026

fine estate

 

cambia il vento
non l'estate
senza fine 

sembrano giorni diversi
quando passo a prenderti
come accosti il tuo profumo
tornando per strada solitudine
 
sarà la direzione
interrogando il gallo
sul tetto
prende però una brutta piega
se ci ritroviamo stanchi al caffè di sera
 
e di vivere così sono pieni
i marciapiedi
negozi interi
affacciando altra noia
alle vetrine
 
sgomma sull’asfalto
una notte di rabbia
mentre spiaggia sui tetti
la luna bugiarda
 
cercando sul raccordo
facili avventure
sorrisi a pagamento
un gelato al centro
 
e i sogni d’una volta
con te al piper
da via tagliamento
al mare
sulla cristoforo colombo
senza trovare l’america
 
all’alba aspettiamo
il crollo della palpebra
e dormiamo ancora al volante
larve di plastica
indifferenziata


martedì 1 settembre 2026

piccolo vocabolario

 

lungo sentieri
secchi e nodosi
alle coste d’una terra
di calanchi arida
vado questa sera
dal terrazzo a mirare
verso la distesa
 
quando ho una gran sete
di miraggi
fumando illusioni
e cullando un sogno
 
che tu ritorni
 
ma sul vespro sorpreso
da orazioni
salmi
profonda questa voglia
di pregare
accosto all’argine
e alla corrente dei giorni
mi lascio andare
 
è il tempo
di caligine
sabbia
come giù nel canale
secco rimane
un senso di rabbia
 
direi stecchito
ormai il desiderio
che d’afa opprime
e quando troverai
in fondo all’autunno
il respiro
sarà forse tardi
 
lungo filari pende
l’uva mai raccolta
come quel sorriso
per la giovinezza
che assaporavi piano
acino dopo bacio
sui carri

così sull’aia t’ammiravo
al saggio
 
se a custodire animali
poi un altro uomo
ci vuole fede pazienza coraggio
 
parole che mancano
a un piccolo vocabolario



lunedì 31 agosto 2026

musa di stagione

 

il mare
che già odora
al finestrino
scappo sull’asfalto
verso spiagge
dove mi raggiunge
nessuno
 
nell’angolo remoto
sedendo in panchina
spalle al muro
sarà tempo
di non voltarsi indietro
 
e godendo dal molo
questo tramonto
in cartolina
alle danze di gabbiani
darò le ali stanche
 
tornando alla vecchia pensione
in culo al mondo
sarò avventore di memorie
all’osteria
giù nei vicoli per nascondere
una vita
che più non sento mia
 
a settembre allora
finendo di comporre
tra fumi di cucina
e pietanze come da tradizione
 
senza tante metafore
mi prende la musa di stagione
passando poi alle coordinate
in direzione



domenica 30 agosto 2026

verrà autunno

 
braccia nude in alto
posando scialli
 
ecco
verrà autunno
sfarzoso di pennelli e colori
così tu
nascosta dietro le siepi di more
e migranti ancora
indosserai quell’abito strappato
di corsa a sussurrarmi amore
 
sarà tempo di malinconia
per andare in prima fila
a raccogliere noci e castagne
 
quando vorrei aprire
il guscio della poesia
pure delle verità che nascondi
per essere stata mia
 
e quel sottile confine di bruma
a brillare gocce di rugiada
in fila al mattino
sul filo dei panni 

come finestre i tuoi occhi
lato tramonto
a specchiare riflessi 
fugace rendono l’idea 

di tanti piccoli misteri
preciso quel cestino
dono del primo
giorno di scuola

già salivi fiera
i gradini
della vita
io invece
saltavo i banchi
per acchiapparti
 
verrà autunno
sulla terra di nessuno
dove presto le foglie compongono
un tappeto con le ghiande

e lì sotto
mi aspetterai d’intesa
dopo i banchi
stavolta della chiesa



sabato 29 agosto 2026

concerto per te

 

le note
della nostra canzone
inseguo alla tastiera
 
e tutte le notti di luna piena
son qui che scrivo
sul foglio in bianco
allo schermo fisso
 
cerco allora al vecchio grammofono
di rimettere il disco
 
ma ad accompagnare
la musica in sottofondo
era la tua voce
quella compagnia di grazia
e una carezza
quando finiva in camera
l’orchestra
 
innamorato della vita
che profumava
di bellezza
perché la mia donna
ispirava
sullo spartito di campi
alle corolle giovani
allo stelo d’incanto
come la casa
ai fiati
agli archi
andava in coro
e mi bastava
 
se interroga il silenzio
fin da piedi alle scale 

unica composizione
le foto di polvere
con quel sorriso 
oggi nel vuoto
a far male



venerdì 28 agosto 2026

fuoriscena

 

ragazze in fiore
distese sull’erba
miro ai giardini
per un sorso di sole
 
fumando un pomeriggio
in panchina
a scorrere sulla pelle il tepore
 
oggi che più non regge memoria
il bastone a fianco
questa vita mena forte
con i figli lontani
una a letto più distante
 
e scappa il cane al guinzaglio
il pallone tra le grida
vecchi alle bocce che accostano
senza mira
pure le sigarette sono finite
 
ecco sul palco
un turno d'ombre
la sera
come sul marciapiede
incerto il fuoriscena
a salutarci
 
precisa quella luna
d'autore
sui terrazzi
 
 

giovedì 27 agosto 2026

oceano di latta

 

l'estate che al semaforo
già suona
con quella voglia
e un brivido in coda
 
allora accelerando
gambe levate d'asfalto
parcheggio lontano
 
come arrivo in spiaggia
a piedi nudi
finalmente libero dal traffico
via dai rumori
 
qui
seduto in pace
il mare davanti
e dentro un bisogno
di me solo
 
inseguendo
nuvole corriere lassù
nei voli di gabbiano
disegni in fumo
 
poi vado
lungo battigia
al vento
per raccogliere 
lucidi sassi e stelle
 
ma la conchiglia
d'un sorriso
che mi regalavi
era così diversa
 
ora ti sento stretta
e sulla passeggiata sottobraccio
fino al molo
miro le barche di viaggi
insieme
 
non arrivo però al faro
se mi perdo nell'immenso
di onde che salgono addosso
vanno dentro
naufrago d'universo
 
la sera che mi chiami ancora
e stanco alla deriva
ripasso un altro oceano
di latta sull'autostrada



mercoledì 26 agosto 2026

un poco d'aria

 

lungo meriggio d'estate
soffocato nella stanza
chiodo fisso la tua lontananza
salgo in terrazzo
a prendere un poco d'aria
 
rimango oltre panni stesi
a fissare lontano
tra parabole e antenne
tanti perchè
senza un messaggio
notizie di te
 
quando torna verso sera
un gabbiano a risalire il fiume
sento d'aprire le braccia
saltando d'una vita
a metri quadri il confine
 
così finalmente libero nell'azzurro
sorpassare quella ferrovia di giorni
le code al mare
troppi ricordi a suonare
 
un tuffo sulla marrana
vento in canna
mirando alle baracche
dove formicolano larve
che mai diventeranno farfalle
 
finisce il volo
quando fari di notte
sul nastro d'asfalto
indicano d'atterrare
 
da solo
qui al buio
allora spengo le ali
 
 

martedì 25 agosto 2026

da cima alle nuvole

 

madonna
stanotte non passa
un treno
 
qui a letto
sulle gambe
malfermo
nemmeno un convoglio
che mi trastulli
 
se non dormo
e fino all’alba
mastico
di memoria
i rimasugli
 
conto le ore
che batte la campanella
delle monache
dalla compieta
alla stella matutina
sarà forse l'anima salva
 
l’aurora coglie
chiarori da dormiveglia
e contemplazione
 
fulgido un riflesso
alla specchiera
mi sento carcerato
in attesa d’infermiera
 
dalle sbarre noto
che il tempo
scappa a gambe levate
ladro patentato
era
solo ieri
che mi guardavi
passando al caffè
poi a letto
saltando il matrimonio
pausa un figlio
 
adesso che è grande
mi guarda dalla foto
e vola sopra città
proprio come sua madre
che un vecchio illude
da cima alle nuvole



il planetario

  sul terrazzo è acceso il planetario   la notte che profuma di terra spogliando all’aria essenze di campi come vita a primavera tornando   ...