Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 6 luglio 2026
domenica 5 luglio 2026
cantemus
sacra la sera
per contrade a festa
noi al cantemus
sull’aria alle corde
tra i banchi d’intesa
oracolo
dai monti bianchi
il vento
come dal tabernacolo
il verbo
ascolto l’organo
a mantice
e le voci
in coro alzarsi
all’ostensorio
ripete la campana
sul borgo
invito alla preghiera
quando il sole
già pallido
esce di scena
e il freddo rotola
per vicoli
piazzetta compresa
con le ombre accolite
all’ora di cena
ferve la vigilia
del santo
vestita di luci
la madonna
in tela
noi cantiamo
altri salmi
diretti dal parroco
già il sacrestano
allo spegnicandela
accosterà la porta
ultima in fila
quella povera vecchia
tremando nella gobba
verso il regno dei cieli
adesso l’aria continua
alle note fuori
che fischia quasi neve
fa festa il cane sull’uscio
mentre un compagno mi regala
per il presepe un poco di muschio
scappa in fondo alla via
il primo fiocco ai fanali
ma sono io che torno
o poesia
a prendere la mano
sabato 4 luglio 2026
il mare di sempre
ritrovo il mare
di sempre
questa sera
che ho voglia
di camminare
da solo
in battigia
a raccogliere
i tuoi sassi
colorati
e quel silenzio
alle spalle
parlando
solo il vento
metti poi sul pontile
una pallida luna
finito il tramonto
e siedo naufrago
al di là delle onde
in panchina
alzo i baveri
a nasconder freddo
accendo una paglia
per compagnia
e sono dal tempo
vinto
quando miro
spiagge deserte
d'una vita
e barche
alla fonda
risalgo in macchina
vecchio
di tanta strada
che al volante
non reggo più distanze
ma sento preciso il confine
come un gabbiano
che ha smesso
di volare
becco tra le piume
venerdì 3 luglio 2026
i tuoi occhi alle corde
sulla distesa di dune
la notte incontri
la corrente del ghibli
che assale
le nostre tende
con onde di sabbia
mentre miro alle tue labbra
e fuori la tormenta
ad ingoiare carovane
è un fiume di rabbia
mica s’è vista la luna
poi all’alba
un sorriso nel turbante
scopro il viso
che illumina
così bello
è l’astro
che avevo perso
in tempesta
allora riprendiamo la marcia
gobbe alzando
i cammelli
solo i tuoi occhi
bastano alle corde
giovedì 2 luglio 2026
soffio di conchiglia
se mi ripete il vento
un’altra estate
al verso di mare
poi a lingue di spiaggia
con tante avventure da raccontare
cerco curvo nei cassetti
l’eco d’una storia
quel sussurro a sciogliere le vele
come i tuoi capelli
nelle carezze d’aria
a prua
segnato solo un nome
tra i cordami
tirati di voglia i nostri affanni
sempre all’albero
un desiderio battente e teso
per solcare senza sapere
pagine azzurre
d’amore con te
scrivendo le più belle
e se oggi t’amo ancora
sono qui
con la tua conchiglia stretta
il soffio sospeso
in gola
mercoledì 1 luglio 2026
biglietto da visita
all’alba
sono sveglio
m’affaccio
e di fronte
non puoi farmi questo
dal balcone
un pitale d’ottimo fertilizzante
giù nell’orto
è tradizione
salutare il giorno
manifesta l’intenzione
di coltivare
però mai accettare
dalla vecchia
un solo prodotto
respingo pure
dietro gli scuri
un rosa di chiarori
sull’ultima riga
biglietto da visita
nel momento che avverti
l'anticipo nelle ossa
di buonuscita
basta con torte
e candeline
già fatto ieri
un altro compleanno
vaffa anche all’insalata
martedì 30 giugno 2026
stagione di mare
profumi di giardino
alla brezza che sale
mentre sul muretto
di confine guizza
l'amica lucertola
e di lontano
tra l'edera
mi sta a guardare
fissa
adesso a finestre aperte
comincia la stagione di mare
così prendo la vecchia bici
e rumore di catena
pedalo a fatica
arrivando in spiaggia
dopo l'inverno
regge lo stabilimento
ancora una mano di vernice
più il sorriso della barista
e d'altro non ti dico
se a tutti piace
siedo interi pomeriggi
a contare barche
chiacchiere
e le solite carte
mai un asso
però un bicchiere
anche mezzo toscano
me li faccio lo stesso
tornando la sera
sulle scale ascolto ad ogni piano
voci di partenze
come si sprecano viaggi crociere
invece mi chiudo dentro
e qui sul divano in silenzio
preferisco quei discorsi
che si faceva un tempo
noi due muti
ad amare stretti
stretti
lunedì 29 giugno 2026
l'orchestra
quando finirà la musica
sul palco degli anni
e tanti
rimarrà l'eco
a dirigere l'orchestra
ai fiati
sussurri d'un tempo
agli archi
teso il nostro amore
da vecchio imparando ancora
accordi nella combinazione
di due cuori
a volte sul leggio
la partitura
lasciando muta
se non bastavan le note
ad amare
m'inchino alla fine
del concerto
per chi è andato
avanti
in una sinfonia
d'intenti
addosso pure
non pochi stenti
a mia madre
che dirigeva
maestra
una vecchia orchestra
di piatti mestoli ottoni
d'altra epoca strumenti
e lamenti
ad un padre
la bacchetta
precisa
sullo spartito
al fratello
di gran cassa
l'effetto straordinario
a vibrare sul finale ardito
o scherzo musicale
ed è venuto giù
il sipario
le scarpe del contadino
in fondo ai calzoni
prima di partire
non
volevi scarpe
ma
solo piedi nudi
da
contadino
così
di pelle dura
si
va scalzi a zappar
campi
di luna
a piccole dosi il compleanno
alla mia età
va preso
a piccole dosi
il compleanno
un giorno diverso
ti volti
e una lacrima nascondi
al fornice
al bivio invece
vorresti tornare indietro
ma il programma va avanti
mattina al cimitero
con la visita ai cari
non reggo allo sguardo
mi fissano
e scappo malfermo
salto pranzo
e tutto il pomeriggio
recito con la lucertola
sotto il pergolato
noi fissi agli anni
che pendono secchi
dai tralci
quel disegno o giro di vite
è il mio abbozzo
ovvio che come l’amica non chiudo occhio
la sera infine mi invitano a tavola
ci sta il brindisi e il discorso
amici parenti qualcuno di lontano
allo schermo
agita la mano e un bacio
di rimando uso il fazzoletto
butto via il bastone
ma sono diversamente giovane
per bacco
così riempio il bicchiere
se a fianco anche il cane
dimena la coda
un accenno ma lasciamo perdere
d’affanno in gola
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