Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 25 aprile 2026
venerdì 24 aprile 2026
il rimorso
non posso più lasciare
la via di mezzo
per quanto amara
ora che son vecchio
e senza forze
mi lascio andare
a misura di tabacco
aspiro illusioni
e sull’uscio rimango
alla piega dei giorni
ripassando l’orlo
alla fine dei pantaloni
la sarta ha il vestito
quasi pronto
con tanti spilli
e le tue parole addosso
pentiti
figlio
chiedi perdono
mi scappa un gran rimorso
giovedì 23 aprile 2026
sarò vento
sull'orizzonte
stava sospeso
mezzo
arcobaleno
perché era
povero
il nostro cielo
guardami
adesso
sopra le case
lontano
sarò vento
padrone di
campi
ricco ballando
tra pioppi
d'argento
girasoli d’oro
governando le
nuvole
al gallo sul
tetto
come vincendo
a carte sulla
piazzetta
così in fondo
ce ne andremo
felici
sottobraccio
lo spago
alla valigia
di cartone
ed ogni
stazione
del mondo
avrà dai
migranti
sempre colori
perché il
nostro cielo
voglio
d’arcobaleni
mercoledì 22 aprile 2026
la notte altra metafora
com’è strana la sera
cercando la tua ombra
in scena
quattro case
un piccolo ricordo
niente di che
a scoprire
dove sei
al cine d’essai
io e te
ultima fila
radente
le mura
di vicoli intestini
a far muffa
con i silenzi
che riconosco
uno ad uno
già ripetuti
all’unisono
i fanali
ad ingiallire
la pellicola
e sul finire del cinema
cerco sollievo
alla fontanella
ecco la parola fine
impressa in quella stella
lassù tra i platani
che brilla
distante anni luce
i passi stanchi
infiora fino al portone
dove un tempo
m’hai segnato
in fronte
dietro
i tarli
affilate le ombre
m’appoggio
al corrimano
che non regge
più ragione
se amaro
come diceva il poeta
salire le altrui scale
non ti dico poi
l’abbandono
di stanze lasciate al buio
solo ad una è rimasto
il crocifisso
cosa vuoi
chiedere ormai
perdono
solo mi dolgo a volte
d’essere ancora vivo
un dolore sordo
al costato infisso
torno in strada
a consumare la notte
altra metafora
e basta
martedì 21 aprile 2026
pensami
rubando la tua voce
improvvisamente
il silenzio
sussurra tante cose
che ho perduto
e qui davanti il mare
nello spazio di cielo
quella luna
come solo la mia donna
sa specchiare
allora pensami
sull’oceano domani
d’attraversare
anima mia
ma nel tuo cuore
che nessuna tempesta ci sia
solo calma piatta
esce stanotte dalle nuvole
l'astro di venere
ad accendere nude scogliere
di solitudine
pensami
quando sbattuta dal tormento
lucida voglia di sensi
sale
sulla bocca di forri
ad urlare
schiumando quanta
rabbia
per anni migliori
come lontananti sogni
nel plenilunio
muto
un vecchio
all’estasi
d’universo
lunedì 20 aprile 2026
la tua musica
sta piovendo
e m'affaccio
ai monti
seguendo
un lampo
scarica addosso
quanta rabbia
ma è già spento
torno nel tempo
sui passi indietro
alle tue labbra
stringendo un ricordo
nella stanza
come lasciando sul tavolo
un'ombra stanca
così sul piatto
alla sera che avanza
rimetto la tua musica
ad oltranza
per ascoltare
la presenza d'una donna
che graffia nei solchi
e alle rughe incide
saltando la puntina
al brivido
tra gobbe da vinile
domenica 19 aprile 2026
diario al vento
lascio
stasera
aperto
il diario
al vento
che impazza
e spinge
a folate
il vecchio
sulla piazza
giocando a carte
nei mulinelli
sotto le logge
e al monumento
dei dimenticati
di seguito
sfoga nei vicoli
la rabbia
sbattendo
imposte
in metrica
vasi a raffica
quando sul filo dell'orto
discutono forte
anche i tuoi panni
che uno ad uno ricordo
e quanto mi manchi
si calma a poco
e di rimando
esce la luna
tra le coltri
così cerco
al portone
d'evitare
affilate
certe ombre
l'ultima
sulle scale
che mi guarda
fissa
e non reggo
al corrimano
senza appoggio
di ragione
rimango in coperta
quando riprende la corsa
mormorando alla finestra
preciso questo paese
che spiffera
sabato 18 aprile 2026
il vestito
una donna scende
con la cesta dei panni
al fiume
saltando
nella secchia piovana
il bimbo a giocare
questa gente di paese
sta sulla porta
come ombre di una notte
che fodera all’orlo precisa
rimane la sarta alzata fino all’alba
cucendo un trapunto di stelle
mentre il vecchio
sotto la luna a sognare
sente all’arcolaio
del tempo
di avere oramai
il vestito pronto
venerdì 17 aprile 2026
i pendolari
tutto il pomeriggio
buttato in panchina
ad aspettare nessuno
fino a sera
quando sui marciapiedi
fanali gialli
fissano controfigure
al capolinea
ripassando ciascuno la parte
a memoria
i pendolari del racconto
ai titoli di coda
il metronotte poi
tira giù
il sipario
giovedì 16 aprile 2026
la notte fa piano
stamane
respiro spiagge nude
in fuga dalla gente
a mirare questo mare
di settembre
con i gabbiani
fermi sulla scogliera
braccia stanche di volare
a piedi nudi
svolge il racconto
un vecchio pescatore
tirando le reti
all’argano una barca
nelle rughe
di salsedine
tra le pieghe
di quest’anima
che non credo
pure ci deve essere
l’ultima pagina
sul molo deserto
in fila scafi pelle e ossa
alberi che dondolano
alla fonda
poi d’una sera antica
miraggi di donna
nella foschia
che confondono
dentro la stiva
piegando vele
capisci da solo
che la vita
è finita
lo senti d’ultimi richiami
con quei silenzi
specchiati dal faro
sirene dal porto
e la tua di scoglio
a far più male
la notte fa piano
in fondo alle case
e
non ci sarà luna che tenga
a far sognare
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