Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 18 aprile 2026
venerdì 17 aprile 2026
i pendolari
tutto il pomeriggio
buttato in panchina
ad aspettare nessuno
fino a sera
quando sui marciapiedi
fanali gialli
fissano controfigure
al capolinea
ripassando ciascuno la parte
a memoria
i pendolari del racconto
ai titoli di coda
il metronotte poi
tira giù
il sipario
giovedì 16 aprile 2026
la notte fa piano
stamane
respiro spiagge nude
in fuga dalla gente
a mirare questo mare
di settembre
con i gabbiani
fermi sulla scogliera
braccia stanche di volare
a piedi nudi
svolge il racconto
un vecchio pescatore
tirando le reti
all’argano una barca
nelle rughe
di salsedine
tra le pieghe
di quest’anima
che non credo
pure ci deve essere
l’ultima pagina
sul molo deserto
in fila scafi pelle e ossa
alberi che dondolano
alla fonda
poi d’una sera antica
miraggi di donna
nella foschia
che confondono
dentro la stiva
piegando vele
capisci da solo
che la vita
è finita
lo senti d’ultimi richiami
con quei silenzi
specchiati dal faro
sirene dal porto
e la tua di scoglio
a far più male
la notte fa piano
in fondo alle case
e
non ci sarà luna che tenga
a far sognare
mercoledì 15 aprile 2026
un tocco di grazia
sul balcone
ho coperto
i limoni
non avendo più le forze
di trascinare
vasi così pesanti
dentro
hanno alle radici
tanti ricordi
e le tue cure
finite al freddo
lo stesso peso
attraversando
le stanze
dove disegnavi
ad ogni angolo
un tocco di grazia
ora è tutto secco
e si avvicendano
inutili stagioni
a un vecchio calendario
da quel tempo
mai più cambiato
riporta l’ultimo sogno
un giardino
che costruivi a mente
notte e giorno
così la corolla
i petali
le aiuole
tutto era possibile
se nelle mani
quella bellezza
da mettere gemme
sulla pelle
d’una sola carezza
martedì 14 aprile 2026
scarabocchi
di notte
incontri
un sogno che
fugge
dal tormento
assassino
chiedendo un
passaggio
lo fai salire nella tua mente
e quelle
macchie sui muri
sono
scarabocchi di luna
o disegni di
nulla rappresi
forse
impressioni d’ombra
che escono al
pittore di mano
col suo
pennello bagnato di mistero
e un soldato
senza stelle
di notte fa
la guardia
a un soffitto
spento lassù
con la sua
ragione in divisa
ma hanno ragione
i vivi che
son muti
o i morti che
ci parlano dentro
e poi
l’aquilone
reciso lo
spago
com’è lontano
tu che piangi
lumaca in
scia
trascinando
ventre a terra
e fai la bava
ad una foglia
che ti
lascerà per il vento
come certe
illusioni
al primo
soffio cadute
lunedì 13 aprile 2026
ti odio
fuori
un tempo da lupi
a sbattere il vento
una notte di pioggia
contro vetri e scuri
a te cosa importa
se mi ritrovo i cocci
in tasca
allo specchio
incipri il naso
cambi pettinatura
e calando occhiali
di gran montatura
ripasserai già domattina
marciapiedi e vetrine
perchè sei curiosa
femmina
anche paracula
così ti odio
mentre sorridi alla gente
e fai la bella vita
poi mi chiedi con un bacio
e sussurri a letto
amore eterno
a giacere altre cambiali
nella buca della posta
se apro solo la tua
con tutti i peccati
capitali
domenica 12 aprile 2026
pensiero più bello
pensiero
più bello
come il petalo
caduto
solo ieri
tra vasi in fila
a far male di primavera
un colpo di vento
carezza più forte
scivolando
via il ricordo
oltre la ringhiera
e adesso che rintocca
al vespro la preghiera
il cane abbaia
per uscire
mirando al guinzaglio
mentre in gola non reggo
alle corde che già
portano via
sulla passeggiata
con te l’ultima volta
spalla a spalla
e muta ai colori
sui campi
parlavi d’un cenno
ma come balla
al cancello
un’ombra
prima dell’inverno
se il freddo dentro
sabato 11 aprile 2026
tu che torni
l’alba tersa alle vele
chiama altre barche sul mare
al timone quest’attesa
e nello scafo
l’ansia di accostare
ricordi vivi
tirati nelle reti
naufraghi tormenti perduti lontano
voci del tempo dentro la stiva
onde nella memoria e alla deriva
che sulla spiaggia rivoltano sassi
conchiglie e pensieri strani
pagine libere
quei gabbiani aperti al sole
e all’argano tiri una mente in secco
sa di sale e amaro
il ricordo di chi non torna
mai davvero
quando a sera le nostre donne
stendono sul tavolo
tanta solitudine
e apparecchiano
la notte profonda nei vicoli
dove i vecchi all’ultima pesca
stanno fissi
tu che torni
dal tempo vinto
come un sogno perduto
al convento nostro beato
racconta la tua storia di tanto mare
ascolta la voce di chi è perduto
portami un gioco
che hai da tanto lasciato nel cassetto
un sorriso ultimo
in fondo alle rughe dure
prima di bucare
la fodera
*
( e adesso cominciano troppi a bucare la fodera...Umberto, mio compagno di banco.., Paolo e Angelo...presto toccherà a me, ma non ho paura, dietro il sipario del mistero la più grossa delle fiction o fregature mai realizzate, andiamo in scena sul palco del nulla )
venerdì 10 aprile 2026
in preghiera
quel fiore delicato
al davanzale di primavera
miravo nella sua bellezza
così profumato alla ringhiera
da richiamare uomini in volo
ma d'una carezza
sembrava
al vento sfogliare per me solo
come nel bacio di
pioggia
petali d'amore
poi in rima d'un
tempo nero
curvò lo stelo
da richiamare un uomo in preghiera
giovedì 9 aprile 2026
anni luce
il mattino di seguito
in battigia
se scopri ogni volta
cercando le orme
solo avanzi di mareggiata
le tue vestigia
prendo
quel treno di riflessi
la sera
e come pesano
vagoni di ricordi
alla schiena
maglio sull’incudine
scaglia il poeta
metafore e rime
contro la luna
s’affaccia al balcone
un astro lontano
anni luce
ai fianchi d’orto
lungo muretti antichi
chiudo gli occhi
ai cani di rimando
voci di silenzio
a domineddio
quando partono
ultime lampare
e sulla tradotta
di luci sul mare
mi perdo anch’io
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