giovedì 22 ottobre 2026

ancora un poco con te

 

giusto il tempo
d’uscire dal torpore
stamane che piove
e
non verrò a cercarti
sul marciapiede
magari ai giardini
seguendo un’ombra
 
solo rimanere
ancora un poco
con te

ecco

non confonderti
alle righe
nel disegno d’ombrelli
alla solita fermata
d’angolo dove
sei sparita
un bel giorno
di primavera
senza un perchè

un sogno
in fiore
mentre oggi
solo nuvole nere
a cadere dal soffitto
 
lontano
proprio in fondo alla rete
dell’orto
scatta il lampo
subito un tuono
d’assenza 

vado sottocoperta
mentre vien giù
un temporale

e lascio discutere ai vetri
quante lacrime 
grazie 
ne ho abbastanza



mercoledì 21 ottobre 2026

ballando stanotte coi lupi

 

ballando stanotte coi lupi
lassù nei boschi d’infanzia
ho sentito lacerare le carni
 
partendo dal fontanile sulla piana
dietro le orme in fila
di mandrie che non ci sono più
andavo alla ricerca degli anni
più belli nel tempo che fu
 
lungo il sentiero che sale
tra i sassi duri a far male
erano ben altre ferite
a bruciare dentro
 
così al buio calato dalle cime
avevo bisogno di urlare anch’io
quando i lupi
e compagni di strada
andati avanti
hanno elevato un coro
infine
 
svegliandomi
con i rumori
che salgono
stamane
d’altri lupi in campo
 
 

martedì 20 ottobre 2026

fino al cielo

 

piano piano
vorrei sparire
giorno dopo giorno
 
come solo il mare
sa fare
quando si ritira
ai tuoi piedi
lasciando schiuma
 
poi se è rabbia
torna
tra i forri a saltare
ma sempre
delicata l’onda
serve
al brivido
da scatenare
 
vorrei così questa penna
lasciare
tra le tue mani
cioè nel calamaio
dove ho intinto
la ragione di vivere
che non c’è
per amanti
alcuna
 
vorrei gridare
in silenzio
rotta la voce
un addio
no
non posso
 
strapperei
quella mano
ancora al finestrino
e via
quando scappavo di corsa
tu lì
a salutare
per sempre
anima mia
 
lo dico senza credere
ma tu davvero
 la possedevi
grande
possente
fino al cielo



lunedì 19 ottobre 2026

non ero uomo

 

oggi che scopro le orme
sulla bianca distesa
in fila e nel gruppo
mi ritrovo fuggiasco
 
come racconta la storia
d’un lupo sui monti
il pastore sentinella
 
affonda il canino sulla carne tenera
questo tormento famelico
e come aguzza i denti
il ricordo
 
e cado alla fine del sentiero
inseguendo
chi è vittima
chi ha torto
se alle anime per l’inferno
rimane una pozza di sangue
 
sono orme che proseguono
di far male sul manto
e mentre cadono copiose lacrime
di rubino sui cristalli di neve
sento precisa
alle spalle
quella voce che chiama
e la tua treccia
madre recisa
sulla tovaglia
 
quando la sera aspettavo
a lume di ragione
la vita
qui a casa
senza nostro padre
 
e non ero ancora uomo



la stagione del cuore

 

la secchia dell’acqua piovana
è colma in giardino
girando più forte il gallo sul tetto
come l’edera di cinta al muretto
 
non volare più via
stagione del cuore
sei la pagina d'un volume
che rileggo volentieri
quando sento il vento
cambiare di stagione
 
sono qui nel tempo 
con le cure adesso d'un uomo
curvo all’ultima pesca
 
ritagliando la siepe
scopro nella rete soltanto attese
per questa sera antica
che attracca lenta in veranda
mentre svolgi corde alla schiena
lasci lo scafo alla fonda
piegate le vele in poltrona
 
come nell'orto
decisa la mano
a tagliare nodi
il tronco resta nudo
 
così t'affanni a rimettere
fiori nel vaso
curando le aiole
spargendo il seme
ma senti di rivoltare il passato
 
ora posa una soffice coltre
la notte sulle membra
già suonato il vespro
sulla campagna a chiamare
cani e campane
ancora un padrone
 
ecco puntuale il silenzio in piazza
quando eravamo a guardare le stelle
 gelato in mano
e bastava poco davvero
 
fissare negli occhi
come eri bella
 

domenica 18 ottobre 2026

l'isola da sogno

 

di tempeste
assalti ai forri
fischi e urla
contro scogli
finisce la rabbia
sui moli
di rena asciugo
sale in risacca
 
sei la mia terra
come isola vorrei
tra le tue braccia
 
cullata di gabbiani
a danzare
nei seni
il nido a cercare
 
così la sera
una carezza
in veranda
l’infuso da degustare
al tramonto
 
il nostro sogno
emerso dalle acque
circondato dal mare



sabato 17 ottobre 2026

dimmelo tu

 

questa sera
non vanno in piazza
i miracoli
allora
cercherò
in mezzo a questo mare
di scoprire
quale stella sei
caro Lucio
 
magari indovinando
nei vicoli
quella canzone
che tutti noi ripetiamo
a memoria
 
solo che il testo
avrai imbucato
nella posta dei giorni
come un marinaio
venuto dalle onde
e che poi in taverna
ha lasciato su carta oleata
 
la cantiamo lo stesso
perché è dentro
come va sul palco
o all’angolo
dove i gatti
non hanno
padrone
 
coloriamo tutti i muri
parliamo le lingue
di tutti i bambini
e a Gaza raccogliamo
l’eco che insegna
 
ed è lei la mia canzone
la donnaluna
che all’altra faccia della terra
porta i sogni
i segreti
i suoi amori
 
così il gabbiano
rialza la testa
il becco tra le piume
non ha più

adesso pronto a volare
se lo è
dimmelo tu



dolce sera

 

rimani con me
un poco
ancora al balcone
dolce sera
che ammatassi
nebbia
giù per i campi
e
le distese miro
di colori
bellezze in posa
d’autunno
 
raccontano
i solchi
le mie cicatrici
riportano
i segni
di battaglie
antiche
 
approfondano adesso
una tristezza
di sguardi in fuga
come stormi
pronti
 
e allora tutti noi
partiremo
remando le ali
all’addio
 
meno virgilio
che s’è addormentato
al camino
nel tepore
d’una storia
persa tra vapori e fumo
se incerta la memoria



venerdì 16 ottobre 2026

lo sanno pure i gabbiani

 

e quando la sera
accende l’immagine
tua alle vetrine 

chiudendo nella stanza
un tormento grigio
batto la città a rubare colori
 
ripasso tutti i caffè
se all’angolo
tu da gitana scalza
 mi facevi impazzire
alla chitarra
 
poi sul lungotevere
se mai per caso
riflessa di luna
la tua faccia
da matta
 
sarebbe come scalare
ai fianchi ma quanti
argini per te
 
se lo sanno pure
i gabbiani
che l’isola c’è


giovedì 15 ottobre 2026

senza carica

 

è la vecchia radio sul comò
che ancora m’incanta
con la valvola dietro
ad illuminarsi lentamente
 
così aspetto in penombra
sigaretta accesa
d’ascoltare il suono d’epoca
 
e seduto a molle sul sofà
miro libri e quaderni antichi
sopra scaffali a salire solo ragni
tra biro e pennini sparsi
foto e quadri di tanti anni fa
 
quanto è geloso il padrone
a conservare nei cassetti
ricordi di polvere e muffa
 
sottochiave pure la vetrina
d’orologi da taschino
monete d’argento in pila
 
tiene a freno la lingua quel cucù
chiuso nella casetta di legno
 
senza carica dorme anche il vecchio
sempre che la valvola s’accenda



ancora un poco con te

  giusto il tempo d’uscire dal torpore stamane che piove e non verrò a cercarti sul marciapiede magari ai giardini seguendo un’ombra   solo ...