lunedì 7 settembre 2026

il premio

 

quella sera
di colpo il tuo sguardo
 
in tuta di corsa
al salto tra le macchine
io fermo in fila
suonando all’angolo
 
hai attraversato
la mia vita
sulle strisce
e non sono più ripartito
 
se al primo bacio
ho messo un’altra marcia
al tempo
 
così ogni giorno
t’ho inseguita
incerato di tutto punto
sportivo in affanno
ma pur sempre
innamorato
fino al traguardo
 
e quando hai steso la tuta
sul filo d’argento
io non m’accontento
voglio battere il record
dei cento
 
se tra casse che vanno e vengono
qui non si capisce
chi ha vinto d’un altro viaggio
il premio



domenica 6 settembre 2026

alba allo specchio

 

l’acqua riversa
tra le canne
cominciando il vento a battere
monotono rosario
 
la luna
sfiora altre nuvole
e sogni ribelli
rimasti sospesi all’amo
d’un pescatore addormentato
 
un dubbio
sorprende di colpo
a tendere il filo
ma lasci
ricordi a mollo
 
scuote nell’aria
e vibra sullo specchio
l’alba
 
così questa notte
mette via
ombre nella stiva
a spegnere
silenzi e stelle
 
allora
accosta a riva
una barca
alzando i remi
 
fa lo stesso
un uomo
alla sua donna
che aspetta
 
ma possederti
 
sciando una lacrima
sulle gote
e il secreto
sulle forme riflesse
 
è stato come attraversare
l’imene d’universo



sabato 5 settembre 2026

come va il mondo

 

tirando a sorte
contro le finestre
chiuse
mai capirò
dove ti nascondi
 
e parlando per ore
in cortile
scriverò sulla facciata
un’altra pagina
di parole assenti
 
ho costruito questa casa
per stare in pace
 
infatti è chiusa
 
volevo un’ultima volta
parlarti della nostra vita
 
sei già partita
 
come non va la chiave
girando a vuoto
domande
 
e quando riparto
mi tiro dietro un cancello
che stride del vuoto intorno
 
rimane nel deserto un castello
dove ostaggio
tiene il tempo
quante voci
sussurri
dal passato
 
forse l'eco ancora
nelle stanze
insegna
alle ombre
che chiamo per nome
 
ogni tanto escono
se è più buio
fuori
per come va il mondo



venerdì 4 settembre 2026

la mano del vento


 

oggi ai pollini in volo
e alle danze d'amore
invento nuove parole

deponendo alla tua corolla
i versi di stagione
ai campi liberi
il seme
come ad orizzonti aperti
intera la speme

così petali
d'incanto
e pagine
del racconto
una ad una
possa sfogliare
la mano del vento

a raggiungere
la mia donna
accarezzando
lo stelo del tormento

spilla nel grano
quel papavero rosso
la tua grazia

svetta il tempo
alla falce
mai sazia




giovedì 3 settembre 2026

il planetario

 

sul terrazzo
è acceso
il planetario
 
la notte che profuma
di terra
spogliando all’aria
essenze di campi
come vita
a primavera
tornando
 
verso pianeti
astri lucenti
l’anelito provo
di scoprire
nuovi mondi
in scia di comete
satelliti moderni
 
ma ad attraversare il buio
girato l’angolo
quante ombre antiche
addosso fantasmi
 
incubo universo
quando rientro
nel guscio
mirando al soffitto
e le stelle che invento
non reggono calce
addosso cadendo
 
cerco anche la luna
nei sogni di traverso
e finita la bottiglia
mi alzo a bere
 
allora basta una vecchia lampadina
nel sincizio di crepe
e a domani
il bonus del sisma
abbi fede
 
 

mercoledì 2 settembre 2026

fine estate

 

cambia il vento
non l'estate
senza fine 

sembrano giorni diversi
quando passo a prenderti
come accosti il tuo profumo
tornando per strada solitudine
 
sarà la direzione
interrogando il gallo
sul tetto
prende però una brutta piega
se ci ritroviamo stanchi al caffè di sera
 
e di vivere così sono pieni
i marciapiedi
negozi interi
affacciando altra noia
alle vetrine
 
sgomma sull’asfalto
una notte di rabbia
mentre spiaggia sui tetti
la luna bugiarda
 
cercando sul raccordo
facili avventure
sorrisi a pagamento
un gelato al centro
 
e i sogni d’una volta
con te al piper
da via tagliamento
al mare
sulla cristoforo colombo
senza trovare l’america
 
all’alba aspettiamo
il crollo della palpebra
e dormiamo ancora al volante
larve di plastica
indifferenziata


martedì 1 settembre 2026

piccolo vocabolario

 

lungo sentieri
secchi e nodosi
alle coste d’una terra
di calanchi arida
vado questa sera
dal terrazzo a mirare
verso la distesa
 
quando ho una gran sete
di miraggi
fumando illusioni
e cullando un sogno
 
che tu ritorni
 
ma sul vespro sorpreso
da orazioni
salmi
profonda questa voglia
di pregare
accosto all’argine
e alla corrente dei giorni
mi lascio andare
 
è il tempo
di caligine
sabbia
come giù nel canale
secco rimane
un senso di rabbia
 
direi stecchito
ormai il desiderio
che d’afa opprime
e quando troverai
in fondo all’autunno
il respiro
sarà forse tardi
 
lungo filari pende
l’uva mai raccolta
come quel sorriso
per la giovinezza
che assaporavi piano
acino dopo bacio
sui carri

così sull’aia t’ammiravo
al saggio
 
se a custodire animali
poi un altro uomo
ci vuole fede pazienza coraggio
 
parole che mancano
a un piccolo vocabolario



lunedì 31 agosto 2026

musa di stagione

 

il mare
che già odora
al finestrino
scappo sull’asfalto
verso spiagge
dove mi raggiunge
nessuno
 
nell’angolo remoto
sedendo in panchina
spalle al muro
sarà tempo
di non voltarsi indietro
 
e godendo dal molo
questo tramonto
in cartolina
alle danze di gabbiani
darò le ali stanche
 
tornando alla vecchia pensione
in culo al mondo
sarò avventore di memorie
all’osteria
giù nei vicoli per nascondere
una vita
che più non sento mia
 
a settembre allora
finendo di comporre
tra fumi di cucina
e pietanze come da tradizione
 
senza tante metafore
mi prende la musa di stagione
passando poi alle coordinate
in direzione



domenica 30 agosto 2026

verrà autunno

 
braccia nude in alto
posando scialli
 
ecco
verrà autunno
sfarzoso di pennelli e colori
così tu
nascosta dietro le siepi di more
e migranti ancora
indosserai quell’abito strappato
di corsa a sussurrarmi amore
 
sarà tempo di malinconia
per andare in prima fila
a raccogliere noci e castagne
 
quando vorrei aprire
il guscio della poesia
pure delle verità che nascondi
per essere stata mia
 
e quel sottile confine di bruma
a brillare gocce di rugiada
in fila al mattino
sul filo dei panni 

come finestre i tuoi occhi
lato tramonto
a specchiare riflessi 
fugace rendono l’idea 

di tanti piccoli misteri
preciso quel cestino
dono del primo
giorno di scuola

già salivi fiera
i gradini
della vita
io invece
saltavo i banchi
per acchiapparti
 
verrà autunno
sulla terra di nessuno
dove presto le foglie compongono
un tappeto con le ghiande

e lì sotto
mi aspetterai d’intesa
dopo i banchi
stavolta della chiesa



sabato 29 agosto 2026

concerto per te

 

le note
della nostra canzone
inseguo alla tastiera
 
e tutte le notti di luna piena
son qui che scrivo
sul foglio in bianco
allo schermo fisso
 
cerco allora al vecchio grammofono
di rimettere il disco
 
ma ad accompagnare
la musica in sottofondo
era la tua voce
quella compagnia di grazia
e una carezza
quando finiva in camera
l’orchestra
 
innamorato della vita
che profumava
di bellezza
perché la mia donna
ispirava
sullo spartito di campi
alle corolle giovani
allo stelo d’incanto
come la casa
ai fiati
agli archi
andava in coro
e mi bastava
 
se interroga il silenzio
fin da piedi alle scale 

unica composizione
le foto di polvere
con quel sorriso 
oggi nel vuoto
a far male



il premio

  quella sera di colpo il tuo sguardo   in tuta di corsa al salto tra le macchine io fermo in fila suonando all’angolo   hai attraversato l...