Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 14 maggio 2026
mercoledì 13 maggio 2026
un cielo d'inchiostro
dei mille se
non ti dico quanti poi
ho scarabocchiato
pagine e pagine
così all’ultima
macchiato il dito
ai vetri intingo
un cielo d’inchiostro
ho sporcato anche il libro
tuo regalo sul comodino
dove tengo ora
solo pillole
e continuo sbadigliando
tra aiuole e vasi
che tenevi in riga
ma pantofole di traverso
inciampo verso le rose
che resistono amiche
lungo il sentiero di ciottoli
bianchi s’infila guizzando
una lucertola
che continua sul muretto
ad occhieggiare
un altro giorno
me ne sbatto tornando
a letto
solo che di mezzo al mattino
ci manca il postino
e le vecchie
al mercato bavose
di chiacchiere
pure la campanella delle monache
per dio
esco pure io
caffè e sigarette
il solito giro
senza fretta
e mi sorpassa
anche il carretto
dell’ortolano
ma ho già certi cavoli
martedì 12 maggio 2026
vento di maggio
mi ritrovo alle coste
un freddo mantello
aprendo le imposte
al vento di maggio
come scalando
un brivido
di quell’estate
sento che percuote alle pareti
ancora ai fianchi
senza muovermi
più dalla stanza
ai vetri ostaggio
caserma o condominio
dura naia
miro sul cortile
dove impazzano
foglie carte e lunghe marce
esercizi alle righe
comunque rughe
per atleti all'arte di vecchiaia
incerta memoria
ripasso un panno
al cannocchiale de nonno
attizzo miope
la voglia o la cornea
per salutarti
poi non reggo
alla solita lacrima
sulla porta carraia
finito il corteo
e calata la sbarra
di troppi addii
son vuoti calamai
piene le fosse
pure i cancelli
a lamentarsi
ma quale ruggine
solo ceppi ai piedi
d’operai senza lavoro
fuori dalle fabbriche
fischiando il vento ancora
lunedì 11 maggio 2026
11 maggio 2008
quella notte il cielo posò
sulle mie lacrime
un guanciale di stelle
eri partita e sulla strada
in fondo alle case
già cercavo le orme
i ricordi
le parole
l’eco della voce
la tua
e chiedevo
bussavo alle porte
interrogavo le stanze
ero solo
disperato al buio
orfano mi sono ritrovato
in quella casa
vuota
profonda nell’abbandono
ed affacciandomi sulla porta
ho dato una carezza al cane
poi al cancello
siamo andati insieme
a guinzaglio della solitudine
Mamma
Mamma
hai chiuso
bene la porta
come sempre
rimesso il
silenzio a posto
dopo cena
papà non
torna
la lampada
brucia d’attesa
fa freddo
ci sono nella
notte
facili tormenti
ai vetri
disegni umidi
la pentola
per domani
borbotta
stanca
deve essere
trascorso
un tempo
davvero lungo
tra le tue
braccia stanche
tante
illusioni
troppe
tristezze
hanno chinato la tua testa
non lo
sguardo
quando
penetra il mio vuoto
e dirada le pene dentro
vai a letto a
quest’ora
rigirando
coperte e ansie
vorrei donarti
il bacio della buonanotte
ma ti sto
accanto
con le
fotografie che tieni stretta
ci sono tutti
gli anni andati
le rincorse
perdute
i sorrisi
i ricordi
ingialliti
quanta
stanchezza trattieni sul petto
tu preghi
e quelle lacrime
ti sono care devote
ora sei alta
mamma
e nella notte
sottesa
una cantilena
di voci piccole
accompagna
per sogni distesi
i tuoi
bambini
i nostri
a baciarti la
fronte grande spalancata
un abbraccio
forte
e quella
stella in mezzo al cielo
è la tua
presenza luminosa
semplice netta
grande mamma mia
domenica 10 maggio 2026
l'inchino
con la grazia
in effigie
son troppe lacrime
nel tempo
a consumare
il dipinto
il drappo
calato a maggio
che è stato più
d’un inverno
come sulle spoglie
un gelido tormento
ancora il bambino
accarezza
le dita sul marmo
piangendo
se spoglia
sul carro alato
il disegno
fissi i cavalli
non quel sorriso
che muovi
in rilievo
d’artista
la composizione
posando
dura tempera
in tela
della sorte
le date
al tuo nome
l’inchino
madre
sulle scale a maggio
non salivano più
i tuoi passi stanchi
quelle scale
di vasi in fiore
a maggio
con il profumo del tempo
che t’ha portata via
mentre d’un lungo meriggio
d’attesa
stavi in silenzio china
sulla sedia che spingevo
in giardino
dove solo il vento
dalle fronde passava a
salutare
ma stasera lo so
verranno indietro gli anni
che hanno infisso tormento
nel cuore
e tutti a bussare dentro
il cratere d’una
solitudine
ancora che scava
l'angelo
una sera mi fermerò
poggiando il capo
allo steccato
sul profumo di terra
stesse rughe
dei nostri campi
che stringevi in viso
nei pensieri
per un figlio
non ci ha pensato
un attimo
dio
a riprendersi l’angelo
sabato 9 maggio 2026
periferia
voci di cortile
non c'è più
la tua di scala
grattacieli in fila
a coprire anche il sole
ormai spento
il tuo
ecco la periferia
racconto duro
di vecchi soli
fiaba triste
di bambini per strada
cerco ogni volta
la tua figura
esile
curva
con la cesta di panni addosso
perchè piangi
ma non rispondevi
avvolta nel tuo scialle
di silenzio
un'altra storia alla fine
strozzata dal cemento
eppure sorridevi
donna cara
dei tuoi figli già grandi
a volare sulle città importanti
uomini da crescere
lontano a farsi le ossa
e quanti sacrifici
fino a calare le tue
nella fossa
oggi
alla tua croce
in ginocchio
sulla nuda terra
urlo senza voce
a mirare quel sorriso
non ho pace
venerdì 8 maggio 2026
foto di vecchiaia
dal barbiere
per quattro capelli
che rimangono
come in osteria
ultimi amici per giocare
tanto dimentichiamo
briscole e carichi
finendo sempre in lite
poi c’è da bere alla salute
di chi non ci sta più
la lista è lunga
quando torno a casa
girando largo sull’angolo
verso sera
ci sono due gatti sul muretto
che aspettano
coda dritta
così vanno bene le solite scatolette
un poco di minestra
insieme
ospite furtiva
senza far rumore
la notte già siede a tavola
mentre qualcuno
in mezzo alle ombre
di cortile
ha perso il conto di lucertole
addosso al muro
come di giorni
alla miseria
ma sì
posso continuare questo racconto
pedalando coperte e ansie
a letto
non so quante volte
sospirando
soffiando
come quei due compagni sul tetto
in amore
con una gatta di turno
pure questa luna a favore
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