martedì 31 marzo 2026

giallo galante

 

a fumare insonne
anche stanotte sul viale
 
miro un'ombra
che uscendo dal muro
avanza
 
è diversa
non sta in fila
e mica risponde alla luna
come fanno ordinate
le altre
 
tutte apparecchiando disegni
di muffa a custodire messaggi
 
lei invece posa nuda
a un fanale giallo galante
 
peccato quel cane a farla
addosso agli amanti
 
 

lunedì 30 marzo 2026

dominus

 

timida la sera
e schiva al tramonto
tinge rossore
in viso
 
così quella donna
risale al vespro
verso il cielo
che in terra
ha condiviso
 
la madonna
delle grazie
dai riflessi d'oro
in cornice
 
sul rintocco
per sentieri
di campagna
chiama alla fede
nel grembo
concepito
 
il vangelo
è spartito
con i salmi
d'un cantico
all'organo
antico
e fumo d'incenso
dal turibolo
 
dominus
tra le colonne
ripete l'eco
 
vulnus
di mistero
se non credo
 
 

domenica 29 marzo 2026

Futura

 

bastava
un sottotetto
il guscio
di soffitta
 
così folle
l’universo
per l’artista
 
donna più in alto
di bambole
e pillole
 
scalando il cielo
volevi crescere
sopra le nuvole
 
alla chitarra
le più belle canzoni
e di note e rime
a comporre insieme
l’amore
 
ecco il futuro
in piccionaia
gridavi soddisfatta
allargando le braccia
pure le gambe
se arrivata poi una figlia
 
la chiameremo Futura
 
 

sabato 28 marzo 2026

sublime

 

la carovana avanza
nel deserto
 
così lunga
di ricordi impossibili
 
mirando solo dune
spettinate dal ghibli
 
a coprire
quanta gente
mai passata
nella cruna
 
oasi e cammelli
lontananti sogni
alle spalle
oggi
guardo avanti
solo a questo mare
di Casablanca
 
e la donna
che cerco in spiaggia
ha nome
Jasmine
 
pelle scura
occhi profondi
profuma d’incanto
e magia di terra
sull’oceano
a confine
 
se ho lasciato
tra le sue gambe
una voglia
d’uomo in volo
sublime


venerdì 27 marzo 2026

in tempesta

 

stasera vado solo
in avanscoperta
impavido alla tormenta
 
di fronte un mare 
in tempesta
 
tra i baveri
vento gelido
a raffica
quando marosi
a schiumare in risalita
mettono addosso
la stessa rabbia
che sbattono sul molo
 
sono stanco
così mi fermo
al piccolo caffè del porto
rifugio
per vecchi lupi
 
un bicchiere
fa bene
giocando a carte
in compagnia
 
uscendo
è notte nera
se ho perso con te
la vera partita
 
eppure di baci
mi accennavi
tutt'altra vita
 
 

giovedì 26 marzo 2026

non ci parlo

 

signore 
ho perso il tuo nome
se alle labbra  
non restano preghiere                                                                                                     
un continuo massacro
così l’uomo
ultima bestia
del creato
 
m’inginocchio
sull’ultima fila
d’una chiesa di periferia
 
ascoltando
una voce
nel fumo
di cera
 
qui venivo un tempo
a cercare pace
dal passato
 
adesso un prete
invoca lo stesso
e nulla è cambiato
 
poca gente
che di fretta uscendo
fa il tuo segno appena
e già sale in macchina
 
dietro il pulpito in penombra
raccolgo quella figura
braccia spezzate
corona di spine
e la lancia fresca di giornata
 
noi ci parliamo
cristo
 
ma con la tua gente
finta che giudica
e templi moderni
riempie di mercanti
 
non ci parlo
 
 

il confine

 

una voglia di stare
da solo in spiaggia
a guardare lontano
 
magari due passi
se ce la faccio
sul molo
poi seduto un poco
giù al faro
 
quando sul tramonto
questo mare d'inverno
fa compagnia in fondo
 
con il suo fiato a salire
onde più alte
a coprire
avvolgere
dentro
 
e le ferite nascondo
baveri alzati
d'un brivido
a provare il confine
 
volando via
gabbiano
controvento




 

C’è un diario di bordo che ci accompagna talvolta dall’età della ragione o forse, come amo pensare, della “passione”. Qualcosa condividiamo, qualcosa teniamo in serbo perché sia solo nostra e ci faccia compagnia sino alla fine della traversata, sai, oltre i siti e i commenti che arrivano e passano, resta il mare delle emozioni personali. Siamo un po’ tutti gabbiani controvento Puerlongaevus, ed è quel vento comune che ci tiene in quota. Un saluto e una stretta di mano. ( Arlette )




mercoledì 25 marzo 2026

quando cambia il vento

 

nebbia avvolge
ricordi a matassa
in candide volute sui tetti
ma sono buffi da camino
saltimbanchi di fumo
 
devotamente tuo
questo tempo
di raccogliersi
al focolare
dal freddo per strada
e qui in pace rivedere
immagini di ieri
alla fiamma
 
mentre fuori danza neve
e cade malinconia
in fondo al cuore
 
ti sento nei passi
su per la cappa
quando cambia il vento
ed un odore di legna
possiede questa casa
attraversata dal tempo
 
nei segni alle pareti
crepe d'anima
e nei silenzi profondi
a parlare di te
 
amore mio
l'inverno d'una vita
è gelo
a segare le ossa
brividi
che scappano a letto
 
con tutta questa solitudine
che giorno dopo giorno
senza fretta
ammazza




martedì 24 marzo 2026

il vecchio e la fede

 

apro la porta
d’ultima dimora
un soffio
e lì
i capelli tuoi non si muovono
 
lingue del tempo
cadendo sul marmo
 
è questo inverno
che al freddo incede
tra orme di cera
luci spente
 
ho smarrito
la fede
 
quest’uomo chino
alle favole
più non crede
e al cancello
accosto piano
in silenzio
 
con la paura
di far rumore
al sonno tuo
eterno
 
lo sguardo fisso
sorridendo
che m’hai lasciato
madre per sempre
 
togliendo prima la polvere
più le tele
ma il vecchio
e un ragno nel buco
come stanno bene



lunedì 23 marzo 2026

superando il margine


spezzato sui campi 
mentre scappa
dalla corteccia
l’ultimo anelito
verso il cielo
 
quell’albero
dalle radici in alto
tronco al gelo
 
senza linfa
sconto la notte
il biglietto
per l’inferno
 
gola profonda
il lupo s’ingozza
di neve
cercando carne
di lepre
 
come un tempo
sulla tua
affondavo
canini di sangue
 
e gemevi
imploravi
amore
fino alla fine
dei sogni
superando il margine
 
ora spiriti in fuga dalla materia
aperto il cancello
mentre voi pregate
chiamando una ad una
le anime
 
invece sono alberi
che hanno smarrito i voli
fiumi
che non trovano più mare
e la distesa
lì davanti
 
un gran deserto
esanime
 
 


*
(evidenti i riferimenti a "il lupo della steppa "  di Hermann Hesse)

domenica 22 marzo 2026

lo spazio d'universo

 

adesso mi calmo
quando il vento
posa le ali
e con te cominciano
a letto certi voli
 
il piacere d’ascoltare
sussurri
senza dire più niente
 
tanto le parole soffocate
di baci
meglio fremiti sussulti
persa la voce
 
e che dire
delle carezze
piano
ancora
nel silenzio
dell’estasi
 
lasciando i lamenti
giungere in fondo
allo spasimo
 
quando alle stesse urla
della notte sbattuta
dal mare
contro le scogliere
 
spalanchi le cosce
dei forri in tempesta
alla marea di sensi
schiumando brividi
a pelle
 
come non s’arresta
una voglia
d’attraversare
dal monte di venere
al tuo imene
lo spazio d’universo
 
se a varcar la soglia
più lune astri comete
solo il nostro amore
contiene
 


 

sabato 21 marzo 2026

la stella del mattino

 

colpi di tosse
giù nel vicolo
che aspira nebbia
 
o sciacquaio
che rigurgiti
vagheggia
 
al nido
provvede un passero
che salta le siepi
per il convegno
nell’orto
 
all’ultimo pezzo di strada
concede la sera
uno sprazzo
e luce infila i vetri opachi
della stanza
 
il vecchio alle carte
scrive di nulla
come sempre
sospira
e fumo di tabacco
aspira
e giù altro colpo di tosse
 
la notte scende tra case
senza più voci
solo gatti
alle faccende
d’amore
 
cominciavano la preghiera
al rintocco di compieta
e subito a dormire
i vecchi d'epoca
 
ma tu sempre in attesa
fino all’alba
quando ho perso
la stella del mattino
 
soltanto pillole
ora sul comodino



venerdì 20 marzo 2026

giù il sipario

 

destino sempre in agguato
t’ho raggiunto in corsia
e il mio cuore
altro che poesia
quell'attimo s’è fermato
 
un battito oltre confine
nel passaggio
dietro le tendine
al viatico
 
l’ultimo rito cristiano
voce rotta il prete 
al commiato
in lacrime noi sui banchi
 
aspettano le fosse fumanti
nella terra di nessuno
quanti sogni a far vermi
crolla il mondo
per chi non crede
 
miro alle maschere
che si segnano
e ci credono
sul confine partendo
 
rimangono orme di cera
due fiori per compassione
la vecchia tremante in silenzio
a masticare formule di latino
 
non ascolto altro
tirando il custode
giù il sipario
 
anche per morire
s'è fatto tardi



giovedì 19 marzo 2026

tutto passa

 

lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare

un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale

brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo

finisco la tazza
esco sul marciapiede

coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza

all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza

giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa


mercoledì 18 marzo 2026

maschere

 

sono già salito
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco
 
il tuo biglietto
ultimo a carnevale
alla sfilata dei carri
sulla via
 
e un poco
sai
mi manca
la poesia
 
ogni volta
che scrivevi
libero il pensiero
e stavo lì
a cercare
tra tante maschere
l’unico volto
vero



martedì 17 marzo 2026

ritratto di donna

 

un'ultima sera
a luce fioca
 
ma come dona
luce propria 

quel ritratto di donna
in punta di matita

lasciato sul tavolo
con le prime ombre
 
sedute intorno
a leggere il biglietto
 
mi manca la vostra cornice
e d’un bene voglio a tutti
 

 

 

 

lunedì 16 marzo 2026

vespa o lambretta

 

la sera al dettato
per campi in riga a primavera
non passa più
sulla strada bianca
la vecchia corriera
 
mentre risalgo vicoli
della nostra storia
quasi d'album sfogliando
foto a memoria
 
come un bambino
puntando il dito
alle nuvole in fila
tra una lacrima
e in cortile
le grida
 
siamo cresciuti
in fretta
quando c’era voglia
di fumarci una sigaretta
 
con le fughe in vespa o lambretta
senza un soldo in tasca
ma dove finivano
se non alla vecchia osteria
da Lido
sulla porta da bora
e
quanto faceva freddo
calzoni corti
sciarpa e pastrano
a riscaldarci la cinghia di nostro padre
sulle gambe
 
e questa sera siamo vissuti
al bastone
tu allo spigolo del convento
per la solita minzione
mentre ti chiamo
risponde un’ombra
 
dove finiscono anni migliori
come una pisciata
controvento
sullo spiazzale delle monache
bagnato il tormento



domenica 15 marzo 2026

il mio inverno

 

guardo verso il mare
stamane che sento
al primo freddo di stagione
perduto il tempo migliore
 
d’estate con te sulla spiaggia
in cima ai desideri
lucertola calda
a sfogliare pelle d’oro
 
con i gabbiani festosi intorno
volavano i giorni
i baci ma quante emozioni
 
adesso a far rima
scendono lacrime
ai vetri
e di metafore
sono stanco
 
l’inverno della vita
è un brivido lungo
alla schiena
quando accosti
al camino
in silenzio la veglia
 
un ritmo
sonnolento
d’attese
e ricordi
interrotto
dal vento
che passa
a salutare
dall’orto
 
e quelle braccia
scarnite all’osso
mandano saluti
in fila
dalla terra secca
al gelo
sporgendo
sulla corteccia
nodi precisi
reumi di vecchiaia



sabato 14 marzo 2026

oltremare

 

ai sogni lontananti
oltremare
rimango affacciato
sull'ultima riga
senza inchiostro
 
sorprendono i giorni
al calendario
stringendo rughe
come un rosario
 
lascio alle correnti
uno strascico d'amori
in pastura
mai tirando su
una vera storia
 
scolpito
rimane
il vecchio
all'uscio
di sera
 
sull'orlo
d'una vita
precisa la piega
  
 
 

venerdì 13 marzo 2026

ci siamo

 

sinceramente devoto
al tuo sacro ricordo
sono sull’uscio dei giorni
 
mirando pagine nuove
come sfogliando le tue parole
in attesa che ritorni
 
ti sto leggendo
sui rami che gemmano
emozioni
nei passi e sui sentieri
di rinascita
 
“Com'è sola la chiesetta lassù,
è vicina ad alberi scarni
e non ha amici. “
 
sui verdi prati di giovinezza
oggi non c’è sole
ma che tristezza
eppure al fontanile
dietro piccole case
in quel cortile
dove rincorrevo
la vita
ci siamo
sai
noi due sui banchi
di storia
la nostra già finita
 
ma che importa
saremo oltre
il tempo e confini
di spine
che in fronte battevano forte
 
eppure vissuti
nonostante tutto 

e se ricordi vengono stasera
Renato e Virgilio
come stanno bene insieme

sedendo però io
a capotavola
se m’hai lasciato
da solo


pomeriggi d'inverno

 

la distesa davanti
in burrasca
stavo le ore
a fissare dal caffè
tisana calda
spiccioli di compagnia
in tasca
 
così ho trascorso
pomeriggi d'inverno
da solo al tavolino
altri vecchi a carte
i saluti di qualcuno
e basta
 
di ritorno la sera
posato il pastrano
ancora un freddo addosso
ascoltavo soltanto mare
a letto
 
se lontano
sbattendo alla scogliera
ripeteva il tuo gemito
sul cuscino stretto
 
 

 

giovedì 12 marzo 2026

liberando il pensiero (a Renato Fedi poeta)

 

ha battuto sui pali di staccionata
quel passatore stanco
dentro la rete infilando le ali
 
come il vento gonfia lo scialle
alle querce giù in fondo
la campagna si lava di nebbie sui filari
depone foglie per un tappeto
che la stagione concede ai nostri passi
perduti sul confine del tempo
 
alla stufa di terracotta
lasci le tue spoglie
madre antica curva alla minestra
 
stasera sul tavolo voglio dividere
companatico silenzio
ma prima torno in giardino
a far volare quel pensiero libero



mercoledì 11 marzo 2026

camicia a fiori

 
raccoglie stracci di nebbia
quel vento di marzo
che scappa sui campi
alle prime labbra fiorite
 
e le tue
sono già gonfie d’amore
quando hai la corolla
aperta al sole
con le gemme da frutto
a primavera
 
e il tuo verrà
 
allora cerco nell’armadio
quella vecchia camicia a fiori
con la voglia di cambiar pelle
e vestire a colori
 
come dopo la pioggia
nuove pratoline
vanno sull’argine
 
virgole d’umori
a metter accento di passione
 
 
 

martedì 10 marzo 2026

questa pena di vivere

 

il tempo scorre via
senza contare per noi
più nulla 

adesso che ai vetri
graffi le nuvole
interi pomeriggi
a scansare lacrime 

e ti senti inutile 

poi quando la notte dalle sponde
assaltano rimorsi
a crescere tormento
in piena solitudine 

senti un mare
freddo addosso
con affanno
e paura di non farcela 

allora muta la preghiera
va dei naviganti sull’oceano 

prima un adagio tra le onde
che diventa al buio rabbia 

d’un battito di remi
come pugni in tempesta
tra le coltri 

scafi pelle ossa
sbattuti e abbandonati
alla fonda

lungo l’argine ad evadere scalzi
i nostri sogni di cartelle e numeri
solo corsie di rimpianti inutili
e di commiato
tanto il prete in latino
al viatico

è morto un altro
oggi
che hanno tirato le tendine
per nascondere
questa pena di vivere
 
 

lunedì 9 marzo 2026

dove va l'accento

 

ai monti scuri
senza luna
manca l'accento
questa sera
curvo qui sul banco
un bambino alla tua scuola
 
mentre di campi e pagine
si compongono
solchi e righe
al racconto della nostra terra
 
finendo di scavare
profonde rughe
il vomere di stagione
 
ogni cosa al suo posto
era il tuo dettato
e
dove va l'accento
ho imparato
solo adesso
 
che sull'ultima parola
cade preciso il silenzio
 
 

domenica 8 marzo 2026

la pianta di mimosa

 

raccontano
gli occhi tuoi
che stai sfogliando
petali nuovi
di stagione
 
oggi
con la voglia di mettere
una camicia a fiori
sei così bella
 
che dal balcone
arrivano uomini
in volo
per quanto profuma
la tua corolla
aperta al seme
 
sei la pianta di mimosa
che coltivo beata
d’un giallo da far innamorare
 
e rimango di pomeriggio
a fissare la bellezza
curando certi ricordi
da far male
 
ma d’inverno
porterò dentro
la mia amata
riparandola
dal gelo
 
tra i quadri
lontana dal camino
a brillare in quella stanza
dove la muffa
ha preso il posto
della fantasia
 
 ogni giorno
allora che sia
otto di marzo
a festeggiare
la donna mia



sabato 7 marzo 2026

ritornerai

 

ritornerai
con le gemme che spuntano
sulle braccia a primavera
 
nei colori accesi
e nuovi disegni
 
per campi in fiore
e voli di rondine
 
ritornerai
in quel petalo di rosa
che già profuma in giardino
 
a raccontare storie
di generazioni per la vita
nonostante tutto
 
e allora t’aspetto sull’uscio
in silenzio o alla lingua
del vento
 
quando rapiva la notte
i sogni a lume di candela
sfogliando quel piccolo diario
macchiato di cera
e d’una infanzia povera
 
ritornerai
con il sorriso delle donne
in abito da sposa
 
come sul mandorlo
l’alba in rosa
e strascico di nuvole
a mantello
 
 

venerdì 6 marzo 2026

neon

 

la piccola edera
che hai cresciuto da sempre
continua sul balcone
ad avvitarsi inutilmente
come questo tempo
così lungo alla schiena
 
affacciati tra le sbarre
curvano due fiori
dai vasi in secco
e si lasciano dal vento libero
accarezzare nel vuoto
 
l’analisi dei sogni
svolge una guardia in strada
per un giro di controllo
quando lasci i piatti
e al video raccogli illusioni
 
continua a pedalare dormendo
e sull’asfalto vibra un faro di mezzo
la noia in canna
d’una vita intera
a caccia di niente
 
lungo una periferia di nebbia
assorta e umida
in alto quella luna
che a poco riesce dalle coltri
e nelle folate di sotto
fa da neon all’assenza



giovedì 5 marzo 2026

il silenzio dei vecchi

 

sorprende
la sera
alle faccende
sul vicolo
 
dai panni sull'orto
alle ultime chiacchiere
davanti l’uscio
mentre scappa la lucertola
e i gatti tornano sul muretto
 
quel riflesso balena
per i tetti
dove odo il rintocco
del vespro
una voce inseguendo
fino a notte
 
solito giro
in piazzetta
poi sulle scalette
verso l'osteria
uscendo al piazzale
da bora
 
risalgo il tornello
delle mura
già ho perso l'eco
e siedo stanco ai fanali
 
il silenzio dei vecchi
possiede tutte le corde in gola
 
tanto rimane fisso negli occhi
il racconto
 
così accostando il portone
lascio fuori inutili parole
 
al buio ora ci vuole
solo un corrimano
di ragione
 
 
 

mercoledì 4 marzo 2026

lo specchio degli amanti

 

le notti da piedi all’attesa
per una luna che trasuda alle canne
con la brezza di mare
 
resto sul molo
lo scafo a mollo
tra onde sospeso
e le ombre decise
sui muri
nei vicoli a sognare
 
sono le nostre parole sussurrate
ai lampioni di un paese remoto
alte sulle carraie
perdute nelle grida
 
come un sospiro di vento
mira alle tue labbra
e alle vele d’oceano
ormai prossima l'alba
 
così la tua voce
tra i forri tesa
e al vento diritta
alle cime assale
poi sulla distesa
silenzio compone
 
un pensiero al davanzale
verso le stelle d'un soffitto chiaro
 
due passi al limite del nulla
invisibile il confine
d'esistere
 
ora mi prendi per mano
dove nuda abita l’assenza
e non hai indosso
che un sogno leggero
 
possiede tutte le mie notti
lo specchio degli amanti


martedì 3 marzo 2026

nulla più

  

qui
nel silenzio
d'un mondo strano
 
rivoltando le tasche
a questa vita nuda
nella stanza
 
anche
un solo momento
con te mi basta
 
cadendo quel bacio
dal tempo che avanza
 
come un battito d'onda
alle tue labbra
da sfiorare
e
cosa sarà mai
prima del mare
 
eppure di notte
la scintilla
più piccola
è tutto
per un cieco
 
senza fede
che vive
di tenebre
e muto
nulla più
chiede
  
  

lunedì 2 marzo 2026

il dettato

 

oggi non fa testo
il sole
se d'uno sguardo
metti nuvole
al balcone
 
è d'un tempo strano
quello che marzo ci racconta
a potare d'ulivo
nuovi versi
o sulla vigna curvo all'arte
di metafore e innesti
 
come virgole d'umore
accarezzando le prataiole
o nel giardino di musa
coltivando rima d'aiole
 
ecco sui campi in riga di metrica
spuntare al canto d'allodola
l'alba di semina
 
sedendo il vecchio
a confine dello steccato
 
fisso alla pipa
sul dettato
 
 


 

domenica 1 marzo 2026

un poco di sole

 

esce stamani
un poco di sole
breve il conforto
in silenzio
al balcone
 
se non ascolto più
le tue parole
 
e sulla strada
seguito a mirare
quante attese in fila
 
poi attraverso i campi
scappa un desiderio
fino alla curva in fondo
dove i cipressi fanno l’inchino
a te che riposi
nel piccolo cimitero
 
ci vedo poco
e non credo
ma ti penso
a quella foto
d'un sorriso ancora
 
adesso raggiungo
quelle nuvole
che il vento di marzo
spinge oltre confine
 
se volevo
sull’ultima riga

per tutto il nostro racconto
una sola volta almeno

scrivere
ti voglio bene


 

vento di periferia

 

matto alle persiane
gonfia le sottane
con quelle arie che ti dai
stupida creatura della notte
a battere i marciapiedi
vendendo sogni a poco
 
e incipri le gote
già le labbra gonfie di rossetto
ti guardi alle vetrine
scodinzoli alle macchine in fila

ora scappi nelle folate
in coda alle carte che mulina
senza scampo
questo vento di periferia
 
dove poi bruciano falò d’attesa
come fuochi d’avvicinamento
segnali nella notte
per un amore a pagamento
 
ma che devo dire
io che ho speso una vita
in attesa di quello vero



un tocco di grazia

  sul balcone ho coperto i limoni non avendo più le forze di trascinare vasi così pesanti dentro   hanno alle radici tanti ricordi e le tue ...