Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
martedì 31 marzo 2026
lunedì 30 marzo 2026
dominus
timida la sera
e schiva al tramonto
tinge rossore
in viso
così quella donna
risale al vespro
verso il cielo
che in terra
ha condiviso
la madonna
delle grazie
dai riflessi d'oro
in cornice
sul rintocco
per sentieri
di campagna
chiama alla fede
nel grembo
concepito
il vangelo
è spartito
con i salmi
d'un cantico
all'organo
antico
e fumo d'incenso
dal turibolo
dominus
tra le colonne
ripete l'eco
vulnus
di mistero
se non credo
domenica 29 marzo 2026
Futura
bastava
un sottotetto
il guscio
di soffitta
così folle
l’universo
per l’artista
donna più in alto
di bambole
e pillole
scalando il cielo
volevi crescere
sopra le nuvole
alla chitarra
le più belle canzoni
e di note e rime
a comporre insieme
l’amore
ecco il futuro
in piccionaia
gridavi soddisfatta
allargando le braccia
pure le gambe
se arrivata poi una figlia
la chiameremo Futura
sabato 28 marzo 2026
sublime
la carovana avanza
nel deserto
così lunga
di ricordi impossibili
mirando solo dune
spettinate dal ghibli
a coprire
quanta gente
mai passata
nella cruna
oasi e cammelli
lontananti sogni
alle spalle
oggi
guardo avanti
solo a questo mare
di Casablanca
e la donna
che cerco in spiaggia
ha nome
Jasmine
pelle scura
occhi profondi
profuma d’incanto
e magia di terra
sull’oceano
a confine
se ho lasciato
tra le sue gambe
una voglia
d’uomo in volo
sublime
venerdì 27 marzo 2026
in tempesta
stasera vado solo
in avanscoperta
impavido alla tormenta
di fronte un mare
in tempesta
tra i baveri
vento gelido
a raffica
quando marosi
a schiumare in risalita
mettono addosso
la stessa rabbia
che sbattono sul molo
sono stanco
così mi fermo
al piccolo caffè del porto
rifugio
per vecchi lupi
un bicchiere
fa bene
giocando a carte
in compagnia
uscendo
è notte nera
se ho perso con te
la vera partita
eppure di baci
mi accennavi
tutt'altra vita
giovedì 26 marzo 2026
non ci parlo
signore
ho perso il tuo nome
se alle labbra
non restano preghiere
un continuo massacro
così l’uomo
ultima bestia
del creato
m’inginocchio
sull’ultima fila
d’una chiesa di periferia
ascoltando
una voce
nel fumo
di cera
qui venivo un tempo
a cercare pace
dal passato
adesso un prete
invoca lo stesso
e nulla è cambiato
poca gente
che di fretta uscendo
fa il tuo segno appena
e già sale in macchina
dietro il pulpito in penombra
raccolgo quella figura
braccia spezzate
corona di spine
e la lancia fresca di giornata
noi ci parliamo
cristo
ma con la tua gente
finta che giudica
e templi moderni
riempie di mercanti
non ci parlo
il confine
una voglia di stare
da solo in spiaggia
a guardare lontano
magari due passi
se ce la faccio
sul molo
poi seduto un poco
giù al faro
quando sul tramonto
questo mare d'inverno
fa compagnia in fondo
con il suo fiato a salire
onde più alte
a coprire
avvolgere
dentro
e le ferite nascondo
baveri alzati
d'un brivido
a provare il confine
volando via
gabbiano
controvento
C’è un diario di bordo che ci accompagna
talvolta dall’età della ragione o forse, come amo pensare, della “passione”.
Qualcosa condividiamo, qualcosa teniamo in serbo perché sia solo nostra e ci
faccia compagnia sino alla fine della traversata, sai, oltre i siti e i
commenti che arrivano e passano, resta il mare delle emozioni personali. Siamo
un po’ tutti gabbiani controvento Puerlongaevus, ed è quel vento comune che ci
tiene in quota. Un saluto e una stretta di mano. ( Arlette )
mercoledì 25 marzo 2026
quando cambia il vento
nebbia avvolge
ricordi a matassa
in candide volute sui tetti
ma sono buffi da camino
saltimbanchi di fumo
devotamente tuo
questo tempo
di raccogliersi
al focolare
dal freddo per strada
e qui in pace rivedere
immagini di ieri
alla fiamma
mentre fuori danza neve
e cade malinconia
in fondo al cuore
ti sento nei passi
su per la cappa
quando cambia il vento
ed un odore di legna
possiede questa casa
attraversata dal tempo
nei segni alle pareti
crepe d'anima
e nei silenzi profondi
a parlare di te
amore mio
l'inverno d'una vita
è gelo
a segare le ossa
brividi
che scappano a letto
con tutta questa solitudine
che giorno dopo giorno
senza fretta
ammazza
martedì 24 marzo 2026
il vecchio e la fede
apro la porta
d’ultima dimora
un soffio
e lì
i capelli tuoi non si muovono
lingue del tempo
cadendo sul marmo
è questo inverno
che al freddo incede
tra orme di cera
luci spente
ho smarrito
la fede
quest’uomo chino
alle favole
più non crede
e al cancello
accosto piano
in silenzio
con la paura
di far rumore
al sonno tuo
eterno
lo sguardo fisso
sorridendo
che m’hai lasciato
madre per sempre
togliendo prima la polvere
più le tele
ma il vecchio
e un ragno nel buco
come stanno bene
lunedì 23 marzo 2026
superando il margine
spezzato sui campi
mentre scappa
dalla corteccia
l’ultimo anelito
verso il cielo
quell’albero
dalle radici in alto
tronco al gelo
senza linfa
sconto la notte
il biglietto
per l’inferno
gola profonda
il lupo s’ingozza
di neve
cercando carne
di lepre
come un tempo
sulla tua
affondavo
canini di sangue
e gemevi
imploravi
amore
fino alla fine
dei sogni
superando il margine
ora spiriti in fuga dalla materia
aperto il cancello
mentre voi pregate
chiamando una ad una
le anime
invece sono alberi
che hanno smarrito i voli
fiumi
che non trovano più mare
e la distesa
lì davanti
un gran deserto
esanime
domenica 22 marzo 2026
lo spazio d'universo
adesso mi calmo
quando il vento
posa le ali
e con te cominciano
a letto certi voli
il piacere d’ascoltare
sussurri
senza dire più niente
tanto le parole soffocate
di baci
meglio fremiti sussulti
persa la voce
e che dire
delle carezze
piano
ancora
nel silenzio
dell’estasi
lasciando i lamenti
giungere in fondo
allo spasimo
quando alle stesse urla
della notte sbattuta
dal mare
contro le scogliere
spalanchi le cosce
dei forri in tempesta
alla marea di sensi
schiumando brividi
a pelle
come non s’arresta
una voglia
d’attraversare
dal monte di venere
al tuo imene
lo spazio d’universo
se a varcar la soglia
più lune astri comete
solo il nostro amore
contiene
sabato 21 marzo 2026
la stella del mattino
colpi di tosse
giù nel vicolo
che aspira nebbia
o sciacquaio
che rigurgiti
vagheggia
al nido
provvede un passero
che salta le siepi
per il convegno
nell’orto
all’ultimo pezzo di strada
concede la sera
uno sprazzo
e luce infila i vetri opachi
della stanza
il vecchio alle carte
scrive di nulla
come sempre
sospira
e fumo di tabacco
aspira
e giù altro colpo di tosse
la notte scende tra case
senza più voci
solo gatti
alle faccende
d’amore
cominciavano la preghiera
al rintocco di compieta
e subito a dormire
i vecchi d'epoca
ma tu sempre in attesa
fino all’alba
quando ho perso
la stella del mattino
soltanto pillole
ora sul comodino
venerdì 20 marzo 2026
giù il sipario
destino sempre in agguato
t’ho raggiunto in corsia
e il mio cuore
altro che poesia
quell'attimo s’è fermato
un battito oltre confine
nel passaggio
dietro le tendine
al viatico
l’ultimo rito cristiano
voce rotta il prete
al commiato
in lacrime noi sui banchi
aspettano le fosse fumanti
nella terra di nessuno
quanti sogni a far vermi
crolla il mondo
per chi non crede
miro alle maschere
che si segnano
e ci credono
sul confine partendo
rimangono orme di cera
due fiori per compassione
la vecchia tremante in silenzio
a masticare formule di latino
non ascolto altro
tirando il custode
giù il sipario
anche per morire
s'è fatto tardi
giovedì 19 marzo 2026
tutto passa
lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare
un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale
brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo
finisco la tazza
esco sul marciapiede
coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza
all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza
giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa
mercoledì 18 marzo 2026
maschere
sono già salito
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco
il tuo biglietto
ultimo a carnevale
alla sfilata dei carri
sulla via
e un poco
sai
mi manca
la poesia
ogni volta
che scrivevi
libero il pensiero
e stavo lì
a cercare
tra tante maschere
l’unico volto
vero
martedì 17 marzo 2026
ritratto di donna
un'ultima sera
a luce fioca
ma come dona
luce propria
quel ritratto di donna
in punta di matita
lasciato sul tavolo
con le prime ombre
sedute intorno
a leggere il biglietto
mi manca la vostra cornice
e d’un bene voglio a tutti
lunedì 16 marzo 2026
vespa o lambretta
la sera al dettato
per campi in riga a primavera
non passa più
sulla strada bianca
la vecchia corriera
mentre risalgo vicoli
della nostra storia
quasi d'album sfogliando
foto a memoria
come un bambino
puntando il dito
alle nuvole in fila
tra una lacrima
e in cortile
le grida
siamo cresciuti
in fretta
quando c’era voglia
di fumarci una sigaretta
con le fughe in vespa o lambretta
senza un soldo in tasca
ma dove finivano
se non alla vecchia osteria
da Lido
sulla porta da bora
e
quanto faceva freddo
calzoni corti
sciarpa e pastrano
a riscaldarci la cinghia di nostro padre
sulle gambe
e questa sera siamo vissuti
al bastone
tu allo spigolo del convento
per la solita minzione
mentre ti chiamo
risponde un’ombra
dove finiscono anni migliori
come una pisciata
controvento
sullo spiazzale delle monache
bagnato il tormento
domenica 15 marzo 2026
il mio inverno
guardo verso il mare
stamane che sento
al primo freddo di stagione
perduto il tempo migliore
d’estate con te sulla spiaggia
in cima ai desideri
lucertola calda
a sfogliare pelle d’oro
con i gabbiani festosi intorno
volavano i giorni
i baci ma quante emozioni
adesso a far rima
scendono lacrime
ai vetri
e di metafore
sono stanco
l’inverno della vita
è un brivido lungo
alla schiena
quando accosti
al camino
in silenzio la veglia
un ritmo
sonnolento
d’attese
e ricordi
interrotto
dal vento
che passa
a salutare
dall’orto
e quelle braccia
scarnite all’osso
mandano saluti
in fila
dalla terra secca
al gelo
sporgendo
sulla corteccia
nodi precisi
reumi di vecchiaia
sabato 14 marzo 2026
oltremare
ai sogni lontananti
oltremare
rimango affacciato
sull'ultima riga
senza inchiostro
sorprendono i giorni
al calendario
stringendo rughe
come un rosario
lascio alle correnti
uno strascico d'amori
in pastura
mai tirando su
una vera storia
scolpito
rimane
il vecchio
all'uscio
di sera
sull'orlo
d'una vita
precisa la piega
venerdì 13 marzo 2026
ci siamo
sinceramente devoto
al tuo sacro ricordo
sono sull’uscio dei giorni
mirando pagine nuove
come sfogliando le tue parole
in attesa che ritorni
ti sto leggendo
sui rami che gemmano
emozioni
nei passi e sui sentieri
di rinascita
“Com'è sola la
chiesetta lassù,
è vicina ad alberi
scarni
e non ha amici. “
sui verdi prati di
giovinezza
oggi non c’è sole
ma che tristezza
eppure al fontanile
dietro piccole case
in quel cortile
dove rincorrevo
la vita
ci siamo
sai
noi due sui banchi
di storia
la nostra già finita
ma che importa
saremo oltre
il tempo e confini
di spine
che in fronte battevano forte
eppure vissuti
nonostante tutto
e se ricordi vengono stasera
Renato e Virgilio
come stanno bene insieme
sedendo però io
a capotavola
se m’hai lasciato
da solo
pomeriggi d'inverno
la distesa davanti
in burrasca
stavo le ore
a fissare dal caffè
tisana calda
spiccioli di compagnia
in tasca
così ho trascorso
pomeriggi d'inverno
da solo al tavolino
altri vecchi a carte
i saluti di qualcuno
e basta
di ritorno la sera
posato il pastrano
ancora un freddo addosso
ascoltavo soltanto mare
a letto
se lontano
sbattendo alla scogliera
ripeteva il tuo gemito
sul cuscino stretto
giovedì 12 marzo 2026
liberando il pensiero (a Renato Fedi poeta)
ha battuto sui pali di staccionata
quel passatore stanco
dentro la rete infilando le ali
come il vento gonfia lo scialle
alle querce giù in fondo
la campagna si lava di nebbie sui filari
depone foglie per un tappeto
che la stagione concede ai nostri passi
perduti sul confine del tempo
alla stufa di terracotta
lasci le tue spoglie
madre antica curva alla minestra
stasera sul tavolo voglio dividere
companatico silenzio
ma prima torno in giardino
a far volare quel pensiero libero
mercoledì 11 marzo 2026
camicia a fiori
raccoglie stracci di
nebbia
quel vento di marzo
che scappa sui campi
alle prime labbra fiorite
e le tue
sono già gonfie d’amore
quando hai la corolla
aperta al sole
con le gemme da frutto
a primavera
e il tuo verrà
allora cerco nell’armadio
quella vecchia camicia a
fiori
con la voglia di cambiar
pelle
e vestire a colori
come dopo la pioggia
nuove pratoline
vanno sull’argine
virgole d’umori
a metter accento di
passione
martedì 10 marzo 2026
questa pena di vivere
il tempo scorre via
senza contare per noi
più nulla
adesso che ai vetri
graffi le nuvole
interi pomeriggi
a scansare lacrime
e ti senti inutilepoi quando la notte dalle sponde
assaltano rimorsi
a crescere tormento
in piena solitudine
senti un mare
freddo addosso
con affanno
e paura di non farcela
allora muta la preghiera
va dei naviganti sull’oceano
prima un adagio tra le onde
che diventa al buio rabbia
d’un battito di remi
come pugni in tempesta
tra le coltri
scafi pelle ossa
sbattuti e abbandonati
alla fonda
lungo l’argine ad evadere scalzi
i nostri sogni di cartelle e numeri
solo corsie di rimpianti inutili
e di commiato
tanto il prete in latino
al viatico
è morto un altro
oggi
che hanno tirato le tendine
per nascondere
questa pena di vivere
lunedì 9 marzo 2026
dove va l'accento
ai monti scuri
senza luna
manca l'accento
questa sera
curvo qui sul banco
un bambino alla tua scuola
mentre di campi e pagine
si compongono
solchi e righe
al racconto della nostra terra
finendo di scavare
profonde rughe
il vomere di stagione
ogni cosa al suo posto
era il tuo dettato
e
dove va l'accento
ho imparato
solo adesso
che sull'ultima parola
cade preciso il silenzio
domenica 8 marzo 2026
la pianta di mimosa
raccontano
gli occhi tuoi
che stai sfogliando
petali nuovi
di stagione
oggi
con la voglia di mettere
una camicia a fiori
sei così bella
che dal balcone
arrivano uomini
in volo
per quanto profuma
la tua corolla
aperta al seme
sei la pianta di mimosa
che coltivo beata
d’un giallo da far innamorare
e rimango di pomeriggio
a fissare la bellezza
curando certi ricordi
da far male
ma d’inverno
porterò dentro
la mia amata
riparandola
dal gelo
tra i quadri
lontana dal camino
a brillare in quella stanza
dove la muffa
ha preso il posto
della fantasia
ogni giorno
allora che sia
otto di marzo
a festeggiare
la donna mia
sabato 7 marzo 2026
ritornerai
ritornerai
con le gemme che spuntano
sulle braccia a primavera
nei colori accesi
e nuovi disegni
per campi in fiore
e voli di rondine
ritornerai
in quel petalo di rosa
che già profuma in giardino
a raccontare storie
di generazioni per la vita
nonostante tutto
e allora t’aspetto sull’uscio
in silenzio o alla lingua
del vento
quando rapiva la notte
i sogni a lume di candela
sfogliando quel piccolo diario
macchiato di cera
e d’una infanzia povera
ritornerai
con il sorriso delle donne
in abito da sposa
come sul mandorlo
l’alba in rosa
e strascico di nuvole
a mantello
venerdì 6 marzo 2026
neon
la piccola edera
che hai cresciuto da sempre
continua sul balcone
ad avvitarsi inutilmente
come questo tempo
così lungo alla schiena
affacciati tra le sbarre
curvano due fiori
dai vasi in secco
e si lasciano dal vento libero
accarezzare nel vuoto
l’analisi dei sogni
svolge una guardia in strada
per un giro di controllo
quando lasci i piatti
e al video raccogli illusioni
continua a pedalare dormendo
e sull’asfalto vibra un faro di mezzo
la noia in canna
d’una vita intera
a caccia di niente
lungo una periferia di nebbia
assorta e umida
in alto quella luna
che a poco riesce dalle coltri
e nelle folate di sotto
fa da neon all’assenza
giovedì 5 marzo 2026
il silenzio dei vecchi
sorprende
la sera
alle faccende
sul vicolo
dai panni sull'orto
alle ultime chiacchiere
davanti l’uscio
mentre scappa la lucertola
e i gatti tornano sul muretto
quel riflesso balena
per i tetti
dove odo il rintocco
del vespro
una voce inseguendo
fino a notte
solito giro
in piazzetta
poi sulle scalette
verso l'osteria
uscendo al piazzale
da bora
risalgo il tornello
delle mura
già ho perso l'eco
e siedo stanco ai fanali
il silenzio dei vecchi
possiede tutte le corde in gola
tanto rimane fisso negli occhi
il racconto
così accostando il portone
lascio fuori inutili parole
al buio ora ci vuole
solo un corrimano
di ragione
mercoledì 4 marzo 2026
lo specchio degli amanti
le notti da piedi
all’attesa
per una luna che trasuda
alle canne
con la brezza di mare
resto sul molo
lo scafo a mollo
tra onde sospeso
e le ombre decise
sui muri
nei vicoli a sognare
sono le nostre parole sussurrate
ai lampioni di un paese
remoto
alte sulle carraie
perdute nelle grida
come un sospiro di vento
mira alle tue labbra
e alle vele d’oceano
ormai prossima l'alba
così la tua voce
tra i forri tesa
e al vento diritta
alle cime assale
poi sulla distesa
silenzio compone
un pensiero al davanzale
verso le stelle d'un
soffitto chiaro
due passi al limite del
nulla
invisibile il confine
d'esistere
ora mi prendi per mano
dove nuda abita l’assenza
e non hai indosso
che un sogno leggero
possiede tutte le mie
notti
lo specchio degli amanti
martedì 3 marzo 2026
nulla più
qui
nel silenzio
d'un mondo strano
rivoltando le tasche
a questa vita nuda
nella stanza
anche
un solo momento
con te mi basta
cadendo quel bacio
dal tempo che avanza
come un battito d'onda
alle tue labbra
da sfiorare
e
cosa sarà mai
prima del mare
eppure di notte
la scintilla
più piccola
è tutto
per un cieco
senza fede
che vive
di tenebre
e muto
nulla più
chiede
lunedì 2 marzo 2026
il dettato
oggi non fa testo
il sole
se d'uno sguardo
metti nuvole
al balcone
è d'un tempo strano
quello che marzo ci racconta
a potare d'ulivo
nuovi versi
o sulla vigna curvo all'arte
di metafore e innesti
come virgole d'umore
accarezzando le prataiole
o nel giardino di musa
coltivando rima d'aiole
ecco sui campi in riga di metrica
spuntare al canto d'allodola
l'alba di semina
sedendo il vecchio
a confine dello steccato
fisso alla pipa
sul dettato
domenica 1 marzo 2026
un poco di sole
esce stamani
un poco di sole
breve il conforto
in silenzio
al balcone
se non ascolto più
le tue parole
e sulla strada
seguito a mirare
quante attese in fila
poi attraverso i campi
scappa un desiderio
fino alla curva in fondo
dove i cipressi fanno l’inchino
a te che riposi
nel piccolo cimitero
ci vedo poco
e non credo
ma ti penso
a quella foto
d'un sorriso ancora
adesso raggiungo
quelle nuvole
che il vento di marzo
spinge oltre confine
se volevo
sull’ultima riga
per tutto il nostro racconto
una sola volta almeno
scrivere
ti voglio bene
vento di periferia
matto alle
persiane
gonfia le
sottane
con quelle
arie che ti dai
stupida
creatura della notte
a battere i
marciapiedi
vendendo
sogni a poco
e incipri le gote
già le labbra gonfie di
rossetto
ti guardi
alle vetrine
scodinzoli
alle macchine in fila
ora scappi
nelle folate
in coda alle
carte che mulina
senza scampo
questo vento
di periferia
dove poi
bruciano falò d’attesa
come fuochi
d’avvicinamento
segnali nella
notte
per un amore
a pagamento
ma che devo
dire
io che ho
speso una vita
in attesa di
quello vero
un tocco di grazia
sul balcone ho coperto i limoni non avendo più le forze di trascinare vasi così pesanti dentro hanno alle radici tanti ricordi e le tue ...
-
vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
-
magari una passeggiata sul lungotevere tu elegante io vestito come sempre e dall’isola controcorrente sotto i ponti fino a castel sant...
-
e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...