sabato 31 gennaio 2026

per le rime

 

mi fermo sulla passeggiata
al mare d'inverno
 
lungo il meriggio
per un poco di sole
ad ascoltare le onde dentro
 
nella voglia di tornare
al grembo
dolcemente in silenzio
cullati dal movimento
 
e quando salgono le acque
gonfie di tempesta
sentire che è finito il tempo
 
sull'oceano allora uscendo
uomo a provare
il confine
 
voglio issar vela
anche se strappata
e
al vento impetuoso
rispondere per le rime



scendo a Portonaccio

 

il nostro quartiere
del tempo libero
allo spaccio insieme
che sia lo stesso caffè
o marciapiede
 
scendo a Portonaccio
con la circolare
sempre i ferri a sbattere
fin dentro casa
 
dopo si divide la rotaia
scoccando scintille
a porta maggiore
e scivola il tram al deposito
 
oggi in pensione
scende il macchinista
al prenestino
i panni sudati
al filo del balcone
che da domani non arriva
più alla stazione
 
rimane in testa
quella corda tesa
sulla strada ferrata
che per tanti anni
ha tradotto ogni mattina
operai studenti impiegati
 
e sotto di cemento
quante traverse
tra i binari
e braccia stese
per il tormento
o lavoro d’una vita
 
lasci la divisa
con il pensiero solo
de campà in pace
senza grandi pretese
 
fino a quando noi perduti
‘na lunga chiacchierata
se famo all’alberi pizzuti
 
 
 

venerdì 30 gennaio 2026

carne senz'anima

 

una strada affollata di notte
lungo periferia scopata dal vento
ripassata da tutti quelli che vogliono
amore a pagamento

mette la città una collana
di fanali
ammicca al semaforo
con il battito delle ciglia finte
donna da marciapiedi

nei voli di carta
annoda la sciarpa
al freddo che hai dentro
uomo del sabato sera

in fila tante carrozze
per un viaggiatore
alla stazione del sesso
cercando un’altra vita
in mezzo a quelle cosce

solo con la voglia
di carne
senz’anima



giovedì 29 gennaio 2026

l'impressione

 

amo camminare
spiagge d'inverno
lontano dalla gente
a parlare solo il vento
 
poi siedo tra le barche
posati i gabbiani sui moli
stanchezza
dentro
 
verso la sera
in fila sui fanali
cerco l'impressione
a quest'ora
che chiamavi
 
prima di rientrare
fisso tra le palme
magica luna
da specchiare
 
lo sa
anche il mare
che aspetta sornione
in calma piatta
 
ai due amanti
allora
buonanotte
 
 

mercoledì 28 gennaio 2026

vecchio motel

 

accosto alla vita
se al racconto mi fermo
di fronte questo mare
in copertina lucida
d’inverno
 
abbasso il finestrino
dentro un uomo sconfitto
a fumare
e di strada ancora
ce n’è da fare
 
prima della notte in fondo
accendo i fari della ragione
ma così stanco del domani
al passato faccio un riassunto
 
chiedo in marcia
ogni curva sul volante
di rabbia dov’è casa
con quale donna
far tana
 
ho solo voglia di camminare
se non fosse così freddo fuori
due passi in tempesta
verso la distesa
che non è da meno
fischiando bufera
 
di mezzo agli elementi
lontana una luce
sul nastro d’asfalto
convince a riposare
 
scendo valigie
al vecchio motel
che accoglie ombre
pesanti addosso
 
mi spoglio e una doccia
dopo a letto
senza scendere al bar
non ci sono al telefono
per nessuno
 
albergo in coperta
solitudine
come scalda in coppia
con la disperazione
e sul comodino pillole sparse
in associazione



martedì 27 gennaio 2026

inverno passerà

 

la gente ormai non racconta
parlano le mani
strette ad aspettare
 
mentre vanno lontano i giovani
 pugni chiusi
e la rabbia monta in silenzio
altri attori a stelle
buia la strada
 
si fa notte sul palco
della politica
e le ombre in fila
smontano al muro
tante parole
 
pezzi di discorso vanno
in bocca all’ubriaco di turno
sulla piazza
e al caffè poi rimandano
le chiacchiere
d’un giorno consumato
a carte
 
dai
quest’inverno passerà
me lo dici dalla cucina
a preparare la solita minestra
quando alla tv sparano brutte notizie
e m’arrendo sul divano
 
tanto la notte sto in coperta
come la nave va
fischiando il nostromo
uomo in mare
 
ma è ancora quel naufrago
di bicchieri
in mezzo alle onde
 di sirene facili
e gomme accese
 
 
 

lunedì 26 gennaio 2026

buonanotte

 

comincia a far male
il tuo nome
un numero in rubrica 

vuoto che non sta nei margini
non arrivando idea a piè di pagina

allora stanco delle solite rime
di stormi
voglio seguire in riga altri disegni
 
saltando orti in fiore
carezze a colori 
con la smania d’innamorato
fino alle cime in fondo
 
ecco al tramonto
specchiando sul lago 
quell’immagine
che spoglia veli
mentre cala il sipario
 
fuggendo all’occaso
una sola stagione
 
rimane l’ultimo lembo
di terra baciata
d’un riflesso a caso

per la mia unica donna
apparente o assunta in cielo
 
e poi nudi andremo a letto
d’un arcano alle favole
chi più chi meno
tutti c’abbiamo creduto
 
così buonanotte al secchio
caduto nel pozzo della luna
buonanotte a te
vecchio
illuso


 

domenica 25 gennaio 2026

quattro piume nella neve

 

sul muretto
all'aria ferma di gelo
un pupazzo
scopa in mano
fa la guardia
a mezza luna
 
rimango la notte
fisso alle carte
d'archivio
nel sottotetto
 
su per le scale
in fondo al passato
che d'eco assale
 
come il verso di piccioni
dalla piccola finestra
complice un pezzo di pane
 
e quanto vorrei
d'un frullo assieme
quattro piume posare
sui passi colmi di neve



sabato 24 gennaio 2026

un poco più in alto

 

come adesso innamorato
del mare d’inverno
 
forse non capirò mai
questa voglia dentro
 
di spazi e tempeste
tormenti e silenzi 

rotolando a riva
tutto me stesso 

poi all'osteria 
sui bicchieri in fila
riverso 

ma di notte fare la posta
a quel balcone aveva un senso
 
se mi calavi un cestino dei desideri
ordinando per domani
 
e nessuno niente poteva
più di te all’ultimo piano
 
preciso il tempo la data
che ora piango
 
quando non arriva il filo
ad abitare un poco più in alto



venerdì 23 gennaio 2026

pardon

 

se alle siepi cade il vento
poco male
da un pezzo non ho più fiato
per arrivare al cancello
 
non scendo dalla stanza
odiando i rumori
le macchine e la gente
questa vita
che più non m'appartiene
 
un mondo folle
che muta pure sull'asse
il movimento
pensa te a come attraversare
le strisce
se non ci sento
e al volante vanno
di fretta sgommando
 
sull'isola pedonale
sfrecciano bici
monopattini
saltano addosso certi cani
se devono alla catena stare
invece i padroni
 
il mondo della vecchia osteria
per trovare un poco di pace
non c'è da tanto
e per passare il tempo
che rimane di compagnia
ai giardini trovo la panchina
da innamorati sempre occupata
 
cammino lento
verso la fermata della circolare
ma quando passa
 
sempre in ritardo
e del domani perso
ormai nessuno parla
 
torno indietro alle vetrine
dove il sistema pavoneggia
il profitto troneggia
e ci lascio volentieri
una scoreggia
 
pardon
 
se alla banca d'angolo
cerco di orinare
contro falsi interessi
prostata permettendo
 
allora scelgo la chiesetta
non per dileggio
solo per un poco di raccoglimento
ai bisogni
capisce pure dio
in silenzio
 
e nel mistero dove farla
azzecco l'uscio del sagrestano
tanto da un pezzo
è sordo alle campane
figurati alla minzione
 
d'urgenza alla fine trovando
non frasche o allori
ma la prima menzione
 
giusta rima
la macchia sui pantaloni
 
 

giovedì 22 gennaio 2026

l'ultimo arcobaleno

 

 il mare
soltanto un sogno
quando rimango
al forno
d'una stanza
a crepare
 
senza fiato
non posso uscire
se una cappa d'afa
mi opprime
come stende l'inferno
sul marciapiede di bitume
 
discorrono lingue di fuoco
circa un mondo
in affanno
il clima impazzito
 
ai moderni briganti
punto il dito
e famiglie potenti
nuovi satrapi persiani
maledico
quando un conto
alle caimani
vale più del sangue
che versiamo
 
scannando la terra
insudiciando il mare
così il cielo scatena
altro che temporale
 
cicloni
fortunali
tempeste roventi
uragani
 
siamo al conto finale
se non reggono più
le calotte polari
e al segno d'un arcobaleno
l'ultimo
non ci svegliamo ancora
 
tutti noi
che sotto i padroni
non solleviamo la testa
 
buonanotte allora
a miopi politici nani
e ladroni della malora



mercoledì 21 gennaio 2026

all'invito d'una stella

 

ti lascio amore
che fu
alla danza
nel sospiro di vento
 
chè la sera alle prove
avanza
 
se è tutto fermo
il mare fisso
allo schermo
e sulla pista
soltanto foglie
alle ali componendo
 
però un’ombra
ai fanali tiene il ritmo
non sta in fila
si stacca dalle altre
al tango
 
mentre un’aria fredda
salendo
taglia le gambe
 
e noi acrobati d’un tempo
calati nei pastrani
curviamo
al jazz degli anziani
 
e non trattengo
le note
nemmeno le lacrime
allora ti stringo
in un lento
 
se l’orchestra intorno
il cuore in gola
applausi nell’eco
io e te
alle danze d’autunno
ci saremo
 
cominciando la scuola
con il primo bacio
fino all’ultima campanella
 
per te
sempre dieci
l’amore in pagella
 
e poi eri la più bella
 
così ti cerco in alto
stanotte ballando
all’invito d’una stella



martedì 20 gennaio 2026

io e te a volo

  

d'inverno mi trascino
sulla passeggiata
contro vento
 
fa un freddo
nebbia a tratti
nero in fondo
 
tanto m'appoggio
al tuo ricordo
 
parlavamo
in silenzio
ci capivamo
io e te a volo
e di gabbiani stasera
non c'è traccia
all'orizzonte
 
faranno tana
urlando il mare
 
al vecchio capita
così
ora che chiama il tempo
 
di posare le ali
dentro



lunedì 19 gennaio 2026

dell'amore perduto

 

appena un tocco
di nebbia in cartolina
 
dipinge distratto
l’autore
per un giorno grigio

senza colore
nei vicoli 
come nei bronchi
in affanno
dell'amore perduto
 
vorrei dirti le stesse cose
ad appassir le rose
musica il poeta
con le note di tristezza
 
ecco d’un sole opaco
tra bianche lenzuola
un bacio mai dato
 
stringo le labbra
in silenzio
umide le palpebre
aspettando un’altra stagione
 
se il medesimo fremito
a quella canzone



domenica 18 gennaio 2026

oggi bella

 

d’un lampo sui marciapiedi
con i tuoi occhiali grandi in testa
accendi vetrine di sguardi
gonna corta su tacchi a spillo
 
meglio sandali intrecciati
nei tuoi passi di femmina
a svolgere essenza
di  profumo che porta
tante voglie a guinzaglio
 
oggi bella
dei sorrisi che apri
con quelle labbra pronunciate
d’un balcone in fiore
dove stendi uomini in volo
 
 hai tanti cuori in rubrica
 tingi il tuo di rossetto
e non posso toccare il colore
vernice fresca



sabato 17 gennaio 2026

era una bellezza

 

scende in silenzio
d'una carezza lieve
a tratti bisbiglia
intorno coprendo d'ovatta
 
poi a passi felpati
ammanta
nei fiocchi a treccia
elegante
la dama bianca
 
ed è neve
che viene per noi
mai vecchi
sempre bambini
 
mentre corri ancora
ansimando a scuola
borsa di cartone
sfondata
matita e gomma
un quaderno sporco
per strada
 
come eravamo contenti
noi compagni
solo d'un pupazzo
scopa in mano
carota al naso
 
e come vorrei tornare
alla vecchia stufa a legna
ai dispetti tra banchi
anche finire dietro la lavagna
 
ma veniva giù
tanta neve
che era una bellezza
noi in piedi
al cinema d'essai
 
stretti d'un brivido
per sempre
io e te
 


venerdì 16 gennaio 2026

baffi di gelo


ho tirato giù dalla grondaia
baffi di gelo sparando
palle di neve a mitraglia
 
come calando il manto dal tetto
tra un tonfo e l’altro
strano l’effetto
 
solo il pupazzo
carota al naso
scopa in mano
a resistere sul muretto
 
guardo intorno
dopo la bufera
cuffie bianche
sui pali di staccionata
curiose in fila
 
elmi frigi d’una guerra
stanotte persa
sottocoperta
 
e allora dispersa
o troppo lontana
che tu sia
mandami un messaggio
almeno una notizia
 
dal fronte
di questa vita
dove si spara davvero
mica madonne



giovedì 15 gennaio 2026

per te

 

tornando indietro
le notti che ti penso
 
altri viaggi
a metri quadri
odissea
nella stanza
 
pure inutili versi
come rane a gracidare
dai fossi
 
qui
alle pareti
veloce ripasso
di parole mute
in calce
 
libri e ragnatele
fanno il resto
d'un piccolo universo
 
con i quaderni
lenzuola disfatte
tarli e rimorsi
 
metti pure queste voglie
di donna alle tempia
bussando più forte
 
così alle prime luci
ritrovo un'alba
di spiagge nude
e
il mare che rotola
bottiglie vuote
 
steso sul divano
addosso tanti perchè
ma non datemi dell'ubriaco
 
a scolare l'ultima stilla
d'illusione
per te
 
 

mercoledì 14 gennaio 2026

tempo nero

 

sotto la pioggia tira d’infilata
una voglia di far tana
come quella vecchia che scappa
con due legna nella gobba
a casa
 
l’inverno sarà lungo da pedalare al camino
 
un tempo nero si mette per strada
a quest’ora nel ritorno
e non trovo più la rotta
sulla matassa di vicoli
che girano alla schiena
 
poi silenzio
cala al portone
di colpo il catenaccio
 
c’era sul filo dei panni al balcone
stesa pure la tua ombra
e di bucato quanto profumava
 
così di tanta pazienza
curva sul ferro da stiro
hai dato la piega
a quella vita dura



martedì 13 gennaio 2026

come te

 

non si va più
in osteria
sacco a mano
giusto in lavanderia
 
perché dal barbiere
promettono un taglio
di teste
dopo svolto all’angolo
incontrandoti
sempre di fretta
la ciocca di traverso
gonna stretta
 
t’accompagno un poco
fino al mercato
e perdo l’attimo
tra la gente
 
è come te
questa vita
se non decido niente
e giornale più tazzina
siedo al caffè
finendo la mattina
 
d’inverno tanto amaro
ma perché
senza zucchero
o senza amore
davvero strana
un'altra stagione
che ho buttato
via con te
 
e d’improvviso
così severa
da sbattermi in cabina
fototessera
quella volta
per un bacio
ma che scema
 
basta vedere come mi guardi
dall’ultima posa
tra i fiori
adesso in scena



lunedì 12 gennaio 2026

il migliore

 

vorrei tanto afferrare
quel lampo ai vetri
oggi che mette cielo cupo
e un riflesso tra le nuvole
è mezzo bicchiere di sole
 
in veranda assaporando
il tepore che presto svanisce
e torna addosso un gelo
 
poi quel passero sul filo
stende il vestito
di piume sgualcito
forse piove
ma dove andrà
 
riparo al camino
eccoci qua
noci e vino
l’inverno passerà
 
ancora alla finestra
cercando il compagno
a far nido
 
intanto nebbia sale
a coprire le siepi
per strada e dentro
la stanza
 
dove una gran confusione
ho in testa
ma è normale
dicevi
valvole da cambiare
e quante
 
così ridendo
e vai
passava il tempo
 
il migliore
sai



domenica 11 gennaio 2026

sul classico universale

 

brutta storia
adesso
l'ultima prova
allo specchio
 
il racconto va a finire
come può
tra le rughe stretto
se imbastisce
il tempo
un'altra pelle
e ti concia addosso
un aspetto così tetro
 
curve le spalle
davanti non cade
bene il vestito
figurati dietro
 
lo porto a destra
ripeto
ma il sarto fa finta
di niente
tirando su il cavallo
 
poi giacca sbottonata
sulla pancia
neppure basta la cinta
davvero uno schifo a pennello
 
allora sottovoce
mi invita in una sala
senza specchi
strano l'arredo
a provare un vestito
sul classico universale
color noce
 


al passato remoto

 

quando vuoi
ripete l'ombra
al portone

ma polvere
calcinacci
e ragnatele
rimandano
l'occasione
come ruggine sui ferri
opaco al corrimano
l'ottone

d'un balzo all'atrio
solo un gatto

lo stesso tuffo
tornando così
al passato remoto

ma non entro
nella vecchia casa
aperta dal terremoto

solo piccioni
che vanno e vengono
dal tetto sfondato

come tanti ricordi
che libero adesso
d'un cuore malandato


sabato 10 gennaio 2026

è per te

 

non ho mai donato
un fiore
come una sola volta
provato amore per nessuna
 
è per te
che stanotte vola
un pensiero 
al viso nascosto della luna
 
miro lassù
nella notte gelida di stelle
un grumo d'atomi
a fuoco
astri nel firmamento
o comete
di sicuro i miei sensi
accesi
 
trema la mano alla tastiera
se questo è un bacio
che ti mando
e mi sembra di sognare
quell’incubo
quando d’un clik ho chiuso
all’unica che mi capiva
 
ma a che serve
ripeto in silenzio
è tardi ormai urlando muto
 
e te ne vai pulviscolo nell’universo
spargendo la tua essenza
per quel mondo che non trovavi mai
 
un vecchio resta fisso
in questa piccola finestra a scrivere sul web
solo che non doveva andar così
ora siamo tutti un po’ più soli
qui
 
ed è per te che ho scelto una rosa azzurra
che lascerò sotto un cielo coperto di novembre
 
mentre guardo lassù
i nostri vent’anni per sempre



venerdì 9 gennaio 2026

ali di bruma

 

esce stamani
dalle pagine del racconto
Colò
il vecchio spazzino

ali di bruma al grigio mantello
nei lenti giri di ramazza
tra mucchi di ricordi
salutando l’autista
di corsa sulla piazza

caffè chiuso a quest’ora
fisso il monumento di storia
come al davanzale
il volo di migranti

quasi nevica
muto il passero all’alba
di freddo infagottato

e se dalla persiana
un brivido rosa
inganna a denti stretto

così m’aggomitolo ancora
a letto



giovedì 8 gennaio 2026

appuntamento con la follia

 

che strano
un appuntamento
per caso
con la follia
 
mani in tasca
baveri alzati
all'aria
gelida dal mare
in faccia
 
forse la mente
lascio spalancata
un poco all'idea
che tu sia
ancora mia
 
magari aspettando
all'angolo
occhi chiusi
di polvere o sabbia
l'incontro
con quel bacio
sulle labbra
 
un nodo in gola
quando sento
dentro
la voglia
 
ma di rumori
il vento
come imbroglia
 

mercoledì 7 gennaio 2026

solitudine

 

accolgo di notte
sul prato stellato
una grande luna
a specchiare
neve e gelo
 
mentre accompagno
betulle bianche
ancelle di purezza
all’altare spose
d’inverno
e dai vetri
raggiungo il candore
delle cime
 
dove si staglia
il viso
della mia donna
come al chiarore
un tormento insonne
 
ripasso il cielo
nel trapunto acceso
poi sulla strada
accosto d’un lampione
solitudine
 


martedì 6 gennaio 2026

saggio di neve e befana

 

 

muove magia
al frullo d'ali
cadendo polvere
gelata dai rami
 
sui giardini a ripetere
stagione di neve
disegni strani
 
cerco alle siepi un pertugio
coda dritta
liberando il segugio
 
pure lassù mirando
alle cime curve
dove lei posa
la scopa al saggio
 
ma stamani solita stampa
d'orme in colonna
sulla coltre bianca
 e
della befana
alcun passaggio
 
 

lunedì 5 gennaio 2026

la notte è lunga

 

la sera
quando sei sola
e guardi
stanca la tv
sul divano
 
un pensiero
e provi su altri canali
tanto non va via
l’immagine
 
se umide le ciglia
ripensi a quella stagione
di mare
con le poesie e la chitarra 

come note scritte
e cantate
più le nostre facce
di luna stampate

ora stringi il telecomando
fumi nervosa
ti butti addosso un plaid
chiudi gli occhi 

poi ti fai un caffè
la notte è lunga
ma via la foto
dalla mensola
chè so venuto male
in posa



domenica 4 gennaio 2026

dilettanti

 

c’era una volta
la secchia piovana
dove navigavano
in fondo al tubo
piccole barche  di carta
 
poi hai spinto la macchina
giù nei vicoli a pedali
 
era inverno
ricordo il cappotto
strappato all’ultima curva
tu ridevi
già di nostro padre
era pronta la cinghia
 
il primo motore
l’abbiamo acceso
insieme sul banco
come una sigaretta di nascosto
baffi neri d’olio
 
a scoppio questa vita
t’è scappata di mano
volante da corsa
per l’alloro
 
però la storia non si ferma
nemmeno sul marmo
per chi ha tagliato in fondo
il traguardo
 
e noi che abbiamo guidato un brivido
rincorso il tempo
t’aspettiamo al caffè
ancora
categoria dilettanti
cilindrata a litri di lambrusco
 
 
 

la gatta

 
ti prende alle spalle
quest’aria di gelo
una lama a bruciapelo
e si scatena addosso
una voglia di far nido
con una donna
che riscaldi
 
invece inizia sulle scale
la lagna della gatta
che cerca il tonno
a puntare ciotola vuota
 
mi disimpegno
cantando al pianoforte
canzoni stonate di natale
pure accendo il camino
e rosoliamo insieme
alla brace
 
piccolo notes d’una sera
che ho finito le scatolette
ma a te non va la pizza
mia cara coda dritta
 
proseguo le note
addobbando l’albero
solo che hai rotto
tutte le palle
 
ordino di sotto una margherita
con la preghiera d’aggiungere
acciughe in cima
poi ci abbracceremo a ciambella
fino a mezzanotte
quando cala la strega
 
e un regalo lascia nella calza
sotto la mensola
vabbè il solito topino a corda
 
poi si va a nanna
io russo a letto
tu ronfi sul divano
in fondo ci amiamo



sabato 3 gennaio 2026

sui libri di storia

 

vanno sull’asfalto
nude stasera
orme di pioggia
umori strani
 
o uno dei tanti apparecchi
volati via dalla finestra
a perdere lacrime
per raggiungerti
 
amore che ho studiato
sui libri di storia
al liceo
i preti intorno
a dir messa
 
sognato
nei silenzi di camerata
persa poi d'una vita
la scommessa
 
rincorrendo una donna
e non sapendo amare
sono finito
contro la vecchiaia
a farmi male
 
ma basta con le poesie
urlo
lanciando carte



un certo effetto

 

quattro medaglie di gelo
sulla rete
luccicano al sole
dopo la bufera
 
i pali della staccionata
a portare cuffie bianche
in fila
fanno un certo effetto
come altre gobbe
spettinando neve
il vento sull'orto
 
goffo pure il camino
sepolto d'un manto
fino alla grondaia
che aguzza pugnali
di ghiaccio
 
segue al crepitio
un tonfo
 
nel silenzio
ogni volta
più sordo
  
 

venerdì 2 gennaio 2026

al chiodo

 

stamane il maestro
chino sulla tela
dipinge
sole a pennello
in cornice di nuvole
scegliendo colori a tempera
 
sarà un quadro d'autore
a firma del tempo
 
con la tavola di mare
spruzzi alle ali
di gabbiani in primo piano
sulla scogliera
 
una barca in fondo
appena quel tocco tra le onde
sfumando la scia
 
poi
sul corridoio
torna ad appendere
un altro giorno
al chiodo
 
 

giovedì 1 gennaio 2026

le jour s'éléve ( Capodanno )

 

nostalgia di morte
        o di nascere
prepotenza di vivere
        in libertà
 
spasimo di conoscere
e d’amare ad ogni costo
bisogno d’altri
o di me solo
 
acqua assetata di mare
tra i forri
di terra tra i gorghi 
 
tornano  
  si arrestano
      e fuggono
i sogni ammalianti 
 
non tornano
 né s’arrestano
i lontananti sogni che amai
 
il giorno sorge
 all’alba di un anno 
 
il tempo fugge
 a sera d’un giorno

                                                 

         *


questa poesia è stata scritta da Don Clemente Conti , sacerdote vero e dedito agli emarginati baraccati umili emarginati e tossicodipendenti , per questo inviso ala Curia e al Palazzo...ma tanto amato sia a Fermo che a Formia e Napoli e Bologna stimato tanto da essere sociologo assistente di Ardigò...sono stato asino e non credente, poco ho appreso da lui , e me ne vergogno per aver in uso il suo pseudonimo ...      

nella terra d'Abruzzo l'ultima mia lettera

  vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle   un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...