domenica 15 aprile 2018

a Giuliana

 

nella nuda terra
sotto radici a germogliare
che tu possa amica mia
a primavera riposare
 
raccogliendo al fondo
di storia le ossa stanche
quando la campagna
si veste di nuovi colori
ma quella stagione
non tornerà più
la nostra migliore
 
vado anch'io per la distesa
ed oltre
sul mare di pollini e fiori
dalle onde di fieno
interrogando il silenzio della vita
che gemma e non dà spiegazioni
se per te è già finita
 
sono qui
al confine del tempo
tra date e croci sospeso
senza pace
e non posso nel tormento pregare
 
da cieco credo solo
a quello che sento al bastone
 
oggi affonda
nella disperazione


lunedì 6 aprile 2009

dolore

 

sono seduto sull’uscio della nostra terra
ad ascoltare il dolore di questa gente muta
che ha tra le macerie riposto ogni parola
e nello sguardo curvo interroga il vuoto intorno

non c’è pietra più spaccata del mio cuore
e i segni della rovina sono impressi nel viso
negli occhi senza lacrime
nelle mani nude che scavano dentro la disperazione
fino a notte cercando senza sapere
trovando sempre più miseria

e ti senti nelle ossa la stanchezza a picco
per una vita spesa nei campi
quando offesa dentro
la campagna con le distese e le valli fino ai monti
tutto è stato cancellato dalla cieca sorte
che ha segnato a duri colpi altri confini

ancora a un bastone ha obbedito la mia gente
e riverse dalle case senza più mura
dalla mente senza più pareti
sciamano queste anime in fuga dalla materia




giovedì 1 gennaio 1970

è come sul mare

 

quando scompare
anche uno solo
dei ricordi
è come sul mare
 
con la nebbia che sale
nascondendo braccia naufraghe
che non puoi salvare
 
e quante
che non riportano più le carte
 
cerco
dove posare lo scafo
poi alla fonda
annuire d'un tremito
 
e che tutto si componga
in lacrime di sale
salendo da quattr'assi di legno
un gemito
 
 
 

il premio

  quella sera di colpo il tuo sguardo   in tuta di corsa al salto tra le macchine io fermo in fila suonando all’angolo   hai attraversato l...