giovedì 30 aprile 2026

una cotta

 

non sai
quanto mi costa
fare l’artista da marciapiede
per cercarti
ad ogni fermata
o
clown di strada
per la tua curiosità
 
ed invento
le scuse più strane
prestigiatore d’attese
sottocasa
per te
 
ecco
rimane da scrivere
poesie
giocoliere di parole
 sulle righe magari
 a compiere esercizi
acrobata di rime
contorsionista
di metrica
 
e tu
strana musa
alla fine m’avrai cotto
con foglie d’alloro
 
 

mercoledì 29 aprile 2026

è già notte

 

ritrovo in osteria
la sera ai tavoli
una confraternita
di poveri diavoli
 
carte e giù sacramenti
arriviamo a cena
che è già notte nei vicoli di nebbia
senza luna
 
solita minzione giù per le scalette
silenzio al portone
se dietro t'aspetta
nessuno 

ci saranno ombre a tavola
e tu a spezzare il pane
madre
già acceso il camino
come sulla stufa
a scaldare la minestra 

niente telegiornale
a rompere i marroni
magari una frittata
d’asparagi
due noci
e andavi a letto
senza termosifoni
 
se per caso alzavi la testa
c’era il crocifisso
e la preghiera mi dicevi
raccomandati a cristo
 
ma prendevo un’altra strada
allora inutile ripassare
il ferro da stiro sulla piega
 
questa vita andava storta
e tu in faccia stampata
portavi una brutta cera



martedì 28 aprile 2026

poesia da marciapiede

 

un soldo
chiede sul marciapiede
per una poesia
ed il vecchio scrive curvo
in terra
accanto ai cartoni
seduto da una vita
mentre la gente tira dritto
remando di fretta
nella corrente di punta
 
so già che a sera
li spenderà tutti
in osteria
e d’un bicchiere
farà altri versi
di carte al gioco
senza parlare
perché ha perso
 tutto
 
alla fine
era accanto alle vetrine
a discutere bottiglia in mano
 con due manichini
 per sempre
 
 quella notte
volevo scrivere la sua storia
ma in testa nulla
 
come nessuno c’era poi in chiesa
per l’ultimo saluto
 solo una mano sconosciuta
aveva lasciato un ramoscello d’alloro
con un biglietto
 
 sei riuscito a comporre
 i nostri poveri giorni
quaggiù
in rima con il cielo
grazie



lunedì 27 aprile 2026

la notte da solo

 

quando vado in giro
la notte da solo
 
è femmina
questa città
da marciapiede
 
ad indossare
collane accese
nei richiami
 
specchiando
asfalto lucido
riflessi di fanali
 
come sorprende
per vicoli nuda
dove i gatti
sentono la luna
 
è storia di palazzi illuminati
eppure cupi all’idea
 
cattedrali senza preghiera
se chiudono a quest’ora
 
grattacieli da scalare
mura per ferire in cima
 
poi esco da viali alberati
al ponte che racconta
d’innamorati
e sul fiume ti sento
mia
 
donna tra le onde
e da muraglioni
affacciata
in scia
 
sull’ultima curva
dove l’ombra affonda
nei gorghi
 
così naufrago
per strada
le ore piccole in tasca
 
già sento quest’uomo
perduto nel traffico
di gente che suona
ancora più morta
  


domenica 26 aprile 2026

Il vento e il nostro racconto



il vento cinge la valle
ai fianchi
scorre da vene di boschi
penetra seni di muschio
e possiede le tue gambe
quando ti scappano certe voglie

batte nude ali
sulle onde dei campi
attraversando il suo fremito
i nostri corpi distesi tra le coltri d’un risveglio

è giorno
d’un cielo che cambia
di stagione che muore
e dell'amore
a letto noi due
così bello

fuori
c’è quest’aria d’autunno
che sfoglia a memoria
pagine ingiallite
mentre tu dormi serena

e questo racconto batte alle persiane
poi vola di sotto
sulla via del tempo che fa

con i nostri nomi
il viso tuo
e un bacio di primo mattino
al caffè sulle labbra

buongiorno amore mio


sabato 25 aprile 2026

stella rossa


dalla campagna
quando attraversammo gli orti
avevi occhi solo alle siepi
ma poi sulla piazza
era tutta lì
quest’italia
piccola da liberare

e mentre fischiavi
bella ciao
all’angolo
partì la raffica

avevi vent’anni
e non li trovi più
quei ragazzi
sui monti e alla macchia
fucile in spalla
stella rossa
sul berretto

ora stanno al monumento
dimenticati
e quando prende la parola
il sindaco
mi rintano nell’orto

mirando
vecchio fisso
agli alberi in fondo
dove 
abbiamo nascosto
la giovinezza
a sparare

solo 
il vento può parlare
 



venerdì 24 aprile 2026

il rimorso

  

non posso più lasciare
la via di mezzo
per quanto amara
ora che son vecchio
e senza forze 
mi lascio andare
 
a misura di tabacco
aspiro illusioni
e sull’uscio rimango
alla piega dei giorni
 
ripassando l’orlo
alla fine dei pantaloni
la sarta ha il vestito
quasi pronto
 
con tanti spilli
e le tue parole addosso

pentiti
figlio
chiedi perdono

mi scappa un gran rimorso



giovedì 23 aprile 2026

sarò vento

 

sull'orizzonte
stava sospeso
mezzo arcobaleno
 
perché era povero
il nostro cielo
 
guardami
adesso
sopra le case lontano
sarò vento
padrone di campi
ricco ballando
tra pioppi d'argento 
girasoli d’oro
 
governando le nuvole
al gallo sul tetto
come vincendo
a carte sulla piazzetta
 
così in fondo
ce ne andremo  
felici sottobraccio
lo spago
alla valigia di cartone
 
ed ogni stazione
del mondo
avrà dai migranti
sempre colori
perché il nostro cielo
voglio d’arcobaleni
 
 
 

mercoledì 22 aprile 2026

la notte altra metafora

 

com’è strana la sera
cercando la tua ombra
in scena
 
quattro case
un piccolo ricordo
niente di che
a scoprire
dove sei
 
al cine d’essai
io e te
ultima fila
radente
le mura
di vicoli intestini
a far muffa
 
con i silenzi
che riconosco
uno ad uno
già ripetuti
all’unisono
 
i fanali
ad ingiallire
la pellicola
e sul finire del cinema
cerco sollievo
alla fontanella
 
ecco la parola fine
impressa in quella stella
lassù tra i platani
che brilla
distante anni luce
 
i passi stanchi
infiora fino al portone
dove un tempo
m’hai segnato
in fronte
 
dietro
i tarli
affilate le ombre
m’appoggio
al corrimano
che non regge
più ragione
 
se amaro
come diceva il poeta
salire le altrui scale
 
non ti dico poi
l’abbandono
di stanze lasciate al buio
solo ad una è rimasto
il crocifisso
 
cosa vuoi
chiedere ormai
perdono
solo mi dolgo a volte
d’essere ancora vivo
 
un dolore sordo
al costato infisso
 
torno in strada
a consumare la notte
altra metafora

e basta



martedì 21 aprile 2026

pensami

 

rubando la tua voce
improvvisamente
il silenzio 
sussurra tante cose
che ho perduto
 
e qui davanti il mare
nello spazio di cielo
quella luna 
come solo la mia donna
sa specchiare
 
allora pensami
sull’oceano domani
d’attraversare
anima mia

ma nel tuo cuore
che nessuna tempesta ci sia
solo calma piatta

esce stanotte dalle nuvole
l'astro di venere
ad accendere nude scogliere
di solitudine

pensami
quando sbattuta dal tormento
lucida voglia di sensi 
sale sulla bocca di forri
ad urlare
schiumando quanta rabbia
per anni migliori
come lontananti sogni
 
nel plenilunio
muto
un vecchio
all’estasi
d’universo



lunedì 20 aprile 2026

la tua musica

 

sta piovendo
e m'affaccio
ai monti
seguendo
un lampo
 
scarica addosso
quanta rabbia
ma è già spento
 
torno nel tempo
sui passi indietro
alle tue labbra
 
stringendo un ricordo
nella stanza
come lasciando sul tavolo
un'ombra stanca
 
così sul piatto
alla sera che avanza
rimetto la tua musica
ad oltranza
 
per ascoltare
la presenza d'una donna
che graffia nei solchi
e alle rughe incide 

saltando la puntina
al brivido
tra gobbe da vinile

 
 

domenica 19 aprile 2026

diario al vento

 

lascio
stasera
aperto
il diario
 
al vento
che impazza
e spinge
a folate
il vecchio
sulla piazza
 
giocando a carte
nei mulinelli
sotto le logge
e al monumento
dei dimenticati
 
di seguito
sfoga nei vicoli
la rabbia
sbattendo
imposte
in metrica
vasi a raffica
 
quando sul filo dell'orto
discutono forte
anche i tuoi panni
che uno ad uno ricordo
e quanto mi manchi
 
si calma a poco
e di rimando
esce la luna
tra le coltri
così cerco
al portone
d'evitare
affilate
certe ombre
 
l'ultima
sulle scale
che mi guarda
fissa
e non reggo
al corrimano
senza appoggio
di ragione
 
rimango in coperta
quando riprende la corsa
mormorando alla finestra
 
preciso questo paese
che spiffera


 

sabato 18 aprile 2026

il vestito

 

una donna scende
con la cesta dei panni
al fiume
saltando
nella secchia piovana
il bimbo a giocare
 
questa gente di paese
sta sulla porta
come ombre di una notte
che fodera all’orlo precisa
 
rimane la sarta alzata fino all’alba
cucendo un trapunto di stelle
mentre il vecchio
sotto la luna a sognare
sente all’arcolaio
del tempo
di avere oramai
il vestito pronto



venerdì 17 aprile 2026

i pendolari

  

tutto il pomeriggio
buttato in panchina
ad aspettare nessuno
 
fino a sera
quando sui marciapiedi
fanali gialli
fissano controfigure
al capolinea
 
ripassando ciascuno la parte
a memoria
i pendolari del racconto
ai titoli di coda
 
il metronotte poi
tira giù
il sipario
 

giovedì 16 aprile 2026

la notte fa piano

 

stamane
respiro spiagge nude
in fuga dalla gente
 
a mirare questo mare
di settembre
con i gabbiani
fermi sulla scogliera
braccia stanche di volare
 
a piedi nudi
svolge il racconto
un vecchio pescatore
tirando le reti
all’argano una barca
 
nelle rughe
di salsedine
tra le pieghe
di quest’anima
che non credo
pure ci deve essere
l’ultima pagina
 
sul molo deserto
in fila scafi pelle e ossa
alberi che dondolano
alla fonda
poi d’una sera antica
miraggi di donna
nella foschia
che confondono
 
dentro la stiva
piegando vele
capisci da solo
che la vita
è finita
 
lo senti d’ultimi richiami
con quei silenzi
specchiati dal faro
sirene dal porto
e la tua di scoglio
a far più male
 
la notte fa piano
in fondo alle case
e
non ci sarà luna che tenga
a far sognare



mercoledì 15 aprile 2026

un tocco di grazia

 

sul balcone
ho coperto
i limoni
non avendo più le forze
di trascinare
vasi così pesanti
dentro
 
hanno alle radici
tanti ricordi
e le tue cure
finite al freddo
 
lo stesso peso 
attraversando
le stanze
dove disegnavi
ad ogni angolo
un tocco di grazia
 
ora è tutto secco
e si avvicendano
inutili stagioni
a un vecchio calendario
da quel tempo
mai più cambiato
 
riporta l’ultimo sogno
un giardino
che costruivi a mente
notte e giorno
 
così la corolla
i petali
le aiuole
tutto era possibile
se nelle mani
quella bellezza
da mettere gemme
sulla pelle
d’una sola carezza


martedì 14 aprile 2026

scarabocchi

 

di notte incontri
un sogno che fugge
dal tormento assassino
chiedendo un passaggio
 
 lo fai salire nella tua mente
 
e quelle macchie sui muri
sono scarabocchi di luna
o disegni di nulla rappresi
 
forse impressioni d’ombra
che escono al pittore di mano 
col suo pennello bagnato di mistero
 
e un soldato senza stelle
di notte fa la guardia
a un soffitto spento lassù
con la sua ragione in divisa
 
ma hanno ragione
i vivi che son muti
o i morti che ci parlano dentro
 
e poi l’aquilone
reciso lo spago
com’è lontano
 
tu che piangi
lumaca in scia
trascinando ventre a terra
e fai la bava ad una foglia
che ti lascerà per il vento
 
come certe illusioni
al primo soffio cadute
 
 

lunedì 13 aprile 2026

ti odio

 

fuori
un tempo da lupi
a sbattere il vento
una notte di pioggia
contro vetri e scuri
 
a te cosa importa
se mi ritrovo i cocci
in tasca
 
allo specchio
incipri il naso
cambi pettinatura
e calando occhiali
di gran montatura
ripasserai già domattina
marciapiedi e vetrine
 
perchè sei curiosa
femmina
anche paracula
così ti odio
mentre sorridi alla gente
e fai la bella vita
 
poi mi chiedi con un bacio
e sussurri a letto
amore eterno
 
a giacere altre cambiali
nella buca della posta
se apro solo la tua
con tutti i peccati
capitali
  
 

domenica 12 aprile 2026

pensiero più bello

 

pensiero
più bello
come il petalo
caduto
solo ieri
 
tra vasi in fila
a far male di primavera
 
un colpo di vento
carezza più forte
scivolando
via il ricordo
oltre la ringhiera
 
e adesso che rintocca
al vespro la preghiera
il cane abbaia
per uscire
mirando al guinzaglio
 
mentre in gola non reggo
alle corde che già
portano via
sulla passeggiata
 
con te l’ultima volta
spalla a spalla
e muta ai colori
sui campi
parlavi d’un cenno
 
ma come balla
al cancello
un’ombra
prima dell’inverno
se il freddo dentro


sabato 11 aprile 2026

tu che torni

 

l’alba tersa alle vele
chiama altre barche sul mare
al timone quest’attesa
e nello scafo
l’ansia di accostare
 
ricordi vivi
tirati nelle reti
naufraghi tormenti perduti lontano
voci del tempo dentro la stiva
onde nella memoria e alla deriva
che sulla spiaggia rivoltano sassi
conchiglie e pensieri strani
 
pagine libere
quei gabbiani aperti al sole
e all’argano tiri una mente in secco
 
sa di sale e amaro
il ricordo di chi non torna
mai davvero
quando a sera le nostre donne
stendono sul tavolo
tanta solitudine
e apparecchiano
la notte profonda nei vicoli
dove i vecchi all’ultima pesca
stanno fissi
 
tu che torni
dal tempo vinto
come un sogno perduto
al convento nostro beato
racconta la tua storia di tanto mare
ascolta la voce di chi è perduto
 
portami un gioco
che hai da tanto lasciato nel cassetto
un sorriso ultimo
in fondo alle rughe dure
prima di bucare
la fodera



*
( e adesso cominciano troppi a bucare la fodera...Umberto, mio compagno di banco.., Paolo e Angelo...presto toccherà a me, ma non ho paura, dietro il sipario del mistero la più grossa delle fiction o fregature mai realizzate, andiamo in scena sul palco del nulla )

venerdì 10 aprile 2026

in preghiera

 

quel fiore delicato
al davanzale di primavera
 
miravo nella sua bellezza
così profumato alla ringhiera
 
da richiamare uomini in volo
 
ma d'una carezza sembrava
al vento sfogliare per me solo
 
come nel bacio di pioggia
petali d'amore
 
poi in rima d'un tempo nero
curvò lo stelo
 
da richiamare un uomo in preghiera
 
 
 
 

giovedì 9 aprile 2026

anni luce

 

il mattino di seguito
in battigia
 
se scopri ogni volta
cercando le orme
solo avanzi di mareggiata
le tue vestigia
 
prendo
quel treno di riflessi
la sera
e come pesano
vagoni di ricordi
alla schiena
 
maglio sull’incudine
scaglia il poeta
metafore e rime
contro la luna
 
s’affaccia al balcone
un astro lontano
anni luce
 
ai fianchi d’orto
lungo muretti antichi
chiudo gli occhi
ai cani di rimando
voci di silenzio
a domineddio
 
quando partono
ultime lampare
e sulla tradotta
di luci sul mare
mi perdo anch’io



mercoledì 8 aprile 2026

senza svegliarti

 

all’ultima curva
s'apre il paese 
nel nulla
 
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
 
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
 
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
 
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
 
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
 
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa 
già chiamando le voci
da Lido in osteria
 
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
 
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
 
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
 
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi


martedì 7 aprile 2026

focaraccio

 

alla malora
il rimpianto
stagione nuova
sta per tornare
 
e non farti trovare
con quel grembiule
a sforbiciare insalata
o sempre in cucina
dietro le pentole
a sbuffare
 
metti una camicia
a fiori
rossetto sulle labbra
e tira su la gonna
fuori le gambe
 
apri gli armadi
rivolta l’anima
e i materassi
basta con le poesie
inutili sul tavolo
 
fai un bel focaraccio
bruciando i rimorsi
e non tagliare mai
la lunga fila di formiche
 
salgono sul ballatoio
a portare estate
e che sia allora il tempo
d’amarci
noi due premendo
contro i seni
non sui tasti



il vecchio lampione

 

quando al tramonto
certi riflessi
saltavano in cucina
 
m'alzavo bambino
ad inseguirli
dal seggiolone
dito puntato
ai cristalli
 
adesso vorrei
comodo dal divano
sulla sera che arriva
godermi
quel bagliore
allo specchio
della credenza
antica
dove un cuore
hai posato
che ancora brilla
 
dura poco
perchè già cade
nell'orto
dove miro
all'insalata novella
più due giri di lumaca
e lassù la prima stella
 
se non arrivo al muretto
e confondo le siepi
con i monti dietro
sullo sfondo
 
ma il vecchio lampione d'angolo
si distingue sempre
da gran signore
a rimanere acceso
col suo portamento
chino alle preci
sul vespro
 
solo di notte fa tardi
ma ha tante dame
alate da soddisfare
e poi è un gran cuoco
di sogni a tegame
 
che vuoi di più
se ondeggia alle folate
indicando un inverno
alle porte
 
e quante volte
ai primi fiocchi
mi sono affacciato
la notte dai vetri
a quell'amico
nel gelo impalato



lunedì 6 aprile 2026

pelle nuova

 

canto alla vita che torna
al trionfo di colori così vividi
al trambusto di pollini in volo
vera catarsi di braccia in alto
i rami dall’orto che risorgono
 
e mi sento oggi
una lucertola stesa
al sole lungo il muretto
sfogliando pelle nuova 

come vorrei sul mare
d'un campagna in fiore
tra le onde di fieno
innalzare le mie vele

almeno potessi rincorrere
a perdifiato
l’inverno che va via
per abbracciare
la stagione novella
che si fa bella di poesia
e
poi la notte
in cerca della stella
buttare via
pillole dal comodino
 
ma quanto sei bella
nella volta incinta
e accesa d’astri e comete
 
torno a vivere
così per un attimo
non fa male
il buio dentro



domenica 5 aprile 2026

nel guscio

  

sono qui stamani
camminando in riva
al tempo
 
tanta la voglia di cavalcare
marosi
impeto e schiuma
dentro
 
come rabbia di stagioni
buttate via
ed erano le migliori
 
con i silenzi stretti in pugno
stampo orme
curvo in battigia
 
segni a pasqua d’un passaggio
forse l’ultimo
 
mirando a tratti
oltre la scogliera
la fine del mare
 
su quella riga in fondo
dove nemmeno una vela
ormai torna indietro
 
solo
ai confini del nostro piccolo mondo
mi ritraggo nella gobba
davanti all’universo
 
mollusco nel guscio
 
 


sabato 4 aprile 2026

la preghiera del mare

 

la sera attracca ai pontili
con il suo scafo antico di notizie
e tu sei la vela che ripiegano
 
poi la notte ormeggia pensieri
a un molo di vecchiaia
 
mentre alla macchina stai cucendo l’attesa
per un uomo che non tornerà
ma guardi sempre oltre i vetri
altri sospiri tesi
specchiando sulle onde tremulo oblio
 
e tu
padrone di barche e della rotta
sugli alberi elevato
ai cordami e al timone deciso
 
ascolta la preghiera del mare
che i flutti della vita sospingono
nembi di tempesta sottendono
 
e la voce dei perduti echeggia
come il ricordo di chi ha lasciato
curva ai remi per sempre la schiena
 
ascolta dio delle acque
dal profondo un lamento
perchè  alta sulle cime di tanta solitudine
ti chiama  una donna
implora in silenzio
e grida muto sgomento
quando pure una luna in capo a quelle stelle
fa delle sue spine corona
 
è la preghiera di chi al davanzale d’una vita
ha coltivato poveri sogni
e noi portiamo ora
dove terra non c’è mai abbastanza
a coprire le sue braccia tese



 

venerdì 3 aprile 2026

incanto

 

febbre in risalita
a letto con te
 
sogno d'amore
il contagio
 
nei brividi di voglia
sulla pelle
 
portando i segni
di passione
in viso
 
e toccando al buio
d'un soffitto le stelle
sei incanto
 
quando splendi luna
alla marea di sensi
salendo orgasmo
 
 

giovedì 2 aprile 2026

tutti eroi

 

quante sere d'estate
siamo usciti
a prendere il fresco dopo cena
 
e seduti sul muro di piazzetta
abbiamo atteso le stelle
come la luna
accendersi allo schermo
 
se le chiacchiere al buio
valevano un cinema
ed il fanale sulla via
faceva di farfalle
compagnia
 
stagioni lontane
ricordi in pellicola
con il prete alla manovella
e sul telo
un paese da raccontare
 
noi con le sedie
di corsa in spalla
alla prima fila
 
tutti eroi
la nostra generazione
alla lente del passato
 
quando tornavi di notte
abbracciato a mamma
dormendo dal secondo tempo
patatine in mano
 
sporco d’un sorriso
che non t’ho più visto
addosso



 

il nulla

 

in ogni stanza
ascolto la tua voce
ancora
e sulle scale
il brivido
al corrimano
senza più ragione
 
e solo rimango
in silenzio
compagno di momenti
più belli
quando la fiamma
al camino
eri tu così bella
a cantare
tra i fumi
a vapore
scoppiettando
in gola
 
quando giovane
il legno
faceva fragore
tra gli alari sacri
della casa antica
 
adesso se accendo
non mi dà più
quel calore
mentre siedo
stanco della vita
 
ascolto fuori
il vento ai saluti
e su per la cappa
come chiama
 
dai nostri tempi
è muto il pendolo
solo un battito dal giardino
dove ora naviga
il tormento
nelle folate di neve
a coprire le tue orme
 
dopo sulla coperta
il nulla
 


mercoledì 1 aprile 2026

chi sei

 

scrivo per te
senza nemmeno sapere
chi sei
 
eppure sulla pagina
sento il tuo respiro
e
vado per i cieli dell’anima
a sfogliare
nuvole
così
senza ragione
solo a cercarti
 
no
ti troverò mai
ma disegno una donna
anche se non ci credo
le do voce
e mani
per raggiungermi
quando non ce la farò
più a scrivere
 
sta arrivando il buio
e sul tavolo
fanno compagnia
le carte
i lontananti sogni
e i volti di allora
i nomi perduti
le promesse
mai mantenute

sono zingaro
di steppe magiare
dune del deserto
a sferzare il ghibli
e mari
che mai navigammo
come quell’isola
mai trovata
sulla mappa d’amore

io e te
pirati all’assalto
se insieme
stiamo volando
così bene
oltre il margine


 

una strada sul mare

  cammino di notte gialla una strada tra onde di luna sul mare di fieno intorno al villaggio   arrivando la distesa fin sotto la scogliera ...