Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 30 aprile 2026
mercoledì 29 aprile 2026
è già notte
ritrovo in osteria
la sera ai tavoli
una
confraternita
di poveri
diavoli
carte e giù
sacramenti
arriviamo a
cena
che è già
notte nei vicoli di nebbia
senza luna
solita
minzione giù per le scalette
silenzio al
portone
se dietro
t'aspetta
nessuno
ci saranno ombre a tavola
e tu a spezzare il pane
madre
già acceso il camino
come sulla stufa
a scaldare la minestra
niente telegiornale
a rompere i marroni
magari una frittata
d’asparagi
due noci
e andavi a letto
senza termosifoni
se per caso alzavi la testa
c’era il crocifisso
e la preghiera mi dicevi
raccomandati a cristo
ma prendevo un’altra strada
allora inutile ripassare
il ferro da stiro sulla piega
questa vita andava storta
e tu in faccia stampata
portavi una brutta cera
martedì 28 aprile 2026
poesia da marciapiede
un soldo
chiede sul marciapiede
per una poesia
ed il vecchio scrive curvo
in terra
accanto ai cartoni
seduto da una vita
mentre la gente tira dritto
remando di fretta
nella corrente di punta
so già che a sera
li spenderà tutti
in osteria
e d’un bicchiere
farà altri versi
di carte al gioco
senza parlare
perché ha perso
tutto
alla fine
era accanto alle vetrine
a discutere bottiglia in mano
con due manichini
per sempre
quella notte
volevo scrivere la sua storia
ma in testa nulla
come nessuno c’era poi in chiesa
per l’ultimo saluto
solo una mano
sconosciuta
aveva lasciato un ramoscello d’alloro
con un biglietto
sei riuscito a
comporre
i nostri poveri
giorni
quaggiù
in rima con il cielo
grazie
lunedì 27 aprile 2026
la notte da solo
quando vado in giro
la notte da solo
è femmina
questa città
da marciapiede
ad indossare
collane accese
nei richiami
specchiando
asfalto lucido
riflessi di fanali
come sorprende
per vicoli nuda
dove i gatti
sentono la luna
è storia di palazzi illuminati
eppure cupi all’idea
cattedrali senza preghiera
se chiudono a quest’ora
grattacieli da scalare
mura per ferire in cima
poi esco da viali alberati
al ponte che racconta
d’innamorati
e sul fiume ti sento
mia
donna tra le onde
e da muraglioni
affacciata
in scia
sull’ultima curva
dove l’ombra affonda
nei gorghi
così naufrago
per strada
le ore piccole in tasca
già sento quest’uomo
perduto nel traffico
di gente che suona
ancora più morta
domenica 26 aprile 2026
Il vento e il nostro racconto
il
vento cinge la valle
ai
fianchi
scorre
da vene di boschi
penetra
seni di muschio
e
possiede le tue gambe
quando
ti scappano certe voglie
batte
nude ali
sulle
onde dei campi
attraversando
il suo fremito
i
nostri corpi distesi tra le coltri d’un risveglio
è
giorno
d’un
cielo che cambia
di
stagione che muore
e
dell'amore
a
letto noi due
così
bello
fuori
c’è
quest’aria d’autunno
che
sfoglia a memoria
pagine
ingiallite
mentre
tu dormi serena
e
questo racconto batte alle persiane
poi
vola di sotto
sulla
via del tempo che fa
con i
nostri nomi
il
viso tuo
e un
bacio di primo mattino
al
caffè sulle labbra
buongiorno
amore mio
sabato 25 aprile 2026
stella rossa
dalla campagna
quando attraversammo gli orti
avevi occhi solo alle siepi
ma poi sulla piazza
era tutta lì
quest’italia
piccola da liberare
e mentre fischiavi
bella ciao
all’angolo
partì la raffica
avevi vent’anni
e non li trovi più
quei ragazzi
sui monti e alla macchia
fucile in spalla
stella rossa
sul berretto
ora stanno al monumento
dimenticati
e quando prende la parola
il sindaco
mi rintano nell’orto
mirando
vecchio fisso
agli alberi in fondo
dove
abbiamo nascosto
la giovinezza
a sparare
solo
il vento può parlare
venerdì 24 aprile 2026
il rimorso
non posso più lasciare
la via di mezzo
per quanto amara
ora che son vecchio
e senza forze
mi lascio andare
a misura di tabacco
aspiro illusioni
e sull’uscio rimango
alla piega dei giorni
ripassando l’orlo
alla fine dei pantaloni
la sarta ha il vestito
quasi pronto
con tanti spilli
e le tue parole addosso
pentiti
figlio
chiedi perdono
mi scappa un gran rimorso
giovedì 23 aprile 2026
sarò vento
sull'orizzonte
stava sospeso
mezzo
arcobaleno
perché era
povero
il nostro cielo
guardami
adesso
sopra le case
lontano
sarò vento
padrone di
campi
ricco ballando
tra pioppi
d'argento
girasoli d’oro
governando le
nuvole
al gallo sul
tetto
come vincendo
a carte sulla
piazzetta
così in fondo
ce ne andremo
felici
sottobraccio
lo spago
alla valigia
di cartone
ed ogni
stazione
del mondo
avrà dai
migranti
sempre colori
perché il
nostro cielo
voglio
d’arcobaleni
mercoledì 22 aprile 2026
la notte altra metafora
com’è strana la sera
cercando la tua ombra
in scena
quattro case
un piccolo ricordo
niente di che
a scoprire
dove sei
al cine d’essai
io e te
ultima fila
radente
le mura
di vicoli intestini
a far muffa
con i silenzi
che riconosco
uno ad uno
già ripetuti
all’unisono
i fanali
ad ingiallire
la pellicola
e sul finire del cinema
cerco sollievo
alla fontanella
ecco la parola fine
impressa in quella stella
lassù tra i platani
che brilla
distante anni luce
i passi stanchi
infiora fino al portone
dove un tempo
m’hai segnato
in fronte
dietro
i tarli
affilate le ombre
m’appoggio
al corrimano
che non regge
più ragione
se amaro
come diceva il poeta
salire le altrui scale
non ti dico poi
l’abbandono
di stanze lasciate al buio
solo ad una è rimasto
il crocifisso
cosa vuoi
chiedere ormai
perdono
solo mi dolgo a volte
d’essere ancora vivo
un dolore sordo
al costato infisso
torno in strada
a consumare la notte
altra metafora
e basta
martedì 21 aprile 2026
pensami
rubando la tua voce
improvvisamente
il silenzio
sussurra tante cose
che ho perduto
e qui davanti il mare
nello spazio di cielo
quella luna
come solo la mia donna
sa specchiare
allora pensami
sull’oceano domani
d’attraversare
anima mia
ma nel tuo cuore
che nessuna tempesta ci sia
solo calma piatta
esce stanotte dalle nuvole
l'astro di venere
ad accendere nude scogliere
di solitudine
pensami
quando sbattuta dal tormento
lucida voglia di sensi
sale
sulla bocca di forri
ad urlare
schiumando quanta
rabbia
per anni migliori
come lontananti sogni
nel plenilunio
muto
un vecchio
all’estasi
d’universo
lunedì 20 aprile 2026
la tua musica
sta piovendo
e m'affaccio
ai monti
seguendo
un lampo
scarica addosso
quanta rabbia
ma è già spento
torno nel tempo
sui passi indietro
alle tue labbra
stringendo un ricordo
nella stanza
come lasciando sul tavolo
un'ombra stanca
così sul piatto
alla sera che avanza
rimetto la tua musica
ad oltranza
per ascoltare
la presenza d'una donna
che graffia nei solchi
e alle rughe incide
saltando la puntina
al brivido
tra gobbe da vinile
domenica 19 aprile 2026
diario al vento
lascio
stasera
aperto
il diario
al vento
che impazza
e spinge
a folate
il vecchio
sulla piazza
giocando a carte
nei mulinelli
sotto le logge
e al monumento
dei dimenticati
di seguito
sfoga nei vicoli
la rabbia
sbattendo
imposte
in metrica
vasi a raffica
quando sul filo dell'orto
discutono forte
anche i tuoi panni
che uno ad uno ricordo
e quanto mi manchi
si calma a poco
e di rimando
esce la luna
tra le coltri
così cerco
al portone
d'evitare
affilate
certe ombre
l'ultima
sulle scale
che mi guarda
fissa
e non reggo
al corrimano
senza appoggio
di ragione
rimango in coperta
quando riprende la corsa
mormorando alla finestra
preciso questo paese
che spiffera
sabato 18 aprile 2026
il vestito
una donna scende
con la cesta dei panni
al fiume
saltando
nella secchia piovana
il bimbo a giocare
questa gente di paese
sta sulla porta
come ombre di una notte
che fodera all’orlo precisa
rimane la sarta alzata fino all’alba
cucendo un trapunto di stelle
mentre il vecchio
sotto la luna a sognare
sente all’arcolaio
del tempo
di avere oramai
il vestito pronto
venerdì 17 aprile 2026
i pendolari
tutto il pomeriggio
buttato in panchina
ad aspettare nessuno
fino a sera
quando sui marciapiedi
fanali gialli
fissano controfigure
al capolinea
ripassando ciascuno la parte
a memoria
i pendolari del racconto
ai titoli di coda
il metronotte poi
tira giù
il sipario
giovedì 16 aprile 2026
la notte fa piano
stamane
respiro spiagge nude
in fuga dalla gente
a mirare questo mare
di settembre
con i gabbiani
fermi sulla scogliera
braccia stanche di volare
a piedi nudi
svolge il racconto
un vecchio pescatore
tirando le reti
all’argano una barca
nelle rughe
di salsedine
tra le pieghe
di quest’anima
che non credo
pure ci deve essere
l’ultima pagina
sul molo deserto
in fila scafi pelle e ossa
alberi che dondolano
alla fonda
poi d’una sera antica
miraggi di donna
nella foschia
che confondono
dentro la stiva
piegando vele
capisci da solo
che la vita
è finita
lo senti d’ultimi richiami
con quei silenzi
specchiati dal faro
sirene dal porto
e la tua di scoglio
a far più male
la notte fa piano
in fondo alle case
e
non ci sarà luna che tenga
a far sognare
mercoledì 15 aprile 2026
un tocco di grazia
sul balcone
ho coperto
i limoni
non avendo più le forze
di trascinare
vasi così pesanti
dentro
hanno alle radici
tanti ricordi
e le tue cure
finite al freddo
lo stesso peso
attraversando
le stanze
dove disegnavi
ad ogni angolo
un tocco di grazia
ora è tutto secco
e si avvicendano
inutili stagioni
a un vecchio calendario
da quel tempo
mai più cambiato
riporta l’ultimo sogno
un giardino
che costruivi a mente
notte e giorno
così la corolla
i petali
le aiuole
tutto era possibile
se nelle mani
quella bellezza
da mettere gemme
sulla pelle
d’una sola carezza
martedì 14 aprile 2026
scarabocchi
di notte
incontri
un sogno che
fugge
dal tormento
assassino
chiedendo un
passaggio
lo fai salire nella tua mente
e quelle
macchie sui muri
sono
scarabocchi di luna
o disegni di
nulla rappresi
forse
impressioni d’ombra
che escono al
pittore di mano
col suo
pennello bagnato di mistero
e un soldato
senza stelle
di notte fa
la guardia
a un soffitto
spento lassù
con la sua
ragione in divisa
ma hanno ragione
i vivi che
son muti
o i morti che
ci parlano dentro
e poi
l’aquilone
reciso lo
spago
com’è lontano
tu che piangi
lumaca in
scia
trascinando
ventre a terra
e fai la bava
ad una foglia
che ti
lascerà per il vento
come certe
illusioni
al primo
soffio cadute
lunedì 13 aprile 2026
ti odio
fuori
un tempo da lupi
a sbattere il vento
una notte di pioggia
contro vetri e scuri
a te cosa importa
se mi ritrovo i cocci
in tasca
allo specchio
incipri il naso
cambi pettinatura
e calando occhiali
di gran montatura
ripasserai già domattina
marciapiedi e vetrine
perchè sei curiosa
femmina
anche paracula
così ti odio
mentre sorridi alla gente
e fai la bella vita
poi mi chiedi con un bacio
e sussurri a letto
amore eterno
a giacere altre cambiali
nella buca della posta
se apro solo la tua
con tutti i peccati
capitali
domenica 12 aprile 2026
pensiero più bello
pensiero
più bello
come il petalo
caduto
solo ieri
tra vasi in fila
a far male di primavera
un colpo di vento
carezza più forte
scivolando
via il ricordo
oltre la ringhiera
e adesso che rintocca
al vespro la preghiera
il cane abbaia
per uscire
mirando al guinzaglio
mentre in gola non reggo
alle corde che già
portano via
sulla passeggiata
con te l’ultima volta
spalla a spalla
e muta ai colori
sui campi
parlavi d’un cenno
ma come balla
al cancello
un’ombra
prima dell’inverno
se il freddo dentro
sabato 11 aprile 2026
tu che torni
l’alba tersa alle vele
chiama altre barche sul mare
al timone quest’attesa
e nello scafo
l’ansia di accostare
ricordi vivi
tirati nelle reti
naufraghi tormenti perduti lontano
voci del tempo dentro la stiva
onde nella memoria e alla deriva
che sulla spiaggia rivoltano sassi
conchiglie e pensieri strani
pagine libere
quei gabbiani aperti al sole
e all’argano tiri una mente in secco
sa di sale e amaro
il ricordo di chi non torna
mai davvero
quando a sera le nostre donne
stendono sul tavolo
tanta solitudine
e apparecchiano
la notte profonda nei vicoli
dove i vecchi all’ultima pesca
stanno fissi
tu che torni
dal tempo vinto
come un sogno perduto
al convento nostro beato
racconta la tua storia di tanto mare
ascolta la voce di chi è perduto
portami un gioco
che hai da tanto lasciato nel cassetto
un sorriso ultimo
in fondo alle rughe dure
prima di bucare
la fodera
*
( e adesso cominciano troppi a bucare la fodera...Umberto, mio compagno di banco.., Paolo e Angelo...presto toccherà a me, ma non ho paura, dietro il sipario del mistero la più grossa delle fiction o fregature mai realizzate, andiamo in scena sul palco del nulla )
venerdì 10 aprile 2026
in preghiera
quel fiore delicato
al davanzale di primavera
miravo nella sua bellezza
così profumato alla ringhiera
da richiamare uomini in volo
ma d'una carezza
sembrava
al vento sfogliare per me solo
come nel bacio di
pioggia
petali d'amore
poi in rima d'un
tempo nero
curvò lo stelo
da richiamare un uomo in preghiera
giovedì 9 aprile 2026
anni luce
il mattino di seguito
in battigia
se scopri ogni volta
cercando le orme
solo avanzi di mareggiata
le tue vestigia
prendo
quel treno di riflessi
la sera
e come pesano
vagoni di ricordi
alla schiena
maglio sull’incudine
scaglia il poeta
metafore e rime
contro la luna
s’affaccia al balcone
un astro lontano
anni luce
ai fianchi d’orto
lungo muretti antichi
chiudo gli occhi
ai cani di rimando
voci di silenzio
a domineddio
quando partono
ultime lampare
e sulla tradotta
di luci sul mare
mi perdo anch’io
mercoledì 8 aprile 2026
senza svegliarti
all’ultima curva
s'apre il paese
nel nulla
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa
già chiamando le voci
da Lido in osteria
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi
martedì 7 aprile 2026
focaraccio
alla malora
il rimpianto
stagione nuova
sta per tornare
e non farti trovare
con quel grembiule
a sforbiciare insalata
o sempre in cucina
dietro le pentole
a sbuffare
metti una camicia
a fiori
rossetto sulle labbra
e tira su la gonna
fuori le gambe
apri gli armadi
rivolta l’anima
e i materassi
basta con le poesie
inutili sul tavolo
fai un bel focaraccio
bruciando i rimorsi
e non tagliare mai
la lunga fila di formiche
salgono sul ballatoio
a portare estate
e che sia allora il tempo
d’amarci
noi due premendo
contro i seni
non sui tasti
il vecchio lampione
quando al tramonto
certi riflessi
saltavano in cucina
m'alzavo bambino
ad inseguirli
dal seggiolone
dito puntato
ai cristalli
adesso vorrei
comodo dal divano
sulla sera che arriva
godermi
quel bagliore
allo specchio
della credenza
antica
dove un cuore
hai posato
che ancora brilla
dura poco
perchè già cade
nell'orto
dove miro
all'insalata novella
più due giri di lumaca
e lassù la prima stella
se non arrivo al muretto
e confondo le siepi
con i monti dietro
sullo sfondo
ma il vecchio lampione d'angolo
si distingue sempre
da gran signore
a rimanere acceso
col suo portamento
chino alle preci
sul vespro
solo di notte fa tardi
ma ha tante dame
alate da soddisfare
e poi è un gran cuoco
di sogni a tegame
che vuoi di più
se ondeggia alle folate
indicando un inverno
alle porte
e quante volte
ai primi fiocchi
mi sono affacciato
la notte dai vetri
a quell'amico
nel gelo impalato
lunedì 6 aprile 2026
pelle nuova
canto alla vita che torna
al trionfo di colori così vividi
al trambusto di pollini in volo
vera catarsi di braccia in alto
i rami dall’orto che risorgono
e mi sento oggi
una lucertola stesa
al sole lungo il muretto
sfogliando pelle nuova
come vorrei sul mare
d'un campagna in fiore
tra le onde di fieno
innalzare le mie vele
almeno potessi rincorrere
a perdifiato
l’inverno che va via
per abbracciare
la stagione novella
che si fa bella di poesia
e
poi la notte
in cerca della stella
buttare via
pillole dal comodino
ma quanto sei bella
nella volta incinta
e accesa d’astri e comete
torno a vivere
così per un attimo
non fa male
il buio dentro
domenica 5 aprile 2026
nel guscio
sono qui stamani
camminando in riva
al tempo
tanta la voglia di
cavalcare
marosi
impeto e schiuma
dentro
come rabbia di stagioni
buttate via
ed erano le migliori
con i silenzi stretti in
pugno
stampo orme
curvo in battigia
segni a pasqua d’un passaggio
forse l’ultimo
mirando a tratti
oltre la scogliera
la fine del mare
su quella riga in fondo
dove nemmeno una vela
ormai torna indietro
solo
ai confini del nostro
piccolo mondo
mi ritraggo nella gobba
davanti all’universo
mollusco nel guscio
sabato 4 aprile 2026
la preghiera del mare
la sera
attracca ai pontili
con il suo
scafo antico di notizie
e tu sei la
vela che ripiegano
poi la notte
ormeggia pensieri
a un molo di
vecchiaia
mentre alla
macchina stai cucendo l’attesa
per un uomo
che non tornerà
ma guardi
sempre oltre i vetri
altri sospiri
tesi
specchiando
sulle onde tremulo oblio
e tu
padrone di
barche e della rotta
sugli alberi
elevato
ai cordami e
al timone deciso
ascolta la
preghiera del mare
che i flutti
della vita sospingono
nembi di
tempesta sottendono
e la voce dei
perduti echeggia
come il
ricordo di chi ha lasciato
curva ai remi
per sempre la schiena
ascolta dio
delle acque
dal profondo
un lamento
perchè alta sulle cime di tanta solitudine
ti
chiama una donna
implora in
silenzio
e grida muto
sgomento
quando pure
una luna in capo a quelle stelle
fa delle sue
spine corona
è la
preghiera di chi al davanzale d’una vita
ha coltivato
poveri sogni
e noi
portiamo ora
dove terra
non c’è mai abbastanza
a coprire le
sue braccia tese
venerdì 3 aprile 2026
incanto
febbre in risalita
a letto con te
sogno d'amore
il contagio
nei brividi di voglia
sulla pelle
portando i segni
di passione
in viso
e toccando al buio
d'un soffitto le stelle
sei incanto
quando splendi luna
alla marea di sensi
salendo orgasmo
giovedì 2 aprile 2026
tutti eroi
quante sere d'estate
siamo usciti
a prendere il fresco dopo cena
e seduti sul muro di piazzetta
abbiamo atteso le stelle
come la luna
accendersi allo schermo
se le chiacchiere al buio
valevano un cinema
ed il fanale sulla via
faceva di farfalle
compagnia
stagioni lontane
ricordi in pellicola
con il prete alla manovella
e sul telo
un paese da raccontare
noi con le sedie
di corsa in spalla
alla prima fila
tutti eroi
la nostra generazione
alla lente del passato
quando tornavi di notte
abbracciato a mamma
dormendo dal secondo tempo
patatine in mano
sporco d’un sorriso
che non t’ho più visto
addosso
il nulla
in ogni stanza
ascolto la tua voce
ancora
e sulle scale
il brivido
al corrimano
senza più ragione
e solo rimango
in silenzio
compagno di momenti
più belli
quando la fiamma
al camino
eri tu così bella
a cantare
tra i fumi
a vapore
scoppiettando
in gola
quando giovane
il legno
faceva fragore
tra gli alari sacri
della casa antica
adesso se accendo
non mi dà più
quel calore
mentre siedo
stanco della vita
ascolto fuori
il vento ai saluti
e su per la cappa
come chiama
dai nostri tempi
è muto il pendolo
solo un battito dal giardino
dove ora naviga
il tormento
nelle folate di neve
a coprire le tue orme
dopo sulla coperta
il nulla
mercoledì 1 aprile 2026
chi sei
scrivo per te
senza nemmeno sapere
chi sei
eppure sulla pagina
sento il tuo respiro
e
vado per i cieli dell’anima
a sfogliare
nuvole
così
senza ragione
solo a cercarti
no
ti troverò mai
ma disegno una donna
anche se non ci credo
le do voce
e mani
per raggiungermi
quando non ce la farò
più a scrivere
sta arrivando il buio
e sul tavolo
fanno compagnia
le carte
i lontananti sogni
e i volti di allora
i nomi perduti
le promesse
mai mantenute
sono zingaro
di steppe magiare
dune del deserto
a sferzare il ghibli
e mari
che mai navigammo
come quell’isola
mai trovata
sulla mappa d’amore
io e te
pirati all’assalto
se insieme
stiamo volando
così bene
oltre il margine
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una strada sul mare
cammino di notte gialla una strada tra onde di luna sul mare di fieno intorno al villaggio arrivando la distesa fin sotto la scogliera ...
-
vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
-
magari una passeggiata sul lungotevere tu elegante io vestito come sempre e dall’isola controcorrente sotto i ponti fino a castel sant...
-
e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...