venerdì 31 luglio 2026

a pelle

 

e così va il mare
dopo la tempesta
ad imbandire tavola piatta
 
mentre continuo a tirar lenza
servendo di pastura
già tante storie come avventure
 
allora siedo sul tramonto
mirando altre vele
mai una volta le tue
che tornano
 
così vanno stasera
spiagge bruciate
come questa vita
per chiacchiere e ombrelloni
arida
 
solo orme indietro
nostalgia infinita
quando sul molo arrivo
in fondo al faro
e saremo noi soli
la voglia
addosso cucita
 
stanotte vestirò
un trapunto di stelle
per posare la luna
a pelle



giovedì 30 luglio 2026

stammi vicina

 

stammi vicina
chè adesso c’è luna
 
e mi sorridi ancora
specchiando il fiume
le nostre ombre
evase a piedi scalzi
sull’argine 
 
quando la notte profuma
eterea l’essenza
d’amanti
che non possiedono
ragione alcuna
 
eppure serve un’anima
eccome
quando incede per strada
tutta questa solitudine
 
anche una luce in fondo
alle case serve ad aspettare
nessuno
ma basterà
davanti a quella porta chiusa
ascoltare la notte
a raccontarci
quante fantasie favole
e cosa importa
 
tanto s’è fatto insieme
un altro pezzo di strada
popolando il buio
un fiume d’anime
all’insegna di quell’astro
lassù
 
lapide
a futura memoria
per un mondo di finti
quaggiù
 
ridotti come sono
o morti forse più



mercoledì 29 luglio 2026

il fiume morto

 

m'affaccio al ponte
nel fastidio d'afa
che opprime
 
cercando respiro alle calure
lungo sponde d'attese e miraggi
come navigando lenta la sera in risacca
di zanzare appannaggio
 
posa il gabbiano
alle ali senza corrente
 
nemmeno un battito
dai canneti dove annida
ozio e consumo
di tempo alla deriva
 
buttati via nelle spire
ancora annaspano
i migliori anni
 
cosa importa
se il fiume è morto
 
c'è solo il pescatore
che lancia allo zenit
i cerchi a ripetere l'eco
 
ombra stecchita
dietro
 
 
 

martedì 28 luglio 2026

allo zenit

 

m'avvicino alla stazione
dove il sole allo zenit
cuoce attesa sui ferri
 
l'appuntamento con te
sarà rovente
e nervoso fumo
fissando l'orologio
 
un guizzo di lucertola
accenna l'arrivo
d'una vecchia littorina
a sbuffare più di me
sotto la pensilina
 
la donna che aspetto
non ha valigie
solo una voglia
 
labbra rosse
vado a fuoco
lento
mentre mi bacia
nell'afa
con le fiamme a salire
dentro
 
sudati gli amanti sul piazzale
salgono in macchina
fino al settimo cielo
 


lunedì 27 luglio 2026

estate per anziani

 

estate per anziani
 
un bicchiere di sole
ai giardini
un altro all’osteria
 
solite avventure
da marciapiede
una partita a carte
a bocce in periferia
 
musiche da camera
o di conservatorio
sulla piazzetta
si balla dopo
al circolo
 
oppure cinema all’aperto
la sera col gelato
a prendere il fresco
 
l’elenco
delle attività
è finito
 
come la nostra stagione
sul viale
quando a cader
farà paura
la prima foglia
tra noi
 
te lo leggo negli occhi
 
dai
appoggiati al mio bastone
torniamo
sotto stelle ormai d’essai
a casa nostra
di riposo
 

domenica 26 luglio 2026

lascia che sia

 

sui terrazzi d’estate
le donne stendono
i panni
tra tovaglie e lenzuola
segreti d’amore
 
così noi giunti al tramonto
pieghiamo ricordi
in canestra
amanti senza ragione
 
ma non senti giù di sotto
quante ombre in cortile
all’arco di cicale
fanno un girotondo
a ripassare la piega
il tuo ferro da stiro
 
mentre scappano i nostri bambini
a pallone tirando le grida
adesso ci aspetta un gran silenzio
prima di dormire
 
i vecchi alla posa
dimentico in panchina
lasciando a quest’ora
cancelli aperti ai sogni
troppo bella la notte
di partire
 
non hai detto una parola
solo un bacio
la carezza sulla fronte
a benedire
e sei scivolata via
in fondo a una povera storia
di periferia
dopo anni di miseria
rinunce
sacrifici a non finire
 
e giù madonne
sacramenti
in osteria
lo sguardo fisso al bicchiere
una lacrima sul fondo
lascia che sia
 
 

sabato 25 luglio 2026

l'alba allo specchio

 

l’acqua riversa
tra le canne
cominciando il vento a battere
monotono rosario
 
la luna
sfiora altre nuvole
e sogni ribelli
rimasti sospesi all’amo
d’un pescatore addormentato
 
un dubbio
sorprende di colpo
a tendere il filo
ma lasci
ricordi a mollo
 
scuote nell’aria
e vibra sullo specchio
l’alba
 
così questa notte
mette via
ombre nella stiva
a spegnere
silenzi e stelle
 
allora
accosta a riva
una barca
alzando i remi
 
fa lo stesso
un uomo
alla sua donna
che aspetta
 
ma possederti
 
sciando una lacrima
sulle gote
e il secreto
sulle forme riflesse
 
è stato come attraversare
l’imene d’universo
 


venerdì 24 luglio 2026

i discorsi della luna

 

se esco di casa
a quest’ora
camminando solo
nel parco
 
è perché di notte
incontri certe ombre
a tenerti per mano
 
con loro si discute piano
a volte riesco
ad aprire i miei silenzi
ed in pace andiamo
sotto le stelle
d’un profumo le siepi
intorno
 
come disteso sull’erba
sto ad ascoltare
i discorsi della luna
 
sapessi quante cose
abbiamo da raccontarci
io e lei
chè amanti d’una volta
non si trovan più
 
mentre torno a casa
tiene pure il becco
di notizie fresche
alla fontana d’angolo
magari facendo finta di specchiarsi
 
poi continua a fissarmi
a letto
quando nella stanza
ho perso i nomi
 
e chissà le donne
sorride
 

 

giovedì 23 luglio 2026

all'arco di cicale

 

ombrellone aperto
in mezzo al deserto
un altro pomeriggio
giù nell'orto
 
occhieggia l'amica
dal muretto
all'arco di cicale distesa
crogiolando le stesse attese
 
m'addormento
alla graticola
cotto d'afa
zanzare e canicola
 
una sera più stanca arriva
guizzando via la lucertola
come un riflesso ai vetri
e il gatto al cancello
 
con le voci che tornano
dal vicolo
la vecchia tra i vasi
curva al tramonto
 
m'alzo alla fine
per una doccia
se a cena
avrò certi ospiti
 
la solita compagnia
d'ombre a tavola
poi un solitario a carte
 
chiusa l'osteria
di medesima sorte
 
ma non aver paura
tanto c'è luna
sui tetti
altri sogni dunque
stanotte
sul cuscino di piume
materasso a molle
ancora versi di musa
che palle


 

mercoledì 22 luglio 2026

uragano


coperta sulle ginocchia
ti siedi sul divano
facendo finta di niente
ma dentro cova l’uragano
 
sale sbattendo la porta
un lampo di ciglia
pausa la saetta
d’uno sguardo
al giornale
che scivola per terra  

comincia la pioggia
ai vetri
posi occhiali
sbuffando come terra riarsa
non farà bene
altro che fuori per insalata
 
e niente per cena
metti in riga
ancora lacrime
e prendi solo con i gesti
l’uomo di mira

ovvio poi le urla
ma con grazia
dalla camera a perdersi
un fragore di gelosia
nella tempesta dei sensi
e tuoni a distanza 

dalle nuvole in testa
piovono assolute ragioni
aspetto
solo il momento
che al buio
i ragionamenti in contorsione
non trovino sbarre d’appoggio
 
che insomma a singhiozzi
cessi la ginnastica delle parole
sulle questioni futili
e torni luce dopo il temporale
 
invece luna di traverso
ha un treno di vapori neri
e non s’affaccia la velina
 
esco allora in veranda
ai profumi di resina
addosso un’umida pelliccia
dalle siepi
 
e aspetto in poltrona
l’alba
o l'altra


martedì 21 luglio 2026

non ci crederai

 

potrei nascondermi
dietro discorsi inutili
nel fumo di parole
così vacue
pure futili
 
tanto non ci crederai
e poi
sono un giocoliere
di metrica
più strano che mai
 
di rime acrobata
e di traverso alle righe
contorsionista
infine
 
se goffo salto
d'un bacio l'apostrofo
o
di metafore manco
l'appoggio
 
era solo per te
la poesia
perdonami
ma sono a corto
di fantasia
 
e quanto costa
scrivere alla donna
oggigiorno
finendo a piè di pagina
o che sia a margine
del racconto
 
forse noi uomini
finiamo col confondere
il bisogno tra le gambe
con il vostro sogno
 
 

lunedì 20 luglio 2026

noi dalla vita così distanti

 

le sere
che venivo a trovarti
mi parlavi
ad occhi fissi
senza dire niente
 
noi dalla vita
così distanti
 
tu
mirando alla finestra
io
a cavalcare
le nuvole
che mettevi
d’uno sguardo
assente
lontano
 
ma una sera
tremando il bicchiere
a bagnare le labbra
 
hai sussurrato
alla febbre che risaliva
vai
galoppa per me
 
ho rivisto il cavallo
fremere
nel palmo della mano
 
quando fiera
d’una casa
tenevi le redini
 
e m’aspettavi
come sempre
in fondo alla strada
 
solo che quella volta
non c’eri

ho smesso di vivere


 

domenica 19 luglio 2026

malati del tempo

 

la vecchia valigia
legata d’uno spago
tanto non si chiude 
per quanti ricordi
 
voglio abbandonare alla stazione
mentre ti guardo fissa

madre al di là del tempo
smarrita

e piango riverso sulla panchina
aspettando l’ultimo treno
 
il bagaglio a mano pesante
nelle tasche vuote
un poco di fumo
nei bronchi il fischio
d’affanno
 
ma quelle stagioni
perdute indietro
fanno male davvero
se più belle
 
sotto la pensilina
correndo alle stelle
dove non ti ho trovata
mai conosciuta
però inventata
un solo momento
 
e la follia
abita ogni sala
d’attesa 
per noi malati
del tempo


sabato 18 luglio 2026

donna d'estate

 

titoli in coda sul muretto
lascia il giorno
come lucertola che scappa
 
e più non ascolto oltre le canne
l’arpeggio di cicale
lungo il fiume sonnolento
 
muto pure il vicolo
dove cadono stecchite
ombre al forno
 
la sera che arriva
sudata alla fonte
è donna d’estate
spighe d’oro nei capelli
segnata la schiena di creta
 
lunghe braccia sui fianchi
mirando all’amore
con occhi grandi
da girasole
 
poi alle labbra
quel sorriso di freschezza
gonfia d’una brocca in testa
 
scoprendo gocce ai seni
svanite sulle cosce
di roventi passioni
 
ma sono umori
quando la possiedi
lacrime
adesso che non ho più
da godere
il secreto dell'amore



venerdì 17 luglio 2026

per cena

 

rimane l’afa
un meriggio d’estate
 
con il mare lontano
e una voglia di te
qui tra le carte sul tavolo
 
e quando arriva la sera
a scalare d’ombre
il terrazzo
allora m’affaccio
 
alle colline che fumano
roventi al fieno
agli ulivi
che decorano
alle querce
che sono lo stemma
alla vita insomma
che aspetto
ma non torna
 
come la tua figura
all’ultima curva salendo
dalle passeggiate
insieme
e una lacrima
m’aspetta adesso
per cena



giovedì 16 luglio 2026

cronaca da sdraio

 

la solita storia
d’estate
nella sala da ballo
sul mare
 
la tua voce
in penombra
i baci e le promesse
mancate
 
ora che la stagione
in spiaggia
ricomincia
se aprono ombrelloni
chiacchiere e saluti
di rimando
cronaca da sdraio
mi manchi
 
solito caffè alla rotonda
forse un gelato
e sul marciapiede
arriva un gabbiano
tra i tavoli mendicante
 
mi sembra di riconoscere
un compagno
precise le grida
d’altri in volo
nel branco
 
oggi ascolto
una voglia
di mettere le ali
per venirti incontro
alla stazione
ancora valigie
 
se quella volta
eri così scura
partendo
quasi veniva a piovere
dalle tue ciglia
 


mercoledì 15 luglio 2026

la spilla

 

sai
cosa mi manca
di più
adesso che tornano
il profumo d'estate
quel respiro d'aria
insieme sulle case
come dal balcone la carezza antica
della sera
 
e sai
cosa cercherò per sempre
inseguendo
nuvole e sogni
a confine del tempo
 
ecco
sai tutto
donnaluna
 
se ora stringi la mano
a raccogliere l'ombra
d'un vecchio che vacilla
 
ma continua a fissare
di notte e d'argento
la tua meravigliosa spilla
 


martedì 14 luglio 2026

le voglie

 

 femmina
che amo di notte
questa città
 di collane accese
 si stende
dalle colline fino al mare
 
specchiando giù al porto
nuda ai moli
come nelle reti
tirando facili amori
 
così esco al buio
e indovino nei vicoli
più nascosti
l'amore mio
 
che dal passo felino
soffice il guanto
e labbra allo spasimo
accende voglie
 
pure una magia
d'infilata al portafogli
 
 
 
 
 
 

lunedì 13 luglio 2026

roventi passioni

 

roventi passioni
quella lucertola cova
sul muro d’afa
fissa nel meriggio
senza vento
d’un mare piatto
 
non trovo respiro
alle fronde
e nell’ombra dei vicoli
lascio coda di vacanze
a casa
 
tiro su le spalle
il grembiule tuo
ma di cucinare
non ho voglia
 
si mettono nell’orto
a suonare archi
di cicale al forno
 
lingue di fuoco
alitano sull’asfalto
 per venirti incontro
e la stazione
cuoce ai ferri
 
ecco
tu scendi da un uomo
in fiamme
e stanotte
brucerai
femmina calda



domenica 12 luglio 2026

buone vacanze

 

senza vento
ormeggio un desiderio
nel mare di caligine sottocasa
albero spezzato
la vela d’afa bruciata
 
torna l’estate d’ombrelloni
spiagge di gente
che si spoglia
ma di chiacchiere non si libera mai
 
ozio in balcone
sdraio e ciabatte
lucertola al sole
tutto il pomeriggio
orecchio alle cicale
occhio alla vicina
 
è la stagione che sei partita
così alla ringhiera
coltivo attese come domande
rampicanti
quando torni
se mi manchi
 
imbucando dai panni
la posta d’ogni giorno che passa
e sventola mutande
ai saluti di rimando
 
anche la zanzara sibila
buone vacanze



sabato 11 luglio 2026

il vento della notte

 

aveva aperto
una finestra
sulle scale
il vento della notte
 
e la candela
in mano tua
s’era spenta
 
 cercavo al buio
la guida per non cadere
 
e quelle parole
mi hanno segnato
per sempre
 
ogni colpo
stanotte
le ripete
in mezzo alle tempie
 
“come spariscono le famiglie
 
un battito del tempo
e calano le tenebre’’
 
sono solo
ad ascoltarti ancora
nei rumori di questa casa
 
forse arie che si dà
tanto silenzio
quando cerco le tue mani in riga
e m’aggrappo al vuoto
 
 
 

venerdì 10 luglio 2026

saluti e baci

 

quando dalle stalle
sul vespro
chiedevano
il fieno
ma in osteria
altre bestie
su al paese
chiamavano
alle grida
 
più in là
c’erano vacche diverse
sempre dietro l’angolo
le cose migliori
 
un piccolo treno
lungo il fiume
la vecchia corriera
lassù per mille curve
fumavano assieme
alla miseria
 
e continuavo ad aspettare
quel domani
a calzoni corti
allungando le basette
o magari fumando
la prima sigaretta
ma poi come siamo cresciuti in fretta
 
sui campi di grano
quella corsa con te
e il dono d’un papavero
il bacio scappando
noi siamo cresciuti
in fondo per dispetto
 
e nostro padre
menava la cinghia
sulle gambe scoperte
 
ti volevo bene
fratello e compagno
d’una vita
sempre dietro l’angolo
e mai arrivata
 
in ritardo pure il prete
a darci l’assoluzione
se in latino sembrava
la formula migliore
 
sono scappato di casa
a giorni alterni
tornando ogni volta
curvo sui quaderni
a righe per un diario
di strafalcioni
 
ma il racconto stasera
sfoglia il vento
galoppando dai monti
in cartolina
con saluti e baci
dal collegio
tanto bastava
se ancora in castigo



giovedì 9 luglio 2026

il melograno

  

seguendo il sentiero
da te segnato
di ciottoli bianchi
nel giardino dei ricordi
mi fermo a quella pianta
di melograno
 
nel vento d’autunno
spoglia sopra il muretto
ma d’estate pronta a donare
ombra e pace
alla tua malattia
 
all’angolo di stagioni
più care
sono qui a coltivare
i nostri fiori d’affetto
componendo versi di semina
a ripassare solchi in metrica
fino ai germogli
in rima
 
ma quell’orto un tempo
nella cura d'aiole e vasi
con la tua devozione
sacra era 
poesia
 
 

mercoledì 8 luglio 2026

Quando

 

quando
la sera d’una vita stanco
torno indietro
nei passi di memoria incerto
 
quando
un brivido scuote in penombra
e comincia il freddo
a far male dentro
 
quando
sono solo insieme a tante ombre
al cenacolo dei ricordi
 
allora ascolto
nella notte che arriva
la tua assenza
 
in poltrona davanti al camino
sfogliando all’ultima luce
queste pagine
che solo tu sapevi leggere
fino in fondo
 
chiedo quale sarà
ad accompagnarmi sulla soglia
ma so già che la strada di casa
finirà per completare
il racconto
 
una lampada fuori accesa
per il tuo ritorno
le orme che ho perduto
nella bufera
il pianto che hai nascosto
la preghiera che non credo
 
quanto manca quella voce sacra
la dolce litania che mettevi sulle labbra
infine un sussurro come alito
a spegnersi di candela
 
poi fitto il silenzio al buio
rimane a battere il pendolo
un poco ancora sul corridoio
quando ho finito l’inchiostro nelle vene
e più non aspetta la carrozza fuori



martedì 7 luglio 2026

fa male il buio

 

in mezzo a questo mare d’estate
nemmeno un gabbiano
a solcare la tavola piatta
se in ospedale
volano solo carte
 
di fronte la strada
che dalla finestra chiama
e vorrei scappare 
 
un camice bianco mi fissa
e ripasso la storia
così comincia
il percorso indietro
a memoria
 
ero un giovane al cancello
di partenza
svelto il passo
in corsia
 
ora in panca
m’arrendo
alla malattia
ha vinto il tempo
degli esami
stavolta hai voglia
a scriver poesia
 
m’attendono lunghe notti
a trapanare il soffitto
e punta spezzata
scendo piano dal letto
 
esco alle stelle
in cortile
se dentro fa male
il buio a confine
 
ero abituato da solo
però qui inciampo
all’incubo
 
m’aspetta la terapia
domattina
nessuno spiega
un tubo
comunque
a che serve lottare
in ultimo
 
cerco la rima perfetta
sul finale
non trovo pace
e manco l’appoggio
di metafore
ansimando
 
i compagni andati avanti
e già sono tanti
faranno festa
al ritorno
il mio è un vaffa
sincero
una risata insieme
spaccherà la flebo



lunedì 6 luglio 2026

adesso mi manchi

 

quando
affacciati noi due sul mare
mettevi un sorriso a indovinare
quelle vele lontane
d’un nostro saluto care
 
io e te
abbracciati per sempre
eravamo scritti qui
proprio sulle pagine di questo diario
 
sorridevi
d’un soffice tormento
che mi struggeva dai giorni alle notti d’incanto
 
uomo con te
felice lo ero
completamente
ma oggi
affacciandomi sulla distesa
per un saluto a quei ricordi
che non riesco più a distinguere
nella foschia del dubbio
 
ecco
adesso mi manchi




domenica 5 luglio 2026

cantemus

 

sacra la sera
per contrade a festa
noi al cantemus 
sull’aria alle corde
tra i banchi d’intesa
 
oracolo
dai monti bianchi
il vento
come dal tabernacolo
il verbo
ascolto l’organo
a mantice
e le voci alzarsi
all’ostensorio
 
ripete la campana
sul borgo
invito alla preghiera
quando il sole
già pallido
esce di scena
e il freddo rotola
per vicoli
piazzetta compresa
con le ombre accolite
all’ora di cena
 
ferve la vigilia
del santo
vestita di luci
la madonna in tela
noi cantiamo ai versi
diretti dal parroco
già il sacrestano
allo spegnicandela
 
accosterà la porta
ultima in fila
quella povera vecchia
tremando nella gobba
verso il regno dei cieli
 
adesso l’aria continua
alle note fuori
che fischia quasi neve
fa festa il cane sull’uscio
mentre un compagno mi regala
per il presepe un poco di muschio
 
scappa in fondo alla via
il primo fiocco ai fanali
come al gallo sul tetto
ben altre ali ci vorranno
per folate e salmi




sabato 4 luglio 2026

il mare di sempre

 

ritrovo il mare
di sempre
questa sera
che ho voglia
di camminare
 
da solo
in battigia
a raccogliere
i tuoi sassi
colorati
 
e quel silenzio
alle spalle
parlando
solo il vento
 
metti poi sul pontile
una pallida luna
finito il tramonto
e siedo naufrago
al di là delle onde
in panchina
 
alzo i baveri
a nasconder freddo
accendo una paglia
per compagnia
e sono dal tempo
vinto
 
quando miro
spiagge deserte
d'una vita
e barche
alla fonda
 
risalgo in macchina
vecchio
di tanta strada
che al volante
non reggo più distanze
 
ma sento preciso il confine
come un gabbiano
che ha smesso
di volare
becco tra le piume



venerdì 3 luglio 2026

i tuoi occhi alle corde

 

sulla distesa di dune
la notte incontri
la corrente del ghibli
che assale
le nostre tende
con onde di sabbia
 
mentre miro alle tue labbra
e fuori la tormenta
ad ingoiare carovane
è un fiume di rabbia
mica s’è vista la luna
 
poi all’alba
un sorriso nel turbante
scopro il viso
che illumina
così bello
 
è l’astro
che avevo perso
in tempesta
allora riprendiamo la marcia
gobbe alzando
i cammelli
 
solo i tuoi occhi
bastano alle corde


 

giovedì 2 luglio 2026

soffio di conchiglia

 

se mi ripete il vento

un’altra estate
al verso di mare
poi a lingue di spiaggia
con tante avventure da raccontare

cerco curvo nei cassetti
l’eco d’una storia

quel sussurro a sciogliere le vele
come i tuoi capelli
nelle carezze d’aria

a prua
segnato solo un nome
tra i cordami
tirati di voglia i nostri affanni
sempre all’albero
un desiderio battente e teso

per solcare senza sapere
pagine azzurre
d’amore con te
scrivendo le più belle

e se oggi t’amo ancora

sono qui
con la tua conchiglia stretta
il soffio sospeso
in gola
 

mercoledì 1 luglio 2026

biglietto da visita

 

all’alba
sono sveglio
m’affaccio
e di fronte
non puoi farmi questo
 
dal balcone
un pitale d’ottimo fertilizzante
giù nell’orto
 
è tradizione
salutare il giorno
manifesta l’intenzione
di coltivare
però mai accettare
dalla vecchia
un solo prodotto
 
respingo pure
dietro gli scuri
un rosa di chiarori
sull’ultima riga
 
biglietto da visita
nel momento che avverti
l'anticipo nelle ossa
di buonuscita
 
basta con torte
e candeline
già fatto ieri
un altro compleanno
 
vaffa anche all’insalata



chiuso per ferie

  tutta questa noia più ombrellone e sdraio non ce la faccio a caricare la domenica bollente scappando dalla città in fila sulla tangenziale...