lunedì 31 agosto 2026

musa di stagione

 

il mare
che già odora
al finestrino
scappo sull’asfalto
verso spiagge
dove mi raggiunge
nessuno
 
nell’angolo remoto
sedendo in panchina
spalle al muro
sarà tempo
di non voltarsi indietro
 
e godendo dal molo
questo tramonto
in cartolina
alle danze di gabbiani
darò le ali stanche
 
tornando alla vecchia pensione
in culo al mondo
sarò avventore di memorie
all’osteria
giù nei vicoli per nascondere
una vita
che più non sento mia
 
a settembre allora
finendo di comporre
tra fumi di cucina
e pietanze come da tradizione
 
senza tante metafore
mi prende la musa di stagione
passando poi alle coordinate
in direzione



domenica 30 agosto 2026

verrà autunno

 
braccia nude in alto
posando scialli
 
ecco
verrà autunno
sfarzoso di pennelli e colori
così tu
nascosta dietro le siepi di more
e migranti ancora
indosserai quell’abito strappato
di corsa a sussurrarmi amore
 
sarà tempo di malinconia
per andare in prima fila
a raccogliere noci e castagne
 
quando vorrei aprire
il guscio della poesia
pure delle verità che nascondi
per essere stata mia
 
e quel sottile confine di bruma
a brillare gocce di rugiada
in fila al mattino
sul filo dei panni 

come finestre i tuoi occhi
lato tramonto
a specchiare riflessi 
fugace rendono l’idea 

di tanti piccoli misteri
preciso quel cestino
dono del primo
giorno di scuola

già salivi fiera
i gradini
della vita
io invece
saltavo i banchi
per acchiapparti
 
verrà autunno
sulla terra di nessuno
dove presto le foglie compongono
un tappeto con le ghiande

e lì sotto
mi aspetterai d’intesa
dopo i banchi
stavolta della chiesa



sabato 29 agosto 2026

concerto per te

 

le note
della nostra canzone
inseguo alla tastiera
 
e tutte le notti di luna piena
son qui che scrivo
sul foglio in bianco
allo schermo fisso
 
cerco allora al vecchio grammofono
di rimettere il disco
 
ma ad accompagnare
la musica in sottofondo
era la tua voce
quella compagnia di grazia
e una carezza
quando finiva in camera
l’orchestra
 
innamorato della vita
che profumava
di bellezza
perché la mia donna
ispirava
sullo spartito di campi
alle corolle giovani
allo stelo d’incanto
come la casa
ai fiati
agli archi
andava in coro
e mi bastava
 
se interroga il silenzio
fin da piedi alle scale 

unica composizione
le foto di polvere
con quel sorriso 
oggi nel vuoto
a far male



venerdì 28 agosto 2026

fuoriscena

 

ragazze in fiore
distese sull’erba
miro ai giardini
per un sorso di sole
 
fumando un pomeriggio
in panchina
a scorrere sulla pelle il tepore
 
oggi che più non regge memoria
il bastone a fianco
questa vita mena forte
con i figli lontani
una a letto più distante
 
e scappa il cane al guinzaglio
il pallone tra le grida
vecchi alle bocce che accostano
senza mira
pure le sigarette sono finite
 
ecco sul palco
un turno d'ombre
la sera
come sul marciapiede
incerto il fuoriscena
a salutarci
 
precisa quella luna
d'autore
sui terrazzi
 
 

giovedì 27 agosto 2026

oceano di latta

 

l'estate che al semaforo
già suona
con quella voglia
e un brivido in coda
 
allora accelerando
gambe levate d'asfalto
parcheggio lontano
 
come arrivo in spiaggia
a piedi nudi
finalmente libero dal traffico
via dai rumori
 
qui
seduto in pace
il mare davanti
e dentro un bisogno
di me solo
 
inseguendo
nuvole corriere lassù
nei voli di gabbiano
disegni in fumo
 
poi vado
lungo battigia
al vento
per raccogliere 
lucidi sassi e stelle
 
ma la conchiglia
d'un sorriso
che mi regalavi
era così diversa
 
ora ti sento stretta
e sulla passeggiata sottobraccio
fino al molo
miro le barche di viaggi
insieme
 
non arrivo però al faro
se mi perdo nell'immenso
di onde che salgono addosso
vanno dentro
naufrago d'universo
 
la sera che mi chiami ancora
e stanco alla deriva
ripasso un altro oceano
di latta sull'autostrada



mercoledì 26 agosto 2026

un poco d'aria

 

lungo meriggio d'estate
soffocato nella stanza
chiodo fisso la tua lontananza
salgo in terrazzo
a prendere un poco d'aria
 
rimango oltre panni stesi
a fissare lontano
tra parabole e antenne
tanti perchè
senza un messaggio
notizie di te
 
quando torna verso sera
un gabbiano a risalire il fiume
sento d'aprire le braccia
saltando d'una vita
a metri quadri il confine
 
così finalmente libero nell'azzurro
sorpassare quella ferrovia di giorni
le code al mare
troppi ricordi a suonare
 
un tuffo sulla marrana
vento in canna
mirando alle baracche
dove formicolano larve
che mai diventeranno farfalle
 
finisce il volo
quando fari di notte
sul nastro d'asfalto
indicano d'atterrare
 
da solo
qui al buio
allora spengo le ali
 
 

martedì 25 agosto 2026

da cima alle nuvole

 

madonna
stanotte non passa
un treno
 
qui a letto
sulle gambe
malfermo
nemmeno un convoglio
che mi trastulli
 
se non dormo
e fino all’alba
mastico
di memoria
i rimasugli
 
conto le ore
che batte la campanella
delle monache
dalla compieta
alla stella matutina
sarà forse l'anima salva
 
l’aurora coglie
chiarori da dormiveglia
e contemplazione
 
fulgido un riflesso
alla specchiera
mi sento carcerato
in attesa d’infermiera
 
dalle sbarre noto
che il tempo
scappa a gambe levate
ladro patentato
era
solo ieri
che mi guardavi
passando al caffè
poi a letto
saltando il matrimonio
pausa un figlio
 
adesso che è grande
mi guarda dalla foto
e vola sopra città
proprio come sua madre
che un vecchio illude
da cima alle nuvole



lunedì 24 agosto 2026

pelle di creta

 

la strada bianca ormai
di vacche e carri
muli e somari
anche cavalli
che costavano però cari
 
solo di polvere
carreggia i ricordi
per un paese
in fondo alla storia
 
quando sono partiti
uomini
pescatori o braccianti per fame
pure briganti alla macchia
 
lassù
o dove la riga congiunge
la distesa
avevan tutti la stessa
pelle di creta
 
ora che sull'asfalto
sto ripartendo
sento solo il colpo addosso
di sportello
 
quando ho visto una faccia nera
che sorrideva
forse a chiedere scusa
per il rumore
 
ma no
è stato il silenzio
fisso al finestrino
attraversando la mia terra
di monti e mare
 
nelle immagini
di solitudine
a far più male



domenica 23 agosto 2026

23 agosto 1927

 

 


a Nicola Sacco e a Bartolomeo Vanzetti ,

 

innocenti eppure uccisi il 23 Agosto 1927 , nel grande paese della statua della libertà.

dedico il mio ricordo imperituro perché l’utopia dell’anarchia non è qualcosa d’irraggiungibile, ma è solo quello che non ci vogliono far raggiungere…

e lo si raggiunge non con la violenza , ma con la giustizia e la libertà onesta e chiara, e con la pace tra i popoli ,

pure distruggendo le armi , rimuovendo i muri e i reticolati come i confini dell’odio,

soltanto allora si capirà che la fratellanza e l’uguaglianza sociale sono una sola cosa nel rispetto dei diritti della persona più sacri,

il lavoro che sia come la salute e la dignità e la sicurezza

non comprate e non vendute

il futuro dei nostri figli che sia tutelato e difeso contro ogni guerra

e infine il mondo intero che sia libero da dittature ingiustizie sfruttamento

e che abbia l’insegnamento di Ghandi e Martin Luther King Jr.

come di questi veri martiri contro ogni oppressione



 "" sono passati 99 anni, sarebbe ora che l'America texana trumpiana chieda scusa per una ingiustizia spaventosamente cruenta, NO, i veri anarchici non sono bombaroli o dinamitardi, magari al regicidio di Bresci inneggiano, SI' , è vero, ma le caste reali hanno determinato milioni di morti con le loro guerre di corte, basta con i sopprusi dei monarchici e dei giudici sceriffi che hanno messo sulla sedia elettrica due poveri onesti lavoratori emigranti, basta ! ""


per altre vie

c’incontriamo
al caffè lo stesso
 
notte scura
sui tavoli
con la rabbia
di non trovarti
 
discorsi di fabbrica
che mai dimentico come il fumo in tasca
 
noi d’un tempo
e del pensiero libero
ultimi compagni rimasti
 
quando due bicchieri
un solo canto
fisso vuoto
il posto a fianco
 
sciogliendo il pianto
 
 

niente da fare

 

niente da fare
con il vento
 
nelle stanze fischiando
dopo la notte insonne
 
e spifferando altre storie
naufrago a letto
 
mi parlavi d’una giusta distanza
a far data una lunga assenza
ora basta
 
se ti tengo stretta
e già sogno all’alba
di calarmi tra le folate per strada
 
hai sfondato
imposte e scuri
e sulle scale
possiedono brividi
tutte le correnti alle ali
per una sola direzione
la tua
 
m’arrendo
se il tuo vento
lingua lunga bussa al portone
discorre di sotto in cortile
gioca a carte
e i mulinelli sono storie
un tempo di mira
 
oggi questa donna
lascia i pensieri in tempesta
e nel vortice come tira



sabato 22 agosto 2026

titoli di coda

 

strade vuote
d’una notte insonne
 
il nostro amore
lungo marciapiedi
 
così breve ai fanali
come farfalle da bruciare
 
una luna bugiarda
invita sui tetti a volare
 
tra parabole e antenne
il tempo in fuga
 
il ricordo adesso fa male
e ubriaca al ponte laggiù
quell’immagine
d’un tuffo non aspetta più
 
troppi rimpianti
sul lungotevere
portano viali
sotto i platani
per quante ombre
ai baci
 

noi due evasi
a piedi nudi
dal racconto
sull’argine
d’un sogno
 
per sempre
questa città
di monumenti
storia
fissa
la nostra
a memoria
 
eri mia
in cima al mondo
pur vana gloria
 
di templi colonne
a schiera
statue
insegne in rovina
i nostri nomi
perduti
 
adesso ascolto
di popoli e genti
l’eco in silenzio
 
solo gatti al verso
sui titoli di coda
 
 

venerdì 21 agosto 2026

che pena

 

torna l'estate
a profumare dagli orti
e curando insalata
pomodori un poco
cerco scampo all'afa
 
poi va meglio
se arriva un temporale
così non ti sento
dalla finestra
che ripeti d'innaffiare
 
questi lunghi meriggi
che perdo in ozio
sei peggio
delle zanzare
ronzando dal balcone
fin sul vicolo
con il rimbombo
nel timpano
a ripassare un nome
 
il mio è sulla bocca di tutti
e dalle stanze sale l'eco
 
tormentone o ritornello
a volte resisto
poi all'ennesimo mio caro
ti sparo ai vetri
un pomodoro
 
quando ci sorprende
la sera
come due innamorati
in scena
tu
a condire insalata
io
a pulire finestre
 
che pena
 
 

giovedì 20 agosto 2026

estasi


è già notte
nei vicoli scuri
dove si stringono le case
all'eco di tanti ricordi
 
zingaro
il più bello
dallo sguardo fiero
con i tuoi ricci ribelli
e quegli orecchini a cerchi
che muovevi ai baci
 
e la nostalgia
salta all'angolo
se al tempo
non resisto
scappando
una voglia
di possederti
contro il muro
di muffa
e rimpianto
 
così della mia luna
gitana all'inseguimento
acrobata di sogni
come di fumo saltimbanco
 
non posso raccontare oltre
se a forza d'intingere
i sensi
ho finito l'inchiostro
 
rimane il silenzio
lingua lunga
d'estasi
 
e tu sola
mi capisci



mercoledì 19 agosto 2026

non solo angeli

 

questo pomeriggio d’estate
accompagno fuori
i nostri ricordi
 
allora ti mettevi un vecchio scialle
e non parlavi sulla passeggiata
davanti ai monti
 
solo quel sorriso stanco
 nei tuoi  passi
uno dietro l’altro
pomeriggi  d’avanzo
che a sera non bastava più il tempo
 
e quando ti sei fermata alla chiesa
con la gente che salutava
mi sono perso dietro un funerale
vuoto a rimettere l’anima
 
se alla tua foto
sorridendo così lontana
 
non solo angeli
piegano le ali
 


martedì 18 agosto 2026

odio l'estate

 

dei baci che ho perduto
tengo a malapena quel sospiro
dopo che avrò questa lettera
finito
 
odio l’estate
di certo
chè mi ha tolto
inchiostro
e voglia di scrivere
 
mentre pedalo alla tastiera
chissà quante nostalgie
per ricordare un amore
 
ah le poesie
d’un giovane innamorato
ora gobbo allo schermo
sui ricordi inciampa
malfermo
 
e ancora dai siti
non si toglie di torno
dando soliti addii
come i tratti d’un moribondo
 
mio caro profe
al palazzo delle Lettere
come menavi sulla schiena
e alla nuca i ceffoni
volavano
 
erano tempi migliori
da vivere fuori
dentro i peggiori
 
oggi mi sveglio
a dir poco dal coma
amo una donna
virtuale
ma non di gomma
certo non ha valvole
ma spara cuoricini
leccornie su ogni pagina
 
è un mondo che va così
certe volte m’alzo
a stento come confuso
misuro la pressione
intanto suonano
campanelle di messaggi
avvisi di posta
 
dio mio
che importa
io l’amo
e poi ci scriviamo
di soppiatto
preciso il profe
che ci beccava



lunedì 17 agosto 2026

questa poesia che muore

 

proteggere una donna
coltivare il fiore
 
in attesa che apra la corolla
al sole
 
stupenda 
la conta dei petali
non ci sono parole
 
sul gambo
sfogliando emozioni
poi un brivido
al vento che muove
 
il primo d’un lungo inverno
che stringe al gelo
così delicata
questa poesia che muore
 
al davanzale delle promesse
non ho fatto a tempo
nel ritirare il vaso
dalle offese
 
oggi sono più solo
senza il tuo sorriso
al balcone ma che tristezza
 
se ho messo tante piante
e una sola dava
la bellezza



domenica 16 agosto 2026

zefiro caldo

 

ora che l'estate
possiede i campi
e avvampa
come femmina
ai suoi amanti
 
raccolgo vele
nello scafo
girando dalle coste
a largo
di nodosi calanchi
spirando zefiro caldo
 
tra quelle braccia di pietra
e terra secca
a dorso di mulo
come agli alberi di nave
dai crinali scoscesi
alle sabbie d'oro
vanno i racconti della gente
per monti e mare
 
uomini rivolgono la prua
calando reti
ai seni rigonfi
e donne rivoltano
voglie
d'onde ammalianti
 
per un vecchio sul molo
s'è fatto tardi


 

sabato 15 agosto 2026

anima mia

 

ricorderò
i nostri momenti
per sempre
buon
ferragosto
anima mia
 
e nel tempo
oggi più che mai
sento addosso
una sola donna
 
conosco
la voce
le mani
quella carezza
dall’oceano
tesa
 
maledetto il tempo
che l’ha offesa
e possa allora palpitare 
oltre ogni confine
 
là dove la nostra storia
indelebile
sarà d’amanti
ancora il segreto
come di ragione alcuna



chiuso per ferie

 

tutta questa noia
più ombrellone e sdraio
non ce la faccio a caricare
la domenica bollente
scappando dalla città
in fila sulla tangenziale
verso il mare
 
e allora che rimane
tirate giù le tende
in balcone tra vasi secchi
se non remare
con panni stesi a vela
che salutano al vento
altre mutande in ringhiera
 
l'estate in condominio
è  un gran tormento
in camera a caccia di zanzare
e in cucina da mangiare
 
esco sul tardi
per non finire sul marciapiede
arrosto
navigando afa intorno
alla ricerca d'un caffè aperto
con la mira d'un gelato
nel deserto
 
è il cammello del vicino
a venirmi incontro
dalla spesa al supermercato
lunghe leve
bava in bocca
per lo sconto
 
riesce a camminare
quell'ibrido ad acqua
attraversando dune
ruminando ad ogni oasi
o pozzo di bitume
 
come lo invidio
con quelle stampelle
e contento m'aggrappo
sul ritorno
 
sono salvo dal chiuso per ferie
e poi lo spilungone ha il navigatore
di serie
 


venerdì 14 agosto 2026

una strada sul mare

 

cammino di notte
gialla una strada
tra onde di luna
sul mare di fieno
intorno al villaggio
 
arrivando la distesa
fin sotto la scogliera
al monte
 
c’è anche il porto
d’una chiesetta
abbandonata
senza campanile
tetto sfondato
 
su moli d’ignoranza
siede il vecchio fumando
 
come a confine del tempo
lenza tirando
 
 

 

giovedì 13 agosto 2026

la ragazza di fronte

 

tutto il viaggio
in treno
dormivo bambino
sul sedile
 
un racconto
sfogliando
altre pagine
il vento
dal finestrino
 
ricordo solo
la strada bianca
un tempo d'estate
arrivando alla stazione
del paese più vicino
 
sudata
mi accompagnavi
alla corriera
che faticava più di te
al bastone
curva dopo curva
in salita
 
il piazzale
fuori porta
assolato
valigie in fila
il cane a salutare
per primo
 
parenti lontani
casa e giardino
ma dall'ultimo piano
in fondo alle colline
preciso il mare
 
quel tratto appena
d'azzurro in riga
e mi bastava
 
sul terrazzo
un agosto di panni e vasi
noia mortale
m'ha salvato
il vecchio cannocchiale
e poi la ragazza di fronte
non era niente male
 
 

mercoledì 12 agosto 2026

al cinema

 

questa sera al cinema
danno una vecchia pellicola
sul parco
in mezzo all'arena
 
mi siedo sotto i platani
solita panchina
e maglione sulle spalle
sigaretta accesa
ripasso le immagini
allo schermo di luna
 
e mentre scorrono
brividi e impressioni
anche una lacrima
nei titoli di coda
 
è stato bello assistere alla visione
nel sussurro d'aria
tra le siepi intorno
con i ricordi sommessi
a lume di stelle
 
sarà tutto inventato
frutto di fantasia
al passato
ma c'è il silenzio
alla regia
e non mente
così raccontandomi la storia
ripete la verità
ad ogni scena
 
siamo soli al buio
adesso
e lui muto
a fianco
è di compagnia fino a casa
 
non chiedo di più
se m’aspetta nessuno
a rimboccarmi le coperte



martedì 11 agosto 2026

san lorenzo

 

mi è cara la notte
che allo specchio del buio
vagheggia
 
come di musa
il poeta
alle rime vezzeggia
 
quando inganni cadendo
d’illusione amanti
nelle pietre di cielo accese
si ripetono a sanlorenzo
 
ma è il viso suo ad ispirare
illuminando parole ancor più belle 
 
il corpo a vestire
collane scintillanti di passione
perchè un abito di voglie
 indossa
cucito di brividi
sulla pelle
 
 e la notte si spoglia
in petali di stelle
 
 

lunedì 10 agosto 2026

amanti d'ogni stanza

 

adesso per strada
ritrovo me stesso
alla guida di notte
 
quando uscendo d’hotel
stanco ti guardi in faccia
al retrovisore
altri camionisti sul piazzale
lampadina fioca al soffitto
forse piove
 
poi al volante
mezzo addormentato
ancora sento addosso
 il tuo profumo
 
quasi torno indietro
perché fa freddo
ed in macchina invece della musica
ascolto sempre quei sussurri
e la voglia mi prende
di chiamarti al telefono
 
così ti raggiungo
 a un nuovo appuntamento
inseguendo orari e segnali
che mi dai
curva dopo curva a letto
d’albergo o di camera a poco
che fa
 
amanti d’ogni stanza
a ore o per sempre
come mi dici scappando
nuda in bagno
o in ascensore
è lo stesso
tanto siamo
travolti noi dal tempo
 
battiti per me di cuore
sincronizzati i tuoi
tant’è che hai perso pure le mutande
io la testa
non so dove
 
eccomi allora questa notte sull’autostrada
a fare i conti con la luna
che guarda storta
di traverso alle nuvole
non parla e solo d’un dardo
contro il parabrezza
in silenzio capisco tutto



domenica 9 agosto 2026

l'oceano della vita

 

dai vicoli affacciati
vecchi cadenti si trascinano
al raduno sul muretto
dove il giorno siede da ultimo
 
solito cinema di paese
guardo alla finestra
con le chiacchiere appoggiate
sui mattoni di cinta
sigari e silenzi in pausa
 
poi quando cala la notte
arriviamo noi
gatti di turno
a vagare nell’ombra
su dalla campagna
per divertirci a bigliardo
una corsa in motorino
 
odori di stalla ancora addosso
ma si va lo stesso
in vacanza il sabato notte
e tu con le vacche di strada
hai lavorato di più
 
c’era sul viale fuori porta
verso l’alba della nostra storia
l’aria fresca di mattino
che ci portava in braccio gli odori
di quella antica giovinezza
che respiravi a pieni polmoni
tornando a casa
 
gli uomini sottocoperta eran pronti
per salpare
i campi stavano distesi
da rivoltare le zolle
e i solchi da zappare
 
ma era domenica
l’oceano della vita poteva aspettare



sabato 8 agosto 2026

alla chiesetta

 

sulla passeggiata
mi fermo all'antico abbeveratoio
sudato e stanco
ma un filo d'acqua rimasto
alla secca
d'anni e tanti non ristora
 
poi raggiungo la chiesetta
in fondo alle case
dove mi sono sposato allora
 
qui cerco un altro ristoro
ma non prego
solo vorrei
ascoltare quell'organo
al cantico del vespro
 
incontrarti con lo scialle
che mi sorridi
madre
chiedo troppo
al tempo
che suona la campana sul tetto
 
e quel piccolo campanile
volevo scalare da ragazzo
per uno scherzo al sacrestano
 
adesso a tirare le corde
è un ucraino
nuova manodopera
nella casa del signore
 
poi fissando il prete in subaru
che sgomma polvere
finita la funzione
 
non c'è più il parroco d'una volta
cambiata la ditta
e torno indietro sulla strada bianca



*

Piccola felicità (Poesiole giovanili) di Renato Fedi
C'è una chiesetta lassù
in cima alla montagna,
spicca tra il verde dei prati
dove d'estate le candide pecore
allietano la solitaria vista.
Quando partono, solo la neve
rimane a tenerle compagnia.
Com'è sola la chiesetta
lassù,
è vicina ad alberi scarni
e non ha amici.
Ma un giorno, scomparsa
la bianca neve, col sole
torneranno le pecore
e l'aria si riempirà
ancora di felicità,
piccola felicità,
ritorno alla vita,
per la chiesetta lassù,
in cima alla montagna.


venerdì 7 agosto 2026

il lupo e la luna ( a Guccini )

 

granitico
un molo d'abbandono
 
con i vecchi in posa
barche alla fonda
 
così scafi di legno e ossa
si confondono
alla rimessa
 
stiva colma di ricordi
vela riposta
e remi consumati
come le braccia
 
l'albero maestro
che al cielo
ancora insegna
ma al timone
strappate via
le carte
 
affondo alla taverna
giorno dopo giorno
 
lupo senza il branco
e la luna
 
rimane Maestro
la tua immensa arte
se dio è morto
con te sul piatto
son risorto
 
e la puntina
tra le rughe
va dentro
la locomotiva
 
alle stazioni
sulle piazze
noi ci saremo
a fischiare
le parole del vento
amare
 
bella ciao
il partigiano che canta
e tutti portiamo
nel cuore
 
  

ciao Maestro


 

forse il motore cantava
forse la mano
teneva il volante
non lo sapevi
che c’era la morte
quel giorno
 
voglio pensare
che ancora mi ascolti
e come allora sorridi
 
voglio però ricordarti
che ancora vivi
 
e la tua locomotiva sui ferri
è partita
 
maestro
un calice elevo
ai sogni
alzo il volume
della tua voce
come degli ideali nostri
che in fondo gridi
 
e ci saremo alle stazioni
sulle piazze
quando fischia il vento
noi ci saremo con te
per sempre vivi



già visto

 

oggi che il mare
rotola a letto
con quella brezza
di primo mattino
 
vivo in pensione
m’aspetta la bicicletta
stanze complete
pedalo senza fretta
 
e poi allo stabilimento
c’è la Concetta
così d’estate siamo in famiglia
sdraio lettino tutto compreso
 
da mille stagioni osservo
cavalloni e bagnanti
gabbiani in compagnia
d’ombrelloni e chiacchiere
ciak e via
si va in scena
 
siamo poveri attori
d’epoca remota
fagotto in spalla
pranzo al sacco
tutti a tavola
che pena
 
sono più voraci
quei volatili
o le impressioni
del già visto
sulla vicina
 
questa volta
ci mettiamo comodi
sul muretto
lucertole vecchie
a cambiar pelle
ma il vizio rimane
 
abbiamo voglia sulla passeggiata
d’una fumata in pace
sulla rotonda
vista tramonto
 
prima che di traverso ci colga
autunno



giovedì 6 agosto 2026

obiettivo sera

 

lo scatto di luce
al tramonto
per la mia donna in posa
dal balcone
sulla valle
 
obiettivo sera
 
con quelle nuvole
consumate in scena
 
a dare effetto 
un tocco d’ombra in viso
tinta rossa
su fondo riga
 
nei vicoli
la base d’un sussurro
per vecchie in foto
all’uscio
 
poi grandangolo
sulle chiome 
di cipressi
al vento
 
segnali
d’avvicinamento
 
 

mercoledì 5 agosto 2026

la vecchia stampa


la vecchia stampa
in cronaca
leggo impressa nelle rughe
di salsedine

alle reti curvo
il pescatore
se un tremito scuote il fuso
tra le mani

mentre fischia in fondo
un vento di vagoni
luce rossa in coda
come batte sui ferri
la tradotta
di noi viaggiatori
oltre la sera

rossa pure all’occaso
donnaluna
tirando ultimo lembo
di mare sul confine

se un tremito scuote
d'universo a penetrar l’imene
 

martedì 4 agosto 2026

sai una cosa

 

sognando ad occhi aperti
ti voglio ancora
ma sono un vecchio
che ha perso il bastone
 
trema senza guida
s'appoggia al muro
bestemmia
sbattendo i pugni
urlando muto
 
ma tanto sono fatto così
dopo la tempesta
gatto sul divano a far le fusa
 
e stasera
davvero mi manchi
a rotolare lenzuola
tormenti pedalando
fino all'alba
 
con quella luna
che mi fissa dalla finestra
precisa la faccia tua
quando tornavo scuro
senza parlare
 
sai una cosa
 
il silenzio mi appartiene
adesso
e appieno
 
ma eri così bella
quando saltando sopra
criniera al vento
superba amavi
e mi possedevi


 

lunedì 3 agosto 2026

ILVA

 

solo fumi e bagliori
sulla piana
dove s’accodano
alberi secchi
sotto un cielo grigio
alle tute gialle
senza lavoro
 
continua
la tratta del sud
a portare sulle spalle curve
un destino duro
prima a dorso di mulo
d’acciaio laminato oggi
mentre cerchi
d’arrivare a fine mese
magari con insalata nera
 
tanto per dare al meridione
quattro camini accesi
a tutta caldara
busta paga non pervenuta
ma capitali scudati al sicuro
 
 
 

il rumore dei treni

 

sento
il mare
qui
nella vecchia pensione
 
fin su in camera
fronte alla tavola
e fiori al balcone
più veranda
 
mi raccomando
dicevi
voglio odori
di cucina
sulle scale
in giardino
il rumore
dei treni
 
così hai preso
l’ultimo
carrozza non fumatori
 
se anelli di fumo
alle pareti
stanotte
ho da inseguire
 
domani
in bici
ricomincia
estate
un’altra
senza te
in canna
 
e la signora
che mi saluta
al mattino
in sala
sa che non voglio
il giornale
 
lascio sempre notizie
e bagaglio
alla stazione


 

domenica 2 agosto 2026

2 Agosto 1980

 

ma chi c’era ai funerali
di questo paese
quando sono morti in tanti
 
ad aspettare sul piazzale della stazione
saltata per aria
 
a volare senza meta
sull’aereo in fondo al mare
 
a cantare sul treno
che d’un botto ha saltato i binari
 
ma forse c’era la gente comune
con bandiere e lacrime
 
di sicuro c’eri tu
vestita di nero
silenzio stretto in mano
curva all’ultima fila
dietro le autorità
in fondo alla nostra assenza
 
e poi c’era il vecchio partigiano
un prete piccolo in testa
ed ai gonfaloni delle città
 sindaci in fasce
 
ricordo musica sacra
la chiesa che non conoscevo
ora di tutti
perché pregavano sottovoce
e le urla stavano in bocca mute
a chi aveva perso
tutto
un figlio
un marito
 
io
una  patria
 
 

la gitana

 

l'alba ai passi di danza
come infiamma
 
nei riflessi 
abbaglianti sul mare
ancora nei tremiti
sussulti di fuoco
a specchiare
 
con i cerchi di luce
a pendere
dalla chioma d'oro fluente
sottana di colori
zingara
a rapire l'anima
 
accostando d'un gabbiano
lo spasimo
oltre di volare
libera come balla
in fuga la gitana
 

sabato 1 agosto 2026

la terrazza

 

dava noia
quella terrazza a fianco
 
un pezzo di mare
toglieva dalla vista
 
fin quando t’ho trovata
una sera
lì a contar stelle
 
sarà diversa
adesso nel tempo
a chiudere quelle persiane
che spiavo
 
con l’edera
che saliva di stagione
assieme agli odori di porto
ed il tuo sorriso
che aspettavo sul muro
della passeggiata
 
era un dono d’amore
la bici che lasciavo al portone
 
e sei andata a pedalare
in cima ai sogni
che disegnavo
col tuo nome
sottocasa
 
messaggi d’un matto
dicevano i vecchi
senza capire
quanto ero innamorato
 
a cercare su quella terrazza
l’altra metà di vita
che mancava


 
 

tinta rosa

  tirando stanotte un’altra cicca al balcone ho fatto le ore piccole di mira alla luna   lei mi guarda splendida con la collana di stelle e ...