Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 31 agosto 2026
domenica 30 agosto 2026
verrà autunno
braccia nude in alto
posando scialli
ecco
verrà autunno
sfarzoso di pennelli e colori
così tu
nascosta dietro le siepi di more
e migranti ancora
indosserai quell’abito strappato
di corsa a sussurrarmi amore
sarà tempo di malinconia
per andare in prima fila
a raccogliere noci e castagne
quando vorrei aprire
il guscio della poesia
pure delle verità che nascondi
per essere stata mia
e quel sottile confine di bruma
a brillare gocce di rugiada
in fila al mattino
sul filo dei panni
come finestre i tuoi occhi
lato tramonto
a specchiare riflessi
fugace rendono l’idea
di tanti piccoli misteri
preciso quel cestino
dono del primo
giorno di scuola
già salivi fiera
i gradini
della vita
io invece
saltavo i banchi
per acchiapparti
verrà autunno
sulla terra di nessuno
dove presto le foglie compongono
un tappeto con le ghiande
e lì sotto
mi aspetterai d’intesa
dopo i banchi
stavolta della chiesa
sabato 29 agosto 2026
concerto per te
le note
della nostra canzone
inseguo alla tastiera
e tutte le notti di luna piena
son qui che scrivo
sul foglio in bianco
allo schermo fisso
cerco allora al vecchio grammofono
di rimettere il disco
ma ad accompagnare
la musica in sottofondo
era la tua voce
quella compagnia di grazia
e una carezza
quando finiva in camera
l’orchestra
innamorato della vita
che profumava
di bellezza
perché la mia donna
ispirava
sullo spartito di campi
alle corolle giovani
allo stelo d’incanto
come la casa
ai fiati
agli archi
andava in coro
e mi bastava
se interroga il silenzio
fin da piedi alle scale
unica composizione
le foto di polvere
con quel sorriso
oggi nel vuoto
a far male
venerdì 28 agosto 2026
fuoriscena
ragazze in fiore
distese sull’erba
miro ai giardini
per un sorso di sole
fumando un pomeriggio
in panchina
a scorrere sulla pelle il
tepore
oggi che più
non regge memoria
il bastone a
fianco
questa vita
mena forte
con i figli
lontani
una a letto
più distante
e scappa il cane al
guinzaglio
il pallone tra le grida
vecchi alle bocce che
accostano
senza mira
pure le sigarette sono finite
ecco sul
palco
un turno
d'ombre
la sera
come sul
marciapiede
incerto il
fuoriscena
a salutarci
precisa
quella luna
d'autore
sui terrazzi
giovedì 27 agosto 2026
oceano di latta
l'estate che al semaforo
già suona
con quella voglia
e un brivido in coda
allora accelerando
gambe levate d'asfalto
parcheggio lontano
come arrivo in spiaggia
a piedi nudi
finalmente libero dal traffico
via dai rumori
qui
seduto in pace
il mare davanti
e dentro un bisogno
di me solo
inseguendo
nuvole corriere lassù
nei voli di gabbiano
disegni in fumo
poi vado
lungo battigia
al vento
per raccogliere
lucidi sassi e stelle
ma la conchiglia
d'un sorriso
che mi regalavi
era così diversa
ora ti sento stretta
e sulla passeggiata sottobraccio
fino al molo
miro le barche di viaggi
insieme
non arrivo però al faro
se mi perdo nell'immenso
di onde che salgono addosso
vanno dentro
naufrago d'universo
la sera che mi chiami ancora
e stanco alla deriva
ripasso un altro oceano
di latta sull'autostrada
mercoledì 26 agosto 2026
un poco d'aria
lungo meriggio d'estate
soffocato nella stanza
chiodo fisso la tua lontananza
salgo in terrazzo
a prendere un poco d'aria
rimango oltre panni stesi
a fissare lontano
tra parabole e antenne
tanti perchè
senza un messaggio
notizie di te
quando torna verso sera
un gabbiano a risalire il fiume
sento d'aprire le braccia
saltando d'una vita
a metri quadri il confine
così finalmente libero nell'azzurro
sorpassare quella ferrovia di giorni
le code al mare
troppi ricordi a suonare
un tuffo sulla marrana
vento in canna
mirando alle baracche
dove formicolano larve
che mai diventeranno farfalle
finisce il volo
quando fari di notte
sul nastro d'asfalto
indicano d'atterrare
da solo
qui al buio
allora spengo le ali
martedì 25 agosto 2026
da cima alle nuvole
madonna
stanotte non passa
un treno
qui a letto
sulle gambe
malfermo
nemmeno un convoglio
che mi trastulli
se non dormo
e fino all’alba
mastico
di memoria
i rimasugli
conto le ore
che batte la campanella
delle monache
dalla compieta
alla stella matutina
sarà forse l'anima salva
l’aurora coglie
chiarori da dormiveglia
e contemplazione
fulgido un riflesso
alla specchiera
mi sento carcerato
in attesa d’infermiera
dalle sbarre noto
che il tempo
scappa a gambe levate
ladro patentato
era
solo ieri
che mi guardavi
passando al caffè
poi a letto
saltando il matrimonio
pausa un figlio
adesso che è grande
mi guarda dalla foto
e vola sopra città
proprio come sua madre
che un vecchio illude
da cima alle nuvole
lunedì 24 agosto 2026
pelle di creta
la strada bianca ormai
di vacche e carri
muli e somari
anche cavalli
che costavano però cari
solo di polvere
carreggia i ricordi
per un paese
in fondo alla storia
quando sono partiti
uomini
pescatori o braccianti per fame
pure briganti alla macchia
lassù
o dove la riga congiunge
la distesa
avevan tutti la stessa
pelle di creta
ora che sull'asfalto
sto ripartendo
sento solo il colpo addosso
di sportello
quando ho visto una faccia nera
che sorrideva
forse a chiedere scusa
per il rumore
ma no
è stato il silenzio
fisso al finestrino
attraversando la mia terra
di monti e mare
nelle immagini
di solitudine
a far più male
domenica 23 agosto 2026
23 agosto 1927
a Nicola Sacco e a
Bartolomeo Vanzetti ,
innocenti eppure uccisi il
23 Agosto 1927 , nel grande paese della statua della libertà.
dedico il mio ricordo imperituro
perché l’utopia dell’anarchia non è qualcosa d’irraggiungibile, ma è solo
quello che non ci vogliono far raggiungere…
e lo si raggiunge non con
la violenza , ma con la giustizia e la libertà onesta e chiara, e con la pace
tra i popoli ,
pure distruggendo le armi
, rimuovendo i muri e i reticolati come i confini dell’odio,
soltanto allora si capirà
che la fratellanza e l’uguaglianza sociale sono una sola cosa nel rispetto dei
diritti della persona più sacri,
il lavoro che sia come la
salute e la dignità e la sicurezza
non comprate e non vendute
il futuro dei nostri figli
che sia tutelato e difeso contro ogni guerra
e infine il mondo intero
che sia libero da dittature ingiustizie sfruttamento
e che abbia l’insegnamento
di Ghandi e Martin Luther King Jr.
come di questi veri
martiri contro ogni oppressione
per altre vie
c’incontriamo
al caffè lo stesso
notte scura
sui tavoli
con la rabbia
di non trovarti
discorsi di fabbrica
che mai dimentico
come il fumo in tasca
noi d’un tempo
e del pensiero libero
ultimi compagni rimasti
quando due bicchieri
un solo canto
fisso vuoto
il posto a fianco
sciogliendo il pianto
niente da fare
niente da fare
con il vento
nelle stanze fischiando
dopo la notte insonne
e spifferando altre storie
naufrago a letto
mi parlavi d’una giusta distanza
a far data una lunga assenza
ora basta
se ti tengo stretta
e già sogno all’alba
di calarmi tra le folate per strada
hai sfondato
imposte e scuri
e sulle scale
possiedono brividi
tutte le correnti alle ali
per una sola direzione
la tua
m’arrendo
se il tuo vento
lingua lunga bussa al portone
discorre di sotto in cortile
gioca a carte
e i mulinelli sono storie
un tempo di mira
oggi questa donna
lascia i pensieri in tempesta
e nel vortice come tira
sabato 22 agosto 2026
titoli di coda
strade vuote
d’una notte insonne
il nostro amore
lungo marciapiedi
così breve ai fanali
come farfalle da bruciare
una luna bugiarda
invita sui tetti a volare
tra parabole e antenne
il tempo in fuga
il ricordo adesso fa male
e ubriaca al ponte laggiù
quell’immagine
d’un tuffo non aspetta più
troppi rimpianti
sul lungotevere
portano viali
sotto i platani
per quante ombre
ai baci
sì
noi due evasi
a piedi nudi
dal racconto
sull’argine
d’un sogno
per sempre
questa città
di monumenti
storia
fissa
la nostra
a memoria
eri mia
in cima al mondo
pur vana gloria
di templi colonne
a schiera
statue
insegne in rovina
i nostri nomi
perduti
adesso ascolto
di popoli e genti
l’eco in silenzio
solo gatti al verso
sui titoli di coda
venerdì 21 agosto 2026
che pena
torna l'estate
a profumare dagli orti
e curando insalata
pomodori un poco
cerco scampo all'afa
poi va meglio
se arriva un temporale
così non ti sento
dalla finestra
che ripeti d'innaffiare
questi lunghi meriggi
che perdo in ozio
sei peggio
delle zanzare
ronzando dal balcone
fin sul vicolo
con il rimbombo
nel timpano
a ripassare un nome
il mio è sulla bocca di tutti
e dalle stanze sale l'eco
tormentone o ritornello
a volte resisto
poi all'ennesimo mio caro
ti sparo ai vetri
un pomodoro
quando ci sorprende
la sera
come due innamorati
in scena
tu
a condire insalata
io
a pulire finestre
che pena
giovedì 20 agosto 2026
estasi
è già notte
nei vicoli scuri
dove si stringono le case
all'eco di tanti ricordi
zingaro
il più bello
dallo sguardo fiero
con i tuoi ricci ribelli
e quegli orecchini a cerchi
che muovevi ai baci
e la nostalgia
salta all'angolo
se al tempo
non resisto
scappando
una voglia
di possederti
contro il muro
di muffa
e rimpianto
così della mia luna
gitana all'inseguimento
acrobata di sogni
come di fumo saltimbanco
non posso raccontare oltre
se a forza d'intingere
i sensi
ho finito l'inchiostro
rimane il silenzio
lingua lunga
d'estasi
e tu sola
mi capisci
mercoledì 19 agosto 2026
non solo angeli
questo
pomeriggio d’estate
accompagno
fuori
i nostri
ricordi
allora ti
mettevi un vecchio scialle
e non parlavi
sulla passeggiata
davanti ai
monti
solo quel
sorriso stanco
nei tuoi passi
uno dietro
l’altro
pomeriggi d’avanzo
che a sera
non bastava più il tempo
e quando ti
sei fermata alla chiesa
con la gente che
salutava
mi sono perso
dietro un funerale
vuoto a
rimettere l’anima
se alla tua
foto
sorridendo
così lontana
non solo
angeli
piegano le
ali
martedì 18 agosto 2026
odio l'estate
dei baci che ho perduto
tengo a malapena quel sospiro
dopo che avrò questa lettera
finito
odio l’estate
di certo
chè mi ha tolto
inchiostro
e voglia di scrivere
mentre pedalo alla tastiera
chissà quante nostalgie
per ricordare un amore
ah le poesie
d’un giovane innamorato
ora gobbo allo schermo
sui ricordi inciampa
malfermo
e ancora dai siti
non si toglie di torno
dando soliti addii
come i tratti d’un moribondo
mio caro profe
al palazzo delle Lettere
come menavi sulla schiena
e alla nuca i ceffoni
volavano
erano tempi migliori
da vivere fuori
dentro i peggiori
oggi mi sveglio
a dir poco dal coma
amo una donna
virtuale
ma non di gomma
certo non ha valvole
ma spara cuoricini
leccornie su ogni pagina
è un mondo che va così
certe volte m’alzo
a stento come confuso
misuro la pressione
intanto suonano
campanelle di messaggi
avvisi di posta
dio mio
che importa
io l’amo
e poi ci scriviamo
di soppiatto
preciso il profe
che ci beccava
lunedì 17 agosto 2026
questa poesia che muore
proteggere una donna
coltivare il fiore
in attesa che apra la corolla
al sole
stupenda
la conta dei petali
non ci sono parole
sul gambo
sfogliando emozioni
poi un brivido
al vento che muove
il primo d’un lungo inverno
che stringe al gelo
così delicata
questa poesia che muore
al davanzale delle promesse
non ho fatto a tempo
nel ritirare il vaso
dalle offese
oggi sono più solo
senza il tuo sorriso
al balcone ma che tristezza
se ho messo tante piante
e una sola dava
la bellezza
domenica 16 agosto 2026
zefiro caldo
ora che l'estate
possiede i campi
e avvampa
come femmina
ai suoi amanti
raccolgo vele
nello scafo
girando dalle coste
a largo
di nodosi calanchi
spirando zefiro caldo
tra quelle braccia di pietra
e terra secca
a dorso di mulo
come agli alberi di nave
dai crinali scoscesi
alle sabbie d'oro
vanno i racconti della gente
per monti e mare
uomini rivolgono la prua
calando reti
ai seni rigonfi
e donne rivoltano
voglie
d'onde ammalianti
per un vecchio sul molo
s'è fatto tardi
sabato 15 agosto 2026
anima mia
ricorderò
i nostri momenti
per sempre
buon
ferragosto
anima mia
e nel tempo
oggi più che mai
sento addosso
una sola donna
conosco
la voce
le mani
quella carezza
dall’oceano
tesa
maledetto il tempo
che l’ha offesa
e possa allora palpitare
oltre ogni confine
là dove la nostra storia
indelebile
sarà d’amanti
ancora il segreto
come di ragione alcuna
chiuso per ferie
tutta questa noia
più ombrellone e sdraio
non ce la faccio a caricare
la domenica bollente
scappando dalla città
in fila sulla tangenziale
verso il mare
e allora che rimane
tirate giù le tende
in balcone tra vasi secchi
se non remare
con panni stesi a vela
che salutano al vento
altre mutande in ringhiera
l'estate in condominio
è un gran tormento
in camera a caccia di zanzare
e in cucina da mangiare
esco sul tardi
per non finire sul marciapiede
arrosto
navigando afa intorno
alla ricerca d'un caffè aperto
con la mira d'un gelato
nel deserto
è il cammello del vicino
a venirmi incontro
dalla spesa al supermercato
lunghe leve
bava in bocca
per lo sconto
riesce a camminare
quell'ibrido ad acqua
attraversando dune
ruminando ad ogni oasi
o pozzo di bitume
come lo invidio
con quelle stampelle
e contento m'aggrappo
sul ritorno
sono salvo dal chiuso per ferie
e poi lo spilungone ha il navigatore
di serie
venerdì 14 agosto 2026
una strada sul mare
cammino di notte
gialla una strada
tra onde di luna
sul mare di fieno
intorno al villaggio
arrivando la distesa
fin sotto la scogliera
al monte
c’è anche il porto
d’una chiesetta
abbandonata
senza campanile
tetto sfondato
su moli d’ignoranza
siede il vecchio fumando
come a confine del tempo
lenza tirando
giovedì 13 agosto 2026
la ragazza di fronte
tutto il viaggio
in treno
dormivo bambino
sul sedile
un racconto
sfogliando
altre pagine
il vento
dal finestrino
ricordo solo
la strada bianca
un tempo d'estate
arrivando alla stazione
del paese più vicino
sudata
mi accompagnavi
alla corriera
che faticava più di te
al bastone
curva dopo curva
in salita
il piazzale
fuori porta
assolato
valigie in fila
il cane a salutare
per primo
parenti lontani
casa e giardino
ma dall'ultimo piano
in fondo alle colline
preciso il mare
quel tratto appena
d'azzurro in riga
e mi bastava
sul terrazzo
un agosto di panni e vasi
noia mortale
m'ha salvato
il vecchio cannocchiale
e poi la ragazza di fronte
non era niente male
mercoledì 12 agosto 2026
al cinema
questa sera al cinema
danno una vecchia pellicola
sul parco
in mezzo all'arena
mi siedo sotto i platani
solita panchina
e maglione sulle spalle
sigaretta accesa
ripasso le immagini
allo schermo di luna
e mentre scorrono
brividi e impressioni
anche una lacrima
nei titoli di coda
è stato bello assistere alla visione
nel sussurro d'aria
tra le siepi intorno
con i ricordi sommessi
a lume di stelle
sarà tutto inventato
frutto di fantasia
al passato
ma c'è il silenzio
alla regia
e non mente
così raccontandomi la storia
ripete la verità
ad ogni scena
siamo soli al buio
adesso
e lui muto
a fianco
è di compagnia fino a casa
non chiedo di più
se m’aspetta nessuno
a rimboccarmi le coperte
martedì 11 agosto 2026
san lorenzo
mi è cara la
notte
che allo
specchio del buio
vagheggia
come di musa
il poeta
alle rime
vezzeggia
quando
inganni cadendo
d’illusione
amanti
nelle pietre
di cielo accese
si ripetono a
sanlorenzo
ma è il viso
suo ad ispirare
illuminando
parole ancor più belle
il corpo a
vestire
collane
scintillanti di passione
perchè un
abito di voglie
indossa
cucito di
brividi
sulla pelle
e la notte si spoglia
in petali di
stelle
lunedì 10 agosto 2026
amanti d'ogni stanza
adesso per strada
ritrovo me stesso
alla guida di notte
quando uscendo d’hotel
stanco ti guardi in faccia
al retrovisore
altri camionisti sul piazzale
lampadina fioca al soffitto
forse piove
poi al volante
mezzo addormentato
ancora sento addosso
il tuo profumo
quasi torno indietro
perché fa freddo
ed in macchina invece della musica
ascolto sempre quei sussurri
e la voglia mi prende
di chiamarti al telefono
così ti raggiungo
a un nuovo
appuntamento
inseguendo orari e segnali
che mi dai
curva dopo curva a letto
d’albergo o di camera a poco
che fa
amanti d’ogni stanza
a ore o per sempre
come mi dici scappando
nuda in bagno
o in ascensore
è lo stesso
tanto siamo
travolti noi dal tempo
battiti per me di cuore
sincronizzati i tuoi
tant’è che hai perso pure le mutande
io la testa
non so dove
eccomi allora questa notte sull’autostrada
a fare i conti con la luna
che guarda storta
di traverso alle nuvole
non parla e solo d’un dardo
contro il parabrezza
in silenzio capisco tutto
domenica 9 agosto 2026
l'oceano della vita
dai vicoli
affacciati
vecchi
cadenti si trascinano
al raduno sul
muretto
dove il
giorno siede da ultimo
solito cinema
di paese
guardo alla
finestra
con le
chiacchiere appoggiate
sui mattoni
di cinta
sigari e
silenzi in pausa
poi quando
cala la notte
arriviamo noi
gatti di
turno
a vagare
nell’ombra
su dalla
campagna
per
divertirci a bigliardo
una corsa in
motorino
odori di
stalla ancora addosso
ma si va lo
stesso
in vacanza il
sabato notte
e tu con le
vacche di strada
hai lavorato
di più
c’era sul viale fuori porta
verso l’alba
della nostra storia
l’aria fresca
di mattino
che ci
portava in braccio gli odori
di quella
antica giovinezza
che respiravi
a pieni polmoni
tornando a
casa
gli uomini sottocoperta eran pronti
per salpare
i campi
stavano distesi
da rivoltare le
zolle
e i solchi da zappare
ma era
domenica
l’oceano
della vita poteva aspettare
sabato 8 agosto 2026
alla chiesetta
sulla passeggiata
mi fermo all'antico abbeveratoio
sudato e stanco
ma un filo d'acqua rimasto
alla secca
d'anni e tanti non ristora
poi raggiungo la chiesetta
in fondo alle case
dove mi sono sposato allora
qui cerco un altro ristoro
ma non prego
solo vorrei
ascoltare quell'organo
al cantico del vespro
incontrarti con lo scialle
che mi sorridi
madre
chiedo troppo
al tempo
che suona la campana sul tetto
e quel piccolo campanile
volevo scalare da ragazzo
per uno scherzo al sacrestano
adesso a tirare le corde
è un ucraino
nuova manodopera
nella casa del signore
poi fissando il prete in subaru
che sgomma polvere
finita la funzione
non c'è più il parroco d'una volta
cambiata la ditta
e torno indietro sulla strada bianca
venerdì 7 agosto 2026
il lupo e la luna ( a Guccini )
granitico
un molo d'abbandono
con i vecchi in posa
barche alla fonda
così scafi di legno e ossa
si confondono
alla rimessa
stiva colma di ricordi
vela riposta
e remi consumati
come le braccia
l'albero maestro
che al cielo
ancora insegna
ma al timone
strappate via
le carte
affondo alla taverna
giorno dopo giorno
lupo senza il branco
e la luna
rimane Maestro
la tua immensa arte
se dio è morto
con te sul piatto
son risorto
e la puntina
tra le rughe
va dentro
la locomotiva
alle stazioni
sulle piazze
noi ci saremo
a fischiare
le parole del vento
amare
bella ciao
il partigiano che canta
e tutti portiamo
nel cuore
ciao Maestro
forse il motore cantava
forse la mano
teneva il volante
non lo sapevi
che c’era la morte
quel giorno
voglio pensare
che ancora mi ascolti
e come allora sorridi
voglio però ricordarti
che ancora vivi
e la tua locomotiva sui ferri
è partita
maestro
un calice elevo
ai sogni
alzo il volume
della tua voce
come degli ideali nostri
che in fondo gridi
e ci saremo alle stazioni
sulle piazze
quando fischia il vento
noi ci saremo con te
per sempre vivi
già visto
oggi che il mare
rotola a letto
con quella brezza
di primo mattino
vivo in pensione
m’aspetta la bicicletta
stanze complete
pedalo senza fretta
e poi allo stabilimento
c’è la Concetta
così d’estate siamo in famiglia
sdraio lettino tutto compreso
da mille stagioni osservo
cavalloni e bagnanti
gabbiani in compagnia
d’ombrelloni e chiacchiere
ciak e via
si va in scena
siamo poveri attori
d’epoca remota
fagotto in spalla
pranzo al sacco
tutti a tavola
che pena
sono più voraci
quei volatili
o le impressioni
del già visto
sulla vicina
questa volta
ci mettiamo comodi
sul muretto
lucertole vecchie
a cambiar pelle
ma il vizio rimane
abbiamo voglia sulla passeggiata
d’una fumata in pace
sulla rotonda
vista tramonto
prima che di traverso ci colga
autunno
giovedì 6 agosto 2026
obiettivo sera
lo scatto di luce
al tramonto
per la mia donna in posa
dal balcone
sulla valle
obiettivo sera
con quelle nuvole
consumate in scena
a dare effetto
un tocco d’ombra in viso
tinta rossa
su fondo riga
nei vicoli
la base d’un sussurro
per vecchie in foto
all’uscio
poi grandangolo
sulle chiome
di cipressi
al vento
segnali
d’avvicinamento
mercoledì 5 agosto 2026
la vecchia stampa
la vecchia stampa
in cronaca
leggo impressa nelle rughe
di salsedine
alle reti curvo
il pescatore
se un tremito scuote il fuso
tra le mani
mentre fischia in fondo
un vento di vagoni
luce rossa in coda
come batte sui ferri
la tradotta
di noi viaggiatori
oltre la sera
rossa pure all’occaso
donnaluna
tirando ultimo lembo
di mare sul confine
se un tremito scuote
d'universo a penetrar l’imene
martedì 4 agosto 2026
sai una cosa
sognando ad occhi aperti
ti voglio ancora
ma sono un vecchio
che ha perso il bastone
trema senza guida
s'appoggia al muro
bestemmia
sbattendo i pugni
urlando muto
ma tanto sono fatto così
dopo la tempesta
gatto sul divano a far le fusa
e stasera
davvero mi manchi
a rotolare lenzuola
tormenti pedalando
fino all'alba
con quella luna
che mi fissa dalla finestra
precisa la faccia tua
quando tornavo scuro
senza parlare
sai una cosa
il silenzio mi appartiene
adesso
e appieno
ma eri così bella
quando saltando sopra
criniera al vento
superba amavi
e mi possedevi
lunedì 3 agosto 2026
ILVA
solo fumi e bagliori
sulla piana
dove s’accodano
alberi secchi
sotto un cielo grigio
alle tute gialle
senza lavoro
continua
la tratta del sud
a portare sulle spalle
curve
un destino duro
prima a dorso di mulo
d’acciaio laminato oggi
mentre cerchi
d’arrivare a fine mese
magari con insalata nera
tanto per dare al
meridione
quattro camini accesi
a tutta caldara
busta paga non pervenuta
ma capitali scudati al
sicuro
il rumore dei treni
sento
il mare
qui
nella vecchia pensione
fin su in camera
fronte alla tavola
e fiori al balcone
più veranda
mi raccomando
dicevi
voglio odori
di cucina
sulle scale
in giardino
il rumore
dei treni
così hai preso
l’ultimo
carrozza non fumatori
se anelli di fumo
alle pareti
stanotte
ho da inseguire
domani
in bici
ricomincia
estate
un’altra
senza te
in canna
e la signora
che mi saluta
al mattino
in sala
sa che non voglio
il giornale
lascio sempre notizie
e bagaglio
alla stazione
domenica 2 agosto 2026
2 Agosto 1980
ma chi c’era ai funerali
di questo paese
quando sono morti in tanti
ad aspettare sul piazzale della stazione
saltata per aria
a volare senza meta
sull’aereo in fondo al mare
a cantare sul treno
che d’un botto ha
saltato i binari
ma forse c’era la gente comune
con bandiere e
lacrime
di sicuro c’eri tu
vestita di nero
silenzio stretto in mano
curva all’ultima fila
dietro le autorità
in fondo alla nostra assenza
e poi c’era il vecchio partigiano
un prete piccolo in testa
ed ai gonfaloni delle città
sindaci in fasce
ricordo musica sacra
la chiesa che non conoscevo
ora di tutti
perché pregavano sottovoce
e le urla stavano in bocca mute
a chi aveva perso
tutto
un figlio
un marito
io
una patria
la gitana
l'alba ai passi di danza
come infiamma
nei riflessi
abbaglianti sul mare
ancora nei tremiti
sussulti di fuoco
a specchiare
con i cerchi di luce
a pendere
dalla chioma d'oro fluente
sottana di colori
zingara
a rapire l'anima
accostando d'un gabbiano
lo spasimo
oltre di volare
libera come balla
in fuga la gitana
sabato 1 agosto 2026
la terrazza
dava noia
quella terrazza a fianco
un pezzo di mare
toglieva dalla vista
fin quando t’ho trovata
una sera
lì a contar stelle
sarà diversa
adesso nel tempo
a chiudere quelle persiane
che spiavo
con l’edera
che saliva di stagione
assieme agli odori di porto
ed il tuo sorriso
che aspettavo sul muro
della passeggiata
era un dono d’amore
la bici che lasciavo al portone
e sei andata a pedalare
in cima ai sogni
che disegnavo
col tuo nome
sottocasa
messaggi d’un matto
dicevano i vecchi
senza capire
quanto ero innamorato
a cercare su quella terrazza
l’altra metà di vita
che mancava
tinta rosa
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