domenica 31 maggio 2026

piccola poesia

 

è la poesia
d’una piccola scuola
demolita in periferia
no
non è la ruspa
ma il tempo
con le pietre a portar via
un cuore malato
 
è la poesia
dei bambini curvi
nella neve
con le cartelle
il cestino delle merende
quaderni e penne
sfondato per via
 
piccola quanto
inutile poesia
che lascio tra le mura
d’un paese lontano
ma di casa mia
 
questa è la letterina
che imbucavo alla befana
e tu padre aspettavi
come sorpresa la vigilia
e mamma
quanto hai pianto
affiggendo
alla bacheca di famiglia
quelle parole
d’amore
 
oggi siamo grandi
vecchi pure
e sulla spianata del sisma
riconosciamo i segni
della antica giovinezza
quando la maestra
ordinava in cattedra
e la classe dei reduci
si china alla storia
 
il compito in classe
è portare la mano sul cuore
adesso che scende una lacrima
e riconosci un brivido nel tremore
 
è partita la salva d’applausi
in fila uniformi di rigore
e così accompagniamo
la nostra maestra
al piccolo cimitero
 
in pace conserviamo le foto
e tu eri così bella al primo banco
il nostro fiore
addio amata stella
un pezzo di firmamento
che più non brilla



sabato 30 maggio 2026

nessuno

 

fuggono
mentre scappa
ultima lacrima
le speranze
 
tutto per noi
è pronto
valigie
ben fatte
carrozza lucida
di sotto
 
neri i tuoi cavalli
come volevi
sentono
il viaggio
 
ai ferri
sul selciato
alle nari
fumando
si fa tardi
 
ancora un momento
allo specchio
che pende opaco
fa niente
il pallore
oggi mette brutto tempo
 
e le nuvole stanno bene
nel tuo sguardo
madame
siamo in ritardo
 
t’accompagna
il prete sulle scale
al corrimano
di santa ragione
 
da ultimo in braccio
il nocchiere
un infermiere
al salto sul portone
più il cuscino
e la coperta
da piedi
 
pronunci andiamo
con l’ultimo fiato
sei distesa
come la campagna
a perle di rugiada
 
e in quell’addio
un’allodola
al primo canto
sul ciglio della strada
nulla poteva al verso
del nostro pianto
 
nascosto
tacito
remoto
d’un palazzo
dove alberga il vuoto
oggi
che manca la padrona
e in assenza governa
nessuno
 
che stride al cancello
per quanto non ha titolo
sul cardine
e fa male solo a nominarlo



venerdì 29 maggio 2026

il prete

 

di strada smarrita
con il prete
s’era parlato troppo
quella sera
che a un certo punto
veniva giù tanta pioggia
 
ma stringendo
l’ombrello di fede
m’ha dato un passaggio
dalla solita retorica
a ripararci spalla a spalla
 
anche se non c’è storia
già domani diverso il pulpito
dalla barricata
 
solo un cenno all'angolo
dopo la chiacchierata
e
quante volte l’ho visto
scappare in bici
tonaca bagnata
ma era solo un prete di latino
o a nascondere un uomo
vestiva di nero il manichino
 
se due colpi a martello
ho sentito
sul campanone della piazza
quando è morto
il nostro Enrico
 
 

giovedì 28 maggio 2026

solo che tu ritorni

 

non dirmi
che farai tardi
 
sono qui
affacciato
a stendere i panni
colma la cesta di giorni
e giorni
 
ancora affaccendato
solo che tu ritorni
 
mentre sulla strada
di sassi bianca
girato l’angolo
già corro alle valigie
incontro
 
mi baci sudata
d’una vecchia corriera
a fumare
così cominciando
la nostra estate
un’altra stagione
insieme
 
signore
dalle campane a stormo
alla fine mi ritiro
nelle stanze sul vespro
e più non prego
 
miro alle foto sulla mensola
la tavola vuota
e lungo il corridoio
rimane l’ombra
prima della camera
in fondo
 
mi chiama
e stanotte
faremo l’amore
come un tempo
due giovani
sapevano
ora vecchi
riproveremo
 
vieni
se alla finestra
ho finito di stendere
una vita
di lacrime d’asciugare
valigie da disfare
vieni
ripete l’eco finita
giù per le scale
 
ho capito
sei rimasta
fissa al battente
perché fa male
di ruggine tutto questo
silenzio
 
 

mercoledì 27 maggio 2026

papillon

 

non riesco più
a guardarmi allo specchio
 
quattro capelli grigi
rughe strette
doppio mento
mi scopro vecchio
 
eppure stasera voglio
mano nella mano
uscire con te
sotto le stelle
 
è il mio compleanno
e sul marciapiede
al neon faremo tardi
 
ombre specchiando
alle vetrine
già
che ho il vestito elegante
e una bella donna
a fianco
 
non ho messo però
il papillon
 
eri tu
l'ultima farfalla in volo
 
 

martedì 26 maggio 2026

soldati in metrica

 

questa notte anche ai soldati
scappa un poco di poesia
in fila i nostri ricordi
di guardia sui reticolati
 
come una tradotta
d'anni al fronte
caduti su filo spinato
di sangue
poi nascosti nelle fosse
del rimpianto
 
comandante in metrica
è solo il vento
graduato d'incarico
a battere il passo
di noi vecchi
alle piccole manovre
in cortile
 
e a chi lancia
bengala di guerra
risponderemo in osteria
accendendo una lanterna

 

un'altra estate

 

quella che sopiva
tra le prime calure
o battevano canneti all’aria
d’un fiume sempre più lento
non era forse un’altra estate
 
che cercavi
sfogliando margherite
magari nuvole
al balcone rincorrendo
o stelle di notte cadute
 
aspettavi d’essere libera
dall'inverno
e chiedevi solo viaggi
negli occhi verdi
stringendo tra le mani
mappe d’avventura
 

 c’era sul viale della stazione
nel fogliame
che spettinava
un temporale
quel mattino
finalmente estate
 
sulle panchine umide
riversa nelle bocche
turgide di brezza
con gli umori di rugiada
come baci di corolla
dai vasi colmi di profumo
agli orti fioriti
 
ed in fondo
l’arco di colori
portava a cavalcioni
il tempo di mare
 
volevo soltanto darti un bacio
sulla ferrovia
che a volte nei ferri
anche rumore di sogni trascina
 
ma eri già lontana
con i bagagli della vita
 

lunedì 25 maggio 2026

la mia cara vecchia

 

un segreto nella toppa
gira la chiave
e dentro scatta la molla
 
s’alza la statuina
e candida fa danza
 
accompagnano
due note facili
e la musica termina
appena l’inchino
 
nella gobba
metti pure
cento chiavi
ma la mia cara vecchia
aguzza certi occhi
e non parte
 
a un bicchiere forse
alza i gomiti
e dalla chiesa all’osteria
tira tutto d’un fiato
 
ti farà altri cento inchini
con la storia di sempre
quella povera vecchia
che mandano a corda
per gioco o per cattiveria
 
una donna sola
che finisce
a tempo



domenica 24 maggio 2026

allo spasimo

 

sei donna unica
di mistero
che possiede
ogni mio pensiero
 
tutte le attese confondi
e non c'è mappa davvero 
a disegnare percorso
o sentiero
 
dove porterai
ad amare
il tuo uomo
 
eccomi
nei passi
del delirio
quando sale
marea dei sensi
e tu sulle acque
perfetta in equilibrio
tra luna piena
e astri accesi
sei incanto
 
allo zenit d'orgasmo
naufrago m'arrendo
spezzato l'albero
in tempesta
come invaso
d'estasi
lo scafo
 
rimane un gemito
alle tavole
fiotti nella stiva
e con te affondo
allo spasimo
 
 

sabato 23 maggio 2026

una volta ancora

 

per tetti balena
e di vicoli rimbalza
in gola
 
primo raggio
sul mattino
a fissare la piazza
 
dai vetri
aspettando il tuo
riflesso
 
una volta ancora
 
 

 

venerdì 22 maggio 2026

oggi sole

 

m’affaccio dal terrazzo
cercando tra nuvole in risalita
quel raggio a scaldare la vita
 
torno alle carte
scrivendo un racconto
sull’ultima riga
 
invano cerco un solo sorriso
confondendo lo straccio di luce
alle fatiche d’alba già per strada
 
apro l’album delle stagioni
che tengo nel cassetto
così da uno squarcio dal cielo
piove luce sul pavimento
 
poggia un fascio di pulviscolo
l’impressione che pur si vive
magari a stento
 
con la voce dell’ortolano
giù nei vicoli
a riportare esatta l’ora
di primo mattino
 
sole per noi
all’odore di caffè dalla cucina
riflessi saltando in vetrina
 
come baci in disordine
le voglie calde in tazza
per quante volte
sbattevi il cucchiaino
 
  

giovedì 21 maggio 2026

dopo la pioggia

 

uscendo la sera
sui marciapiedi
non c'è nessuno
 
dopo la pioggia
scende dai rami
quel profumo
 
ed è così bello
d'un silenzio
andare per mano
 
poi all'angolo
il tuo ricordo
ad attraversare
d'un lampo
 
e la passeggiata va
indietro nel tempo
 
noi due sottobraccio saltando
pozze d'acqua come ridendo
 
mentre adesso riesco
a bagnarmi
solo piangendo
 
 

mercoledì 20 maggio 2026

sinfonia di sensi

 

al pianoforte
il maestro
eseguendo note
di pioggia dettate
sul ponte
 
d'oceano andava
la nave tra le onde
 
tempesta
alle corde
 
ai timpani
il vento
 
ai fiati
i nostri baci
in coperta
 
sullo spartito dei  flutti
composizione di corpi nudi
 
nella sinfonia di sensi
in orchestra
 
 
 

martedì 19 maggio 2026

il passaggio

 

l'abitudine
non fa una piega
e poi come un'amante
non si spiega
 
prendo casa
ogni volta al mare
fianco alla ferrovia
calati i binari fin dentro le mura
 
e di notte ascolto convogli
altri sogni sul cuscino
a poco di fantasia
per una stagione ancora
e via
 
sono il custode di treni
che salgono a letto
lasciando vagone dopo vagone
sui sedili aperto
un volume di ricordi
 
quando sbattono i ferri
alle tempia
mi prende un sussulto
 
che sia del tempo
a calare le sbarre
il passaggio ultimo
 
 

lunedì 18 maggio 2026

è giornale

 

finita la riunione
esco di notte
con l'ultima ombra
sui tavoli rimasta
 
curva tra le carte
addosso
articoli mai letti
di fondo
o cronaca nera
 
a quell'ora
vanno in rotativa
sporchi di piombo
e inchiostro
titoli di sciopero
 
all'alba
sbadiglia l'eco
di prima notizia
in edicola
 
è giornale
 
sui cancelli il grido
d'operai in lotta per il lavoro
 
è carta dei diritti
al macero
 
 
 

domenica 17 maggio 2026

la sera che viene

 
è donna antica
con la brocca in testa
portando ristoro alle mie attese
 
così dolce e tenera
all'incontro
la sera che viene
 
nello stesso istante
d'un giorno preciso
a maggio
 
che ci siamo lasciati
tu in silenzio
composta
io senza coraggio
 
stavo lì sul confine
dal gridare sospeso
ma l'urlo più forte
era nel tuo sguardo
 
questa sera
di vento che profuma
e sui campi in fiore
a distesa chiama
 
tra le siepi nasconde
quel bambino
sorpreso dalla vita
ancora aggrappato
alla tua mano



sabato 16 maggio 2026

colpo di vento

 

erano accesi i fanali
della passeggiata
una chiara sera
di maggio
 
mano nella mano
siamo andati per via
in silenzio
quando
all’angolo
d’una vita
ti sei voltata
e d’un soffio in fronte
mi hai baciato
 
come un colpo di vento
alle ali
caduto dal balcone
poi nei vicoli
di seguito alle persiane
 
nell’ascolto
ti cercavo
per riprendere il volo
ma sui tetti
interrogava
sogni assenti
la luna
 
 
 

venerdì 15 maggio 2026

ai falò

 

stanotte
al suono di fisarmoniche
e violini gitani
m'accosto ai falò
accesi sotto la luna

mentre ballano donne
tra fiamme libere
a bruciare le voglie

e scalpitano cavalli
alle corde mai domi
come per tanti viaggi
fremono di bagliori
intorno ai carri

bevono e cantano i vecchi
offrendo un bicchiere di compagnia
se cercherò ad ogni ruga
storie di coltelli
un poco la poesia

e il racconto va
più del fuoco
fino all'alba
nella lingua
magiara
d'avventure
e quanta strada
in giro per il mondo

a sfogliare
il vento delle steppe
pagine più belle
e mai scritte

così t’amerò
bella puledra zingara
pronta alla brace
e calda sia di pelle
che di terra
senza pace



giovedì 14 maggio 2026

ti sto pensando

 

quando sono così
e non mi va di far niente
guardo le nuvole
alla finestra
fisso lontano
 
ti sto pensando
a navigare il cielo
e raccogliere magari
sui campi grigi
di pioggia
un ricordo
 
mi basta
per tirare avanti
fino a sera
quando cominciano
quelle ombre
a bussare piano sull’uscio
forte tra le tempie
 
ci sarà anche la tua
ed esco
sul tramonto
a gonfiare le vele
sui campi di fieno
 
mi porterà il vento
sai
profumi della vita
che torna
dal grembo di questa terra
dove riposi
e
voglio trovare pace
 infine
 
le braccia colme di radici
i nostri cuori
a germogliare
assieme



 

mercoledì 13 maggio 2026

un cielo d'inchiostro

 

dei mille se
non ti dico quanti poi
ho scarabocchiato
pagine e pagine
 
così all’ultima
macchiato il dito
ai vetri intingo
un cielo d’inchiostro
 
ho sporcato anche il libro
tuo regalo sul comodino
dove tengo ora
solo pillole
 
e continuo sbadigliando 
tra aiuole e vasi
che tenevi in riga
 
ma pantofole di traverso
inciampo verso le rose
che resistono amiche
 
lungo il sentiero di ciottoli
bianchi s’infila guizzando
una lucertola
che continua sul muretto
ad occhieggiare
un altro giorno
 
me ne sbatto tornando
a letto
 
solo che di mezzo al mattino
ci manca il postino
 
e le vecchie
al mercato bavose
di chiacchiere
 
pure la campanella delle monache
per dio
esco pure io
 
caffè e sigarette
il solito giro
senza fretta
e mi sorpassa
anche il carretto
dell’ortolano
ma ho già certi cavoli
 
 

martedì 12 maggio 2026

vento di maggio

 

mi ritrovo alle coste
un freddo mantello
aprendo le imposte
al vento di maggio
 
come scalando
un brivido
di quell’estate
sento che percuote alle pareti
ancora ai fianchi
senza muovermi
più dalla stanza
ai vetri ostaggio 

caserma o condominio
dura naia 
miro sul cortile
dove impazzano
foglie carte e lunghe marce
esercizi alle righe
comunque rughe
per atleti all'arte di vecchiaia 

incerta memoria
ripasso un panno
al cannocchiale de nonno
attizzo miope
la voglia o la cornea
per salutarti
poi non reggo
alla solita lacrima
sulla porta carraia
finito il corteo
e calata la sbarra
 
di troppi addii
son vuoti calamai
piene le fosse
pure i cancelli
a lamentarsi
 
ma quale ruggine
solo ceppi ai piedi
d’operai senza lavoro
fuori dalle fabbriche

fischiando il vento ancora
 

 

lunedì 11 maggio 2026

11 maggio 2008

 

quella notte il cielo posò
sulle mie lacrime
un guanciale di stelle
 
eri partita e sulla strada
in fondo alle case
già cercavo le orme
i ricordi
le parole
l’eco della voce
 
la tua
 
e chiedevo
bussavo alle porte
interrogavo le stanze
 
ero solo
disperato al buio
 
orfano mi sono ritrovato
in quella casa
vuota
profonda nell’abbandono
 
ed affacciandomi sulla porta
ho dato una carezza al cane
 
poi al cancello
siamo andati insieme  
a guinzaglio della solitudine



Mamma

 

Mamma
hai chiuso bene la porta
come sempre
rimesso il silenzio a posto
dopo cena
papà non torna
la lampada brucia d’attesa
 fa freddo
 
ci sono nella notte
 facili tormenti
ai vetri disegni umidi
la pentola per domani
borbotta stanca
 
deve essere trascorso
un tempo davvero lungo
tra le tue braccia stanche
tante illusioni   
troppe tristezze
 hanno chinato la tua testa
non lo sguardo
quando penetra il mio vuoto
 e dirada le pene dentro
 
vai a letto a quest’ora
rigirando coperte e ansie
vorrei donarti il bacio della buonanotte
ma ti sto accanto
con le fotografie che tieni stretta
ci sono tutti gli anni andati
le rincorse perdute
 i sorrisi
 i ricordi  ingialliti
 
quanta stanchezza trattieni sul petto
tu preghi
e quelle lacrime ti sono care  devote
 
ora sei alta mamma
e nella notte sottesa
una cantilena di voci piccole
accompagna
 per sogni distesi
i tuoi bambini
 i nostri  
a baciarti la fronte grande spalancata
 
un abbraccio forte 
e quella stella in mezzo al cielo
è la tua
 
 presenza luminosa
semplice  netta
grande mamma mia
 


disperazione

 

ali sporche d’inchiostro
quella sera di maggio
alla finestra
volando via l’apparecchio
di carta 

era solo un desiderio
a vibrare dalla campana
del villaggio sul vespro
chiamando lontana
 
precisa l’ora della funzione
se una madre da poco sepolta
al di là delle case
 
volevo accompagnarti
almeno una volta
alla preghiera
sui banchi

disperazione
montando rabbia
contro quel povero cristo
di spaventapasseri
in mezzo a papaveri e grano

caduta la poesia
sui campi spezzate
le braccia



domenica 10 maggio 2026

l'inchino

 

con la grazia
in effigie
son troppe lacrime
nel tempo
a consumare
il dipinto
 
il drappo
calato a maggio
che è stato più
d’un inverno
 
come sulle spoglie
un gelido tormento
 
ancora il bambino
accarezza
le dita sul marmo
piangendo
 
se spoglia
sul carro alato
il disegno
fissi i cavalli
non quel sorriso
che muovi
in rilievo
 
d’artista
la composizione
posando
dura tempera
in tela
 
della sorte
le date
 
al tuo nome
l’inchino
madre



sulle scale a maggio

 

 non salivano più
i tuoi passi stanchi
 
quelle scale
di vasi in fiore
 a maggio
con il profumo del tempo
 che t’ha portata via
 
mentre d’un lungo meriggio d’attesa
stavi in silenzio china
sulla sedia che spingevo
in giardino
 
 dove solo il vento
dalle fronde passava a salutare
 
 ma stasera lo so
verranno indietro gli anni
che hanno infisso tormento
nel cuore
 
e tutti a bussare dentro
il cratere d’una solitudine
ancora che scava
 


sabato 9 maggio 2026

periferia

 

voci di cortile
non c'è più
la tua di scala
 
grattacieli in fila
a coprire anche il sole
ormai spento
il tuo
 
ecco la periferia
 
racconto duro
di vecchi soli
fiaba triste
di bambini per strada
 
cerco ogni volta
la tua figura
esile
curva
con la cesta di panni addosso
 
perchè piangi
ma non rispondevi
avvolta nel tuo scialle
di silenzio
 
un'altra storia alla fine
strozzata dal cemento
 
eppure sorridevi
donna cara
dei tuoi figli già grandi
a volare sulle città importanti
 
uomini da crescere
lontano a farsi le ossa
e quanti sacrifici
fino a calare le tue
nella fossa
 
oggi
alla tua croce
in ginocchio
sulla nuda terra
urlo senza voce

a mirare quel sorriso
non ho pace



venerdì 8 maggio 2026

foto di vecchiaia

 

dal barbiere
per quattro capelli
che rimangono
come in osteria 
ultimi amici per giocare
 
tanto dimentichiamo
briscole e carichi
finendo sempre in lite
poi c’è da bere alla salute
 di chi non ci sta più
 
la lista è lunga
 
quando torno a casa
girando largo sull’angolo
verso sera
ci sono due gatti sul muretto
che aspettano
coda dritta
così vanno bene le solite scatolette
un poco di minestra
insieme
 
ospite furtiva
senza far rumore
la notte già siede a tavola
 
mentre qualcuno
 in mezzo alle ombre di cortile
ha perso il conto di lucertole
addosso al muro
come di giorni
alla miseria
 
ma sì
posso continuare questo racconto
pedalando coperte e ansie
a letto
non so quante volte
sospirando
soffiando
come quei due compagni sul tetto
in amore
 
con una gatta di turno
pure questa luna a favore
 
 

giovedì 7 maggio 2026

stanze bianche

 

ti lascio madre
alle stanze bianche
quando abbassavi le tende
dicendo
è tempo di riposare
 
oggi monti di neve
miro in cima
a brillare
incontaminati
di grazia
 
continuando lassù
il tuo racconto
pagina dopo pagina
sfogliata al vento
 
nel silenzio d’eremo
a parlare solo eterno
 
fissa la pace
in quello sguardo
che mi donava
un cielo libero
che oggi ricerco
appena in pillole
 
l’universo
dove un trapunto
di stelle
indicava meraviglia
la notte di vigilia
 
quando cresceva devozione
allo stampo di lievito
sulla madia
 
 
 

mercoledì 6 maggio 2026

le parole del silenzio

 

a scrivere  di ieri
come sei lontana
 
poi il vuoto
tra le righe scorrendo
va a finire che sto male dentro
 
così d’una storia
imparo leggendo
il sorriso tuo d’un tempo
 
una lacrima ora
in fondo alla pagina
scendendo
e
se rimango qui
a pensarti
non si spiega a parole
 
ma solo
con quelle del silenzio
 

martedì 5 maggio 2026

l'angelo

 

una sera mi fermerò
poggiando il capo
allo steccato

sul profumo di terra
stesse rughe
dei nostri campi
 
che stringevi in viso
nei pensieri
per un figlio
 
non ci ha pensato
un attimo
dio
a riprendersi l’angelo
 
 

lunedì 4 maggio 2026

pagina di stagione

 

un riflesso tra i gerani in veranda
come sorriso che curi sulle labbra
 
e nel giardino di stagione novella
coltivi pure il desiderio di farti bella
 
tagli via certi silenzi
sforbici la siepe folta d'attese
e un’aiuola beata innaffi di freschezza
 
torna sui rami il profumo di gemme nuove
scivolando per sentieri di primavera
un sussurro come lumaca gravida d’umori
 
mentre leggi una pagina di stagione 
alla meridiana puntato l’indice
a schiera formiche scalando edera
 
temerarie e corsare nubi lassù
miro al passaggio d’un inverno
oramai trascorso e  d’avanzo al vento
che macina distanze orme date
poi decide alle cime la direzione
ma quale
 
se pur m’inchino al suo afflato
quando volge  gobba sul tetto
una girandola di pensieri
e di seguito scappa
una voglia di volare
 

domenica 3 maggio 2026

ti prego

 

è sul marciapiede
che si consuma la vita
in attesa d'un giorno diverso
o un sogno in ritardo
 
lì finisci d'imparare
l'arte da circensi
al tendone di maschere
ciascuno la parte
che sia professionista
o dilettante
 
tutti hanno un ruolo preciso
nel canovaccio
tenendo banco
trapezisti arrivisti contorsionisti
allo spettacolo
 
alle luci il macchinista
sulla scena il regista
che forse troppo si nasconde
dietro il sipario
con quell'aria di mistero
 
lasciando però
ovunque il suo promemoria
 
seguaci lo leggono
fedeli tutti al segno
ripetendo
ti prego



sabato 2 maggio 2026

in fuga

 

miro alle vetrine
specchiarsi
i migliori anni della vita
nelle giovani donne
vestite a colori
 
poi dal barbiere
fissando allo specchio
queste rughe
 
sono in fuga
da me stesso
 
esco sul marciapiede
con la faccia
d'un grigio stanca
 
e passando dal caffè
all'angolo
cerco la musica
un sorriso
che rinfranca
 
lascio al traffico i rumori
se a volte mi giro sorpreso
dalla tua voce
 
nel tempo a sorpassare
così veloce
 
 

venerdì 1 maggio 2026

nuova manodopera

 






e una sera

lui venne in fabbrica

a parlare


attraversando un cancello di ruggine

sospeso tra mura in cinta d’abbandono

silenzio d’ordinanza

sul piazzale

con una pallida luna

assente lassù


come le officine vuote

d’operai ancora curvi al tornio

montando ombre

di seguito alla catena


sei morto invano

disse il capofficina

ma a predicare

tutta la notte

ci voleva poco

d’amore e rivoluzione

ancor meno


all’alba

non riportavano

i turni

quando arrivò dall’est

il padrone


braccia fresche in borsa

costava di meno

quella manodopera d’angeli

al signore






graffiando le nuvole

    penso che una sera qualsiasi mi porterà via su quel treno di vapori ai vetri lungo un’illusione svanita   certo   questi corridoi ti p...