Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
domenica 31 maggio 2026
sabato 30 maggio 2026
nessuno
fuggono
mentre scappa
ultima lacrima
le speranze
tutto per noi
è pronto
valigie
ben fatte
carrozza lucida
di sotto
neri i tuoi cavalli
come volevi
sentono
il viaggio
ai ferri
sul selciato
alle nari
fumando
si fa tardi
ancora un momento
allo specchio
che pende opaco
fa niente
il pallore
oggi mette brutto tempo
e le nuvole stanno bene
nel tuo sguardo
madame
siamo in ritardo
t’accompagna
il prete sulle scale
al corrimano
di santa ragione
da ultimo in braccio
il nocchiere
un infermiere
al salto sul portone
più il cuscino
e la coperta
da piedi
pronunci andiamo
con l’ultimo fiato
sei distesa
come la campagna
a perle di rugiada
e in quell’addio
un’allodola
al primo canto
sul ciglio della strada
nulla poteva al verso
del nostro pianto
nascosto
tacito
remoto
d’un palazzo
dove alberga il vuoto
oggi
che manca la padrona
e in assenza governa
nessuno
che stride al cancello
per quanto non ha titolo
sul cardine
e fa male solo a nominarlo
venerdì 29 maggio 2026
il prete
di strada smarrita
con il prete
s’era parlato troppo
quella sera
che a un certo punto
veniva giù tanta
pioggia
ma stringendo
l’ombrello di fede
m’ha dato un passaggio
dalla solita retorica
a ripararci spalla a spalla
anche se non c’è storia
già domani diverso il pulpito
dalla barricata
solo un cenno all'angolo
dopo la chiacchierata
e
quante volte l’ho
visto
scappare in bici
tonaca bagnata
ma era solo un prete di latino
o a nascondere un uomo
vestiva di nero il manichino
se due colpi a martello
ho sentito
sul campanone della piazza
quando è morto
il nostro Enrico
giovedì 28 maggio 2026
solo che tu ritorni
non dirmi
che farai tardi
sono qui
affacciato
a stendere i panni
colma la cesta di giorni
e giorni
ancora affaccendato
solo che tu ritorni
mentre sulla strada
di sassi bianca
girato l’angolo
già corro alle valigie
incontro
mi baci sudata
d’una vecchia corriera
a fumare
così cominciando
la nostra estate
un’altra stagione
insieme
signore
dalle campane a stormo
alla fine mi ritiro
nelle stanze sul vespro
e più non prego
miro alle foto sulla mensola
la tavola vuota
e lungo il corridoio
rimane l’ombra
prima della camera
in fondo
mi chiama
e stanotte
faremo l’amore
come un tempo
due giovani
sapevano
ora vecchi
riproveremo
vieni
se alla finestra
ho finito di stendere
una vita
di lacrime d’asciugare
valigie da disfare
vieni
ripete l’eco finita
giù per le scale
ho capito
sei rimasta
fissa al battente
perché fa male
di ruggine tutto questo
silenzio
mercoledì 27 maggio 2026
papillon
non riesco più
a guardarmi allo specchio
quattro capelli grigi
rughe strette
doppio mento
mi scopro vecchio
eppure stasera voglio
mano nella mano
uscire con te
sotto le stelle
è il mio compleanno
e sul marciapiede
al neon faremo tardi
ombre specchiando
alle vetrine
già
che ho il vestito elegante
e una bella donna
a fianco
non ho messo però
il papillon
eri tu
l'ultima farfalla in volo
martedì 26 maggio 2026
soldati in metrica
questa notte anche ai soldati
scappa un poco di poesia
in fila i nostri ricordi
di guardia sui reticolati
come una tradotta
d'anni al fronte
caduti su filo spinato
di sangue
poi nascosti nelle fosse
del rimpianto
comandante in metrica
è solo il vento
graduato d'incarico
a battere il passo
di noi vecchi
alle piccole manovre
in cortile
e a chi lancia
bengala di guerra
risponderemo in osteria
accendendo una lanterna
un'altra estate
quella
che sopiva
tra
le prime calure
o
battevano canneti all’aria
d’un
fiume sempre più lento
non
era forse un’altra estate
che
cercavi
sfogliando
margherite
magari
nuvole
al
balcone rincorrendo
o
stelle di notte cadute
aspettavi
d’essere libera
dall'inverno
e
chiedevi solo viaggi
negli
occhi verdi
stringendo
tra le mani
mappe
d’avventura
sì
c’era sul viale della stazione
nel
fogliame
che
spettinava
un
temporale
quel
mattino
finalmente
estate
sulle
panchine umide
riversa
nelle bocche
turgide
di brezza
con
gli umori di rugiada
come
baci di corolla
dai
vasi colmi di profumo
agli
orti fioriti
ed
in fondo
l’arco
di colori
portava
a cavalcioni
il
tempo di mare
volevo
soltanto darti un bacio
sulla
ferrovia
che
a volte nei ferri
anche rumore di sogni trascina
ma
eri già lontana
con
i bagagli della vita
lunedì 25 maggio 2026
la mia cara vecchia
un segreto
nella toppa
gira la
chiave
e dentro
scatta la molla
s’alza la
statuina
e candida fa
danza
accompagnano
due note
facili
e la musica
termina
appena
l’inchino
nella gobba
metti pure
cento chiavi
ma la mia
cara vecchia
aguzza certi
occhi
e non parte
a un
bicchiere forse
alza i gomiti
e dalla
chiesa all’osteria
tira tutto
d’un fiato
ti farà altri
cento inchini
con la storia
di sempre
quella povera
vecchia
che mandano a
corda
per gioco o
per cattiveria
una donna
sola
che finisce
a tempo
domenica 24 maggio 2026
allo spasimo
sei donna unica
di mistero
che possiede
ogni mio pensiero
tutte le attese confondi
e non c'è mappa davvero
a disegnare percorso
o sentiero
dove porterai
ad amare
il tuo uomo
eccomi
nei passi
del delirio
quando sale
marea dei sensi
e tu sulle acque
perfetta in equilibrio
tra luna piena
e astri accesi
sei incanto
allo zenit d'orgasmo
naufrago m'arrendo
spezzato l'albero
in tempesta
come invaso
d'estasi
lo scafo
rimane un gemito
alle tavole
fiotti nella stiva
e con te affondo
allo spasimo
sabato 23 maggio 2026
una volta ancora
per tetti balena
e di vicoli rimbalza
in gola
primo raggio
sul mattino
a fissare la piazza
dai vetri
aspettando il tuo
riflesso
una volta ancora
venerdì 22 maggio 2026
oggi sole
m’affaccio dal terrazzo
cercando tra nuvole in risalita
quel raggio a scaldare la vita
torno alle carte
scrivendo un racconto
sull’ultima riga
invano cerco un solo sorriso
confondendo lo straccio di luce
alle fatiche d’alba già per strada
apro l’album delle stagioni
che tengo nel cassetto
così da uno squarcio dal cielo
piove luce sul pavimento
poggia un fascio di pulviscolo
l’impressione che pur si vive
magari a stento
con la voce dell’ortolano
giù nei vicoli
a riportare esatta l’ora
di primo mattino
sole per noi
all’odore di caffè dalla cucina
riflessi saltando in vetrina
come baci in disordine
le voglie calde in tazza
per quante volte
sbattevi il cucchiaino
giovedì 21 maggio 2026
dopo la pioggia
uscendo la sera
sui marciapiedi
non c'è nessuno
dopo la pioggia
scende dai rami
quel profumo
ed è così bello
d'un silenzio
andare per mano
poi all'angolo
il tuo ricordo
ad attraversare
d'un lampo
e la passeggiata va
indietro nel tempo
noi due sottobraccio saltando
pozze d'acqua come ridendo
mentre adesso riesco
a bagnarmi
solo piangendo
mercoledì 20 maggio 2026
sinfonia di sensi
al pianoforte
il maestro
eseguendo note
di pioggia dettate
sul ponte
d'oceano andava
la nave tra le onde
tempesta
alle corde
ai timpani
il vento
ai fiati
i nostri baci
in coperta
sullo spartito dei
flutti
composizione di corpi nudi
nella sinfonia di sensi
in orchestra
martedì 19 maggio 2026
il passaggio
l'abitudine
non fa una piega
e poi come un'amante
non si spiega
prendo casa
ogni volta al mare
fianco alla ferrovia
calati i binari fin dentro le mura
e di notte ascolto convogli
altri sogni sul cuscino
a poco di fantasia
per una stagione ancora
e via
sono il custode di treni
che salgono a letto
lasciando vagone dopo vagone
sui sedili aperto
un volume di ricordi
quando sbattono i ferri
alle tempia
mi prende un sussulto
che sia del tempo
a calare le sbarre
il passaggio ultimo
lunedì 18 maggio 2026
è giornale
finita la riunione
esco di notte
con l'ultima ombra
sui tavoli rimasta
curva tra le carte
addosso
articoli mai letti
di fondo
o cronaca nera
a quell'ora
vanno in rotativa
sporchi di piombo
e inchiostro
titoli di sciopero
all'alba
sbadiglia l'eco
di prima notizia
in edicola
è giornale
sui cancelli il grido
d'operai in lotta per il lavoro
è carta dei diritti
al macero
domenica 17 maggio 2026
la sera che viene
è donna antica
con la brocca in testa
portando ristoro alle mie attese
così dolce e tenera
all'incontro
la sera che viene
nello stesso istante
d'un giorno preciso
a maggio
che ci siamo lasciati
tu in silenzio
composta
io senza coraggio
stavo lì sul confine
dal gridare sospeso
ma l'urlo più forte
era nel tuo sguardo
questa sera
di vento che profuma
e sui campi in fiore
a distesa chiama
tra le siepi nasconde
quel bambino
sorpreso dalla vita
ancora aggrappato
alla tua mano
sabato 16 maggio 2026
colpo di vento
erano accesi i fanali
della passeggiata
una chiara sera
di maggio
mano nella mano
siamo andati per via
in silenzio
quando
all’angolo
d’una vita
ti sei voltata
e d’un soffio in fronte
mi hai baciato
come un colpo di vento
alle ali
caduto dal balcone
poi nei vicoli
di seguito alle persiane
nell’ascolto
ti cercavo
per riprendere il volo
ma sui tetti
interrogava
sogni assenti
la luna
venerdì 15 maggio 2026
ai falò
stanotte
al suono di fisarmoniche
e violini gitani
m'accosto ai falò
accesi sotto la luna
mentre ballano donne
tra fiamme libere
a bruciare le voglie
e scalpitano cavalli
alle corde mai domi
come per tanti viaggi
fremono di bagliori
intorno ai carri
bevono e cantano i vecchi
offrendo un bicchiere di compagnia
se cercherò ad ogni ruga
storie di coltelli
un poco la poesia
e il racconto va
più del fuoco
fino all'alba
nella lingua
magiara
d'avventure
e quanta strada
in giro per il mondo
a sfogliare
il vento delle steppe
pagine più belle
e mai scritte
così t’amerò
bella puledra zingara
pronta alla brace
e calda sia di pelle
che di terra
senza pace
giovedì 14 maggio 2026
ti sto pensando
quando sono così
e non mi va di far
niente
guardo le nuvole
alla finestra
fisso lontano
ti sto pensando
a navigare il
cielo
e raccogliere
magari
sui campi grigi
di pioggia
un ricordo
mi basta
per tirare avanti
fino a sera
quando cominciano
quelle ombre
a bussare piano
sull’uscio
forte tra le tempie
ci sarà anche la
tua
ed esco
sul tramonto
a gonfiare le vele
sui campi di fieno
mi porterà il vento
sai
profumi della vita
che torna
dal grembo di questa terra
dove riposi
e
voglio
trovare pace
infine
le braccia colme
di radici
i nostri cuori
a germogliare
assieme
mercoledì 13 maggio 2026
un cielo d'inchiostro
dei mille se
non ti dico quanti poi
ho scarabocchiato
pagine e pagine
così all’ultima
macchiato il dito
ai vetri intingo
un cielo d’inchiostro
ho sporcato anche il libro
tuo regalo sul comodino
dove tengo ora
solo pillole
e continuo sbadigliando
tra aiuole e vasi
che tenevi in riga
ma pantofole di traverso
inciampo verso le rose
che resistono amiche
lungo il sentiero di ciottoli
bianchi s’infila guizzando
una lucertola
che continua sul muretto
ad occhieggiare
un altro giorno
me ne sbatto tornando
a letto
solo che di mezzo al mattino
ci manca il postino
e le vecchie
al mercato bavose
di chiacchiere
pure la campanella delle monache
per dio
esco pure io
caffè e sigarette
il solito giro
senza fretta
e mi sorpassa
anche il carretto
dell’ortolano
ma ho già certi cavoli
martedì 12 maggio 2026
vento di maggio
mi ritrovo alle coste
un freddo mantello
aprendo le imposte
al vento di maggio
come scalando
un brivido
di quell’estate
sento che percuote alle pareti
ancora ai fianchi
senza muovermi
più dalla stanza
ai vetri ostaggio
caserma o condominio
dura naia
miro sul cortile
dove impazzano
foglie carte e lunghe marce
esercizi alle righe
comunque rughe
per atleti all'arte di vecchiaia
incerta memoria
ripasso un panno
al cannocchiale de nonno
attizzo miope
la voglia o la cornea
per salutarti
poi non reggo
alla solita lacrima
sulla porta carraia
finito il corteo
e calata la sbarra
di troppi addii
son vuoti calamai
piene le fosse
pure i cancelli
a lamentarsi
ma quale ruggine
solo ceppi ai piedi
d’operai senza lavoro
fuori dalle fabbriche
fischiando il vento ancora
lunedì 11 maggio 2026
11 maggio 2008
quella notte il cielo posò
sulle mie lacrime
un guanciale di stelle
eri partita e sulla strada
in fondo alle case
già cercavo le orme
i ricordi
le parole
l’eco della voce
la tua
e chiedevo
bussavo alle porte
interrogavo le stanze
ero solo
disperato al buio
orfano mi sono ritrovato
in quella casa
vuota
profonda nell’abbandono
ed affacciandomi sulla porta
ho dato una carezza al cane
poi al cancello
siamo andati insieme
a guinzaglio della solitudine
Mamma
Mamma
hai chiuso
bene la porta
come sempre
rimesso il
silenzio a posto
dopo cena
papà non
torna
la lampada
brucia d’attesa
fa freddo
ci sono nella
notte
facili tormenti
ai vetri
disegni umidi
la pentola
per domani
borbotta
stanca
deve essere
trascorso
un tempo
davvero lungo
tra le tue
braccia stanche
tante
illusioni
troppe
tristezze
hanno chinato la tua testa
non lo
sguardo
quando
penetra il mio vuoto
e dirada le pene dentro
vai a letto a
quest’ora
rigirando
coperte e ansie
vorrei donarti
il bacio della buonanotte
ma ti sto
accanto
con le
fotografie che tieni stretta
ci sono tutti
gli anni andati
le rincorse
perdute
i sorrisi
i ricordi
ingialliti
quanta
stanchezza trattieni sul petto
tu preghi
e quelle lacrime
ti sono care devote
ora sei alta
mamma
e nella notte
sottesa
una cantilena
di voci piccole
accompagna
per sogni distesi
i tuoi
bambini
i nostri
a baciarti la
fronte grande spalancata
un abbraccio
forte
e quella
stella in mezzo al cielo
è la tua
presenza luminosa
semplice netta
grande mamma mia
disperazione
ali sporche d’inchiostro
quella sera di maggio
alla finestra
volando via l’apparecchio
di carta
era solo un desiderio
a vibrare dalla campana
del villaggio sul vespro
chiamando lontana
precisa l’ora della funzione
se una madre da poco sepolta
al di là delle case
volevo accompagnarti
almeno una volta
alla preghiera
sui banchi
disperazione
montando rabbia
contro quel povero cristo
di spaventapasseri
in mezzo a papaveri e grano
caduta la poesia
sui campi spezzate
le braccia
domenica 10 maggio 2026
l'inchino
con la grazia
in effigie
son troppe lacrime
nel tempo
a consumare
il dipinto
il drappo
calato a maggio
che è stato più
d’un inverno
come sulle spoglie
un gelido tormento
ancora il bambino
accarezza
le dita sul marmo
piangendo
se spoglia
sul carro alato
il disegno
fissi i cavalli
non quel sorriso
che muovi
in rilievo
d’artista
la composizione
posando
dura tempera
in tela
della sorte
le date
al tuo nome
l’inchino
madre
sulle scale a maggio
non salivano più
i tuoi passi stanchi
quelle scale
di vasi in fiore
a maggio
con il profumo del tempo
che t’ha portata via
mentre d’un lungo meriggio
d’attesa
stavi in silenzio china
sulla sedia che spingevo
in giardino
dove solo il vento
dalle fronde passava a
salutare
ma stasera lo so
verranno indietro gli anni
che hanno infisso tormento
nel cuore
e tutti a bussare dentro
il cratere d’una
solitudine
ancora che scava
sabato 9 maggio 2026
periferia
voci di cortile
non c'è più
la tua di scala
grattacieli in fila
a coprire anche il sole
ormai spento
il tuo
ecco la periferia
racconto duro
di vecchi soli
fiaba triste
di bambini per strada
cerco ogni volta
la tua figura
esile
curva
con la cesta di panni addosso
perchè piangi
ma non rispondevi
avvolta nel tuo scialle
di silenzio
un'altra storia alla fine
strozzata dal cemento
eppure sorridevi
donna cara
dei tuoi figli già grandi
a volare sulle città importanti
uomini da crescere
lontano a farsi le ossa
e quanti sacrifici
fino a calare le tue
nella fossa
oggi
alla tua croce
in ginocchio
sulla nuda terra
urlo senza voce
a mirare quel sorriso
non ho pace
venerdì 8 maggio 2026
foto di vecchiaia
dal barbiere
per quattro capelli
che rimangono
come in osteria
ultimi amici per giocare
tanto dimentichiamo
briscole e carichi
finendo sempre in lite
poi c’è da bere alla salute
di chi non ci sta più
la lista è lunga
quando torno a casa
girando largo sull’angolo
verso sera
ci sono due gatti sul muretto
che aspettano
coda dritta
così vanno bene le solite scatolette
un poco di minestra
insieme
ospite furtiva
senza far rumore
la notte già siede a tavola
mentre qualcuno
in mezzo alle ombre
di cortile
ha perso il conto di lucertole
addosso al muro
come di giorni
alla miseria
ma sì
posso continuare questo racconto
pedalando coperte e ansie
a letto
non so quante volte
sospirando
soffiando
come quei due compagni sul tetto
in amore
con una gatta di turno
pure questa luna a favore
giovedì 7 maggio 2026
stanze bianche
ti lascio madre
alle stanze bianche
quando abbassavi le tende
dicendo
è tempo di riposare
oggi monti di neve
miro in cima
a brillare
incontaminati
di grazia
continuando lassù
il tuo racconto
pagina dopo pagina
sfogliata al vento
nel silenzio d’eremo
a parlare solo eterno
fissa la pace
in quello sguardo
che mi donava
un cielo libero
che oggi ricerco
appena in pillole
l’universo
dove un trapunto
di stelle
indicava meraviglia
la notte di vigilia
quando cresceva devozione
allo stampo di lievito
sulla madia
mercoledì 6 maggio 2026
le parole del silenzio
martedì 5 maggio 2026
l'angelo
una sera mi fermerò
poggiando il capo
allo steccato
sul profumo di terra
stesse rughe
dei nostri campi
che stringevi in viso
nei pensieri
per un figlio
non ci ha pensato
un attimo
dio
a riprendersi l’angelo
lunedì 4 maggio 2026
pagina di stagione
un
riflesso tra i gerani in veranda
come
sorriso che curi sulle labbra
e
nel giardino di stagione novella
coltivi
pure il desiderio di farti bella
tagli
via certi silenzi
sforbici
la siepe folta d'attese
e
un’aiuola beata innaffi di freschezza
torna
sui rami il profumo di gemme nuove
scivolando
per sentieri di primavera
un
sussurro come lumaca gravida d’umori
mentre
leggi una pagina di stagione
alla
meridiana puntato l’indice
a
schiera formiche scalando edera
temerarie
e corsare nubi lassù
miro
al passaggio d’un inverno
oramai
trascorso e d’avanzo al vento
che
macina distanze orme date
poi
decide alle cime la direzione
ma
quale
se
pur m’inchino al suo afflato
quando
volge gobba sul tetto
una
girandola di pensieri
e
di seguito scappa
una
voglia di volare
domenica 3 maggio 2026
ti prego
è sul marciapiede
che si consuma la vita
in attesa d'un giorno diverso
o un sogno in ritardo
lì finisci d'imparare
l'arte da circensi
al tendone di maschere
ciascuno la parte
che sia professionista
o dilettante
tutti hanno un ruolo preciso
nel canovaccio
tenendo banco
trapezisti arrivisti contorsionisti
allo spettacolo
alle luci il macchinista
sulla scena il regista
che forse troppo si nasconde
dietro il sipario
con quell'aria di mistero
lasciando però
ovunque il suo promemoria
seguaci lo leggono
fedeli tutti al segno
ripetendo
ti prego
sabato 2 maggio 2026
in fuga
miro alle vetrine
specchiarsi
i migliori anni della vita
nelle giovani donne
vestite a colori
poi dal barbiere
fissando allo specchio
queste rughe
sono in fuga
da me stesso
esco sul marciapiede
con la faccia
d'un grigio stanca
e passando dal caffè
all'angolo
cerco la musica
un sorriso
che rinfranca
lascio al traffico i rumori
se a volte mi giro sorpreso
dalla tua voce
nel tempo a sorpassare
così veloce
venerdì 1 maggio 2026
nuova manodopera
e una sera
lui venne in fabbrica
a parlare
attraversando un cancello di ruggine
sospeso tra mura in cinta d’abbandono
silenzio d’ordinanza
sul piazzale
con
una pallida luna
assente lassù
come le officine vuote
d’operai ancora curvi al tornio
montando ombre
di seguito alla catena
sei morto invano
disse il capofficina
ma a predicare
tutta la notte
ci voleva poco
d’amore e rivoluzione
ancor meno
all’alba
non riportavano
i turni
il padrone
braccia fresche in borsa
costava di meno
quella manodopera d’angeli
al signore
graffiando le nuvole
penso che una sera qualsiasi mi porterà via su quel treno di vapori ai vetri lungo un’illusione svanita certo questi corridoi ti p...
-
vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
-
e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...
-
magari una passeggiata sul lungotevere tu elegante io vestito come sempre e dall’isola controcorrente sotto i ponti fino a castel sant...
