martedì 30 settembre 2025

la voce di stagione

 

va di pennello sfarzoso
l’autunno ai colori
del disincanto
 
quando cadono pensieri
e metti uno scialle
al brivido
le spalle coprendo
 
così i campi nei solchi
il seme nascondendo
 
la voce di stagione
ai richiami di stormi
il silenzio della sera
dopo il vespro
 
se nei vicoli deserti
miro la tua ombra
incerta al bastone
che mi raggiunge in piazzetta
 
sediamo in pace
e la notte verrà
non c’è fretta
 
già le monache in adorazione
a suonare d’uffizio
la campanella
come brillando all’occaso
la prima stella
 
son rimasto solo
in panchina
 
e intorno una gran folla
di ricordi
o nebbia filarina
 
adesso ai fanali
va in scena
una malinconia
d’epoca
e tu in posa
a vegliare
sempre in piedi
così quando avevo bisogno
mi soccorrevi
 
adesso sto male
d’un viver che sfodera
e storce e curva la schiena
ma non puoi più dare
giusta la piega
 
 

lunedì 29 settembre 2025

siamo soli

 

m’appoggio stanco
all’argine della sera
 
lungo quella strada
che porta i tuoi fianchi
sul ciglio d’un addio
 
poi 
la notte ci sorprende
a camminare scalzi
come ombre dal buio evase
 
restiamo soli al davanzale
lasciando sul filo
i perché
con altri silenzi
appesi



la partita

 

consumando ruggine
i cardini al cancello
sento cigolare nelle vertebre
il tempo

adesso che le stagioni
e tante sono trascorse
alla schiena
d'un lampo
scatta il brivido
stasera al parco

quando tra mucchi di ricordi
ad ingiallire
giocando un tempo i figli
oggi scappano nipoti
rincorrendo il futuro
che non vedrò
più arrivare

e qui da solo in panchina
ormeggio stanco
lo scafo rotto alle bufere
albero spezzato
come strappate le vele

indomita però la voglia
di scendere in campo
anche con l'affanno
così stacco le catene dal molo

questa vecchiaia opprime
e magari affondando a largo
mi metto ancora sulla distesa
controllando il timone
ad indicare la rete

se un bambino ride
quando cado
non sa che la vita
ci ha già fregato
la partita


domenica 28 settembre 2025

una sola stagione

 

nudo
sulla piazza vuota
il nostro sogno d'estate

e dalla torre
il colpo di grazia
a rubare l'istante

preciso il brivido
alla schiena
riaccompagnando
l'ombra tua a casa

una sola stagione
amanti

e sul viale 
dove sono ingiallite
tante ragioni
 
ho paura a calpestare
l'unica
di vivere insieme




sabato 27 settembre 2025

il viaggio

 

comincia dalle nostre braccia
a staccar foglie
il viaggio
 
e quest’autunno della vita
cos’è
 
lo scialle forse
che mettevi
a coprire un brivido
o
il fermento
a far notizia
in bocca di tini
 
poi arrivarono i trattori
a muggire nelle stalle
e non ho più contato
tafani come anni
sul dorso delle vacche
tirando i nostri sogni
 
alle corde
sopra cassette d’uva
cantavi
quando ti sei voltata
e
come stai facendo adesso
 
m’hai sorriso
dalla foto che stringo
qui
per sempre
 
 

venerdì 26 settembre 2025

l'ultima lettera

 

scrivo a letto
con il peso delle sofferenze
l’ultima lettera prima di partire
attraverso i padiglioni del dolore
della solitudine
 
scrivo nei rimorsi
con le parole mai dette
con le speranze finite
l’anima che fugge
e l’inchiostro che mi resta appena
 
sento in volo l’illusione soltanto
di arrivare alle vostre mani
e raccogliere un ultimo abbraccio
 
tra poco porteranno via
i miei balocchi
i sogni le poesie
e queste pagine del tormento
della mia inutile vita
un numero d’archivio
una cartella di notizie
sulle corsie dell’abbandono
 
sono un malato che termina di esistere
e lo leggo senza aprire gli occhi
lo stringo senza forze nelle mani vuote
lo sento nel silenzio di tutti
e la commedia finirà in un personaggio
che muore in scena
 
nella parte che sognavo
come loro
 le mie stelle nel cielo
d'una notte buia cadute
 
in fondo all’universo
comete sfavillanti e
nell’attimo di coglierle lassù
subito perdute
 
e vi descrivo l’ultima voglia
 
con le fiamme posare le ali
ai fianchi dell’eterno
cingere delle ceneri il vento
e sul mare spargere le mie ossa 

quando solo la luna avrà pietà di quest’addio
per quanto l’ho bramata
in cima a questa penna
e al mio vano desio



compongo scialli

 

vedo uscire
tra i rami spogli
un pallido sole
che nella nebbia
subito affoga
 
migranti a stormi
bambini che corrono a scuola
stesse fila
nel groviglio a matassa
d’una stanca memoria
 
oggi il parco è deserto
e dirigo sul viale
un traffico in giallo
di voli
 
compongo scialli
fa freddo
e tiro su la sciarpa
mentre arranco al bastone
 
se all’edicola
non è uscita una tua notizia
e al caffè scorrono le ore
 
al giornale sul tavolo
a carte o bigliardo
tanto vale il tempo
 
da scannare al supermercato
tra scaffali mirando
le offerte migliori
o sulle bancarelle
del mercatino rionale
 
poi un accidente
l’incontro sulla passeggiata
che scappa dalla mente
buste della spesa in mano
sempre quel saluto con lo sguardo
 
ma negli occhi ancora
un’ombra dal passato
e ti lascio all’angolo
composta nel traffico
 
non basta la foto
sulla mensola
io e te al mare
non basta
a cadere lacrime
 
com’eravamo giovani
maledizione
e viene giù la pioggia
sul divano
 
 
 

giovedì 25 settembre 2025

finendo l'estate

 

finita col brindisi
la festa sull’alba
in spiaggia
 
quella volta
che io e te
abbiamo alzato calici
come bollenti spiriti
 
con il caffè di corsa
amaro quanto basta
e una fitta dentro
per una storia in bianco
 
solo un’impressione
quel velo
negli occhi
 
e come ti stava bene
a nascondere
il mistero
 
eri forse tu
la donna
che volevo
se c’era ben altro
nello sguardo
 
e ti cerco ancora
nelle comitive a ballare 
ogni volta sul mare
finendo l’estate



mercoledì 24 settembre 2025

la tela del ragno

 

è quell’edera
che non smette d’abbracciarti
salendo fin su al tetto
con le nuvole di cortina
e un povero camino
che sbuffava allora
per quanto il vecchio
oggi in salita
 
arrivando qui
alla casa d’un tempo
che mi ristora
come ricovera
se basta solo fissarla
alle finestre chiuse

pure al portone
coperto di ragnatele
già sento odori di cantina
mentre salgo le scale
senza il tuo corrimano
e un batticuore assale
 
l’affanno scoppia nelle stanze
che d’abbandono fanno eco
e non c’è voce
al tormento
padrone il silenzio
pedalando sul corridoio
un puer sul triciclo
a scappare dalla vita
 
ecco 
dietro le tende
no
non mi nascondo
ho fallito l’assalto
e la gloria mai raggiunto
 
mi difendo sul divano
dalla tela del ragno
che tesse il racconto
e nel buco s’infila
 
come in culo al mondo
questa penna
che ha finito di scrivere




martedì 23 settembre 2025

tutta la mia vita

 

verso sera ho chiuso tutte le imposte
al vento che colpisce questa casa
e tanti ricordi vengono a convento
bussando anche loro muti alla porta
 
stanza dopo stanza curvo m’incammino
a rivedere tutta quanta la mia vita
tenendo per mano una memoria che manca
e non è più un bastone fedele
 
salgo a fatica su per le scale
che hanno portato i miei figli lontano
in fondo alle dure attese
dove non ho più trovato una donna
 
sento di navigare alle folate
e i battiti fuori d’una tempesta
come su una nave alla deriva
 
a prua lassù quelle poche stelle rimaste
guida di sogni smarriti
sulla tolda alto il tormento che fischia
al timone pilota una solitudine
con le carte che mi restano sul tavolo
 
vecchie foto di polvere
documenti ingialliti
le tue lettere amore mio
descrivono la mappa d’un viaggio impossibile
che stringo ancora tra le ossa stanche
 
 
 mena forte il vento sulla tua rotta
ma si calmerà
 ascolta
al bacio della notte
che mi davi precisa sulla soglia
quando dondola fuori la luna
che ti ha consegnato alle ombre più belle
 
 

il premio

  quella sera di colpo il tuo sguardo   in tuta di corsa al salto tra le macchine io fermo in fila suonando all’angolo   hai attraversato l...