Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 31 gennaio 2026
scendo a Portonaccio
il nostro quartiere
del tempo libero
allo spaccio
insieme
che sia lo
stesso caffè
o marciapiede
scendo a Portonaccio
con la circolare
sempre i ferri a
sbattere
fin dentro casa
dopo si divide
la rotaia
scoccando scintille
a porta maggiore
e scivola il
tram al deposito
oggi in pensione
scende il
macchinista
al prenestino
i panni sudati
al filo del
balcone
che da domani non
arriva
più alla
stazione
rimane in testa
quella corda
tesa
sulla strada
ferrata
che per tanti
anni
ha tradotto ogni
mattina
operai studenti impiegati
e sotto di
cemento
quante traverse
tra i binari
e braccia stese
per il tormento
o lavoro d’una
vita
lasci la divisa
con il pensiero
solo
de campà in pace
senza grandi
pretese
fino a quando noi
perduti
‘na lunga chiacchierata
se famo all’alberi
pizzuti
venerdì 30 gennaio 2026
carne senz'anima
una strada affollata di notte
lungo periferia scopata dal vento
ripassata da tutti quelli che vogliono
amore a pagamento
mette la città una collana
di fanali
ammicca al semaforo
con il battito delle ciglia finte
donna da marciapiedi
nei voli di carta
annoda la sciarpa
al freddo che hai dentro
uomo del sabato sera
in fila tante carrozze
per un viaggiatore
alla stazione del sesso
cercando un’altra vita
in mezzo a quelle cosce
solo con la voglia
di carne
senz’anima
gonfio di pioggia
perché questa sera
non mi viene nulla da
scrivere
sulla riga
dove intingo nuvole
naviganti alle cime
che il vento spinge
issate sui tetti
e non c’è petto
più gonfio di pioggia
del mio
mentre seguitano
le ombre
come treni alle spalle
d’un giorno
che fa male
così salgo
vagoni di solitudine
sui binari di notte
per raggiungerti
sai amore
non ho paura del domani
ma alla fine di non trovarti
giovedì 29 gennaio 2026
l'impressione
amo camminare
spiagge d'inverno
lontano dalla gente
a parlare solo il vento
poi siedo tra le barche
posati i gabbiani sui moli
stanchezza
dentro
verso la sera
in fila sui fanali
cerco l'impressione
a quest'ora
che chiamavi
prima di rientrare
fisso tra le palme
magica luna
da specchiare
lo sa
anche il mare
che aspetta sornione
in calma piatta
ai due amanti
allora
buonanotte
mercoledì 28 gennaio 2026
vecchio motel
accosto alla vita
se al racconto mi fermo
di fronte questo mare
in copertina lucida
d’inverno
abbasso il finestrino
dentro un uomo sconfitto
a fumare
e di strada ancora
ce n’è da fare
prima della notte in fondo
accendo i fari della ragione
ma così stanco del domani
al passato faccio un riassunto
chiedo in marcia
ogni curva sul volante
di rabbia dov’è casa
con quale donna
far tana
ho solo voglia di camminare
se non fosse così freddo fuori
due passi in tempesta
verso la distesa
che non è da meno
fischiando bufera
di mezzo agli elementi
lontana una luce
sul nastro d’asfalto
convince a riposare
scendo valigie
al vecchio motel
che accoglie ombre
pesanti addosso
mi spoglio e una doccia
dopo a letto
senza scendere al bar
non ci sono al telefono
per nessuno
albergo in coperta
solitudine
come scalda in coppia
con la disperazione
e sul comodino pillole sparse
in associazione
martedì 27 gennaio 2026
inverno passerà
la gente ormai non
racconta
parlano le mani
strette ad aspettare
mentre vanno lontano i
giovani
pugni chiusi
e la rabbia monta in
silenzio
altri attori a stelle
buia la strada
si fa notte sul palco
della politica
e le ombre in fila
smontano al muro
tante parole
pezzi di discorso vanno
in bocca all’ubriaco di
turno
sulla piazza
e al caffè poi rimandano
le chiacchiere
d’un giorno consumato
a carte
dai
quest’inverno passerà
me lo dici dalla cucina
a preparare la solita
minestra
quando alla tv sparano
brutte notizie
e m’arrendo sul divano
tanto la notte sto in
coperta
come la nave va
fischiando il nostromo
uomo in mare
ma è ancora quel naufrago
di bicchieri
in mezzo alle onde
di sirene facili
e gomme accese
lunedì 26 gennaio 2026
buonanotte
comincia a far male
il tuo nome
un numero in rubrica
vuoto che non sta nei margini
non arrivando idea a piè di pagina
allora stanco delle solite rime
di stormi
voglio seguire in riga altri disegni
saltando orti in fiore
carezze a colori
con la smania d’innamorato
fino alle cime in fondo
ecco al tramonto
specchiando sul lago
quell’immagine
che spoglia veli
mentre cala il sipario
fuggendo all’occaso
una sola stagione
rimane l’ultimo lembo
di terra baciata
d’un riflesso a caso
per la mia unica donna
apparente o assunta in cielo
e poi nudi andremo a letto
d’un arcano alle favole
chi più chi meno
tutti c’abbiamo creduto
così buonanotte al secchio
caduto nel pozzo della luna
buonanotte a te
vecchio
illuso
domenica 25 gennaio 2026
quattro piume nella neve
sul muretto
all'aria ferma di gelo
un pupazzo
scopa in mano
fa la guardia
a mezza luna
rimango la notte
fisso alle carte
d'archivio
nel sottotetto
su per le scale
in fondo al passato
che d'eco assale
come il verso di piccioni
dalla piccola finestra
complice un pezzo di pane
e quanto vorrei
d'un frullo assieme
quattro piume posare
sui passi colmi di neve
sabato 24 gennaio 2026
un poco più in alto
come adesso innamorato
del mare d’inverno
forse non capirò mai
questa voglia dentro
di spazi e tempeste
tormenti e silenzi
rotolando a riva
tutto me stesso
poi all'osteria
sui bicchieri in fila
riverso
ma di notte fare la posta
a quel balcone aveva un senso
se mi calavi un cestino dei desideri
ordinando per domani
e nessuno niente poteva
più di te all’ultimo piano
preciso il tempo la data
che ora piango
quando non arriva il filo
ad abitare un poco più in alto
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