martedì 30 settembre 2025

la voce di stagione

 

va di pennello sfarzoso
l’autunno ai colori
del disincanto
 
quando cadono pensieri
e metti uno scialle
al brivido
le spalle coprendo
 
così i campi nei solchi
il seme nascondendo
 
la voce di stagione
ai richiami di stormi
il silenzio della sera
dopo il vespro
 
se nei vicoli deserti
miro la tua ombra
incerta al bastone
che mi raggiunge in piazzetta
 
sediamo in pace
e la notte verrà
non c’è fretta
 
già le monache in adorazione
a suonare d’uffizio
la campanella
come brillando all’occaso
la prima stella
 
son rimasto solo
in panchina
 
e intorno una gran folla
di ricordi
o nebbia filarina
 
adesso ai fanali
va in scena
una malinconia
d’epoca
e tu in posa
a vegliare
sempre in piedi
così quando avevo bisogno
mi soccorrevi
 
adesso sto male
d’un viver che sfodera
e storce e curva la schiena
ma non puoi più dare
giusta la piega
 
 

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