venerdì 6 febbraio 2026

va bene

 

una sera di pioggia
che ti sto a fissare
 
con quel sorriso ancora
gonfio sulle labbra
di mare
sento magari stanco
lo scafo
ma una voglia addosso
di navigare 
 
cerco allora in una foto
l'impressione
o quel profumo d'un tempo
nell'armadio
poi ritrovando le tue chiavi
sfioro quella rosa sempre più curva
all'ingresso
 
così
quando la nebbia
sale in giardino
m'arrendo sul divano
 
e circondato da rumori fuori
sussurri
come il battito ai vetri
vento o pioggia
inizia con te
allora il viaggio
 
sciolti i canapi
come i capelli
lasciando il porto
timone libero
non c'è rotta
 
basta arrivare
sulla distesa
in camera da letto
con le prime ombre
sottocoperta
 
una volta persa la direzione
del tempo che rimane
anche un cuscino da stringere
va bene


 

giovedì 5 febbraio 2026

nebbia

 

dolente
ai tuoi versi
era quel silenzio
sui tasti
come di sotto
al vicolo
per le scalette
certi passi
che riconoscevo
ovattati
 
era un ticchettio sui vetri
del vento simulacro
scrivendo al virtuale
ma una postilla
non compare
finito l’inchiostro
 
poi chiudevo la lettera
sigillando un segreto
al timbro di ceralacca
 
meglio ti amo
cuore e freccia
su carta oleata
rovesciando vino e gazzosa
schiuma di birra
unte le mani di mortadella
 
oste Lido
e delle monache
su tutto
la campanella
 
alla corte dei miracoli
siamo cresciuti
tra bestemmie
fumi di tabacco
nazionali e trinciato
 
cerco la sera senza fiato
che non partiva la corriera
d’epoca
il cane dietro
all’ultima rincorsa
 
in fondo
curva una povera vecchia
di lacrime
che non la smetteva
 
addosso alla valigia
ma quanto ho pianto
di rabbia
tanto copriva
nebbia



il rampicante

 

aiutami 
grida quel rampicante affacciato
dall’ultimo piano

mentre qui ho tanti giorni
d’ammazzare in ufficio

alle 17 si scatena un temporale
e come funghi nel bosco
sgusciano mille tute blu
larve d’uomini pronte
sui cancelli a volar via

ma dove
se la città ruba le nostre ali

aiutami
a riprendere quei voli

eri la mia farfalla
di colori delicata
un profumo la tua pelle

con te posso allungare
le gambe
d’un vaso
fino al cielo



mercoledì 4 febbraio 2026

ti scrivo

 

ho sentito quella mano tua
salire dentro
quando ci siamo salutati
alla finestra
 
ma non piangere
sai
perché ho abbracciato
stretto una donna ormai grande
bella
 lanciata verso la vita
figlia mia
e per questo ti scrivo
 con il sorriso
 
parole che non trovavo
ora vengono di notte
piano qui in camera
 
volevo dire
ti voglio bene
ma è rimasto dentro
 
non devi sentirti in colpa
sto bene qui
ho l’assistenza che mi serve
 
i figli il lavoro
pensa alla tua vita
non chiedo altro
voglio solo vederti felice
e d’una carezza sapere
che in fondo mi hai perdonato
 
ti aspetto sempre
ed in foto
sul comodino
miro quelle attese
di stupendi nipotini
che mi hai donato
 
e così
 anche un vecchio
può volare in carrozzina
a quest’ora
da te
per un bacio sulla fronte
 
ciao
babbo



martedì 3 febbraio 2026

vecchi gitani

  

di viaggi naufrago
e d’amori vissuti senza porto
come di tante onde stanco
 
per sempre zingaro di mare
mi fermerò a quei falò sotto la luna
 per una carovana di vecchi gitani
che suonano e danzano di malinconia
 
addio cielo nero
un violino mette le ali
alle nostre voglie di partire
 
con la fisarmonica
a comporre storie di gente
nata libera
vissuta sulle strade del mondo
 
e di colpo la fiamma
illumina lacrime
rughe strette a un bicchiere
consuma l’allegria
 
si ritrovano cavalli
naviganti uomini e donne
e si balla intorno ai fuochi
 
anime e fiamme libere



 

lunedì 2 febbraio 2026

candelora

 

mi piace
in silenzio
schivare
la gente che fa rumore
sul marciapiede
 
alzo baveri
alle vetrine
sono tanti
gli anni in tasca
pugni chiusi
di rabbia
se combatto ancora
sorrisi finti
mani facili
 
attraversando
di sera la via
alle ombre
che mi nascondono
di rito
verso calici in osteria
effetti personali
a menadito
 
e alla candelora
fedeli in fila
effetti indesiderati
il mondo in malora
 



lo spartito

 

provano ancora  
certi passi di notte
quelle ombre 
sul ciglio di strada
 
vanno in metrica
cercando insieme
battuta e cadenza
fino a seguire il ritmo
di danza
 
sullo spartito di note
composte per te
nel concerto di silenzio
ai fiati di corridoio
e labbra di porte socchiuse
 
per musica e orchestra
da camera
quando mi amavi
 
e a dirigere i sensi
ero il tuo maestro
dalla bacchetta magica
 
 
 

domenica 1 febbraio 2026

a confine del tempo

 

un battito
nell'aria gelida
quel migrante a confine
del tempo
 
volando via
libero lassù
come hai fatto
tu
d'una malattia
 
così rimane sul limite
d'esistere il dubbio
se lanciarmi
 
stasera divora fisso
le carni
 
 
 

va bene

  una sera di pioggia che ti sto a fissare   con quel sorriso ancora gonfio sulle labbra di mare sento magari stanco lo scafo ma una voglia ...