giovedì 5 febbraio 2026

nebbia

 

dolente
per certi versi
era quel silenzio
sui tasti
 
componendo
giù di sotto
al vicolo
per le scalette
altri passi
che riconoscevo
ovattati
 
un ticchettio al vetro
del vento simulacro
il battito del pendolo
e benedette le sere
senza telefono
 
salendo allo studio
dopo le scale
con le prime lettere
e piccioni in remoto a tubare
 
mentre chiamava al balcone
quel mare bianco
un bambino sulla tolda
della nave
finiva l’inchiostro
 
nell'ultima busta
sigillando un segreto
al timbro di ceralacca
 
anni dopo preferiva
il disegno cuore e freccia
su carta oleata
rovesciando vino e gazzosa
schiuma di birra
per mani unte di mortadella
 
oste Lido
ma delle monache
su tutto
la campanella
 
alla corte dei miracoli
siamo cresciuti
tra bestemmie
fumi di sigaro
cartine e trinciato
 
cerco la sera senza fiato
che non partiva la corriera
d’epoca
il cane dietro
all’ultima rincorsa
 
in fondo
curva una povera vecchia
di lacrime
che non la smetteva
 
addosso alla valigia
quanto ho pianto
di rabbia
tanto copriva
nebbia



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