sabato 28 febbraio 2026

quanto fa male


al bivio la strada bianca
davanti più stretta
portava solo polvere 
e rovi sull’argine
che scendevano
graffiando 

ci siamo lasciati muti
perché il silenzio faceva meno male
di tante discussioni

ma stasera che mi volto indietro
sull’asfalto duro d’interessi e nero  
dove corrono tutti
scappando via
sento dentro il dolore
d’averti lasciato solo

d’uno scatto
il cavallo più giovane
al bastone s’era ribellato

il tuo ormai vecchio e stanco
portava il peso di questa solitudine
che adesso curva la mia schiena

e quanto fa male



*

(a mio padre oggi , dopo 38 a. dalla sua scomparsa, posso ancora in silenzio dimostrare rispetto inchinandomi consapevole della mia insufficiente presenza , del mio voler bene senza dirlo, restando muto e inerme...non sono stato capace di farmi sentire figlio , e lui capo chino sguardo triste ma pulito sempre come la sua fronte alta, se n'è andato senza mai dire la maledetta storia di sua mamma e di mia nonna mai conosciuta, non me l'ha mai raccontata conoscendo le mie reazioni...non ha mai reagito perchè altrimenti avrebbe distrutto la nostra famiglia una seconda volta, dato che la prima ci ha pensato un barbaro criminale destino a colpi di mitra scagliati da una belva assetata di sangue davanti casa, quando nel '44 c'era un paese intero allo sbando in mano a bande di assassini che si coprivano di colori, ma l'unico colore era di sangue...caro padre oggi è inutile chiederti perdono se sono scappato via davanti alla tua faccia scura, sempre triste e cupa, ma cosa potevi mettere su se non altro dolore altra tristezza, sei stato come mio nonno condannato da una saetta, e sono cresciuto dentro una famiglia che ha dato il sangue, e quanto lavoro e quanti sacrifici senza la donna che dirigeva tutto, Emma, donna eroica e immolata , e così finirò i miei giorni ricordando la tua resistenza e l'alto e nobile esempio, quando colpito d'un male hai fino alla fine dimostrato dignità e fiera ostinazione sulla strada del bene, dove non ci si arricchisce se non di fede ideali puri e nobiltà d'animo, spero solo d'incontrarci , dico solo questo, io che non credo, ma al tuo esempio io credo, l'ho vissuto e troppo tardi l'ho capito...in silenzio qui piango, padre, ancora una volta sulle tue spalle che hanno portato tanti e tanti pesi e pene dure, non ho mai saputo dire ti voglio bene, ecco tutto il mio più profondo dolore, finendo di scrivere e vivere .
 

sulle pagine amare per me di annunci di tipo mercantile e consumistico, parlo di questo internet pieno zeppo di miserie e scarichi fecali immondi, posto la mia lettera a mio padre che è stato e rimane un monumento d'eroismo assieme a sua madre e mia nonna, che posso fare, sento di lanciare il mio messaggio per sempre, e quanto vorrei urlare e scriverlo a pieno titolo ovunque, perchè anche l'eco insegna e la storia è ormai quell'eco remota della mia famiglia, ora basta, solo silenzio, ossequio inchino rispetto, non le solite parole, ma il dolore elevato a laica preghiera e all'ennesima potenza dentro, perchè lui possa raggiungere quel cielo dove si era rivolto per raggiungere la santa e eroica madre, la mia cara nonna che mai ho conosciuto, a queste due anime grandi e straziate che possa concedere pace qualcuno che si chiami o no dio...

venerdì 27 febbraio 2026

il pupazzo

 

sul filo di notizie
stese lungo vicoli in cronaca
arrivano lingue di vento
e fiocchi a salutare
 
un vecchio che torna
dall’arco di bora
con le fascine sulla gobba
bastone di freddo in mano
 
è inverno
a far gelo di piazza
in giostra sulla via
con i baffi dalle cole
il tuo disegno sull’orto
 
il pupazzo di via leopardi
era il più bello
 
larghe falde
il cappello
naso carota
occhi mandarino
 
stringeva manico di scopa
la pipa tra i denti
con la sciarpa di neve
in fondo alla cartolina
 
timbro d’un bacio
saluti lontani
allora in collegio
bastavano
 
 

il buio della notte dietro

 

le prime luci della sera
riflesse ai fanali
quasi un tremito addosso
a te che parti
 
sull’asfalto nero
luccicano umori
come nei tuoi occhi
ai saluti
 
mi dai la mano
stringendo il patto
che in corsia
ci rivedremo
 
ecco il dubbio
ma scappo di sotto
 
ho paura adesso
che torno in macchina
 
mirando allo specchietto
il buio della notte
dietro



giovedì 26 febbraio 2026

le mani di donna

 

 solo
nello spazio
della stanza
ritrovo me stesso
 
qui ai confini
del mio piccolo universo
scrivo
e del tempo
che rimane
sopravvivo
 
due legna al camino
il tepore dei ricordi
un poco di vino
cotto
la vita ormai
alla fine
e verso i monti
un rimbrotto di lacrime
 
giusto all’altro lato mare
certe sere m’affaccio
dal terrazzo
perché voglio sognare
una sola stagione
con te
d’estate
 
al pendolo
s’è fatto tardi
ricordatemi
non per le voglie
o la ricerca d’una compagna
ricordatemi
e basta
se tra queste pagine
ho versato inchiostro e sangue
in abbondanza
 
pace cerco pace
e nelle polveri
voglio pietose le mani
solo di donna
premurosa ancella
 
“”Se del tramonto
è il canto
è il canto
ancor tratteggerai
fondali colorati,
ad ingoiare il mare
con l’indomita ferocia
degli anni evaporati.
Tremerai
per insegnar le vibrazioni,
sussurrerai
le nostre grezze identità
lasciando schegge
tra le case in pietra.
Che irrefrenabile
della vita è il flusso
da cui ognun zampilla.
E questo è il verso tuo,
in anfora raccolto
da premurosa ancella.””
 
 ( Sandi )
 
 
 
 
 

mercoledì 25 febbraio 2026

porta da bora

 

sulla nord
code a tratti
di nebbia
 
arrivano
dalla porta da bora
venti freddi
 
dal paese
nessuno
in uscita
 
m’affaccio  giù nell’orto
d’inverno
e quei rami scheletriti
tronchi sull’attenti
di rigore
mettono certi brividi
addosso
 
mi capisce la gatta
alla stufa
ed insieme aspettiamo la sera
 
a salire le scale faccio fatica
ma ci vuole legna
per scaldare un’altra stagione
 
se nel cuore
d’ardere
la tua
è finita


  

mare d'inverno

 

sono voli
che di gabbiani rapiscono
tornando alle spiagge deserte
con il vento a gonfiare le onde 
 
baveri alzati sulla passeggiata
fino al faro
tra vecchi ricordi
curvi alle reti
una vita al fuso
da pilotare
 
è
questo mare d'inverno
che al maestrale
sfonda sul molo
bussa tra le tempia
e assale
con quanta rabbia
da schiumare dentro
 
e sono solo
adesso
con le barche
a stivare nebbia
 
di fronte
la distesa tra i forri
ad urlare
 
e gli uomini
perduti a banchi
 
d’una scuola dura
senza domani
 
                           

martedì 24 febbraio 2026

al cancello

 

d’eremo viandante
alla fonte del cimitero
lavo certe pene dentro
avvicinandomi al cancello
 
di ruggine profano
stride cigolio
e mi fermo
devoto al silenzio
 
mirando nei passi
di ciottoli bianchi
lapidi e steli
lungo siepi di bosso
 
come quell’angelo d’ala offesa
a custodire date e foto
che più non conosco
 
c’è una madre
sempre a sorriderti
nel marmo
 
braccia stanche le mie
a rimettere fiori
tanto domani già curvano
 
sono queste preghiere
in bocca ormai
che appassiscono



lunedì 23 febbraio 2026

maschere e larve

 

fanno il giro di notte
mirando lucciole
sulla tangenziale
 
prima con la vespa
ora con la bianchina
sempre senza benzina
 
maschere a frotte
zompano di bar
in osteria
giocando a carte
bevendo
e mai una lira
 
finite le sigarette
rimangono sogni da fumare
in cartine messi alle strette
 
verso l'alba
quando comincia
la fila ai cancelli
 
e in tuta
pedalano
sull'argine
ondeggiando
i fanali
 
non sai mai
chi è più stanco
l'ubriaco d'una vita
o l'operaio di fatica



 

domenica 22 febbraio 2026

invece no

 

egoista e prepotente
ripete la canzone
che preferivi tu
 
maledetto quel tempo
che fu
perché ti sento ancora viva
 
mentre ascolto
quelle parole a far male
dentro
se son rimasto
un perfetto stronzo
 
e invece no
invece no
tutti i giorni
siamo in guerra
vecchio ormai
ma tu più bella
che mai
 

mi sa parlare il vento

 

ho bisogno d’ascoltare
e non rientro
stasera che mi sa parlare
il vento
 
sul palco
dal racconto libero
in scena
l’autunno
 
nei canti di vendemmia
come nei solchi
di semina
lo spartito
 
battendo folate
in metrica
i tuoi baci
all’infinito
 
lassù una luna calante
scappavi sul viale
tra mucchi di foglie
 
l’ultimo salto alle ali
prima della notte
al fermo immagine
 
 

sabato 21 febbraio 2026

su un altro golgota

 

tolte le macerie adesso
non c'è deserto
più vuoto intorno
 
e mirare questo paese
sulla spianata bianca
è come spogliare
un povero cristo in croce
 
lancia nel costato
oggi la solitudine
su un altro golgota
di povera gente
s'è consumata
 
nei volti senza pace
nelle mani che non scavano più
nel silenzio della rovina
quando dalle urla
strozzate alle parole
inutili
puoi solo nascondere ancora lacrime
 
e stasera quel cane al fontanile
era uno di noi
anche se perduto
 
prima di bere
chiedeva una carezza
 
del nostro dolore
muto
 
 

della classe '51

 

alla finestra
d’una sera grigia
per strada sonnolenta
quel lampo che tocca le cime
è brivido a scuotere
in fondo alla cornice
 
ingrana il pendolo
un rosario a ore
tra le fusa del gatto
in poltrona
i tarli da concerto sul corridoio
e la notte a presto
 
intanto
fuori piove
eco
dal tetto
sulle scale
 
naviga brume
questa nave
affonda alle ombre
adesso getto una scialuppa
 
me ne vado in osteria
con la truppa
e l’ombrello rotto
naufrago tra le fila
 
siamo della classe ‘51
vecchi tromboni della rivoluzione
ancora in fiato 
 
mai una volta a tempo
 
 

una donna d'amare

 

uscendo stanotte
sul viale d’autunno
attraverso il parco
della rimembranza
 
cresciuta un monumento
la tua assenza
in elenco sulla stele
di marmo
quante illusioni cadute
giorno dopo giorno
 
cosa vuol dire amare
forse capirò all’alba
il senso
 
quando tirano le reti
uomini di fatica
su lampare
 
come vorrei
quante emozioni
guizzare 

se al rumore di tavole
non ascolto altro
nello scafo 



venerdì 20 febbraio 2026

altro che pozzanghere

 

la notte di marciapiedi allagati
all’eco dei nostri baci
 
abbracciati sotto l’ombrello
da innamorati
 
poi all’angolo di viaggi rimandati
nemmeno un sogno
sui binari
 
non passa più niente
sulle mie gambe
 
come sul selciato
d’una vita dura 

altro che pozzanghere
da saltare


giovedì 19 febbraio 2026

aria di neve

 

la sera chiudendo la finestra
accosti la sedia
al camino
vuoto il desco
manco un piatto caldo
di minestra
 
intanto allo schermo
rimandano notizie
non certo di festa
solito bollettino di guerra
 
e ravvivi la fiamma
allora per scaldarti
quando non verrà nessuno
e la gatta sta sul divano
a ronfare quatta quatta
 
fuori c'è aria di neve
tirando poco la cappa
a far fumo
anche in cucina
dove ripassi un'altra scatoletta
 
piatto freddo
una goccia di vino
altri verranno
di bicchieri la notte
che non c'è sonno
e il vento fa certi rumori
sotto la porta
 
aspetto naso in su
i primi fiocchi
ma gelo ai vetri
lascio sogni rappresi
il tuo ormai stecchito
 
come il vaso che ho ritirato
non sopravvivrà
all'inverno
curvando lo stelo
 
se anche il vecchio
pipa accesa
assume in controluce
la postura da virgola
 
mai un punto fermo
alle chiacchiere
di questa bassa gente
ancor più ridicola
 
che chiamava il grande
Giacomo
gobbo
ma oggi quanti marmi
targhe dediche
innalza
all'immenso Vate
l’antico borgo



amaro in bocca

 

luci in ogni stanza
d'un freddo inverno
 
la notte dei discorsi
poi muti verso l'alba
tutto spento
 
più nebbia
dentro
che in veranda
 
ci ha convinto
il silenzio
sul mattino d'amaro
in bocca
 
mai fatto bene
quel caffè
sempre di corsa
 
uscendo
in cronaca
già divisi
 
un'aria trasognata
io
alla fermata d'angolo
 
tu in mini
tacchi a spillo
sgommando

 
 

mercoledì 18 febbraio 2026

solo un gioco

 
tutto questo tempo
che non ho più niente
da fare
 
un altro giorno inutile
sulle panchine al parco
noia mortale
 
questa vita
da ammazzare
con ricordi
rimorsi
tormenti
 
rottami
sull’orlo fissi
senza parlare
noi vecchi
 
e poi cosa c’è sul dirupo
ancora da raccontare
 
nel silenzio al bastone
oggi l’inverno veste
un grigio pastrano
 
unico sussulto
un bimbo alla fontanella
con il sorriso
d’anni più belli
cosa vuoi
se scende una lacrima
 
se ho tanta sete
ma è diabete
mentre al cancello
affronto sul marciapiede
coriandoli e maschere
 
metti una sera
a carnevale
il costume sempre quello
della più bella principessa
del reame
dai
cercami
alla sfilata dei carri

sono già salito
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco



da non credere

 

inseguo giorni
 
dalla fioraia
per questa pianta
da salvare
poi da non credere
d'un prete al confessionale 
 
meglio in osteria
ad alzare un calice
a te
che avrai terra sulle braccia
per mettere un fiore
se non capisco perché 

allora inseguo notti
sulla rotaia qui all’angolo
umido il buio
scivolando via un tram
con le scintille sul tetto
ma non c’è contatto

allo schermo
neanche un messaggio
 
e sprofondo sul divano
abbracciando una bottiglia
senza coraggio
 
come anelli di fumo
spirali d’assenza
salgono nei riflessi
dal caffè di sotto
alla tua foto
 
che ora d’un sorriso
in cima s’accende
 
al vetro subito spegne
ragione da vendere
 
 
 

martedì 17 febbraio 2026

al passato remoto

 

quando vuoi
ripete l'ombra
al portone

ma polvere
calcinacci
e ragnatele
rimandano
l'occasione
come ruggine sui ferri
opaco al corrimano
l'ottone

d'un balzo all'atrio
solo un gatto

lo stesso tuffo
tornando così
al passato remoto

ma non entro
nella vecchia casa
aperta dal terremoto

solo piccioni
che vanno e vengono
dal tetto sfondato

come tanti ricordi
che libero adesso
d'un cuore malandato


il passato

 

alla siepe di confine
o sui cocci di vetro
lungo il muro di cinta
quest’ultima pagina di tramonto
sfoglia lenta una mano di vento
ma ripidi nelle ossa 
certi brividi in risalita
 
vele gonfie
quelle braccia nodose di quercia
danno voce al tempo
 
e nel cielo di rosso
la sera arriva piano
sulla strada ai lampioni
per un altro giorno fuori scena
 
in giardino
fila di formiche in divisa
sono terminate
come la spola d'una cicala
dal freddo offesa
 
d’umida nebbia filarina vestito
un sogno acrobata
scivola dal comignolo sui coppi
e se ne va bianca matassa
fumata in pace sui tetti
in faccia alla luna
così stretta ai vicoli in gola
 
è tardi
rimetto un ferro al portone
che cala dritto alla schiena
e fa male di solitudine
 
mentre sul cuscino
ti volti stanco
a guardare il passato
che dorme senza più voglia
a fianco
 
 

lunedì 16 febbraio 2026

nella terra d'Abruzzo l'ultima mia lettera

 

vorrei
portarvi con me
indietro
nel tempo
in quel cortile
a giocare
stagioni
più belle
 
un invito
di brughiera
al mattino
o sulle spiagge
del mare d’inverno
 
adesso vorrei
solo con te
amore
nascondere il nostro segreto
nello scrigno di muschio
e di felci ornando
il tuo viso
 
come attraversando
quel bosco
alle pendici
del gran sasso
 
nella terra d’Abruzzo
piange
il mio cuore spaccato
dove riposa
zio Giggi
zì Vapore
Ughetto
e Mimmo Angela
la nonna
sor Checco
la mia gente
 
lì posare per sempre
dolore e affanno
quando anche tu Anna
nel mistero
sul mio libro aperto
sarai storia
 
e questo sacro racconto
affidare alle mani giuste
di chi ha patito
solitudine
miseria
fino a giacere
senza giustizia
al piccolo e sacro
cimitero
di Villa Romana
 

sul mare del tempo

 

poi la sera torna dai campi
su per le scalette
d’un vicolo oscuro
 
scivolando in silenzio
con quella sciarpa di nebbia
addosso
pastrano grigio
faccia triste
 
e mi sussurra
lingua di freddo
alla porta
come al rintocco di vespro
pecore sparse
sulla piazza
il pastore chiama
 
allora zinale in cucina
mettevi le pentole
a borbottare
la stufa e la gatta
abbracciate
nonno alla pipa
 
c’era nel silenzio
un paese intero
alla deriva
sul mare del tempo
 
oggi
d’ignoranza ai moli
ancora fermo



domenica 15 febbraio 2026

c'incontreremo ancora

 

c’incontreremo ancora
assale il dubbio però
e non so pregare
tornando le tue ceneri
 
un giorno cupo sul grigio
mette gocce di lacrime
per un cielo avaro
che dentro non lava 
 
sento addosso rimorsi
un peso
perché ti ho lasciato solo
e non posso più chiederti perdono
 
c’incontreremo ancora
è la domanda nella nebbia
dei ricordi

quando scivola nei vicoli
e tira tra i baveri un’aria fredda

quando la sera d’una vita
mi stringo a tavola
lasciando posto alle ombre

e quando urla muto
un dolore nei visceri 

è voglia di compagnia
che non merito
e scodinzolo ai portoni chiusi
abbaiando sul vespro ai padroni
che alle campane chiamano 

altri cani di rimando alla catena
ho pena in coda
Paolo
vieni con me adesso
a fare due passi insieme

le chiacchiere stanno a zero
il silenzio ci accompagna
e sulla piazza del paese
dove ti cercavo
rimane un monumento
di solitudine



quando un paese dorme

 

quando un paese dorme
sulla collina
coricato nel gelo
 
rivedo allo schermo
di campi bianchi sotto la luna
bambini giocare
di neve
e crescere pupazzi
in mano al destino
 
 quando un paese dorme
sotto coltri d’oblio
ho perduto le tue preghiere
e non ricordo più
una nenia di natale
 
quella che mettevi sulle labbra
sommessa a filare dai vetri
una bianca matassa
 
 rimboccando alle sponde di notte
 favole antiche
 
 le più belle
 
e quando un paese dorme
restano alzate
certe ombre
tanti ricordi alle pareti
 
sai
ti vedo
ancora ai fornelli
fino a tardi sbuffando
più della cuccuma
a preparare
dolci di festa
 
 quante volte
mi sono addormentato
 a lume di candela
 
adesso guardo laggiù
nelle sue collane di luci
questa città distesa
 
che non dorme
e mai trova pace



sabato 14 febbraio 2026

il mio sanvalentino

 

tutto il tempo
buttato via
che oggi fa polvere dai cassetti
è il gioco del ragno
sospeso alla tela
il filo del racconto
cresciuto
adesso catena
 
e mi calo
nel buco del mistero
urlando in silenzio
come un matto
a far una pena
 
batti il cinque
vecchia strega
leggi la mano
maledetta zingara
dimmi che sono
stronzo
tdc
insomma
 
sono qui
alla finestra
di san valentino
mai che abbia
amato
una sola volta
una sola donna
 
meglio nel vuoto
buttarsi di sotto
 


grazie per sempre a san valentino

 

Ognuno di noi ha suoi tormenti, chi più celati, chi meno...
Non chiedo nulla... sono stata bene con te nonostante i nostri screzi. le
nostre liti, le nostre furie e le nostre follie
e insieme abbiamo giocato, passato il tempo, evaso da realtà che a volte ci
stavano strette... e che forse continuano
a restarci strette... non chiedo nulla, chiedevo solo di poter stare con te
senza sotterfugi o altro e qualora capitava
che non volevi starci, volevo solo saperlo, in fondo ti ho sempre capito, se
no non sarei qua a scriverti ancora...
Non chiedo nulla... ma vorrei quell'amico di sempre con cui trascorrere
un'ora un minuto... per dividere un pensiero,
un sorriso, una follia al di là di tutte le beffe di vita che ci
inseguono...
In questa risposta che oggi mi hai dato io trovo il tuo affetto.. sarà
banale ma lo sento anche se tu dici di non
saper amare... non sempre si vuole bene nel modo giusto.. non sempre lo si
dimostra nel modo giusto... a volte
è difficile recepirlo ... io l'ho recepito in queste  tue righe... quindi
non sei per niente quello che tu a volte senti
di essere... non sai porti probabilmente  nel modo giusto davanti a chi ti
mette a nudo l'anima.
Ora sei spogliato e io ascolto in queste righe.... soffro la tua pena... ma
non per questo non meriti affetto da me,
non si puo' impedire a qualcuno di  voler bene... non si puo' impedire di
provare un emozione ... gli istinti
sono umani o animali ma pur sempre istinti...  e quello che dentro si
cela... nessuno puo' capirlo...
Per quanto io sappia come sei.. fuori... so anche come sei dentro... e so'
con certezza che c'e quel buono mai
svelato... che il tuo animo  chiude dentro ... non importa... tu sei sempre
tu.. stronzo fuori ma bello dentro.....
Non voglio perdere la  tua amicizia... non chiedo nulla... se vorrai... ogni
tanto parlare... sono qua... se vuoi stare
con me.. quando mi vedi... lo sai... non ti chiedo nulla.... chiedo solo di
ritrovare il mio unico amico.. la persona
che mi è stata vicina... bene.. male...ma che pur sempre resta il mio amico
più  grande... virtuale.. reale...  ma
sempre una persona che mi ha fatto stare bene nei miei momenti in cui
sfuggivo la realtà.... e per me ci sei
e ci sarai sempre.. il mio desiderio è non perdere il mio più importante
amico....



macchie d'inchiostro

 

ho fatto il mio tempo
vissute tante stagioni
che l'ultima sa parlare
solo di viaggi
stanotte
e di mare sul cuscino
 
allora ascolto
nei bronchi
il fischio del treno
più sibili e rantoli
di tradotta in gola
 
asma che sale in affanno
alle sponde
cercando spiaggia
tra le tue braccia
dove cullare
voglie d'onda
 
facili illusioni
a muover tenda
sul corridoio
come una carezza
a margine del foglio
ripassando al buio
macchie d'inchiostro
 
invenzione precisa
però il tempo
a stringere lo stoppino
tra le dita
 
rimane quell'acre odore
di fumo sul comodino



inverno dentro

 
sulle coste un mantello
dirige nebbia
di collina ai fianchi
 
scivolando un brivido
a fondo valle
lungo il fiume sonnolento
 
mentre dorme un paese
 nel suo letto di neve
luci gialle in riga
bianche fila al fuso
sulle ginocchia stanche
 
io ti guardo
allo specchio gelido
mio inverno
che monti di ghiaccio
figure sulla strada
disegni e trine alla finestra
 
poi dentro stringi
quei pensieri di lei
come cristalli fissi
nella mente
 

 

venerdì 13 febbraio 2026

all'alba vincerò

 

un inverno strano
stamane in cartolina
con la nebbia
a banchi
 
e la strada
d’una vita
lungo fiume
maestra
 
un freddo tra le coltri
se dai campi
non c’è vento
fisso il gallo sul tetto
 
invece una trottola di pensieri
sottocoperta
quando ascolto la prima campanella
e tra lenzuola disfatte
rimette il vecchio
di traverso le ciabatte
 
inciampa alle orazioni
di monache benedettine
esemplare un moccolo
che parte
cadendo pillole sparse
dal comodino
 
raccolgo sul pavimento
il primo riflesso dai vetri
saltando una lama 
strana di pulviscolo
 
faccio un caffè
e rigiro in tazza
il primo perché 

un poco di musica
metto sul piatto
del grammofono
ma classica 

così all’alba vincerò
magari con l’aiuto
di quelle teste fasciate
al prossimo squillo
 
 

giovedì 12 febbraio 2026

ciao Paolo

 

oggi te ne vai
dal commiato di lacrime
al forno tra le fiamme
tornando polvere
 
prigionieri del tempo
ci liberiamo delle catene
e voliamo via
ma non chiamateci
anime
 
così date
confini
divisioni
saremo
atomi
 
che sia paradiso
o firmamento
quello che vuoi tu
forse all’inferno
 
leggo intanto
la tua poesia
 
“Signore
grida la tua presenza
 
sulla morte di ogni giorno
nella vita che mi attira
nella gente che ti compra
nella chiesa che ti rende
nelle fabbriche d’automi
nel silenzio in riva al mare
nelle ville per signori
nel pan duro della fame
nella corsa di ogni giorno
nelle lotte di operai
nella sete di un sorriso
nel volto strano d’un amico
nel fucile d’un caduto
nella patria che mi dai
 
Signore
grida che ci sei”
 
e piango
ciao Paolo
ovunque tu sia


 
( ma ti raggiungo )



mercoledì 11 febbraio 2026

capisco il vento

 

capisco il vento
tutta la notte
a non darmi pace
 
portandosi via
ai primi chiarori
una sposa incerta
con veli di nebbia
allo strascico
 
non si decideva l’alba
a salire sull’altare
dei monti scuri
e c’è voluto il riso
d’un bambino
alla finestra
puntando nuvole
a menadito
 
oggi non fa testo
un pallido sole
a salutare sposi bagnati
 
auguri e figli maschi
mentre conto
i vasi rimasti
 
 

martedì 10 febbraio 2026

a piè di pagina

  

una poesia
d'amore
volevo dedicarti
 
curvo tutta la notte
a scrivere
 
eppure vuote
le carte
 
finito di versare
dalle vene inchiostro
 
e la mano da posare
a piè di pagina
 
nello spazio vuoto
oltre il margine
 
così il pensiero
possa volare
di parole
libero
 
a te incontro
 
come un sospiro
che non trattengo
 
 
 

lunedì 9 febbraio 2026

viaggi rimandati

 

voglio andare al mare
 
togliere
le scarpe
e sentire
la sabbia
sotto i piedi
 
non pensare
alle orme
indietro
 
e guardare il cielo
a riempire gli occhi
di quello che mi è mancato
senza te
in tutti questi anni
che ero cieco
 
poi la sera in compagnia
di gabbiani ai versi sul molo
raggiungere le barche d’una vita
 
con i viaggi rimandati
ricordi nella stiva
adesso che è finita
 
magari una donna
sulle spiagge nude
incontrare
come una volta
che t’ho conosciuta
 
ma la notte in agguato
al finestrino
dà solo cinema
tornando in treno
e
sull’ultima fila
dormendo un vecchio
con quattro fiocchi di mais
addosso



mezzaluna

 

un suono lontano
di fisarmoniche e violino
 
chiudo gli occhi
e riconosco il bambino
 
attorno ai falò 
tra cavalli e danze gitane
ecco il circo in periferia
 
come scappando dietro i carri
a nasconderci eri mia
 
quando saliva il tendone
tiravan più corde in seno
che note di musica e allegria
 
mentre tutta la notte
vecchi gitani alla chitarra
suonavano malinconia
 
di mira le donne ai fuochi
cominciavi uomo
a sentire dentro
certe fiamme
 
così tizzoni infuocati
erano i tuoi occhi
alla brace
 
e mezzaluna sui campi
fissavo ardente in cima la falce



domenica 8 febbraio 2026

il sorpasso

 

di strade bianche
ho percorso
un tempo
monti e valli
 
vespa o lambretta
all’arrembaggio
anche senza miscela
di fianco appoggiata
ai paracarri
 
ma sempre
all’aria le tue gambe
amore
col foulard
mentre pilotavo
a tutto gas
 
quando mi stringevi
alle spalle
a salire marce
e voglie
finendo
a campi
ecco
la cosa
più importante 

rossa in viso
una bella donna
per il mare
appunto
con la honda
pure un bel sorriso 

e ormai di stagioni
all’acceleratore
meglio al retrovisore
il sorpasso
del tempo
cineasta
perfetto
 
alla pellicola
tagliando immagini
di pubblicità
salto al primo bacio
sul cavalletto
 
però le macchie d’olio
sul pavimento fanno
sudore dei vent’anni
 
adesso chiudo gli occhi
infilo i guanti
e sulla curva
piegato
sto volando
 
vorrei solo questa foto
alla sala di commiato
 
 

sabato 7 febbraio 2026

strana amica d'una sera

 

tanta voglia di lei
prende adesso
a guardare fuori
mentre ascolto la canzone
 
al buio sulle scale
fatica quell’ombra
per tornare
e nei solchi
struscia la puntina
se il disco è vecchio
il grammofono pure
 
lampi d’un temporale
in fondo alla città
lungo dormitori
sono segnali
di tanta fantasia
e già
invento
che tu sia
ancora mia
 
miro il vuoto
nella stanza
fa freddo alla pioggia
rigando i vetri
queste lacrime
strana amica
d’una sera
che sei venuta
a trovarmi
 
basta una lettera
che scrivi
e qui imbuchi
allo schermo
così ti vedo
mentre saluti
e curvo
alla tua mano
piego
 
girando
le stanze
in carrozzina
accelerando
lumaca di bava
e dolcemente
si fa per dire
rispondendo
ai tasti
 
dopo la musica finisce
e comincia
un’altra notte
che mi devi
lasciare
 
sei più piccola che mai
alla finestra
solo un’icona
 
ma tra quelle onde
sapessi
quanto mare
di lenzuola
 


 

camere con vista guardrail

 

sulle strade di notte
i fasci di luce
abbracciano in curva
un chiarore d’alba

che scappa tra le nuvole
e sorride ai vetri
come un lampo a galoppare
più di questo tormento
alla guida

inseguo all’orizzonte
sulla soglia del giorno
il tempo in fila
da superare

quanti ricordi
s’allungano in corsia
segnali e semafori
che rughe proiettano
al retrovisore
 
affondo
stanchezza sul sedile
e sul nastro davanti
solo voglia d’arrivare

poi mi fermo ad un motel
ritrovando chiacchiere da bar
e una donna che ti spoglia
come ai falò della tangenziale

camere con vista guardrail
e mezzaluna in alto
sulle cinque stelle

dorme un camionista
con le tendine tirate
sul piazzale


venerdì 6 febbraio 2026

va bene

 

una sera di pioggia
che ti sto a fissare
 
con quel sorriso ancora
gonfio sulle labbra
di mare
sento magari stanco
lo scafo
ma una voglia addosso
di navigare 
 
cerco allora in una foto
l'impressione
o quel profumo d'un tempo
nell'armadio
poi ritrovando le tue chiavi
sfioro quella rosa sempre più curva
all'ingresso
 
così
quando la nebbia
sale in giardino
m'arrendo sul divano
 
e circondato da rumori fuori
sussurri
come il battito ai vetri
vento o pioggia
inizia con te
allora il viaggio
 
sciolti i canapi
come i capelli
lasciando il porto
timone libero
non c'è rotta
 
basta arrivare
sulla distesa
in camera da letto
con le prime ombre
sottocoperta
 
una volta persa la direzione
del tempo che rimane
anche un cuscino da stringere
va bene


 

giovedì 5 febbraio 2026

nebbia

 

dolente
per certi versi
era quel silenzio
sui tasti
 
componendo
giù di sotto
al vicolo
per le scalette
altri passi
che riconoscevo
ovattati
 
un ticchettio al vetro
del vento simulacro
il battito del pendolo
e benedette le sere
senza telefono
 
salendo allo studio
dopo le scale
con le prime lettere
e piccioni in remoto a tubare
 
mentre chiamava al balcone
quel mare bianco
un bambino sulla tolda
della nave
finiva l’inchiostro
 
nell'ultima busta
sigillando un segreto
al timbro di ceralacca
 
anni dopo preferiva
il disegno cuore e freccia
su carta oleata
rovesciando vino e gazzosa
schiuma di birra
per mani unte di mortadella
 
oste Lido
ma delle monache
su tutto
la campanella
 
alla corte dei miracoli
siamo cresciuti
tra bestemmie
fumi di sigaro
cartine e trinciato
 
cerco la sera senza fiato
che non partiva la corriera
d’epoca
il cane dietro
all’ultima rincorsa
 
in fondo
curva una povera vecchia
di lacrime
che non la smetteva
 
addosso alla valigia
quanto ho pianto
di rabbia
tanto copriva
nebbia



mercoledì 4 febbraio 2026

ti scrivo

 

ho sentito quella mano tua
salire dentro
quando ci siamo salutati
alla finestra
 
ma non piangere
sai
perché ho abbracciato
stretto una donna ormai grande
bella
 lanciata verso la vita
figlia mia
e per questo ti scrivo
 con il sorriso
 
parole che non trovavo
ora vengono di notte
piano qui in camera
 
volevo dire
ti voglio bene
ma è rimasto dentro
 
non devi sentirti in colpa
sto bene qui
ho l’assistenza che mi serve
 
i figli il lavoro
pensa alla tua vita
non chiedo altro
voglio solo vederti felice
e d’una carezza sapere
che in fondo mi hai perdonato
 
ti aspetto sempre
ed in foto
sul comodino
miro quelle attese
di stupendi nipotini
che mi hai donato
 
e così
 anche un vecchio
può volare in carrozzina
a quest’ora
da te
per un bacio sulla fronte
 
ciao
babbo



martedì 3 febbraio 2026

vecchi gitani

  

di viaggi naufrago
e d’amori vissuti senza porto
come di tante onde stanco
 
per sempre zingaro di mare
mi fermerò a quei falò sotto la luna
 per una carovana di vecchi gitani
che suonano e danzano di malinconia
 
addio cielo nero
un violino mette le ali
alle nostre voglie di partire
 
con la fisarmonica
a comporre storie di gente
nata libera
vissuta sulle strade del mondo
 
e di colpo la fiamma
illumina lacrime
rughe strette a un bicchiere
consuma l’allegria
 
si ritrovano cavalli
naviganti uomini e donne
e si balla intorno ai fuochi
 
anime e fiamme libere



 

lunedì 2 febbraio 2026

candelora

 

mi piace
in silenzio
schivare
la gente che fa rumore
sul marciapiede
 
alzo baveri
alle vetrine
sono tanti
gli anni in tasca
pugni chiusi
di rabbia
se combatto ancora
sorrisi finti
mani facili
 
attraversando
di sera la via
alle ombre
che mi nascondono
di rito
verso calici in osteria
effetti personali
a menadito
 
e alla candelora
fedeli in fila
effetti indesiderati
il mondo in malora
 



lo spartito

 

provano ancora  
certi passi di notte
quelle ombre 
sul ciglio di strada
 
vanno in metrica
cercando insieme
battuta e cadenza
fino a seguire il ritmo
di danza
 
sullo spartito di note
composte per te
nel concerto di silenzio
ai fiati di corridoio
e labbra di porte socchiuse
 
per musica e orchestra
da camera
quando mi amavi
 
e a dirigere i sensi
ero il tuo maestro
dalla bacchetta magica
 
 
 

domenica 1 febbraio 2026

a confine del tempo

 

un battito
nell'aria gelida
quel migrante a confine
del tempo
 
volando via
libero lassù
come hai fatto
tu
d'una malattia
 
così rimane sul limite
d'esistere il dubbio
se lanciarmi
 
stasera divora fisso
le carni
 
 
 

stanze bianche

  ti lascio madre alle stanze bianche quando abbassavi le tende dicendo è tempo di riposare   oggi monti di neve miro in cima a brillare inc...