giovedì 7 maggio 2026

stanze bianche

 

ti lascio madre
alle stanze bianche
quando abbassavi le tende
dicendo
è tempo di riposare
 
oggi monti di neve
miro in cima
a brillare
incontaminati
di grazia
 
continuando lassù
il tuo racconto
pagina dopo pagina
sfogliata al vento
 
nel silenzio d’eremo
a parlare solo eterno
 
fissa la pace
in quello sguardo
che mi donava
un cielo libero
che oggi ricerco
appena in pillole
 
l’universo
dove un trapunto
di stelle
indicava meraviglia
la notte di vigilia
 
quando cresceva devozione
allo stampo di lievito
sulla madia
 
 
 

1 commento:

  1. Caro Virgi, la tua vena lirica è sempre così diretta. Ho sempre pensato che la poesia debba avere parole chiare, semplici, immagini e pathos personale. Le ritrovo nella tua poetica a differenza di tante poesie che leggo nel sito, dove si utilizzano persino termini astrusi che paiono i ferri chirurgici del primario. Concetti di solo ragionamento che andrebbero postati in saggistica. Il mio idolo è Alda Merini, poetessa semplice e senza mezzi termini. La poesia non deve arrivare al cervello, ma allo stomaco. Ti auguro una buon fine settimana, caro amico. ciao e grazie del tuo apprezzamento. (Liv.)

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