Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
martedì 4 agosto 2026
lunedì 3 agosto 2026
ILVA
solo fumi e bagliori
sulla piana
dove s’accodano
alberi secchi
sotto un cielo grigio
alle tute gialle
senza lavoro
continua
la tratta del sud
a portare sulle spalle
curve
un destino duro
prima a dorso di mulo
d’acciaio laminato oggi
mentre cerchi
d’arrivare a fine mese
magari con insalata nera
tanto per dare al
meridione
quattro camini accesi
a tutta caldara
busta paga non pervenuta
ma capitali scudati al
sicuro
domenica 2 agosto 2026
2 Agosto 1980
ma chi c’era ai funerali
di questo paese
quando sono morti in tanti
ad aspettare sul piazzale della stazione
saltata per aria
a volare senza meta
sull’aereo in fondo al mare
a cantare sul treno
che d’un botto ha
saltato i binari
ma forse c’era la gente comune
con bandiere e
lacrime
di sicuro c’eri tu
vestita di nero
silenzio stretto in mano
curva all’ultima fila
dietro le autorità
in fondo alla nostra assenza
e poi c’era il vecchio partigiano
un prete piccolo in testa
ed ai gonfaloni delle città
sindaci in fasce
ricordo musica sacra
la chiesa che non conoscevo
ora di tutti
perché pregavano sottovoce
e le urla stavano in bocca mute
a chi aveva perso
tutto
un figlio
un marito
io
una patria
la gitana
l'alba ai passi di danza
come infiamma
nei riflessi
abbaglianti sul mare
ancora nei tremiti
sussulti di fuoco
a specchiare
con i cerchi di luce
a pendere
dalla chioma d'oro fluente
sottana di colori
zingara
a rapire l'anima
accostando d'un gabbiano
lo spasimo
oltre di volare
libera come balla
in fuga la gitana
sabato 1 agosto 2026
la terrazza
dava noia
quella terrazza a fianco
un pezzo di mare
toglieva dalla vista
fin quando t’ho trovata
una sera
lì a contar stelle
sarà diversa
adesso nel tempo
a chiudere quelle persiane
che spiavo
con l’edera
che saliva di stagione
assieme agli odori di porto
ed il tuo sorriso
che aspettavo sul muro
della passeggiata
era un dono d’amore
la bici che lasciavo al portone
e sei andata a pedalare
in cima ai sogni
che disegnavo
col tuo nome
sottocasa
messaggi d’un matto
dicevano i vecchi
senza capire
quanto ero innamorato
a cercare su quella terrazza
l’altra metà di vita
che mancava
venerdì 31 luglio 2026
a pelle
e così va il mare
dopo la tempesta
ad imbandire tavola piatta
mentre continuo a tirar lenza
servendo di pastura
già tante storie come avventure
allora siedo sul tramonto
mirando altre vele
mai una volta le tue
che tornano
così vanno stasera
spiagge bruciate
come questa vita
per chiacchiere e ombrelloni
arida
solo orme indietro
nostalgia infinita
quando sul molo arrivo
in fondo al faro
e saremo noi soli
la voglia
addosso cucita
stanotte vestirò
un trapunto di stelle
per posare la luna
a pelle
giovedì 30 luglio 2026
stammi vicina
stammi vicina
chè adesso c’è luna
e mi sorridi ancora
specchiando il fiume
le nostre ombre
evase a piedi scalzi
sull’argine
quando la notte profuma
eterea l’essenza
d’amanti
che non possiedono
ragione alcuna
eppure serve un’anima
eccome
quando incede per strada
tutta questa solitudine
anche una luce in fondo
alle case serve ad aspettare
nessuno
ma basterà
davanti a quella porta chiusa
ascoltare la notte
a raccontarci
quante fantasie favole
e cosa importa
tanto s’è fatto insieme
un altro pezzo di strada
popolando il buio
un fiume d’anime
all’insegna di quell’astro
lassù
lapide
a futura memoria
per un mondo di finti
quaggiù
ridotti come sono
o morti forse più
mercoledì 29 luglio 2026
il fiume morto
m'affaccio al ponte
nel fastidio d'afa
che opprime
cercando respiro alle calure
lungo sponde d'attese e miraggi
come navigando lenta la sera in risacca
di zanzare appannaggio
posa il gabbiano
alle ali senza corrente
nemmeno un battito
dai canneti dove annida
ozio e consumo
di tempo alla deriva
buttati via nelle spire
ancora annaspano
i migliori anni
cosa importa
se il fiume è morto
c'è solo il pescatore
che lancia allo zenit
i cerchi a ripetere l'eco
ombra stecchita
dietro
martedì 28 luglio 2026
allo zenit
m'avvicino alla stazione
dove il sole allo zenit
cuoce attesa sui ferri
l'appuntamento con te
sarà rovente
e nervoso fumo
fissando l'orologio
un guizzo di lucertola
accenna l'arrivo
d'una vecchia littorina
a sbuffare più di me
sotto la pensilina
la donna che aspetto
non ha valigie
solo una voglia
labbra rosse
vado a fuoco
lento
mentre mi bacia
nell'afa
con le fiamme a salire
dentro
sudati gli amanti sul piazzale
salgono in macchina
fino al settimo cielo
lunedì 27 luglio 2026
estate per anziani
estate per anziani
un bicchiere di sole
ai giardini
un altro all’osteria
solite avventure
da marciapiede
una partita a carte
a bocce in periferia
musiche da camera
o di conservatorio
sulla piazzetta
si balla dopo
al circolo
oppure cinema all’aperto
la sera col gelato
a prendere il fresco
l’elenco
delle attività
è finito
come la nostra stagione
sul viale
quando a cader
farà paura
la prima foglia
tra noi
te lo leggo negli occhi
dai
appoggiati al mio bastone
torniamo
sotto stelle ormai d’essai
a casa nostra
di riposo
domenica 26 luglio 2026
lascia che sia
sui terrazzi d’estate
le donne stendono
i panni
tra tovaglie e lenzuola
segreti d’amore
così noi giunti al tramonto
pieghiamo ricordi
in canestra
amanti senza ragione
ma non senti giù di sotto
quante ombre in cortile
all’arco di cicale
fanno un girotondo
a ripassare la piega
il tuo ferro da stiro
mentre scappano i nostri bambini
a pallone tirando le grida
adesso ci aspetta un gran silenzio
prima di dormire
i vecchi alla posa
dimentico in panchina
lasciando a quest’ora
cancelli aperti ai sogni
troppo bella la notte
di partire
non hai detto una parola
solo un bacio
la carezza sulla fronte
a benedire
e sei scivolata via
in fondo a una povera storia
di periferia
dopo anni di miseria
rinunce
sacrifici a non finire
e giù madonne
sacramenti
in osteria
lo sguardo fisso al bicchiere
una lacrima sul fondo
lascia che sia
sabato 25 luglio 2026
l'alba allo specchio
l’acqua riversa
tra le canne
cominciando il vento a battere
monotono rosario
la luna
sfiora altre nuvole
e sogni ribelli
rimasti sospesi all’amo
d’un pescatore addormentato
un dubbio
sorprende di colpo
a tendere il filo
ma lasci
ricordi a mollo
scuote nell’aria
e vibra sullo specchio
l’alba
così questa notte
mette via
ombre nella stiva
a spegnere
silenzi e stelle
allora
accosta a riva
una barca
alzando i remi
fa lo stesso
un uomo
alla sua donna
che aspetta
ma possederti
sciando una lacrima
sulle gote
e il secreto
sulle forme riflesse
è stato come attraversare
l’imene d’universo
venerdì 24 luglio 2026
i discorsi della luna
se esco di casa
a quest’ora
camminando solo
nel parco
è perché di notte
incontri certe ombre
a tenerti per mano
con loro si discute piano
a volte riesco
ad aprire i miei silenzi
ed in pace andiamo
sotto le stelle
d’un profumo le siepi
intorno
come disteso sull’erba
sto ad ascoltare
i discorsi della luna
sapessi quante cose
abbiamo da raccontarci
io e lei
chè amanti d’una volta
non si trovan più
mentre torno a casa
tiene pure il becco
di notizie fresche
alla fontana d’angolo
magari facendo finta di specchiarsi
poi continua a fissarmi
a letto
quando nella stanza
ho perso i nomi
e chissà le donne
sorride
giovedì 23 luglio 2026
all'arco di cicale
ombrellone aperto
in mezzo al deserto
un altro pomeriggio
giù nell'orto
occhieggia l'amica
dal muretto
all'arco di cicale distesa
crogiolando le stesse attese
m'addormento
alla graticola
cotto d'afa
zanzare e canicola
una sera più stanca arriva
guizzando via la lucertola
come un riflesso ai vetri
e il gatto al cancello
con le voci che tornano
dal vicolo
la vecchia tra i vasi
curva al tramonto
m'alzo alla fine
per una doccia
se a cena
avrò certi ospiti
la solita compagnia
d'ombre a tavola
poi un solitario a carte
chiusa l'osteria
di medesima sorte
ma non aver paura
tanto c'è luna
sui tetti
altri sogni dunque
stanotte
sul cuscino di piume
materasso a molle
ancora versi di musa
che palle
mercoledì 22 luglio 2026
uragano
coperta sulle ginocchia
ti siedi sul divano
facendo finta di niente
ma dentro cova l’uragano
sale sbattendo la porta
un lampo di ciglia
pausa la saetta
d’uno sguardo
al giornale
che scivola per terra
comincia la pioggia
ai vetri
posi occhiali
sbuffando come terra riarsa
non farà bene
altro che fuori per insalata
e niente per cena
metti in riga
ancora lacrime
e prendi solo con i gesti
l’uomo di mira
ovvio poi le urla
ma con grazia
dalla camera a perdersi
un fragore di gelosia
nella tempesta dei sensi
e tuoni a distanza
dalle nuvole in testa
piovono assolute ragioni
aspetto
solo il momento
che al buio
i ragionamenti in contorsione
non trovino sbarre d’appoggio
che insomma a singhiozzi
cessi la ginnastica delle parole
sulle questioni futili
e torni luce dopo il temporale
invece luna di traverso
ha un treno di vapori neri
e non s’affaccia la velina
esco allora in veranda
ai profumi di resina
addosso un’umida pelliccia
dalle siepi
e aspetto in poltrona
l’alba
o l'altra
martedì 21 luglio 2026
non ci crederai
potrei nascondermi
dietro discorsi inutili
nel fumo di parole
così vacue
pure futili
tanto non ci crederai
e poi
sono un giocoliere
di metrica
più strano che mai
di rime acrobata
e di traverso alle righe
contorsionista
infine
se goffo salto
d'un bacio l'apostrofo
o
di metafore manco
l'appoggio
era solo per te
la poesia
perdonami
ma sono a corto
di fantasia
e quanto costa
scrivere alla donna
oggigiorno
finendo a piè di pagina
o che sia a margine
del racconto
forse noi uomini
finiamo col confondere
il bisogno tra le gambe
con il vostro sogno
lunedì 20 luglio 2026
noi dalla vita così distanti
le sere
che venivo a trovarti
mi parlavi
ad occhi fissi
senza dire niente
noi dalla vita
così distanti
tu
mirando alla finestra
io
a cavalcare
le nuvole
che mettevi
d’uno sguardo
assente
lontano
ma una sera
tremando il bicchiere
a bagnare le labbra
hai sussurrato
alla febbre che risaliva
vai
galoppa per me
ho rivisto il cavallo
fremere
nel palmo della mano
quando fiera
d’una casa
tenevi le redini
e m’aspettavi
come sempre
in fondo alla strada
solo che quella volta
non c’eri
lì
ho smesso di vivere
domenica 19 luglio 2026
malati del tempo
la vecchia valigia
legata d’uno spago
tanto non si chiude
per quanti ricordi
voglio abbandonare alla stazione
mentre ti guardo fissa
madre al di là del tempo
smarrita
e piango riverso sulla panchina
aspettando l’ultimo treno
il bagaglio a mano pesante
nelle tasche vuote
un poco di fumo
nei bronchi il fischio
d’affanno
ma quelle stagioni
perdute indietro
fanno male davvero
se più belle
sotto la pensilina
correndo alle stelle
dove non ti ho trovata
mai conosciuta
però inventata
un solo momento
e la follia
abita ogni sala
d’attesa
per noi malati
del tempo
sabato 18 luglio 2026
donna d'estate
titoli in coda sul muretto
lascia il giorno
come lucertola che scappa
e più non ascolto oltre le canne
l’arpeggio di cicale
lungo il fiume sonnolento
muto pure il vicolo
dove cadono stecchite
ombre al forno
la sera che arriva
sudata alla fonte
è donna d’estate
spighe d’oro nei capelli
segnata la schiena di creta
lunghe braccia sui fianchi
mirando all’amore
con occhi grandi
da girasole
poi alle labbra
quel sorriso di freschezza
gonfia d’una brocca in testa
scoprendo gocce ai seni
svanite sulle cosce
di roventi passioni
ma sono umori
quando la possiedi
lacrime
adesso che non ho più
da godere
il secreto dell'amore
venerdì 17 luglio 2026
per cena
rimane l’afa
un meriggio d’estate
con il mare lontano
e una voglia di te
qui tra le carte sul tavolo
e quando arriva la sera
a scalare d’ombre
il terrazzo
allora m’affaccio
alle colline che fumano
roventi al fieno
agli ulivi
che decorano
alle querce
che sono lo stemma
alla vita insomma
che aspetto
ma non torna
come la tua figura
all’ultima curva salendo
dalle passeggiate
insieme
e una lacrima
m’aspetta adesso
per cena
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