martedì 30 giugno 2026

stagione di mare

 

profumi di giardino
alla brezza che sale
mentre sul muretto
di confine guizza
l'amica lucertola
e di lontano
tra l'edera
mi sta a guardare
fissa
 
adesso a finestre aperte
comincia la stagione di mare
così prendo la vecchia bici
e rumore di catena
pedalo a fatica
arrivando in spiaggia
 
dopo l'inverno
regge lo stabilimento
ancora una mano di vernice
più il sorriso della barista
e d'altro non ti dico
se a tutti piace
 
siedo interi pomeriggi
a contare barche
chiacchiere
e le solite carte
 
mai un asso
però un bicchiere
anche mezzo toscano
me li faccio lo stesso
 
tornando la sera
sulle scale ascolto ad ogni piano
voci di partenze
come si sprecano viaggi crociere
 
invece mi chiudo dentro
e qui sul divano in silenzio
preferisco quei discorsi
che si faceva un tempo
noi due muti
ad amare stretti
stretti



lunedì 29 giugno 2026

l'orchestra

 

quando finirà la musica
sul palco degli anni
e tanti
rimarrà l'eco
a dirigere l'orchestra
ai fiati
sussurri d'un tempo
agli archi
teso il nostro amore
 
da vecchio imparando ancora
accordi nella combinazione
di due cuori
 
a volte sul leggio
la partitura
lasciando muta
se non bastavan le note
ad amare
 
m'inchino alla fine
del concerto
per chi è andato
avanti
in una sinfonia
d'intenti
addosso pure
non pochi stenti
 
a mia madre
che dirigeva
maestra
una vecchia orchestra
di piatti mestoli ottoni
d'altra epoca strumenti
e lamenti
 
ad un padre
la bacchetta
precisa
sullo spartito
 
al fratello
di gran cassa
l'effetto straordinario
a vibrare sul finale ardito
o scherzo musicale
 
ed è venuto giù
il sipario
 
 

a piccole dosi il compleanno

 

 alla mia età
va preso
a piccole dosi
il compleanno
 
un giorno diverso
ti volti
e una lacrima nascondi
al fornice
 
al bivio invece
vorresti tornare indietro
ma il programma va avanti
 
mattina al cimitero
con la visita ai cari
non reggo allo sguardo
mi fissano
e scappo malfermo
 
salto pranzo
e tutto il pomeriggio
recito con la lucertola
sotto il pergolato
noi fissi agli anni
che pendono secchi
dai tralci
 
quel disegno o giro di vite
è il mio abbozzo
ovvio che come l’amica non chiudo occhio
 
la sera infine mi invitano a tavola
ci sta il brindisi e il discorso
amici parenti qualcuno di lontano
allo schermo
 
agita la mano e un bacio
di rimando uso il fazzoletto
butto via il bastone
ma sono diversamente giovane
per bacco
 
così riempio il bicchiere
se a fianco anche il cane
dimena la coda
 
un accenno ma lasciamo perdere
d’affanno in gola


domenica 28 giugno 2026

la partita

 

consumando ruggine
i cardini al cancello
sento cigolare nelle vertebre
il tempo
 
adesso che le stagioni
e tante sono trascorse
alla schiena
d'un lampo
scatta il brivido
stasera al parco
 
quando tra mucchi di ricordi
ad ingiallire
giocando un tempo i figli
oggi scappano nipoti
rincorrendo il futuro
che non vedrò
più arrivare
 
e qui da solo in panchina
ormeggio stanco
lo scafo rotto alle bufere
albero spezzato
come strappate le vele
 
indomita però la voglia
di scendere in campo
anche con l'affanno
così stacco le catene dal molo
 
questa vecchiaia opprime
e magari affondando a largo
mi metto  ancora sulla distesa
controllando il timone
ad indicare la rete
 
se un bambino ride
quando cado
non sa che la vita
ci ha già fregato
la partita


sabato 27 giugno 2026

alla posteritade

 

questa casa antica
sul lato dove prende
più il vento
possiede carezze
che non dico
 
geloso di stranezze
brividi alla schiena
voglia di respiro 

sono tornato d’un secolo
sbagliando le chiavi
come tante domande
girando a vuoto sul portone 

così ad attraversare le stanze
finisco sul divano a molle
nella nuvola di polvere
 
cerco il cognac
alla vetrinetta
d’epoca sul salone
ma non entro in cucina
 
intanto salta
lungo il corridoio
dietro le tende ancora
un’ombra piccina
curva sul triciclo
 
pedalo sulle scale a fatica
salendo allo scrittoio
dove lascio alla posteritade
un messaggio
 
se non viene più nessuno
dall’altra estate
 
zoppica il tavolo
guardo le foto
dietro un velo
cataratta o lacrime
 
e poi al cancello
andando via
m’aspetta la luna
se non fosse spento
lo specchio
al fontanile secco
 
allora tanti saluti
dal vecchio in fuga

 

venerdì 26 giugno 2026

non posso staccarti gli occhi di dosso

 

a volte mi ritrovo
qui
sulla tua pagina
 
pensandoti
affacciata tra le righe
 
mi volevi così bene
che non ci siamo mai incontrati
 
ed ora non posso staccarti gli occhi di dosso
quando nei sogni
occupi la scena
e tutte le notti
ascolto la tua voce
 
d’un sussurro al buio
senza riconoscere il volto
 
solo che
rileggendo le tue parole
adesso ho capito
ma è tardi
 
hai fatto di tutto
adoperandoti in pieno
e ci sei riuscita
nel toccarmi dentro
 
questa volta
sbattendo la porta
 
 

giovedì 25 giugno 2026

ultima corsa


e come farò partendo
cari compagni
a dimenticarvi
 
ognuno nella sua stanza
con quaderni e matita
il cortile sottocasa
a stendere anni migliori
e il viale della scuola
 
dove le foglie abbiamo raccolto
come segnalibro
e scritto sulla corteccia il nome
della più bella
 
stamani attraversando
un paese al buio
nelle persiane a denti stretti
 col caffè chiuso e la piazza deserta
 
passo in rassegna
 vicoli d’un passato
 tanti volti
dio
quanti ricordi
 
un bacio sulla fronte
la tua valigia
con le maglie pesanti
quando fa freddo
qualche soldo nascosto
con due righe di raccomandazioni
madre
 
la vettura è pronta
motore acceso
 
ci sei solo tu
sul piazzale
amico mio fedele
coda dritta
 all’ultima corsa
 
 
 

mercoledì 24 giugno 2026

mezza poesia

 

nel contesto
di tetti riarsi d’afa
strade come pentole
di bitume in ebollizione
 
cosa ti fa il vecchio
al balcone
 
una gran secchiata d’acqua
che manco tocca il suolo
evapora
sospesa
nella caligine
 
e però
un momento
nel trambusto
le grida
di sotto
 
c’è chi ride
sul marciapiede
indirizza pure
gran paralisi
il malcapitato
al pazzo
 
che già salutava
avvenuto il recapito
dietro i vasi
alla follia
 
manca poco
che ci scappa
mezza poesia
 
 

martedì 23 giugno 2026

quell'estate che mettevi le ali

 

la sera
a far male
sui fianchi
d’una strada avara
 
comincia allora
a cadere l’ombra sul ciglio
 
cercando il ristoro
dei tuoi versi al buio
 
se un tempo
dai baci ripetuta
come dall’accento
in seno
più quel sussurro
sul viso
 
saliva tra noi
metrica della vita
 
metafore 
i nostri corpi
amanti in rima
 
e proprio quell’estate
che la prima volta
mettevi le ali
 
quanta poesia
stretta a me palpitavi



lunedì 22 giugno 2026

grattachecca

 

bolla d’afa
nella città deserta
 
cerco di traverse
sul crocevia almeno
un poco d’aria
 
ecco il miraggio
d’un grattachecca
sotto il palazzo
ombra alle spalle
 
resiste all’angolo
controcorrente
mentre si tuffa
nella barcaccia
la solita gente
 
spuria indifferente
come truppe coloniali
da sbarco
e di sudori unte
a sbavare incontinenti
 
non guardo
tiro dritto
all’androne
dove nel fresco
riparo dall’assalto
 
lucertola all’atrio
schizza madonne in coda
il portinaio
 
 

domenica 21 giugno 2026

canicola

 

scappando dal meriggio assolato
per un'ombra di conforto
siedo al fresco del pergolato
giù nell'orto
 
dove tralci di vite
resistono alla canicola
mentre stendono la pelle
sul muretto lucertole
in graticola
 
i pomodori ormai rosseggiano
son fatte pure le zucchine
l'estate gonfia i muscoli
ma il vecchio batte la fiacca
 
come rompono queste cicale
già in concerto le rane
dal fosso 

a chiamare
manchi solo tu
fiato addosso
 

 

sabato 20 giugno 2026

dove inizia il viaggio

 

di sera
alle nuvole nere
che avanzano
 
rimango tra le barche
a mirare gabbiani
far nido alle scogliere
 
con il vento che sale
gonfiando vele
sempre in fuga sulle onde
schiumando rabbia
di marosi contro il molo
 
una sera a camminare
sulla spiaggia
senza ombrelloni intorno
lontano dai rumori
in fuga dalla gente
 
con questa voglia
d’ascoltare il mare in tempesta
 
e sciogliendo i canapi
d’un viver che mi resta
forse troverò prima o poi
il coraggio
a conquistar la soglia
dove inizia il viaggio



venerdì 19 giugno 2026

se perdo te

 

ascolto al vecchio grammofono
una canzone fuori dal tempo
se perdo te
 
ricordo
del nostro primo incontro
e non posso amarti più
su di un mare di nebbia
che sale
 
in poltrona
faccia ai vetri
la sera fuori
di voci lontananti
ma è qui
nei silenzi a far male
 
fisso la foto alle spalle
e disperato come sono
esco sul viale
 
giro per locali
caffè e marciapiedi
chiodo fisso
cosa farò domani
 
se ho perso te
eppure l’immagine
salta lo stesso
dietro la porta
 
solo un’ombra
o riflesso
che sorride
nell’impronta
d’un bacio
 
insegnami a lasciarti
a non amarti più
ripete il motivo
 
sai le domande in sospeso
come una lacrima che non va giù



giovedì 18 giugno 2026

gazzosa

 

riparte l’onda stasera
e non c’è verso di gabbiani
che tenga
 
invento un mare
sulle onde di fieno
salendo a cavalcare
l’estasi del tramonto
 
come un vetraio
impazzito
curvo sul pezzo
sparando a menadito
ogni riflesso
 
certo che riconosco
lo sguardo delle donne
in amore
peccato sia indirizzato
altrove
 
invento pure l’oste
sulla porta da bora
sempre ai fiaschi
angolo delle monache
e vai con la gazzosa
 
ma eri più spumeggiante
tra i banchi del mercato
noi ai tavoli
con le bestemmie a carte
le urla d’un’epoca
finita dietro quattro case
remota di schegge
e pietre
 
cadute d’una bestia
nel ventre della montagna
a urlare più forte


 

mercoledì 17 giugno 2026

nelle stanze del tempo

 

d'una casa vecchia
a spalancare
porte e finestre

ascolto
nelle stanze del tempo
il fiato e l'abbraccio

sfogliando ricordi
al sole
che penetra
il mio cuore

dai quadri intorno
le donne
che ho amato
fanno coronarie

come splende ancora
negli occhi tuoi
fulgida la devozione
e non c'è polvere in cornice
che tenga

sorreggono mura antiche
la mia stessa spina dorsale
e la nostra storia
colonne portanti

uscendo in giardino
miro alle piante
che hai lasciato in riga
se possiedo le radici
dentro

mentre siepi fedeli
custodiscono sacro
il silenzio

discorre solo il vento
scappando al cancello
pure un lamento

ma tutto si compone
alla targa con il tuo nome




martedì 16 giugno 2026

spiccioli di cronaca

 

non compro più il giornale
tanto sul marciapiede
saltano spiccioli di cronaca
 
alla rassegna politica
il macellaio d'angolo
a viva voce professa
un taglio di teste eccezionale
 
mi rifugio dal barbiere
dove la terza pagina
offre commenti 
in poltrona
per sorriderci infine
eccoti servito
 
al caffè ripasso lo sport
e alla radio condominiale
notizie fresche di giornata
 
ultima pagina rimane
la tua faccia stampata
ai fornelli 



lunedì 15 giugno 2026

graffiando le nuvole

 

 penso
che una sera qualsiasi
mi porterà via
su quel treno di vapori
ai vetri
lungo un’illusione svanita
 
certo
questi corridoi ti prendono addosso
la voglia di scappare di corsia
ed i letti non bastano mai
alle pene
 
poi numeri
cartelle
siamo agli esami
in divisa
e l’ultima parola
spetta ad un camice
che nemmeno ti vede
 
rimango sempre
a fissare da quella finestra
dove i rami salgono
quasi a portarti via
 
e tu rubi un pezzo di cielo
graffiando le nuvole
sulla ringhiera



domenica 14 giugno 2026

e così sia

 

giungono
a riva rotolando
silenzi
 
queste lingue di mare
somiglianti a carezze
la sera sull’uscio
 
lasciando l’acqua
lavare quanta pena
 
proverò il brivido
d’un viaggio per abissi
catturato dall’inganno
 
poi nel vaso raccoglierai
muti versi di cenere
sparse le schegge
tra le case in pietra
devota ancella
 
che irrefrenabile della vita
è il flusso
da cui ognun zampilla
 
interroga stanotte
lassù una stella
come sul crocevia
un semaforo in giallo
a ripetere che tutto passa
 
e così sia



sabato 13 giugno 2026

su carta oleata

 

finì il mare
di tradire i sogni
con la luna
vanesia e bugiarda
 
l'incontro al faro
disteso lui
alle onde di calma
lei nuda
allo specchio
di stelle perlata
 
allora il vecchio dal molo
si ritirava in osteria
raccontando quante storie
che a nessuno interessava
 
nei passi più scuri
del vicolo a fianco
riporta l'eco ancora
di versi su carta oleata
o sporca di vino che sia
 
sogni infranti
se continuano
i due amanti
a blandire poesia
 
 
 

venerdì 12 giugno 2026

l'alba a momenti

 

lunghe fila di formiche
sul ballatoio
pedalano l’arrivo d’estate
 
stendo i panni
sul filo delle attese
spero asciughino
tante domande
al vento caldo
 
ma gli anni stasera
sono tanti
curvando il filo
del racconto
 
mentre ascolto il concerto
delle cicale giù nel fosso
e miro onde di fieno
oltre lo steccato
 
mandano i papaveri
una dolce cartolina dai campi
 
allora stendo i panni
sai
non ho più fiato
 
mancano le nostre passeggiate
curiosando frutti di rovo
scappando dietro al cane
con quel sorriso
che m’ha fatto innamorare
 
e la sera raccogliendo
certe ombre in veranda
sedevo a capotavola
alzando un calice
 
nel tempo da solo
scolando una bottiglia
ora che di quella compagnia
l’eco insegna
 
canterò
acceso un falò
dai monti a capovalle
sulla piana fino a casa
così oltre la notte
ai confini
della nuda proprietà
perché t’ho amata
eri mia
e seminata
 
come l’alba
a momenti
 
in riga
alla stella matutina
fissa in cornice
 
porterà sulla carraia
braccianti di creta
rotaie di fatica
i tuoi pensieri
madre sull’uscio
 
con la campanella
delle monache
in adorazione
e un figlio
ancora nel guscio



giovedì 11 giugno 2026

cosa

 

non scrivo più
e mi sorpassa anche il ragno
al filo del racconto
sospeso
 
 non ho voglia
d'impostare le solite lettere
quando alla tua buca
non c'è corrispondenza
 
sai allora che farò
 
 lungo il muro che ci divide
ogni notte verserò
a togliere le croste d'indifferenza
 
puoi immaginare
cosa
 


mercoledì 10 giugno 2026

noi amanti a Roma

 

ogni notte
la città
indossa collane
di luci
e in fila
tanti sogni
ammiccano
sulla tangenziale
 
vivrò per sempre
le attese d’un ritorno
a scoprire con te
sulle piazze
tante rincorse
 
e tra i baci
quanti silenzi
sottobraccio
sui ponti
a mirare monumenti
ancora in cima quella luna
d’innamorati
 
quando all’isola
sul Tevere
come salendo all’Aventino
noi amanti
del ponentino alle ali
scappava il tempo migliore
nei battiti del cuore
 
tra flutti
onde e gorghi
complici gabbiani
a far nido sulle sponde
 
e se chiudi gli occhi
stanotte amore
c’incontreremo ancora
mano nella mano
a cercare un lucchetto
con i nostri nomi
sul ponte a mollo
di labbra
e d’una vita
il sigillo
 
 

martedì 9 giugno 2026

miraggio

 

questa notte
non so quanti apparecchi
di carta postando alla finestra 
per raggiungerti

non ho più inchiostro
sgualcita in foto una lacrima  

inutile corrispondenza
trascorsa con le ombre
di guardia
inutili rincorse
giù per strada
 
mi sento
perduto all’alba
in assenza di colori
nel gioco in scena
delle parti
con il cuore che batte
e un vecchio
in disparte
 
così l’orizzonte
nella risacca di nuvole
diventa linea piatta
 
oggi sul mare
raccontano i gabbiani
nel verso d’amore
al richiamo
d’un solo desiderio
e volteggiano
in spirali
anche i sensi
dentro a far male
 
ti amo oltre il tempo
sulla distesa
dove ho perduto
tue notizie in viaggio
 
come a volte miro
le nostre ali
riprendere vita
al semplice battito
tra le ciglia
d’un miraggio



lunedì 8 giugno 2026

lungotevere insieme

 

ripeto a mente
le tue parole
sulle note
della nostra canzone
scivolando nei gorghi
il fiume

e come stavamo bene insieme

abbracciati sul lungotevere
perduti nei vortici di passione

era il tempo
maestro di baci

ora l'eco insegna
scalando argini
fin sotto i platani

lo stesso anelito disegna
un volo di gabbiani




domenica 7 giugno 2026

il mare via

 

il mare
via
in fondo alla valigia
ripartendo
 
se l’amico ormai
non parla
troppo stanco
di ripetere
le solite lingue
poi di gabbiani
non ti dico
 
e lasciamo
chiacchiere
d’ombrelloni
per silenzi
condominiali
artefatti
 
lascio pure il vecchio pescatore
sul molo alle sue reti
ne avrò per molto
in ufficio
d’affari in rete
 
sul sedile a fianco
un tempo il fiato
e gli odori di pesca
ora a finestrini sigillati
di rientrare c’è solo fretta
 
osservo l’ultimo lembo
d’azzurro prima del tunnel
e passando il controllore
al buio
tiro su dalla tasca
un amo arrugginito
 
al biglietto
più caro
sorrido
 


sabato 6 giugno 2026

il rampicante

 

aiutami 
grida quel rampicante affacciato
dall’ultimo piano

mentre qui ho tanti giorni
d’ammazzare in ufficio

alle 17 si scatena un temporale
e come funghi nel bosco
sgusciano mille tute blu
larve d’uomini pronte
sui cancelli a volar via

ma dove
se la città ruba le nostre ali

aiutami
a riprendere quei voli

eri la mia farfalla
di colori delicata
un profumo la tua pelle

con te posso allungare
le gambe
d’un vaso
fino al cielo



venerdì 5 giugno 2026

non sai quanto

 

a ricordare
tutto ciò
che è stato
 
esco la sera
a respirare
sui giardini di maggio
al ripasso di storia
come in osteria dopo
annego memoria
 
poi mi perdo
di più
al giro delle mura
barcollando
 
se la luna ai monti
in penombra
ammicca
e
la voglia
mi scappa
di poggiare
la testa
sulle tue spalle
 
per trovare un poco di pace
quando la notte intorno
è nero asfalto
 
ad invecchiare
è dura
non sai quanto



giovedì 4 giugno 2026

rimani

 

ostinate malinconie
stasera che al balcone
s’affaccia estate
e manca in fondo
il mare
 
riprova
canta l’artista
e nei vicoli
è concerto
da zero
 
ma questa volta
dovrò riuscirci
non negarmi due ali
e sui muri scrostati
chiamo le ombre
che prego una ad una
rimani
 
solo non ci sto
e con te
mia bella
canterò
sui terrazzi
bruciati dal sole

tra parabole
e antenne
dove batte
dietro lenzuola
tovaglie
il nostro amore
 
già ascolto le donne
al tramonto
ripetere voci
canti dalle stanze
a metri quadri
ascolto pure i silenzi
dei vecchi in cortile
quando sulle panchine
hanno fatto tardi
già passato il domani
 
ma prima o poi salta fuori
il mare nei cassetti dimenticato
ecco le lucciole o lampare in lontananza
tanto basta a remare tra le coltri
 
e adesso prendimi
sussurravi l’ultima volta
che al soffitto toccavo
le stelle naufragando
 
al concerto di onde spasimi
tremiti nell’universo di stanza
folli noi acrobati
lanciati nel firmamento



mercoledì 3 giugno 2026

lancette

 

saltano al quarzo
di notte sul comodino
 
ma quanto amo
rimettere il tempo
a corda
 
anche se poi mi scappa
il gioco alla clessidra
 
capovolgendo il senso
di noi vecchi a tornare bambini
 
e il pendolo in cucina
al suono del cuculo
pure sulla torre campanaria
il colpo a martello
hanno voce in capitolo
se al polso pesa l’oro di papà
 
come l’orologio del defunto
è fermo a quell’ora
 
intanto devi ubbidire
al bastone preciso
che mena silenzioso
alla meridiana
 
adesso m’addormento
fissando le lancette



martedì 2 giugno 2026

festa della patria

 

in quel lungo treno diretto al confine
avevi lasciato il tuo amor per reticolati bombe e mine
mio vecchio artigliere ora seduto
a fumar  ricordi d’un compagno perduto
 
sei lontano in divisa a quella stazione
dove scaricarono fucili e una illusione
di tornare come una volta finita la guerra
dalla tua bella a casa e nella tua terra
 
ma la patria ci ha chiamato alla difesa
di monti lontani dove la neve è scesa
assieme all’odio e allo straniero
e devi combatterlo mio vecchio fiero
 
mi racconti di assalti e baionette
scoppi morti disperazione
la fame e il gelo dentro le gavette
notti intere in trincea o in azione
 
sempre nella mira d’un ritorno
ancora pregando nel petto
come fai ora d’una medaglia adorno
di stender le membra su quel diretto
 
che porti via anche il tuo ricordo amaro
in un giorno di festa per la gente
non per te  che nel silenzio pagato caro
spari più profondi hai nella mente
 
solchi di solitudine abbandono pensione
per un obolo soltanto da compassione
 
 

stella di sangue

 

la mente vacilla
a picco sulle rocce
dove odio allo zenit
hanno sputato
le nostre canne
ed imbracciavi pure tu
la rabbia
la paura
la morte
 
sui reticolati
abbiamo lasciato questa vita
gli stenti  la fame
scarponi di fango
e l’anima in fuga
 
sui monti di confine
la patria ha chiamato
greggi a macello
ora restano i segni
di trincea
di assalto
di cannone
 
quella notte lassù
verso la vetta
una croce
 in attesa della sorte
 
tra una sigaretta
e una lacrima
abbiamo fatto l’alba
per l’ultima rincorsa
 
 una pallottola
 
sulla tua fronte ho visto
una stella di sangue
gli occhi fermi
le mani sul petto
poi il buio
 
ora la pace per altre generazioni
ora un grido è sceso di silenzio
per i caduti al fronte invano
 
perché oggi abbiamo eretto
altro odio
altre divisioni
altri steccati
e gli stessi interessi di sempre
 
 voglio credere
che quei morti riposino
laggiù in pace sotto le croci
 
ma io che vivo
con questa croce addosso
sono di loro più morto





lunedì 1 giugno 2026

a lezione

 

un graffio
dai rovi
 
la carezza
di gemme nuove
 
all'alba scopro
sul cammino
 
con quel fiotto di luce
che inonda
dubbi sospesi
in penombra
 
allora torno sereno
sui banchi della vita
che ai versi insegna
 
con le ali già in fila
a battere il tempo
sulla riga
e le note a salire
d'una polla in vena
 
come ai solchi in metrica
e al dettato di semina
è maestra
 
 ma più di quel pupazzo
che allarga
in mezzo ai campi
le braccia
 
oggi spaventa l'ignoranza
sottotraccia



 

cronaca da sdraio

  la solita storia d’estate nella sala da ballo sul mare   la tua voce in penombra i baci e le promesse mancate   ora che la stagione in s...