Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
domenica 16 agosto 2026
sabato 15 agosto 2026
anima mia
ricorderò
i nostri momenti
per sempre
buon
ferragosto
anima mia
e nel tempo
oggi più che mai
sento addosso
una sola donna
conosco
la voce
le mani
quella carezza
dall’oceano
tesa
maledetto il tempo
che l’ha offesa
e possa allora palpitare
oltre ogni confine
là dove la nostra storia
indelebile
sarà d’amanti
ancora il segreto
come di ragione alcuna
chiuso per ferie
tutta questa noia
più ombrellone e sdraio
non ce la faccio a caricare
la domenica bollente
scappando dalla città
in fila sulla tangenziale
verso il mare
e allora che rimane
tirate giù le tende
in balcone tra vasi secchi
se non remare
con panni stesi a vela
che salutano al vento
altre mutande in ringhiera
l'estate in condominio
è un gran tormento
in camera a caccia di zanzare
e in cucina da mangiare
esco sul tardi
per non finire sul marciapiede
arrosto
navigando afa intorno
alla ricerca d'un caffè aperto
con la mira d'un gelato
nel deserto
è il cammello del vicino
a venirmi incontro
dalla spesa al supermercato
lunghe leve
bava in bocca
per lo sconto
riesce a camminare
quell'ibrido ad acqua
attraversando dune
ruminando ad ogni oasi
o pozzo di bitume
come lo invidio
con quelle stampelle
e contento m'aggrappo
sul ritorno
sono salvo dal chiuso per ferie
e poi lo spilungone ha il navigatore
di serie
venerdì 14 agosto 2026
una strada sul mare
cammino di notte
gialla una strada
tra onde di luna
sul mare di fieno
intorno al villaggio
arrivando la distesa
fin sotto la scogliera
al monte
c’è anche il porto
d’una chiesetta
abbandonata
senza campanile
tetto sfondato
su moli d’ignoranza
siede il vecchio fumando
come a confine del tempo
lenza tirando
giovedì 13 agosto 2026
la ragazza di fronte
tutto il viaggio
in treno
dormivo bambino
sul sedile
un racconto
sfogliando
altre pagine
il vento
dal finestrino
ricordo solo
la strada bianca
un tempo d'estate
arrivando alla stazione
del paese più vicino
sudata
mi accompagnavi
alla corriera
che faticava più di te
al bastone
curva dopo curva
in salita
il piazzale
fuori porta
assolato
valigie in fila
il cane a salutare
per primo
parenti lontani
casa e giardino
ma dall'ultimo piano
in fondo alle colline
preciso il mare
quel tratto appena
d'azzurro in riga
e mi bastava
sul terrazzo
un agosto di panni e vasi
noia mortale
m'ha salvato
il vecchio cannocchiale
e poi la ragazza di fronte
non era niente male
mercoledì 12 agosto 2026
al cinema
questa sera al cinema
danno una vecchia pellicola
sul parco
in mezzo all'arena
mi siedo sotto i platani
solita panchina
e maglione sulle spalle
sigaretta accesa
ripasso le immagini
allo schermo di luna
e mentre scorrono
brividi e impressioni
anche una lacrima
nei titoli di coda
è stato bello assistere alla visione
nel sussurro d'aria
tra le siepi intorno
con i ricordi sommessi
a lume di stelle
sarà tutto inventato
frutto di fantasia
al passato
ma c'è il silenzio
alla regia
e non mente
così raccontandomi la storia
ripete la verità
ad ogni scena
siamo soli al buio
adesso
e lui muto
a fianco
è di compagnia fino a casa
non chiedo di più
se m’aspetta nessuno
a rimboccarmi le coperte
martedì 11 agosto 2026
san lorenzo
mi è cara la
notte
che allo
specchio del buio
vagheggia
come di musa
il poeta
alle rime
vezzeggia
quando
inganni cadendo
d’illusione
amanti
nelle pietre
di cielo accese
si ripetono a
sanlorenzo
ma è il viso
suo ad ispirare
illuminando
parole ancor più belle
il corpo a
vestire
collane
scintillanti di passione
perchè un
abito di voglie
indossa
cucito di
brividi
sulla pelle
e la notte si spoglia
in petali di
stelle
lunedì 10 agosto 2026
amanti d'ogni stanza
adesso per strada
ritrovo me stesso
alla guida di notte
quando uscendo d’hotel
stanco ti guardi in faccia
al retrovisore
altri camionisti sul piazzale
lampadina fioca al soffitto
forse piove
poi al volante
mezzo addormentato
ancora sento addosso
il tuo profumo
quasi torno indietro
perché fa freddo
ed in macchina invece della musica
ascolto sempre quei sussurri
e la voglia mi prende
di chiamarti al telefono
così ti raggiungo
a un nuovo
appuntamento
inseguendo orari e segnali
che mi dai
curva dopo curva a letto
d’albergo o di camera a poco
che fa
amanti d’ogni stanza
a ore o per sempre
come mi dici scappando
nuda in bagno
o in ascensore
è lo stesso
tanto siamo
travolti noi dal tempo
battiti per me di cuore
sincronizzati i tuoi
tant’è che hai perso pure le mutande
io la testa
non so dove
eccomi allora questa notte sull’autostrada
a fare i conti con la luna
che guarda storta
di traverso alle nuvole
non parla e solo d’un dardo
contro il parabrezza
in silenzio capisco tutto
domenica 9 agosto 2026
l'oceano della vita
dai vicoli
affacciati
vecchi
cadenti si trascinano
al raduno sul
muretto
dove il
giorno siede da ultimo
solito cinema
di paese
guardo alla
finestra
con le
chiacchiere appoggiate
sui mattoni
di cinta
sigari e
silenzi in pausa
poi quando
cala la notte
arriviamo noi
gatti di
turno
a vagare
nell’ombra
su dalla
campagna
per
divertirci a bigliardo
una corsa in
motorino
odori di
stalla ancora addosso
ma si va lo
stesso
in vacanza il
sabato notte
e tu con le
vacche di strada
hai lavorato
di più
c’era sul viale fuori porta
verso l’alba
della nostra storia
l’aria fresca
di mattino
che ci
portava in braccio gli odori
di quella
antica giovinezza
che respiravi
a pieni polmoni
tornando a
casa
gli uomini sottocoperta eran pronti
per salpare
i campi
stavano distesi
da rivoltare le
zolle
e i solchi da zappare
ma era
domenica
l’oceano
della vita poteva aspettare
sabato 8 agosto 2026
alla chiesetta
sulla passeggiata
mi fermo all'antico abbeveratoio
sudato e stanco
ma un filo d'acqua rimasto
alla secca
d'anni e tanti non ristora
poi raggiungo la chiesetta
in fondo alle case
dove mi sono sposato allora
qui cerco un altro ristoro
ma non prego
solo vorrei
ascoltare quell'organo
al cantico del vespro
incontrarti con lo scialle
che mi sorridi
madre
chiedo troppo
al tempo
che suona la campana sul tetto
e quel piccolo campanile
volevo scalare da ragazzo
per uno scherzo al sacrestano
adesso a tirare le corde
è un ucraino
nuova manodopera
nella casa del signore
poi fissando il prete in subaru
che sgomma polvere
finita la funzione
non c'è più il parroco d'una volta
cambiata la ditta
e torno indietro sulla strada bianca
*
Piccola felicità (Poesiole giovanili) di Renato Fedi
C'è una chiesetta lassù
in cima alla montagna,
spicca tra il verde dei prati
dove d'estate le candide pecore
allietano la solitaria vista.
Quando partono, solo la neve
rimane a tenerle compagnia.
Com'è sola la chiesetta
lassù,
è vicina ad alberi scarni
e non ha amici.
Ma un giorno, scomparsa
la bianca neve, col sole
torneranno le pecore
e l'aria si riempirà
ancora di felicità,
piccola felicità,
ritorno alla vita,
per la chiesetta lassù,
in cima alla montagna.
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