venerdì 23 gennaio 2026

pardon

 

se alle siepi cade il vento
poco male
da un pezzo non ho più fiato
per arrivare al cancello
 
non scendo dalla stanza
odiando i rumori
le macchine e la gente
questa vita
che più non m'appartiene
 
un mondo folle
che muta pure sull'asse
il movimento
pensa te a come attraversare
le strisce
se non ci sento
e al volante vanno
di fretta sgommando
 
sull'isola pedonale
sfrecciano bici
monopattini
saltano addosso certi cani
se devono alla catena stare
invece i padroni
 
il mondo della vecchia osteria
per trovare un poco di pace
non c'è da tanto
e per passare il tempo
che rimane di compagnia
ai giardini trovo la panchina
da innamorati sempre occupata
 
cammino lento
verso la fermata della circolare
ma quando passa
 
sempre in ritardo
e del domani perso
ormai nessuno parla
 
torno indietro alle vetrine
dove il sistema pavoneggia
il profitto troneggia
e ci lascio volentieri
una scoreggia
 
pardon
 
se alla banca d'angolo
cerco di orinare
contro falsi interessi
prostata permettendo
 
allora scelgo la chiesetta
non per dileggio
solo per un poco di raccoglimento
ai bisogni
capisce pure dio
in silenzio
 
e nel mistero dove farla
azzecco l'uscio del sagrestano
tanto da un pezzo
è sordo alle campane
figurati alla minzione
 
d'urgenza alla fine trovando
non frasche o allori
ma la prima menzione
 
giusta rima
la macchia sui pantaloni
 
 

tarli d'antiquario

 

brivido lungo ringhiera
chiude veranda
al primo freddo della sera
 
rimangono
a scalare certe attese
edera contro parete
e fitte le siepi 
di guardia alle mura
 
come da monologhi in riga
e silenzi appesi a stagionare
sbavano muffe
 
pure tarli d'antiquario
a bucare armadi
così alle tempie
a bussare
lunghe notti
che m'hai lasciato
al chiodo
 
 

giovedì 22 gennaio 2026

l'ultimo arcobaleno

 

 il mare
soltanto un sogno
adesso
che sto qui
al forno
d'una stanza
a crepare
 
senza fiato
non posso uscire
se una cappa d'afa
mi opprime
come stende l'inferno
sul marciapiede di bitume
 
discorrono lingue di fuoco
circa un mondo
in affanno
il clima impazzito
 
ai moderni briganti
punto il dito
e famiglie potenti
nuovi satrapi persiani
maledico
quando un conto
alle caimani
vale più del sangue
che versiamo
 
scannando la terra
insudiciando il mare
così il cielo scatena
altro che temporale
 
cicloni
fortunali
tempeste roventi
uragani
 
siamo al conto finale
se non reggono più
le calotte polari
e al segno d'un arcobaleno
l'ultimo
non ci svegliamo ancora
 
tutti noi
che sotto i padroni
non solleviamo la testa
 
buonanotte allora
a miopi politici nani
e ladroni della malora


mercoledì 21 gennaio 2026

all'invito d'una stella

 

ti lascio amore
che fu
alla danza
nel sospiro di vento
 
chè la sera alle prove
avanza
 
se è tutto fermo
il mare fisso
allo schermo
e sulla pista
soltanto foglie
alle ali componendo
 
però un’ombra
ai fanali tiene il ritmo
non sta in fila
si stacca dalle altre
al tango
 
mentre un’aria fredda
salendo
taglia le gambe
 
e noi acrobati d’un tempo
calati nei pastrani
curviamo
al jazz degli anziani
 
e non trattengo
le note
nemmeno le lacrime
allora ti stringo
in un lento
 
se l’orchestra intorno
il cuore in gola
applausi nell’eco
io e te
alle danze d’autunno
ci saremo
 
cominciando la scuola
con il primo bacio
fino all’ultima campanella
 
per te
sempre dieci
l’amore in pagella
 
e poi eri la più bella
 
così ti cerco in alto
stanotte ballando
all’invito d’una stella



martedì 20 gennaio 2026

io e te a volo

  

d'inverno mi trascino
sulla passeggiata
contro vento
 
fa un freddo
nebbia a tratti
nero in fondo
 
tanto m'appoggio
al tuo ricordo
 
parlavamo
in silenzio
ci capivamo
io e te a volo
e di gabbiani stasera
non c'è traccia
all'orizzonte
 
faranno tana
urlando il mare
 
al vecchio capita
così
ora che chiama il tempo
 
di posare le ali
dentro



lunedì 19 gennaio 2026

dell'amore perduto

 

appena un tocco
di nebbia in cartolina
 
dipinge distratto
l’autore
per un giorno grigio

senza colore
nei vicoli 
come nei bronchi
in affanno
dell'amore perduto
 
vorrei dirti le stesse cose
ad appassir le rose
musica il poeta
con le note di tristezza
 
ecco d’un sole opaco
tra bianche lenzuola
un bacio mai dato
 
stringo le labbra
in silenzio
umide le palpebre
aspettando un’altra stagione
 
se il medesimo fremito
a quella canzone



domenica 18 gennaio 2026

oggi bella

 

d’un lampo sui marciapiedi
con i tuoi occhiali grandi in testa
accendi vetrine di sguardi
gonna corta su tacchi a spillo
 
meglio sandali intrecciati
nei tuoi passi di femmina
a svolgere essenza
di  profumo che porta
tante voglie a guinzaglio
 
oggi bella
dei sorrisi che apri
con quelle labbra pronunciate
d’un balcone in fiore
dove stendi uomini in volo
 
 hai tanti cuori in rubrica
 tingi il tuo di rossetto
e non posso toccare il colore
vernice fresca



sabato 17 gennaio 2026

era una bellezza

 

scende in silenzio
d'una carezza lieve
a tratti bisbiglia
intorno coprendo d'ovatta
 
poi a passi felpati
ammanta
nei fiocchi a treccia
elegante
la dama bianca
 
ed è neve
che viene per noi
mai vecchi
sempre bambini
 
mentre corri ancora
ansimando a scuola
borsa di cartone
sfondata
matita e gomma
un quaderno sporco
per strada
 
come eravamo contenti
noi compagni
solo d'un pupazzo
scopa in mano
carota al naso
 
e come vorrei tornare
alla vecchia stufa a legna
ai dispetti tra banchi
anche finire dietro la lavagna
 
ma veniva giù
tanta neve
che era una bellezza
noi in piedi
al cinema d'essai
 
stretti d'un brivido
per sempre
io e te
 


venerdì 16 gennaio 2026

baffi di gelo


ho tirato giù dalla grondaia
baffi di gelo sparando
palle di neve a mitraglia
 
come calando il manto dal tetto
tra un tonfo e l’altro
strano l’effetto
 
solo il pupazzo
carota al naso
scopa in mano
a resistere sul muretto
 
guardo intorno
dopo la bufera
cuffie bianche
sui pali di staccionata
curiose in fila
 
elmi frigi d’una guerra
stanotte persa
sottocoperta
 
e allora dispersa
o troppo lontana
che tu sia
mandami un messaggio
almeno una notizia
 
dal fronte
di questa vita
dove si spara davvero
mica madonne



giovedì 15 gennaio 2026

per te

 

tornando indietro
le notti che ti penso
 
altri viaggi
a metri quadri
odissea
nella stanza
 
pure inutili versi
come rane a gracidare
dai fossi
 
qui
alle pareti
veloce ripasso
di parole mute
in calce
 
libri e ragnatele
fanno il resto
d'un piccolo universo
 
con i quaderni
lenzuola disfatte
tarli e rimorsi
 
metti pure queste voglie
di donna alle tempia
bussando più forte
 
così alle prime luci
ritrovo un'alba
di spiagge nude
e
il mare che rotola
bottiglie vuote
 
steso sul divano
addosso tanti perchè
ma non datemi dell'ubriaco
 
a scolare l'ultima stilla
d'illusione
per te
 
 

pardon

  se alle siepi cade il vento poco male da un pezzo non ho più fiato per arrivare al cancello   non scendo dalla stanza odiando i rumori le ...