Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 30 gennaio 2026
carne senz'anima
una strada affollata di notte
mette la città una collana
nei voli di carta
in fila tante carrozze
solo con la voglia
giovedì 29 gennaio 2026
l'impressione
amo camminare
spiagge d'inverno
lontano dalla gente
a parlare solo il vento
poi siedo tra le barche
posati i gabbiani sui moli
stanchezza
dentro
verso la sera
in fila sui fanali
cerco l'impressione
a quest'ora
che chiamavi
prima di rientrare
fisso tra le palme
magica luna
da specchiare
lo sa
anche il mare
che aspetta sornione
in calma piatta
ai due amanti
allora
buonanotte
mercoledì 28 gennaio 2026
vecchio motel
accosto alla vita
se al racconto mi fermo
di fronte questo mare
in copertina lucida
d’inverno
abbasso il finestrino
dentro un uomo sconfitto
a fumare
e di strada ancora
ce n’è da fare
prima della notte in fondo
accendo i fari della ragione
ma così stanco del domani
al passato faccio un riassunto
chiedo in marcia
ogni curva sul volante
di rabbia dov’è casa
con quale donna
far tana
ho solo voglia di camminare
se non fosse così freddo fuori
due passi in tempesta
verso la distesa
che non è da meno
fischiando bufera
di mezzo agli elementi
lontana una luce
sul nastro d’asfalto
convince a riposare
scendo valigie
al vecchio motel
che accoglie ombre
pesanti addosso
mi spoglio e una doccia
dopo a letto
senza scendere al bar
non ci sono al telefono
per nessuno
albergo in coperta
solitudine
come scalda in coppia
con la disperazione
e sul comodino pillole sparse
in associazione
martedì 27 gennaio 2026
inverno passerà
la gente ormai non
racconta
parlano le mani
strette ad aspettare
mentre vanno lontano i
giovani
pugni chiusi
e la rabbia monta in
silenzio
altri attori a stelle
buia la strada
si fa notte sul palco
della politica
e le ombre in fila
smontano al muro
tante parole
pezzi di discorso vanno
in bocca all’ubriaco di
turno
sulla piazza
e al caffè poi rimandano
le chiacchiere
d’un giorno consumato
a carte
dai
quest’inverno passerà
me lo dici dalla cucina
a preparare la solita
minestra
quando alla tv sparano
brutte notizie
e m’arrendo sul divano
tanto la notte sto in
coperta
come la nave va
fischiando il nostromo
uomo in mare
ma è ancora quel naufrago
di bicchieri
in mezzo alle onde
di sirene facili
e gomme accese
lunedì 26 gennaio 2026
buonanotte
comincia a far male
il tuo nome
un numero in rubrica
vuoto che non sta nei margini
non arrivando idea a piè di pagina
allora stanco delle solite rime
di stormi
voglio seguire in riga altri disegni
saltando orti in fiore
carezze a colori
con la smania d’innamorato
fino alle cime in fondo
ecco al tramonto
specchiando sul lago
quell’immagine
che spoglia veli
mentre cala il sipario
fuggendo all’occaso
una sola stagione
rimane l’ultimo lembo
di terra baciata
d’un riflesso a caso
per la mia unica donna
apparente o assunta in cielo
e poi nudi andremo a letto
d’un arcano alle favole
chi più chi meno
tutti c’abbiamo creduto
così buonanotte al secchio
caduto nel pozzo della luna
buonanotte a te
vecchio
illuso
domenica 25 gennaio 2026
quattro piume nella neve
sul muretto
all'aria ferma di gelo
un pupazzo
scopa in mano
fa la guardia
a mezza luna
rimango la notte
fisso alle carte
d'archivio
nel sottotetto
su per le scale
in fondo al passato
che d'eco assale
come il verso di piccioni
dalla piccola finestra
complice un pezzo di pane
e quanto vorrei
d'un frullo assieme
quattro piume posare
sui passi colmi di neve
sabato 24 gennaio 2026
un poco più in alto
come adesso innamorato
del mare d’inverno
forse non capirò mai
questa voglia dentro
di spazi e tempeste
tormenti e silenzi
rotolando a riva
tutto me stesso
poi all'osteria
sui bicchieri in fila
riverso
ma di notte fare la posta
a quel balcone aveva un senso
se mi calavi un cestino dei desideri
ordinando per domani
e nessuno niente poteva
più di te all’ultimo piano
preciso il tempo la data
che ora piango
quando non arriva il filo
ad abitare un poco più in alto
venerdì 23 gennaio 2026
pardon
se alle siepi cade il vento
poco male
da un pezzo non ho più fiato
per arrivare al cancello
non scendo dalla stanza
odiando i rumori
le macchine e la gente
questa vita
che più non m'appartiene
un mondo folle
che muta pure sull'asse
il movimento
pensa te a come attraversare
le strisce
se non ci sento
e al volante vanno
di fretta sgommando
sull'isola pedonale
sfrecciano bici
monopattini
saltano addosso certi cani
se devono alla catena stare
invece i padroni
il mondo della vecchia osteria
per trovare un poco di pace
non c'è da tanto
e per passare il tempo
che rimane di compagnia
ai giardini trovo la panchina
da innamorati sempre occupata
cammino lento
verso la fermata della circolare
ma quando passa
sempre in ritardo
e del domani perso
ormai nessuno parla
torno indietro alle vetrine
dove il sistema pavoneggia
il profitto troneggia
e ci lascio volentieri
una scoreggia
pardon
se alla banca d'angolo
cerco di orinare
contro falsi interessi
prostata permettendo
allora scelgo la chiesetta
non per dileggio
solo per un poco di raccoglimento
ai bisogni
capisce pure dio
in silenzio
e nel mistero dove farla
azzecco l'uscio del sagrestano
tanto da un pezzo
è sordo alle campane
figurati alla minzione
d'urgenza alla fine trovando
non frasche o allori
ma la prima menzione
giusta rima
la macchia sui pantaloni
giovedì 22 gennaio 2026
l'ultimo arcobaleno
il mare
soltanto un sogno
adesso
che sto qui
al forno
d'una stanza
a crepare
senza fiato
non posso uscire
se una cappa d'afa
mi opprime
come stende l'inferno
sul marciapiede di bitume
discorrono lingue di fuoco
circa un mondo
in affanno
il clima impazzito
ai moderni briganti
punto il dito
e famiglie potenti
nuovi satrapi persiani
maledico
quando un conto
alle caimani
vale più del sangue
che versiamo
scannando la terra
insudiciando il mare
così il cielo scatena
altro che temporale
cicloni
fortunali
tempeste roventi
uragani
siamo al conto finale
se non reggono più
le calotte polari
e al segno d'un arcobaleno
l'ultimo
non ci svegliamo ancora
tutti noi
che sotto i padroni
non solleviamo la testa
buonanotte allora
a miopi politici nani
e ladroni della malora
mercoledì 21 gennaio 2026
all'invito d'una stella
ti lascio amore
che fu
alla danza
nel sospiro di vento
chè la sera alle prove
avanza
se è tutto fermo
il mare fisso
allo schermo
e sulla pista
soltanto foglie
alle ali componendo
però un’ombra
ai fanali tiene il ritmo
non sta in fila
si stacca dalle altre
al tango
mentre un’aria fredda
salendo
taglia le gambe
e noi acrobati d’un tempo
calati nei pastrani
curviamo
al jazz degli anziani
e non trattengo
le note
nemmeno le lacrime
allora ti stringo
in un lento
se l’orchestra intorno
il cuore in gola
applausi nell’eco
io e te
alle danze d’autunno
ci saremo
cominciando la scuola
con il primo bacio
fino all’ultima campanella
per te
sempre dieci
l’amore in pagella
e poi eri la più bella
così ti cerco in alto
stanotte ballando
all’invito d’una stella
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e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...