martedì 6 gennaio 2026

saggio di neve e befana

 

 

muove magia
al frullo d'ali
cadendo polvere
gelata dai rami
 
sui giardini a ripetere
stagione di neve
disegni strani
 
cerco alle siepi un pertugio
coda dritta
liberando il segugio
 
pure lassù mirando
alle cime curve
dove lei posa
la scopa al saggio
 
ma stamani solita stampa
d'orme in colonna
sulla coltre bianca
 e
della befana
alcun passaggio
 
 

lunedì 5 gennaio 2026

so venuto male

 

la sera
quando sei sola
e guardi
stanca la tv
sul divano
 
un pensiero
e provi su altri canali
tanto non va via
l’immagine
 
se umide le ciglia
ripensi a quella stagione
di mare
con le poesie e la chitarra 

come note scritte
e cantate
più le nostre facce
di luna stampate

ora stringi il telecomando
fumi nervosa
ti butti addosso un plaid
chiudi gli occhi 

poi ti fai un caffè
la notte è lunga
ma via la foto
dalla mensola
chè so venuto male
in posa



domenica 4 gennaio 2026

dilettanti

 

c’era una volta
la secchia piovana
dove navigavano
in fondo al tubo
piccole barche  di carta
 
poi hai spinto la macchina
giù nei vicoli a pedali
 
era inverno
ricordo il cappotto
strappato all’ultima curva
tu ridevi
già di nostro padre
era pronta la cinghia
 
il primo motore
l’abbiamo acceso
insieme sul banco
come una sigaretta di nascosto
baffi neri d’olio
 
a scoppio questa vita
t’è scappata di mano
volante da corsa
per l’alloro
 
però la storia non si ferma
nemmeno sul marmo
per chi ha tagliato in fondo
il traguardo
 
e noi che abbiamo guidato un brivido
rincorso il tempo
t’aspettiamo al caffè
ancora
categoria dilettanti
cilindrata a litri di lambrusco
 
 
 

sabato 3 gennaio 2026

sui libri di storia

 

vanno sull’asfalto
nude stasera
orme di pioggia
umori strani
 
o uno dei tanti apparecchi
volati via dalla finestra
a perdere lacrime
per raggiungerti
 
amore che ho studiato
sui libri di storia
al liceo
i preti intorno
a dir messa
 
sognato
nei silenzi di camerata
persa poi d'una vita
la scommessa
 
rincorrendo una donna
e non sapendo amare
sono finito
contro la vecchiaia
a farmi male
 
ma basta con le poesie
urlo
lanciando carte



vecchio sofà


una volta
sul divano di canapa
a molle
 
ora di quale stoffa
è il mio tempo perso
 
a coltivare ozio
mirando nuvole
come ascoltando
comodo sul cuscino
la pioggia in giardino
 
o forse rincorrendo un desiderio
che mi scappa al cancello
e non puoi fermarlo
 
scalpita
preciso un cavallo
che monti
solo tu in sella
 
e criniera al vento
vola via
galoppando
più in là
 
io
rimango
qui
affezionato
al vecchio sofà
 
 

un certo effetto

 

quattro medaglie di gelo
sulla rete
luccicano al sole
dopo la bufera
 
i pali della staccionata
a portare cuffie bianche
in fila
fanno un certo effetto
come altre gobbe
spettinando neve
il vento sull'orto
 
goffo pure il camino
sepolto d'un manto
fino alla grondaia
che aguzza pugnali
di ghiaccio
 
segue al crepitio
un tonfo
 
nel silenzio
ogni volta
più sordo
  
 

venerdì 2 gennaio 2026

compongo scialli

 

vedo uscire
tra i rami spogli
un pallido sole
che nella nebbia
subito affoga
 
migranti a stormi
bambini che corrono a scuola
stesse fila
nel groviglio a matassa
d’una stanca memoria
 
oggi il parco è deserto
e dirigo sul viale
un traffico in giallo
di voli
 
compongo scialli
fa freddo
e tiro su la sciarpa
mentre arranco al bastone
 
se all’edicola
non è uscita una tua notizia
e al caffè scorrono le ore
 
al giornale sul tavolo
a carte o bigliardo
tanto vale il tempo
 
da scannare al supermercato
tra scaffali mirando
le offerte migliori
o sulle bancarelle
del mercatino rionale
 
poi l’incontro sulla passeggiata
buste della spesa in mano
sempre quel saluto con lo sguardo
 
ma negli occhi ancora
un’ombra dal passato
che scappa all’angolo
perduta nel traffico
 
non basta la foto
sulla mensola
io e te al mare
per quante lacrime
 
com’eravamo giovani
maledizione
e viene giù la pioggia
sul divano
 
 
 

giovedì 1 gennaio 2026

le jour s'éléve ( Capodanno )

 

nostalgia di morte
        o di nascere
prepotenza di vivere
        in libertà
 
spasimo di conoscere
e d’amare ad ogni costo
bisogno d’altri
o di me solo
 
acqua assetata di mare
tra i forri
di terra tra i gorghi 
 
tornano  
  si arrestano
      e fuggono
i sogni ammalianti 
 
non tornano
 né s’arrestano
i lontananti sogni che amai
 
il giorno sorge
 all’alba di un anno 
 
il tempo fugge
 a sera d’un giorno

                                                 

         *


questa poesia è stata scritta da Don Clemente Conti , sacerdote vero e dedito agli emarginati baraccati umili emarginati e tossicodipendenti , per questo inviso ala Curia e al Palazzo...ma tanto amato sia a Fermo che a Formia e Napoli e Bologna stimato tanto da essere sociologo assistente di Ardigò...sono stato asino e non credente, poco ho appreso da lui , e me ne vergogno per aver in uso il suo pseudonimo ...      

mercoledì 31 dicembre 2025

la lanterna

 


a mezzanotte voglio
lanciare una lanterna
per accendere la speranza
 
quando s'è spento un altro anno
senza te
 
e seguirla lassù
per poco in volo
è come stare noi due insieme
 
quell'istante
che non ci siamo incontrati mai
 
 

la pipa

 

m'affaccio sull'uscio
ogni tanto a mirare
nella nebbia

ma d'aria fredda gira
soltanto un sogno
lento il fiocco che scivola
e muore

non posso raccogliere
altri ricordi d'un inverno
scarnito fino all'osso

c'è un sacrario di resti
giù nell'orto
pietoso il velo
di medaglie bianche
e nastrini sulla rete
al gelo

qui si combatte la solitudine
al camino stanotte
sparando scintille
su per la cappa

anche la pipa fa la sua parte



saggio di neve e befana

    muove magia al frullo d'ali cadendo polvere gelata dai rami   sui giardini a ripetere stagione di neve disegni strani   cerco a...