Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 12 marzo 2026
nelle stanze del tempo
d'una casa vecchia
ascolto
sfogliando ricordi
dai quadri intorno
come splende ancora
sorreggono mura antiche
uscendo in giardino
mentre siepi fedeli
discorre solo il vento
ma tutto si compone
mercoledì 11 marzo 2026
camicia a fiori
raccoglie stracci di
nebbia
quel vento di marzo
che scappa sui campi
alle prime labbra fiorite
e le tue
sono già gonfie d’amore
quando hai la corolla
aperta al sole
con le gemme da frutto
a primavera
e il tuo verrà
allora cerco nell’armadio
quella vecchia camicia a
fiori
con la voglia di cambiar
pelle
e vestire a colori
come dopo la pioggia
nuove pratoline
vanno sull’argine
virgole d’umori
a metter accento di
passione
martedì 10 marzo 2026
cartelle e numeri
e il tempo scorre via
senza contare per noi
più nulla
adesso che ai vetri
graffi le nuvole
interi pomeriggi
a scansare lacrime
e ti senti inutilepoi quando la notte dalle sponde
assaltano rimorsi
a crescere tormento
in piena solitudine
senti un mare
freddo addosso
con affanno
e paura di non farcela
allora muta la preghiera
va dei naviganti sull’oceano
prima un adagio tra le onde
che diventa al buio rabbia
d’un battito di remi
come pugni in tempesta
tra le coltri
scafi pelle ossa
sbattuti e abbandonati
alla fonda
lungo l’argine ad evadere scalzi
i nostri sogni di cartelle e numeri
solo corsie di rimpianti inutili
e di commiato
tanto il prete in latino
al viatico
è morto un altro
oggi
che hanno tirato le tendine
per nascondere
questa pena di vivere
lunedì 9 marzo 2026
dove va l'accento
ai monti scuri
senza luna
manca l'accento
questa sera
curvo qui sul banco
un bambino alla tua scuola
mentre di campi e pagine
si compongono
solchi e righe
al racconto della nostra terra
finendo di scavare
profonde rughe
il vomere di stagione
ogni cosa al suo posto
era il tuo dettato
e
dove va l'accento
ho imparato
solo adesso
che sull'ultima parola
cade preciso il silenzio
domenica 8 marzo 2026
la pianta di mimosa
raccontano
gli occhi tuoi
che stai sfogliando
petali nuovi
di stagione
oggi
con la voglia di mettere
una camicia a fiori
sei così bella
che dal balcone
arrivano uomini
in volo
per quanto profuma
la tua corolla
aperta al seme
sei la pianta di mimosa
che coltivo beata
d’un giallo da far innamorare
e rimango di pomeriggio
a fissare la bellezza
curando certi ricordi
da far male
ma d’inverno
porterò dentro
la mia amata
riparandola
dal gelo
tra i quadri
lontana dal camino
a brillare in quella stanza
dove la muffa
ha preso il posto
della fantasia
ogni giorno
allora che sia
otto di marzo
a festeggiare
la donna mia
sabato 7 marzo 2026
ritornerai
ritornerai
con le gemme che spuntano
sulle braccia a primavera
nei colori accesi
e nuovi disegni
per campi in fiore
e voli di rondine
ritornerai
in quel petalo di rosa
che già profuma in giardino
a raccontare storie
di generazioni per la vita
nonostante tutto
e allora t’aspetto sull’uscio
in silenzio o alla lingua
del vento
quando rapiva la notte
i sogni a lume di candela
sfogliando quel piccolo diario
macchiato di cera
e d’una infanzia povera
ritornerai
con il sorriso delle donne
in abito da sposa
come sul mandorlo
l’alba in rosa
e strascico di nuvole
a mantello
venerdì 6 marzo 2026
neon
la piccola edera
che hai cresciuto da sempre
continua sul balcone
ad avvitarsi inutilmente
come questo tempo
così lungo alla schiena
affacciati tra le sbarre
curvano due fiori
dai vasi in secco
e si lasciano dal vento libero
accarezzare nel vuoto
l’analisi dei sogni
svolge una guardia in strada
per un giro di controllo
quando lasci i piatti
e al video raccogli illusioni
continua a pedalare dormendo
e sull’asfalto vibra un faro di mezzo
la noia in canna
d’una vita intera
a caccia di niente
lungo una periferia di nebbia
assorta e umida
in alto quella luna
che a poco riesce dalle coltri
e nelle folate di sotto
fa da neon all’assenza
giovedì 5 marzo 2026
il silenzio dei vecchi
sorprende
la sera
alle faccende
sul vicolo
dai panni sull'orto
alle ultime chiacchiere
davanti l’uscio
mentre scappa la lucertola
e i gatti tornano sul muretto
quel riflesso balena
per i tetti
dove odo il rintocco
del vespro
una voce inseguendo
fino a notte
solito giro
in piazzetta
poi sulle scalette
verso l'osteria
uscendo al piazzale
da bora
risalgo il tornello
delle mura
già ho perso l'eco
e siedo stanco ai fanali
il silenzio dei vecchi
possiede tutte le corde in gola
tanto rimane fisso negli occhi
il racconto
così accostando il portone
lascio fuori inutili parole
al buio ora ci vuole
solo un corrimano
di ragione
mercoledì 4 marzo 2026
lo specchio degli amanti
le notti da piedi
all’attesa
per una luna che trasuda
alle canne
con la brezza di mare
resto sul molo
lo scafo a mollo
tra onde sospeso
e le ombre decise
sui muri
nei vicoli a sognare
sono le nostre parole sussurrate
ai lampioni di un paese
remoto
alte sulle carraie
perdute nelle grida
come un sospiro di vento
mira alle tue labbra
e alle vele d’oceano
ormai prossima l'alba
così la tua voce
tra i forri tesa
e al vento diritta
alle cime assale
poi sulla distesa
silenzio compone
un pensiero al davanzale
verso le stelle d'un
soffitto chiaro
due passi al limite del
nulla
invisibile il confine
d'esistere
ora mi prendi per mano
dove nuda abita l’assenza
e non hai indosso
che un sogno leggero
possiede tutte le mie
notti
lo specchio degli amanti
martedì 3 marzo 2026
nulla più
qui
nel silenzio
d'un mondo strano
rivoltando le tasche
a questa vita nuda
nella stanza
anche
un solo momento
con te mi basta
cadendo quel bacio
dal tempo che avanza
come un battito d'onda
alle tue labbra
da sfiorare
e
cosa sarà mai
prima del mare
eppure di notte
la scintilla
più piccola
è tutto
per un cieco
senza fede
che vive
di tenebre
e muto
nulla più
chiede
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