Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 27 marzo 2026
giovedì 26 marzo 2026
non ci parlo
signore
ho perso il tuo nome
se alle labbra
non restano
preghiere
un continuo massacro
così l’uomo
ultima bestia
del creato
m’inginocchio
sull’ultima fila
d’una chiesa di periferia
ascoltando
una voce
nel fumo
di cera
qui venivo un tempo
a cercare pace
dal passato
adesso un prete
invoca lo stesso
e nulla è cambiato
poca gente
che di fretta uscendo
fa il tuo segno appena
e già sale in macchina
dietro il pulpito in penombra
raccolgo quella figura
braccia spezzate
corona di spine
e la lancia fresca di giornata
noi ci parliamo
cristo
ma con la tua gente
finta che giudica
e templi moderni
riempie di mercanti
non ci parlo
il confine
una voglia di stare
da solo in spiaggia
a guardare lontano
magari due passi
se ce la faccio
sul molo
poi seduto un poco
giù al faro
quando sul tramonto
questo mare d'inverno
fa compagnia in fondo
con il suo fiato a salire
onde più alte
a coprire
avvolgere
dentro
e le ferite nascondo
baveri alzati
d'un brivido
a provare il confine
volando via
gabbiano
controvento
C’è un diario di bordo che ci accompagna
talvolta dall’età della ragione o forse, come amo pensare, della “passione”.
Qualcosa condividiamo, qualcosa teniamo in serbo perché sia solo nostra e ci
faccia compagnia sino alla fine della traversata, sai, oltre i siti e i
commenti che arrivano e passano, resta il mare delle emozioni personali. Siamo
un po’ tutti gabbiani controvento Puerlongaevus, ed è quel vento comune che ci
tiene in quota. Un saluto e una stretta di mano. ( Arlette )
mercoledì 25 marzo 2026
quando cambia il vento
nebbia avvolge
ricordi a matassa
in candide volute sui tetti
ma sono buffi da camino
saltimbanchi di fumo
devotamente tuo
questo tempo
di raccogliersi
al focolare
dal freddo per strada
e qui in pace rivedere
immagini di ieri
alla fiamma
mentre fuori danza neve
e cade malinconia
in fondo al cuore
ti sento nei passi
su per la cappa
quando cambia il vento
ed un odore di legna
possiede questa casa
attraversata dal tempo
nei segni alle pareti
crepe d'anima
e nei silenzi profondi
a parlare di te
amore mio
l'inverno d'una vita
è gelo
a segare le ossa
brividi
che scappano a letto
con tutta questa solitudine
che giorno dopo giorno
senza fretta
ammazza
martedì 24 marzo 2026
il vecchio e la fede
apro la porta
d’ultima dimora
un soffio
e lì
i capelli tuoi non si muovono
lingue del tempo
cadendo sul marmo
è questo inverno
che al freddo incede
tra orme di cera
luci spente
ho smarrito
la fede
quest’uomo chino
alle favole
più non crede
e al cancello
accosto piano
in silenzio
con la paura
di far rumore
al sonno tuo
eterno
lo sguardo fisso
sorridendo
che m’hai lasciato
madre per sempre
togliendo prima la polvere
più le tele
ma il vecchio
e un ragno nel buco
come stanno bene
lunedì 23 marzo 2026
superando il margine
spezzato sui campi
mentre scappa
dalla corteccia
l’ultimo anelito
verso il cielo
quell’albero
dalle radici in alto
tronco al gelo
senza linfa
sconto la notte
il biglietto
per l’inferno
gola profonda
il lupo s’ingozza
di neve
cercando carne
di lepre
come un tempo
sulla tua
affondavo
canini di sangue
e gemevi
imploravi
amore
fino alla fine
dei sogni
superando il margine
ora spiriti in fuga dalla materia
aperto il cancello
mentre voi pregate
chiamando una ad una
le anime
invece sono alberi
che hanno smarrito i voli
fiumi
che non trovano più mare
e la distesa
lì davanti
un gran deserto
esanime
domenica 22 marzo 2026
lo spazio d'universo
adesso mi calmo
quando il vento
posa le ali
e con te cominciano
a letto certi voli
il piacere d’ascoltare
sussurri
senza dire più niente
tanto le parole soffocate
di baci
meglio fremiti sussulti
persa la voce
e che dire
delle carezze
piano
ancora
nel silenzio
dell’estasi
lasciando i lamenti
giungere in fondo
allo spasimo
quando alle stesse urla
della notte sbattuta
dal mare
contro le scogliere
spalanchi le cosce
dei forri in tempesta
alla marea di sensi
schiumando brividi
a pelle
come non s’arresta
una voglia
d’attraversare
dal monte di venere
al tuo imene
lo spazio d’universo
se a varcar la soglia
più lune astri comete
solo il nostro amore
contiene
sabato 21 marzo 2026
la stella del mattino
colpi di tosse
giù nel vicolo
che aspira nebbia
o sciacquaio
che rigurgiti
vagheggia
al nido
provvede un passero
che salta le siepi
per il convegno
nell’orto
all’ultimo pezzo di strada
concede la sera
uno sprazzo
e luce infila i vetri opachi
della stanza
il vecchio alle carte
scrive di nulla
come sempre
sospira
e fumo di tabacco
aspira
e giù altro colpo di tosse
la notte scende tra case
senza più voci
solo gatti
alle faccende
d’amore
cominciavano la preghiera
al rintocco di compieta
e subito a dormire
i vecchi d'epoca
ma tu sempre in attesa
fino all’alba
quando ho perso
la stella del mattino
soltanto pillole
ora sul comodino
venerdì 20 marzo 2026
giù il sipario
destino sempre in agguato
t’ho raggiunto in corsia
e il mio cuore
altro che poesia
quell'attimo s’è fermato
un battito oltre confine
nel passaggio
dietro le tendine
al viatico
l’ultimo rito cristiano
voce rotta il prete
al commiato
in lacrime noi sui banchi
aspettano le fosse fumanti
nella terra di nessuno
quanti sogni a far vermi
crolla il mondo
per chi non crede
miro alle maschere
che si segnano
e ci credono
sul confine partendo
rimangono orme di cera
due fiori per compassione
la vecchia tremante in silenzio
a masticare formule di latino
non ascolto altro
tirando il custode
giù il sipario
anche per morire
s'è fatto tardi
giovedì 19 marzo 2026
tutto passa
lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare
un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale
brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo
finisco la tazza
esco sul marciapiede
coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza
all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza
giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa
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