lunedì 19 ottobre 2026

la stagione del cuore

 

la secchia dell’acqua piovana
è colma in giardino
girando più forte il gallo sul tetto
come l’edera di cinta al muretto
 
non volare più via
stagione del cuore
sei la pagina d'un volume
che rileggo volentieri
quando sento il vento
cambiare di stagione
 
sono qui nel tempo 
con le cure adesso d'un uomo
curvo all’ultima pesca
 
ritagliando la siepe
scopro nella rete soltanto attese
per questa sera antica
che attracca lenta in veranda
mentre svolgi corde alla schiena
lasci lo scafo alla fonda
piegate le vele in poltrona
 
come nell'orto
decisa la mano
a tagliare nodi
il tronco resta nudo
 
così t'affanni a rimettere
fiori nel vaso
curando le aiole
spargendo il seme
ma senti di rivoltare il passato
 
ora posa una soffice coltre
la notte sulle membra
già suonato il vespro
sulla campagna a chiamare
cani e campane
ancora un padrone
 
ecco puntuale il silenzio in piazza
quando eravamo a guardare le stelle
 gelato in mano
e bastava poco davvero
 
fissare negli occhi
come eri bella
 



domenica 18 ottobre 2026

l'isola da sogno

 

di tempeste
assalti ai forri
fischi e urla
contro scogli
finisce la rabbia
sui moli
di rena asciugo
sale in risacca
 
sei la mia terra
come isola vorrei
tra le tue braccia
 
cullata di gabbiani
a danzare
nei seni
il nido a cercare
 
così la sera
una carezza
in veranda
l’infuso da degustare
al tramonto
 
il nostro sogno
emerso dalle acque
circondato dal mare



sabato 17 ottobre 2026

dimmelo tu

 

questa sera
non vanno in piazza
i miracoli
allora
cercherò
in mezzo a questo mare
di scoprire
quale stella sei
caro Lucio
 
magari indovinando
nei vicoli
quella canzone
che tutti noi ripetiamo
a memoria
 
solo che il testo
avrai imbucato
nella posta dei giorni
come un marinaio
venuto dalle onde
e che poi in taverna
ha lasciato su carta oleata
 
la cantiamo lo stesso
perché è dentro
come va sul palco
o all’angolo
dove i gatti
non hanno
padrone
 
coloriamo tutti i muri
parliamo le lingue
di tutti i bambini
e a Gaza raccogliamo
l’eco che insegna
 
ed è lei la mia canzone
la donnaluna
che all’altra faccia della terra
porta i sogni
i segreti
i suoi amori
 
così il gabbiano
rialza la testa
il becco tra le piume
non ha più

adesso pronto a volare
se lo è
dimmelo tu



dolce sera

 

rimani con me
un poco
ancora al balcone
dolce sera
che ammatassi
nebbia
giù per i campi
e
le distese miro
di colori
bellezze in posa
d’autunno
 
raccontano
i solchi
le mie cicatrici
riportano
i segni
di battaglie
antiche
 
approfondano adesso
una tristezza
di sguardi in fuga
come stormi
pronti
 
e allora tutti noi
partiremo
remando le ali
all’addio
 
meno virgilio
che s’è addormentato
al camino
nel tepore
d’una storia
persa tra vapori e fumo
se incerta la memoria



venerdì 16 ottobre 2026

lo sanno pure i gabbiani

 

e quando la sera
accende l’immagine
tua alle vetrine 

chiudendo nella stanza
un tormento grigio
batto la città a rubare colori
 
ripasso tutti i caffè
se all’angolo
tu da gitana scalza
 mi facevi impazzire
alla chitarra
 
poi sul lungotevere
se mai per caso
riflessa di luna
la tua faccia
da matta
 
sarebbe come scalare
ai fianchi ma quanti
argini per te
 
se lo sanno pure
i gabbiani
che l’isola c’è


giovedì 15 ottobre 2026

senza carica

 

è la vecchia radio sul comò
che ancora m’incanta
con la valvola dietro
ad illuminarsi lentamente
 
così aspetto in penombra
sigaretta accesa
d’ascoltare il suono d’epoca
 
e seduto a molle sul sofà
miro libri e quaderni antichi
sopra scaffali a salire solo ragni
tra biro e pennini sparsi
foto e quadri di tanti anni fa
 
quanto è geloso il padrone
a conservare nei cassetti
ricordi di polvere e muffa
 
sottochiave pure la vetrina
d’orologi da taschino
monete d’argento in pila
 
tiene a freno la lingua quel cucù
chiuso nella casetta di legno
 
senza carica dorme anche il vecchio
sempre che la valvola s’accenda



mercoledì 14 ottobre 2026

volevo le more

 

all’alba
ho finito di scrivere
basta
 
m’accorgo dai vetri
filtrare qualcosa
che non piace
 
voci rumori
e poi luce
che alla mia età
ristora
ma non ora
forse dopo in panchina
 
qui la levata
oltre la tenda
è una gran mazzata
 
proteggo ai riflessi
gli occhi stanchi
d’inventare
un’altra vita
 
chiudo nei cassetti
altri disegni
futili invenzioni
non basta il caffè
o la campanella d’orazioni
 
fervide le recluse
teste fasciate
intitolano al mattino
speranze di gloria
l’inno d’amore al cristo
 
e chi l’ha mai visto
'sto gran signore
che s’alza più tardi 

intanto bastardi senza gloria
due spazzini per strada
remano ultima nebbia
combattendo miseria 

se colgo umori alle siepi
quelle voci di rimessa
la carraia lucida nei sassi
ad aprire nuovi orizzonti
ma quali
forse
altri bambini a scuola
altra campanella che chiama
 
noi due con la cartella
sempre alla fermata
mentre ti guardo con il fiocco rosa
treccine bionde
volevo le more
 
tiravo contro palle di neve
quando le stagioni alla schiena
hanno colpito forte
 
e curvando all’inverno della vita
ormai che è finita
mi sembra come ieri
seduti sui banchi
ora in panchina
 
e la storia
maestra all’appello
che interroga
e sbatte fuori
l’ultimo della fila
 
ero io
senza denti
preciso
adesso allo specchio
 
m’ha cacciato dalle barricate
ai sogni di rivoluzione
manco riesco stamane
a calarmi nei pantaloni
 
ancora io
in osteria
a pagare per tutti
cantando bella ciao
oggi
addio ai soldi
non basta la pensione
 
me la sono fatta addosso
una gran vergogna
all’angolo
se non reggo
al disordine metabolico
 
così la vecchiaia
ed è scappata a pregare
inorridita la dirimpettaia
 
certo la salvezza
viene prima della ciotola vuota
se pure la gatta mi guarda
miagola a coda ritta
 
appendo la roba bagnata
e me ne vado al vecchio caffè
latte macchiato e ciambella in tazza
 
poco edificante risulto
al primo sguardo
del barista muto e codardo
però la gente che brutta razza
 


martedì 13 ottobre 2026

l'immagine da vecchio

 

toccando il cielo
punto a quella stella
la prima che brilla
 
e mi guarda
tremula all'angolo
di finestra
 
dove comincia un viaggio
sul tramonto
di nuvole e ricordi
in corriera
 
ultimi colori
in vetrina
il silenzio in bocca
alla sera
 
miro allo specchio
l'immagine
da vecchio
 
non mi ci vedo
opaco il vetro
 
strofino il fazzoletto
di lacrime bagnato
poi allo schermo
la notte cala
il sipario
 
non credo
però al rintocco
mi segno sul vespro
senza volere
e un altro giorno finisce
 
gran ladro il buio adesso
all'angolo
come rapisce
 
rimane solo
un fanale giallo
a far da palo



lunedì 12 ottobre 2026

una carezza

 

fermo
davanti il mare
a sentire la brezza
 
prima di partire
voglio
una carezza
 
e via
altri giorni di buio
in corsia
il tempo accelera
non aspetta
 
ma quanti pensieri
scappano dal finestrino
a cercarti
sotto l'ombrellone
solo ieri
che ero vivo
 
oggi
all'ultimo pezzo di strada
sguardo fisso
e pugno d'asfalto



domenica 11 ottobre 2026

allo specchio di sera

 

il tuo vecchio abat jour sul comodino
acceso per compagnia

miro allo specchio di sera
come sei bella

quando un’ombra al trucco
colora il buio nella stanza

col fondotinta a coprire assenza
e il rossetto sul sorriso
che manca

lo so
con i ritocchi alle rughe
non è preciso il ricordo
alla maschera del tempo

e poi amore
quello che ancora sei per me
non so spiegare

ma fa male




la stagione del cuore

  la secchia dell’acqua piovana è colma in giardino girando più forte il gallo sul tetto come l’edera di cinta al muretto   non volare più ...