lunedì 30 marzo 2026

senza svegliarti

 

all’ultima curva
s'apre il paese 
nel nulla
 
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
 
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
 
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
 
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
 
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
 
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa 
già chiamando le voci
da Lido in osteria
 
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
 
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
 
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
 
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi


domenica 29 marzo 2026

Futura

 

bastava
un sottotetto
il guscio
di soffitta
 
così folle
l’universo
per l’artista
 
donna più in alto
di bambole
e pillole
 
scalando il cielo
volevi crescere
sopra le nuvole
 
alla chitarra
le più belle canzoni
e di note e rime
a comporre insieme
l’amore
 
ecco il futuro
in piccionaia
gridavi soddisfatta
allargando le braccia
pure le gambe
se arrivata poi una figlia
 
la chiameremo Futura
 
 

sabato 28 marzo 2026

sublime

 

la carovana avanza
nel deserto
 
così lunga
di ricordi impossibili
 
mirando solo dune
spettinate dal ghibli
 
a coprire
quanta gente
mai passata
nella cruna
 
oasi e cammelli
lontananti sogni
alle spalle
oggi
guardo avanti
solo a questo mare
di Casablanca
 
e la donna
che cerco in spiaggia
ha nome
Jasmine
 
pelle scura
occhi profondi
profuma d’incanto
e magia di terra
sull’oceano
a confine
 
se ho lasciato
tra le sue gambe
una voglia
d’uomo in volo
sublime


venerdì 27 marzo 2026

in tempesta

 

stasera vado solo
in avanscoperta
impavido alla tormenta
 
di fronte un mare 
in tempesta
 
tra i baveri
vento gelido
a raffica
quando marosi
a schiumare in risalita
mettono addosso
la stessa rabbia
che sbattono sul molo
 
sono stanco
così mi fermo
al piccolo caffè del porto
rifugio
per vecchi lupi
 
un bicchiere
fa bene
giocando a carte
in compagnia
 
uscendo
è notte nera
se ho perso con te
la vera partita
 
eppure di baci
mi accennavi
tutt'altra vita
 
 

giovedì 26 marzo 2026

non ci parlo

 

signore 
ho perso il tuo nome
se alle labbra  
non restano                                                                                                                              
preghiere
 
un continuo massacro
così l’uomo
ultima bestia
del creato
 
m’inginocchio
sull’ultima fila
d’una chiesa di periferia
 
ascoltando
una voce
nel fumo
di cera
 
qui venivo un tempo
a cercare pace
dal passato
 
adesso un prete
invoca lo stesso
e nulla è cambiato
 
poca gente
che di fretta uscendo
fa il tuo segno appena
e già sale in macchina
 
dietro il pulpito in penombra
raccolgo quella figura
braccia spezzate
corona di spine
e la lancia fresca di giornata
 
noi ci parliamo
cristo
 
ma con la tua gente
finta che giudica
e templi moderni
riempie di mercanti
 
non ci parlo
 
 

il confine

 

una voglia di stare
da solo in spiaggia
a guardare lontano
 
magari due passi
se ce la faccio
sul molo
poi seduto un poco
giù al faro
 
quando sul tramonto
questo mare d'inverno
fa compagnia in fondo
 
con il suo fiato a salire
onde più alte
a coprire
avvolgere
dentro
 
e le ferite nascondo
baveri alzati
d'un brivido
a provare il confine
 
volando via
gabbiano
controvento




 

C’è un diario di bordo che ci accompagna talvolta dall’età della ragione o forse, come amo pensare, della “passione”. Qualcosa condividiamo, qualcosa teniamo in serbo perché sia solo nostra e ci faccia compagnia sino alla fine della traversata, sai, oltre i siti e i commenti che arrivano e passano, resta il mare delle emozioni personali. Siamo un po’ tutti gabbiani controvento Puerlongaevus, ed è quel vento comune che ci tiene in quota. Un saluto e una stretta di mano. ( Arlette )




mercoledì 25 marzo 2026

quando cambia il vento

 

nebbia avvolge
ricordi a matassa
in candide volute sui tetti
ma sono buffi da camino
saltimbanchi di fumo
 
devotamente tuo
questo tempo
di raccogliersi
al focolare
dal freddo per strada
e qui in pace rivedere
immagini di ieri
alla fiamma
 
mentre fuori danza neve
e cade malinconia
in fondo al cuore
 
ti sento nei passi
su per la cappa
quando cambia il vento
ed un odore di legna
possiede questa casa
attraversata dal tempo
 
nei segni alle pareti
crepe d'anima
e nei silenzi profondi
a parlare di te
 
amore mio
l'inverno d'una vita
è gelo
a segare le ossa
brividi
che scappano a letto
 
con tutta questa solitudine
che giorno dopo giorno
senza fretta
ammazza




martedì 24 marzo 2026

il vecchio e la fede

 

apro la porta
d’ultima dimora
un soffio
e lì
i capelli tuoi non si muovono
 
lingue del tempo
cadendo sul marmo
 
è questo inverno
che al freddo incede
tra orme di cera
luci spente
 
ho smarrito
la fede
 
quest’uomo chino
alle favole
più non crede
e al cancello
accosto piano
in silenzio
 
con la paura
di far rumore
al sonno tuo
eterno
 
lo sguardo fisso
sorridendo
che m’hai lasciato
madre per sempre
 
togliendo prima la polvere
più le tele
ma il vecchio
e un ragno nel buco
come stanno bene



lunedì 23 marzo 2026

superando il margine


spezzato sui campi 
mentre scappa
dalla corteccia
l’ultimo anelito
verso il cielo
 
quell’albero
dalle radici in alto
tronco al gelo
 
senza linfa
sconto la notte
il biglietto
per l’inferno
 
gola profonda
il lupo s’ingozza
di neve
cercando carne
di lepre
 
come un tempo
sulla tua
affondavo
canini di sangue
 
e gemevi
imploravi
amore
fino alla fine
dei sogni
superando il margine
 
ora spiriti in fuga dalla materia
aperto il cancello
mentre voi pregate
chiamando una ad una
le anime
 
invece sono alberi
che hanno smarrito i voli
fiumi
che non trovano più mare
e la distesa
lì davanti
 
un gran deserto
esanime
 
 


*
(evidenti i riferimenti a "il lupo della steppa "  di Hermann Hesse)

domenica 22 marzo 2026

lo spazio d'universo

 

adesso mi calmo
quando il vento
posa le ali
e con te cominciano
a letto certi voli
 
il piacere d’ascoltare
sussurri
senza dire più niente
 
tanto le parole soffocate
di baci
meglio fremiti sussulti
persa la voce
 
e che dire
delle carezze
piano
ancora
nel silenzio
dell’estasi
 
lasciando i lamenti
giungere in fondo
allo spasimo
 
quando alle stesse urla
della notte sbattuta
dal mare
contro le scogliere
 
spalanchi le cosce
dei forri in tempesta
alla marea di sensi
schiumando brividi
a pelle
 
come non s’arresta
una voglia
d’attraversare
dal monte di venere
al tuo imene
lo spazio d’universo
 
se a varcar la soglia
più lune astri comete
solo il nostro amore
contiene
 


 

senza svegliarti

  all’ultima curva s'apre il paese  nel nulla   dall’antico lavatoio o su per le scalette nei vicoli salendo in piazzetta   lì aspetta u...