giovedì 16 aprile 2026

la notte fa piano

 

stamane
respiro spiagge nude
in fuga dalla gente
 
a mirare questo mare
di settembre
con i gabbiani
fermi sulla scogliera
braccia stanche di volare
 
a piedi nudi
svolge il racconto
un vecchio pescatore
tirando le reti
all’argano una barca
 
nelle rughe
di salsedine
tra le pieghe
di quest’anima
che non credo
pure ci deve essere
l’ultima pagina
 
sul molo deserto
in fila scafi pelle e ossa
alberi che dondolano
alla fonda
poi d’una sera antica
miraggi di donna
nella foschia
che confondono
 
dentro la stiva
piegando vele
capisci da solo
che la vita
è finita
 
lo senti d’ultimi richiami
con quei silenzi
specchiati dal faro
sirene dal porto
e la tua di scoglio
a far più male
 
la notte fa piano
in fondo alle case
e
non ci sarà luna che tenga
a far sognare



mercoledì 15 aprile 2026

un tocco di grazia

 

sul balcone
ho coperto
i limoni
non avendo più le forze
di trascinare
vasi così pesanti
dentro
 
hanno alle radici
tanti ricordi
e le tue cure
finite al freddo
 
lo stesso peso 
attraversando
le stanze
dove disegnavi
ad ogni angolo
un tocco di grazia
 
ora è tutto secco
e si avvicendano
inutili stagioni
a un vecchio calendario
da quel tempo
mai più cambiato
 
riporta l’ultimo sogno
un giardino
che costruivi a mente
notte e giorno
 
così la corolla
i petali
le aiuole
tutto era possibile
se nelle mani
quella bellezza
da mettere gemme
sulla pelle
d’una sola carezza


martedì 14 aprile 2026

scarabocchi

 

di notte incontri
un sogno che fugge
dal tormento assassino
chiedendo un passaggio
 
 lo fai salire nella tua mente
 
e quelle macchie sui muri
sono scarabocchi di luna
o disegni di nulla rappresi
 
forse impressioni d’ombra
che escono al pittore di mano 
col suo pennello bagnato di mistero
 
e un soldato senza stelle
di notte fa la guardia
a un soffitto spento lassù
con la sua ragione in divisa
 
ma hanno ragione
i vivi che son muti
o i morti che ci parlano dentro
 
e poi l’aquilone
reciso lo spago
com’è lontano
 
tu che piangi
lumaca in scia
trascinando ventre a terra
e fai la bava ad una foglia
che ti lascerà per il vento
 
come certe illusioni
al primo soffio cadute
 
 

lunedì 13 aprile 2026

ti odio

 

fuori
un tempo da lupi
a sbattere il vento
una notte di pioggia
contro vetri e scuri
 
a te cosa importa
se mi ritrovo i cocci
in tasca
 
allo specchio
incipri il naso
cambi pettinatura
e calando occhiali
di gran montatura
ripasserai già domattina
marciapiedi e vetrine
 
perchè sei curiosa
femmina
anche paracula
così ti odio
mentre sorridi alla gente
e fai la bella vita
 
poi mi chiedi con un bacio
e sussurri a letto
amore eterno
 
a giacere altre cambiali
nella buca della posta
se apro solo la tua
con tutti i peccati
capitali
  
 

domenica 12 aprile 2026

pensiero più bello

 

pensiero
più bello
come il petalo
caduto
solo ieri
 
tra vasi in fila
a far male di primavera
 
un colpo di vento
carezza più forte
scivolando
via il ricordo
oltre la ringhiera
 
e adesso che rintocca
al vespro la preghiera
il cane abbaia
per uscire
mirando al guinzaglio
 
mentre in gola non reggo
alle corde che già
portano via
sulla passeggiata
 
con te l’ultima volta
spalla a spalla
e muta ai colori
sui campi
parlavi d’un cenno
 
ma come balla
al cancello
un’ombra
prima dell’inverno
se il freddo dentro


sabato 11 aprile 2026

tu che torni

 

l’alba tersa alle vele
chiama altre barche sul mare
al timone quest’attesa
e nello scafo
l’ansia di accostare
 
ricordi vivi
tirati nelle reti
naufraghi tormenti perduti lontano
voci del tempo dentro la stiva
onde nella memoria e alla deriva
che sulla spiaggia rivoltano sassi
conchiglie e pensieri strani
 
pagine libere
quei gabbiani aperti al sole
e all’argano tiri una mente in secco
 
sa di sale e amaro
il ricordo di chi non torna
mai davvero
quando a sera le nostre donne
stendono sul tavolo
tanta solitudine
e apparecchiano
la notte profonda nei vicoli
dove i vecchi all’ultima pesca
stanno fissi
 
tu che torni
dal tempo vinto
come un sogno perduto
al convento nostro beato
racconta la tua storia di tanto mare
ascolta la voce di chi è perduto
 
portami un gioco
che hai da tanto lasciato nel cassetto
un sorriso ultimo
in fondo alle rughe dure
prima di bucare
la fodera



*
( e adesso cominciano troppi a bucare la fodera...Umberto, mio compagno di banco.., Paolo e Angelo...presto toccherà a me, ma non ho paura, dietro il sipario del mistero la più grossa delle fiction o fregature mai realizzate, andiamo in scena sul palco del nulla )

venerdì 10 aprile 2026

in preghiera

 

quel fiore delicato
al davanzale di primavera
 
miravo nella sua bellezza
così profumato alla ringhiera
 
da richiamare uomini in volo
 
ma d'una carezza sembrava
al vento sfogliare per me solo
 
come nel bacio di pioggia
petali d'amore
 
poi in rima d'un tempo nero
curvò lo stelo
 
da richiamare un uomo in preghiera
 
 
 
 

giovedì 9 aprile 2026

anni luce

 

il mattino di seguito
in battigia
 
se scopri ogni volta
cercando le orme
solo avanzi di mareggiata
le tue vestigia
 
prendo
quel treno di riflessi
la sera
e come pesano
vagoni di ricordi
alla schiena
 
maglio sull’incudine
scaglia il poeta
metafore e rime
contro la luna
 
s’affaccia al balcone
un astro lontano
anni luce
 
ai fianchi d’orto
lungo muretti antichi
chiudo gli occhi
ai cani di rimando
voci di silenzio
a domineddio
 
quando partono
ultime lampare
e sulla tradotta
di luci sul mare
mi perdo anch’io



mercoledì 8 aprile 2026

senza svegliarti

 

all’ultima curva
s'apre il paese 
nel nulla
 
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
 
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
 
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
 
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
 
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
 
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa 
già chiamando le voci
da Lido in osteria
 
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
 
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
 
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
 
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi


martedì 7 aprile 2026

focaraccio

 

alla malora
il rimpianto
stagione nuova
sta per tornare
 
e non farti trovare
con quel grembiule
a sforbiciare insalata
o sempre in cucina
dietro le pentole
a sbuffare
 
metti una camicia
a fiori
rossetto sulle labbra
e tira su la gonna
fuori le gambe
 
apri gli armadi
rivolta l’anima
e i materassi
basta con le poesie
inutili sul tavolo
 
fai un bel focaraccio
bruciando i rimorsi
e non tagliare mai
la lunga fila di formiche
 
salgono sul ballatoio
a portare estate
e che sia allora il tempo
d’amarci
noi due premendo
contro i seni
non sui tasti



la notte fa piano

  stamane respiro spiagge nude in fuga dalla gente   a mirare questo mare di settembre con i gabbiani fermi sulla scogliera braccia stanche ...