Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
mercoledì 20 maggio 2026
martedì 19 maggio 2026
il passaggio
l'abitudine
non fa una piega
e poi come un'amante
non si spiega
prendo casa
ogni volta al mare
fianco alla ferrovia
calati i binari fin dentro le mura
e di notte ascolto convogli
altri sogni sul cuscino
a poco di fantasia
per una stagione ancora
e via
sono il custode di treni
che salgono a letto
lasciando vagone dopo vagone
sui sedili aperto
un volume di ricordi
quando sbattono i ferri
alle tempia
mi prende un sussulto
che sia del tempo
a calare le sbarre
il passaggio ultimo
lunedì 18 maggio 2026
è giornale
finita la riunione
esco di notte
con l'ultima ombra
sui tavoli rimasta
curva tra le carte
addosso
articoli mai letti
di fondo
o cronaca nera
a quell'ora
vanno in rotativa
sporchi di piombo
e inchiostro
titoli di sciopero
all'alba
sbadiglia l'eco
di prima notizia
in edicola
è giornale
sui cancelli il grido
d'operai in lotta per il lavoro
è carta dei diritti
al macero
domenica 17 maggio 2026
la sera che viene
è donna antica
con la brocca in testa
portando ristoro alle mie attese
così dolce e tenera
all'incontro
la sera che viene
nello stesso istante
d'un giorno preciso
a maggio
che ci siamo lasciati
tu in silenzio
composta
io senza coraggio
stavo lì sul confine
dal gridare sospeso
ma l'urlo più forte
era nel tuo sguardo
questa sera
di vento che profuma
e sui campi in fiore
a distesa chiama
tra le siepi nasconde
quel bambino
sorpreso dalla vita
ancora aggrappato
alla tua mano
sabato 16 maggio 2026
colpo di vento
erano accesi i fanali
della passeggiata
una chiara sera
di maggio
mano nella mano
siamo andati per via
in silenzio
quando
all’angolo
d’una vita
ti sei voltata
e d’un soffio in fronte
mi hai baciato
come un colpo di vento
alle ali
caduto dal balcone
poi nei vicoli
di seguito alle persiane
nell’ascolto
ti cercavo
per riprendere il volo
ma sui tetti
interrogava
sogni assenti
la luna
venerdì 15 maggio 2026
ai falò
stanotte
al suono di fisarmoniche
e violini gitani
m'accosto ai falò
accesi sotto la luna
mentre ballano donne
tra fiamme libere
a bruciare le voglie
e scalpitano cavalli
alle corde mai domi
come per tanti viaggi
fremono di bagliori
intorno ai carri
bevono e cantano i vecchi
offrendo un bicchiere di compagnia
se cercherò ad ogni ruga
storie di coltelli
un poco la poesia
e il racconto va
più del fuoco
fino all'alba
nella lingua
magiara
d'avventure
e quanta strada
in giro per il mondo
a sfogliare
il vento delle steppe
pagine più belle
e mai scritte
così t’amerò
bella puledra zingara
pronta alla brace
e calda sia di pelle
che di terra
senza pace
giovedì 14 maggio 2026
ti sto pensando
quando sono così
e non mi va di far
niente
guardo le nuvole
alla finestra
fisso lontano
ti sto pensando
a navigare il
cielo
e raccogliere
magari
sui campi grigi
di pioggia
un ricordo
mi basta
per tirare avanti
fino a sera
quando cominciano
quelle ombre
a bussare piano
sull’uscio
forte tra le tempie
ci sarà anche la
tua
ed esco
sul tramonto
a gonfiare le vele
sui campi di fieno
mi porterà il vento
sai
profumi della vita
che torna
dal grembo di questa terra
dove riposi
e
voglio
trovare pace
infine
le braccia colme
di radici
i nostri cuori
a germogliare
assieme
mercoledì 13 maggio 2026
un cielo d'inchiostro
dei mille se
non ti dico quanti poi
ho scarabocchiato
pagine e pagine
così all’ultima
macchiato il dito
ai vetri intingo
un cielo d’inchiostro
ho sporcato anche il libro
tuo regalo sul comodino
dove tengo ora
solo pillole
e continuo sbadigliando
tra aiuole e vasi
che tenevi in riga
ma pantofole di traverso
inciampo verso le rose
che resistono amiche
lungo il sentiero di ciottoli
bianchi s’infila guizzando
una lucertola
che continua sul muretto
ad occhieggiare
un altro giorno
me ne sbatto tornando
a letto
solo che di mezzo al mattino
ci manca il postino
e le vecchie
al mercato bavose
di chiacchiere
pure la campanella delle monache
per dio
esco pure io
caffè e sigarette
il solito giro
senza fretta
e mi sorpassa
anche il carretto
dell’ortolano
ma ho già certi cavoli
martedì 12 maggio 2026
vento di maggio
mi ritrovo alle coste
un freddo mantello
aprendo le imposte
al vento di maggio
come scalando
un brivido
di quell’estate
sento che percuote alle pareti
ancora ai fianchi
senza muovermi
più dalla stanza
ai vetri ostaggio
caserma o condominio
dura naia
miro sul cortile
dove impazzano
foglie carte e lunghe marce
esercizi alle righe
comunque rughe
per atleti all'arte di vecchiaia
incerta memoria
ripasso un panno
al cannocchiale de nonno
attizzo miope
la voglia o la cornea
per salutarti
poi non reggo
alla solita lacrima
sulla porta carraia
finito il corteo
e calata la sbarra
di troppi addii
son vuoti calamai
piene le fosse
pure i cancelli
a lamentarsi
ma quale ruggine
solo ceppi ai piedi
d’operai senza lavoro
fuori dalle fabbriche
fischiando il vento ancora
lunedì 11 maggio 2026
11 maggio 2008
quella notte il cielo posò
sulle mie lacrime
un guanciale di stelle
eri partita e sulla strada
in fondo alle case
già cercavo le orme
i ricordi
le parole
l’eco della voce
la tua
e chiedevo
bussavo alle porte
interrogavo le stanze
ero solo
disperato al buio
orfano mi sono ritrovato
in quella casa
vuota
profonda nell’abbandono
ed affacciandomi sulla porta
ho dato una carezza al cane
poi al cancello
siamo andati insieme
a guinzaglio della solitudine
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