lunedì 9 febbraio 2026

mezzaluna

 

un suono lontano
di fisarmoniche e violino
 
chiudo gli occhi
e riconosco il bambino
 
attorno ai falò 
tra cavalli e danze gitane
ecco il circo in periferia
 
come scappando dietro i carri
a nasconderci eri mia
 
quando saliva il tendone
tiravan più corde in seno
che note di musica e allegria
 
mentre tutta la notte
vecchi gitani alla chitarra
suonavano malinconia
 
di mira le donne ai fuochi
cominciavi uomo
a sentire dentro
certe fiamme
 
così tizzoni infuocati
erano i tuoi occhi
alla brace
 
e mezzaluna sui campi
fissavo ardente in cima la falce



domenica 8 febbraio 2026

il sorpasso

 

di strade bianche
ho percorso
un tempo
monti e valli
 
vespa o lambretta
all’arrembaggio
anche senza miscela
di fianco appoggiata
ai paracarri
 
ma sempre
all’aria le tue gambe
amore
col foulard
mentre pilotavo
a tutto gas
 
quando mi stringevi
alle spalle
a salire marce
e voglie
finendo
a campi
ecco
la cosa
più importante 

rossa in viso
una bella donna
per il mare
appunto
con la honda
pure un bel sorriso 

e ormai di stagioni
all’acceleratore
meglio al retrovisore
il sorpasso
del tempo
cineasta
perfetto
 
alla pellicola
tagliando immagini
di pubblicità
salto al primo bacio
sul cavalletto
 
però le macchie d’olio
sul pavimento fanno
sudore dei vent’anni
 
adesso chiudo gli occhi
infilo i guanti
e sulla curva
piegato
sto volando
 
vorrei solo questa foto
alla sala di commiato
 
 

sabato 7 febbraio 2026

strana amica d'una sera

 

tanta voglia di lei
prende adesso
a guardare fuori
mentre ascolto la canzone
 
al buio sulle scale
fatica quell’ombra
per tornare
e nei solchi
struscia la puntina
se il disco è vecchio
il grammofono pure
 
lampi d’un temporale
in fondo alla città
lungo dormitori
sono segnali
di tanta fantasia
e già
invento
che tu sia
ancora mia
 
miro il vuoto
nella stanza
fa freddo alla pioggia
rigando i vetri
queste lacrime
strana amica
d’una sera
che sei venuta
a trovarmi
 
basta una lettera
che scrivi
e qui imbuchi
allo schermo
così ti vedo
mentre saluti
e curvo
alla tua mano
piego
 
girando
le stanze
in carrozzina
accelerando
lumaca di bava
e dolcemente
si fa per dire
rispondendo
ai tasti
 
dopo la musica finisce
e comincia
un’altra notte
che mi devi
lasciare
 
sei più piccola che mai
alla finestra
solo un’icona
 
ma tra quelle onde
sapessi
quanto mare
di lenzuola
 


 

camere con vista guardrail

 

sulle strade di notte
i fasci di luce
abbracciano in curva
un chiarore d’alba

che scappa tra le nuvole
e sorride ai vetri
come un lampo a galoppare
più di questo tormento
alla guida

inseguo all’orizzonte
sulla soglia del giorno
il tempo in fila
da superare

quanti ricordi
s’allungano in corsia
segnali e semafori
che rughe proiettano
al retrovisore
 
affondo
stanchezza sul sedile
e sul nastro davanti
solo voglia d’arrivare

poi mi fermo ad un motel
ritrovando chiacchiere da bar
e una donna che ti spoglia
come ai falò della tangenziale

camere con vista guardrail
e mezzaluna in alto
sulle cinque stelle

dorme un camionista
con le tendine tirate
sul piazzale


venerdì 6 febbraio 2026

va bene

 

una sera di pioggia
che ti sto a fissare
 
con quel sorriso ancora
gonfio sulle labbra
di mare
sento magari stanco
lo scafo
ma una voglia addosso
di navigare 
 
cerco allora in una foto
l'impressione
o quel profumo d'un tempo
nell'armadio
poi ritrovando le tue chiavi
sfioro quella rosa sempre più curva
all'ingresso
 
così
quando la nebbia
sale in giardino
m'arrendo sul divano
 
e circondato da rumori fuori
sussurri
come il battito ai vetri
vento o pioggia
inizia con te
allora il viaggio
 
sciolti i canapi
come i capelli
lasciando il porto
timone libero
non c'è rotta
 
basta arrivare
sulla distesa
in camera da letto
con le prime ombre
sottocoperta
 
una volta persa la direzione
del tempo che rimane
anche un cuscino da stringere
va bene


 

giovedì 5 febbraio 2026

nebbia

 

dolente
per certi versi
era quel silenzio
sui tasti
 
componendo
giù di sotto
al vicolo
per le scalette
altri passi
che riconoscevo
ovattati
 
un ticchettio al vetro
del vento simulacro
il battito del pendolo
e benedette le sere
senza telefono
 
salendo allo studio
dopo le scale
con le prime lettere
e piccioni in remoto a tubare
 
mentre chiamava al balcone
quel mare bianco
un bambino sulla tolda
della nave
finiva l’inchiostro
 
poi chiudendo la lettera
sigillava un segreto
al timbro di ceralacca
 
anni dopo preferiva
il disegno cuore e freccia
su carta oleata
rovesciando vino e gazzosa
schiuma di birra
per mani unte di mortadella
 
oste Lido
ma delle monache
su tutto
la campanella
 
alla corte dei miracoli
siamo cresciuti
tra bestemmie
fumi di tabacco
nazionali e trinciato
 
cerco la sera senza fiato
che non partiva la corriera
d’epoca
il cane dietro
all’ultima rincorsa
 
in fondo
curva una povera vecchia
di lacrime
che non la smetteva
 
addosso alla valigia
quanto ho pianto
di rabbia
tanto copriva
nebbia



mercoledì 4 febbraio 2026

ti scrivo

 

ho sentito quella mano tua
salire dentro
quando ci siamo salutati
alla finestra
 
ma non piangere
sai
perché ho abbracciato
stretto una donna ormai grande
bella
 lanciata verso la vita
figlia mia
e per questo ti scrivo
 con il sorriso
 
parole che non trovavo
ora vengono di notte
piano qui in camera
 
volevo dire
ti voglio bene
ma è rimasto dentro
 
non devi sentirti in colpa
sto bene qui
ho l’assistenza che mi serve
 
i figli il lavoro
pensa alla tua vita
non chiedo altro
voglio solo vederti felice
e d’una carezza sapere
che in fondo mi hai perdonato
 
ti aspetto sempre
ed in foto
sul comodino
miro quelle attese
di stupendi nipotini
che mi hai donato
 
e così
 anche un vecchio
può volare in carrozzina
a quest’ora
da te
per un bacio sulla fronte
 
ciao
babbo



martedì 3 febbraio 2026

vecchi gitani

  

di viaggi naufrago
e d’amori vissuti senza porto
come di tante onde stanco
 
per sempre zingaro di mare
mi fermerò a quei falò sotto la luna
 per una carovana di vecchi gitani
che suonano e danzano di malinconia
 
addio cielo nero
un violino mette le ali
alle nostre voglie di partire
 
con la fisarmonica
a comporre storie di gente
nata libera
vissuta sulle strade del mondo
 
e di colpo la fiamma
illumina lacrime
rughe strette a un bicchiere
consuma l’allegria
 
si ritrovano cavalli
naviganti uomini e donne
e si balla intorno ai fuochi
 
anime e fiamme libere



 

lunedì 2 febbraio 2026

candelora

 

mi piace
in silenzio
schivare
la gente che fa rumore
sul marciapiede
 
alzo baveri
alle vetrine
sono tanti
gli anni in tasca
pugni chiusi
di rabbia
se combatto ancora
sorrisi finti
mani facili
 
attraversando
di sera la via
alle ombre
che mi nascondono
di rito
verso calici in osteria
effetti personali
a menadito
 
e alla candelora
fedeli in fila
effetti indesiderati
il mondo in malora
 



lo spartito

 

provano ancora  
certi passi di notte
quelle ombre 
sul ciglio di strada
 
vanno in metrica
cercando insieme
battuta e cadenza
fino a seguire il ritmo
di danza
 
sullo spartito di note
composte per te
nel concerto di silenzio
ai fiati di corridoio
e labbra di porte socchiuse
 
per musica e orchestra
da camera
quando mi amavi
 
e a dirigere i sensi
ero il tuo maestro
dalla bacchetta magica
 
 
 

mezzaluna

  un suono lontano di fisarmoniche e violino   chiudo gli occhi e riconosco il bambino   attorno ai falò  tra cavalli e danze gitane ecco il...