martedì 13 gennaio 2026

m'innamoro

 

i vecchi col cappello
le donne a colori
un quadro a pennello
 
il giro intorno l'isola poi
una noia
stasera però un ballo

se le ragazze intrecciano
la chioma alle danze
lasciando ai remi indietro
una stagione morta
 
s’aprono alle sponde
passeggiate o in bici
le nostre rincorse
pedalando controvento
quando mette pioggia
e ci ripariamo per un bacio
 
perché ho una donna
dall’altro ramo del lago
che miro sempre
allo specchio
arrivando il battello
 
allora accarezzo
una lunga treccia
sulle spalle
e adoro il profumo dei vestiti
che mette mai di moda
 
solo in tinta dei fiori
che raccoglie in grembo
e semplicemente
ogni volta di più
m’innamoro



lunedì 12 gennaio 2026

il migliore

 

vorrei tanto afferrare
quel lampo ai vetri
oggi che mette cielo cupo
e un riflesso tra le nuvole
è mezzo bicchiere di sole
 
in veranda assaporando
il tepore che presto svanisce
e torna addosso un gelo
 
poi quel passero sul filo
stende il vestito
di piume sgualcito
forse piove
ma dove andrà
 
riparo al camino
eccoci qua
noci e vino
l’inverno passerà
 
ancora alla finestra
cercando il compagno
a far nido
 
intanto nebbia sale
a coprire le siepi
per strada e dentro
la stanza
 
dove una gran confusione
ho in testa
ma è normale
dicevi
valvole da cambiare
e quante
 
così ridendo
e vai
passava il tempo
 
era il migliore
sai



noi del tempo

 

oggi un vento strano
stacca dalle braccia
ultime foglie
ricordi ingialliti
a volare lontano
 
poi prende il vicolo d’infilata
sbattendo persiane
dietro
cocci sparsi nell’orto
i nostri vasi
 
così ascolto d’ali in fuga
un fremito
come nelle lingue al portone
il gemito
di quest’anima sui cardini
pronta a migrare
 
lascio pagine vuote
sul tavolo
tele del racconto
al soffitto
 
tirando nel buco
quel ragno
facili prede
noi
del tempo



domenica 11 gennaio 2026

sul classico universale

 

brutta storia
adesso
l'ultima prova
allo specchio
 
il racconto va a finire
come può
tra le rughe stretto
se imbastisce
il tempo
un'altra pelle
e ti concia addosso
un aspetto così tetro
 
curve le spalle
davanti non cade
bene il vestito
figurati dietro
 
lo porto a destra
ripeto
ma il sarto fa finta
di niente
tirando su il cavallo
 
poi giacca sbottonata
sulla pancia
neppure basta la cinta
davvero uno schifo a pennello
 
allora sottovoce
mi invita in una sala
senza specchi
strano l'arredo
a provare un vestito
sul classico universale
color noce
 


al passato remoto

 

quando vuoi
ripete l'ombra
al portone

ma polvere
calcinacci
e ragnatele
rimandano
l'occasione
come ruggine sui ferri
opaco al corrimano
l'ottone

d'un balzo all'atrio
solo un gatto

lo stesso tuffo
tornando così
al passato remoto

ma non entro
nella vecchia casa
aperta dal terremoto

solo piccioni
che vanno e vengono
dal tetto sfondato

come tanti ricordi
che libero adesso
d'un cuore malandato


sabato 10 gennaio 2026

è per te

 

non ho mai donato
un fiore
come una sola volta
provato amore per nessuna
 
è per te
che stanotte vola
un pensiero 
al viso nascosto della luna
 
miro lassù
nella notte gelida di stelle
un grumo d'atomi
a fuoco
astri nel firmamento
o comete
di sicuro i miei sensi
accesi
 
trema la mano alla tastiera
se questo è un bacio
che ti mando
e mi sembra di sognare
quell’incubo
quando d’un clik ho chiuso
all’unica che mi capiva
 
ma a che serve
ripeto in silenzio
è tardi ormai urlando muto
 
e te ne vai pulviscolo nell’universo
spargendo la tua essenza
per quel mondo che non trovavi mai
 
un vecchio resta fisso
in questa piccola finestra a scrivere sul web
solo che non doveva andar così
ora siamo tutti un po’ più soli
qui
 
ed è per te che ho scelto una rosa azzurra
che lascerò sotto un cielo coperto di novembre
 
mentre guardo lassù
i nostri vent’anni per sempre



venerdì 9 gennaio 2026

ali di bruma

 

esce stamani
dalle pagine del racconto
Colò
il vecchio spazzino

ali di bruma al grigio mantello
nei lenti giri di ramazza
tra mucchi di ricordi
salutando l’autista
di corsa sulla piazza

caffè chiuso a quest’ora
fisso il monumento di storia
come al davanzale
il volo di migranti

quasi nevica
muto il passero all’alba
di freddo infagottato

e se dalla persiana
un brivido rosa
inganna a denti stretto

così m’aggomitolo ancora
a letto



giovedì 8 gennaio 2026

appuntamento con la follia

 

che strano
un appuntamento
per caso
con la follia
 
mani in tasca
baveri alzati
all'aria
gelida dal mare
in faccia
 
forse la mente
lascio spalancata
un poco all'idea
che tu sia
ancora mia
 
magari aspettando
all'angolo
occhi chiusi
di polvere o sabbia
l'incontro
con quel bacio
sulle labbra
 
un nodo in gola
quando sento
dentro
la voglia
 
ma di rumori
il vento
come imbroglia
 

mercoledì 7 gennaio 2026

solitudine

 

accolgo di notte
sul prato stellato
una grande luna
a specchiare
neve e gelo
 
mentre accompagno
betulle bianche
ancelle di purezza
all’altare spose
d’inverno
e dai vetri
raggiungo il candore
delle cime
 
dove si staglia
il viso
della mia donna
come al chiarore
un tormento insonne
 
ripasso il cielo
nel trapunto acceso
poi sulla strada
accosto d’un lampione
solitudine
 


martedì 6 gennaio 2026

saggio di neve e befana

 

 

muove magia
al frullo d'ali
cadendo polvere
gelata dai rami
 
sui giardini a ripetere
stagione di neve
disegni strani
 
cerco alle siepi un pertugio
coda dritta
liberando il segugio
 
pure lassù mirando
alle cime curve
dove lei posa
la scopa al saggio
 
ma stamani solita stampa
d'orme in colonna
sulla coltre bianca
 e
della befana
alcun passaggio
 
 

m'innamoro

  i vecchi col cappello le donne a colori un quadro a pennello   il giro intorno l'isola poi una noia stasera però un ballo se le ragazz...