venerdì 7 agosto 2026

il lupo e la luna ( a Guccini )

 

granitico
un molo d'abbandono
 
con i vecchi in posa
barche alla fonda
 
così scafi di legno e ossa
si confondono
alla rimessa
 
stiva colma di ricordi
vela riposta
e remi consumati
come le braccia
 
l'albero maestro
che al cielo
ancora insegna
ma al timone
strappate via
le carte
 
affondo alla taverna
giorno dopo giorno
 
lupo senza il branco
e la luna
 
rimane Maestro
la tua immensa arte
se dio è morto
con te sul piatto
son risorto
 
e la puntina
tra le rughe
va dentro
la locomotiva
 
alle stazioni
sulle piazze
noi ci saremo
a fischiare
le parole del vento
amare
 
bella ciao
il partigiano che canta
e tutti portiamo
nel cuore
 
  

ciao Maestro


 

forse il motore cantava
forse la mano
teneva il volante
non lo sapevi
che c’era la morte
quel giorno
 
voglio pensare
che ancora mi ascolti
e come allora sorridi
 
voglio però ricordarti
che ancora vivi
 
e la tua locomotiva sui ferri
è partita
 
maestro
un calice elevo
ai sogni
alzo il volume
della tua voce
come degli ideali nostri
che in fondo gridi
 
e ci saremo alle stazioni
sulle piazze
quando fischia il vento
noi ci saremo con te
per sempre vivi



già visto

 

oggi che il mare
rotola a letto
con quella brezza
di primo mattino
 
vivo in pensione
m’aspetta la bicicletta
stanze complete
pedalo senza fretta
 
e poi allo stabilimento
c’è la Concetta
così d’estate siamo in famiglia
sdraio lettino tutto compreso
 
da mille stagioni osservo
cavalloni e bagnanti
gabbiani in compagnia
d’ombrelloni e chiacchiere
ciak e via
si va in scena
 
siamo poveri attori
d’epoca remota
fagotto in spalla
pranzo al sacco
tutti a tavola
che pena
 
sono più voraci
quei volatili
o le impressioni
del già visto
sulla vicina
 
questa volta
ci mettiamo comodi
sul muretto
lucertole vecchie
a cambiar pelle
ma il vizio rimane
 
abbiamo voglia sulla passeggiata
d’una fumata in pace
sulla rotonda
vista tramonto
 
prima che di traverso ci colga
autunno



giovedì 6 agosto 2026

obiettivo sera

 

lo scatto di luce
al tramonto
per la mia donna in posa
dal balcone
sulla valle
 
obiettivo sera
 
con quelle nuvole
consumate in scena
 
a dare effetto 
un tocco d’ombra in viso
tinta rossa
su fondo riga
 
nei vicoli
la base d’un sussurro
per vecchie in foto
all’uscio
 
poi grandangolo
sulle chiome 
di cipressi
al vento
 
segnali
d’avvicinamento
 
 

mercoledì 5 agosto 2026

la vecchia stampa


la vecchia stampa
in cronaca
leggo impressa nelle rughe
di salsedine

alle reti curvo
il pescatore
se un tremito scuote il fuso
tra le mani

mentre fischia in fondo
un vento di vagoni
luce rossa in coda
come batte sui ferri
la tradotta
di noi viaggiatori
oltre la sera

rossa pure all’occaso
donnaluna
tirando ultimo lembo
di mare sul confine

se un tremito scuote
d'universo a penetrar l’imene
 

martedì 4 agosto 2026

sai una cosa

 

sognando ad occhi aperti
ti voglio ancora
ma sono un vecchio
che ha perso il bastone
 
trema senza guida
s'appoggia al muro
bestemmia
sbattendo i pugni
urlando muto
 
ma tanto sono fatto così
dopo la tempesta
gatto sul divano a far le fusa
 
e stasera
davvero mi manchi
a rotolare lenzuola
tormenti pedalando
fino all'alba
 
con quella luna
che mi fissa dalla finestra
precisa la faccia tua
quando tornavo scuro
senza parlare
 
sai una cosa
 
il silenzio mi appartiene
adesso
e appieno
 
ma eri così bella
quando saltando sopra
criniera al vento
superba amavi
e mi possedevi


 

lunedì 3 agosto 2026

ILVA

 

solo fumi e bagliori
sulla piana
dove s’accodano
alberi secchi
sotto un cielo grigio
alle tute gialle
senza lavoro
 
continua
la tratta del sud
a portare sulle spalle curve
un destino duro
prima a dorso di mulo
d’acciaio laminato oggi
mentre cerchi
d’arrivare a fine mese
magari con insalata nera
 
tanto per dare al meridione
quattro camini accesi
a tutta caldara
busta paga non pervenuta
ma capitali scudati al sicuro
 
 
 

domenica 2 agosto 2026

2 Agosto 1980

 

ma chi c’era ai funerali
di questo paese
quando sono morti in tanti
 
ad aspettare sul piazzale della stazione
saltata per aria
 
a volare senza meta
sull’aereo in fondo al mare
 
a cantare sul treno
che d’un botto ha saltato i binari
 
ma forse c’era la gente comune
con bandiere e lacrime
 
di sicuro c’eri tu
vestita di nero
silenzio stretto in mano
curva all’ultima fila
dietro le autorità
in fondo alla nostra assenza
 
e poi c’era il vecchio partigiano
un prete piccolo in testa
ed ai gonfaloni delle città
 sindaci in fasce
 
ricordo musica sacra
la chiesa che non conoscevo
ora di tutti
perché pregavano sottovoce
e le urla stavano in bocca mute
a chi aveva perso
tutto
un figlio
un marito
 
io
una  patria
 
 

la gitana

 

l'alba ai passi di danza
come infiamma
 
nei riflessi 
abbaglianti sul mare
ancora nei tremiti
sussulti di fuoco
a specchiare
 
con i cerchi di luce
a pendere
dalla chioma d'oro fluente
sottana di colori
zingara
a rapire l'anima
 
accostando d'un gabbiano
lo spasimo
oltre di volare
libera come balla
in fuga la gitana
 

sabato 1 agosto 2026

la terrazza

 

dava noia
quella terrazza a fianco
 
un pezzo di mare
toglieva dalla vista
 
fin quando t’ho trovata
una sera
lì a contar stelle
 
sarà diversa
adesso nel tempo
a chiudere quelle persiane
che spiavo
 
con l’edera
che saliva di stagione
assieme agli odori di porto
ed il tuo sorriso
che aspettavo sul muro
della passeggiata
 
era un dono d’amore
la bici che lasciavo al portone
 
e sei andata a pedalare
in cima ai sogni
che disegnavo
col tuo nome
sottocasa
 
messaggi d’un matto
dicevano i vecchi
senza capire
quanto ero innamorato
 
a cercare su quella terrazza
l’altra metà di vita
che mancava


 
 

il lupo e la luna ( a Guccini )

  granitico un molo d'abbandono   con i vecchi in posa barche alla fonda   così scafi di legno e ossa si confondono alla rimessa   stiva...