giovedì 12 marzo 2026

nelle stanze del tempo

 

d'una casa vecchia
a spalancare
porte e finestre

ascolto
nelle stanze del tempo
il fiato e l'abbraccio

sfogliando ricordi
al sole
che penetra
il mio cuore

dai quadri intorno
le donne
che ho amato
fanno coronarie

come splende ancora
negli occhi tuoi
fulgida la devozione
e non c'è polvere in cornice
che tenga

sorreggono mura antiche
la mia stessa spina dorsale
e la nostra storia
colonne portanti

uscendo in giardino
miro alle piante
che hai lasciato in riga
se possiedo le radici
dentro

mentre siepi fedeli
custodiscono sacro
il silenzio

discorre solo il vento
scappando al cancello
pure un lamento

ma tutto si compone
alla targa con il tuo nome




mercoledì 11 marzo 2026

camicia a fiori

 
raccoglie stracci di nebbia
quel vento di marzo
che scappa sui campi
alle prime labbra fiorite
 
e le tue
sono già gonfie d’amore
quando hai la corolla
aperta al sole
con le gemme da frutto
a primavera
 
e il tuo verrà
 
allora cerco nell’armadio
quella vecchia camicia a fiori
con la voglia di cambiar pelle
e vestire a colori
 
come dopo la pioggia
nuove pratoline
vanno sull’argine
 
virgole d’umori
a metter accento di passione
 
 
 

martedì 10 marzo 2026

cartelle e numeri

 

e il tempo scorre via
senza contare per noi
più nulla 

adesso che ai vetri
graffi le nuvole
interi pomeriggi
a scansare lacrime 

e ti senti inutile 

poi quando la notte dalle sponde
assaltano rimorsi
a crescere tormento
in piena solitudine 

senti un mare
freddo addosso
con affanno
e paura di non farcela 

allora muta la preghiera
va dei naviganti sull’oceano 

prima un adagio tra le onde
che diventa al buio rabbia 

d’un battito di remi
come pugni in tempesta
tra le coltri 

scafi pelle ossa
sbattuti e abbandonati
alla fonda

lungo l’argine ad evadere scalzi
i nostri sogni di cartelle e numeri
solo corsie di rimpianti inutili
e di commiato
tanto il prete in latino
al viatico

è morto un altro
oggi
che hanno tirato le tendine
per nascondere
questa pena di vivere
 
 

lunedì 9 marzo 2026

dove va l'accento

 

ai monti scuri
senza luna
manca l'accento
questa sera
curvo qui sul banco
un bambino alla tua scuola
 
mentre di campi e pagine
si compongono
solchi e righe
al racconto della nostra terra
 
finendo di scavare
profonde rughe
il vomere di stagione
 
ogni cosa al suo posto
era il tuo dettato
e
dove va l'accento
ho imparato
solo adesso
 
che sull'ultima parola
cade preciso il silenzio
 
 

domenica 8 marzo 2026

la pianta di mimosa

 

raccontano
gli occhi tuoi
che stai sfogliando
petali nuovi
di stagione
 
oggi
con la voglia di mettere
una camicia a fiori
sei così bella
 
che dal balcone
arrivano uomini
in volo
per quanto profuma
la tua corolla
aperta al seme
 
sei la pianta di mimosa
che coltivo beata
d’un giallo da far innamorare
 
e rimango di pomeriggio
a fissare la bellezza
curando certi ricordi
da far male
 
ma d’inverno
porterò dentro
la mia amata
riparandola
dal gelo
 
tra i quadri
lontana dal camino
a brillare in quella stanza
dove la muffa
ha preso il posto
della fantasia
 
 ogni giorno
allora che sia
otto di marzo
a festeggiare
la donna mia



sabato 7 marzo 2026

ritornerai

 

ritornerai
con le gemme che spuntano
sulle braccia a primavera
 
nei colori accesi
e nuovi disegni
 
per campi in fiore
e voli di rondine
 
ritornerai
in quel petalo di rosa
che già profuma in giardino
 
a raccontare storie
di generazioni per la vita
nonostante tutto
 
e allora t’aspetto sull’uscio
in silenzio o alla lingua
del vento
 
quando rapiva la notte
i sogni a lume di candela
sfogliando quel piccolo diario
macchiato di cera
e d’una infanzia povera
 
ritornerai
con il sorriso delle donne
in abito da sposa
 
come sul mandorlo
l’alba in rosa
e strascico di nuvole
a mantello
 
 

venerdì 6 marzo 2026

neon

 

la piccola edera
che hai cresciuto da sempre
continua sul balcone
ad avvitarsi inutilmente
come questo tempo
così lungo alla schiena
 
affacciati tra le sbarre
curvano due fiori
dai vasi in secco
e si lasciano dal vento libero
accarezzare nel vuoto
 
l’analisi dei sogni
svolge una guardia in strada
per un giro di controllo
quando lasci i piatti
e al video raccogli illusioni
 
continua a pedalare dormendo
e sull’asfalto vibra un faro di mezzo
la noia in canna
d’una vita intera
a caccia di niente
 
lungo una periferia di nebbia
assorta e umida
in alto quella luna
che a poco riesce dalle coltri
e nelle folate di sotto
fa da neon all’assenza



giovedì 5 marzo 2026

il silenzio dei vecchi

 

sorprende
la sera
alle faccende
sul vicolo
 
dai panni sull'orto
alle ultime chiacchiere
davanti l’uscio
mentre scappa la lucertola
e i gatti tornano sul muretto
 
quel riflesso balena
per i tetti
dove odo il rintocco
del vespro
una voce inseguendo
fino a notte
 
solito giro
in piazzetta
poi sulle scalette
verso l'osteria
uscendo al piazzale
da bora
 
risalgo il tornello
delle mura
già ho perso l'eco
e siedo stanco ai fanali
 
il silenzio dei vecchi
possiede tutte le corde in gola
 
tanto rimane fisso negli occhi
il racconto
 
così accostando il portone
lascio fuori inutili parole
 
al buio ora ci vuole
solo un corrimano
di ragione
 
 
 

mercoledì 4 marzo 2026

lo specchio degli amanti

 

le notti da piedi all’attesa
per una luna che trasuda alle canne
con la brezza di mare
 
resto sul molo
lo scafo a mollo
tra onde sospeso
e le ombre decise
sui muri
nei vicoli a sognare
 
sono le nostre parole sussurrate
ai lampioni di un paese remoto
alte sulle carraie
perdute nelle grida
 
come un sospiro di vento
mira alle tue labbra
e alle vele d’oceano
ormai prossima l'alba
 
così la tua voce
tra i forri tesa
e al vento diritta
alle cime assale
poi sulla distesa
silenzio compone
 
un pensiero al davanzale
verso le stelle d'un soffitto chiaro
 
due passi al limite del nulla
invisibile il confine
d'esistere
 
ora mi prendi per mano
dove nuda abita l’assenza
e non hai indosso
che un sogno leggero
 
possiede tutte le mie notti
lo specchio degli amanti


martedì 3 marzo 2026

nulla più

  

qui
nel silenzio
d'un mondo strano
 
rivoltando le tasche
a questa vita nuda
nella stanza
 
anche
un solo momento
con te mi basta
 
cadendo quel bacio
dal tempo che avanza
 
come un battito d'onda
alle tue labbra
da sfiorare
e
cosa sarà mai
prima del mare
 
eppure di notte
la scintilla
più piccola
è tutto
per un cieco
 
senza fede
che vive
di tenebre
e muto
nulla più
chiede
  
  

nelle stanze del tempo

  d'una casa vecchia a spalancare porte e finestre ascolto nelle stanze del tempo il fiato e l'abbraccio sfogliando ricordi al sole ...