Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 22 maggio 2026
giovedì 21 maggio 2026
dopo la pioggia
uscendo la sera
sui marciapiedi
non c'è nessuno
dopo la pioggia
scende dai rami
quel profumo
ed è così bello
d'un silenzio
andare per mano
poi all'angolo
il tuo ricordo
ad attraversare
d'un lampo
e la passeggiata va
indietro nel tempo
noi due sottobraccio saltando
pozze d'acqua come ridendo
mentre adesso riesco
a bagnarmi
solo piangendo
mercoledì 20 maggio 2026
sinfonia di sensi
al pianoforte
il maestro
eseguendo note
di pioggia dettate
sul ponte
d'oceano andava
la nave tra le onde
tempesta
alle corde
ai timpani
il vento
ai fiati
i nostri baci
in coperta
sullo spartito dei
flutti
composizione di corpi nudi
nella sinfonia di sensi
in orchestra
martedì 19 maggio 2026
il passaggio
l'abitudine
non fa una piega
e poi come un'amante
non si spiega
prendo casa
ogni volta al mare
fianco alla ferrovia
calati i binari fin dentro le mura
e di notte ascolto convogli
altri sogni sul cuscino
a poco di fantasia
per una stagione ancora
e via
sono il custode di treni
che salgono a letto
lasciando vagone dopo vagone
sui sedili aperto
un volume di ricordi
quando sbattono i ferri
alle tempia
mi prende un sussulto
che sia del tempo
a calare le sbarre
il passaggio ultimo
lunedì 18 maggio 2026
è giornale
finita la riunione
esco di notte
con l'ultima ombra
sui tavoli rimasta
curva tra le carte
addosso
articoli mai letti
di fondo
o cronaca nera
a quell'ora
vanno in rotativa
sporchi di piombo
e inchiostro
titoli di sciopero
all'alba
sbadiglia l'eco
di prima notizia
in edicola
è giornale
sui cancelli il grido
d'operai in lotta per il lavoro
è carta dei diritti
al macero
domenica 17 maggio 2026
la sera che viene
è donna antica
con la brocca in testa
portando ristoro alle mie attese
così dolce e tenera
all'incontro
la sera che viene
nello stesso istante
d'un giorno preciso
a maggio
che ci siamo lasciati
tu in silenzio
composta
io senza coraggio
stavo lì sul confine
dal gridare sospeso
ma l'urlo più forte
era nel tuo sguardo
questa sera
di vento che profuma
e sui campi in fiore
a distesa chiama
tra le siepi nasconde
quel bambino
sorpreso dalla vita
ancora aggrappato
alla tua mano
sabato 16 maggio 2026
colpo di vento
erano accesi i fanali
della passeggiata
una chiara sera
di maggio
mano nella mano
siamo andati per via
in silenzio
quando
all’angolo
d’una vita
ti sei voltata
e d’un soffio in fronte
mi hai baciato
come un colpo di vento
alle ali
caduto dal balcone
poi nei vicoli
di seguito alle persiane
nell’ascolto
ti cercavo
per riprendere il volo
ma sui tetti
interrogava
sogni assenti
la luna
venerdì 15 maggio 2026
ai falò
stanotte
al suono di fisarmoniche
e violini gitani
m'accosto ai falò
accesi sotto la luna
mentre ballano donne
tra fiamme libere
a bruciare le voglie
e scalpitano cavalli
alle corde mai domi
come per tanti viaggi
fremono di bagliori
intorno ai carri
bevono e cantano i vecchi
offrendo un bicchiere di compagnia
se cercherò ad ogni ruga
storie di coltelli
un poco la poesia
e il racconto va
più del fuoco
fino all'alba
nella lingua
magiara
d'avventure
e quanta strada
in giro per il mondo
a sfogliare
il vento delle steppe
pagine più belle
e mai scritte
così t’amerò
bella puledra zingara
pronta alla brace
e calda sia di pelle
che di terra
senza pace
giovedì 14 maggio 2026
ti sto pensando
quando sono così
e non mi va di far
niente
guardo le nuvole
alla finestra
fisso lontano
ti sto pensando
a navigare il
cielo
e raccogliere
magari
sui campi grigi
di pioggia
un ricordo
mi basta
per tirare avanti
fino a sera
quando cominciano
quelle ombre
a bussare piano
sull’uscio
forte tra le tempie
ci sarà anche la
tua
ed esco
sul tramonto
a gonfiare le vele
sui campi di fieno
mi porterà il vento
sai
profumi della vita
che torna
dal grembo di questa terra
dove riposi
e
voglio
trovare pace
infine
le braccia colme
di radici
i nostri cuori
a germogliare
assieme
mercoledì 13 maggio 2026
un cielo d'inchiostro
dei mille se
non ti dico quanti poi
ho scarabocchiato
pagine e pagine
così all’ultima
macchiato il dito
ai vetri intingo
un cielo d’inchiostro
ho sporcato anche il libro
tuo regalo sul comodino
dove tengo ora
solo pillole
e continuo sbadigliando
tra aiuole e vasi
che tenevi in riga
ma pantofole di traverso
inciampo verso le rose
che resistono amiche
lungo il sentiero di ciottoli
bianchi s’infila guizzando
una lucertola
che continua sul muretto
ad occhieggiare
un altro giorno
me ne sbatto tornando
a letto
solo che di mezzo al mattino
ci manca il postino
e le vecchie
al mercato bavose
di chiacchiere
pure la campanella delle monache
per dio
esco pure io
caffè e sigarette
il solito giro
senza fretta
e mi sorpassa
anche il carretto
dell’ortolano
ma ho già certi cavoli
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