Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
martedì 2 giugno 2026
lunedì 1 giugno 2026
a lezione
un graffio
dai rovi
la carezza
di gemme nuove
all'alba scopro
sul cammino
con quel fiotto di luce
che inonda
dubbi sospesi
in penombra
allora torno sereno
sui banchi della vita
che ai versi insegna
con le ali già in fila
a battere il tempo
sulla riga
e le note a salire
d'una polla in vena
come ai solchi in metrica
e al dettato di semina
è maestra
ma più di quel
pupazzo
che allarga
in mezzo ai campi
le braccia
oggi spaventa l'ignoranza
sottotraccia
domenica 31 maggio 2026
piccola poesia
è la poesia
d’una piccola scuola
demolita in periferia
no
non è la ruspa
ma il tempo
con le pietre a portar via
un cuore malato
è la poesia
dei bambini curvi
nella neve
con le cartelle
il cestino delle merende
quaderni e penne
sfondato per via
piccola quanto
inutile poesia
che lascio tra le mura
d’un paese lontano
ma di casa mia
questa è la letterina
che imbucavo alla befana
e tu padre aspettavi
come sorpresa la vigilia
e mamma
quanto hai pianto
affiggendo
alla bacheca di famiglia
quelle parole
d’amore
oggi siamo grandi
vecchi pure
e sulla spianata del sisma
riconosciamo i segni
della antica giovinezza
quando la maestra
ordinava in cattedra
e la classe dei reduci
si china alla storia
il compito in classe
è portare la mano sul cuore
adesso che scende una lacrima
e riconosci un brivido nel tremore
è partita la salva d’applausi
in fila uniformi di rigore
e così accompagniamo
la nostra maestra
al piccolo cimitero
in pace conserviamo le foto
e tu eri così bella al primo banco
il nostro fiore
addio amata stella
un pezzo di firmamento
che più non brilla
sabato 30 maggio 2026
nessuno
fuggono
mentre scappa
ultima lacrima
le speranze
tutto per noi
è pronto
valigie
ben fatte
carrozza lucida
di sotto
neri i tuoi cavalli
come volevi
sentono
il viaggio
ai ferri
sul selciato
alle nari
fumando
si fa tardi
ancora un momento
allo specchio
che pende opaco
fa niente
il pallore
oggi mette brutto tempo
e le nuvole stanno bene
nel tuo sguardo
madame
siamo in ritardo
t’accompagna
il prete sulle scale
al corrimano
di santa ragione
da ultimo in braccio
il nocchiere
un infermiere
al salto sul portone
più il cuscino
e la coperta
da piedi
pronunci andiamo
con l’ultimo fiato
sei distesa
come la campagna
a perle di rugiada
e in quell’addio
un’allodola
al primo canto
sul ciglio della strada
nulla poteva al verso
del nostro pianto
nascosto
tacito
remoto
d’un palazzo
dove alberga il vuoto
oggi
che manca la padrona
e in assenza governa
nessuno
che stride al cancello
per quanto non ha titolo
sul cardine
e fa male solo a nominarlo
venerdì 29 maggio 2026
il prete
di strada smarrita
con il prete
s’era parlato troppo
quella sera
che a un certo punto
veniva giù tanta
pioggia
ma stringendo
l’ombrello di fede
m’ha dato un passaggio
dalla solita retorica
a ripararci spalla a spalla
anche se non c’è storia
già domani diverso il pulpito
dalla barricata
solo un cenno all'angolo
dopo la chiacchierata
e
quante volte l’ho
visto
scappare in bici
tonaca bagnata
ma era solo un prete di latino
o a nascondere un uomo
vestiva di nero il manichino
se due colpi a martello
ho sentito
sul campanone della piazza
quando è morto
il nostro Enrico
giovedì 28 maggio 2026
solo che tu ritorni
non dirmi
che farai tardi
sono qui
affacciato
a stendere i panni
colma la cesta di giorni
e giorni
ancora affaccendato
solo che tu ritorni
mentre sulla strada
di sassi bianca
girato l’angolo
già corro alle valigie
incontro
mi baci sudata
d’una vecchia corriera
a fumare
così cominciando
la nostra estate
un’altra stagione
insieme
signore
dalle campane a stormo
alla fine mi ritiro
nelle stanze sul vespro
e più non prego
miro alle foto sulla mensola
la tavola vuota
e sul corridoio
rimane l’ombra
prima della camera
in fondo
mi chiama
e stanotte
faremo l’amore
come un tempo
due giovani
sapevano
ora vecchi
riproveremo
vieni
se alla finestra
ho finito di stendere
una vita
di lacrime d’asciugare
valigie da disfare
vieni
ripete l’eco finita
giù per le scale
ho capito
sei rimasta
fissa al battente
perché fa male
di ruggine tutto questo
silenzio
mercoledì 27 maggio 2026
papillon
non riesco più
a guardarmi allo specchio
quattro capelli grigi
rughe strette
doppio mento
mi scopro vecchio
eppure stasera voglio
mano nella mano
uscire con te
sotto le stelle
è il mio compleanno
e sul marciapiede
al neon faremo tardi
ombre specchiando
alle vetrine
già
che ho il vestito elegante
e una bella donna
a fianco
non ho messo però
il papillon
eri tu
l'ultima farfalla in volo
martedì 26 maggio 2026
soldati in metrica
questa notte anche ai soldati
scappa un poco di poesia
in fila i nostri ricordi
di guardia sui reticolati
come una tradotta
d'anni al fronte
caduti su filo spinato
di sangue
poi nascosti nelle fosse
del rimpianto
comandante in metrica
è solo il vento
graduato d'incarico
a battere il passo
di noi vecchi
alle piccole manovre
in cortile
e a chi lancia
bengala di guerra
risponderemo in osteria
accendendo una lanterna
un'altra estate
quella
che sopiva
tra
le prime calure
o
battevano canneti all’aria
d’un
fiume sempre più lento
non
era forse un’altra estate
che
cercavi
sfogliando
margherite
magari
nuvole
al
balcone rincorrendo
o
stelle di notte cadute
aspettavi
d’essere libera
dall'inverno
e
chiedevi solo viaggi
negli
occhi verdi
stringendo
tra le mani
mappe
d’avventura
sì
c’era sul viale della stazione
nel
fogliame
che
spettinava
un
temporale
quel
mattino
finalmente
estate
sulle
panchine umide
riversa
nelle bocche
turgide
di brezza
con
gli umori di rugiada
come
baci di corolla
dai
vasi colmi di profumo
agli
orti fioriti
ed
in fondo
l’arco
di colori
portava
a cavalcioni
il
tempo di mare
volevo
soltanto darti un bacio
sulla
ferrovia
che
a volte nei ferri
anche rumore di sogni trascina
ma
eri già lontana
con
i bagagli della vita
lunedì 25 maggio 2026
la mia cara vecchia
un segreto
nella toppa
gira la
chiave
e dentro
scatta la molla
s’alza la
statuina
e candida fa
danza
accompagnano
due note
facili
e la musica
termina
appena
l’inchino
nella gobba
metti pure
cento chiavi
ma la mia
cara vecchia
aguzza certi
occhi
e non parte
a un
bicchiere forse
alza i gomiti
e dalla
chiesa all’osteria
tira tutto
d’un fiato
ti farà altri
cento inchini
con la storia
di sempre
quella povera
vecchia
che mandano a
corda
per gioco o
per cattiveria
una donna
sola
che finisce
a tempo
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