venerdì 30 gennaio 2026

carne senz'anima

 

una strada affollata di notte
lungo periferia scopata dal vento
ripassata da tutti quelli che vogliono
amore a pagamento

mette la città una collana
di fanali
ammicca al semaforo
con il battito delle ciglia finte
donna da marciapiedi

nei voli di carta
annoda la sciarpa
al freddo che hai dentro
uomo del sabato sera

in fila tante carrozze
per un viaggiatore
alla stazione del sesso
cercando un’altra vita
in mezzo a quelle cosce

solo con la voglia
di carne
senz’anima



giovedì 29 gennaio 2026

l'impressione

 

amo camminare
spiagge d'inverno
lontano dalla gente
a parlare solo il vento
 
poi siedo tra le barche
posati i gabbiani sui moli
stanchezza
dentro
 
verso la sera
in fila sui fanali
cerco l'impressione
a quest'ora
che chiamavi
 
prima di rientrare
fisso tra le palme
magica luna
da specchiare
 
lo sa
anche il mare
che aspetta sornione
in calma piatta
 
ai due amanti
allora
buonanotte
 
 

mercoledì 28 gennaio 2026

vecchio motel

 

accosto alla vita
se al racconto mi fermo
di fronte questo mare
in copertina lucida
d’inverno
 
abbasso il finestrino
dentro un uomo sconfitto
a fumare
e di strada ancora
ce n’è da fare
 
prima della notte in fondo
accendo i fari della ragione
ma così stanco del domani
al passato faccio un riassunto
 
chiedo in marcia
ogni curva sul volante
di rabbia dov’è casa
con quale donna
far tana
 
ho solo voglia di camminare
se non fosse così freddo fuori
due passi in tempesta
verso la distesa
che non è da meno
fischiando bufera
 
di mezzo agli elementi
lontana una luce
sul nastro d’asfalto
convince a riposare
 
scendo valigie
al vecchio motel
che accoglie ombre
pesanti addosso
 
mi spoglio e una doccia
dopo a letto
senza scendere al bar
non ci sono al telefono
per nessuno
 
albergo in coperta
solitudine
come scalda in coppia
con la disperazione
e sul comodino pillole sparse
in associazione



martedì 27 gennaio 2026

inverno passerà

 

la gente ormai non racconta
parlano le mani
strette ad aspettare
 
mentre vanno lontano i giovani
 pugni chiusi
e la rabbia monta in silenzio
altri attori a stelle
buia la strada
 
si fa notte sul palco
della politica
e le ombre in fila
smontano al muro
tante parole
 
pezzi di discorso vanno
in bocca all’ubriaco di turno
sulla piazza
e al caffè poi rimandano
le chiacchiere
d’un giorno consumato
a carte
 
dai
quest’inverno passerà
me lo dici dalla cucina
a preparare la solita minestra
quando alla tv sparano brutte notizie
e m’arrendo sul divano
 
tanto la notte sto in coperta
come la nave va
fischiando il nostromo
uomo in mare
 
ma è ancora quel naufrago
di bicchieri
in mezzo alle onde
 di sirene facili
e gomme accese
 
 
 

lunedì 26 gennaio 2026

buonanotte

 

comincia a far male
il tuo nome
un numero in rubrica 

vuoto che non sta nei margini
non arrivando idea a piè di pagina

allora stanco delle solite rime
di stormi
voglio seguire in riga altri disegni
 
saltando orti in fiore
carezze a colori 
con la smania d’innamorato
fino alle cime in fondo
 
ecco al tramonto
specchiando sul lago 
quell’immagine
che spoglia veli
mentre cala il sipario
 
fuggendo all’occaso
una sola stagione
 
rimane l’ultimo lembo
di terra baciata
d’un riflesso a caso

per la mia unica donna
apparente o assunta in cielo
 
e poi nudi andremo a letto
d’un arcano alle favole
chi più chi meno
tutti c’abbiamo creduto
 
così buonanotte al secchio
caduto nel pozzo della luna
buonanotte a te
vecchio
illuso


 

domenica 25 gennaio 2026

quattro piume nella neve

 

sul muretto
all'aria ferma di gelo
un pupazzo
scopa in mano
fa la guardia
a mezza luna
 
rimango la notte
fisso alle carte
d'archivio
nel sottotetto
 
su per le scale
in fondo al passato
che d'eco assale
 
come il verso di piccioni
dalla piccola finestra
complice un pezzo di pane
 
e quanto vorrei
d'un frullo assieme
quattro piume posare
sui passi colmi di neve



sabato 24 gennaio 2026

un poco più in alto

 

come adesso innamorato
del mare d’inverno
 
forse non capirò mai
questa voglia dentro
 
di spazi e tempeste
tormenti e silenzi 

rotolando a riva
tutto me stesso 

poi all'osteria 
sui bicchieri in fila
riverso 

ma di notte fare la posta
a quel balcone aveva un senso
 
se mi calavi un cestino dei desideri
ordinando per domani
 
e nessuno niente poteva
più di te all’ultimo piano
 
preciso il tempo la data
che ora piango
 
quando non arriva il filo
ad abitare un poco più in alto



venerdì 23 gennaio 2026

pardon

 

se alle siepi cade il vento
poco male
da un pezzo non ho più fiato
per arrivare al cancello
 
non scendo dalla stanza
odiando i rumori
le macchine e la gente
questa vita
che più non m'appartiene
 
un mondo folle
che muta pure sull'asse
il movimento
pensa te a come attraversare
le strisce
se non ci sento
e al volante vanno
di fretta sgommando
 
sull'isola pedonale
sfrecciano bici
monopattini
saltano addosso certi cani
se devono alla catena stare
invece i padroni
 
il mondo della vecchia osteria
per trovare un poco di pace
non c'è da tanto
e per passare il tempo
che rimane di compagnia
ai giardini trovo la panchina
da innamorati sempre occupata
 
cammino lento
verso la fermata della circolare
ma quando passa
 
sempre in ritardo
e del domani perso
ormai nessuno parla
 
torno indietro alle vetrine
dove il sistema pavoneggia
il profitto troneggia
e ci lascio volentieri
una scoreggia
 
pardon
 
se alla banca d'angolo
cerco di orinare
contro falsi interessi
prostata permettendo
 
allora scelgo la chiesetta
non per dileggio
solo per un poco di raccoglimento
ai bisogni
capisce pure dio
in silenzio
 
e nel mistero dove farla
azzecco l'uscio del sagrestano
tanto da un pezzo
è sordo alle campane
figurati alla minzione
 
d'urgenza alla fine trovando
non frasche o allori
ma la prima menzione
 
giusta rima
la macchia sui pantaloni
 
 

giovedì 22 gennaio 2026

l'ultimo arcobaleno

 

 il mare
soltanto un sogno
adesso
che sto qui
al forno
d'una stanza
a crepare
 
senza fiato
non posso uscire
se una cappa d'afa
mi opprime
come stende l'inferno
sul marciapiede di bitume
 
discorrono lingue di fuoco
circa un mondo
in affanno
il clima impazzito
 
ai moderni briganti
punto il dito
e famiglie potenti
nuovi satrapi persiani
maledico
quando un conto
alle caimani
vale più del sangue
che versiamo
 
scannando la terra
insudiciando il mare
così il cielo scatena
altro che temporale
 
cicloni
fortunali
tempeste roventi
uragani
 
siamo al conto finale
se non reggono più
le calotte polari
e al segno d'un arcobaleno
l'ultimo
non ci svegliamo ancora
 
tutti noi
che sotto i padroni
non solleviamo la testa
 
buonanotte allora
a miopi politici nani
e ladroni della malora


mercoledì 21 gennaio 2026

all'invito d'una stella

 

ti lascio amore
che fu
alla danza
nel sospiro di vento
 
chè la sera alle prove
avanza
 
se è tutto fermo
il mare fisso
allo schermo
e sulla pista
soltanto foglie
alle ali componendo
 
però un’ombra
ai fanali tiene il ritmo
non sta in fila
si stacca dalle altre
al tango
 
mentre un’aria fredda
salendo
taglia le gambe
 
e noi acrobati d’un tempo
calati nei pastrani
curviamo
al jazz degli anziani
 
e non trattengo
le note
nemmeno le lacrime
allora ti stringo
in un lento
 
se l’orchestra intorno
il cuore in gola
applausi nell’eco
io e te
alle danze d’autunno
ci saremo
 
cominciando la scuola
con il primo bacio
fino all’ultima campanella
 
per te
sempre dieci
l’amore in pagella
 
e poi eri la più bella
 
così ti cerco in alto
stanotte ballando
all’invito d’una stella



carne senz'anima

  una strada affollata di notte lungo periferia scopata dal vento ripassata da tutti quelli che vogliono amore a pagamento mette la citt...