Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 27 giugno 2026
venerdì 26 giugno 2026
non posso staccarti gli occhi di dosso
a volte mi ritrovo
qui
sulla tua pagina
pensandoti
affacciata tra le righe
mi volevi così bene
che non ci siamo mai incontrati
ed ora non posso staccarti gli occhi di dosso
quando nei sogni
occupi la scena
e tutte le notti
ascolto la tua voce
d’un sussurro al buio
senza riconoscere il volto
solo che
rileggendo le tue parole
adesso ho capito
ma è tardi
hai fatto di tutto
adoperandoti in pieno
e ci sei riuscita
nel toccarmi dentro
questa volta
sbattendo la porta
giovedì 25 giugno 2026
ultima corsa
e come farò
partendo
cari compagni
a dimenticarvi
ognuno nella
sua stanza
con quaderni e
matita
il cortile
sottocasa
a stendere anni
migliori
e il viale
della scuola
dove le foglie
abbiamo raccolto
come segnalibro
e scritto sulla
corteccia il nome
della più bella
stamani
attraversando
un paese al
buio
nelle persiane
a denti stretti
col caffè chiuso e la piazza deserta
passo in
rassegna
vicoli d’un passato
tanti volti
dio
quanti ricordi
un bacio sulla
fronte
la tua valigia
con le maglie
pesanti
quando fa
freddo
qualche soldo
nascosto
con due righe
di raccomandazioni
madre
la vettura è
pronta
motore acceso
ci sei solo tu
sul piazzale
amico mio
fedele
coda dritta
all’ultima corsa
mercoledì 24 giugno 2026
mezza poesia
nel contesto
di tetti riarsi d’afa
strade come pentole
di bitume in ebollizione
cosa ti fa il vecchio
al balcone
una gran secchiata d’acqua
che manco tocca il suolo
evapora
sospesa
nella caligine
e però
un momento
nel trambusto
le grida
di sotto
c’è chi ride
sul marciapiede
indirizza pure
gran paralisi
il malcapitato
al pazzo
che già salutava
avvenuto il recapito
dietro i vasi
alla follia
manca poco
che ci scappa
mezza poesia
martedì 23 giugno 2026
quell'estate che mettevi le ali
la sera
a far male
sui fianchi
d’una strada avara
comincia allora
a cadere l’ombra sul ciglio
cercando il ristoro
dei tuoi versi al buio
se un tempo
dai baci ripetuta
come dall’accento
in seno
più quel sussurro
sul viso
saliva tra noi
metrica della vita
metafore
i nostri corpi
amanti in rima
e proprio quell’estate
che la prima volta
mettevi le ali
quanta poesia
stretta a me palpitavi
lunedì 22 giugno 2026
grattachecca
bolla d’afa
nella città deserta
cerco di traverse
sul crocevia almeno
un poco d’aria
ecco il miraggio
d’un grattachecca
sotto il palazzo
ombra alle spalle
resiste all’angolo
controcorrente
mentre si tuffa
nella barcaccia
la solita gente
spuria indifferente
come truppe coloniali
da sbarco
e di sudori unte
a sbavare incontinenti
non guardo
tiro dritto
all’androne
dove nel fresco
riparo dall’assalto
lucertola all’atrio
schizza madonne in coda
il portinaio
domenica 21 giugno 2026
canicola
scappando dal meriggio assolato
per un'ombra di conforto
siedo al fresco del pergolato
giù nell'orto
dove tralci di vite
resistono alla canicola
mentre stendono la pelle
sul muretto lucertole
in graticola
i pomodori ormai rosseggiano
son fatte pure le zucchine
l'estate gonfia i muscoli
ma il vecchio batte la fiacca
come rompono queste cicale
già in concerto le rane
dal fosso
a chiamare
manchi solo tu
fiato addosso
sabato 20 giugno 2026
dove inizia il viaggio
di sera
alle nuvole nere
che avanzano
rimango tra le barche
a mirare gabbiani
far nido alle scogliere
con il vento che sale
gonfiando vele
sempre in fuga sulle onde
schiumando rabbia
di marosi contro il molo
una sera a camminare
sulla spiaggia
senza ombrelloni intorno
lontano dai rumori
in fuga dalla gente
con questa voglia
d’ascoltare il mare in tempesta
e sciogliendo i canapi
d’un viver che mi resta
forse troverò prima o poi
il coraggio
a conquistar la soglia
dove inizia il viaggio
venerdì 19 giugno 2026
se perdo te
ascolto al vecchio grammofono
una canzone fuori dal tempo
se perdo te
ricordo
del nostro primo incontro
e non posso amarti più
su di un mare di nebbia
che sale
in poltrona
faccia ai vetri
la sera fuori
di voci lontananti
ma è qui
nei silenzi a far male
fisso la foto alle spalle
e disperato come sono
esco sul viale
giro per locali
caffè e marciapiedi
chiodo fisso
cosa farò domani
se ho perso te
eppure l’immagine
salta lo stesso
dietro la porta
solo un’ombra
o riflesso
che sorride
nell’impronta
d’un bacio
insegnami a lasciarti
a non amarti più
ripete il motivo
sai le domande in sospeso
come una lacrima che non va giù
giovedì 18 giugno 2026
gazzosa
riparte l’onda stasera
e non c’è verso di gabbiani
che tenga
invento un mare
sulle onde di fieno
salendo a cavalcare
l’estasi del tramonto
come un vetraio
impazzito
curvo sul pezzo
sparando a menadito
ogni riflesso
certo che riconosco
lo sguardo delle donne
in amore
peccato sia indirizzato
altrove
invento pure l’oste
sulla porta da bora
sempre ai fiaschi
angolo delle monache
e vai con la gazzosa
ma eri più spumeggiante
tra i banchi del mercato
noi ai tavoli
con le bestemmie a carte
le urla d’un’epoca
finita dietro quattro case
remota di schegge
e pietre
cadute d’una bestia
nel ventre della montagna
a urlare più forte
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