Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
martedì 30 giugno 2026
lunedì 29 giugno 2026
l'orchestra
quando finirà la musica
sul palco degli anni
e tanti
rimarrà l'eco
a dirigere l'orchestra
ai fiati
sussurri d'un tempo
agli archi
teso il nostro amore
da vecchio imparando ancora
accordi nella combinazione
di due cuori
a volte sul leggio
la partitura
lasciando muta
se non bastavan le note
ad amare
m'inchino alla fine
del concerto
per chi è andato
avanti
in una sinfonia
d'intenti
addosso pure
non pochi stenti
a mia madre
che dirigeva
maestra
una vecchia orchestra
di piatti mestoli ottoni
d'altra epoca strumenti
e lamenti
ad un padre
la bacchetta
precisa
sullo spartito
al fratello
di gran cassa
l'effetto straordinario
a vibrare sul finale ardito
o scherzo musicale
ed è venuto giù
il sipario
le scarpe del contadino
in fondo ai calzoni
prima di partire
non
volevi scarpe
ma
solo piedi nudi
da
contadino
così
di pelle dura
si
va scalzi a zappar
campi
di luna
a piccole dosi il compleanno
alla mia età
va preso
a piccole dosi
il compleanno
un giorno diverso
ti volti
e una lacrima nascondi
al fornice
al bivio invece
vorresti tornare indietro
ma il programma va avanti
mattina al cimitero
con la visita ai cari
non reggo allo sguardo
mi fissano
e scappo malfermo
salto pranzo
e tutto il pomeriggio
recito con la lucertola
sotto il pergolato
noi fissi agli anni
che pendono secchi
dai tralci
quel disegno o giro di vite
è il mio abbozzo
ovvio che come l’amica non chiudo occhio
la sera infine mi invitano a tavola
ci sta il brindisi e il discorso
amici parenti qualcuno di lontano
allo schermo
agita la mano e un bacio
di rimando uso il fazzoletto
butto via il bastone
ma sono diversamente giovane
per bacco
così riempio il bicchiere
se a fianco anche il cane
dimena la coda
un accenno ma lasciamo perdere
d’affanno in gola
domenica 28 giugno 2026
la partita
consumando ruggine
i cardini al cancello
sento cigolare nelle vertebre
il tempo
adesso che le stagioni
e tante sono trascorse
alla schiena
d'un lampo
scatta il brivido
stasera al parco
quando tra mucchi di ricordi
ad ingiallire
giocando un tempo i figli
oggi scappano nipoti
rincorrendo il futuro
che non vedrò
più arrivare
e qui da solo in panchina
ormeggio stanco
lo scafo rotto alle bufere
albero spezzato
come strappate le vele
indomita però la voglia
di scendere in campo
anche con l'affanno
così stacco le catene dal molo
questa vecchiaia opprime
e magari affondando a largo
mi metto ancora sulla
distesa
controllando il timone
ad indicare la rete
se un bambino ride
quando cado
non sa che la vita
ci ha già fregato
la partita
sabato 27 giugno 2026
alla posteritade
questa casa antica
sul lato dove prende
più il vento
possiede carezze
che non dico
geloso di stranezze
brividi alla schiena
voglia di respiro
sono tornato d’un secolo
sbagliando le chiavi
come tante domande
girando a vuoto sul portone
così ad attraversare le stanze
finisco sul divano a molle
nella nuvola di polvere
cerco il cognac
alla vetrinetta
d’epoca sul salone
ma non entro in cucina
intanto salta
lungo il corridoio
dietro le tende ancora
un’ombra piccina
curva sul triciclo
pedalo sulle scale a fatica
salendo allo scrittoio
dove lascio alla posteritade
un messaggio
se non viene più nessuno
dall’altra estate
zoppica il tavolo
guardo le foto
dietro un velo
cataratta o lacrime
e poi al cancello
andando via
m’aspetta la luna
se non fosse spento
lo specchio
al fontanile secco
allora tanti saluti
dal vecchio in fuga
venerdì 26 giugno 2026
non posso staccarti gli occhi di dosso
a volte mi ritrovo
qui
sulla tua pagina
pensandoti
affacciata tra le righe
mi volevi così bene
che non ci siamo mai incontrati
ed ora non posso staccarti gli occhi di dosso
quando nei sogni
occupi la scena
e tutte le notti
ascolto la tua voce
d’un sussurro al buio
senza riconoscere il volto
solo che
rileggendo le tue parole
adesso ho capito
ma è tardi
hai fatto di tutto
adoperandoti in pieno
e ci sei riuscita
nel toccarmi dentro
questa volta
sbattendo la porta
giovedì 25 giugno 2026
ultima corsa
e come farò
partendo
cari compagni
a dimenticarvi
ognuno nella
sua stanza
con quaderni e
matita
il cortile
sottocasa
a stendere anni
migliori
e il viale
della scuola
dove le foglie
abbiamo raccolto
come segnalibro
e scritto sulla
corteccia il nome
della più bella
stamani
attraversando
un paese al
buio
nelle persiane
a denti stretti
col caffè chiuso e la piazza deserta
passo in
rassegna
vicoli d’un passato
tanti volti
dio
quanti ricordi
un bacio sulla
fronte
la tua valigia
con le maglie
pesanti
quando fa
freddo
qualche soldo
nascosto
con due righe
di raccomandazioni
madre
la vettura è
pronta
motore acceso
ci sei solo tu
sul piazzale
amico mio
fedele
coda dritta
all’ultima corsa
mercoledì 24 giugno 2026
mezza poesia
nel contesto
di tetti riarsi d’afa
strade come pentole
di bitume in ebollizione
cosa ti fa il vecchio
al balcone
una gran secchiata d’acqua
che manco tocca il suolo
evapora
sospesa
nella caligine
e però
un momento
nel trambusto
le grida
di sotto
c’è chi ride
sul marciapiede
indirizza pure
gran paralisi
il malcapitato
al pazzo
che già salutava
avvenuto il recapito
dietro i vasi
alla follia
manca poco
che ci scappa
mezza poesia
martedì 23 giugno 2026
quell'estate che mettevi le ali
la sera
a far male
sui fianchi
d’una strada avara
comincia allora
a cadere l’ombra sul ciglio
cercando il ristoro
dei tuoi versi al buio
se un tempo
dai baci ripetuta
come dall’accento
in seno
più quel sussurro
sul viso
saliva tra noi
metrica della vita
metafore
i nostri corpi
amanti in rima
e proprio quell’estate
che la prima volta
mettevi le ali
quanta poesia
stretta a me palpitavi
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