martedì 2 giugno 2026

festa della patria

 

in quel lungo treno diretto al confine
avevi lasciato il tuo amor per reticolati bombe e mine
mio vecchio artigliere ora seduto
a fumar  ricordi d’un compagno perduto
 
sei lontano in divisa a quella stazione
dove scaricarono fucili e una illusione
di tornare come una volta finita la guerra
dalla tua bella a casa e nella tua terra
 
ma la patria ci ha chiamato alla difesa
di monti lontani dove la neve è scesa
assieme all’odio e allo straniero
e devi combatterlo mio vecchio fiero
 
mi racconti di assalti e baionette
scoppi morti disperazione
la fame e il gelo dentro le gavette
notti intere in trincea o in azione
 
sempre nella mira d’un ritorno
ancora pregando nel petto
come fai ora d’una medaglia adorno
di stender le membra su quel diretto
 
che porti via anche il tuo ricordo amaro
in un giorno di festa per la gente
non per te  che nel silenzio pagato caro
spari più profondi hai nella mente
 
solchi di solitudine abbandono pensione
per un obolo soltanto da compassione
 
 

lunedì 1 giugno 2026

a lezione

 

un graffio
dai rovi
 
la carezza
di gemme nuove
 
all'alba scopro
sul cammino
 
con quel fiotto di luce
che inonda
dubbi sospesi
in penombra
 
allora torno sereno
sui banchi della vita
che ai versi insegna
 
con le ali già in fila
a battere il tempo
sulla riga
e le note a salire
d'una polla in vena
 
come ai solchi in metrica
e al dettato di semina
è maestra
 
 ma più di quel pupazzo
che allarga
in mezzo ai campi
le braccia
 
oggi spaventa l'ignoranza
sottotraccia



 

domenica 31 maggio 2026

piccola poesia

 

è la poesia
d’una piccola scuola
demolita in periferia
no
non è la ruspa
ma il tempo
con le pietre a portar via
un cuore malato
 
è la poesia
dei bambini curvi
nella neve
con le cartelle
il cestino delle merende
quaderni e penne
sfondato per via
 
piccola quanto
inutile poesia
che lascio tra le mura
d’un paese lontano
ma di casa mia
 
questa è la letterina
che imbucavo alla befana
e tu padre aspettavi
come sorpresa la vigilia
e mamma
quanto hai pianto
affiggendo
alla bacheca di famiglia
quelle parole
d’amore
 
oggi siamo grandi
vecchi pure
e sulla spianata del sisma
riconosciamo i segni
della antica giovinezza
quando la maestra
ordinava in cattedra
e la classe dei reduci
si china alla storia
 
il compito in classe
è portare la mano sul cuore
adesso che scende una lacrima
e riconosci un brivido nel tremore
 
è partita la salva d’applausi
in fila uniformi di rigore
e così accompagniamo
la nostra maestra
al piccolo cimitero
 
in pace conserviamo le foto
e tu eri così bella al primo banco
il nostro fiore
addio amata stella
un pezzo di firmamento
che più non brilla



sabato 30 maggio 2026

nessuno

 

fuggono
mentre scappa
ultima lacrima
le speranze
 
tutto per noi
è pronto
valigie
ben fatte
carrozza lucida
di sotto
 
neri i tuoi cavalli
come volevi
sentono
il viaggio
 
ai ferri
sul selciato
alle nari
fumando
si fa tardi
 
ancora un momento
allo specchio
che pende opaco
fa niente
il pallore
oggi mette brutto tempo
 
e le nuvole stanno bene
nel tuo sguardo
madame
siamo in ritardo
 
t’accompagna
il prete sulle scale
al corrimano
di santa ragione
 
da ultimo in braccio
il nocchiere
un infermiere
al salto sul portone
più il cuscino
e la coperta
da piedi
 
pronunci andiamo
con l’ultimo fiato
sei distesa
come la campagna
a perle di rugiada
 
e in quell’addio
un’allodola
al primo canto
sul ciglio della strada
nulla poteva al verso
del nostro pianto
 
nascosto
tacito
remoto
d’un palazzo
dove alberga il vuoto
oggi
che manca la padrona
e in assenza governa
nessuno
 
che stride al cancello
per quanto non ha titolo
sul cardine
e fa male solo a nominarlo



venerdì 29 maggio 2026

il prete

 

di strada smarrita
con il prete
s’era parlato troppo
quella sera
che a un certo punto
veniva giù tanta pioggia
 
ma stringendo
l’ombrello di fede
m’ha dato un passaggio
dalla solita retorica
a ripararci spalla a spalla
 
anche se non c’è storia
già domani diverso il pulpito
dalla barricata
 
solo un cenno all'angolo
dopo la chiacchierata
e
quante volte l’ho visto
scappare in bici
tonaca bagnata
ma era solo un prete di latino
o a nascondere un uomo
vestiva di nero il manichino
 
se due colpi a martello
ho sentito
sul campanone della piazza
quando è morto
il nostro Enrico
 
 

giovedì 28 maggio 2026

solo che tu ritorni

 

non dirmi
che farai tardi
 
sono qui
affacciato
a stendere i panni
colma la cesta di giorni
e giorni
 
ancora affaccendato
solo che tu ritorni
 
mentre sulla strada
di sassi bianca
girato l’angolo
già corro alle valigie
incontro
 
mi baci sudata
d’una vecchia corriera
a fumare
così cominciando
la nostra estate
un’altra stagione
insieme
 
signore
dalle campane a stormo
alla fine mi ritiro
nelle stanze sul vespro
e più non prego
 
miro alle foto sulla mensola
la tavola vuota
e sul corridoio
rimane l’ombra
prima della camera
in fondo
 
mi chiama
e stanotte
faremo l’amore
come un tempo
due giovani
sapevano
ora vecchi
riproveremo
 
vieni
se alla finestra
ho finito di stendere
una vita
di lacrime d’asciugare
valigie da disfare
vieni
ripete l’eco finita
giù per le scale
 
ho capito
sei rimasta
fissa al battente
perché fa male
di ruggine tutto questo
silenzio
 
 

mercoledì 27 maggio 2026

papillon

 

non riesco più
a guardarmi allo specchio
 
quattro capelli grigi
rughe strette
doppio mento
mi scopro vecchio
 
eppure stasera voglio
mano nella mano
uscire con te
sotto le stelle
 
è il mio compleanno
e sul marciapiede
al neon faremo tardi
 
ombre specchiando
alle vetrine
già
che ho il vestito elegante
e una bella donna
a fianco
 
non ho messo però
il papillon
 
eri tu
l'ultima farfalla in volo
 
 

martedì 26 maggio 2026

soldati in metrica

 

questa notte anche ai soldati
scappa un poco di poesia
in fila i nostri ricordi
di guardia sui reticolati
 
come una tradotta
d'anni al fronte
caduti su filo spinato
di sangue
poi nascosti nelle fosse
del rimpianto
 
comandante in metrica
è solo il vento
graduato d'incarico
a battere il passo
di noi vecchi
alle piccole manovre
in cortile
 
e a chi lancia
bengala di guerra
risponderemo in osteria
accendendo una lanterna

 

un'altra estate

 

quella che sopiva
tra le prime calure
o battevano canneti all’aria
d’un fiume sempre più lento
non era forse un’altra estate
 
che cercavi
sfogliando margherite
magari nuvole
al balcone rincorrendo
o stelle di notte cadute
 
aspettavi d’essere libera
dall'inverno
e chiedevi solo viaggi
negli occhi verdi
stringendo tra le mani
mappe d’avventura
 

 c’era sul viale della stazione
nel fogliame
che spettinava
un temporale
quel mattino
finalmente estate
 
sulle panchine umide
riversa nelle bocche
turgide di brezza
con gli umori di rugiada
come baci di corolla
dai vasi colmi di profumo
agli orti fioriti
 
ed in fondo
l’arco di colori
portava a cavalcioni
il tempo di mare
 
volevo soltanto darti un bacio
sulla ferrovia
che a volte nei ferri
anche rumore di sogni trascina
 
ma eri già lontana
con i bagagli della vita
 

lunedì 25 maggio 2026

la mia cara vecchia

 

un segreto nella toppa
gira la chiave
e dentro scatta la molla
 
s’alza la statuina
e candida fa danza
 
accompagnano
due note facili
e la musica termina
appena l’inchino
 
nella gobba
metti pure
cento chiavi
ma la mia cara vecchia
aguzza certi occhi
e non parte
 
a un bicchiere forse
alza i gomiti
e dalla chiesa all’osteria
tira tutto d’un fiato
 
ti farà altri cento inchini
con la storia di sempre
quella povera vecchia
che mandano a corda
per gioco o per cattiveria
 
una donna sola
che finisce
a tempo



festa della patria

  in quel lungo treno diretto al confine avevi lasciato il tuo amor per reticolati bombe e mine mio vecchio artigliere ora seduto a fumar   ...