Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 9 febbraio 2026
domenica 8 febbraio 2026
il sorpasso
di strade bianche
ho percorso
un tempo
monti e valli
vespa o lambretta
all’arrembaggio
anche senza miscela
di fianco appoggiata
ai paracarri
ma sempre
all’aria le tue gambe
amore
col foulard
mentre pilotavo
a tutto gas
quando mi stringevi
alle spalle
a salire marce
e voglie
finendo
a campi
ecco
la cosa
più importante
rossa in viso
una bella donna
per il mare
appunto
con la honda
pure un bel sorriso
e ormai di stagioni
all’acceleratore
meglio al retrovisore
il sorpasso
del tempo
cineasta
perfetto
alla pellicola
tagliando immagini
di pubblicità
salto al primo bacio
sul cavalletto
però le macchie d’olio
sul pavimento fanno
sudore dei vent’anni
adesso chiudo gli occhi
infilo i guanti
e sulla curva
piegato
sto volando
vorrei solo questa foto
alla sala di commiato
sabato 7 febbraio 2026
strana amica d'una sera
tanta voglia di lei
prende adesso
a guardare fuori
mentre ascolto la canzone
al buio sulle scale
fatica quell’ombra
per tornare
e nei solchi
struscia la puntina
se il disco è vecchio
il grammofono pure
lampi d’un temporale
in fondo alla città
lungo dormitori
sono segnali
di tanta fantasia
e già
invento
che tu sia
ancora mia
miro il vuoto
nella stanza
fa freddo alla pioggia
rigando i vetri
queste lacrime
strana amica
d’una sera
che sei venuta
a trovarmi
basta una lettera
che scrivi
e qui imbuchi
allo schermo
così ti vedo
mentre saluti
e curvo
alla tua mano
piego
girando
le stanze
in carrozzina
accelerando
lumaca di bava
e dolcemente
si fa per dire
rispondendo
ai tasti
dopo la musica finisce
e comincia
un’altra notte
che mi devi
lasciare
sei più piccola che mai
alla finestra
solo un’icona
ma tra quelle onde
sapessi
quanto mare
di lenzuola
camere con vista guardrail
sulle strade di notte
i fasci di luce
abbracciano in curva
un chiarore d’alba
che scappa tra le nuvole
e sorride ai vetri
come un lampo a galoppare
più di questo tormento
alla guida
inseguo all’orizzonte
sulla soglia del giorno
il tempo in fila
da superare
quanti
ricordi
s’allungano in corsia
segnali e semafori
che rughe proiettano
al retrovisore
affondo
stanchezza sul sedile
e sul nastro davanti
solo voglia d’arrivare
poi mi fermo ad un motel
ritrovando chiacchiere da bar
e una donna che ti spoglia
come ai falò della tangenziale
camere con vista guardrail
e mezzaluna in alto
sulle cinque stelle
dorme un camionista
con le tendine tirate
sul piazzale
venerdì 6 febbraio 2026
va bene
una sera di pioggia
che ti sto a fissare
con quel sorriso ancora
gonfio sulle labbra
di mare
sento magari stanco
lo scafo
ma una voglia addosso
di navigare
cerco allora in una foto
l'impressione
o quel profumo d'un tempo
nell'armadio
poi ritrovando le tue chiavi
sfioro quella rosa sempre più curva
all'ingresso
così
quando la nebbia
sale in giardino
m'arrendo sul divano
e circondato da rumori fuori
sussurri
come il battito ai vetri
vento o pioggia
inizia con te
allora il viaggio
sciolti i canapi
come i capelli
lasciando il porto
timone libero
non c'è rotta
basta arrivare
sulla distesa
in camera da letto
con le prime ombre
sottocoperta
una volta persa la direzione
del tempo che rimane
anche un cuscino da stringere
va bene
giovedì 5 febbraio 2026
nebbia
dolente
per certi versi
era quel silenzio
sui tasti
componendo
giù di sotto
al vicolo
per le scalette
altri passi
che riconoscevo
ovattati
un ticchettio al vetro
del vento simulacro
il battito del pendolo
e benedette le sere
senza telefono
salendo allo studio
dopo le scale
con le prime lettere
e piccioni in remoto a tubare
mentre chiamava al balcone
quel mare bianco
un bambino sulla tolda
della nave
finiva l’inchiostro
poi chiudendo la lettera
sigillava un segreto
al timbro di ceralacca
anni dopo preferiva
il disegno cuore e freccia
su carta oleata
rovesciando vino e gazzosa
schiuma di birra
per mani unte di mortadella
oste Lido
ma delle monache
su tutto
la campanella
alla corte dei miracoli
siamo cresciuti
tra bestemmie
fumi di tabacco
nazionali e trinciato
cerco la sera senza fiato
che non partiva la corriera
d’epoca
il cane dietro
all’ultima rincorsa
in fondo
curva una povera vecchia
di lacrime
che non la smetteva
addosso alla valigia
quanto ho pianto
di rabbia
tanto copriva
nebbia
mercoledì 4 febbraio 2026
ti scrivo
ho sentito quella mano tua
salire dentro
quando ci siamo salutati
alla finestra
ma non piangere
sai
perché ho abbracciato
stretto una donna ormai grande
bella
lanciata verso la
vita
figlia mia
e per questo ti scrivo
con il sorriso
parole che non trovavo
ora vengono di notte
piano qui in camera
volevo dire
ti voglio bene
ma è rimasto dentro
non devi sentirti in colpa
sto bene qui
ho l’assistenza che mi serve
i figli il lavoro
pensa alla tua vita
non chiedo altro
voglio solo vederti felice
e d’una carezza sapere
che in fondo mi hai perdonato
ti aspetto sempre
ed in foto
sul comodino
miro quelle attese
di stupendi nipotini
che mi hai donato
e così
anche un vecchio
può volare in carrozzina
a quest’ora
da te
per un bacio sulla fronte
ciao
babbo
martedì 3 febbraio 2026
vecchi gitani
di viaggi
naufrago
e d’amori
vissuti senza porto
come di tante
onde stanco
per sempre
zingaro di mare
mi fermerò a
quei falò sotto la luna
per una carovana di vecchi gitani
che suonano e
danzano di malinconia
addio cielo
nero
un violino
mette le ali
alle nostre
voglie di partire
con la
fisarmonica
a comporre
storie di gente
nata libera
vissuta sulle
strade del mondo
e di colpo la
fiamma
illumina
lacrime
rughe strette
a un bicchiere
consuma
l’allegria
si ritrovano
cavalli
naviganti
uomini e donne
e si balla
intorno ai fuochi
anime e
fiamme libere
lunedì 2 febbraio 2026
candelora
mi piace
in silenzio
schivare
la gente che fa rumore
sul marciapiede
alzo baveri
alle vetrine
sono tanti
gli anni in tasca
pugni chiusi
di rabbia
se combatto ancora
sorrisi finti
mani facili
attraversando
di sera la via
alle ombre
che mi nascondono
di rito
verso calici in osteria
effetti personali
a menadito
e alla candelora
fedeli in fila
effetti indesiderati
il mondo in malora
lo spartito
provano
ancora
certi passi
di notte
quelle
ombre
sul ciglio di
strada
vanno in
metrica
cercando
insieme
battuta e
cadenza
fino a
seguire il ritmo
di danza
sullo
spartito di note
composte per
te
nel concerto
di silenzio
ai fiati di
corridoio
e labbra di
porte socchiuse
per musica e
orchestra
da camera
quando mi
amavi
e a dirigere
i sensi
ero il tuo
maestro
dalla
bacchetta magica
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