Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 23 gennaio 2026
tarli d'antiquario
brivido lungo ringhiera
chiude veranda
al primo freddo della sera
rimangono
a scalare certe attese
edera contro parete
e fitte le siepi
di guardia alle mura
come da monologhi in riga
e silenzi appesi a stagionare
sbavano muffe
pure tarli d'antiquario
a bucare armadi
così alle tempie
a bussare
lunghe notti
che m'hai lasciato
al chiodo
giovedì 22 gennaio 2026
l'ultimo arcobaleno
il mare
soltanto un sogno
adesso
che sto qui
al forno
d'una stanza
a crepare
senza fiato
non posso uscire
se una cappa d'afa
mi opprime
come stende l'inferno
sul marciapiede di bitume
discorrono lingue di fuoco
circa un mondo
in affanno
il clima impazzito
ai moderni briganti
punto il dito
e famiglie potenti
nuovi satrapi persiani
maledico
quando un conto
alle caimani
vale più del sangue
che versiamo
scannando la terra
insudiciando il mare
così il cielo scatena
altro che temporale
cicloni
fortunali
tempeste roventi
uragani
siamo al conto finale
se non reggono più
le calotte polari
e al segno d'un arcobaleno
l'ultimo
non ci svegliamo ancora
tutti noi
che sotto i padroni
non solleviamo la testa
buonanotte allora
a miopi politici nani
e ladroni della malora
mercoledì 21 gennaio 2026
all'invito d'una stella
ti lascio amore
che fu
alla danza
nel sospiro di vento
chè la sera alle prove
avanza
se è tutto fermo
il mare fisso
allo schermo
e sulla pista
soltanto foglie
alle ali componendo
però un’ombra
ai fanali tiene il ritmo
non sta in fila
si stacca dalle altre
al tango
mentre un’aria fredda
salendo
taglia le gambe
e noi acrobati d’un tempo
calati nei pastrani
curviamo
al jazz degli anziani
e non trattengo
le note
nemmeno le lacrime
allora ti stringo
in un lento
se l’orchestra intorno
il cuore in gola
applausi nell’eco
io e te
alle danze d’autunno
ci saremo
cominciando la scuola
con il primo bacio
fino all’ultima campanella
per te
sempre dieci
l’amore in pagella
e poi eri la più bella
così ti cerco in alto
stanotte ballando
all’invito d’una stella
martedì 20 gennaio 2026
io e te a volo
d'inverno mi trascino
sulla passeggiata
contro vento
fa un freddo
nebbia a tratti
nero in fondo
tanto m'appoggio
al tuo ricordo
parlavamo
in silenzio
ci capivamo
io e te a volo
e di gabbiani stasera
non c'è traccia
all'orizzonte
faranno tana
urlando il mare
al vecchio capita
così
ora che chiama il tempo
di posare le ali
dentro
lunedì 19 gennaio 2026
dell'amore perduto
appena un tocco
di nebbia in cartolina
dipinge distratto
l’autore
per un giorno grigio
senza colore
nei vicoli
come nei bronchi
in affanno
dell'amore perduto
vorrei dirti le stesse cose
ad appassir le rose
musica il poeta
con le note di tristezza
ecco d’un sole opaco
tra bianche lenzuola
un bacio mai dato
stringo le labbra
in silenzio
umide le palpebre
aspettando un’altra stagione
se il medesimo fremito
a quella canzone
domenica 18 gennaio 2026
oggi bella
d’un lampo sui marciapiedi
con i tuoi occhiali grandi in testa
accendi vetrine di sguardi
gonna corta su tacchi a spillo
meglio sandali intrecciati
nei tuoi passi di femmina
a svolgere essenza
di profumo che porta
tante voglie a guinzaglio
oggi bella
dei sorrisi che apri
con quelle labbra pronunciate
d’un balcone in fiore
dove stendi uomini in volo
hai tanti cuori in
rubrica
tingi il tuo di rossetto
e non posso toccare il colore
vernice fresca
sabato 17 gennaio 2026
era una bellezza
scende in silenzio
d'una carezza lieve
a tratti bisbiglia
intorno coprendo d'ovatta
poi a passi felpati
ammanta
nei fiocchi a treccia
elegante
la dama bianca
ed è neve
che viene per noi
mai vecchi
sempre bambini
mentre corri ancora
ansimando a scuola
borsa di cartone
sfondata
matita e gomma
un quaderno sporco
per strada
come eravamo contenti
noi compagni
solo d'un pupazzo
scopa in mano
carota al naso
e come vorrei tornare
alla vecchia stufa a legna
ai dispetti tra banchi
anche finire dietro la lavagna
ma veniva giù
tanta neve
che era una bellezza
noi in piedi
al cinema d'essai
stretti d'un brivido
per sempre
io e te
venerdì 16 gennaio 2026
baffi di gelo
ho tirato giù dalla grondaia
baffi di gelo sparando
palle di neve a mitraglia
come calando il manto dal tetto
tra un tonfo e l’altro
strano l’effetto
solo il pupazzo
carota al naso
scopa in mano
a resistere sul muretto
guardo intorno
dopo la bufera
cuffie bianche
sui pali di staccionata
curiose in fila
elmi frigi d’una guerra
stanotte persa
sottocoperta
e allora dispersa
o troppo lontana
che tu sia
mandami un messaggio
almeno una notizia
dal fronte
di questa vita
dove si spara davvero
mica madonne
giovedì 15 gennaio 2026
per te
tornando indietro
le notti che ti penso
altri viaggi
a metri quadri
odissea
nella stanza
pure inutili versi
come rane a gracidare
dai fossi
qui
alle pareti
veloce ripasso
di parole mute
in calce
libri e ragnatele
fanno il resto
d'un piccolo universo
con i quaderni
lenzuola disfatte
tarli e rimorsi
metti pure queste voglie
di donna alle tempia
bussando più forte
così alle prime luci
ritrovo un'alba
di spiagge nude
e
il mare che rotola
bottiglie vuote
steso sul divano
addosso tanti perchè
ma non datemi dell'ubriaco
a scolare l'ultima stilla
d'illusione
per te
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