Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 16 aprile 2026
mercoledì 15 aprile 2026
un tocco di grazia
sul balcone
ho coperto
i limoni
non avendo più le forze
di trascinare
vasi così pesanti
dentro
hanno alle radici
tanti ricordi
e le tue cure
finite al freddo
lo stesso peso
attraversando
le stanze
dove disegnavi
ad ogni angolo
un tocco di grazia
ora è tutto secco
e si avvicendano
inutili stagioni
a un vecchio calendario
da quel tempo
mai più cambiato
riporta l’ultimo sogno
un giardino
che costruivi a mente
notte e giorno
così la corolla
i petali
le aiuole
tutto era possibile
se nelle mani
quella bellezza
da mettere gemme
sulla pelle
d’una sola carezza
martedì 14 aprile 2026
scarabocchi
di notte
incontri
un sogno che
fugge
dal tormento
assassino
chiedendo un
passaggio
lo fai salire nella tua mente
e quelle
macchie sui muri
sono
scarabocchi di luna
o disegni di
nulla rappresi
forse
impressioni d’ombra
che escono al
pittore di mano
col suo
pennello bagnato di mistero
e un soldato
senza stelle
di notte fa
la guardia
a un soffitto
spento lassù
con la sua
ragione in divisa
ma hanno ragione
i vivi che
son muti
o i morti che
ci parlano dentro
e poi
l’aquilone
reciso lo
spago
com’è lontano
tu che piangi
lumaca in
scia
trascinando
ventre a terra
e fai la bava
ad una foglia
che ti
lascerà per il vento
come certe
illusioni
al primo
soffio cadute
lunedì 13 aprile 2026
ti odio
fuori
un tempo da lupi
a sbattere il vento
una notte di pioggia
contro vetri e scuri
a te cosa importa
se mi ritrovo i cocci
in tasca
allo specchio
incipri il naso
cambi pettinatura
e calando occhiali
di gran montatura
ripasserai già domattina
marciapiedi e vetrine
perchè sei curiosa
femmina
anche paracula
così ti odio
mentre sorridi alla gente
e fai la bella vita
poi mi chiedi con un bacio
e sussurri a letto
amore eterno
a giacere altre cambiali
nella buca della posta
se apro solo la tua
con tutti i peccati
capitali
domenica 12 aprile 2026
pensiero più bello
pensiero
più bello
come il petalo
caduto
solo ieri
tra vasi in fila
a far male di primavera
un colpo di vento
carezza più forte
scivolando
via il ricordo
oltre la ringhiera
e adesso che rintocca
al vespro la preghiera
il cane abbaia
per uscire
mirando al guinzaglio
mentre in gola non reggo
alle corde che già
portano via
sulla passeggiata
con te l’ultima volta
spalla a spalla
e muta ai colori
sui campi
parlavi d’un cenno
ma come balla
al cancello
un’ombra
prima dell’inverno
se il freddo dentro
sabato 11 aprile 2026
tu che torni
l’alba tersa alle vele
chiama altre barche sul mare
al timone quest’attesa
e nello scafo
l’ansia di accostare
ricordi vivi
tirati nelle reti
naufraghi tormenti perduti lontano
voci del tempo dentro la stiva
onde nella memoria e alla deriva
che sulla spiaggia rivoltano sassi
conchiglie e pensieri strani
pagine libere
quei gabbiani aperti al sole
e all’argano tiri una mente in secco
sa di sale e amaro
il ricordo di chi non torna
mai davvero
quando a sera le nostre donne
stendono sul tavolo
tanta solitudine
e apparecchiano
la notte profonda nei vicoli
dove i vecchi all’ultima pesca
stanno fissi
tu che torni
dal tempo vinto
come un sogno perduto
al convento nostro beato
racconta la tua storia di tanto mare
ascolta la voce di chi è perduto
portami un gioco
che hai da tanto lasciato nel cassetto
un sorriso ultimo
in fondo alle rughe dure
prima di bucare
la fodera
*
( e adesso cominciano troppi a bucare la fodera...Umberto, mio compagno di banco.., Paolo e Angelo...presto toccherà a me, ma non ho paura, dietro il sipario del mistero la più grossa delle fiction o fregature mai realizzate, andiamo in scena sul palco del nulla )
venerdì 10 aprile 2026
in preghiera
quel fiore delicato
al davanzale di primavera
miravo nella sua bellezza
così profumato alla ringhiera
da richiamare uomini in volo
ma d'una carezza
sembrava
al vento sfogliare per me solo
come nel bacio di
pioggia
petali d'amore
poi in rima d'un
tempo nero
curvò lo stelo
da richiamare un uomo in preghiera
giovedì 9 aprile 2026
anni luce
il mattino di seguito
in battigia
se scopri ogni volta
cercando le orme
solo avanzi di mareggiata
le tue vestigia
prendo
quel treno di riflessi
la sera
e come pesano
vagoni di ricordi
alla schiena
maglio sull’incudine
scaglia il poeta
metafore e rime
contro la luna
s’affaccia al balcone
un astro lontano
anni luce
ai fianchi d’orto
lungo muretti antichi
chiudo gli occhi
ai cani di rimando
voci di silenzio
a domineddio
quando partono
ultime lampare
e sulla tradotta
di luci sul mare
mi perdo anch’io
mercoledì 8 aprile 2026
senza svegliarti
all’ultima curva
s'apre il paese
nel nulla
dall’antico lavatoio
o su per le scalette
nei vicoli salendo
in piazzetta
lì aspetta un deserto
nel contesto
di storia
a comporre incerta
memoria
sulla panchina
nei denti spezzata
davanti la chiesetta
chiusa dal sisma
come vorrei rincorrerti
compagno d’una vita
su via leopardi
fino allo spiazzale
delle monache
ancora per giocare
è tardi ormai
avanza la sera
con i ricordi
che saltano a frotte
dai portoni chiusi
il paese è una soffitta
di roba vecchia
preciso il vespro
al rintocco della campanella
allora fuori la nostra giovinezza
e tu che scappi all’angolo
non nasconderti ancora
mi fermo qui per nostalgia
sul muretto dell’orto
sottocasa
già chiamando le voci
da Lido in osteria
batteva il cuore
risalendo al passato
l’ultima volta
che ti chiamavo
e una lacrima
la voce rotta
stringendo in gola
il fischio per segnale
ora d’asma
e cortisone
buonanotte anima mia
che stendi ancora i panni
sulla via
e da quella finestra chiusa
salgo in macchina a luci spente
bastano gialli i fanali
certe orme che hai lasciato
madre
non voglio svegliarti
tanto eri sempre in piedi
aspettando un figlio
ogni volta a far tardi
martedì 7 aprile 2026
focaraccio
alla malora
il rimpianto
stagione nuova
sta per tornare
e non farti trovare
con quel grembiule
a sforbiciare insalata
o sempre in cucina
dietro le pentole
a sbuffare
metti una camicia
a fiori
rossetto sulle labbra
e tira su la gonna
fuori le gambe
apri gli armadi
rivolta l’anima
e i materassi
basta con le poesie
inutili sul tavolo
fai un bel focaraccio
bruciando i rimorsi
e non tagliare mai
la lunga fila di formiche
salgono sul ballatoio
a portare estate
e che sia allora il tempo
d’amarci
noi due premendo
contro i seni
non sui tasti
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