mercoledì 14 ottobre 2026

volevo le more

 

all’alba
ho finito di scrivere
basta
 
m’accorgo dai vetri
filtrare qualcosa
che non piace
 
voci rumori
e poi luce
che alla mia età
ristora
ma non ora
forse dopo in panchina
 
qui la levata
oltre la tenda
è una gran mazzata
 
proteggo ai riflessi
gli occhi stanchi
d’inventare
un’altra vita
 
chiudo nei cassetti
altri disegni
futili invenzioni
non basta il caffè
o la campanella d’orazioni
 
fervide le recluse
teste fasciate
intitolano al mattino
speranze di gloria
l’inno d’amore al cristo
 
e chi l’ha mai visto
'sto gran signore
che s’alza più tardi 

intanto bastardi senza gloria
due spazzini per strada
remano ultima nebbia
combattendo miseria 

se colgo umori alle siepi
quelle voci di rimessa
la carraia lucida nei sassi
ad aprire nuovi orizzonti
ma quali
forse
altri bambini a scuola
altra campanella che chiama
 
noi due con la cartella
sempre alla fermata
mentre ti guardo con il fiocco rosa
treccine bionde
volevo le more
 
tiravo contro palle di neve
quando le stagioni alla schiena
hanno colpito forte
 
e curvando all’inverno della vita
ormai che è finita
mi sembra come ieri
seduti sui banchi
ora in panchina
 
e la storia
maestra all’appello
che interroga
e sbatte fuori
l’ultimo della fila
 
ero io
senza denti
preciso
adesso allo specchio
 
m’ha cacciato dalle barricate
ai sogni di rivoluzione
manco riesco stamane
a calarmi nei pantaloni
 
ancora io
in osteria
a pagare per tutti
cantando bella ciao
oggi
addio ai soldi
non basta la pensione
 
me la sono fatta addosso
una gran vergogna
all’angolo
se non reggo
al disordine metabolico
 
così la vecchiaia
ed è scappata a pregare
inorridita la dirimpettaia
 
certo la salvezza
viene prima della ciotola vuota
se pure la gatta mi guarda
miagola a coda ritta
 
appendo la roba bagnata
e me ne vado al vecchio caffè
latte macchiato e ciambella in tazza
 
poco edificante risulto
al primo sguardo
del barista muto e codardo
però la gente che brutta razza
 


può far male il vento

 

non sa che può far male
il vento
 
quella foglia che sta lì
tremante se volare
 
delicato il soffio
incerto il gambo
 
da ultimo la spinge
una vita staccando
 
e non c’è ragione
sulla strada che tenga
solo fango
 
sei partita così
una sera d’autunno
 
braccia nude in alto
quei rami al commiato
 
oggi rivedo alla stagione
come ammucchia anime il fato
 
allo schermo di nebbia
il velo pietoso sull’arrembaggio
 
tra chi rimane
e tanti che sono scivolati 

resisto in cima al platano
ultimo piano
ripassando il viale
una corrente fredda
 a novembre 

un poco ancora
se nei cumuli di ricordi
m’ha preso voglia
di raggiungerti
 

martedì 13 ottobre 2026

l'immagine da vecchio

 

toccando il cielo
punto a quella stella
la prima che brilla
 
e mi guarda
tremula all'angolo
di finestra
 
dove comincia un viaggio
sul tramonto
di nuvole e ricordi
in corriera
 
ultimi colori
in vetrina
il silenzio in bocca
alla sera
 
miro allo specchio
l'immagine
da vecchio
 
non mi ci vedo
opaco il vetro
 
strofino il fazzoletto
di lacrime bagnato
poi allo schermo
la notte cala
il sipario
 
non credo
però al rintocco
mi segno sul vespro
senza volere
e un altro giorno finisce
 
gran ladro il buio adesso
all'angolo
come rapisce
 
rimane solo
un fanale giallo
a far da palo



lunedì 12 ottobre 2026

una carezza

 

fermo
davanti il mare
a sentire la brezza
 
prima di partire
voglio
una carezza
 
e via
altri giorni di buio
in corsia
il tempo accelera
non aspetta
 
ma quanti pensieri
scappano dal finestrino
a cercarti
sotto l'ombrellone
solo ieri
che ero vivo
 
oggi
all'ultimo pezzo di strada
sguardo fisso
e pugno d'asfalto



domenica 11 ottobre 2026

allo specchio di sera

 

il tuo vecchio abat jour sul comodino
acceso per compagnia

miro allo specchio di sera
come sei bella

quando un’ombra al trucco
colora il buio nella stanza

col fondotinta a coprire assenza
e il rossetto sul sorriso
che manca

lo so
con i ritocchi alle rughe
non è preciso il ricordo
alla maschera del tempo

e poi amore
quello che ancora sei per me
non so spiegare

ma fa male




sabato 10 ottobre 2026

le ultime parole

 

adoro
la notte
ascoltare
note d’amore
che compongono
in concerto
le ombre
 
a filo di spartito
in riga di mura
sempre seguendo
le tue orme
 
la chiave della musica
è il silenzio
che dona impronta
ai nostri baci
 
e sinfonia
sale in orchestra
di fiati
 
percussioni
d’un cuore
che vibra
come all’ombra
più cara e mia
si lascia andare
 
in fuga all’alba
di seguito
al primo rumore
 
che confonde per strada
le ultime parole
 

un'altra stagione

 

occupa le stanze
quest’aria di mare
ancora di salsedine
cassetti e armadi
 
salta le scale
di corsa
arrivando da spiagge
libere
all’eco di corridoio
 
così vado incontro
alla sera
stanco
di non trovarti
 
aspetta in giardino
l’autunno
occhio alle palme
malate
ai vasi in secca
a questa dannata
tristezza
 
che si insinua
tra le crepe
e l’età mostra
 
certo la casa
di spifferi
maestra
ha lingue
ovunque
mormora
alla tua assenza
 
ripete
che l’estate
è un’altra stagione
per foto d’album
a far male
 
però accoglie
ancora le voci
i segreti
mille tormenti
dai fiati in gara
per uccidermi
lentamente
 
allora giorno
dopo giorno
in veranda
comincio
a migrare
 
come in fondo
rimane
quel mare
sulla soglia
d’attraversare
 


venerdì 9 ottobre 2026

nel deserto la luna

 

non ci sono gabbiani
e diversa appare
la luna
 
identiche però le palme
come di sabbia
tutte le onde
fino a conquistar la soglia
 
così per dare il segnale
s'alzano i cammelli
di corde e bagagli
 
gobbe spettinate dal ghibli
somigliano a marosi gialli
in risalita
 
a chiudere gli occhi
la carovana è partita
 
 
 

giovedì 8 ottobre 2026

come ti vorrei

 

non c’è tempo
 
il rumore addosso
di sportello
 
e le mani tremano
aspettando la tua
salire al finestrino
 
un saluto in aria
rimane al fischio
sospeso
scatta il semaforo
e muove il treno
queste lacrime
 
a scivolare piano
sui binari
solchi del viso
più duri
 
ma rimani per sempre
bella
come ti vorrei
con quel sorriso
legando i capelli
a sciogliere certi desideri
 
e così dai riflessi
specchiando
 
poso tanti pensieri
sull’ombra a fianco


 

mercoledì 7 ottobre 2026

letto d'hotel

 

quelli che di notte
incontri sotto la pioggia
a chiedere un passaggio
 
 sono ricordi
che lasci indietro
 
continuando però a fissarli
dallo specchietto
tra le righe sull’asfalto
perduti in fondo
 
come nel buio vanno i fari
dentro a far male
 
meglio sulle curve bagnate
a letto d’hotel
 
scoprendo poi 
un’alba da camionista
solo e stanco sul piazzale
 
a far salire in cabina
per compagnia
quelle immagini di ieri
 
 
 

volevo le more

  all’alba ho finito di scrivere basta   m’accorgo dai vetri filtrare qualcosa che non piace   voci rumori e poi luce che alla mia età risto...