Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 27 febbraio 2026
il buio della notte dietro
le prime luci della sera
riflesse ai fanali
quasi un tremito addosso
a te che parti
sull’asfalto nero
luccicano umori
come nei tuoi occhi
ai saluti
mi dai la mano
stringendo il patto
che in corsia
ci rivedremo
ecco il dubbio
ma scappo di sotto
ho paura adesso
che torno in macchina
mirando allo specchietto
il buio della notte
dietro
giovedì 26 febbraio 2026
le mani d'una donna
solo
nello spazio
della stanza
ritrovo me stesso
qui ai confini
del mio piccolo universo
scrivo
e del tempo
che rimane
sopravvivo
due legna al camino
il tepore dei ricordi
un poco di vino
cotto
la vita ormai
alla fine
e verso i monti
un rimbrotto di lacrime
giusto all’altro lato mare
certe sere m’affaccio
dal terrazzo
perché voglio sognare
una sola stagione
con te
d’estate
al pendolo
s’è fatto tardi
ricordatemi
non per le voglie
o la ricerca d’una compagna
ricordatemi
e basta
se tra queste pagine
ho versato inchiostro e sangue
in abbondanza
pace cerco pace
e nelle polveri
voglio pietose le mani
solo d’una donna
premurosa ancella
“”Se del tramonto
è il canto
è il canto
ancor tratteggerai
fondali colorati,
ad ingoiare il mare
con l’indomita ferocia
degli anni evaporati.
Tremerai
per insegnar le vibrazioni,
sussurrerai
le nostre grezze identità
lasciando schegge
tra le case in pietra.
Che irrefrenabile
della vita è il flusso
da cui ognun zampilla.
E questo è il verso tuo,
in anfora raccolto
da premurosa ancella.””
( Sandi )
mercoledì 25 febbraio 2026
per sempre
ma fatemi il piacere
basta con le parole
ho vissuto abbastanza
stasera un poco di genziana
mi stringo nel piccolo
universo della stanza
scrivo sopravvivo
penso alla mia donnaluna
tanto che la notte ci sorpassa
mi ritrovo all’alba
nel fumo di tabacco
per inciso il tuo bel sorriso
e stremato di navigare
lenzuola disfatte
tra chiarori e un desiderio
di tenere stretta la tua mano
sulla soglia
poi l’oceano ad ingoiare
le ceneri
sarà un sol volume di storia
come quello a far polvere
in alto
sullo scaffale
figlia mia
che un tempo non arrivavi
di notte con la sete
a chiamarmi
adesso dormo per sempre
la piccola mano
sulla fronte
porta da bora
sulla nord
code a tratti
di nebbia
arrivano
dalla porta da bora
venti freddi
dal paese
nessuno
in uscita
m’affaccio giù
nell’orto
d’inverno
e quei rami scheletriti
tronchi sull’attenti
di rigore
mettono certi brividi
addosso
mi capisce la gatta
alla stufa
ed insieme aspettiamo la sera
a salire le scale faccio fatica
ma ci vuole legna
per scaldare un’altra stagione
se nel cuore
d’ardere
la tua
è finita
martedì 24 febbraio 2026
al cancello
d’eremo viandante
alla fonte del cimitero
lavo certe pene dentro
avvicinandomi al cancello
di ruggine profano
stride cigolio
e mi fermo
devoto al silenzio
mirando nei passi
di ciottoli bianchi
lapidi e steli
lungo siepi di bosso
come quell’angelo d’ala offesa
a custodire date e foto
che più non conosco
là c’è una madre
sempre a sorriderti
nel marmo
braccia stanche le mie
a rimettere fiori
tanto domani già curvano
sono queste preghiere
in bocca ormai
che appassiscono
lunedì 23 febbraio 2026
maschere e larve
fanno il giro di notte
mirando lucciole
sulla tangenziale
prima con la vespa
ora con la bianchina
sempre senza benzina
maschere a frotte
zompano di bar
in osteria
giocando a carte
bevendo
e mai una lira
finite le sigarette
rimangono sogni da fumare
in cartine messi alle strette
verso l'alba
quando comincia
la fila ai cancelli
e in tuta
pedalano
sull'argine
ondeggiando
i fanali
non sai mai
chi è più stanco
l'ubriaco d'una vita
o l'operaio di fatica
domenica 22 febbraio 2026
invece no
egoista e prepotente
ripete la canzone
che preferivi tu
maledetto quel tempo
che fu
perché ti sento ancora viva
mentre ascolto
quelle parole a far male
dentro
se son rimasto
un perfetto stronzo
e invece no
invece no
tutti i giorni
siamo in guerra
vecchio ormai
ma tu più bella
che mai
mi sa parlare il vento
ho bisogno d’ascoltare
e non rientro
stasera che mi sa parlare
il vento
sul palco
dal racconto libero
in scena
l’autunno
nei canti di vendemmia
come nei solchi
di semina
lo spartito
battendo folate
in metrica
i tuoi baci
all’infinito
lassù una luna calante
scappavi sul viale
tra mucchi di foglie
l’ultimo salto alle ali
prima della notte
al fermo immagine
sabato 21 febbraio 2026
su un altro golgota
tolte le macerie adesso
non c'è deserto
più vuoto intorno
e mirare questo paese
sulla spianata bianca
è come spogliare
un povero cristo in croce
lancia nel costato
oggi la solitudine
su un altro golgota
di povera gente
s'è consumata
nei volti senza pace
nelle mani che non scavano più
nel silenzio della rovina
quando dalle urla
strozzate alle parole
inutili
puoi solo nascondere ancora lacrime
e stasera quel cane al fontanile
era uno di noi
anche se perduto
prima di bere
chiedeva una carezza
del nostro dolore
muto
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