Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 7 agosto 2026
ciao Maestro
forse il motore cantava
forse la mano
teneva il volante
non lo sapevi
che c’era la morte
quel giorno
voglio pensare
che ancora mi ascolti
e come allora sorridi
voglio però ricordarti
che ancora vivi
e la tua locomotiva sui ferri
è partita
maestro
un calice elevo
ai sogni
alzo il volume
della tua voce
come degli ideali nostri
che in fondo gridi
e ci saremo alle stazioni
sulle piazze
quando fischia il vento
noi ci saremo con te
per sempre vivi
già visto
oggi che il mare
rotola a letto
con quella brezza
di primo mattino
vivo in pensione
m’aspetta la bicicletta
stanze complete
pedalo senza fretta
e poi allo stabilimento
c’è la Concetta
così d’estate siamo in famiglia
sdraio lettino tutto compreso
da mille stagioni osservo
cavalloni e bagnanti
gabbiani in compagnia
d’ombrelloni e chiacchiere
ciak e via
si va in scena
siamo poveri attori
d’epoca remota
fagotto in spalla
pranzo al sacco
tutti a tavola
che pena
sono più voraci
quei volatili
o le impressioni
del già visto
sulla vicina
questa volta
ci mettiamo comodi
sul muretto
lucertole vecchie
a cambiar pelle
ma il vizio rimane
abbiamo voglia sulla passeggiata
d’una fumata in pace
sulla rotonda
vista tramonto
prima che di traverso ci colga
autunno
giovedì 6 agosto 2026
obiettivo sera
lo scatto di luce
al tramonto
per la mia donna in posa
dal balcone
sulla valle
obiettivo sera
con quelle nuvole
consumate in scena
a dare effetto
un tocco d’ombra in viso
tinta rossa
su fondo riga
nei vicoli
la base d’un sussurro
per vecchie in foto
all’uscio
poi grandangolo
sulle chiome
di cipressi
al vento
segnali
d’avvicinamento
mercoledì 5 agosto 2026
la vecchia stampa
la vecchia stampa
in cronaca
leggo impressa nelle rughe
di salsedine
alle reti curvo
il pescatore
se un tremito scuote il fuso
tra le mani
mentre fischia in fondo
un vento di vagoni
luce rossa in coda
come batte sui ferri
la tradotta
di noi viaggiatori
oltre la sera
rossa pure all’occaso
donnaluna
tirando ultimo lembo
di mare sul confine
se un tremito scuote
d'universo a penetrar l’imene
martedì 4 agosto 2026
sai una cosa
sognando ad occhi aperti
ti voglio ancora
ma sono un vecchio
che ha perso il bastone
trema senza guida
s'appoggia al muro
bestemmia
sbattendo i pugni
urlando muto
ma tanto sono fatto così
dopo la tempesta
gatto sul divano a far le fusa
e stasera
davvero mi manchi
a rotolare lenzuola
tormenti pedalando
fino all'alba
con quella luna
che mi fissa dalla finestra
precisa la faccia tua
quando tornavo scuro
senza parlare
sai una cosa
il silenzio mi appartiene
adesso
e appieno
ma eri così bella
quando saltando sopra
criniera al vento
superba amavi
e mi possedevi
lunedì 3 agosto 2026
ILVA
solo fumi e bagliori
sulla piana
dove s’accodano
alberi secchi
sotto un cielo grigio
alle tute gialle
senza lavoro
continua
la tratta del sud
a portare sulle spalle
curve
un destino duro
prima a dorso di mulo
d’acciaio laminato oggi
mentre cerchi
d’arrivare a fine mese
magari con insalata nera
tanto per dare al
meridione
quattro camini accesi
a tutta caldara
busta paga non pervenuta
ma capitali scudati al
sicuro
domenica 2 agosto 2026
2 Agosto 1980
ma chi c’era ai funerali
di questo paese
quando sono morti in tanti
ad aspettare sul piazzale della stazione
saltata per aria
a volare senza meta
sull’aereo in fondo al mare
a cantare sul treno
che d’un botto ha
saltato i binari
ma forse c’era la gente comune
con bandiere e
lacrime
di sicuro c’eri tu
vestita di nero
silenzio stretto in mano
curva all’ultima fila
dietro le autorità
in fondo alla nostra assenza
e poi c’era il vecchio partigiano
un prete piccolo in testa
ed ai gonfaloni delle città
sindaci in fasce
ricordo musica sacra
la chiesa che non conoscevo
ora di tutti
perché pregavano sottovoce
e le urla stavano in bocca mute
a chi aveva perso
tutto
un figlio
un marito
io
una patria
la gitana
l'alba ai passi di danza
come infiamma
nei riflessi
abbaglianti sul mare
ancora nei tremiti
sussulti di fuoco
a specchiare
con i cerchi di luce
a pendere
dalla chioma d'oro fluente
sottana di colori
zingara
a rapire l'anima
accostando d'un gabbiano
lo spasimo
oltre di volare
libera come balla
in fuga la gitana
sabato 1 agosto 2026
la terrazza
dava noia
quella terrazza a fianco
un pezzo di mare
toglieva dalla vista
fin quando t’ho trovata
una sera
lì a contar stelle
sarà diversa
adesso nel tempo
a chiudere quelle persiane
che spiavo
con l’edera
che saliva di stagione
assieme agli odori di porto
ed il tuo sorriso
che aspettavo sul muro
della passeggiata
era un dono d’amore
la bici che lasciavo al portone
e sei andata a pedalare
in cima ai sogni
che disegnavo
col tuo nome
sottocasa
messaggi d’un matto
dicevano i vecchi
senza capire
quanto ero innamorato
a cercare su quella terrazza
l’altra metà di vita
che mancava
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