Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
giovedì 19 marzo 2026
mercoledì 18 marzo 2026
maschere
sono già salito
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco
il tuo biglietto
ultimo a carnevale
alla sfilata dei carri
sulla via
e un poco
sai
mi manca
la poesia
ogni volta
che scrivevi
libero il pensiero
e stavo lì
a cercare
tra tante maschere
l’unico volto
vero
ritratto di donna
un'ultima sera
a luce fioca
ma come dona
luce propria
quel ritratto di donna
in punta di matita
lasciato sul tavolo
con le prime ombre
sedute intorno
a leggere il biglietto
mi manca la vostra cornice
e d’un bene voglio a tutti
lunedì 16 marzo 2026
vespa o lambretta
la sera al dettato
per campi in riga a primavera
non passa più
sulla strada bianca
la vecchia corriera
mentre risalgo vicoli
della nostra storia
quasi d'album sfogliando
foto a memoria
come un bambino
puntando il dito
alle nuvole in fila
tra una lacrima
e in cortile
le grida
siamo cresciuti
in fretta
quando c’era voglia
di fumarci una sigaretta
con le fughe in vespa o lambretta
senza un soldo in tasca
ma dove finivano
se non alla vecchia osteria
da Lido
sulla porta da bora
e
quanto faceva freddo
calzoni corti
sciarpa e pastrano
a riscaldarci la cinghia di nostro padre
sulle gambe
e questa sera siamo vissuti
al bastone
tu allo spigolo del convento
per la solita minzione
mentre ti chiamo
risponde un’ombra
dove finiscono anni migliori
come una pisciata
controvento
sullo spiazzale delle monache
bagnato il tormento
tutto passa
lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare
un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale
brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo
finisco la tazza
esco sul marciapiede
coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza
all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza
giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa
domenica 15 marzo 2026
il mio inverno
guardo verso il mare
stamane che sento
al primo freddo di stagione
perduto il tempo migliore
d’estate con te sulla spiaggia
in cima ai desideri
lucertola calda
a sfogliare pelle d’oro
con i gabbiani festosi intorno
volavano i giorni
i baci ma quante emozioni
adesso a far rima
scendono lacrime
ai vetri
e di metafore
sono stanco
l’inverno della vita
è un brivido lungo
alla schiena
quando accosti
al camino
in silenzio la veglia
un ritmo
sonnolento
d’attese
e ricordi
interrotto
dal vento
che passa
a salutare
dall’orto
e quelle braccia
scarnite all’osso
mandano saluti
in fila
dalla terra secca
al gelo
sporgendo
sulla corteccia
nodi precisi
reumi di vecchiaia
sabato 14 marzo 2026
oltremare
ai sogni lontananti
oltremare
rimango affacciato
sull'ultima riga
senza inchiostro
sorprendono i giorni
al calendario
stringendo rughe
come un rosario
lascio alle correnti
uno strascico d'amori
in pastura
mai tirando su
una vera storia
scolpito
rimane
il vecchio
all'uscio
di sera
sull'orlo
d'una vita
precisa la piega
venerdì 13 marzo 2026
ci siamo
sinceramente devoto
al tuo sacro ricordo
sono sull’uscio dei giorni
mirando pagine nuove
come sfogliando le tue parole
in attesa che ritorni
ti sto leggendo
sui rami che gemmano
emozioni
nei passi e sui sentieri
di rinascita
“Com'è sola la
chiesetta lassù,
è vicina ad alberi
scarni
e non ha amici. “
sui verdi prati di
giovinezza
oggi non c’è sole
ma che tristezza
eppure al fontanile
dietro piccole case
in quel cortile
dove rincorrevo
la vita
ci siamo
sai
noi due sui banchi
di storia
la nostra già finita
ma che importa
saremo oltre
il tempo e confini
di spine
che in fronte battevano forte
eppure vissuti
nonostante tutto
e se ricordi vengono stasera
Renato e Virgilio
come stanno bene insieme
sedendo però io
a capotavola
se m’hai lasciato
da solo
pomeriggi d'inverno
la distesa davanti
in burrasca
stavo le ore
a fissare dal caffè
tisana calda
spiccioli di compagnia
in tasca
così ho trascorso
pomeriggi d'inverno
da solo al tavolino
altri vecchi a carte
i saluti di qualcuno
e basta
di ritorno la sera
posato il pastrano
ancora un freddo addosso
ascoltavo soltanto mare
a letto
se lontano
sbattendo alla scogliera
ripeteva il tuo gemito
sul cuscino stretto
giovedì 12 marzo 2026
liberando il pensiero (a Renato Fedi poeta)
ha battuto sui pali di staccionata
quel passatore stanco
dentro la rete infilando le ali
come il vento gonfia lo scialle
alle querce giù in fondo
la campagna si lava di nebbie sui filari
depone foglie per un tappeto
che la stagione concede ai nostri passi
perduti sul confine del tempo
alla stufa di terracotta
lasci le tue spoglie
madre antica curva alla minestra
stasera sul tavolo voglio dividere
companatico silenzio
ma prima torno in giardino
a far volare quel pensiero libero
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