Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
domenica 11 gennaio 2026
il vestito
una donna scende
con la cesta dei panni
al fiume
saltando
nella secchia piovana
il bimbo a giocare
questa gente di paese
sta sulla porta
come ombre di una notte
che fodera all’orlo precisa
rimane la sarta alzata fino all’alba
cucendo un trapunto di stelle
mentre il vecchio
sotto la luna a sognare
sente all’arcolaio
del tempo
di avere oramai
il vestito pronto
al passato remoto
quando vuoi
ripete l'ombra
al portone
ma polvere
calcinacci
e ragnatele
rimandano
l'occasione
come ruggine sui ferri
opaco al corrimano
l'ottone
d'un balzo all'atrio
solo un gatto
lo stesso tuffo
tornando così
al passato remoto
ma non entro
nella vecchia casa
aperta dal terremoto
solo piccioni
che vanno e vengono
dal tetto sfondato
come tanti ricordi
che libero adesso
d'un cuore malandato
sabato 10 gennaio 2026
è per te
non ho mai donato
un fiore
come una sola volta
provato amore per nessuna
è per te
che stanotte vola
un pensiero
al viso nascosto della luna
miro lassù
nella notte gelida di stelle
un grumo d'atomi
a fuoco
astri nel firmamento
o comete
di sicuro i miei sensi
accesi
trema la mano alla tastiera
se questo è un bacio
che ti mando
e mi sembra di sognare
quell’incubo
quando d’un clik ho chiuso
all’unica che mi capiva
ma a che serve
ripeto in silenzio
è tardi ormai urlando muto
e te ne vai pulviscolo nell’universo
spargendo la tua essenza
per quel mondo che non trovavi mai
un vecchio resta fisso
in questa piccola finestra a scrivere sul web
solo che non doveva andar così
ora siamo tutti un po’ più soli
qui
ed è per te che ho scelto una rosa azzurra
che lascerò sotto un cielo coperto di novembre
mentre guardo lassù
i nostri vent’anni per sempre
venerdì 9 gennaio 2026
ali di bruma
esce stamani
dalle pagine del
racconto
Colò
il vecchio
spazzino
ali di bruma al
grigio mantello
nei lenti giri di ramazza
tra mucchi di ricordi
salutando
l’autista
di corsa sulla piazza
caffè chiuso a quest’ora
fisso il monumento di storia
come al davanzale
il volo di migranti
quasi nevica
muto il passero all’alba
di freddo infagottato
e se dalla
persiana
un brivido rosa
inganna a denti stretto
così
m’aggomitolo ancora
a letto
giovedì 8 gennaio 2026
appuntamento con la follia
che strano
un appuntamento
per caso
con la follia
mani in tasca
baveri alzati
all'aria
gelida dal mare
in faccia
forse la mente
lascio spalancata
un poco all'idea
che tu sia
ancora mia
magari aspettando
all'angolo
occhi chiusi
di polvere o sabbia
l'incontro
con quel bacio
sulle labbra
un nodo in gola
quando sento
dentro
la voglia
ma di rumori
il vento
come imbroglia
mercoledì 7 gennaio 2026
solitudine
accolgo di notte
sul prato stellato
una grande luna
a specchiare
neve e gelo
mentre accompagno
betulle bianche
ancelle di purezza
all’altare spose
d’inverno
e dai vetri
raggiungo il candore
delle cime
dove si staglia
il viso
della mia donna
come al chiarore
un tormento insonne
ripasso il cielo
nel trapunto acceso
poi sulla strada
accosto d’un lampione
solitudine
martedì 6 gennaio 2026
saggio di neve e befana
muove magia
al frullo d'ali
cadendo polvere
gelata dai rami
sui giardini a ripetere
stagione di neve
disegni strani
cerco alle siepi un pertugio
coda dritta
liberando il segugio
pure lassù mirando
alle cime curve
dove lei posa
la scopa al saggio
ma stamani solita stampa
d'orme in colonna
sulla coltre bianca
e
della befana
alcun passaggio
lunedì 5 gennaio 2026
la notte è lunga
la sera
quando sei sola
e guardi
stanca la tv
sul divano
un pensiero
e provi su altri canali
tanto non va via
l’immagine
se umide le ciglia
ripensi a quella stagione
di mare
con le poesie e la chitarra
come note scritte
e cantate
più le nostre facce
di luna stampate
ora stringi il telecomando
fumi nervosa
ti butti addosso un plaid
chiudi gli occhi
poi ti fai un caffè
la notte è lunga
ma via la foto
dalla mensola
chè so venuto male
in posa
domenica 4 gennaio 2026
dilettanti
c’era una volta
la secchia piovana
dove navigavano
in fondo al tubo
piccole barche di
carta
poi hai spinto la macchina
giù nei vicoli a pedali
era inverno
ricordo il cappotto
strappato all’ultima curva
tu ridevi
già di nostro padre
era pronta la cinghia
il primo motore
l’abbiamo acceso
insieme sul banco
come una sigaretta di nascosto
baffi neri d’olio
a scoppio questa vita
t’è scappata di mano
volante da corsa
per l’alloro
però la storia non si ferma
nemmeno sul marmo
per chi ha tagliato in fondo
il traguardo
e noi che abbiamo guidato un brivido
rincorso il tempo
t’aspettiamo al caffè
ancora
categoria dilettanti
cilindrata a litri di lambrusco
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