Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
martedì 13 gennaio 2026
lunedì 12 gennaio 2026
il migliore
vorrei tanto afferrare
quel lampo ai vetri
oggi che mette cielo cupo
e un riflesso tra le nuvole
è mezzo bicchiere di sole
in veranda assaporando
il tepore che presto svanisce
e torna addosso un gelo
poi quel passero sul filo
stende il vestito
di piume sgualcito
forse piove
ma dove andrà
riparo al camino
eccoci qua
noci e vino
l’inverno passerà
ancora alla finestra
cercando il compagno
a far nido
intanto nebbia sale
a coprire le siepi
per strada e dentro
la stanza
dove una gran confusione
ho in testa
ma è normale
dicevi
valvole da cambiare
e quante
così ridendo
e vai
passava il tempo
era il migliore
sai
noi del tempo
oggi un vento strano
stacca dalle braccia
ultime foglie
ricordi ingialliti
a volare lontano
poi prende il vicolo d’infilata
sbattendo persiane
dietro
cocci sparsi nell’orto
i nostri vasi
così ascolto d’ali in fuga
un fremito
come nelle lingue al portone
il gemito
di quest’anima sui cardini
pronta a migrare
lascio pagine vuote
sul tavolo
tele del racconto
al soffitto
tirando nel buco
quel ragno
facili prede
noi
del tempo
domenica 11 gennaio 2026
sul classico universale
brutta storia
adesso
l'ultima prova
allo specchio
il racconto va a finire
come può
tra le rughe stretto
se imbastisce
il tempo
un'altra pelle
e ti concia addosso
un aspetto così tetro
curve le spalle
davanti non cade
bene il vestito
figurati dietro
lo porto a destra
ripeto
ma il sarto fa finta
di niente
tirando su il cavallo
poi giacca sbottonata
sulla pancia
neppure basta la cinta
davvero uno schifo a pennello
allora sottovoce
mi invita in una sala
senza specchi
strano l'arredo
a provare un vestito
sul classico universale
color noce
al passato remoto
quando vuoi
ripete l'ombra
al portone
ma polvere
calcinacci
e ragnatele
rimandano
l'occasione
come ruggine sui ferri
opaco al corrimano
l'ottone
d'un balzo all'atrio
solo un gatto
lo stesso tuffo
tornando così
al passato remoto
ma non entro
nella vecchia casa
aperta dal terremoto
solo piccioni
che vanno e vengono
dal tetto sfondato
come tanti ricordi
che libero adesso
d'un cuore malandato
sabato 10 gennaio 2026
è per te
non ho mai donato
un fiore
come una sola volta
provato amore per nessuna
è per te
che stanotte vola
un pensiero
al viso nascosto della luna
miro lassù
nella notte gelida di stelle
un grumo d'atomi
a fuoco
astri nel firmamento
o comete
di sicuro i miei sensi
accesi
trema la mano alla tastiera
se questo è un bacio
che ti mando
e mi sembra di sognare
quell’incubo
quando d’un clik ho chiuso
all’unica che mi capiva
ma a che serve
ripeto in silenzio
è tardi ormai urlando muto
e te ne vai pulviscolo nell’universo
spargendo la tua essenza
per quel mondo che non trovavi mai
un vecchio resta fisso
in questa piccola finestra a scrivere sul web
solo che non doveva andar così
ora siamo tutti un po’ più soli
qui
ed è per te che ho scelto una rosa azzurra
che lascerò sotto un cielo coperto di novembre
mentre guardo lassù
i nostri vent’anni per sempre
venerdì 9 gennaio 2026
ali di bruma
esce stamani
dalle pagine del
racconto
Colò
il vecchio
spazzino
ali di bruma al
grigio mantello
nei lenti giri di ramazza
tra mucchi di ricordi
salutando
l’autista
di corsa sulla piazza
caffè chiuso a quest’ora
fisso il monumento di storia
come al davanzale
il volo di migranti
quasi nevica
muto il passero all’alba
di freddo infagottato
e se dalla
persiana
un brivido rosa
inganna a denti stretto
così
m’aggomitolo ancora
a letto
giovedì 8 gennaio 2026
appuntamento con la follia
che strano
un appuntamento
per caso
con la follia
mani in tasca
baveri alzati
all'aria
gelida dal mare
in faccia
forse la mente
lascio spalancata
un poco all'idea
che tu sia
ancora mia
magari aspettando
all'angolo
occhi chiusi
di polvere o sabbia
l'incontro
con quel bacio
sulle labbra
un nodo in gola
quando sento
dentro
la voglia
ma di rumori
il vento
come imbroglia
mercoledì 7 gennaio 2026
solitudine
accolgo di notte
sul prato stellato
una grande luna
a specchiare
neve e gelo
mentre accompagno
betulle bianche
ancelle di purezza
all’altare spose
d’inverno
e dai vetri
raggiungo il candore
delle cime
dove si staglia
il viso
della mia donna
come al chiarore
un tormento insonne
ripasso il cielo
nel trapunto acceso
poi sulla strada
accosto d’un lampione
solitudine
martedì 6 gennaio 2026
saggio di neve e befana
muove magia
al frullo d'ali
cadendo polvere
gelata dai rami
sui giardini a ripetere
stagione di neve
disegni strani
cerco alle siepi un pertugio
coda dritta
liberando il segugio
pure lassù mirando
alle cime curve
dove lei posa
la scopa al saggio
ma stamani solita stampa
d'orme in colonna
sulla coltre bianca
e
della befana
alcun passaggio
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