domenica 22 marzo 2026

lo spazio d'universo

 

adesso mi calmo
quando il vento
posa le ali
e con te cominciano
a letto certi voli
 
il piacere d’ascoltare
sussurri
senza dire più niente
 
tanto le parole soffocate
di baci
meglio fremiti sussulti
persa la voce
 
e che dire
delle carezze
piano
ancora
nel silenzio
dell’estasi
 
lasciando i lamenti
giungere in fondo
allo spasimo
 
quando alle stesse urla
della notte sbattuta
dal mare
contro le scogliere
 
spalanchi le cosce
dei forri in tempesta
alla marea di sensi
schiumando brividi
a pelle
 
come non s’arresta
una voglia
d’attraversare
dal monte di venere
al tuo imene
lo spazio d’universo
 
se a varcar la soglia
più lune astri comete
solo il nostro amore
contiene
 


 

sabato 21 marzo 2026

la stella del mattino

 

colpi di tosse
giù nel vicolo
che aspira nebbia
 
o sciacquaio
che rigurgiti
vagheggia
 
al nido
provvede un passero
che salta le siepi
per il convegno
nell’orto
 
all’ultimo pezzo di strada
concede la sera
uno sprazzo
e luce infila i vetri opachi
della stanza
 
il vecchio alle carte
scrive di nulla
come sempre
sospira
e fumo di tabacco
aspira
e giù altro colpo di tosse
 
la notte scende tra case
senza più voci
solo gatti
alle faccende
d’amore
 
cominciavano la preghiera
al rintocco di compieta
e subito a dormire
i vecchi d'epoca
 
ma tu sempre in attesa
fino all’alba
quando ho perso
la stella del mattino
 
soltanto pillole
ora sul comodino



venerdì 20 marzo 2026

giù il sipario

 

destino sempre in agguato
t’ho raggiunto in corsia
e il mio cuore
altro che poesia
quell'attimo s’è fermato
 
un battito oltre confine
nel passaggio
dietro le tendine
al viatico
 
l’ultimo rito cristiano
voce rotta il prete 
al commiato
in lacrime noi sui banchi
 
aspettano le fosse fumanti
nella terra di nessuno
quanti sogni a far vermi
crolla il mondo
per chi non crede
 
miro alle maschere
che si segnano
e ci credono
sul confine partendo
 
rimangono orme di cera
due fiori per compassione
la vecchia tremante in silenzio
a masticare formule di latino
 
non ascolto altro
tirando il custode
giù il sipario
 
anche per morire
s'è fatto tardi



giovedì 19 marzo 2026

tutto passa

 

lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare

un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale

brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo

finisco la tazza
esco sul marciapiede

coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza

all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza

giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa


mercoledì 18 marzo 2026

maschere

 

sono già salito
cosa vuoi
a nasconderci
solo un gioco
 
il tuo biglietto
ultimo a carnevale
alla sfilata dei carri
sulla via
 
e un poco
sai
mi manca
la poesia
 
ogni volta
che scrivevi
libero il pensiero
e stavo lì
a cercare
tra tante maschere
l’unico volto
vero



martedì 17 marzo 2026

ritratto di donna

 

un'ultima sera
a luce fioca
 
ma come dona
luce propria 

quel ritratto di donna
in punta di matita

lasciato sul tavolo
con le prime ombre
 
sedute intorno
a leggere il biglietto
 
mi manca la vostra cornice
e d’un bene voglio a tutti
 

 

 

 

lunedì 16 marzo 2026

vespa o lambretta

 

la sera al dettato
per campi in riga a primavera
non passa più
sulla strada bianca
la vecchia corriera
 
mentre risalgo vicoli
della nostra storia
quasi d'album sfogliando
foto a memoria
 
come un bambino
puntando il dito
alle nuvole in fila
tra una lacrima
e in cortile
le grida
 
siamo cresciuti
in fretta
quando c’era voglia
di fumarci una sigaretta
 
con le fughe in vespa o lambretta
senza un soldo in tasca
ma dove finivano
se non alla vecchia osteria
da Lido
sulla porta da bora
e
quanto faceva freddo
calzoni corti
sciarpa e pastrano
a riscaldarci la cinghia di nostro padre
sulle gambe
 
e questa sera siamo vissuti
al bastone
tu allo spigolo del convento
per la solita minzione
mentre ti chiamo
risponde un’ombra
 
dove finiscono anni migliori
come una pisciata
controvento
sullo spiazzale delle monache
bagnato il tormento



domenica 15 marzo 2026

il mio inverno

 

guardo verso il mare
stamane che sento
al primo freddo di stagione
perduto il tempo migliore
 
d’estate con te sulla spiaggia
in cima ai desideri
lucertola calda
a sfogliare pelle d’oro
 
con i gabbiani festosi intorno
volavano i giorni
i baci ma quante emozioni
 
adesso a far rima
scendono lacrime
ai vetri
e di metafore
sono stanco
 
l’inverno della vita
è un brivido lungo
alla schiena
quando accosti
al camino
in silenzio la veglia
 
un ritmo
sonnolento
d’attese
e ricordi
interrotto
dal vento
che passa
a salutare
dall’orto
 
e quelle braccia
scarnite all’osso
mandano saluti
in fila
dalla terra secca
al gelo
sporgendo
sulla corteccia
nodi precisi
reumi di vecchiaia



sabato 14 marzo 2026

oltremare

 

ai sogni lontananti
oltremare
rimango affacciato
sull'ultima riga
senza inchiostro
 
sorprendono i giorni
al calendario
stringendo rughe
come un rosario
 
lascio alle correnti
uno strascico d'amori
in pastura
mai tirando su
una vera storia
 
scolpito
rimane
il vecchio
all'uscio
di sera
 
sull'orlo
d'una vita
precisa la piega
  
 
 

venerdì 13 marzo 2026

ci siamo

 

sinceramente devoto
al tuo sacro ricordo
sono sull’uscio dei giorni
 
mirando pagine nuove
come sfogliando le tue parole
in attesa che ritorni
 
ti sto leggendo
sui rami che gemmano
emozioni
nei passi e sui sentieri
di rinascita
 
“Com'è sola la chiesetta lassù,
è vicina ad alberi scarni
e non ha amici. “
 
sui verdi prati di giovinezza
oggi non c’è sole
ma che tristezza
eppure al fontanile
dietro piccole case
in quel cortile
dove rincorrevo
la vita
ci siamo
sai
noi due sui banchi
di storia
la nostra già finita
 
ma che importa
saremo oltre
il tempo e confini
di spine
che in fronte battevano forte
 
eppure vissuti
nonostante tutto 

e se ricordi vengono stasera
Renato e Virgilio
come stanno bene insieme

sedendo però io
a capotavola
se m’hai lasciato
da solo


lo spazio d'universo

  adesso mi calmo quando il vento posa le ali e con te cominciano a letto certi voli   il piacere d’ascoltare sussurri senza dire più niente...