sabato 12 settembre 2026

i disegni


andavamo lenti a fare
due passi in piazza
e
seduti sotto le logge
al caffè
i disegni
poi perduti
io e te
nelle pagine senza storia 

quanto amavo
affondare giù nei vicoli
bastimento senza rotta
ma tanti ricordi
nella stiva
 
uno sguardo alla tua finestra
chiusa
il sospiro nei bronchi
per quante rincorse nel tempo
se vincevi sempre tu
oggi che manca un sorriso
ti amo di più
e cerco ancora quel viso
 
quando all’angolo sei sparita
e al tramonto d’un’epoca
mi segno senza sapere
al rintocco sul vespro
 
forse un dio che scappa
un padre sulla soglia
insomma di sicuro
una voglia
di stringere la tua mano
e un abbraccio forte
forte partendo
 
è morto questo paese
solo campane e chiese
manco un cane
appresso
 
a volte mi sembra d’ascoltare
la nenia che cantavi
per far dormire
un bambino
e tra le coltri di nebbia
una pace che non ti dico
forse è ora di stendere le ossa
 
buon Renato poeta
andato avanti
stammi a fianco
ti prego
ho paura della notte

* ( a Renato Fedi compagno di scrittura e poesia, per sempre...)

venerdì 11 settembre 2026

i discorsi di sempre

 

dalla campagna arrivando
l'aria fresca della sera
zinale unto di giornata
canestra di nuvole in testa
 
più cerco nell'ombra
mirando sui campi lontano
nei sentieri del cuore
coperti di rovi
 
oltre non posso arrivare
quando sulla piana
un mare bianco
salta dai fossi
ad insistere il gracidare
 
è un mondo che sparisce
con carri e vacche
stalle e letame
in fondo alla nebbia
nascosto il contadino
 
mentre ascolto di sotto
sulla via altri discorsi
quelli di sempre
 
se dal silenzio
scoppia la rabbia
si monta la gente
tornando al padrone
 
 
 

giovedì 10 settembre 2026

ladro di notte

 

ruba versi
il poeta ai balconi
di donne in fiore
 
spettinando petali in rima
come strappando stelle
al manto di luna
 
così ladro di notte
miro alle tue labbra
quando possiedono
brillanti di sorriso



mercoledì 9 settembre 2026

testimone l'autunno

 

oggi scrivo
sulle righe di semina
testimone l’autunno
 
in coda ultimi stormi
con il desiderio
alla finestra
di spiccare un volo
sul tramonto
 
ai lembi d’azzurro
corruga il tempo
nere nuvole
 
umori di pioggia stasera
mentre curva dopo curva
aspetto la vecchia corriera
ma non verrai
se già scende ombra
scura
dalle cole lungo il tubo
con il tramestio
della vigilia
quando scarica sul palco
lontano il fulmine
e mette addosso fremente
un brivido
 
accosto le persiane
torno al camino
girando castagne
alla salute un buon vino
 
notte verrà per strada
ad occupare la scena
e le comparse in fila
stanno alle mura
come disegni ai fanali
di nulla
 
gioca sul tavolo
questa solitudine
di mano a carte
finite le migliori
 
ma quale asso nella manica
nasconde il vecchio
forse è meglio andare a letto
calando il catenaccio



martedì 8 settembre 2026

tante parole

 

vado sulle spiagge vuote
dove galoppa questo vento di mare
assieme al tormento di te
di noi
 
non mi lascia mai
 
è come rivoltare sulla sabbia
parole e conchiglie
mai aperte
le stringi in mano
ma sanno di vuoto
nell’eco del tempo
che hanno dentro
 
è voce della mia gente
che la sera sui canali
torna al porto
tra reti seduta
e di barche in attesa
 
da dire non ha più nulla
solo parla in silenzio
guardandoti da rughe
e mani segnate
 
la fatica ha piegato la schiena
non lo sguardo
quando ti fissa senza paura
 
e di tante parole
non ha bisogno
quando poi a letto
stanotte ti si spoglierà accanto
una vita così dura
 
   

lunedì 7 settembre 2026

il premio

 

quella sera
di colpo il tuo sguardo
 
in tuta di corsa
al salto tra le macchine
io fermo in fila
suonando all’angolo
 
hai attraversato
la mia vita
sulle strisce
e non sono più ripartito
 
se al primo bacio
ho messo un’altra marcia
al tempo
 
così ogni giorno
t’ho inseguita
incerato di tutto punto
sportivo in affanno
ma pur sempre
innamorato
fino al traguardo
 
e quando hai steso la tuta
sul filo d’argento
io non m’accontento
voglio battere il record
dei cento
 
se tra casse che vanno e vengono
qui non si capisce
chi ha vinto d’un altro viaggio
il premio



domenica 6 settembre 2026

alba allo specchio

 

l’acqua riversa
tra le canne
cominciando il vento a battere
monotono rosario
 
la luna
sfiora altre nuvole
e sogni ribelli
rimasti sospesi all’amo
d’un pescatore addormentato
 
un dubbio
sorprende di colpo
a tendere il filo
ma lasci
ricordi a mollo
 
scuote nell’aria
e vibra sullo specchio
l’alba
 
così questa notte
mette via
ombre nella stiva
a spegnere
silenzi e stelle
 
allora
accosta a riva
una barca
alzando i remi
 
fa lo stesso
un uomo
alla sua donna
che aspetta
 
ma possederti
 
sciando una lacrima
sulle gote
e il secreto
sulle forme riflesse
 
è stato come attraversare
l’imene d’universo



sabato 5 settembre 2026

come va il mondo

 

tirando a sorte
contro le finestre
chiuse
mai capirò
dove ti nascondi
 
e parlando per ore
in cortile
scriverò sulla facciata
un’altra pagina
di parole assenti
 
ho costruito questa casa
per stare in pace
 
infatti è chiusa
 
volevo un’ultima volta
parlarti della nostra vita
 
sei già partita
 
come non va la chiave
girando a vuoto
domande
 
e quando riparto
mi tiro dietro un cancello
che stride del vuoto intorno
 
rimane nel deserto un castello
dove ostaggio
tiene il tempo
quante voci
sussurri
dal passato
 
forse l'eco ancora
nelle stanze
insegna
alle ombre
che chiamo per nome
 
ogni tanto escono
se è più buio
fuori
per come va il mondo



venerdì 4 settembre 2026

la mano del vento


 

oggi ai pollini in volo
e alle danze d'amore
invento nuove parole

deponendo alla tua corolla
i versi di stagione
ai campi liberi
il seme
come ad orizzonti aperti
intera la speme

così petali
d'incanto
e pagine
del racconto
una ad una
possa sfogliare
la mano del vento

a raggiungere
la mia donna
accarezzando
lo stelo del tormento

spilla nel grano
quel papavero rosso
la tua grazia

svetta il tempo
alla falce
mai sazia




giovedì 3 settembre 2026

il planetario

 

sul terrazzo
è acceso
il planetario
 
la notte che profuma
di terra
spogliando all’aria
essenze di campi
come vita
a primavera
tornando
 
verso pianeti
astri lucenti
l’anelito provo
di scoprire
nuovi mondi
in scia di comete
satelliti moderni
 
ma ad attraversare il buio
girato l’angolo
quante ombre antiche
addosso fantasmi
 
incubo universo
quando rientro
nel guscio
mirando al soffitto
e le stelle che invento
non reggono calce
addosso cadendo
 
cerco anche la luna
nei sogni di traverso
e finita la bottiglia
mi alzo a bere
 
allora basta una vecchia lampadina
nel sincizio di crepe
e a domani
il bonus del sisma
abbi fede
 
 

i disegni

andavamo lenti a fare due passi in piazza e seduti sotto le logge al caffè i disegni poi perduti io e te nelle pagine senza storia   quanto...