Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
venerdì 9 gennaio 2026
ali di bruma
esce stamani
ali di bruma al grigio mantello
caffè chiuso a quest’ora
quasi nevica
e se dalla persiana
così m’aggomitolo ancora
giovedì 8 gennaio 2026
appuntamento con la follia
che strano
un appuntamento
per caso
con la follia
mani in tasca
baveri alzati
all'aria
gelida dal mare
in faccia
forse la mente
lascio spalancata
un poco all'idea
che tu sia
ancora mia
magari aspettando
all'angolo
occhi chiusi
di polvere o sabbia
l'incontro
con quel bacio
sulle labbra
un nodo in gola
quando sento
dentro
la voglia
ma di rumori
il vento
come imbroglia
mercoledì 7 gennaio 2026
solitudine
accolgo di notte
sul prato stellato
una grande luna
a specchiare
neve e gelo
mentre accompagno
betulle bianche
ancelle di purezza
all’altare spose
d’inverno
e dai vetri
raggiungo il candore
delle cime
dove si staglia
il viso
della mia donna
come al chiarore
un tormento insonne
ripasso il cielo
nel trapunto acceso
poi sulla strada
accosto d’un lampione
solitudine
amaro in bocca
luci in ogni stanza
d'un freddo inverno
la notte dei discorsi
poi muti verso l'alba
tutto spento
più nebbia
dentro
che in veranda
ci ha convinto
il silenzio
sul mattino d'amaro
in bocca
mai fatto bene
quel caffè
sempre di corsa
uscendo
in cronaca
già divisi
un'aria trasognata
io
alla fermata d'angolo
tu in mini
tacchi a spillo
sgommando
martedì 6 gennaio 2026
saggio di neve e befana
muove magia
al frullo d'ali
cadendo polvere
gelata dai rami
sui giardini a ripetere
stagione di neve
disegni strani
cerco alle siepi un pertugio
coda dritta
liberando il segugio
pure lassù mirando
alle cime curve
dove lei posa
la scopa al saggio
ma stamani solita stampa
d'orme in colonna
sulla coltre bianca
e
della befana
alcun passaggio
lunedì 5 gennaio 2026
la notte è lunga
la sera
quando sei sola
e guardi
stanca la tv
sul divano
un pensiero
e provi su altri canali
tanto non va via
l’immagine
se umide le ciglia
ripensi a quella stagione
di mare
con le poesie e la chitarra
come note scritte
e cantate
più le nostre facce
di luna stampate
ora stringi il telecomando
fumi nervosa
ti butti addosso un plaid
chiudi gli occhi
poi ti fai un caffè
la notte è lunga
ma via la foto
dalla mensola
chè so venuto male
in posa
domenica 4 gennaio 2026
dilettanti
c’era una volta
la secchia piovana
dove navigavano
in fondo al tubo
piccole barche di
carta
poi hai spinto la macchina
giù nei vicoli a pedali
era inverno
ricordo il cappotto
strappato all’ultima curva
tu ridevi
già di nostro padre
era pronta la cinghia
il primo motore
l’abbiamo acceso
insieme sul banco
come una sigaretta di nascosto
baffi neri d’olio
a scoppio questa vita
t’è scappata di mano
volante da corsa
per l’alloro
però la storia non si ferma
nemmeno sul marmo
per chi ha tagliato in fondo
il traguardo
e noi che abbiamo guidato un brivido
rincorso il tempo
t’aspettiamo al caffè
ancora
categoria dilettanti
cilindrata a litri di lambrusco
sabato 3 gennaio 2026
sui libri di storia
vanno sull’asfalto
nude stasera
orme di pioggia
umori strani
o uno dei tanti apparecchi
volati via dalla finestra
a perdere lacrime
per raggiungerti
amore che ho studiato
sui libri di storia
al liceo
i preti intorno
a dir messa
sognato
nei silenzi di camerata
persa poi d'una vita
la scommessa
rincorrendo una donna
e non sapendo amare
sono finito
contro la vecchiaia
a farmi male
ma basta con le poesie
urlo
lanciando carte
vecchio sofà
una volta
sul divano di canapa
a molle
ora di quale stoffa
è il mio tempo perso
a coltivare ozio
mirando nuvole
come ascoltando
comodo sul cuscino
la pioggia in giardino
o forse rincorrendo un desiderio
che mi scappa al cancello
e non puoi fermarlo
scalpita
preciso un cavallo
che monti
solo tu in sella
e criniera al vento
vola via
galoppando
più in là
io
rimango
qui
affezionato
al vecchio sofà
un certo effetto
quattro medaglie di gelo
sulla rete
luccicano al sole
dopo la bufera
i pali della staccionata
a portare cuffie bianche
in fila
fanno un certo effetto
come altre gobbe
spettinando neve
il vento sull'orto
goffo pure il camino
sepolto d'un manto
fino alla grondaia
che aguzza pugnali
di ghiaccio
segue al crepitio
un tonfo
nel silenzio
ogni volta
più sordo
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ali di bruma
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