Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
martedì 15 settembre 2026
lunedì 14 settembre 2026
il nostro autunno
la strada bagnata
che girava intorno casa
un giardino di foglie
e tante voglie di scappare via
cadute ai tuoi piedi
non ti lascerò mai
il giuramento
e il cielo plumbeo
quella piccola casa
aveva i sogni
ancora a fumare
sul tetto
amore di una sola stagione
volata via al vento
e sul tappeto di giallo
ho rincorso l’illusione
poi anni da solo a disegnare
qui tra le carte
il nostro autunno
e da ultimo son partito anch’io
sepolto il cane
la croce sopra
senza dio
domenica 13 settembre 2026
i pionieri
ad affondare nella secchia
di cortile
barche di carta
era già un divertimento
ma nei vicoli
quante risate ed urla
a stringere le curve
sfiorando spigoli
a bordo di bolidi in legno
catorci a pedali
che perdevano raggi
pezzi dietro
di vasi pure
centrati in fila
noi eravamo i pionieri
della nautica
o della formula uno
adesso mi trascino
con la sciatica
non mi cerca più nessuno
un tempo però hai chiesto
persino l'autografo
brutta strega del malocchio
che mi fissavi all'angolo
e quella sbandata
ho pagato cara
firmando la resa
sull'altare
sabato 12 settembre 2026
i disegni
andavamo lenti a fare
due passi in piazza
e
seduti sotto le logge
al caffè
i disegni
poi perduti
io e te
nelle pagine senza storia
quanto amavo
affondare giù nei vicoli
bastimento senza rotta
ma tanti ricordi
nella stiva
uno sguardo alla tua finestra
chiusa
il sospiro nei bronchi
per quante rincorse nel tempo
se vincevi sempre tu
oggi che manca un sorriso
ti amo di più
e cerco ancora quel viso
quando all’angolo sei sparita
e al tramonto d’un’epoca
mi segno senza sapere
al rintocco sul vespro
forse un dio che scappa
un padre sulla soglia
insomma di sicuro
una voglia
di stringere la tua mano
e un abbraccio forte
forte partendo
è morto questo paese
solo campane e chiese
manco un cane
appresso
a volte mi sembra d’ascoltare
la nenia che cantavi
per far dormire
un bambino
e tra le coltri di nebbia
una pace che non ti dico
forse è ora di stendere le ossa
buon Renato poeta
andato avanti
stammi a fianco
ti prego
ho paura della notte
* ( a Renato Fedi compagno di scrittura e poesia, per sempre...)
venerdì 11 settembre 2026
i discorsi di sempre
dalla campagna arrivando
l'aria fresca della sera
zinale unto di giornata
canestra di nuvole in testa
più cerco nell'ombra
mirando sui campi lontano
nei sentieri del cuore
coperti di rovi
oltre non posso arrivare
quando sulla piana
un mare bianco
salta dai fossi
ad insistere il gracidare
è un mondo che sparisce
con carri e vacche
stalle e letame
in fondo alla nebbia
nascosto il contadino
mentre ascolto di sotto
sulla via altri discorsi
quelli di sempre
se dal silenzio
scoppia la rabbia
si monta la gente
tornando al padrone
giovedì 10 settembre 2026
ladro di notte
ruba versi
il poeta ai
balconi
di donne in
fiore
spettinando
petali in rima
come
strappando stelle
al manto di
luna
così ladro di
notte
miro alle tue
labbra
quando
possiedono
brillanti di
sorriso
mercoledì 9 settembre 2026
testimone l'autunno
oggi scrivo
sulle righe di semina
testimone l’autunno
in coda ultimi stormi
con il desiderio
alla finestra
di spiccare un volo
sul tramonto
ai lembi d’azzurro
corruga il tempo
nere nuvole
umori di pioggia stasera
mentre curva dopo curva
aspetto la vecchia corriera
ma non verrai
se già scende ombra
scura
dalle cole lungo il tubo
con il tramestio
della vigilia
quando scarica sul palco
lontano il fulmine
e mette addosso fremente
un brivido
accosto le persiane
torno al camino
girando castagne
alla salute un buon vino
notte verrà per strada
ad occupare la scena
e le comparse in fila
stanno alle mura
come disegni ai fanali
di nulla
gioca sul tavolo
questa solitudine
di mano a carte
finite le migliori
ma quale asso nella manica
nasconde il vecchio
forse è meglio andare a letto
calando il catenaccio
martedì 8 settembre 2026
tante parole
vado sulle
spiagge vuote
dove galoppa
questo vento di mare
assieme al
tormento di te
di noi
non mi lascia
mai
è come
rivoltare sulla sabbia
parole e
conchiglie
mai aperte
le stringi in
mano
ma sanno di
vuoto
nell’eco del
tempo
che hanno
dentro
è voce della
mia gente
che la sera
sui canali
torna al
porto
tra reti
seduta
e di barche
in attesa
da dire non
ha più nulla
solo parla in
silenzio
guardandoti
da rughe
e mani
segnate
la fatica ha
piegato la schiena
non lo
sguardo
quando ti
fissa senza paura
e di tante
parole
non ha
bisogno
quando poi a
letto
stanotte ti
si spoglierà accanto
una vita così
dura
lunedì 7 settembre 2026
il premio
quella sera
di colpo il tuo sguardo
in tuta di corsa
al salto tra le macchine
io fermo in fila
suonando all’angolo
hai attraversato
la mia vita
sulle strisce
e non sono più ripartito
se al primo bacio
ho messo un’altra marcia
al tempo
così ogni giorno
t’ho inseguita
incerato di tutto punto
sportivo in affanno
ma pur sempre
innamorato
fino al traguardo
e quando hai steso la tuta
sul filo d’argento
io non m’accontento
voglio battere il record
dei cento
se tra casse che vanno e vengono
qui non si capisce
chi ha vinto d’un altro viaggio
il premio
domenica 6 settembre 2026
alba allo specchio
l’acqua riversa
tra le canne
cominciando il vento a battere
monotono rosario
la luna
sfiora altre nuvole
e sogni ribelli
rimasti sospesi all’amo
d’un pescatore addormentato
un dubbio
sorprende di colpo
a tendere il filo
ma lasci
ricordi a mollo
scuote nell’aria
e vibra sullo specchio
l’alba
così questa notte
mette via
ombre nella stiva
a spegnere
silenzi e stelle
allora
accosta a riva
una barca
alzando i remi
fa lo stesso
un uomo
alla sua donna
che aspetta
ma possederti
sciando una lacrima
sulle gote
e il secreto
sulle forme riflesse
è stato come attraversare
l’imene d’universo
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