Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 19 ottobre 2026
domenica 18 ottobre 2026
l'isola da sogno
di tempeste
assalti ai forri
fischi e urla
contro scogli
finisce la rabbia
sui moli
di rena asciugo
sale in risacca
sei la mia terra
come isola vorrei
tra le tue braccia
cullata di gabbiani
a danzare
nei seni
il nido a cercare
così la sera
una carezza
in veranda
l’infuso da degustare
al tramonto
il nostro sogno
emerso dalle acque
circondato dal mare
sabato 17 ottobre 2026
dimmelo tu
questa sera
non vanno in piazza
i miracoli
allora
cercherò
in mezzo a questo mare
di scoprire
quale stella sei
caro Lucio
magari indovinando
nei vicoli
quella canzone
che tutti noi ripetiamo
a memoria
solo che il testo
avrai imbucato
nella posta dei giorni
come un marinaio
venuto dalle onde
e che poi in taverna
ha lasciato su carta oleata
la cantiamo lo stesso
perché è dentro
come va sul palco
o all’angolo
dove i gatti
non hanno
padrone
coloriamo tutti i muri
parliamo le lingue
di tutti i bambini
e a Gaza raccogliamo
l’eco che insegna
ed è lei la mia canzone
la donnaluna
che all’altra faccia della terra
porta i sogni
i segreti
i suoi amori
così il gabbiano
rialza la testa
il becco tra le piume
non ha più
adesso pronto a volare
se lo è
dimmelo tu
dolce sera
rimani con me
un poco
ancora al balcone
dolce sera
che ammatassi
nebbia
giù per i campi
e
le distese miro
di colori
bellezze in posa
d’autunno
raccontano
i solchi
le mie cicatrici
riportano
i segni
di battaglie
antiche
approfondano adesso
una tristezza
di sguardi in fuga
come stormi
pronti
e allora tutti noi
partiremo
remando le ali
all’addio
meno virgilio
che s’è addormentato
al camino
nel tepore
d’una storia
persa tra vapori e fumo
se incerta la memoria
venerdì 16 ottobre 2026
lo sanno pure i gabbiani
e quando la sera
accende l’immagine
tua alle vetrine
chiudendo nella stanza
un tormento grigio
batto la città a rubare colori
ripasso tutti i caffè
se all’angolo
tu da gitana scalza
mi facevi
impazzire
alla chitarra
poi sul lungotevere
se mai per caso
riflessa di luna
la tua faccia
da matta
sarebbe come scalare
ai fianchi ma quanti
argini per te
se lo sanno pure
i gabbiani
che l’isola c’è
giovedì 15 ottobre 2026
senza carica
è la vecchia
radio sul comò
che ancora
m’incanta
con la
valvola dietro
ad
illuminarsi lentamente
così aspetto
in penombra
sigaretta
accesa
d’ascoltare
il suono d’epoca
e seduto a
molle sul sofà
miro libri e
quaderni antichi
sopra
scaffali a salire solo ragni
tra biro e
pennini sparsi
foto e quadri
di tanti anni fa
quanto è
geloso il padrone
a conservare
nei cassetti
ricordi di
polvere e muffa
sottochiave
pure la vetrina
d’orologi da
taschino
monete
d’argento in pila
tiene a freno
la lingua quel cucù
chiuso nella
casetta di legno
senza carica
dorme anche il vecchio
sempre che la
valvola s’accenda
mercoledì 14 ottobre 2026
volevo le more
all’alba
ho finito di scrivere
basta
m’accorgo dai vetri
filtrare qualcosa
che non piace
voci rumori
e poi luce
che alla mia età
ristora
ma non ora
forse dopo in panchina
qui la levata
oltre la tenda
è una gran mazzata
proteggo ai riflessi
gli occhi stanchi
d’inventare
un’altra vita
chiudo nei cassetti
altri disegni
futili invenzioni
non basta il caffè
o la campanella d’orazioni
fervide le recluse
teste fasciate
intitolano al mattino
speranze di gloria
l’inno d’amore al cristo
e chi l’ha mai visto
'sto gran signore
che s’alza più tardi
intanto bastardi senza gloria
due spazzini per strada
remano ultima nebbia
combattendo miseria
se colgo umori alle siepi
quelle voci di rimessa
la carraia lucida nei sassi
ad aprire nuovi orizzonti
ma quali
forse
altri bambini a scuola
altra campanella che chiama
noi due con la cartella
sempre alla fermata
mentre ti guardo con il fiocco rosa
treccine bionde
volevo le more
tiravo contro palle di neve
quando le stagioni alla schiena
hanno colpito forte
e curvando all’inverno della vita
ormai che è finita
mi sembra come ieri
seduti sui banchi
ora in panchina
e la storia
maestra all’appello
che interroga
e sbatte fuori
l’ultimo della fila
ero io
senza denti
preciso
adesso allo specchio
m’ha cacciato dalle barricate
ai sogni di rivoluzione
manco riesco stamane
a calarmi nei pantaloni
ancora io
in osteria
a pagare per tutti
cantando bella ciao
oggi
addio ai soldi
non basta la pensione
me la sono fatta addosso
una gran vergogna
all’angolo
se non reggo
al disordine metabolico
così la vecchiaia
ed è scappata a pregare
inorridita la dirimpettaia
certo la salvezza
viene prima della ciotola vuota
se pure la gatta mi guarda
miagola a coda ritta
appendo la roba bagnata
e me ne vado al vecchio caffè
latte macchiato e ciambella in tazza
poco edificante risulto
al primo sguardo
del barista muto e codardo
però la gente che brutta razza
martedì 13 ottobre 2026
l'immagine da vecchio
toccando il cielo
punto a quella stella
la prima che brilla
e mi guarda
tremula all'angolo
di finestra
dove comincia un viaggio
sul tramonto
di nuvole e ricordi
in corriera
ultimi colori
in vetrina
il silenzio in bocca
alla sera
miro allo specchio
l'immagine
da vecchio
non mi ci vedo
opaco il vetro
strofino il fazzoletto
di lacrime bagnato
poi allo schermo
la notte cala
il sipario
non credo
però al rintocco
mi segno sul vespro
senza volere
e un altro giorno finisce
gran ladro il buio adesso
all'angolo
come rapisce
rimane solo
un fanale giallo
a far da palo
lunedì 12 ottobre 2026
una carezza
fermo
davanti il mare
a sentire la brezza
prima di partire
voglio
una carezza
e via
altri giorni di buio
in corsia
il tempo accelera
non aspetta
ma quanti pensieri
scappano dal finestrino
a cercarti
sotto l'ombrellone
solo ieri
che ero vivo
oggi
all'ultimo pezzo di strada
sguardo fisso
e pugno d'asfalto
domenica 11 ottobre 2026
allo specchio di sera
il tuo
vecchio abat jour sul comodino
acceso per compagnia
miro allo
specchio di sera
come sei bella
quando
un’ombra al trucco
colora il buio nella stanza
col
fondotinta a coprire assenza
e il rossetto sul sorriso
che manca
lo so
con i ritocchi alle rughe
non è preciso il ricordo
alla maschera del tempo
e poi amore
quello che ancora sei per me
non so spiegare
ma fa male
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