lunedì 2 marzo 2026

il dettato

 

oggi non fa testo
il sole
se d'uno sguardo
metti nuvole
al balcone
 
è d'un tempo strano
quello che marzo ci racconta
a potare d'ulivo
nuovi versi
o sulla vigna curvo all'arte
di metafore e innesti
 
come virgole d'umore
accarezzando le prataiole
o nel giardino di musa
coltivando rima d'aiole
 
ecco sui campi in riga di metrica
spuntare al canto d'allodola
l'alba di semina
 
sedendo il vecchio
a confine dello steccato
 
fisso alla pipa
sul dettato
 
 


 

domenica 1 marzo 2026

un poco di sole

 

esce stamani
un poco di sole
il conforto
in silenzio
al balcone
 
se non ascolto più
le tue parole
 
e sulla strada
me ne sto a mirare
di sotto
quanto sconforto
solitudine
attese in fila
 
seguendo poi attraverso i campi
un desiderio
fino alla curva in fondo
dove i cipressi fanno l’inchino
a te che riposi
nel piccolo cimitero
 
ci vedo poco
e non credo
ma ti penso
a quella foto
che sorridi ancora
 
adesso raggiungo
quelle nuvole
che il vento di marzo
spinge oltre confine
 
se volevo
sull’ultima riga

per tutto il nostro racconto
mai detto
una sola volta

scrivere
ti voglio bene


 

vento di periferia

 

matto alle persiane
gonfia le sottane
con quelle arie che ti dai
stupida creatura della notte
a battere i marciapiedi
vendendo sogni a poco
 
e incipri le gote
già le labbra gonfie di rossetto
ti guardi alle vetrine
scodinzoli alle macchine in fila

ora scappi nelle folate
in coda alle carte che mulina
senza scampo
questo vento di periferia
 
dove poi bruciano falò d’attesa
come fuochi d’avvicinamento
segnali nella notte
per un amore a pagamento
 
ma che devo dire
io che ho speso una vita
in attesa di quello vero



sabato 28 febbraio 2026

quanto fa male


al bivio la strada bianca
davanti più stretta
portava solo polvere 
e rovi sull’argine
che scendevano
graffiando 

ci siamo lasciati muti
perché il silenzio faceva meno male
di tante discussioni

ma stasera che mi volto indietro
sull’asfalto duro d’interessi e nero  
dove corrono tutti
scappando via
sento dentro il dolore
d’averti lasciato solo

d’uno scatto
il cavallo più giovane
al bastone s’era ribellato

il tuo ormai vecchio e stanco
portava il peso di questa solitudine
che adesso curva la mia schiena

e quanto fa male



*

(a mio padre oggi , dopo 38 a. dalla sua scomparsa, posso ancora in silenzio dimostrare rispetto inchinandomi consapevole della mia insufficiente presenza , del mio voler bene senza dirlo, restando muto e inerme...non sono stato capace di farmi sentire figlio , e lui capo chino sguardo triste ma pulito sempre come la sua fronte alta, se n'è andato senza mai dire la maledetta storia di sua mamma e di mia nonna mai conosciuta, non me l'ha mai raccontata conoscendo le mie reazioni...non ha mai reagito perchè altrimenti avrebbe distrutto la nostra famiglia una seconda volta, dato che la prima ci ha pensato un barbaro criminale destino a colpi di mitra scagliati da una belva assetata di sangue davanti casa, quando nel '44 c'era un paese intero allo sbando in mano a bande di assassini che si coprivano di colori, ma l'unico colore era di sangue...caro padre oggi è inutile chiederti perdono se sono scappato via davanti alla tua faccia scura, sempre triste e cupa, ma cosa potevi mettere su se non altro dolore altra tristezza, sei stato come mio nonno condannato da una saetta, e sono cresciuto dentro una famiglia che ha dato il sangue, e quanto lavoro e quanti sacrifici senza la donna che dirigeva tutto, Emma, donna eroica e immolata , e così finirò i miei giorni ricordando la tua resistenza e l'alto e nobile esempio, quando colpito d'un male hai fino alla fine dimostrato dignità e fiera ostinazione sulla strada del bene, dove non ci si arricchisce se non di fede ideali puri e nobiltà d'animo, spero solo d'incontrarci , dico solo questo, io che non credo, ma al tuo esempio io credo, l'ho vissuto e troppo tardi l'ho capito...in silenzio qui piango, padre, ancora una volta sulle tue spalle che hanno portato tanti e tanti pesi e pene dure, non ho mai saputo dire ti voglio bene, ecco tutto il mio più profondo dolore, finendo di scrivere e vivere .
 

sulle pagine amare per me di annunci di tipo mercantile e consumistico, parlo di questo internet pieno zeppo di miserie e scarichi fecali immondi, posto la mia lettera a mio padre che è stato e rimane un monumento d'eroismo assieme a sua madre e mia nonna, che posso fare, sento di lanciare il mio messaggio per sempre, e quanto vorrei urlare e scriverlo a pieno titolo ovunque, perchè anche l'eco insegna e la storia è ormai quell'eco remota della mia famiglia, ora basta, solo silenzio, ossequio inchino rispetto, non le solite parole, ma il dolore elevato a laica preghiera e all'ennesima potenza dentro, perchè lui possa raggiungere quel cielo dove si era rivolto per raggiungere la santa e eroica madre, la mia cara nonna che mai ho conosciuto, a queste due anime grandi e straziate che possa concedere pace qualcuno che si chiami o no dio...

venerdì 27 febbraio 2026

il pupazzo

 

sul filo di notizie
stese lungo vicoli in cronaca
arrivano lingue di vento
e fiocchi a salutare
 
un vecchio che torna
dall’arco di bora
con le fascine sulla gobba
bastone di freddo in mano
 
è inverno
a far gelo di piazza
in giostra sulla via
con i baffi dalle cole
il tuo disegno sull’orto
 
il pupazzo di via leopardi
era il più bello
 
larghe falde
il cappello
naso carota
occhi mandarino
 
stringeva manico di scopa
la pipa tra i denti
con la sciarpa di neve
in fondo alla cartolina
 
timbro d’un bacio
saluti lontani
allora in collegio
bastavano
 
 

il buio della notte dietro

 

le prime luci della sera
riflesse ai fanali
quasi un tremito addosso
a te che parti
 
sull’asfalto nero
luccicano umori
come nei tuoi occhi
ai saluti
 
mi dai la mano
stringendo il patto
che in corsia
ci rivedremo
 
ecco il dubbio
ma scappo di sotto
 
ho paura adesso
che torno in macchina
 
mirando allo specchietto
il buio della notte
dietro



giovedì 26 febbraio 2026

le mani d'una donna

 

 solo
nello spazio
della stanza
ritrovo me stesso
 
qui ai confini
del mio piccolo universo
scrivo
e del tempo
che rimane
sopravvivo
 
due legna al camino
il tepore dei ricordi
un poco di vino
cotto
la vita ormai
alla fine
e verso i monti
un rimbrotto di lacrime
 
giusto all’altro lato mare
certe sere m’affaccio
dal terrazzo
perché voglio sognare
una sola stagione
con te
d’estate
 
al pendolo
s’è fatto tardi
ricordatemi
non per le voglie
o la ricerca d’una compagna
ricordatemi
e basta
se tra queste pagine
ho versato inchiostro e sangue
in abbondanza
 
pace cerco pace
e nelle polveri
voglio pietose le mani
solo d’una donna
premurosa ancella
 
“”Se del tramonto
è il canto
è il canto
ancor tratteggerai
fondali colorati,
ad ingoiare il mare
con l’indomita ferocia
degli anni evaporati.
Tremerai
per insegnar le vibrazioni,
sussurrerai
le nostre grezze identità
lasciando schegge
tra le case in pietra.
Che irrefrenabile
della vita è il flusso
da cui ognun zampilla.
E questo è il verso tuo,
in anfora raccolto
da premurosa ancella.””
 
 ( Sandi )
 
 
 
 
 

mercoledì 25 febbraio 2026

per sempre

 

ma fatemi il piacere
basta con le parole
ho vissuto abbastanza
 
stasera un poco di genziana
mi stringo nel piccolo
universo della stanza
 
scrivo sopravvivo
penso alla mia donnaluna
tanto che la notte ci sorpassa
 
mi ritrovo all’alba
nel fumo di tabacco
per inciso il tuo bel sorriso
e stremato di navigare
lenzuola disfatte
tra chiarori e un desiderio
 
di tenere stretta la tua mano
sulla soglia
poi l’oceano ad ingoiare
le ceneri
sarà un sol volume di storia
 
come quello a far polvere
in alto
sullo scaffale
figlia mia
che un tempo non arrivavi
di notte con la sete
a chiamarmi
 
adesso dormo per sempre
la piccola mano
sulla fronte



porta da bora

 

sulla nord
code a tratti
di nebbia
 
arrivano
dalla porta da bora
venti freddi
 
dal paese
nessuno
in uscita
 
m’affaccio  giù nell’orto
d’inverno
e quei rami scheletriti
tronchi sull’attenti
di rigore
mettono certi brividi
addosso
 
mi capisce la gatta
alla stufa
ed insieme aspettiamo la sera
 
a salire le scale faccio fatica
ma ci vuole legna
per scaldare un’altra stagione
 
se nel cuore
d’ardere
la tua
è finita


  

martedì 24 febbraio 2026

al cancello

 

d’eremo viandante
alla fonte del cimitero
lavo certe pene dentro
avvicinandomi al cancello
 
di ruggine profano
stride cigolio
e mi fermo
devoto al silenzio
 
mirando nei passi
di ciottoli bianchi
lapidi e steli
lungo siepi di bosso
 
come quell’angelo d’ala offesa
a custodire date e foto
che più non conosco
 
c’è una madre
sempre a sorriderti
nel marmo
 
braccia stanche le mie
a rimettere fiori
tanto domani già curvano
 
sono queste preghiere
in bocca ormai
che appassiscono



il dettato

  oggi non fa testo il sole se d'uno sguardo metti nuvole al balcone   è d'un tempo strano quello che marzo ci racconta a potare d...