Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
mercoledì 6 maggio 2026
martedì 5 maggio 2026
alle grida di allora
una sera sbattendo la porta
ero vento in furia
polvere dietro
e l’eco di tutti questi anni
un secolo davvero
rimugina la tromba di scala
in silenzio
come le stanze in abbandono
vuote fanno gran cassa
alle grida di allora
sono vecchio in affanno
per quante stagioni
buttate dalla finestra
e non torna dall’orto
altro che un lamento
di gatti in amore
ma la mia dove sarà
quando veniva sul muretto
e tu vecchio stupido
non te la filavi
persa così l’unica
che ci credeva
maledizione
me ne sono andato
stanotte
partendo
la macchina da sola
tanto il vuoto dentro
poi sulla curva del cimitero
vigliacco a pregare
motore accesso
sotto le stelle
se una poesia
non rende
giustizia
adesso urla
imbecille
lunedì 4 maggio 2026
la tromba di scala
la tromba di scala
in bocca a mio padre
quante note
d’ira stonate
giù le braghe
avrà suonato
e mamma che piangeva
ma cavolo avrò fatto tardi
oddio la cinta no
la sento così precisa
ancora dal portone
su per le scale
a far male sulle gambe
però il tempo stanotte
fa eco d’un pianto
che ha dolore dentro
da solo al corrimano
senza ragione
mi perdo le parole
tanto sono scuse
come alle ombre intorno
ripeto piano
perdono
pagina di stagione
un
riflesso tra i gerani in veranda
come
sorriso che curi sulle labbra
e
nel giardino di stagione novella
coltivi
pure il desiderio di farti bella
tagli
via certi silenzi
sforbici
la siepe folta d'attese
e
un’aiuola beata innaffi di freschezza
torna
sui rami il profumo di gemme nuove
scivolando
per sentieri di primavera
un
sussurro come lumaca gravida d’umori
mentre
leggi una pagina di stagione
alla
meridiana puntato l’indice
a
schiera formiche scalando edera
temerarie
e corsare nubi lassù
miro
al passaggio d’un inverno
oramai
trascorso e d’avanzo al vento
che
macina distanze orme date
poi
decide alle cime la direzione
ma
quale
se
pur m’inchino al suo afflato
quando
volge gobba sul tetto
una
girandola di pensieri
e
di seguito scappa
una
voglia di volare
domenica 3 maggio 2026
ti prego
è sul marciapiede
che si consuma la vita
in attesa d'un giorno diverso
o un sogno in ritardo
lì finisci d'imparare
l'arte da circensi
al tendone di maschere
ciascuno la parte
che sia professionista
o dilettante
tutti hanno un ruolo preciso
nel canovaccio
tenendo banco
trapezisti arrivisti contorsionisti
allo spettacolo
alle luci il macchinista
sulla scena il regista
che forse troppo si nasconde
dietro il sipario
con quell'aria di mistero
lasciando però
ovunque il suo promemoria
seguaci lo leggono
fedeli tutti al segno
ripetendo
ti prego
sabato 2 maggio 2026
in fuga
miro alle vetrine
specchiarsi
i migliori anni della vita
nelle giovani donne
vestite a colori
poi dal barbiere
fissando allo specchio
queste rughe
sono in fuga
da me stesso
esco sul marciapiede
con la faccia
d'un grigio stanca
e passando dal caffè
all'angolo
cerco la musica
un sorriso
che rinfranca
lascio al traffico i rumori
se a volte mi giro sorpreso
dalla tua voce
nel tempo a sorpassare
così veloce
venerdì 1 maggio 2026
è giornale
finita la riunione
esco di notte
con l'ultima ombra
sui tavoli rimasta
curva tra le carte
addosso
articoli mai letti
di fondo
o cronaca nera
a quell'ora
vanno in rotativa
sporchi di piombo
e inchiostro
titoli di sciopero
all'alba
sbadiglia l'eco
di prima notizia
in edicola
è giornale
sui cancelli il grido
d'operai in lotta per il lavoro
è carta dei diritti
al macero
nuova manodopera
e una sera
lui venne in fabbrica
a parlare
attraversando un cancello di ruggine
sospeso tra mura in cinta d’abbandono
silenzio d’ordinanza
sul piazzale
con
una pallida luna
assente lassù
come le officine vuote
d’operai ancora curvi al tornio
montando ombre
di seguito alla catena
sei morto invano
disse il capofficina
ma a predicare
tutta la notte
ci voleva poco
d’amore e rivoluzione
ancor meno
all’alba
non riportavano
i turni
il padrone
braccia fresche in borsa
costava di meno
quella manodopera d’angeli
al signore
giovedì 30 aprile 2026
una cotta
non sai
quanto mi costa
fare l’artista da marciapiede
per cercarti
ad ogni fermata
o
clown di strada
per la tua curiosità
ed invento
le scuse più strane
prestigiatore d’attese
sottocasa
per te
ecco
rimane da scrivere
poesie
giocoliere di parole
sulle righe magari
a compiere esercizi
acrobata di rime
contorsionista
di metrica
e tu
strana musa
alla fine m’avrai cotto
con foglie d’alloro
mercoledì 29 aprile 2026
è già notte
ritrovo in osteria
la sera ai tavoli
una
confraternita
di poveri
diavoli
carte e giù
sacramenti
arriviamo a
cena
che è già
notte nei vicoli di nebbia
senza luna
solita
minzione giù per le scalette
silenzio al
portone
se dietro
t'aspetta
nessuno
ci saranno ombre a tavola
e tu a spezzare il pane
madre
già acceso il camino
come sulla stufa
a scaldare la minestra
niente telegiornale
a rompere i marroni
magari una frittata
d’asparagi
due noci
e andavi a letto
senza termosifoni
se per caso alzavi la testa
c’era il crocifisso
e la preghiera mi dicevi
raccomandati a cristo
ma prendevo un’altra strada
allora inutile ripassare
il ferro da stiro sulla piega
questa vita andava storta
e tu in faccia stampata
portavi una brutta cera
le parole del silenzio
a scrivere di ieri come sei lontana poi il vuoto tra le righe scorrendo va a finire che sto male dentro così d’una storia imparo l...
-
vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
-
magari una passeggiata sul lungotevere tu elegante io vestito come sempre e dall’isola controcorrente sotto i ponti fino a castel sant...
-
e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...
