Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 16 marzo 2026
tutto passa
lungomare
solo nebbia
un freddo cane
baveri alzati
a passeggiare
un attimo sul pontile
poi al caffè
tisana calda
sfogliando
sopra i tavoli
il giornale
brutte notizie
in culo
al mondo
già alza la voce
l'ubriaco di turno
e tiro le palle
da solo al bigliardo
finisco la tazza
esco sul marciapiede
coprendomi alle folate
d'un vento a raffica
che sogni d'estate
ultimi ramazza
all'angolo
nudo
vacilla
il ricordo
ma è sul crocevia
che la folla
di tormenti
impazza
giallo
occhieggia
un semaforo
come a dire
tutto passa
domenica 15 marzo 2026
il mio inverno
guardo verso il mare
stamane che sento
al primo freddo di stagione
perduto il tempo migliore
d’estate con te sulla spiaggia
in cima ai desideri
lucertola calda
a sfogliare pelle d’oro
con i gabbiani festosi intorno
volavano i giorni
i baci ma quante emozioni
adesso a far rima
scendono lacrime
ai vetri
e di metafore
sono stanco
l’inverno della vita
è un brivido lungo
alla schiena
quando accosti
al camino
in silenzio la veglia
un ritmo
sonnolento
d’attese
e ricordi
interrotto
dal vento
che passa
a salutare
dall’orto
e quelle braccia
scarnite all’osso
mandano saluti
in fila
dalla terra secca
al gelo
sporgendo
sulla corteccia
nodi precisi
reumi di vecchiaia
sabato 14 marzo 2026
oltremare
ai sogni lontananti
oltremare
rimango affacciato
sull'ultima riga
senza inchiostro
sorprendono i giorni
al calendario
stringendo rughe
come un rosario
lascio alle correnti
uno strascico d'amori
in pastura
mai tirando su
una vera storia
scolpito
rimane
il vecchio
all'uscio
di sera
sull'orlo
d'una vita
precisa la piega
venerdì 13 marzo 2026
ci siamo
sinceramente devoto
al tuo sacro ricordo
sono sull’uscio dei giorni
mirando pagine nuove
come sfogliando le tue parole
in attesa che ritorni
ti sto leggendo
sui rami che gemmano
emozioni
nei passi e sui sentieri
di rinascita
“Com'è sola la
chiesetta lassù,
è vicina ad alberi
scarni
e non ha amici. “
sui verdi prati di
giovinezza
oggi non c’è sole
ma che tristezza
eppure al fontanile
dietro piccole case
in quel cortile
dove rincorrevo
la vita
ci siamo
sai
noi due sui banchi
di storia
la nostra già finita
ma che importa
saremo oltre
il tempo e confini
di spine
che in fronte battevano forte
eppure vissuti
nonostante tutto
e se ricordi vengono stasera
Renato e Virgilio
come stanno bene insieme
sedendo però io
a capotavola
se m’hai lasciato
da solo
pomeriggi d'inverno
la distesa davanti
in burrasca
stavo le ore
a fissare dal caffè
tisana calda
spiccioli di compagnia
in tasca
così ho trascorso
pomeriggi d'inverno
da solo al tavolino
altri vecchi a carte
i saluti di qualcuno
e basta
di ritorno la sera
posato il pastrano
ancora un freddo addosso
ascoltavo soltanto mare
a letto
se lontano
sbattendo alla scogliera
ripeteva il tuo gemito
sul cuscino stretto
giovedì 12 marzo 2026
liberando il pensiero (a Renato Fedi poeta)
ha battuto sui pali di staccionata
quel passatore stanco
dentro la rete infilando le ali
come il vento gonfia lo scialle
alle querce giù in fondo
la campagna si lava di nebbie sui filari
depone foglie per un tappeto
che la stagione concede ai nostri passi
perduti sul confine del tempo
alla stufa di terracotta
lasci le tue spoglie
madre antica curva alla minestra
stasera sul tavolo voglio dividere
companatico silenzio
ma prima torno in giardino
a far volare quel pensiero libero
mercoledì 11 marzo 2026
camicia a fiori
raccoglie stracci di
nebbia
quel vento di marzo
che scappa sui campi
alle prime labbra fiorite
e le tue
sono già gonfie d’amore
quando hai la corolla
aperta al sole
con le gemme da frutto
a primavera
e il tuo verrà
allora cerco nell’armadio
quella vecchia camicia a
fiori
con la voglia di cambiar
pelle
e vestire a colori
come dopo la pioggia
nuove pratoline
vanno sull’argine
virgole d’umori
a metter accento di
passione
martedì 10 marzo 2026
questa pena di vivere
il tempo scorre via
senza contare per noi
più nulla
adesso che ai vetri
graffi le nuvole
interi pomeriggi
a scansare lacrime
e ti senti inutilepoi quando la notte dalle sponde
assaltano rimorsi
a crescere tormento
in piena solitudine
senti un mare
freddo addosso
con affanno
e paura di non farcela
allora muta la preghiera
va dei naviganti sull’oceano
prima un adagio tra le onde
che diventa al buio rabbia
d’un battito di remi
come pugni in tempesta
tra le coltri
scafi pelle ossa
sbattuti e abbandonati
alla fonda
lungo l’argine ad evadere scalzi
i nostri sogni di cartelle e numeri
solo corsie di rimpianti inutili
e di commiato
tanto il prete in latino
al viatico
è morto un altro
oggi
che hanno tirato le tendine
per nascondere
questa pena di vivere
lunedì 9 marzo 2026
dove va l'accento
ai monti scuri
senza luna
manca l'accento
questa sera
curvo qui sul banco
un bambino alla tua scuola
mentre di campi e pagine
si compongono
solchi e righe
al racconto della nostra terra
finendo di scavare
profonde rughe
il vomere di stagione
ogni cosa al suo posto
era il tuo dettato
e
dove va l'accento
ho imparato
solo adesso
che sull'ultima parola
cade preciso il silenzio
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