mercoledì 25 febbraio 2026

per sempre

 

ma fatemi il piacere
basta con le parole
ho vissuto abbastanza
 
stasera un poco di genziana
mi stringo nel piccolo
universo della stanza
 
scrivo sopravvivo
penso alla mia donnaluna
tanto che la notte ci sorpassa
 
mi ritrovo all’alba
nel fumo di tabacco
per inciso il tuo bel sorriso
e stremato di navigare
lenzuola disfatte
tra chiarori e un desiderio
 
di tenere stretta la tua mano
sulla soglia
poi l’oceano ad ingoiare
le ceneri
sarà un sol volume di storia
 
come quello a far polvere
in alto
sullo scaffale
figlia mia
che un tempo non arrivavi
di notte con la sete
a chiamarmi
 
adesso dormo per sempre
la piccola mano
sulla fronte



porta da bora

 

sulla nord
code a tratti
di nebbia
 
arrivano
dalla porta da bora
venti freddi
 
dal paese
nessuno
in uscita
 
m’affaccio  giù nell’orto
d’inverno
e quei rami scheletriti
tronchi sull’attenti
di rigore
mettono certi brividi
addosso
 
mi capisce la gatta
alla stufa
ed insieme aspettiamo la sera
 
a salire le scale faccio fatica
ma ci vuole legna
per scaldare un’altra stagione
 
se nel cuore
d’ardere
la tua
è finita


  

martedì 24 febbraio 2026

al cancello

 

d’eremo viandante
alla fonte del cimitero
lavo certe pene dentro
avvicinandomi al cancello
 
di ruggine profano
stride cigolio
e mi fermo
devoto al silenzio
 
mirando nei passi
di ciottoli bianchi
lapidi e steli
lungo siepi di bosso
 
come quell’angelo d’ala offesa
a custodire date e foto
che più non conosco
 
c’è una madre
sempre a sorriderti
nel marmo
 
braccia stanche le mie
a rimettere fiori
tanto domani già curvano
 
sono queste preghiere
in bocca ormai
che appassiscono



lunedì 23 febbraio 2026

maschere e larve

 

fanno il giro di notte
mirando lucciole
sulla tangenziale
 
prima con la vespa
ora con la bianchina
sempre senza benzina
 
maschere a frotte
zompano di bar
in osteria
giocando a carte
bevendo
e mai una lira
 
finite le sigarette
rimangono sogni da fumare
in cartine messi alle strette
 
verso l'alba
quando comincia
la fila ai cancelli
 
e in tuta
pedalano
sull'argine
ondeggiando
i fanali
 
non sai mai
chi è più stanco
l'ubriaco d'una vita
o l'operaio di fatica



 

domenica 22 febbraio 2026

invece no

 

egoista e prepotente
ripete la canzone
che preferivi tu
 
maledetto quel tempo
che fu
perché ti sento ancora viva
 
mentre ascolto
quelle parole a far male
dentro
se son rimasto
un perfetto stronzo
 
e invece no
invece no
tutti i giorni
siamo in guerra
vecchio ormai
ma tu più bella
che mai
 

mi sa parlare il vento

 

ho bisogno d’ascoltare
e non rientro
stasera che mi sa parlare
il vento
 
sul palco
dal racconto libero
in scena
l’autunno
 
nei canti di vendemmia
come nei solchi
di semina
lo spartito
 
battendo folate
in metrica
i tuoi baci
all’infinito
 
lassù una luna calante
scappavi sul viale
tra mucchi di foglie
 
l’ultimo salto alle ali
prima della notte
al fermo immagine
 
 

sabato 21 febbraio 2026

su un altro golgota

 

tolte le macerie adesso
non c'è deserto
più vuoto intorno
 
e mirare questo paese
sulla spianata bianca
è come spogliare
un povero cristo in croce
 
lancia nel costato
oggi la solitudine
su un altro golgota
di povera gente
s'è consumata
 
nei volti senza pace
nelle mani che non scavano più
nel silenzio della rovina
quando dalle urla
strozzate alle parole
inutili
puoi solo nascondere ancora lacrime
 
e stasera quel cane al fontanile
era uno di noi
anche se perduto
 
prima di bere
chiedeva una carezza
 
del nostro dolore
muto
 
 

della classe '51

 

alla finestra
d’una sera grigia
per strada sonnolenta
quel lampo che tocca le cime
è brivido a scuotere
in fondo alla cornice
 
ingrana il pendolo
un rosario a ore
tra le fusa del gatto
in poltrona
i tarli da concerto sul corridoio
e la notte a presto
 
intanto
fuori piove
eco
dal tetto
sulle scale
 
naviga brume
questa nave
affonda alle ombre
adesso getto una scialuppa
 
me ne vado in osteria
con la truppa
e l’ombrello rotto
naufrago tra le fila
 
siamo della classe ‘51
vecchi tromboni della rivoluzione
ancora in fiato 
 
mai una volta a tempo
 
 

venerdì 20 febbraio 2026

altro che pozzanghere

 

la notte di marciapiedi allagati
all’eco dei nostri baci
 
abbracciati sotto l’ombrello
da innamorati
 
poi all’angolo di viaggi rimandati
nemmeno un sogno
sui binari
 
non passa più niente
sulle mie gambe
 
come sul selciato
d’una vita dura 

altro che pozzanghere
da saltare


giovedì 19 febbraio 2026

aria di neve

 

la sera chiudendo la finestra
accosti la sedia
al camino
vuoto il desco
manco un piatto caldo
di minestra
 
intanto allo schermo
rimandano notizie
non certo di festa
solito bollettino di guerra
 
e ravvivi la fiamma
allora per scaldarti
quando non verrà nessuno
e la gatta sta sul divano
a ronfare quatta quatta
 
fuori c'è aria di neve
tirando poco la cappa
a far fumo
anche in cucina
dove ripassi un'altra scatoletta
 
piatto freddo
una goccia di vino
altri verranno
di bicchieri la notte
che non c'è sonno
e il vento fa certi rumori
sotto la porta
 
aspetto naso in su
i primi fiocchi
ma gelo ai vetri
lascio sogni rappresi
il tuo ormai stecchito
 
come il vaso che ho ritirato
non sopravvivrà
all'inverno
curvando lo stelo
 
se anche il vecchio
pipa accesa
assume in controluce
la postura da virgola
 
mai un punto fermo
alle chiacchiere
di questa bassa gente
ancor più ridicola
 
che chiamava il grande
Giacomo
gobbo
ma oggi quanti marmi
targhe dediche
innalza
all'immenso Vate
l’antico borgo



per sempre

  ma fatemi il piacere basta con le parole ho vissuto abbastanza   stasera un poco di genziana mi stringo nel piccolo universo della stanza ...