Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
lunedì 22 giugno 2026
grattachecca
bolla d’afa
nella città deserta
cerco di traverse
sul crocevia almeno
un poco d’aria
ecco il miraggio
d’un grattachecca
sotto il palazzo
ombra alle spalle
resiste all’angolo
controcorrente
mentre si tuffa
nella barcaccia
la solita gente
spuria indifferente
come truppe coloniali
da sbarco
e di sudori unte
a sbavare incontinenti
non guardo
tiro dritto
all’androne
dove nel fresco
riparo dall’assalto
lucertola all’atrio
schizza madonne in coda
il portinaio
domenica 21 giugno 2026
canicola
scappando dal meriggio assolato
per un'ombra di conforto
siedo al fresco del pergolato
giù nell'orto
dove tralci di vite
resistono alla canicola
mentre stendono la pelle
sul muretto lucertole
in graticola
i pomodori ormai rosseggiano
son fatte pure le zucchine
l'estate gonfia i muscoli
ma il vecchio batte la fiacca
come rompono queste cicale
già in concerto le rane
dal fosso
a chiamare
manchi solo tu
fiato addosso
sabato 20 giugno 2026
dove inizia il viaggio
di sera
alle nuvole nere
che avanzano
rimango tra le barche
a mirare gabbiani
far nido alle scogliere
con il vento che sale
gonfiando vele
sempre in fuga sulle onde
schiumando rabbia
di marosi contro il molo
una sera a camminare
sulla spiaggia
senza ombrelloni intorno
lontano dai rumori
in fuga dalla gente
con questa voglia
d’ascoltare il mare in tempesta
e sciogliendo i canapi
d’un viver che mi resta
forse troverò prima o poi
il coraggio
a conquistar la soglia
dove inizia il viaggio
venerdì 19 giugno 2026
se perdo te
ascolto al vecchio grammofono
una canzone fuori dal tempo
se perdo te
ricordo
del nostro primo incontro
e non posso amarti più
su di un mare di nebbia
che sale
in poltrona
faccia ai vetri
la sera fuori
di voci lontananti
ma è qui
nei silenzi a far male
fisso la foto alle spalle
e disperato come sono
esco sul viale
giro per locali
caffè e marciapiedi
chiodo fisso
cosa farò domani
se ho perso te
eppure l’immagine
salta lo stesso
dietro la porta
solo un’ombra
o riflesso
che sorride
nell’impronta
d’un bacio
insegnami a lasciarti
a non amarti più
ripete il motivo
sai le domande in sospeso
come una lacrima che non va giù
giovedì 18 giugno 2026
gazzosa
riparte l’onda stasera
e non c’è verso di gabbiani
che tenga
invento un mare
sulle onde di fieno
salendo a cavalcare
l’estasi del tramonto
come un vetraio
impazzito
curvo sul pezzo
sparando a menadito
ogni riflesso
certo che riconosco
lo sguardo delle donne
in amore
peccato sia indirizzato
altrove
invento pure l’oste
sulla porta da bora
sempre ai fiaschi
angolo delle monache
e vai con la gazzosa
ma eri più spumeggiante
tra i banchi del mercato
noi ai tavoli
con le bestemmie a carte
le urla d’un’epoca
finita dietro quattro case
remota di schegge
e pietre
cadute d’una bestia
nel ventre della montagna
a urlare più forte
mercoledì 17 giugno 2026
nelle stanze del tempo
d'una casa vecchia
a spalancare
porte e finestre
ascolto
nelle stanze del tempo
il fiato e l'abbraccio
sfogliando ricordi
al sole
che penetra
il mio cuore
dai quadri intorno
le donne
che ho amato
fanno coronarie
come splende ancora
negli occhi tuoi
fulgida la devozione
e non c'è polvere in cornice
che tenga
sorreggono mura antiche
la mia stessa spina dorsale
e la nostra storia
colonne portanti
uscendo in giardino
miro alle piante
che hai lasciato in riga
se possiedo le radici
dentro
mentre siepi fedeli
custodiscono sacro
il silenzio
discorre solo il vento
scappando al cancello
pure un lamento
ma tutto si compone
alla targa con il tuo nome
martedì 16 giugno 2026
spiccioli di cronaca
non compro più il giornale
tanto sul marciapiede
saltano spiccioli di cronaca
alla rassegna politica
il macellaio d'angolo
a viva voce professa
un taglio di teste eccezionale
mi rifugio dal barbiere
dove la terza pagina
offre commenti
in poltrona
per sorriderci infine
eccoti servito
al caffè ripasso lo sport
e alla radio condominiale
notizie fresche di giornata
ultima pagina rimane
la tua faccia stampata
ai fornelli
lunedì 15 giugno 2026
graffiando le nuvole
penso
che una sera qualsiasi
mi porterà via
su quel treno di vapori
ai vetri
lungo un’illusione svanita
certo
questi corridoi ti
prendono addosso
la voglia di scappare di corsia
ed i letti non bastano mai
alle pene
poi numeri
cartelle
siamo agli esami
in divisa
e l’ultima parola
spetta ad un camice
che nemmeno ti vede
rimango sempre
a fissare da quella finestra
dove i rami salgono
quasi a portarti via
e tu rubi un pezzo di cielo
graffiando le nuvole
sulla ringhiera
domenica 14 giugno 2026
e così sia
giungono
a riva rotolando
silenzi
queste lingue di mare
somiglianti a carezze
la sera sull’uscio
lasciando l’acqua
lavare quanta pena
proverò il brivido
d’un viaggio per abissi
catturato dall’inganno
poi nel vaso raccoglierai
muti versi di cenere
lasciando schegge
tra le case in pietra
devota ancella
che irrefrenabile della vita
è il flusso
da cui ognun zampilla
interroga stanotte
lassù una stella
come sul crocevia
un semaforo in giallo
a ripetere che tutto passa
e così sia
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