Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 31 ottobre 2026
venerdì 30 ottobre 2026
piano che è sera
sono
venuto questa sera
a
trovarti
nel
bisogno di parlare
con
me stesso
pure
nel tempo
che
ho paura
d'invecchiare
e
correndo con lo sguardo
alle
date di ruggine
ai
volti di cera
ripasso
storia
così
per sorreggere l'illusione
appoggiata
al bastone
interrogo
quella vecchia
che
prega muta
a
ridosso d'una stele
mi
riconosce
e
raddrizza la gobba
raccontando
un paese
poi
a passi incerti
come
la memoria
s'allontana
piano
che
è sera
l'ho
vista
sul
cancello
accostare
i
battenti
con
cura
come
a custodire
segreti
del
cuore
giovedì 29 ottobre 2026
la notte e il vento
spogliando la notte
di silenzi
batte questo vento
alle persiane
in fila sull’orto
rimandano saluti curiosi
i tuoi panni
amanti si rincorrono
giù nei vicoli
mettendo lingua
ad ogni porta
poi in piazza tirano fuori le carte
e sposi all’alba
se ne vanno
con il riso d’un bambino
che rincorre nuvole
alla finestra
mercoledì 28 ottobre 2026
eco stonata
mezzaluna in cartapesta
tirata giù dal tendone
a chiudere il circo di periferia
dietro l'ultimo carrozzone
un artista
strappata la maschera d'allegria
suona tra fuochi spenti
quella tromba di strada
lungo dormitori in cemento
eco stonata
martedì 27 ottobre 2026
in cornice d'autunno
ultime chiome
spogliano in fila
le braccia a salutare
sulla passeggiata
un pallido sole
quel tocco di nebbia
in cornice d'autunno
quanto basta
e la campagna
sciolti i capelli
apre
femmina di scialli
alla semina
nude gambe
in riga devoti
miro anche i cipressi
che si preparano
alla fiera dei morti
congiungo le mani
senza preghiera
e nel mio sogno
eri tu la devozione
sacra quella figura
che impressiona
in scena
girando una pellicola
di ruggine
al cancello
dove cominciava
una lunga fila
di lacrime e cera
formule di latino
a ripetere
il bravo bambino
in ginocchio
a crescere oggi
silenzi da vecchio
lunedì 26 ottobre 2026
come te nessuna
allunga la zampa
in segno di tenerezza
il cane sul divano
e
stasera che non ci sei
fa lo strano
forse ha bisogno
d'una carezza
allora usciamo
incontro alla notte
solitudine a guinzaglio
lui in cerca
ad ogni angolo
io alla solita panchina
già stanco
mentre passano le ombre
in fila
sul muro di fronte
l'amico abbaia
solo ad una
ha ragione
come te
nessuna
domenica 25 ottobre 2026
Historia
ho scritto
tanto di noi
che alla fine
salgono in gola
parole senza voce
soltanto il silenzio
adesso a spiegare
un amore perduto
e quel piccolo uomo
in bassorilievo
rimarrà alla tua grandezza
muto
depongo la cornice
ripiegando in tela
lacrime d’autore
come sul finire della pellicola
immagini alle pareti
passo in rassegna
per stanze in penombra
la sera che viene
avrà tutta la scena
e la nostra casa
sarà al tramonto icona
del tempo insieme
mentre il diario
in mezzo alle crepe e ragnatele
riporta il discorso
d’una famiglia
che alla quercia fedele
all’olmo antico
e sacra all’ulivo
ha nello stemma
Historia magistra
sabato 24 ottobre 2026
basta con l'autunno
non c’è bisogno
d’altra malinconia
sulle righe di semina
a vestire scialli
le stesse tinte
di sempre
che il poeta invoca
la nebbia stende
ma continua
d’inchiostro
la metafora antica
ad appendere
lungo i tralci
noia infinita
ah la poesia
le muse
non ti dico poi
le foglie
santiddio
che palle
tutta una vita
sulla campagna in riga
e quando torna novembre
già conto in fila
pecore di nero
belare al prete
che in processione
recita ai morti
le solite preci
formule di latino
così la fonte del cimitero
ha ripreso a fiottare
dopo le prime piogge
se non finiranno mai
i sali di calcio
cambia il tempo
nuvole nere sono presagio
sul tappeto
di ghiande e crisantemi
segnali a partire
già sono andati avanti
contadini d’epoca
impiegati oggi di concetto
alle carte che mulina vento
dopo il cancello
quando nei vortici
scappano per strada
altri bambini
dietro all’illusione
e riprendo la macchina
che parte da sola
tanto il vuoto dentro
dove finisce il mare
oltre i terrazzi
al tramonto
arrivo quasi a navigare
tra panni stesi
sulla riga in fondo
dove finisce il mare
e dalla sedia
mi spingo
a fatica
cercando altre vele
laggiù
come quelle voci che riconosco
dai balconi
a farmi compagnia
qui
di pomeriggio
al sole
in silenzio
ad ascoltare
le mie ossa
crogiolarsi stanche
fino a quando stasera
ricaricano un peso
a spalla
per tornare in stanza
soffitto grigio
di periferia
dove finisce a metri quadri
la vita
venerdì 23 ottobre 2026
nebbia fitta
stavo scrivendo di noi
quando la bufera di sotto
ha bussato al portone
neve e grandine
anche lacrime sulle carte
non ti dico il freddo
nella stanza
così al camino
stringendo una tazza
cercavo calore
la gatta a ciambella sul divano
tuoni e lampi ai vetri
ho rimesso sul piatto
la nostra canzone
un vecchio grammofono
dell’anteguerra
puntina tra le rughe
sinfonia di ricordi
aspettando in poltrona
nessuno
ho smesso di scrivere
dopo la tempesta
filando nel vicolo
nebbia fitta
e addosso una coperta
ho tirato avanti
tutta la notte
magari cercando ai vetri
il chiarore di luna
solo nuvole nere
anche lei assente
dal convento a fianco
la solita campanella
su per la cappa
un'ultima scintilla
allora basta uno sguardo
e comincia il viaggio
la tua foto sulla mensola
tra vapori stella fissa
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e una sera lui venne in fabbrica a parlare attraversando un cancello di ruggine sospeso tra mura in cinta d’abbandono silenzio ...