venerdì 23 ottobre 2026

nebbia fitta

 

stavo scrivendo di noi
quando la bufera di sotto
ha bussato al portone
 
neve e grandine
anche lacrime sulle carte
non ti dico il freddo
nella stanza
 
così al camino
stringendo una tazza
cercavo calore
 
la gatta a ciambella sul divano
tuoni e lampi ai vetri
ho rimesso sul piatto
la nostra canzone
 
un vecchio grammofono
dell’anteguerra
puntina tra le rughe
sinfonia di ricordi
 
aspettando in poltrona
nessuno
ho smesso di scrivere
 
dopo la tempesta
filando nel vicolo
nebbia fitta
 
e addosso una coperta
ho tirato avanti
tutta la notte
 
magari cercando ai vetri
il chiarore di luna
solo nuvole nere
anche lei assente
 
dal convento a fianco
la solita campanella

su per la cappa
un'ultima scintilla 

allora basta uno sguardo
e comincia il viaggio

la tua foto sulla mensola
tra vapori stella fissa


 

giovedì 22 ottobre 2026

altre stelle

 

suona a martello
la campana dalla torre
mentre torna in cassetta
un fardello d'ossa
e un'altra storia da ricomporre 

un soldato caduto lontano al fronte
picchetto d’onore
bandiere e lacrime in piazza
lucida la stele per l’occasione
 
i nomi dei martiri sulla bocca
di ruggine il cannone
innalza incenso il prete
all’altare della patria
 
più in alto il signore
con la fascia tricolore
petto in fuori per la cerimonia
in volo piccioni di guano
senza gloria
 
mentre piange il bambino
ordina in riga l’ufficiale
accompagnando il sacrestano
alle note d’organo
la marcia militare
 
tuona lassù il campanone
vibra sulla valle
e chiama
 
ma quante greggi scannate dalla guerra
non tornano stasera all’ovile
son rimaste su filo spinato
le braccia spezzate
le carni divise
 
a quel dio che scappa sulle fosse
al fumo di nebbia qui a novembre
a mia nonna eroica donna
io chino la testa
mai abbassando lo sguardo
perché porto il sangue
sacro
se nessuna terra
nessun marmo
potranno mai contenere
il sacrificio dei caduti
invano
 
continua l’odio
continuano a sparare
questo è un mondo
degno dell’uomo animale
stragi genocidi guerre
in nome della ragione di stato
 
finita la cerimonia del soldato
riportato a casa
con tutti gli onori dal sindaco
vescovo prefetto e questore
militari e truppa e compagnia bella
 
poi tana libera tutti
al ben noto ristorante
dove contano altre stelle
 

mercoledì 21 ottobre 2026

ballando stanotte coi lupi

 

ballando stanotte coi lupi
lassù nei boschi d’infanzia
ho sentito lacerare le carni
 
partendo dal fontanile sulla piana
dietro le orme in fila
di mandrie che non ci sono più
andavo alla ricerca degli anni
più belli nel tempo che fu
 
lungo il sentiero che sale
tra i sassi duri a far male
erano ben altre ferite
a bruciare dentro
 
così al buio calato dalle cime
avevo bisogno di urlare anch’io
quando i lupi
e compagni di strada
andati avanti
hanno elevato un coro
infine
 
svegliandomi
con i rumori
che salgono
stamane
d’altri lupi in campo
 
 

martedì 20 ottobre 2026

fino al cielo

 

piano piano
vorrei sparire
giorno dopo giorno
 
come solo il mare
sa fare
quando si ritira
ai tuoi piedi
lasciando schiuma
 
poi se è rabbia
torna
tra i forri a saltare
ma sempre
delicata l’onda
serve
al brivido
da scatenare
 
vorrei così questa penna
lasciare
tra le tue mani
cioè nel calamaio
dove ho intinto
la ragione di vivere
che non c’è
per amanti
alcuna
 
vorrei gridare
in silenzio
rotta la voce
un addio
no
non posso
 
strapperei
quella mano
ancora al finestrino
e via
quando scappavo di corsa
tu lì
a salutare
per sempre
anima mia
 
lo dico senza credere
ma tu davvero
 la possedevi
grande
possente
fino al cielo



lunedì 19 ottobre 2026

non ero uomo

 

oggi che scopro le orme
sulla bianca distesa
in fila e nel gruppo
mi ritrovo fuggiasco
 
come racconta la storia
d’un lupo sui monti
il pastore sentinella
 
affonda il canino sulla carne tenera
questo tormento famelico
e come aguzza i denti
il ricordo
 
e cado alla fine del sentiero
inseguendo
chi è vittima
chi ha torto
se alle anime per l’inferno
rimane una pozza di sangue
 
sono orme che proseguono
di far male sul manto
e mentre cadono copiose lacrime
di rubino sui cristalli di neve
sento precisa
alle spalle
quella voce che chiama
e la tua treccia
madre recisa
sulla tovaglia
 
quando la sera aspettavo
a lume di ragione
la vita
qui a casa
senza nostro padre
 
e non ero ancora uomo



la stagione del cuore

 

la secchia dell’acqua piovana
è colma in giardino
girando più forte il gallo sul tetto
come l’edera di cinta al muretto
 
non volare più via
stagione del cuore
sei la pagina d'un volume
che rileggo volentieri
quando sento il vento
cambiare di stagione
 
sono qui nel tempo 
con le cure adesso d'un uomo
curvo all’ultima pesca
 
ritagliando la siepe
scopro nella rete soltanto attese
per questa sera antica
che attracca lenta in veranda
mentre svolgi corde alla schiena
lasci lo scafo alla fonda
piegate le vele in poltrona
 
come nell'orto
decisa la mano
a tagliare nodi
il tronco resta nudo
 
così t'affanni a rimettere
fiori nel vaso
curando le aiole
spargendo il seme
ma senti di rivoltare il passato
 
ora posa una soffice coltre
la notte sulle membra
già suonato il vespro
sulla campagna a chiamare
cani e campane
ancora un padrone
 
ecco puntuale il silenzio in piazza
quando eravamo a guardare le stelle
 gelato in mano
e bastava poco davvero
 
fissare negli occhi
come eri bella
 

domenica 18 ottobre 2026

l'isola da sogno

 

di tempeste
assalti ai forri
fischi e urla
contro scogli
finisce la rabbia
sui moli
di rena asciugo
sale in risacca
 
sei la mia terra
come isola vorrei
tra le tue braccia
 
cullata di gabbiani
a danzare
nei seni
il nido a cercare
 
così la sera
una carezza
in veranda
l’infuso da degustare
al tramonto
 
il nostro sogno
emerso dalle acque
circondato dal mare



sabato 17 ottobre 2026

dimmelo tu

 

questa sera
non vanno in piazza
i miracoli
allora
cercherò
in mezzo a questo mare
di scoprire
quale stella sei
caro Lucio
 
magari indovinando
nei vicoli
quella canzone
che tutti noi ripetiamo
a memoria
 
solo che il testo
avrai imbucato
nella posta dei giorni
come un marinaio
venuto dalle onde
e che poi in taverna
ha lasciato su carta oleata
 
la cantiamo lo stesso
perché è dentro
come va sul palco
o all’angolo
dove i gatti
non hanno
padrone
 
coloriamo tutti i muri
parliamo le lingue
di tutti i bambini
e a Gaza raccogliamo
l’eco che insegna
 
ed è lei la mia canzone
la donnaluna
che all’altra faccia della terra
porta i sogni
i segreti
i suoi amori
 
così il gabbiano
rialza la testa
il becco tra le piume
non ha più

adesso pronto a volare
se lo è
dimmelo tu



dolce sera

 

rimani con me
un poco
ancora al balcone
dolce sera
che ammatassi
nebbia
giù per i campi
e
le distese miro
di colori
bellezze in posa
d’autunno
 
raccontano
i solchi
le mie cicatrici
riportano
i segni
di battaglie
antiche
 
approfondano adesso
una tristezza
di sguardi in fuga
come stormi
pronti
 
e allora tutti noi
partiremo
remando le ali
all’addio
 
meno virgilio
che s’è addormentato
al camino
nel tepore
d’una storia
persa tra vapori e fumo
se incerta la memoria



venerdì 16 ottobre 2026

lo sanno pure i gabbiani

 

e quando la sera
accende l’immagine
tua alle vetrine 

chiudendo nella stanza
un tormento grigio
batto la città a rubare colori
 
ripasso tutti i caffè
se all’angolo
tu da gitana scalza
 mi facevi impazzire
alla chitarra
 
poi sul lungotevere
se mai per caso
riflessa di luna
la tua faccia
da matta
 
sarebbe come scalare
ai fianchi ma quanti
argini per te
 
se lo sanno pure
i gabbiani
che l’isola c’è


nebbia fitta

  stavo scrivendo di noi quando la bufera di sotto ha bussato al portone   neve e grandine anche lacrime sulle carte non ti dico il freddo n...