Puer Longaevus
Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
sabato 13 giugno 2026
venerdì 12 giugno 2026
l'alba a momenti
lunghe fila di formiche
sul ballatoio
pedalano l’arrivo d’estate
stendo i panni
sul filo delle attese
spero asciughino
tante domande
al vento caldo
ma gli anni stasera
sono tanti
curvando il filo
del racconto
mentre ascolto il concerto
delle cicale giù nel fosso
e miro onde di fieno
oltre lo steccato
mandano i papaveri
una dolce cartolina dai campi
allora stendo i panni
sai
non ho più fiato
mancano le nostre passeggiate
curiosando frutti di rovo
scappando dietro al cane
con quel sorriso
che m’ha fatto innamorare
e la sera raccogliendo
certe ombre in veranda
sedevo a capotavola
alzando un calice
nel tempo da solo
scolando una bottiglia
ora che di quella compagnia
l’eco insegna
canterò
acceso un falò
dai monti a capovalle
sulla piana fino a casa
così oltre la notte
ai confini
della nuda proprietà
perché t’ho amata
eri mia
e seminata
come l’alba
a momenti
in riga
alla stella matutina
fissa in cornice
porterà sulla carraia
braccianti di creta
rotaie di fatica
i tuoi pensieri
madre sull’uscio
con la campanella
delle monache
in adorazione
e un figlio
ancora nel guscio
giovedì 11 giugno 2026
cosa
non scrivo più
e mi sorpassa anche il ragno
al filo del racconto
sospeso
non ho voglia
d'impostare le solite lettere
quando alla tua buca
non c'è corrispondenza
sai allora che farò
lungo il muro che ci
divide
ogni notte verserò
a togliere le croste d'indifferenza
puoi immaginare
cosa
mercoledì 10 giugno 2026
noi amanti a Roma
ogni notte
la città
indossa collane
di luci
e in fila
tanti sogni
ammiccano
sulla tangenziale
vivrò per sempre
le attese d’un ritorno
a scoprire con te
sulle piazze
tante rincorse
e tra i baci
quanti silenzi
sottobraccio
sui ponti
a mirare monumenti
ancora in cima quella luna
d’innamorati
quando all’isola
sul Tevere
come salendo all’Aventino
noi amanti
del ponentino alle ali
scappava il tempo migliore
nei battiti del cuore
tra flutti
onde e gorghi
complici gabbiani
a far nido sulle sponde
e se chiudi gli occhi
stanotte amore
c’incontreremo ancora
mano nella mano
a cercare un lucchetto
con i nostri nomi
sul ponte a mollo
di labbra
e d’una vita
il sigillo
martedì 9 giugno 2026
miraggio
questa notte
non so quanti apparecchi
di carta postando alla finestra
per raggiungerti
non ho più inchiostro
sgualcita in foto una lacrima
inutile corrispondenza
trascorsa con le ombre
di guardia
inutili rincorse
giù per strada
mi sento
perduto all’alba
in assenza di colori
nel gioco in scena
delle parti
con il cuore che batte
e un vecchio
in disparte
così l’orizzonte
nella risacca di nuvole
diventa linea piatta
oggi sul mare
raccontano i gabbiani
nel verso d’amore
al richiamo
d’un solo desiderio
e volteggiano
in spirali
anche i sensi
dentro a far male
ti amo oltre il tempo
sulla distesa
dove ho perduto
tue notizie in viaggio
come a volte miro
le nostre ali
riprendere vita
al semplice battito
tra le ciglia
d’un miraggio
lunedì 8 giugno 2026
lungotevere insieme
ripeto a mente
le tue parole
sulle note
della nostra canzone
scivolando nei gorghi
il fiume
e come stavamo bene insieme
abbracciati sul lungotevere
perduti nei vortici di passione
era il tempo
maestro di baci
ora l'eco insegna
scalando argini
fin sotto i platani
lo stesso anelito disegna
un volo di gabbiani
domenica 7 giugno 2026
il mare via
il mare
via
in fondo alla valigia
ripartendo
se l’amico ormai
non parla
troppo stanco
di ripetere
le solite lingue
poi di gabbiani
non ti dico
e lasciamo
chiacchiere
d’ombrelloni
per silenzi
condominiali
artefatti
lascio pure il vecchio pescatore
sul molo alle sue reti
ne avrò per molto
in ufficio
d’affari in rete
sul sedile a fianco
un tempo il fiato
e gli odori di pesca
ora a finestrini sigillati
di rientrare c’è solo fretta
osservo l’ultimo lembo
d’azzurro prima del tunnel
e passando il controllore
al buio
tiro su dalla tasca
un amo arrugginito
al biglietto
più caro
sorrido
sabato 6 giugno 2026
il rampicante
aiutami
grida
quel rampicante affacciato
dall’ultimo piano
mentre qui ho tanti giorni
d’ammazzare in ufficio
alle 17 si scatena un temporale
e come funghi nel bosco
sgusciano mille tute blu
larve d’uomini pronte
sui cancelli a volar via
ma dove
se la città ruba le nostre ali
aiutami
a riprendere quei voli
eri la mia farfalla
di colori delicata
un profumo la tua pelle
con te posso allungare
le gambe
d’un
vaso
fino
al cielo
venerdì 5 giugno 2026
non sai quanto
a ricordare
tutto ciò
che è stato
esco la sera
a respirare
sui giardini di maggio
al ripasso di storia
come in osteria dopo
annego memoria
poi mi perdo
di più
al giro delle mura
barcollando
se la luna ai monti
in penombra
ammicca
e
la voglia
mi scappa
di poggiare
la testa
sulle tue spalle
per trovare un poco di pace
quando la notte intorno
è nero asfalto
ad invecchiare
è dura
non sai quanto
giovedì 4 giugno 2026
rimani
ostinate malinconie
stasera che al balcone
s’affaccia estate
e manca in fondo
il mare
riprova
canta l’artista
e nei vicoli
è concerto
da zero
ma questa volta
dovrò riuscirci
non negarmi due ali
e sui muri scrostati
chiamo le ombre
che prego una ad una
rimani
solo non ci sto
e con te
mia bella
canterò
sui terrazzi
bruciati dal sole
tra parabole
e antenne
dove batte
dietro lenzuola
tovaglie
il nostro amore
già ascolto le donne
al tramonto
ripetere voci
canti dalle stanze
a metri quadri
ascolto pure i silenzi
dei vecchi in cortile
quando sulle panchine
hanno fatto tardi
già passato il domani
ma prima o poi salta fuori
il mare nei cassetti dimenticato
ecco le lucciole o lampare in lontananza
tanto basta a remare tra le coltri
e adesso prendimi
sussurravi l’ultima volta
che al soffitto toccavo
le stelle naufragando
al concerto di onde spasimi
tremiti nell’universo di stanza
folli noi acrobati
lanciati nel firmamento
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