domenica 30 novembre 2025

impressione d'inverno

 

all'impressione d'inverno
che spiffera
un'aria così fresca
stasera
mi scappano brividi
chiudendo la finestra
 
allora giù il catenaccio
pure al portone
che fa notte
presto
già
buio fitto
dentro
 
e chi te la spiega
adesso questa vita
 giorno dopo giorno
ammainando vele
sistemando cordami
nella stiva
poi delle reti che ho calato
chissà dove
ma va là
chi se ne frega
 
ormai sono malinconie
a servire da pastura
quando abboccano
delusioni continue
per altri posti vuoti
in panchina
come sul molo
per barche perdute
 
erano compagni di mare
andati avanti
nel destino
sempre di mano
a dare le carte
 
finita la poesia
con i quaderni in alto
a far polvere
le pagine postate
sul pc
onde ormai sulla distesa
come tanti messaggi
in bottiglia
 
nel cassetto conservo
una cartolina di natale
imbucata secoli fa
con la neve illustrata
e la stella
 
campa cavallo
aspettando come una volta
sotto il piatto
la letterina più bella
 
forse troverò un senso
a cantare anch'io
tu scendi dalle stelle
con la cotta bianca e rossa
 
dal dio denaro
anche voi
a servir messa



venerdì 28 novembre 2025

alla deriva

 

quando s’alza nebbia
dai campi
e c’è un mare
d’ovatta davanti
 
mi rimetto
di guardia
alla finestra
naufragando
sulla distesa bianca
 
come al camino
a scaldare le ossa
scappa un brivido
lo stesso
 
solo ad ascoltare
nel vicolo
il rumore
d’un gran silenzio
 
sul vespro allora
va deserta sotto le logge
intera una piazza

così alle folate grigie
un paese alle coste
d’un mantello dirige
il vento gelido
vascello senza rotta
verso un porto di nulla 

rimetto al portone
infine il catenaccio
un ultimo saluto
rimasto in gola
per un fantasma in transito
giù nel vicolo che affonda
relitto senza parola 

siamo tutti oramai muti
del tempo alla deriva

 
 
 

mi ha toccato il tempo


dai fossi escono rane
di notte
come tanti racconti
al gracidare
sul marmo

ma dal cancello filtra
solo la luna
sopra i cipressi

e quel vecchio che abita
vicino al camposanto
si sente ormai a casa

tornando al buio
sotto le stelle
mi parla fumando
della sua gente
sepolta laggiù

mentre posa d'un tremito
la sua carezza
alle date
volti perduti

un giardino di storie
coltiva in pace
segnato il viso di rughe

ad attraversarle piano
solo ascoltando
il sospiro profondo
mi ha toccato
il tempo



giovedì 27 novembre 2025

il rumore dei passi

 

esco la sera
allungando un’ombra
ai fanali
 
di compagnia
il rumore dei passi
sul selciato
 
chiusa la vecchia osteria
scendo a fatica giù nel vicolo
precisa l’eco d’un passato
 
poi si compongono le orme
ai silenzi di bitume nell’orto
perdute certe attese sul muretto
come la tua dietro l’angolo
 
è bello stringersi
per quanta vita
accosto qua
a sorprendermi
la sorte
 
stanotte ci siamo tutti
così ogni portone
cancelli di persiane
bocche chiuse
ma quanti visceri
danno di fuori
 
sono lungo il muretto
il gran salto a provare
se dai rami come da nude braccia
stacca il gambo
al solo sospirare
questo vento d'autunno
che ai saluti quanto fa male
 
stavo curvo
ultimo banco
i margini
a stringere
di ferite
che non basta
inchiostro 

incerto pure
il parroco
alle formule
di latino
tanto il senso non cambia

a tendere mani vuote
scappano oggi
pugni di rabbia



 

l'uomo e il gabbiano

 

è sul confine
in tempesta
che combattono
insieme
 
l'uomo fisso alle ali
il gabbiano controvento
 
becco tra le piume
di salsedine
lo spasimo a volare
ma è notte ormai
senza luna sul mare
 
stringo sul cuscino
d’un nido
lacrime amare



mercoledì 26 novembre 2025

sul finire della pellicola

 

ma oggi com’è
la vita
senza te
 
impossibile
di solitudine
 
a far male
il silenzio
 
chiedendo
pace nel cuore
 
eppure stringendo
nei pugni chiusi
tormento
 
e cosa vuoi
che senta più voglie
 
sono sospiri
lamenti
rabbia a volte
per aver sprecato
il tempo
 
gli anni più belli
che in viaggio scappano 
al finestrino
 
 lì in piedi
sopra il sedile
a godere il bambino
un tempo questo cinema
 
mentre dorme il vecchio
sul finire
della pellicola
 
 

martedì 25 novembre 2025

" ritroveresti il mare " ( poesia di Arlette )

 

Se io riuscissi senza farti male
ad abitare dentro il tuo dolore
arriverei ad aprire le finestre
farei filtrare il sole lentamente
opponendo il mio corpo a quel chiarore
fino a che tu volgessi ancora il capo
a ritrovar le luci dentro l'ombra.

verrei a sottrarti all'angolo più buio
quello dove si è perso il tuo sorriso
passo dopo passo a conquistar la soglia
poi finalmente fartela varcare.

vedresti un'onda gialla d'elicriso
mentre l'effluvio lenirebbe l'anima
sapresti che egli ancora sopravvive
aggrappato alle rocce o nella gariga
sotto il vento sferzante e la salsedine.

oltre la macchia viola del ginepro
dove s'ammanta di biancore il cisto
ritroveresti il mare e la risacca
ritornerebbe l'onda della vita
a riportare a largo il tuo tormento.



lunedì 24 novembre 2025

dolce pensiero

 

con quell’aereo
volevi toccare il cielo 

un apparecchio di carta
volato via dalla finestra

il nostro racconto
finito nell'orto

alla trama del ragno 
in tela

e tu dolce pensiero 
mosca rappresa



domenica 23 novembre 2025

una notte come questa

 

cortigiana
quella luna
ai fanali stanotte
alzando sottana
 
quanto mi fissa
e di nuvole a tendina
ammicca la velina
 
non sto al gioco
e passo in osteria
a bere un poco
così al bicchiere
della staffa
mi scappa
pure un vaffa
 
al buio
esco dopo
sul marciapiede
discorrendo da solo
 
certo che le ombre
mi seguono
se le muovi tu
ma non ci casco più
 
adesso basta
ho perso fantasia
per una notte
come questa
 
quando cadono comete
e bagliori confondono
nostalgia
 
sarà al solito il camino
del vicino che in alto spara
dardi infuocati
bruciando legna
a tutta caldara
 
poco importa
se pietre lucenti
lasci cadere dalla volta
per far sognare
poeti e amanti
 
la pipa magari accendo
per un verso
di rimando
 


sabato 22 novembre 2025

vento d'autunno

 

se ho tanti volumi
sul tavolo da sfogliare
 
figurati il vento d'autunno
quante pagine adesso
sul viale
 
ogni albero è scaffale
le panchine di foglie
da spolverare
e poi cappelli
pure ombrelli
sul marciapiede
ha un gran da fare
 
come a tenere il passo
riescono solo persiane
in metrica
e vasi da balconi
a metter le ali
 
che dire infine
di certi pupazzi
giù nell'orto
ad agitare un filo di bucato
subito strappato
 
così alle spire d'osteria
già barcollante
e senza giusta rima
nelle gambe
 
c'era un padre
faccia scura
da gendarme
con la cinghia
ad aspettarmi


 

il premio

  quella sera di colpo il tuo sguardo   in tuta di corsa al salto tra le macchine io fermo in fila suonando all’angolo   hai attraversato l...