Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
domenica 30 novembre 2025
venerdì 28 novembre 2025
alla deriva
quando s’alza nebbia
dai campi
e c’è un mare
d’ovatta davanti
mi rimetto
di guardia
alla finestra
naufragando
sulla distesa bianca
come al camino
a scaldare le ossa
scappa un brivido
lo stesso
solo ad ascoltare
nel vicolo
il rumore
d’un gran silenzio
sul vespro allora
va deserta sotto le logge
intera una piazza
così alle folate grigie
un paese alle coste
d’un mantello dirige
il vento gelido
vascello senza rotta
verso un porto di nulla
rimetto al portone
infine il catenaccio
un ultimo saluto
rimasto in gola
per un fantasma in transito
giù nel vicolo che affonda
relitto senza parola
siamo tutti oramai muti
del tempo alla deriva
mi ha toccato il tempo
dai fossi escono rane
di notte
come tanti racconti
al gracidare
sul marmo
ma dal cancello filtra
solo la luna
sopra i cipressi
e quel vecchio che abita
vicino al camposanto
si sente ormai a casa
tornando al buio
sotto le stelle
mi parla fumando
della sua gente
sepolta laggiù
mentre posa d'un tremito
la sua carezza
alle date
volti perduti
un giardino di storie
coltiva in pace
segnato il viso di rughe
ad attraversarle piano
solo ascoltando
il sospiro profondo
mi ha toccato
il tempo
giovedì 27 novembre 2025
il rumore dei passi
esco la sera
allungando un’ombra
ai fanali
di compagnia
il rumore dei passi
sul selciato
chiusa la vecchia osteria
scendo a fatica giù nel vicolo
precisa l’eco d’un passato
poi si compongono le orme
ai silenzi di bitume nell’orto
perdute certe attese sul muretto
come la tua dietro l’angolo
è bello stringersi
per quanta vita
accosto qua
a sorprendermi
la sorte
stanotte ci siamo tutti
così ogni portone
cancelli di persiane
bocche chiuse
ma quanti visceri
danno di fuori
sono lungo il muretto
il gran salto a provare
se dai rami come da nude braccia
stacca il gambo
al solo sospirare
questo vento d'autunno
che ai saluti quanto fa male
stavo curvo
ultimo banco
i margini
a stringere
di ferite
che non basta
inchiostro
incerto pure
il parroco
alle formule
di latino
tanto il senso non cambia
a tendere mani vuote
scappano oggi
pugni di rabbia
l'uomo e il gabbiano
è sul confine
in tempesta
che combattono
insieme
l'uomo fisso alle ali
il gabbiano controvento
becco tra le piume
di salsedine
lo spasimo a volare
ma è notte ormai
senza luna sul mare
stringo sul cuscino
d’un nido
lacrime amare
mercoledì 26 novembre 2025
sul finire della pellicola
ma oggi com’è
la vita
senza te
impossibile
di solitudine
a far male
il silenzio
chiedendo
pace nel cuore
eppure stringendo
nei pugni chiusi
tormento
e cosa vuoi
che senta più voglie
sono sospiri
lamenti
rabbia a volte
per aver sprecato
il tempo
gli anni più belli
che in viaggio scappano
al finestrino
lì in piedi
sopra il sedile
a godere il bambino
un tempo questo cinema
mentre dorme il vecchio
sul finire
della pellicola
martedì 25 novembre 2025
" ritroveresti il mare " ( poesia di Arlette )
Se io riuscissi senza farti male
ad abitare dentro il tuo
dolore
arriverei ad aprire le
finestre
farei filtrare il sole
lentamente
opponendo il mio corpo a
quel chiarore
fino a che tu volgessi
ancora il capo
a ritrovar le luci
dentro l'ombra.
verrei a sottrarti
all'angolo più buio
quello dove si è perso
il tuo sorriso
passo dopo passo a
conquistar la soglia
poi finalmente fartela
varcare.
vedresti un'onda gialla
d'elicriso
mentre l'effluvio
lenirebbe l'anima
sapresti che egli ancora
sopravvive
aggrappato alle rocce o
nella gariga
sotto il vento sferzante
e la salsedine.
oltre la macchia viola
del ginepro
dove s'ammanta di
biancore il cisto
ritroveresti il mare e
la risacca
ritornerebbe l'onda
della vita
a riportare a largo il
tuo tormento.
lunedì 24 novembre 2025
dolce pensiero
con quell’aereo
volevi toccare il cielo
un apparecchio di carta
volato via dalla finestra
il nostro racconto
finito nell'orto
alla trama del ragno
in tela
e tu dolce pensiero
mosca rappresa
domenica 23 novembre 2025
una notte come questa
cortigiana
quella luna
ai fanali stanotte
alzando sottana
quanto mi fissa
e di nuvole a tendina
ammicca la velina
non sto al gioco
e passo in osteria
a bere un poco
così al bicchiere
della staffa
mi scappa
pure un vaffa
al buio
esco dopo
sul marciapiede
discorrendo da solo
certo che le ombre
mi seguono
se le muovi tu
ma non ci casco più
adesso basta
ho perso fantasia
per una notte
come questa
quando cadono comete
e bagliori confondono
nostalgia
sarà al solito il camino
del vicino che in alto spara
dardi infuocati
bruciando legna
a tutta caldara
poco importa
se pietre lucenti
lasci cadere dalla volta
per far sognare
poeti e amanti
la pipa magari accendo
per un verso
di rimando
sabato 22 novembre 2025
vento d'autunno
se ho tanti volumi
sul tavolo da sfogliare
figurati il vento d'autunno
quante pagine adesso
sul viale
ogni albero è scaffale
le panchine di foglie
da spolverare
e poi cappelli
pure ombrelli
sul marciapiede
ha un gran da fare
come a tenere il passo
riescono solo persiane
in metrica
e vasi da balconi
a metter le ali
che dire infine
di certi pupazzi
giù nell'orto
ad agitare un filo di bucato
subito strappato
così alle spire d'osteria
già barcollante
e senza giusta rima
nelle gambe
c'era un padre
faccia scura
da gendarme
con la cinghia
ad aspettarmi
il premio
quella sera di colpo il tuo sguardo in tuta di corsa al salto tra le macchine io fermo in fila suonando all’angolo hai attraversato l...
-
ora porgo la mano stringendo un vecchio compagno rimasto indietro sulle passeggiate d'un paese di mare a me tanto caro dove ho cura...
-
vorrei portarvi con me indietro nel tempo in quel cortile a giocare stagioni più belle un invito di brughiera al mattino o sulle spiagg...
-
e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...