mercoledì 31 dicembre 2025

la lanterna

 


a mezzanotte voglio
lanciare una lanterna
per accendere la speranza
 
quando s'è spento un altro anno
senza te
 
e seguirla lassù
per poco in volo
è come stare noi due insieme
 
quell'istante
che non ci siamo incontrati mai
 
 

la pipa

 

m'affaccio sull'uscio
ogni tanto a mirare
nella nebbia

ma d'aria fredda gira
soltanto un sogno
lento il fiocco che scivola
e muore

non posso raccogliere
altri ricordi d'un inverno
scarnito fino all'osso

c'è un sacrario di resti
giù nell'orto
pietoso il velo
di medaglie bianche
e nastrini sulla rete
al gelo

qui si combatte la solitudine
al camino stanotte
sparando scintille
su per la cappa

anche la pipa fa la sua parte



la pagina in fondo

 

mi segui sempre
e ti sento così vicina
che non ho notizie

qui
attenta al mio respiro
capisci a volo
l'affanno
stringendo in seno
un'emozione
come nascondendo il sorriso

prendi la mia penna
a sostenere
ogni battito
impugnandola
nella china
o nella vecchiaia
che s'avvicina

ma chi sei
amica mia
tra le righe
che vieni a scoprire
quanto siamo
innamorati
di poesia
e quanto
siamo lontani

allora vorrei prenderti
per mano
accompagnando
fianco a fianco
questo racconto
sempre più stanco
fino all'ultimo foglio
dove
un piccolo desiderio
soltanto voglio

partire nell'attimo
che accarezzi
la pagina
in fondo
ad occhi fissi




*

( all'ultimo dell'anno accarezza ti prego, la pagina in fondo ...)


martedì 30 dicembre 2025

una scarpa di neve

 

anche stanotte non si dorme
ogni tanto uno sguardo
fin dove misura
una scarpa di neve
ascoltando quel tonfo
a cadere baffi di gelo
 
m'affaccio alla strada
dove rimane un fanale
di guardia al solito posto
 
altra posta la luna
con la gobba a scendere
tra i rami della quercia
davanti casa
 
al camino
finita la legna
m'addobbo di coperta
fissando la brace
e l'ultima scintilla che parte
 
allora accendo la pipa
cercando riparo alla bottiglia
ma quanti ricordi
saltano addosso
l'ultimo dell'anno
se un vagito di luce
sorride per capodanno
ma sono botti
fuochi e pure schioppi
 
poi dormo
fisso allo schermo
con tanti auguri
per un mondo insonne
dove sparano davvero
mica madonne
 
 

una storia breve

 

magari una passeggiata
sul lungotevere
tu elegante
io vestito come sempre
 
e dall’isola
controcorrente
sotto i ponti
fino a castel santangelo
una storia breve
ci racconterà il fiume
 
con quell’angelo
spada tratta
a tuffarsi implume
 
i gabbiani a dormire
quando mi baci
un’ultima volta
 
o sarà un’ombra
a far finta di stare
ancora insieme
 
non importa
se il barcarolo
affonda alla curva
giù in fondo
i remi
 
sul tavolo ho riposto
il tuo ricordo
e la penna nell’astuccio
 
grazie per l’invito
 
 

lunedì 29 dicembre 2025

segno polare

 

tornare alle veglie d’un camino
con la neve che scende sui tetti
e per strada compone silenzi
nelle righe di gelo sospese
 
ai vetri tu reggi le fila
d’una candida matassa
come al telaio del tempo
tessono antichi ricordi
 
mi basta un piccolo presepio
in fondo al cuore
dove sul muschio
 posare stanco
il bambino che ho dentro
 
sete d’un sorriso
alla capanna del bambino
per una stella che governa il cammino
 
ma il nostro è perduto
sulla mappa dei sogni
dove non trovo
più quel segno polare



domenica 28 dicembre 2025

l'ultimo dell'anno

 

non state lì impalati
sulla porta
cari vecchi compagni
venuti a trovarmi
 
se d’un pezzo che vi cercavo
non trovando mai il coraggio
figurati adesso sempre più stanco
e alla fine del viaggio
 
quante fermate ancora
oppure quante stazioni o treni
mancheranno
 
la chiamo pietas
la vostra a sostenere
quest’affanno sulla soglia
 
eccoci l’ultimo dell’anno
insieme a raccontare
ma sì tutti al caminetto
dei sogni fino a capodanno
per stare in pace
 
sarà l’occasione
di rivedere con voi
immagini di ieri
come non basterà legna
tutta la notte
a girare un cinema
 
nella stanza mia preferita
nasconderò i libri
quaderni
le nostre chiacchiere
 
adesso andate pure
che dio vi benedica
anche se non ho
dentro
il benché minimo
desiderio di sentirlo
 
la partita è finita
e d’indulgenze
condoni
mi sono rotto
i coioni
 
troppo facile pentirsi
hai voglia a ripetere
perdono
sono fatto così

al brindisi della staffa
tiro fuori un bel vaffa
 
 

gelo


uscendo questa sera sui marciapiedi
tra gente alle vetrine
e per strada di corsa
arrivo all’angolo
già stanco

fa freddo
e nell’aria di natale
il fumo di caldarroste
regala sensazioni d’un tempo

quando non c’era tutta questa frenesia                        di consumare
soltanto poche come più care cose

la vigilia magari sotto la neve al ritorno
con il cane coda dritta sulla porta 

tu madre ai fornelli
e un dolce al forno
allora si stava a un tavolo
di cucina intorno
stretti sul piatto di minestra
anche un sorriso poteva bastare
 
se non c’era riscaldamento
al camino accostavi
i piedi bagnati
perché legna non mancava
in fondo al cuore
 
adesso torno al caffè a salutare
ma ci sono solo giovani che vanno di fretta
forse nel retrobottega di vini e oli
posso brindare
 
c’è un vecchio come me
che ad ogni festa
aspetta un ritorno
e bicchiere dopo l’altro
ci facciamo compagnia
 
poi tornando
mette brividi quel fiocco
che annaspa cadendo
tra neon di pubblicità accesi
ma non farà inverno
 
sono sorrisi finti
strette di mano facili
a mettermi addosso
un gelo



sabato 27 dicembre 2025

in tutti i sensi

 

faceva l’amore
così bene
che venivano
uomini in volo
 
e tanti in fila
che certe sere
ho creduto
fosse la luna
 
a chiamare
amanti
giù nel vicolo
dove faceva
il mestiere
più antico
 
al secolo
l’arte di godere
per un paese intero
e dintorni
 
si dice pure
del prete amica
tra virgolette
eppure
non era solo
una gran figa
 
da vecchia
dimostrava
saggezza
a coltivare
l’eterea bellezza
 
come insegnando
nel tempo alle donne
quando è pronto
il frutto da cogliere
 
ai giovani
il gusto in tutti i sensi
del piacere
da non confondere
con il vero amore
 
se n’è andata
fiore a maggio
che è la stagione
più bella
il suo bocciolo
chino
non la fronte
dove tutti
hanno lasciato
un bacio infine
 
peccato quell’addio
alla puttana
saltato in bocca d’ubriaco
 
che lei aveva cacciato
chiudendo la porta
al circense
 
e davvero dignità
teneva in testa
non tra le gambe
 
l’ho mirata
di nascosto
alle voglie
stella in cima
 
per sempre bella
la mia vicina
 
 

venerdì 26 dicembre 2025

la strada di casa

 

queste nostre sere d’inverno
passate al camino
tra i fumi dei sogni
le capriole della fantasia
le nostalgie
e tutto il tempo raccolto
in cenere

mentre sulla strada
il freddo di ghiaccio
sta appeso ai rami
e se ne va in fondo alla valle
il rumore di un silenzio profondo nell’anima

e tu mi lasci in cima a un desiderio
quando ascolto sfogliare al pendolo
tutte le stagioni trascorse
i momenti vissuti
i nostri giorni voltati
al calendario della vita

guardo la luna fissa ai monti
e quante stelle fiorite in una notte gelida

ti penso
e non c’è un solo tormento
un richiamo
una rincorsa
senza il tuo nome
senza la tua voce

fuggono a volte quei miraggi
e migrano oltre i confini della mente
eppure rimane seminato
questo ventre di solitudine
della voglia tua

quando sgorga un gemito dalla fonte
sale un seme di sorriso
nel fiotto d’una lampada
che ho acceso fuori

perchè anche un solo tuo ricordo
trovi in questo buio sospeso
la strada di casa






*****


il più bel commento da quel grande amico fratello e compagno da Campobasso, Rosario , grande poeta vero che ricordo come immenso segno polare nell'arte della scrittura ma soprattutto in quella di amare uomini terra e donne e la vita con i suoi ideali, le battaglie, l'anima grande che non so chiamare diversamente, ma è la spiritualità del nostro essere maledettamente uomini a distruggere poi tutto...

""Sì c'è qualcosa d'antico riverberato in linguaggio moderno, nella tua poesia che mi riconcilia liricamente, con la nostra bistrattata lingua, ma che anche m'accompagna dolcemente a ritornare giovane e alle letture che allora facevo ...
Poi nelle tue atmosfere ci sento aleggiare il
Pascoli, appunto, con i suoi timori panici, le sue penombre e le sue melanconie: ed è per me un godimento puro!
E' una poesia scritta con parole moderne cariche d'un Sapere senza tempo: che riverbera le nostre pagine più belle della Letteratura ...
Non è una imitazione banale, tutt'altro: non ci sono parole tronche, il verso è libero, il ritmo è saggiamente musicale!
Poi le tematiche, autobiografiche (penso...) non hanno niente di stonature egotiche, sembrano quasi pagine di un diario che sottolineano riflessioni e situazioni umani, comuni, vere, perciò a portata di tutti (si oggetivizzano) e poeticamente congrue ...
" ...
il freddo di ghiaccio (...)" da la misura di un uso dell'immaginazione e delle metafore originale e genuinamente lirico.
Insomma non si legge oggi giorno, poesia del genere, anche perchè per scriverla ci vuole creatività e padronanza nello scrivere, ma soprattutto un amore infinito verso la nostra Letteratura, fatto di letture, studi e assimilazioni che forse molti non fanno più!
Che dire più, solo che continuerò a leggerti con un piacere tutto soggettivo e grandissimo.""
Grazie ROSARIO


giovedì 25 dicembre 2025

buon natale Nonna

 

Nonna
ricordi
i vecchi calessi cigolavano al guado
e la tormenta risparmiava
un pezzo di pane sul davanzale
 
in fondo due tizzoni bastavano
a farti rammendare mille disgrazie
e quando a tavola
la meraviglia apparecchiavi in un momento
eri il supermercato della semplicità
 
dove sei
due parole
e la notte era una gran signora
che veniva sempre alla stessa ora
si fermava sulla soglia
rimboccava piccoli sogni 
 un bacio
e le favole sul comodino
erano i migliori quotidiani
 
nonna
a volte l’assenza soffoca questi ricordi
il silenzio acquista assurdo
ogni giorno questo traffico
questi orari
l’ansia di correre
la disperazione di lavorare
soltanto per mantenersi una pelle
la solitudine di tombe
che si trascinano a benzina
a piedi   in autobus  ovunque
per scannarsi in una fila
 
una raccomandazione   un desiderio
uno  semplice
resta quello di godere
ora  subito  tutto
 
nonna cara
sai
la mia donna è un lungo
impossibile conto fine mese
telefono  parrucchiere  lavoro
a letto recita fedele
fuori lei e sua figlia parlano di cambiare

riescono solo a cambiare pettinatura
 
tra poco sarà Natale
vorrei pregare come una volta
andare a messa per sentire l’organo
e qualcosa dentro
 
mangiare un po' del tuo dolce
scriverti una letterina
e nascondere sotto il piatto
i miei inutili propositi
cantare con te come facevi
quando era troppo freddo
ma in quelle stanze scoppiava il calore
che non dà nessun carburante
 
povera vecchia
filavi comunque
la tua piccola fine in un angolo
veglia misurata
ti bastava un segno
 una minestra
 
l’ultimo natale
dicevi
perché non sorridi
sei giovane
 
dio mio
 in quella tomba
ho nascosto tutto
tutto
 
lasciatela riposare
lei capiva
stappate pure la vostra allegria
brindate   buon anno
ma lasciatela in pace
 così come ha sempre vissuto
appena
 senza dare fastidio
 
cara immensa donna mia
riposa tra le cose più belle
i miei balocchi
l’innocenza di giocare un sasso   una biglia
senza gridare
senza sparare
 
buon natale Nonna



mercoledì 24 dicembre 2025

sono qui

 

sono qui
tra le braccia del presepio
l’aria di cornamuse
il suono di zampogne
 
e mi accorgo di essere vissuto
negli anni trascorso ad ogni festa
fino alla soglia d’una avara vecchiaia
 
il tempo rimane appeso a quell’albero
dove tremule luci dai rami pendono sulla sera
 
lascio ai piedi d’una vita
tutti i vostri regali
senza aprirli
 
solo la sua mano sapeva scartare
quest'anima



la sera della vigilia

 

la sera della vigilia
mio nonno restava appeso allo sdraio
con il fuoco a rimuginare pipa e ricordi
 
per strada la neve forse impastava
una voglia di seguire passi familiari
come traccia sicura d’un tema a memoria
 
lo spiffero sotto la porta saliva un brivido
e dai vetri disegni strani affaccendati sul vicolo
ogni tanto il pendolo sgominava l’assenza
ma in cucina due pentole suggerivano curiose
 
mia madre mescolava sicura
quelle tradizioni che una data teneva a coperchio
dritto il cane sotto il tavolo
a menar coda copiando le stesse emozioni
 
poi la notte
quando stavi apparecchiando
tutta l’attesa disponibile per una festa vera
 
antico natale
che ogni camino calava in gola
e il rintocco di mezzanotte rosolava sulla brace
 
a letto nascondevi un tizzone per tenere acceso più affetto
e la cuccuma sulla stufa brontolava sempre
 
allora ti stringevi addosso uno scialle di pazienza
cara mamma
 
e pregavi in silenzio
mentre fitta in penombra questa dedizione
cresceva le mie ossa
 
sopiva nell’ascolto
un sommesso cantiere
perché quelle mani stanche
conservavano serene botteghe


 
 

martedì 23 dicembre 2025

compiti d'inverno

 

non è il tuo segnale dall’orto
solo vento a fischiare
 
m’affaccio lo stesso
sulla strada maestra
che porta quel compagno
dell’ultimo banco
alla lavagna di nebbia
per i compiti d’inverno
 
e in cortile mi scappa ridendo
scuffia
il tuo nome di battaglia
a coprire orecchie a sventola
 
poi sul piazzale incontro bambini alla fermata
urla e spinte
sempre in ritardo noi
con la corriera persa da poco
 
correndo al domani
sei caduto al gioco
 


lunedì 22 dicembre 2025

coriandoli e brillanti sparsi

 

e mentre ti bacio
alla foto sotto la neve
improvviso un turbine
di coriandoli ad avvolgere
immagini di ieri 

trema un fiore al gelo
composta la prece
in un fazzoletto di terra
nascosto quanto dolore
 
a quella foto dove sorridi
danzano fiocchi
a confine del tempo
sui crisantemi secchi
a natale 
ma ad appassire
sono in bocca
tante preghiere

alzando allora lo sguardo
attraverso i baveri
nel deserto bianco
scopro
brillanti sparsi
sulle tombe
e le croci
 
come acini
rimbalzano
di luce
preciso quel sorriso
per chi non crede
 
esco al cancello
d’un sogno evaso
mi segno

se poi è amore
o fede
 
 

domenica 21 dicembre 2025

nessuna notizia

 

aspettando di notte
l'ultimo treno
 
la gente dorme
in sala d'attesa
mentre fuori
nevica
 
sono rimaste in fila
orme al gelo
di te nessuna notizia
 
che il silenzio
accompagni allora
nei coriandoli
a casa
già bianchi i vicoli
 
cappello e pastrano
spolverati di neve
il bastone va giù
che è una meraviglia
 
appresso il vecchio
alla fioca luce 
che smeriglia
un fanale
dal berretto frigio


sabato 20 dicembre 2025

portami un saluto


scrive per noi
adesso il vento
poeta di foglie

l’ultima a dondolare
fuori dalla finestra
sospesa

arrivando il bacio   
a confondere
ti amo
con l’addio

sei partita così
volando al tramonto
il tuo rossore

lì a salutare 
con un mantello
di nuvole nero
quella campagna d’autunno
canestre ai fianchi

e sui filari ho contato
quanti anni
come acini
caricati sui carri 

portami un saluto
scrive ancora il vento
di strapparti via
non sapendo
 


venerdì 19 dicembre 2025

sul confine che è sera

 

ecco
siamo arrivati
sulla rotonda
davanti il lago
 
senza gelato
ma camminando
fino alla panchina
più lontana
per la dieta
 
interi pomeriggi
a raccontare
di tanti viaggi
come d’una vita
quando vele
e barche
già annuiscono
che è finita
 
all’angolo d’un tramonto
ti sei fatta ombra
mentre continuo
alla stessa pensione
con i fiori in veranda
il the sulla distesa
qualche riflesso alla diga
sul confine
che è sera 

sempre a fianco
dopo cena
a salire dagli angoli più segreti
del cuore
questa voglia di nasconderci
ancora innamorati

e la luna che è notte 
a far da palo
ai nostri baci 

e finisce un altro weekend  
domani che riparto col treno
e dal finestrino mi scappa la solita
lacrima
tu invece sorridi
mirando al vecchio
che dorme sedile accanto
 
gonfia e mai una volta
ordinata la valigia
 
ho la scusa giusta
 
 
 

giovedì 18 dicembre 2025

il senso di vivere

 

una notte di stelle
nello spazio infinito
di buchi neri e galassie
astri e comete
a cercare te
sul cuscino
 
una notte come questa
nel buio della stanza
con tanti dubbi sparsi
a soffitto
 
allora tendo la mano
verso un’ombra
che non parla
l’ultima in fila
ai piedi del letto
 
ricordi
eravamo a quella festa
c’era fuori una notte
al trapunto stupenda
 
seguivo con lo sguardo
le tue labbra
eri la stella
più bella
 
innamorati anche stanotte
ultima dell’anno
 
basterà un bacio
alla mezza
uscendo insieme
mano nella mano
 
perché interrogando
il senso di vivere
 
già quell'ombra
risponde muta
 
 
 

nel giardino d'inverno

 

nel giardino d’inverno
disegna una lumaca
giri d’argento
 
alberi nudi
nelle braccia secche
gridano muti
contro nuvole a stracci
 
forse piove
e sul muro l'edera
spoglia
a ridosso della sera
 
ora sei a cavalcioni
di voglie in fumo
galoppando all'orizzonte
volute di camino
 
e vanno stormi neri
su banchi di nebbia
a ripassare la storia
 



un certo effetto

 

quattro medaglie di gelo
sulla rete
luccicano al sole
dopo la bufera
 
i pali della staccionata
a portare cuffie bianche
in fila
fanno un certo effetto
come altre gobbe
spettinando neve
il vento sull'orto
 
goffo pure il camino
sepolto d'un manto
fino alla grondaia
che aguzza pugnali
di ghiaccio
 
segue al crepitio
un tonfo
 
nel silenzio
ogni volta
più sordo
 
 

mercoledì 17 dicembre 2025

volevi farti bella

 

sui fornelli era pronto il sugo
mentre nelle stanze un profumo
già imbandita la tavola
 
peccato quelle macchie
sul grembiule
volevi farti bella
che importa se
rimasta sola
 
ogni volta a guardare giù in cortile
quello scorcio di strada
al di là dei vetri
a vapore coperti
 
bastava un panno
per aspettare un uomo
o asciugare tante lacrime
di nascosto
 
volevo solo dire
ti voglio bene
rimasto in gola
per un altro rimpianto
 
eri appoggiata alla mensola
del camino
quella sera
che per l’affanno
non stavi più
 in poltrona
 
abbracciando quell’ombra
ho capito
che a nostro padre
eri di nuovo congiunta



d'inverno il viaggio

 

un altro pomeriggio
qui alla finestra
scrivendo sulla riga di nuvole
 
solite notizie
d’orti e vicoli in cronaca
quando viene la sera
 
e il vecchio postale
scende vuoto ormai
 alla stazione
 
mentre salgono
fumi e i tuoi odori
al calendario
in cucina
così la minestra a cena
avrà sapore di ricordi
 
poi sulla poltrona
ascolto in penombra
calare dai portoni
per strada
antichi silenzi
che nemmeno un catenaccio
può trattenere
 
questo inverno
davanti il camino
porterà lunghi treni
di vapore al saggio
 
proprio allora
che comincia il viaggio
 
 
 

martedì 16 dicembre 2025

tempo di pioggia

 

quasi mi prende voglia
  dopo il lavoro
di venirti incontro stasera
 
sul viale sottobraccio
in questo tempo di pioggia
a prendere acqua
in faccia
 
senza ombrello
capelli a spazzola
la freschezza
addosso
fermarci a tutte le vetrine
che luccicano sulla tua pelle
 
intorno è naufragio tra le onde
sul marciapiede
gente zuppa ai remi
e vele strappate al semaforo
affonda l’idea
 
sono fermo al portone
ma è solo un temporale
e se a letto ci bagnassimo
ancora



lunedì 15 dicembre 2025

stanze d'inverno

 

la sera
lungo cole di ghiaccio
scendeva alle pareti
come un brivido
dal tetto colmo di neve
fin nelle ossa
 
quando in cucina
salivano alla finestra
braccia stecchite
d’alberi allo stremo
nel vento gelido
ad imbiancare l'orto
 
e così tutti al camino
con le nostre attese
tanti sogni in fumo
 
ecco
sulle scale
e dai vetri
questa casa
non ha smesso di tremare
nei rumori d’assenza
stanze vuote 
mobili antichi
 
resiste ancora
quest’opera di pietre
duri conti
sacrifici
 

continua a vivere
adesso che non ci sei
perchè le cose tue
negli armadi
dentro i cassetti
tutto mi parla di allora
 
e so ascoltare
anche un sussurro
riconoscere il soffio di tramontana
alle persiane
quando fuori cadeva
e soffice filavi sulle ginocchia
bianca lana
 
era il tuo regalo di natale
quel maglione che portavo
d’un sorriso
 
e mi bastava



domenica 14 dicembre 2025

alla mia donna

 

quando alla finestra
cercavo il mare
e tra i rami e dentro le foglie
il vento della sera
portava quell’odore di terra assetata
 
quando tra i tuoi capelli
chiedevo
la serena attesa di un vecchio
e caduti tormenti
 sulla strada in fondo
stavano da un pezzo sepolti
 
quando la preghiera di una povera madre
accompagnava un lamento
alla funzione della sera
e curvi altri ricordi si accodavano
alla muta di relitti abbandonati
a un molo di ignoranza
 
allora cercavo lontano un mare
e una distesa da cavalcare
con le fantastiche illusioni
quei giochi più belli
e mai provati
tanti sogni d'antica giovinezza
 
e le voci
le rincorse
il tuo sguardo
quel silenzio devoto all’amore
 
la tua mano dentro la mia sofferenza
una carezza prima della notte ultima
 
io cercavo alla finestra un’altra stagione
quando cambia il vento
e sulla sera provi tanta stanchezza nelle ossa
perché il tempo alla meridiana è fuggito
 
e piegato a letto
tra le ansie antiche
senti tutta la naufraga malinconia
spogliare ricordi e perdute illusioni
come un’amante mai posseduta appieno
 
il mare era di là
vicino  oltre le canne
la voce penetrava le stanze
e le reti contenevano tutte le nostre speranze
 
era tua quella voce profonda
che nella mente rotola a tratti
fino a diventare sgomento
di un passato ancora vivo
 
così oggi continuo a fissare lontano
la tua grande assenza
su quella riga in fondo all’orizzonte
 
dove nessuno
ha potuto scrivere
più del mio tormento


 

sabato 13 dicembre 2025

sempre

 

passo interi pomeriggi
dal lato dove prende più
il vento
 
sul sedile che preferivi
un tempo con lo scialle
 
e la sera intanto
sale lenta dai campi
canestra di vimini
profumi e incanto
 
con i sorrisi in cartolina
d'un sereno tramonto
due nuvole appena
il ricordo di te
sullo sfondo
 
ho tolto l'edera
alla targa col tuo nome
ma persa battaglia
con la fontana
che gorgoglia
ancora zeppa di foglie
e
nella buona o cattiva sorte
ho sposato
questa casa
che si lamenta
sul cancello
cigolando
alla partenza
 
cerco le chiavi
ogni volta girando
dubbi a vuoto
se non posso chiudere
col passato
 
lei mi guarda dalle finestre
si nasconde nell'ombra
dietro le tende
 
mi aspetta sempre
 


venerdì 12 dicembre 2025

paese di neve

 

voglio scrivere
d’un paese di neve
mezzo addormentato
a fumare sui tetti
disteso sotto lenzuola
immacolate
nei silenzi che solo tu raccoglievi
e al camino piano filavi
 
chissà quanto pregavi
sottovoce
mai un lamento
ho ascoltato
 
per le vie bianche
dove anni più belli
ho posato
e per vicoli a matassa
giocando e scivolando
verso la vita
t’ho perduta
 
stasera che guardo indietro
su per le colline imbiancate
sento dentro un brivido
scappare dalla schiena
 
ecco son tornato
dalla corriera
incontro
ed il cane muso lungo
tra la neve che salta
alle mie braccia
 
 solo che tu non ci sei più
quel mio compagno chissà dove è sepolto
ed io sto qui alla finestra
vecchio ad aspettare
l’ultima tradotta
così
tornerò da te
per sempre


 
 

giovedì 11 dicembre 2025

candida

 

a sera finivi di stendere
anche la tua ombra
sulla madia
 
così l'orto
si preparava
all'inverno
fissando
un giro di lumaca
con la scia di bava
 
se i passi tuoi
sempre più lenti
all'ultimo sole
 
cadevano i giorni
uguali foglie
staccate d'un calendario
grigio in cucina
 
ancora più muti
davanti a tante illusioni
in fumo
io e te al camino
 
come un paese
intorno
 
sulla rotta di nebbia
vascello fantasma
navigando
 
strappate le vele
e di vicoli le corde
tirate in gola
 
al timone l'assenza
fino all'ultimo porto
dove sei discesa
 
mani giunte
candida la chioma
come quell'anima
 
che all'offesa
nemmeno il tempo
poteva
 
 

mercoledì 10 dicembre 2025

robba finta

 

la sarta del borgo
se n’è andata
ancora fissa
sull’orlo d’una vita

a piccoli passi giù nel vicolo
uscendo di bottega
solo ieri
t’infilava un sorriso
e
curva alle misure
raccontava le sue storie
in mezzo a fili colorati
spilli e gessetto
bottoni sparsi

chissà quanti vestiti
provava al manichino
solo moda antica
d’obbligo allora l’inchino

chiaro il messaggio in vetrina
no cina

adesso rimane
la gatta senza padrona
a far le fusa
sulla porta
ciotola vuota
m’annusa

fame
o robba finta



martedì 9 dicembre 2025

lungo via d'inverno

 

fiocchi all'improvviso
quell'attimo in aria
che m'hai baciato
 
era il tempo di sorridere
noi due correndo
lungo via d'inverno
 
il brivido di stringere
in coda alla cometa
una sorpresa
 
brillando
per vicoli e traverse a natale
solo il tuo candore
mano nella mano
fidanzati a scuola
 
stasera
rimangono due vecchi
sui banchi
al fermo immagine
stretti stretti
 
 

lunedì 8 dicembre 2025

marea di sensi

 

ora sei
qui
a letto nuda
nel brivido d'attraversare
la distesa
di bianche lenzuola
 
mentre cadono
inutili parole
salgono gemiti
come il battito in corsa
d'un cuore
 
poi sussurro d'onde
dopo la tempesta
il mare compone
 
calma piatta
nel plenilunio
d'amore
 
muovendo le acque
al tuo astro lucente
marea di sensi



domenica 7 dicembre 2025

finestra d'inverno

 

a volte colgo sui tetti
al tramonto
certe tinte
 
le stesse tue di rossore
 
come stasera
nell’attimo fugace
d’un saluto di rondini
in cielo sospeso
 
il battito
di qualcosa che muore
 
e vola il ricordo
 un nome indietro
alle nostre stagioni
che richiamano
i colori d’un volto
 
quando crescevano gemme
ai seni
ed eri bella
così tanto di primavera
 
poi d’estate
con la tua pelle
fondo sabbia
 
e se d’autunno
ho colto quella foglia
 
 rimane
alla finestra
d’inverno
rigido adesso
il tuo pallore


 

sabato 6 dicembre 2025

alla fonte antica

 

la navata centrale
ormai crollata
testimoni noi due
con le ombre invitate
tra banchi rimasti
e piccioni
di rimando
ad intrecciare voli

l'altare
senza crocifisso
come la campana
perduta

fa eco il silenzio
al trambusto del confessionale
dove in tanti dal bisogno
si sono liberati
non dei peccati

e le pecore smarrite
non vanno più al recinto
se il pastore trasferito
l'unico uffizio
adesso rimane
la processione
d'animali
a piedi
o alle ali
ma sempre più fedeli
dei cristiani

sono ostaggio
d'ultime pietre
pendenti dallo squarcio
quasi indulgenti
all'ultimo impenitente

la sera che ascolto sul vespro 
rintocchi lontani
e uscendo sullo spiazzo 
miro la fonte antica
percossa in vena dal sisma
a raccontare come me
muta



venerdì 5 dicembre 2025

il potere della neve ( autrice Luceblu2 )

 

Un mondo diverso,oggi mi appare,
di un bianco abbagliante,ovattato,
scintillante.

Nevica....la mia mente
scivola inevitabilmente in un lontano
passato,in un luogo amato, che non è
questo.Miracolo della neve che tutto
copre e tutto uguaglia.Il mondo è pulito.

Vedo una bambina con le mani e
viso arrossati, fa freddo ma lei vuole
giocare.Ecco fatto, un uomo di neve
appare. Quante palle di neve ricevute
e lanciate e mille capriole con i suoi
amici più cari.
Intirizzita,con mani e piedi congelati,
i vestiti erano vecchi e logorati, correva
nella piccola cucina vicino alla grande
stufa sempre accesa.L'onnipresente nonna
affaccendata con la sua calzetta,
la spogliava,strofinava,l'avvolgeva in un
caldo asciugamano e la teneva stretta tra
le sue braccia.Inventava fantastiche storie
di principi,principesse,palazzi incantati e
amori intramontabili.
La bambina vedeva tutto questo nei muri
scrostati della piccola casa.

Quello fu il tempo più felice,quello fu il tempo
dei sogni e illusioni, quello fu il tempo dove
l'amore mi veniva donato senza nulla chiedere.
Guardo dalla finestra,nevica ancora,
la via è solitaria e silenziosa.
I rami degli alberi crollano
sotto un peso insopportabile.
Il gelo mi avvolge e non ci sono braccia calde
a riscaldarmi.
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solitudine ( autrice Luceblu2 )


La mia solitudine è fatta di te,
il tuo silenzio come muro dove
rimbombano le mie parole,
la mia mano abbandonata,
immobile, che non copri con la tua.


La mia solitudine è fatta di te,
dal tuo sguardo che non incrocia
il mio,dalla dura smorfia della
tua bocca che più non cerca le mie
labbra.

La mia solitudine è fatta di te,mi
mancano i tuoi abbracci,la tua
sonora risata,la tua presenza,la
tua assenza.

La mia solidutine è profonda
come il mare,buia come un pozzo
senza fine,amara come una sconfitta,
La mia solitudine è fatta di te.


lasciami il cielo

 

dalla  volta stellata
ho raccolto il gambo d’una cometa
 
lascerò quel sogno
 tutta la notte
sul comodino acceso
 
nel piccolo vaso
occupato ancora dalle tue radici
 
poi  sull’alba in fila
a seguire  i gabbiani
voglio tuffarmi
dentro l’azzurro
popolato solo dei tuoi voli
 
amore
tutto di me
hai preso
terra e mare
 
lasciami il cielo
per mettere
incontro a te
le ali
 
 

giovedì 4 dicembre 2025

u n i c a

 

nella stanzetta
d’inverno
all’ultimo piano
avevo lasciato
la pagina vuota
a te che bussavi
a questo cuore
invano
se non sapevo amare
 
un piccolo uomo
in bassorilievo
con la paura
di scalare un monumento
d’amore
 
e mai diventato il sogno
reale
la vita
è piatta
normale
 
questa pagina
contiene ancora
tutto quello che un tempo
non sapevo sussurrare
 
il foglio bianco
dove l’assenza 
ora può libera urlare
 
come una volta
davanti il mare
tra le onde
bytes e tormento
a galoppare
 
miravo fisso
sullo schermo
quella mano lontana
naufraga e temeraria
la tua che salutava

null’altro 
dal somaro
che un clik 
sulla tastiera


mercoledì 3 dicembre 2025

cambia il tempo


guardo fuori
sulla strada scura
verso sera
i monti in fondo
bianco cappello alle cime

cambia il tempo
quasi piove
chiudendo le finestre

poi siedo stanco al camino
tra due salti di fumo
gomiti in poltrona
e gatta a ciambella

ma sì dormiamo
stretti noi due
a far le fusa

ascolto solo
giù nel vicolo
ultime voci al ritorno
il pianto d’un bambino
sommesso
così lontano
che la notte ci sorpassa

ora fisso ai vetri
il riflesso d’un vecchio
che si trascina in penombra
su per le scale

e tu sdraiata al tepore di brace
non vieni
lo so

non ti piace
quel freddo cane a letto
 


martedì 2 dicembre 2025

bisogno di me solo

 

delle sue tempeste
ho bisogno
per caricare certe voglie

poi della calma piatta
per tanti silenzi
che ho dentro

non sono più andato al mare
senza te
dalle nostre stagioni
fuggendo
e da quelle orme
che sto cancellando

ma non riesco
ed oggi
tornando alla distesa
d'inverno
sono quegli anni ad urlare
tra i forri
la tua voce
alle scogliere

ed il tempo
il nostro più bello
schiuma rabbia
sulle spiagge deserte
camminando
pugni in tasca
faccia al vento

bisogno di me solo
qui
davanti l'universo

a raccogliere un istante
la vita
che muovono le acque

ed è già finita


lunedì 1 dicembre 2025

per caso

 

veniva giù quella sera un temporale
da navigare il marciapiede
d'ombrelli in fuga generale
 
un diluvio
bussando grandine
unico rifugio
la pensilina
 
se pure il tram
batteva in ritirata
su viale regina margherita
saltando la fermata
 
tanti i sacramenti
lanciati in coda
ai vagoni che planavano
sui binari
poi il tuono
a scatenare intorno allarmi
 
ma era il tuo viso
bagnato d'incanto
come un fulmine
a colpire per caso
 
la sirena in testa
che già suonava
 
 
 

pardon

  se alle siepi cade il vento poco male da un pezzo non ho più fiato per arrivare al cancello   non scendo dalla stanza odiando i rumori le ...