Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante (Friedrich Nietzsche)
mercoledì 31 dicembre 2025
la pipa
m'affaccio sull'uscio
ogni tanto a mirare
nella nebbia
ma d'aria fredda gira
soltanto un sogno
lento il fiocco che scivola
e muore
non posso raccogliere
altri ricordi d'un inverno
scarnito fino all'osso
c'è un sacrario di resti
giù nell'orto
pietoso il velo
di medaglie bianche
e nastrini sulla rete
al gelo
qui si combatte la solitudine
al camino stanotte
sparando scintille
su per la cappa
anche la pipa fa la sua parte
la pagina in fondo
mi segui sempre
e ti sento così vicina
che non ho notizie
qui
attenta al mio respiro
capisci a volo
l'affanno
stringendo in seno
un'emozione
come nascondendo il sorriso
prendi la mia penna
a sostenere
ogni battito
impugnandola
nella china
o nella vecchiaia
che s'avvicina
ma chi sei
amica mia
tra le righe
che vieni a scoprire
quanto siamo
innamorati
di poesia
e quanto
siamo lontani
allora vorrei prenderti
per mano
accompagnando
fianco a fianco
questo racconto
sempre più stanco
fino all'ultimo foglio
dove
un piccolo desiderio
soltanto voglio
partire nell'attimo
che accarezzi
la pagina
in fondo
ad occhi fissi
martedì 30 dicembre 2025
una scarpa di neve
anche stanotte non si dorme
ogni tanto uno sguardo
fin dove misura
una scarpa di neve
ascoltando quel tonfo
a cadere baffi di gelo
m'affaccio alla strada
dove rimane un fanale
di guardia al solito posto
altra posta la luna
con la gobba a scendere
tra i rami della quercia
davanti casa
al camino
finita la legna
m'addobbo di coperta
fissando la brace
e l'ultima scintilla che parte
allora accendo la pipa
cercando riparo alla bottiglia
ma quanti ricordi
saltano addosso
l'ultimo dell'anno
se un vagito di luce
sorride per capodanno
ma sono botti
fuochi e pure schioppi
poi dormo
fisso allo schermo
con tanti auguri
per un mondo insonne
dove sparano davvero
mica madonne
una storia breve
magari una passeggiata
sul lungotevere
tu elegante
io vestito come sempre
e dall’isola
controcorrente
sotto i ponti
fino a castel santangelo
una storia breve
ci racconterà il fiume
con quell’angelo
spada tratta
a tuffarsi implume
i gabbiani a dormire
quando mi baci
un’ultima volta
o sarà un’ombra
a far finta di stare
ancora insieme
non importa
se il barcarolo
affonda alla curva
giù in fondo
i remi
sul tavolo ho riposto
il tuo ricordo
e la penna nell’astuccio
grazie per l’invito
lunedì 29 dicembre 2025
segno polare
tornare alle
veglie d’un camino
con la neve
che scende sui tetti
e per strada
compone silenzi
nelle righe
di gelo sospese
ai vetri tu
reggi le fila
d’una candida
matassa
come al
telaio del tempo
tessono
antichi ricordi
mi basta un
piccolo presepio
in fondo al
cuore
dove sul
muschio
posare stanco
il bambino
che ho dentro
sete d’un
sorriso
alla capanna
del bambino
per una
stella che governa il cammino
ma il nostro
è perduto
sulla mappa
dei sogni
dove non
trovo
più quel
segno polare
domenica 28 dicembre 2025
l'ultimo dell'anno
non state lì impalati
sulla porta
cari vecchi compagni
venuti a trovarmi
se d’un pezzo che vi cercavo
non trovando mai il coraggio
figurati adesso sempre più stanco
e alla fine del viaggio
quante fermate ancora
oppure quante stazioni o treni
mancheranno
la chiamo pietas
la vostra a sostenere
quest’affanno sulla soglia
eccoci l’ultimo dell’anno
insieme a raccontare
ma sì tutti al caminetto
dei sogni fino a capodanno
per stare in pace
sarà l’occasione
di rivedere con voi
immagini di ieri
come non basterà legna
tutta la notte
a girare un cinema
nella stanza mia preferita
nasconderò i libri
quaderni
le nostre chiacchiere
adesso andate pure
che dio vi benedica
anche se non ho
dentro
il benché minimo
desiderio di sentirlo
la partita è finita
e d’indulgenze
condoni
mi sono rotto
i coioni
troppo facile pentirsi
hai voglia a ripetere
perdono
sono fatto così
al brindisi della staffa
tiro fuori un bel vaffa
gelo
uscendo questa sera sui marciapiedi
tra gente alle vetrine
e per strada di corsa
arrivo all’angolo
già stanco
fa freddo
e nell’aria di natale
il fumo di caldarroste
regala sensazioni d’un tempo
quando non c’era tutta questa frenesia di consumare
soltanto poche come più care cose
la vigilia magari sotto la neve al ritorno
con il cane coda dritta sulla porta
tu madre ai fornelli
e un dolce al forno
allora si stava a un tavolo
di cucina intorno
stretti sul piatto di minestra
anche un sorriso poteva bastare
se non c’era riscaldamento
al camino accostavi
i piedi bagnati
perché legna non mancava
in fondo al cuore
adesso torno al caffè a salutare
ma ci sono solo giovani che vanno di fretta
forse nel retrobottega di vini e oli
posso brindare
c’è un vecchio come me
che ad ogni festa
aspetta un ritorno
e bicchiere dopo l’altro
ci facciamo compagnia
poi tornando
mette brividi quel fiocco
che annaspa cadendo
tra neon di pubblicità accesi
ma non farà inverno
sono sorrisi finti
strette di mano facili
a mettermi addosso
un gelo
sabato 27 dicembre 2025
in tutti i sensi
faceva l’amore
così bene
che venivano
uomini in volo
e tanti in fila
che certe sere
ho creduto
fosse la luna
a chiamare
amanti
giù nel vicolo
dove faceva
il mestiere
più antico
al secolo
l’arte di godere
per un paese intero
e dintorni
si dice pure
del prete amica
tra virgolette
eppure
non era solo
una gran figa
da vecchia
dimostrava
saggezza
a coltivare
l’eterea bellezza
come insegnando
nel tempo alle donne
quando è pronto
il frutto da cogliere
ai giovani
il gusto in tutti i sensi
del piacere
da non confondere
con il vero amore
se n’è andata
fiore a maggio
che è la stagione
più bella
il suo bocciolo
chino
non la fronte
dove tutti
hanno lasciato
un bacio infine
peccato quell’addio
alla puttana
saltato in bocca d’ubriaco
che lei aveva cacciato
chiudendo la porta
al circense
e davvero dignità
teneva in testa
non tra le gambe
l’ho mirata
di nascosto
alle voglie
stella in cima
per sempre bella
la mia vicina
venerdì 26 dicembre 2025
la strada di casa
queste
nostre sere d’inverno
passate
al camino
tra i
fumi dei sogni
le
capriole della fantasia
le
nostalgie
e
tutto il tempo raccolto
in
cenere
mentre
sulla strada
il
freddo di ghiaccio
sta
appeso ai rami
e se
ne va in fondo alla valle
il
rumore di un silenzio profondo nell’anima
e tu
mi lasci in cima a un desiderio
quando
ascolto sfogliare al pendolo
tutte
le stagioni trascorse
i
momenti vissuti
i
nostri giorni voltati
al
calendario della vita
guardo
la luna fissa ai monti
e
quante stelle fiorite in una notte gelida
ti
penso
e non
c’è un solo tormento
un
richiamo
una
rincorsa
senza
il tuo nome
senza
la tua voce
fuggono
a volte quei miraggi
e
migrano oltre i confini della mente
eppure
rimane seminato
questo
ventre di solitudine
della
voglia tua
quando
sgorga un gemito dalla fonte
sale
un seme di sorriso
nel
fiotto d’una lampada
che ho
acceso fuori
perchè
anche un solo tuo ricordo
trovi
in questo buio sospeso
la
strada di casa
""Sì
c'è qualcosa d'antico riverberato in linguaggio moderno, nella tua
poesia che mi riconcilia liricamente, con la nostra bistrattata
lingua, ma che anche m'accompagna dolcemente a ritornare giovane e
alle letture che allora facevo ...
Poi nelle tue atmosfere ci
sento aleggiare il Pascoli,
appunto, con i suoi timori panici, le sue penombre e le sue
melanconie: ed è per me un godimento puro!
E' una poesia scritta
con parole moderne cariche d'un Sapere senza tempo: che riverbera le
nostre pagine più belle della Letteratura ...
Non è una
imitazione banale, tutt'altro: non ci sono parole tronche, il verso è
libero, il ritmo è saggiamente musicale!
Poi le tematiche,
autobiografiche (penso...) non hanno niente di stonature egotiche,
sembrano quasi pagine di un diario che sottolineano riflessioni e
situazioni umani, comuni, vere, perciò a portata di tutti (si
oggetivizzano) e poeticamente congrue ...
" ... il
freddo di ghiaccio (...)"
da la misura di un uso dell'immaginazione e delle metafore originale
e genuinamente lirico.
Insomma non si legge oggi giorno, poesia
del genere, anche perchè per scriverla ci vuole creatività e
padronanza nello scrivere, ma soprattutto un amore infinito verso la
nostra Letteratura, fatto di letture, studi e assimilazioni che forse
molti non fanno più!
Che dire più, solo che continuerò a
leggerti con un piacere tutto soggettivo e grandissimo.""
Grazie
ROSARIO
giovedì 25 dicembre 2025
buon natale Nonna
Nonna
ricordi
i vecchi
calessi cigolavano al guado
e la tormenta
risparmiava
un pezzo di
pane sul davanzale
in fondo due
tizzoni bastavano
a farti
rammendare mille disgrazie
e quando a
tavola
la meraviglia
apparecchiavi in un momento
eri il
supermercato della semplicità
dove sei
due parole
e la notte
era una gran signora
che veniva
sempre alla stessa ora
si fermava
sulla soglia
rimboccava
piccoli sogni
un bacio
e le favole
sul comodino
erano i
migliori quotidiani
nonna
a volte
l’assenza soffoca questi ricordi
il silenzio
acquista assurdo
ogni giorno
questo traffico
questi orari
l’ansia di
correre
la
disperazione di lavorare
soltanto per
mantenersi una pelle
la solitudine
di tombe
che si
trascinano a benzina
a piedi in autobus
ovunque
per scannarsi
in una fila
una
raccomandazione un desiderio
uno semplice
resta quello
di godere
ora subito
tutto
nonna cara
sai
la mia donna
è un lungo
impossibile
conto fine mese
telefono parrucchiere
lavoro
a letto
recita fedele
fuori lei e
sua figlia parlano di cambiare
sì
riescono solo
a cambiare pettinatura
tra poco sarà
Natale
vorrei
pregare come una volta
andare a
messa per sentire l’organo
e qualcosa
dentro
mangiare un
po' del tuo dolce
scriverti una
letterina
e nascondere
sotto il piatto
i miei inutili
propositi
cantare con
te come facevi
quando era
troppo freddo
ma in quelle
stanze scoppiava il calore
che non dà
nessun carburante
povera
vecchia
filavi
comunque
la tua
piccola fine in un angolo
veglia
misurata
ti bastava un
segno
una minestra
l’ultimo
natale
dicevi
perché non
sorridi
sei giovane
dio mio
in quella tomba
ho nascosto
tutto
tutto
lasciatela
riposare
lei capiva
stappate pure
la vostra allegria
brindate buon anno
ma lasciatela
in pace
così come ha sempre vissuto
appena
senza dare fastidio
cara immensa
donna mia
riposa tra le
cose più belle
i miei
balocchi
l’innocenza
di giocare un sasso una biglia
senza gridare
senza sparare
buon natale Nonna
mercoledì 24 dicembre 2025
sono qui
sono qui
tra le braccia del presepio
l’aria di cornamuse
il suono di zampogne
e mi accorgo di essere vissuto
negli anni trascorso ad ogni festa
fino alla soglia d’una avara vecchiaia
il tempo rimane appeso a quell’albero
dove tremule luci dai rami pendono sulla sera
lascio ai piedi d’una vita
tutti i vostri regali
senza aprirli
solo la sua mano sapeva scartare
quest'anima
la sera della vigilia
la sera della vigilia
mio nonno restava appeso allo sdraio
con il fuoco a rimuginare pipa e ricordi
per strada la neve forse impastava
una voglia di seguire passi familiari
come traccia sicura d’un tema a memoria
lo spiffero sotto la porta saliva un brivido
e dai vetri disegni strani affaccendati sul vicolo
ogni tanto il pendolo sgominava l’assenza
ma in cucina due pentole suggerivano curiose
mia madre mescolava sicura
quelle tradizioni che una data teneva a coperchio
dritto il cane sotto il tavolo
a menar coda copiando le stesse emozioni
poi la notte
quando stavi apparecchiando
tutta l’attesa disponibile per una festa vera
antico natale
che ogni camino calava in gola
e il rintocco di mezzanotte rosolava sulla brace
a letto nascondevi un tizzone per tenere acceso più affetto
e la cuccuma sulla stufa brontolava sempre
allora ti stringevi addosso uno scialle di pazienza
cara mamma
e pregavi in silenzio
mentre fitta in penombra questa dedizione
cresceva le mie ossa
sopiva nell’ascolto
un sommesso cantiere
perché quelle mani stanche
conservavano serene botteghe
martedì 23 dicembre 2025
compiti d'inverno
non è il tuo segnale dall’orto
solo vento a fischiare
m’affaccio lo stesso
sulla strada maestra
che porta quel compagno
dell’ultimo banco
alla lavagna di nebbia
per i compiti d’inverno
e in cortile mi scappa ridendo
scuffia
il tuo nome di battaglia
a coprire orecchie a sventola
poi sul piazzale incontro bambini alla fermata
urla e spinte
sempre in ritardo noi
con la corriera persa da poco
correndo al domani
sei caduto al gioco
lunedì 22 dicembre 2025
coriandoli e brillanti sparsi
e mentre ti bacio
alla foto sotto la neve
improvviso un turbine
di coriandoli ad avvolgere
immagini di ieri
trema un fiore al gelo
composta la prece
in un fazzoletto di terra
nascosto quanto dolore
a quella foto dove sorridi
danzano fiocchi
a confine del tempo
sui crisantemi secchi
a natale
ma ad appassire
sono in bocca
tante preghiere
alzando allora lo sguardo
attraverso i baveri
nel deserto bianco
scopro
brillanti sparsi
sulle tombe
e le croci
come acini
rimbalzano
di luce
preciso quel sorriso
per chi non crede
esco al cancello
d’un sogno evaso
e mi segno
se poi è amore
o fede
domenica 21 dicembre 2025
nessuna notizia
aspettando di notte
l'ultimo treno
la gente dorme
in sala d'attesa
mentre fuori
nevica
sono rimaste in fila
orme al gelo
di te nessuna notizia
che il silenzio
accompagni allora
nei coriandoli
a casa
già bianchi i vicoli
cappello e pastrano
spolverati di neve
il bastone va giù
che è una meraviglia
appresso il vecchio
alla fioca luce
che smeriglia
un fanale
dal berretto frigio
sabato 20 dicembre 2025
portami un saluto
scrive per noi
adesso il vento
poeta di foglie
l’ultima a dondolare
fuori dalla finestra
sospesa
arrivando il bacio
a confondere
ti amo
con l’addio
sei partita così
volando al tramonto
il tuo rossore
lì a salutare
con un mantello
di nuvole nero
quella campagna d’autunno
canestre ai fianchi
e sui filari ho contato
quanti anni
come acini
caricati sui carri
portami un saluto
scrive ancora il vento
di strapparti via
non sapendo
venerdì 19 dicembre 2025
sul confine che è sera
ecco
siamo arrivati
sulla rotonda
davanti il lago
senza gelato
ma camminando
fino alla panchina
più lontana
per la dieta
interi pomeriggi
a raccontare
di tanti viaggi
come d’una vita
quando vele
e barche
già annuiscono
che è finita
all’angolo d’un tramonto
ti sei fatta ombra
mentre continuo
alla stessa pensione
con i fiori in veranda
il the sulla distesa
qualche riflesso alla diga
sul confine
che è sera
sempre a fianco
dopo cena
a salire dagli angoli più segreti
del cuore
questa voglia di nasconderci
ancora innamorati
e la luna che è notte
a far da palo
ai nostri baci
e finisce un altro weekend
domani che riparto col treno
e dal finestrino mi scappa la solita
lacrima
tu invece sorridi
mirando al vecchio
che dorme sedile accanto
gonfia e mai una volta
ordinata la valigia
ho la scusa giusta
giovedì 18 dicembre 2025
il senso di vivere
una notte di stelle
nello spazio infinito
di buchi neri e galassie
astri e comete
a cercare te
sul cuscino
una notte come questa
nel buio della stanza
con tanti dubbi sparsi
a soffitto
allora tendo la mano
verso un’ombra
che non parla
l’ultima in fila
ai piedi del letto
ricordi
eravamo a quella festa
c’era fuori una notte
al trapunto stupenda
seguivo con lo sguardo
le tue labbra
eri la stella
più bella
innamorati anche stanotte
ultima dell’anno
basterà un bacio
alla mezza
uscendo insieme
mano nella mano
perché interrogando
il senso di vivere
già quell'ombra
risponde muta
nel giardino d'inverno
nel giardino
d’inverno
disegna una
lumaca
giri d’argento
alberi
nudi
nelle
braccia secche
gridano
muti
contro
nuvole a stracci
forse
piove
e
sul muro l'edera
spoglia
a
ridosso della sera
ora
sei a cavalcioni
di
voglie in fumo
galoppando
all'orizzonte
volute
di camino
e
vanno stormi neri
su
banchi di nebbia
a
ripassare la storia
un certo effetto
quattro medaglie di gelo
sulla rete
luccicano al sole
dopo la bufera
i pali della staccionata
a portare cuffie bianche
in fila
fanno un certo effetto
come altre gobbe
spettinando neve
il vento sull'orto
goffo pure il camino
sepolto d'un manto
fino alla grondaia
che aguzza pugnali
di ghiaccio
segue al crepitio
un tonfo
nel silenzio
ogni volta
più sordo
mercoledì 17 dicembre 2025
volevi farti bella
sui fornelli era pronto il sugo
mentre nelle stanze un profumo
già imbandita la tavola
peccato quelle macchie
sul grembiule
volevi farti bella
che importa se
rimasta sola
ogni volta a guardare giù in cortile
quello scorcio di strada
al di là dei vetri
a vapore coperti
bastava un panno
per aspettare un uomo
o asciugare tante lacrime
di nascosto
volevo solo dire
ti voglio bene
rimasto in gola
per un altro rimpianto
eri appoggiata alla mensola
del camino
quella sera
che per l’affanno
non stavi più
in poltrona
abbracciando quell’ombra
ho capito
che a nostro padre
eri di nuovo congiunta
d'inverno il viaggio
un altro pomeriggio
qui alla finestra
scrivendo sulla riga di
nuvole
solite notizie
d’orti e vicoli in cronaca
quando viene la sera
e il vecchio postale
scende vuoto ormai
alla stazione
mentre salgono
fumi e i tuoi odori
al calendario
in cucina
così la minestra a cena
avrà sapore di ricordi
poi sulla poltrona
ascolto in penombra
calare dai portoni
per strada
antichi silenzi
che nemmeno un catenaccio
può trattenere
questo inverno
davanti il camino
porterà lunghi treni
di vapore al saggio
proprio allora
che comincia il viaggio
martedì 16 dicembre 2025
tempo di pioggia
quasi mi prende voglia
dopo il lavoro
di venirti incontro stasera
sul viale sottobraccio
in questo tempo di pioggia
a prendere acqua
in faccia
senza ombrello
capelli a spazzola
la freschezza
addosso
fermarci a tutte le vetrine
che luccicano sulla
tua pelle
intorno è naufragio tra le onde
sul marciapiede
gente zuppa ai remi
e vele strappate al semaforo
affonda l’idea
sono fermo al portone
ma è solo un temporale
e se a letto ci bagnassimo
ancora
lunedì 15 dicembre 2025
stanze d'inverno
la sera
lungo cole di ghiaccio
scendeva alle pareti
come un brivido
dal tetto colmo di neve
fin nelle ossa
quando in cucina
salivano alla finestra
braccia stecchite
d’alberi allo stremo
nel vento gelido
ad imbiancare l'orto
e così tutti al camino
con le nostre attese
tanti sogni in fumo
ecco
sulle scale
e dai vetri
questa casa
non ha smesso di tremare
nei rumori d’assenza
stanze vuote
mobili antichi
resiste ancora
quest’opera di pietre
duri conti
sacrifici
sì
continua a vivere
adesso che non ci sei
perchè le cose tue
negli armadi
dentro i cassetti
tutto mi parla di allora
e so ascoltare
anche un sussurro
riconoscere il soffio di tramontana
alle persiane
quando fuori cadeva
e soffice filavi sulle ginocchia
bianca lana
era il tuo regalo di natale
quel maglione che portavo
d’un sorriso
e mi bastava
domenica 14 dicembre 2025
alla mia donna
quando alla
finestra
cercavo il
mare
e tra i rami
e dentro le foglie
il vento
della sera
portava
quell’odore di terra assetata
quando tra i
tuoi capelli
chiedevo
la serena
attesa di un vecchio
e caduti
tormenti
sulla strada in fondo
stavano da un
pezzo sepolti
quando la
preghiera di una povera madre
accompagnava
un lamento
alla funzione
della sera
e curvi altri
ricordi si accodavano
alla muta di
relitti abbandonati
a un molo di
ignoranza
allora
cercavo lontano un mare
e una distesa
da cavalcare
con le fantastiche
illusioni
quei giochi
più belli
e mai provati
tanti sogni
d'antica giovinezza
e le voci
le rincorse
il tuo
sguardo
quel silenzio
devoto all’amore
la tua mano
dentro la mia sofferenza
una carezza
prima della notte ultima
io cercavo
alla finestra un’altra stagione
quando cambia
il vento
e sulla sera
provi tanta stanchezza nelle ossa
perché il
tempo alla meridiana è fuggito
e piegato a
letto
tra le ansie
antiche
senti tutta
la naufraga malinconia
spogliare
ricordi e perdute illusioni
come un’amante
mai posseduta appieno
il mare era
di là
vicino oltre le canne
la voce
penetrava le stanze
e le reti
contenevano tutte le nostre speranze
era tua
quella voce profonda
che nella
mente rotola a tratti
fino a
diventare sgomento
di un passato
ancora vivo
così oggi
continuo a fissare lontano
la tua grande
assenza
su quella
riga in fondo all’orizzonte
dove nessuno
ha potuto
scrivere
più del mio
tormento
sabato 13 dicembre 2025
sempre
passo interi pomeriggi
dal lato dove prende più
il vento
sul sedile che preferivi
un tempo con lo scialle
e la sera intanto
sale lenta dai campi
canestra di vimini
profumi e incanto
con i sorrisi in cartolina
d'un sereno tramonto
due nuvole appena
il ricordo di te
sullo sfondo
ho tolto l'edera
alla targa col tuo nome
ma persa battaglia
con la fontana
che gorgoglia
ancora zeppa di foglie
e
nella buona o cattiva sorte
ho sposato
questa casa
che si lamenta
sul cancello
cigolando
alla partenza
cerco le chiavi
ogni volta girando
dubbi a vuoto
se non posso chiudere
col passato
lei mi guarda dalle finestre
si nasconde nell'ombra
dietro le tende
mi aspetta sempre
venerdì 12 dicembre 2025
paese di neve
voglio scrivere
d’un paese di neve
mezzo addormentato
a fumare sui tetti
disteso sotto lenzuola
immacolate
nei silenzi che solo tu raccoglievi
e al camino piano filavi
chissà quanto pregavi
sottovoce
mai un lamento
ho ascoltato
per le vie bianche
dove anni più belli
ho posato
e per vicoli a matassa
giocando e scivolando
verso la vita
t’ho perduta
stasera che guardo indietro
su per le colline imbiancate
sento dentro un brivido
scappare dalla schiena
ecco son tornato
dalla corriera
incontro
ed il cane muso lungo
tra la neve che salta
alle mie braccia
solo che tu non ci
sei più
quel mio compagno chissà dove è sepolto
ed io sto qui alla finestra
vecchio ad aspettare
l’ultima tradotta
così
tornerò da te
per sempre
giovedì 11 dicembre 2025
candida
a sera finivi di stendere
anche la tua ombra
sulla madia
così l'orto
si preparava
all'inverno
fissando
un giro di lumaca
con la scia di bava
se i passi tuoi
sempre più lenti
all'ultimo sole
cadevano i giorni
uguali foglie
staccate d'un calendario
grigio in cucina
ancora più muti
davanti a tante illusioni
in fumo
io e te al camino
come un paese
intorno
sulla rotta di nebbia
vascello fantasma
navigando
strappate le vele
e di vicoli le corde
tirate in gola
al timone l'assenza
fino all'ultimo porto
dove sei discesa
mani giunte
candida la chioma
come quell'anima
che all'offesa
nemmeno il tempo
poteva
mercoledì 10 dicembre 2025
robba finta
la sarta del borgo
se n’è andata
ancora fissa
sull’orlo d’una vita
a piccoli passi giù nel vicolo
uscendo di bottega
solo ieri
t’infilava un sorriso
e
curva alle misure
raccontava le sue storie
in mezzo a fili colorati
spilli e gessetto
bottoni sparsi
chissà quanti vestiti
provava al manichino
solo moda antica
d’obbligo allora l’inchino
chiaro il messaggio in vetrina
no cina
adesso rimane
la gatta senza padrona
a far le fusa
sulla porta
ciotola vuota
m’annusa
fame
o robba finta
martedì 9 dicembre 2025
lungo via d'inverno
fiocchi all'improvviso
quell'attimo in aria
che m'hai baciato
era il tempo di sorridere
noi due correndo
lungo via d'inverno
il brivido di stringere
in coda alla cometa
una sorpresa
brillando
per vicoli e traverse a natale
solo il tuo candore
mano nella mano
fidanzati a scuola
stasera
rimangono due vecchi
sui banchi
al fermo immagine
stretti stretti
lunedì 8 dicembre 2025
marea di sensi
ora sei
qui
a letto nuda
nel brivido d'attraversare
la distesa
di bianche lenzuola
mentre cadono
inutili parole
salgono gemiti
come il battito in corsa
d'un cuore
poi sussurro d'onde
dopo la tempesta
il mare compone
calma piatta
nel plenilunio
d'amore
muovendo le acque
al tuo astro lucente
marea di sensi
domenica 7 dicembre 2025
finestra d'inverno
a volte colgo sui tetti
al tramonto
certe tinte
le stesse tue di
rossore
come stasera
nell’attimo fugace
d’un saluto di rondini
in cielo sospeso
il battito
di qualcosa che muore
e vola il ricordo
un nome indietro
alle nostre stagioni
che richiamano
i colori d’un volto
quando crescevano gemme
ai seni
ed eri bella
così tanto di primavera
poi d’estate
con la tua pelle
fondo sabbia
e se d’autunno
ho colto quella foglia
rimane
alla finestra
d’inverno
rigido adesso
il tuo pallore
sabato 6 dicembre 2025
alla fonte antica
la navata centrale
ormai crollata
testimoni noi due
con le ombre invitate
tra banchi rimasti
e piccioni
di rimando
ad intrecciare voli
l'altare
senza crocifisso
come la campana
perduta
fa eco il silenzio
al trambusto del confessionale
dove in tanti dal bisogno
si sono liberati
non dei peccati
e le pecore smarrite
non vanno più al recinto
se il pastore trasferito
l'unico uffizio
adesso rimane
la processione
d'animali
a piedi
o alle ali
ma sempre più fedeli
dei cristiani
sono ostaggio
d'ultime pietre
pendenti dallo squarcio
quasi indulgenti
all'ultimo impenitente
la sera che ascolto sul vespro
rintocchi lontani
e uscendo sullo spiazzo
miro la fonte
antica
percossa in vena dal sisma
a raccontare come me
muta
venerdì 5 dicembre 2025
il potere della neve ( autrice Luceblu2 )
Un mondo diverso,oggi mi appare,
di un bianco abbagliante,ovattato,
scintillante.
Nevica....la mia mente
scivola inevitabilmente in un lontano
passato,in un luogo amato, che non è
questo.Miracolo della neve che tutto
copre e tutto uguaglia.Il mondo è pulito.
Vedo una bambina con le mani e
viso arrossati, fa freddo ma lei vuole
giocare.Ecco fatto, un uomo di neve
appare. Quante palle di neve ricevute
e lanciate e mille capriole con i suoi
amici più cari.
Intirizzita,con mani e piedi congelati,
i vestiti erano vecchi e logorati, correva
nella piccola cucina vicino alla grande
stufa sempre accesa.L'onnipresente nonna
affaccendata con la sua calzetta,
la spogliava,strofinava,l'avvolgeva in un
caldo asciugamano e la teneva stretta tra
le sue braccia.Inventava fantastiche storie
di principi,principesse,palazzi incantati e
amori intramontabili.
La bambina vedeva tutto questo nei muri
scrostati della piccola casa.
Quello fu il tempo più felice,quello fu il tempo
dei sogni e illusioni, quello fu il tempo dove
l'amore mi veniva donato senza nulla chiedere.
Guardo dalla finestra,nevica ancora,
la via è solitaria e silenziosa.
I rami degli alberi crollano
sotto un peso insopportabile.
Il gelo mi avvolge e non ci sono braccia calde
a riscaldarmi.- Attualmente 4/5 meriti.
solitudine ( autrice Luceblu2 )
La mia solitudine è fatta di te,
il tuo silenzio come muro dove
rimbombano le mie parole,
la mia mano abbandonata,
immobile, che non copri con la tua.
La mia solitudine è fatta di te,
dal tuo sguardo che non incrocia
il mio,dalla dura smorfia della
tua bocca che più non cerca le mie
labbra.
La mia solitudine è fatta di te,mi
mancano i tuoi abbracci,la tua
sonora risata,la tua presenza,la
tua assenza.
La mia solidutine è profonda
come il mare,buia come un pozzo
senza fine,amara come una sconfitta,
La mia solitudine è fatta di te.
lasciami il cielo
dalla volta stellata
ho
raccolto il gambo d’una cometa
lascerò
quel sogno
tutta la notte
sul
comodino acceso
nel
piccolo vaso
occupato
ancora dalle tue radici
poi sull’alba in fila
a
seguire i gabbiani
voglio
tuffarmi
dentro
l’azzurro
popolato
solo dei tuoi voli
amore
tutto
di me
hai
preso
terra
e mare
lasciami
il cielo
per
mettere
incontro
a te
le
ali
giovedì 4 dicembre 2025
u n i c a
nella stanzetta
d’inverno
all’ultimo piano
avevo lasciato
la pagina vuota
a te che bussavi
a questo cuore
invano
se non sapevo amare
un piccolo uomo
in bassorilievo
con la paura
di scalare un monumento
d’amore
e mai diventato il sogno
reale
la vita
è piatta
normale
questa pagina
contiene ancora
tutto quello che un tempo
non sapevo sussurrare
il foglio bianco
dove l’assenza
ora può libera urlare
come una volta
davanti il mare
tra le onde
bytes e tormento
a galoppare
miravo fisso
sullo schermo
quella mano lontana
naufraga e temeraria
la tua che salutava
null’altro
dal somaro
che un clik
sulla tastiera
mercoledì 3 dicembre 2025
cambia il tempo
guardo fuori
sulla strada scura
verso sera
i monti in fondo
bianco cappello alle cime
cambia il tempo
quasi piove
chiudendo le finestre
poi siedo stanco al camino
tra due salti di fumo
gomiti in poltrona
e gatta a ciambella
ma sì dormiamo
stretti noi due
a far le fusa
ascolto solo
giù nel vicolo
ultime voci al ritorno
il pianto d’un bambino
sommesso
così lontano
che la notte ci sorpassa
ora fisso ai vetri
il riflesso d’un vecchio
che si trascina in penombra
su per le scale
e tu sdraiata al tepore di brace
non vieni
lo so
non ti piace
quel freddo cane a letto
martedì 2 dicembre 2025
bisogno di me solo
delle
sue tempeste
ho
bisogno
per
caricare certe voglie
poi
della calma piatta
per
tanti silenzi
che
ho dentro
non
sono più andato al mare
senza
te
dalle
nostre stagioni
fuggendo
e
da quelle orme
che
sto cancellando
ma
non riesco
ed
oggi
tornando
alla distesa
d'inverno
sono
quegli anni ad urlare
tra
i forri
la
tua voce
alle
scogliere
ed
il tempo
il
nostro più bello
schiuma
rabbia
sulle
spiagge deserte
camminando
pugni
in tasca
faccia
al vento
bisogno
di me solo
qui
davanti
l'universo
a
raccogliere un istante
la
vita
che
muovono le acque
ed è già finita
lunedì 1 dicembre 2025
per caso
veniva giù quella sera un temporale
da navigare il marciapiede
d'ombrelli in fuga generale
un diluvio
bussando grandine
unico rifugio
la pensilina
se pure il tram
batteva in ritirata
su viale regina margherita
saltando la fermata
tanti i sacramenti
lanciati in coda
ai vagoni che planavano
sui binari
poi il tuono
a scatenare intorno allarmi
ma era il tuo viso
bagnato d'incanto
come un fulmine
a colpire per caso
la sirena in testa
che già suonava
pardon
se alle siepi cade il vento poco male da un pezzo non ho più fiato per arrivare al cancello non scendo dalla stanza odiando i rumori le ...
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sono qui tra le braccia del presepio l’aria di cornamuse il suono di zampogne e mi accorgo di essere vissuto negli anni trascorso ad ogn...
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la sera quando sei sola e guardi stanca la tv sul divano un pensiero e provi su altri canali tanto non va via l’immagine se umide le c...
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e mentre ti bacio alla foto sotto la neve improvviso un turbine di coriandoli ad avvolgere immagini di ieri trema un fiore al gelo comp...