domenica 30 novembre 2025

siamo soli al mondo

 

una riflessione banale 
stasera
non mi segue nemmeno un cane
sepolti due
indietro 

una lacrima o il turgore
dal selciato nella nebbia
che sbatte tra le ciglia
come quei fanali che piangono
gialli a tendina
e con sodio a risparmio
 
scappo dal mondo
a quest’ora
odiando rumori e la gente
che accelera all’angolo
 
mi fermo sul muretto del rimpianto
come chiamo il posto
dove rintano desideri antichi
tormenti d’epoca
insomma dove nascondo la mia ombra
e della tua rimangono solo pietre di muffa
 
nel dejà vu la circolare risalendo al colosseo
e la piramide già superata
m’accuccio al finestrino

ricordo quella mano alzata
alla fine d’una storia
davvero mi volevi un gran bene
eri innamorata
 
ed io invece sulle rotaie del destino
perso quella notte
di pioggia esagerata
se in fondo il pianto
lavava eccome
urlando il tuo nome
magari un poco ti volevo bene
 
sono lì a piedi 
dall’università a casa
scendendo dal Verano
sulla tiburtina
mentre ripasso 
le nostre facce in riga
aspettando il domani
sotto la pensilina
 
ecco la città sui viali
quella di sempre
per innamorati
se il lungotevere
fino all’isola
ha gli stessi gabbiani
non più le nostre ali 

i voli dal castello
sul fiume
spada tratta
d'angelo implume

pure san pietro e tutto il resto
magari il ponentino
e la pizza a trastevere 

mi manchi
mi manchi
ripete sui ferri
il convoglio 

dal vagone in fondo
la tua mano ancora alzata
a salutare
e siamo rimasti soli al mondo


  

ai falò

 

stanotte
al suono di fisarmoniche
e violini gitani
m'accosto ai falò
accesi sotto la luna

mentre ballano donne
tra fiamme libere
a bruciare le voglie

e scalpitano cavalli
alle corde mai domi
come per tanti viaggi
fremono di bagliori
intorno ai carri

bevono e cantano i vecchi
offrendo un bicchiere di compagnia
se cercherò ad ogni ruga
storie di coltelli
un poco la poesia

e il racconto va
più del fuoco
fino all'alba
nella lingua
magiara
d'avventure
e quanta strada
in giro per il mondo

a sfogliare
il vento delle steppe
pagine più belle
e mai scritte

così t’amerò
bella puledra zingara
pronta alla brace
e calda sia di pelle
che di terra
senza pace



sabato 29 novembre 2025

impressione d'inverno

 

all'impressione d'inverno
che spiffera
un'aria così fresca
stasera
mi scappano brividi
chiudendo la finestra
 
allora giù il catenaccio
pure al portone
che fa notte
presto
già
buio fitto
dentro
 
e chi te la spiega
adesso questa vita
 giorno dopo giorno
ammainando vele
sistemando cordami
nella stiva
poi delle reti che ho calato
chissà dove
ma va là
chi se ne frega
 
ormai sono malinconie
a servire da pastura
quando abboccano
delusioni continue
per altri posti vuoti
in panchina
come sul molo
per barche perdute
 
erano compagni di mare
andati avanti
nel destino
sempre di mano
a dare le carte
 
finita la poesia
con i quaderni in alto
a far polvere
le pagine postate
sul pc
onde ormai sulla distesa
come tanti messaggi
in bottiglia
 
nel cassetto conservo
una cartolina di natale
imbucata secoli fa
con la neve illustrata
e la stella
 
campa cavallo
aspettando come una volta
sotto il piatto
la letterina più bella
 
forse troverò un senso
a cantare anch'io
tu scendi dalle stelle
con la cotta bianca e rossa
 
dal dio denaro
anche voi
a servir messa



Ignazio

 

pioggia o vento
non c’è bisogno
d’altro
per l’amore libero
 
basta salire da te
ultimo piano
tra le nuvole
 
l’istante
che mi hai confuso
le idee
 
improvviso
il primo bacio
che non lasciava
respiro
 
con le mani
a graffiare
un cielo
di lampi
e scintille
 
ci vuole poco
per accendere
brividi a pelle
 
amanti già a fuoco
e la passione
come un incendio
mai domato
 
manca un dettaglio
quale nome
dare a nostro figlio
 
Ignazio



venerdì 28 novembre 2025

alla deriva

 

quando s’alza nebbia
dai campi
e c’è un mare
d’ovatta davanti
 
mi rimetto
di guardia
alla finestra
naufragando
sulla distesa bianca
 
come al camino
a scaldare le ossa
scappa un brivido
lo stesso
 
solo ad ascoltare
nel vicolo
il rumore
d’un gran silenzio
 
sul vespro allora
va deserta sotto le logge
intera una piazza

così alle folate grigie
un paese alle coste
d’un mantello dirige
il vento gelido
vascello senza rotta
verso un porto di nulla 

rimetto al portone
infine il catenaccio
un ultimo saluto
rimasto in gola
per un fantasma in transito
giù nel vicolo che affonda
relitto senza parola 

siamo tutti oramai muti
del tempo alla deriva

 
 
 

mi ha toccato il tempo


dai fossi escono rane
di notte
come tanti racconti
al gracidare
sul marmo

ma dal cancello filtra
solo la luna
sopra i cipressi

e quel vecchio che abita
vicino al camposanto
si sente ormai a casa

tornando al buio
sotto le stelle
mi parla fumando
della sua gente
sepolta laggiù

mentre posa d'un tremito
la sua carezza
alle date
volti perduti

un giardino di storie
coltiva in pace
segnato il viso di rughe

ad attraversarle piano
solo ascoltando
il sospiro profondo
mi ha toccato
il tempo



giovedì 27 novembre 2025

il rumore dei passi

 

esco la sera
allungando un’ombra
ai fanali
 
di compagnia
il rumore dei passi
sul selciato
 
chiusa la vecchia osteria
scendo a fatica giù nel vicolo
precisa l’eco d’un passato
 
poi si compongono le orme
ai silenzi di bitume nell’orto
perdute certe attese sul muretto
come la tua dietro l’angolo
 
è bello stringersi
per quanta vita
accosto qua
a sorprendermi
la sorte
 
stanotte ci siamo tutti
così ogni portone
cancelli di persiane
bocche chiuse
ma quanti visceri
danno di fuori
 
sono lungo il muretto
il gran salto a provare
se dai rami come da nude braccia
stacca il gambo
al solo sospirare
questo vento d'autunno
che ai saluti quanto fa male
 
stavo curvo
ultimo banco
i margini
a stringere
di ferite
che non basta
inchiostro 

incerto pure
il parroco
alle formule
di latino
tanto il senso non cambia

a tendere mani vuote
scappano oggi
pugni di rabbia



 

l'uomo e il gabbiano

 

è sul confine
in tempesta
che combattono
insieme
 
l'uomo fisso alle ali
il gabbiano controvento
 
becco tra le piume
di salsedine
lo spasimo a volare
ma è notte ormai
senza luna sul mare
 
stringo sul cuscino
d’un nido
lacrime amare



mercoledì 26 novembre 2025

sul finire della pellicola

 

ma oggi com’è
la vita
senza te
 
impossibile
di solitudine
 
a far male
il silenzio
 
chiedendo
pace nel cuore
 
eppure stringendo
nei pugni chiusi
tormento
 
e cosa vuoi
che senta più voglie
 
sono sospiri
lamenti
rabbia a volte
per aver sprecato
il tempo
 
gli anni più belli
che in viaggio scappano 
al finestrino
 
 lì in piedi
sopra il sedile
a godere il bambino
un tempo questo cinema
 
mentre dorme il vecchio
sul finire
della pellicola
 
 

martedì 25 novembre 2025

" ritroveresti il mare " ( poesia di Arlette )

 

Se io riuscissi senza farti male
ad abitare dentro il tuo dolore
arriverei ad aprire le finestre
farei filtrare il sole lentamente
opponendo il mio corpo a quel chiarore
fino a che tu volgessi ancora il capo
a ritrovar le luci dentro l'ombra.

verrei a sottrarti all'angolo più buio
quello dove si è perso il tuo sorriso
passo dopo passo a conquistar la soglia
poi finalmente fartela varcare.

vedresti un'onda gialla d'elicriso
mentre l'effluvio lenirebbe l'anima
sapresti che egli ancora sopravvive
aggrappato alle rocce o nella gariga
sotto il vento sferzante e la salsedine.

oltre la macchia viola del ginepro
dove s'ammanta di biancore il cisto
ritroveresti il mare e la risacca
ritornerebbe l'onda della vita
a riportare a largo il tuo tormento.



lunedì 24 novembre 2025

dolce pensiero

 

con quell’aereo
volevi toccare il cielo 

un apparecchio di carta
volato via dalla finestra

il nostro racconto
finito nell'orto

alla trama del ragno 
in tela

e tu dolce pensiero 
mosca rappresa



domenica 23 novembre 2025

una notte come questa

 

cortigiana
quella luna
ai fanali stanotte
alzando sottana
 
quanto mi fissa
e di nuvole a tendina
ammicca la velina
 
non sto al gioco
e passo in osteria
a bere un poco
così al bicchiere
della staffa
mi scappa
pure un vaffa
 
al buio
esco dopo
sul marciapiede
discorrendo da solo
 
certo che le ombre
mi seguono
se le muovi tu
ma non ci casco più
 
adesso basta
ho perso fantasia
per una notte
come questa
 
quando cadono comete
e bagliori confondono
nostalgia
 
sarà al solito il camino
del vicino che in alto spara
dardi infuocati
bruciando legna
a tutta caldara
 
poco importa
se pietre lucenti
lasci cadere dalla volta
per far sognare
poeti e amanti
 
la pipa magari accendo
per un verso
di rimando
 


sabato 22 novembre 2025

vento d'autunno

 

se ho tanti volumi
sul tavolo da sfogliare
 
figurati il vento d'autunno
quante pagine adesso
sul viale
 
ogni albero è scaffale
le panchine di foglie
da spolverare
e poi cappelli
pure ombrelli
sul marciapiede
ha un gran da fare
 
come a tenere il passo
riescono solo persiane
in metrica
e vasi da balconi
a metter le ali
 
che dire infine
di certi pupazzi
giù nell'orto
ad agitare un filo di bucato
subito strappato
 
così alle spire d'osteria
già barcollante
e senza giusta rima
nelle gambe
 
c'era un padre
faccia scura
da gendarme
con la cinghia
ad aspettarmi


 

sul ciglio

 

ancora spogliando
arriva l'autunno ai nodi
mostrando gomiti duri
 
così fa male il battito
sul ciglio di campi
a fingere un arrivederci
 
allora dolce campagna
in posa di scialli
accompagnami
sui passi di confine
all'ultimo sole
 
se indietro
più non torneremo
 



venerdì 21 novembre 2025

arte di rugiada

 

l’immagine
a seguire
nei giorni
 
la tua
che palpita
sui fogli

ogni volta
rinnova
visione
eterea
 
e se al disegno
incede
il tempo
 
verso
nel calamaio
inchiostro nuovo
 
come di rosa
una lacrima
a quella foto
 
pur che sia arte
di rugiada
 


giovedì 20 novembre 2025

la sera amica

 

ogni volta
che t’incontro
nel tempo
 
sui marciapiedi
colorati a festa
per una strada grigia
e deserta
o lungo quel sentiero
che nulla più riporta
indietro
 
basta una foto
il profumo dagli armadi
il silenzio familiare
che riconosco e parla
della tua presenza
 
allora mi volto
al tuo ricordo
con la paura
di scoprire
solo assenza
 
chiudo gli occhi alla sera amica
che mette ombre ad insegnare la vita
 
perché l’alba splendida a sorgere nuda
come l’arcobaleno a tendere meraviglia
 
solo il tramonto
coniugando rossore
alla discrezione
ti somiglia
 
 
 
 

mercoledì 19 novembre 2025

questa sera d'autunno

 

d’autunno va sommessa
quasi in preghiera
la nostra sera devota alla malinconia
di tante passeggiate insieme
 
quando mi portavi per mano
alla chiesa delle grazie
e chiedevi alla madonna
la salvezza dell’anima
 
quando la tua non stringo più
come le foglie che vanno
nel vento che tira alle persiane
e questa casa è vuota ad ogni colpo
che percuote le tempia
 
tengo ora per mano questa sera
che mi conduce sui viali del tramonto

con i colori della stagione degli addii
a dipingere lo scialle
che copriva la tua schiena stanca

e il volto che dava serenità
miro tra i rami ingialliti
 
la mano dura perché
dio mi hai colpito
 
d’una carezza lei si è staccata
come in volo perduta
quella foglia che attraversa i campi
senza pace senza semina
 
e d’un lamento
chino ai cipressi
sopra le cime di solitudine
grida l'anima
che non c’è
e la penna non regge
 
 
 

martedì 18 novembre 2025

campi d'autunno

 

 mirando
campi di semina
in autunno rivoltati
 
mai ci sarà terra abbastanza
a coprire solchi di ferite
che porto dentro



lunedì 17 novembre 2025

pugni di nebbia

 

chiudendo le ali in un sussurro
il vento dalle labbra di foglia
sfiora le tue da ultimo
nei profumi di mare
 
stupenda la luna
accarezzata dai rami
come il volto tuo
tra queste mani
 
non c’è nulla d’immenso
più della voce del tempo
a scorrere sulle spiagge
d’autunno deserte
fino all’eco di scogliere            
 
sui pontili
rispondono barche
a pascolo d’onda
 
sono solo
adesso
in faccia all’oceano
e la schiuma
ai piedi d’una vita
fa rabbia
dentro
 
i pugni
stringo
di nebbia
 
 

domenica 16 novembre 2025

la stagione più bella



autunno in cartolina
lungo filo di panni
sull’orto sospesa

dai monti fino al piano
e laggiù sul mare illustrata
d’un tramonto che rosso brilla

con lo scialle di campagne in tinta
a coprire un brivido
sul primo freddo di sera

è stagione più bella
nei colori di campi
in semina per la vita

sono qui alla finestra
in cerca della prima stella
che sul comodino rimane
la notte tremula
così mi capisce

ascoltando del tuo bacio in fronte
un sussurro d’aria 

a muover tende sul corridoio
il tempo come rapisce




sabato 15 novembre 2025

ad esempio noi soli

 

vorrei saltare steccati in cortile
e sguardi di gente allo spioncino
 
 sulla scala libero
di venirti incontro
senza scuse
prendendo l’ascensore
ad esempio noi soli
 
 in fuga dalla portiera
abbracciati sul marciapiede
 
perché sto male
a fare il palo
sempre fisso
al sesto piano
 
rovistando come un topo
nella tua buca delle lettere
io che non ho mai
fatto la posta
a una donna
 
impacciato alle vetrine
per aspettarti
saltimbanco strano
alla fermata d’autobus
dove scendi ma non mi vedi
nemmeno
 
allora
con un mazzo di rose
eccomi salire stasera
sudato e compunto
dalla madonna
mia condominiale
 
più su ardito
fino al settimo cielo

 

venerdì 14 novembre 2025

indietro il tempo

 

portare indietro il tempo
come vorrei
 
a saltare quell'addio
incoscienti eroi
dello spazio
amore mio
 
così amanti
per sempre in viaggio
noi due insieme
per il tuo compleanno
 
quando
d'un sorriso in foto
stasera a spegnere
le candele
 
d'un bacio al vetro
sto versando lacrime
vere
 
 

giovedì 13 novembre 2025

è cambiata l'aria

 

questa sera
mette una tristezza
addosso
da far paura
 
in giro nessuno
vetrine spente
nella nebbia persa
anche la luna
 
è cambiata l'aria
dice la vecchia ai saluti
dalla finestra
 
e come lei
di fronte
la strada
non è ben messa
 
se ai fanali
sotto platani in fila
porta la stessa vestaglia grigia
 
 

mercoledì 12 novembre 2025

sorridi così

 

scendono pietre da queste mura
in rovina
assieme ai ricordi d’un paese
perduti
 
lacrime
scavate tra rughe
d’un vecchio in silenzio
 
ossa
posate poi sotto i cipressi
con le storie di tanta gente
 
e non so più
quanti volti e nomi
porto dentro
 
accarezzando un fiore
una lapide
l’abbandono
me ne vado
tra petali caduti
sogni appassiti
di cera
 
e soltanto una preghiera
accompagna piano
sui passi di croci
date di ruggine
racconti di marmo
che la stele spezzata
non regge
 
come la mano tesa d’un angelo
in un grido muto
sulla tua piccola tomba
 
compagno di giochi più belli
 
sorridi così
in volo
a toccare le mie ali spente 

torneremo
a correre insieme
tra le stelle
 



martedì 11 novembre 2025

Mediterraneo

 

Mediterraneo
dall’accento sugli ulivi
alle coste che mi portano
nei seni d’azzurro
dove il mare abbraccia
questa terra come una madre
 
ed io navigo nel ventre delle distese
apro le vele al cielo d’Africa
al vento del sud
al tormento di solcare
rotte di miseria
braccia vendute
rughe di vecchi
alla fonda
 
l’acqua di storia
schiuma allo scafo
se affondi i remi
tra le pagine e le onde
che svolgono
genti  popoli  le nostre donne
che hanno tanto atteso
 
nei porti dove ho legato
la mia anima
tra le reti d’una vita
a tirare avventure
nelle schiene riarse
sulle spiagge di sole
nude ai sassi
 
e su queste carte di  viaggio
ho lasciato un desiderio ultimo
 
che la terra e il mare congiunti
alla fine possano donarmi
una figlia
 
la chiamo già
Pace
 
 
 

san Martino

 

taglia nebbie
la spada di san Martino
all’imbrunire sul colle
e fumi cotti ribollono nel tino
 
quando ascolti fermenti
scorrere nei vicoli
al profumo di cantina
per un ricordo
padre
travasando il mosto
assieme alle tue lacrime
di sudore sacre
 
è il tempo poi che fa l’oste
a servirti malinconia
nel calice
 
mentre galoppa il vento a sottane alzate
dal prete alle donne in nero
cere accese al cimitero
se amo spiriti liberi
dal torchio
a spremere allegria
 
è il mese dei morti
e pure d’osteria
 
ma che sarà quella mano
che spinge vomere sui campi
come traccia altri solchi dentro
profondi
che muove nel cielo nuvole a spasso
e a remoti esuli migranti
l’ultima siepe indica dove saltare
confini dell’anima
 
è forse la tua madre che manca
e non favella più voce
a quella fonte d’acque e silenzi
 
dove ai fiori curavi la sete
congiungendo devota prece



 

lunedì 10 novembre 2025

carezze d'autunno

 

alle carezze d’autunno ho voglia
questa sera d’aprir le ali
e d’un valzer danzare foglia
nel vento sui viali
 
a saltare l’argine sul danubio
tra barche alle catene
ma d’un popolo libero
 
ad est la direzione
sui ponti della fratellanza
piroetta e dietrofront
ora in alto al tramonto
rosse le chiese
 
poi sulle panchine scivolando
lungo il fiume d’innamorati
che nemmeno s’accorgono
di quella carezza accanto

 


domenica 9 novembre 2025

segnali

 

segnano i cipressi
in riga allineati
il confine di rispetto
 
eleganti ed ordinati
accompagnano
sul viale
ultimi passi
 
e custodi sacri
indicano ai lati del cancello
silenzio
a servire d'ombra ristoro
e giusto ornamento
 
quelle chiome devote
stasera ondeggiano un poco
come segnali d'avvicinamento
 
d'un tremito
risponde la vecchia
curva alle croci
 
parla solo il vento
seguendo siepi di bosso
sul limitare di nebbia
dal fosso
 
non ci sono più
lacrime
solo di fonte
quel singhiozzo
 
consuma cera
il ricordo
come un alito
appena
 
d'oblio
subito in fumo
 
 

orme di cera

 

come vorrei sollevare
quelle sottane bianche
sul parco a confine
 
stamane che non tengo il passo
da marciapiede
 
s’infila freddo nel pastrano
accosto radente il muro
e subito osservo l’immagine
curva d’un vecchio alle vetrine
 
il traffico del sabato
un pericolo sulle strisce
non attraverso la corrente
 
prendo un fiore sulla bancarella
mentre ripasso i collegamenti per il cimitero
all’edicola sparano brutte notizie
in alto agli addobbi già pronta la stella
 
è il sorriso finto e le mani da stringere
che danno più gelo dentro
intanto che tra le tombe e crisantemi
miro alle orme di cera
i petali caduti
strane voci ascolto in latino
arrivo alla tua foto che sorride
tra le tele del passato
polvere d’abbandono
e lacrime
 
ma è nebbia filarina
a scendere dai cipressi
sulla gente da mercato in fila
 
m’avvio al cancello
silente e moderno
lo stridore è fuori
al parcheggio
dove si fa bottega
altre bancarelle
la ricorrenza non fa una piega
 
le anime s’accalcano sulle sponde
batte sulle spalle di turno il caronte
a chi aspetta senza biglietto ancora
 
se al vecchio indirizzo
non ho più nessuno
qui ci sono tutti i miei cari
all’ultima dimora



sabato 8 novembre 2025

sottinteso

 

sotto le finestre
provo ad aspettarti
ogni sera
che dalla passeggiata
finisco in panchina
solo per far tardi
 
fervida in autunno
questa malinconia
di sguardi
antichi retaggi
collane e filande
rosse e gialle
 
i colori che amo
quando sul tappeto
illusioni a mucchi cadono
le più belle
 
bisogno d’un nido
ora che a stormi danzano
migranti
e in fila ai disegni
aggiungo aneliti
come sogni
 
anche la sera di campane
dice la sua
sussurrando lontane
verso la campagna
un ritorno a casa
 
mi tengo alle pareti
d’un vicolo strette
e una foglia in punta di bastone
attaccata
 
che sia la tua
amore
domando ai portoni chiusi 

e rispondono silenzi
come l’ultima volta 
dietro i vetri
un cenno sottinteso 

non sapevo
a confine
del tempo
che stavi partendo 

il turno aspetto
in fondo alle case
per l’ultimo treno 

s’è fatto buio
senza luna
allo schermo 

meglio così
non sogneremo



mela rosa


 


vivo qui ormai
ai confini del tempo
crogiolando le ossa
all’ultimo sole
prima dell’inverno
 
coltivo nel giardino
secchi nodi
ai rami nudi
lungo braccia spoglie
 
e nell’attesa
di migrare oltre le siepi
miro ad una mela rosa
sospesa d’un ramo
all’ultima offesa
 
ha quel sapore d’una volta
così agrodolce sulle labbra
come la vita
 
povera è la scorza
e brutta
ma d’una gente
che porta sulla pelle
il marchio di fabbrica
 
la dice tutta
 
 
 


venerdì 7 novembre 2025

sparita la luna

 

di lampare verso l’alba
sono luci
in mezzo al mare
che confondono ai remi
uomini sui banchi
di nebbia che sale
curvi di fatica a pescare
 
naufrago
nei silenzi del borgo
e nei vicoli
quanta voglia affondo
di far tana
 
chiamo a quel balcone
un ultimo rifugio
e la voce si perde
al buio
 
lo sguardo ai fanali
per un vecchio
che rimane
da solo a sognare
 
ancora non ci sono chiarori
oltre le palme
basta un libeccio freddo
a rientrare
e
sparita la luna
becco tra le piume
un gabbiano spento
sulla scogliera
fa rima
a quanta pena
trascino sulle scale
 
 

il nostro racconto

 

l'autunno a far festa
iniziando la scuola
così ogni volta
portavi dalla passeggiata
una piccola cesta

ora d'uva
poi noci e castagne
le più belle foglie
con quel sorriso
raccolte

i tuoi doni profumati di campagna
nell'intreccio di vimini e voglie

adesso
sul lembo estremo di terra
dove abiti in pace
porto stasera
un fiore di campo
e la carezza sul marmo

caduto tra le fosse
un altro bacio di nascosto

non reggo al bastone
cigolando sul cancello
un singhiozzo

della vecchia scuola
oggi un mucchio di pietre
senza storia

ma qui rimane scolpito
il nostro racconto

fosse anche di ruggine
o polvere che tolgo via
dalla foto

basta che mi sorridi
ancora un poco




giovedì 6 novembre 2025

al di là

 

una sera di queste
passerò a trovarti
 
è che non finisco
di scappare da me stesso
come dalla nostra storia
figurati a vedere il tuo volto
con quel sorriso in foto
 
magari mi farò accompagnare
dal fedelissimo Brik
l'unico rimasto
a fianco
 
va zoppo per imitarmi
ma se butto via il bastone
come scappa a prenderlo
coda menando
 
dopo non si sposta più
dalla tua immagine
provando pure al guinzaglio
 
e trascino così
anche tanta voglia
di passare al di là
del marmo
 


mercoledì 5 novembre 2025

amici di pane

 

nel cortile di sotto
ascolto piegare panni e lenzuola
 lungo un pomeriggio di sole
 
a tubare due piccioni
sui coppi in amore
 
oltre le grate
amici di pane
 
ormai siamo edera
d’anni stretti al muro
 
in un vaso di galera



alla fiera dei morti

 

alla fonte sotto i cipressi
scappano sali di calcio
 
componendo nel muschio
versi di pietra
su righe d’alga
 
quando torna a novembre
 la gente
per la fiera dei morti
 
nella terra dei crisantemi
dove scendono lacrime di cera
alle nostre donne
in fila
 
e t’ascolto
di spoglie antiche
ninfa sorgente
dai salici piangere
curvi alle preci
 
accompagnando
dolce litania d’acque
il prete di campagna
in processione
con le sue pecore dietro
belanti devozione
 
  

martedì 4 novembre 2025

una mattina di pioggia


cigola più un vecchio
al bastone
o di ruggine il cancello

arrivando
una mattina di pioggia
curvo alla tua foto
nascoste  altre lacrime
sotto l’ombrello

e d’un pallido sole 
nemmeno quella carezza  
a fissare rami nudi in tela

oggi l’autunno 
ha solo tempra 
di durezza



lunedì 3 novembre 2025

dejà vu a novembre

 

una sera perduta
ti lascio andare
tristezza muta
 
in mezzo a voci inutili
rumori da marciapiede
la gente di sempre
 
appassiva il ricordo
sui crisantemi
e uscendo tenevo
il cancello aperto
per un dejà vu
al silenzio battente
 
rincorrevo per strada
un’impressione
ma eri tu
 
tra luci da neon
lacrime facili
a novembre
 
maledetta la sera
perduta al caffè
alzando un calice
dietro l’altro
per te
 
mai pago
quel gran vuoto
sul fondo


domenica 2 novembre 2025

apre il mercato

 

non vado per cimiteri
crisantemi e preghiere
tanto la gente uscendo
mena spara più di ieri

e la stessa mano a deporre un fiore
domani ti colpirà alle spalle

custodisco care dentro
tutte le tombe
con volti e nomi di caduti
per una vita dura
che si combatte ogni giorno
al fronte d'interessi su filo spinato

e non tornerò a novembre
se alle croci di ruggine
il vento spezza le braccia
e d'oblio cadono tante storie
che nessuno più riconosce

là sui campi e dentro le fosse
in fila di loculi dimenticati
atleti di pensiero e grandi ideali
eroi del risorgimento
e di tante guerre
ora stelle di polvere
sangue e medaglie
che nessuno più impara
e a mente raccoglie

così scappa il racconto
al cancello sdentato
a fianco il monumento ai caduti
grigio ieri e senza tricolore

oggi la storia
ha fiori nuovi
lacrime di cera
formule di latino
orazioni a memoria

ecco
apre il mercato
il prete avanti
fila di pecore dietro a belare
sindaco in fascia è lo stato

no
non vado
portando in cuore
il campo di croci più straziato



sabato 1 novembre 2025

ponte dei morti

 

questa sera
lungo la passeggiata
alza la voce
il mare
nel vento di burrasca
 
 come di nebbia attraversa la strada
per bussare ai vetri della stanza
 
e navigo fino a notte fonda
tra le pareti al buio
con lo scafo a letto
pilotando tormento
 
poi affondo naufrago
sul cuscino stanco
di remare lenzuola
 
all’alba nella foschia
torno a guardare fuori
e di quell’ombrellone
raccolgo raggi sgranati
contro le siepi
 
un tempo ladro
sfondato il cancello
e sparita la bici
prosegue a far danni
lungo la costa
 
sorrido sull’amaca
unica rimasta
a dondolare
solo un desiderio
bagnato
 
tra poco partiremo tutti
rimesse sbarre
lucchetti e catene
 
ma non ci vogliono andare
affanculo sull’autostrada
pecoroni in fila
però quanti selfie
 
vele di bitume
scafi di latta
e plastica
a parte



all'amica sconosciuta


di novembre
una sera
che t'ho incontrata
mani nude tra le croci
a deporre crisantemi
due lacrime di cera

non avevo più preghiere
solo ricordi
tristezza addosso
ma quello sguardo
il tuo
m'ha fermato preciso
al cancello
dove di ruggine
cigola più il pianto
strozzato dentro

da una grande foto a colori
ultima fila
m'hai sorriso
giovane nel tempo
perduta

lascio qui
di fretta
un saluto
all'amica sconosciuta
tornando ai vivi
che più non sorridono


ali di bruma

  esce stamani dalle pagine del racconto Colò il vecchio spazzino ali di bruma al grigio mantello nei lenti giri di ramazza tra mucchi di ...